Il racconto di Natale 2023: Canto di Natale 3.0

BenvenutƏ a tuttƏ carissimƏ, sono il demone cornuto Mad Dog che vi parla per raccontarvi un altro racconto di Natale. Come ricorderete sono, purtroppo, imprigionato da un anno in una angusta prigione e sono dovuto andare al risparmio quest’anno. Non ci sono molti soldi per questa produzione anche per via dell’inflazione e ho pensato di riciclare il primo racconto che vi ho mai raccontato. Come ho fatto ben dieci anni fa e poi di nuovo tre anni fa massacrerò per la terza volta Canto Di Natale di Dickens. Bando alle ciance quindi ma prima dobbiamo trovare il nostro nuovo protagonista per questo ci spostiamo nella assolata Puglia. E a causa del cambiamento climatico era primavera e non inverno! Ci troviamo in una stanza ricca di cimeli di One Piece, dell’Inter e di manuali di traduzione.

Mik si svegliò all’improvviso aveva sentito uno strano rumore, era certo che qualcuno si era introdotto nel suo letto. Accese la luce impaurito e si ritrovò davanti il faccione di Mad Dog che lo guardava sornione. Una orrenda puzza lo avvolse. Il ragazzo urlò come mai aveva fatto in vita sua.

“Ehi! Non mi lavo solamente da un secolo e otto anni! Non puzzo così tanto!”

“Un diavolo della fossa??” esclamò il ragazzo tremando visibilmente.

“Si, sono io, Mad Dog il diavolo cornuto. Saprai sicuramente chi sono!”

“No, io conosco solo Stolas…”

“Come fai a non conoscermi? Io che ho avuto un cameo in un libro della Acheron Books! Io che posso parlare milioni di lingue, tutte male! Io che ho visto una mezzelfa copulare con un pegaso nero!”

“Perché?”

“Quella mezzelfa aveva seri problemi… e per dirlo io. Ma adesso verrai con me!”

“Cosa ho fatto di male?” esclamò il traduttore ufficiale di Roccia del Drago.

“La colpa è la tua passione per gli stallieri e perché sei tifoso dell’Inter. Ti hanno dannato!”

“Che culo! E non intendo il tuo!” disse Mik che aveva intuito come fosse la mente del demone.

“Caro il mio Mik ora partiamo per quella che all’epoca era, forse, la città più inquinata al mondo… e non sto parlando di Milano!”

Mad Dog presenta Canto di Natale 3.0

Londra, fine dell’Ottocento, la capitale mondiale della fuliggine e del carbone. Siamo in pieno inverno, manca un sol giorno al Natale. In un ufficio arredato con vecchie librerie e mobili in legno scuro, dietro ad una pesante scrivania comprata all’IKEA dell’epoca, c’era Hogwarts Express™ – Edizione del collezionista. Ehm intendevo MikenezerScrooge, dannato copia e incolla! La Scrooge & Marley si occupava di prestiti, traduzioni errate, scommesse in bische clandestine, traduzioni errate e all’occasione truffe finanziarie. Con Marley ormai defunto da sette anni l’unico che guidava la società era Mikenezer. L’anziano uomo, con una folta capigliatura riccia incanutita, con un naso importante stava contando delle monete quando vide che nel suo ufficio era entrata una persona. Riconobbe subito la barba incolta castana, i capelli arruffati, il viso gioviale. Era Tommaso Percivallo, un creatore di giochi di ruolo squattrinato a cui aveva già prestato dei soldi.

“Signor Scrooge, mi serve un’altra sterlina e potrò mandare il mio gioco di ruolo nuovo sui kaiju al miglior editore inglese! Quando diventerò famoso, le ridarò tutto con gli interessi!” disse Tommaso allegro.

Mikenezer guardò ancora questo individuo vide che indossava un vecchio completo marrone rattoppato in più punti che era sporco, in varie parti, con macchie di colori diversi. Colori per miniature probabilmente.

“Niente da fare Signor Percivallo. Ho esaurito la pazienza con lei, mi tengo anche tutti i soldi. Vediamo se i suoi mostri e i suoi rettili la fanno mangiare! Ed ora via dalla mia vista scellerato feniano!”

Dopo che il suo debitore fu così malamente scacciato, Mikenezer chiamò la sua assistente scrivana, addetta ai riassunti e contabile (ma era davvero scarsa nei conti, Scrooge non l’aveva licenziata solo perché la pagava una miseria). La ragazza arrivò velocemente, un po’ intralciata dalle tre paia di vestiti che indossava infatti il suo padrone non voleva usare il riscaldamento per risparmiare. Giusj era una ragazza dalla carnagione pallida, a causa del freddo che faceva nell’ufficio, e dai capelli lunghi castani come il mogano.

“Metti via questi soldi e ricontali prima, due volte, mi raccomando! Che sei andata al Classico e non sai la matematica te! Poi so che domani è Natale. Potrai festeggiare con quello scansafatiche di tuo marito Domenico ma ti detrarrò la vacanza dalla lauta paga mensile!” esclamò soddisfatto Scrooge.

“Graaaazie, signore!” disse la sua segretaria sbattendo i denti per il freddo.

Quindi suonò il campanello della porta e nell’ufficio entrarono due persone, due uomini. Il primo, che disse di chiamarsi Nicola, aveva dei modi molto educati e un tipico accento della Northumbria che è un po’ la Toscana d’Inghilterra. Il secondo, che si chiamava Matteo, aveva un accento più del nord e indossava una sciarpa nera e azzurra. Erano vestiti bene ma non benissimo, entrambi si erano tolti il copricapo. Il primo quindi disse:

“Signore, siamo della famosa fondazione Wellmannered che aiuta i poveri. Visto che domani è Natale le chiediamo una piccola elargizione per sfamare i poveri in questi giorni di festa…”

“Voi volete che faccia beneficenza?!” esclamò stupito e preoccupato Scrooge a cui per poi non venne un infarto.

“Si” disse Matteo “esatto. Noi aiutiamo i poveri in onore della nostra Regina, la somma e saggia Laura dei Draghi!”

“Pezzenti! La nostra giovane Regina non ha portato giovamenti se non nelle sue tasche con le altissime tasse che ha applicato sui ricchi di cui faccio modestamente parte! Se vedessi quella ragazza gli farei vedere come si governa un regno come la nostra gloriosa Inghilterra! La Regina pensa solo ai suoi gatti, io ci farei una bella zuppa con quei gatti! I poveri poi! Se sono poveri è solo colpa loro, non si impegnano abbastanza. Dovrebbero morire tutti così si risolverebbero molti problemi come l’affollamento delle carceri e la sovrappopolazione! E la carenza di stallieri!”
Il viso di Scrooge era diventato paonazzo mentre eseguiva la sua invettiva solo quando ebbe finito si accorse che i due attivisti erano scappati dall’orrore per quello a cui avevano assistito. L’avaro traduttore sperava di potersi rimettere a lavorare ma venne interrotto dall’arrivo impetuoso della sua unica parente ancora viva, la nipote, Tiny che entrò nell’ufficio facendo alcune capriole e ruote. La ragazza, infatti, era una nota atleta e aveva aperto la prima palestra dell’Inghilterra. A cui, purtroppo, non andava ancora nessuno.

“Carissimo Zio, Buon Natale! Per domani sei invitato a casa mia per…”

“Fannullona! Sono tutte sciocchezze! Che hai da festeggiare che sei povera? Hai un lavoro che non ti frutta abbastanza per essere ricca come me. Non verrò mai a trovarti!”

“Zio per me è solo questione di tempo! Prima o poi la mia palestra mi renderà ricca. La mia è una passione che anche se non frutta troppi soldi mi rende felice. Vieni domani, ti prego, è Natale, non ti chiedo nulla, solo che tu possa passare una giornata felice con me ed i miei amici!”

“Non verrò mai, il tempo è denaro e tu me ne hai già fatto sprecare abbastanza. Vattene!” urlò il vecchio.

La giovane dai capelli ricci non si scompose troppo rivolse un nuovo “Buon Natale e Felice Anno Nuovo” allo zio per poi salutare la contabile. Tiny uscì dall’ufficio ed incrociò alla porta un gruppo di cantori natalizi a cui lanciò un’occhiata piena di compassione sapendo che lo zio li avrebbe sgridati e quindi lasciò qualche moneta ai cantanti. I cantori ringraziarono la loro benefattrice e la videro sparire nel vicolo ormai oscuro tra cascate di fiocchi di neve. Si misero a cantare dietro la porta della Scrooge & Marley, intonando la famosa canzone “Silent Night The Mother of Dragon is right”. Passarono pochi secondi e il vecchio avaro spalancò la porta urlando, brandendo un attizzatoio e facendo fuggire i poveri cantori, per poi tornarsene dentro borbottando. Dopo pochi minuti suonò l’ora per andare a casa e staccare dal lavoro. Scrooge non rivolse nemmeno un saluto a Giusj e si incamminò incupito verso casa ripetendo alle volte la parola “sciocchezze”. Non salutò nessuno e appena qualcuno si avvicinava per fargli auguri li scansava e grugniva in malo modo. Quando stava per entrare nella sua vecchia e logora casa, due senzatetto che dormivano a lato della strada, gli chiesero qualcosa in elemosina. L’uomo le osservò malignamente.

“Cosa fate! C’è la peste e il tifo, bisogna tenere la distanza di sicurezza!” disse l’anziano traduttore allontanandosi.

Il vecchio non le degnò più di uno sguardo e le scansò malamente con il suo bastone pensando che doveva avvertire qualcuno per togliere queste derelitte dalla sua soglia. Salì in fretta le scale che conducevano al suo portone e stava per immettere la chiave nella serratura quando il batacchio della porta assunse le fattezze della faccia del suo vecchio e defunto socio di affari, Frank Marley. Sembrava assai sofferente, gli occhiali infranti, gli occhi spiritati più del solito, il naso grosso e grasso, la pelle chiazzata dalla dermatite. Poi tutto sparì e tornò come prima. Scrooge sebbene spaventato entrò con calma in casa, ripose cappello e cappotto sull’attaccapanni per poi dirigersi verso la sua cupa stanza. Mentre mangiava un po’ di brodaglia riscaldata su un piccolo fuocherello non poteva non pensare all’immagine che aveva visto alla porta. Doveva essere per forza un disturbo di stomaco e le arrabbiature di quella giornata. Stava rimuginando su quanto era successo quando sentì dei tonfi provenire dalle scale che portavano alla sua stanza. Tonfi sordi e ritmici. Qualcosa adesso si trovava dietro la porta chiusa saldamente a chiave, ma il mero legno non poteva tener lontano quello che entrò. Uno spettro. Lo spettro di Frank Marley il suo vecchio socio in affari morto proprio quel giorno sette anni prima. Il suo vecchio amico aveva tutto il corpo legato da catene a cui erano affibbiati come lucchetti Transformers, Lego e astronavi di Star Trek.

“Frank… sei proprio tu?”
“Sono lo spirito di Frank Marley lo dubiti per caso?” chiese lo spettro con voce spettrale e anche con spettrale carisma, ma facciamo anche con spettrale spettralità!
“Pensavo fossi un disturbo di stomaco, uno davvero ma davvero brutto, ma tanto brutto.”
Lo spettro urlò di disperazione e scosse le sue catene con violenza tanto da far diventare ritti i capelli di Scrooge.
“Cosa sei venuto a fare qui Frank?” chiese titubante Scrooge.
“Sono qui per avvertirti che farai la mia stessa fine!”
“Scivolare su una lastra di ghiaccio, cadere dalle scale del Palazzo Reale, schiacciare il gattino preferito della nostra Regina, Laura dei Draghi, per poi infine essere goffamente schiacciati dalla stessa carrozza della Regina?”
“No stupido! Intendo diventare uno spettro e vagare per l’eternità dannato sulla terra con la catene che mi sono costruito in vita, e noi non abbiamo la fortuna del Fantasma di Canterville, non possiamo fare scherzi al prossimo!” gemette Marley facendo rabbrividire il suo vecchio socio.
“Perché saresti condannato a questa pena? Eri un bravo uomo d’affari, riuscivi a gabbare chiunque con le tue contrattazioni! E nessuno riusciva a falsificare i conti come facevi te!”
“E’ quest’atteggiamento egoista che mi ha portato alla dannazione eterna! E i conti non li falsificavo, sono andato al Classico pure io come Giusj, non ho mai imparato la matematica! Ma tu Scrooge potrai evitare il mio fato! La tua catena è assai più pesante della mia. Tre spiriti ti visiteranno dalla mezzanotte di questa notte per farti cambiare vita. E’ grazie a me se hai quest’occasione, così forse anch’io potrò riposare in pace se avrò fatto una buona azione… ti saluto Scrooge, e non sai quanto mi manchino la pizza e il tiramisù!”

Lo spettro di Frank Marley scomparve lentamente lasciando nel povero Frankezer Borgonizer ehm… Mikenezer un senso di inquietudine che non aveva mai provato prima in vita sua. Si cambiò velocemente mettendosi il suo vecchio pigiama dell’Inter e la sua vecchia vestaglia dell’Inter e si coricò nel letto a baldacchino. Passarono lente le ore e quando le campane suonarono la mezzanotte una luce accecante invase la stanza e riuscì a penetrare le cortine del letto di Scrooge che si svegliò di soprassalto. Le tende lentamente vennero scostate mentre la luce diminuiva. Davanti a sé, l’avaro, poté vedere una donna, dallo sguardo penetrante, capelli lunghi rossi e un mattarello lucente in mano. Lo spirito aveva un grande pigiama a forma di orsogufo, con cappuccio.
“Viene con me, io sono Queen il Fantasma del Natale Passato, del tuo Natale!” esclamò lo spettro che prese senza tanti complimenti la mano di Scrooge. Un vortice di luce li risucchiò e li portò in un largo locale, una specie di magazzino. Tanto per gradire, lo spettro diede una mattarellata in testa all’avaro. In uno sgabuzzino all’entrata un ragazzo stava finendo di fare dei conti prostrato su di una scrivania che riusciva a stento a contenerlo. All’improvviso un uomo che assomigliava più ad un nano, con una folta barba, piombò nello stanzino urlando “E’ tempo di prepararsi per la festa di Natale. Su su finirai questi conti nei prossimi giorni. Vai a chiudere il locale e prepara la carne, io penso alla birra!”
“Ma quello è il vecchio Zio Nanewing, gli ho fatto da apprendista per qualche anno. Poi gli ho fregato la sua società. Chissà che fine ha fatto!” disse Scrooge sovrappensiero.
Intanto erano arrivate altre persone, tutta la numerosa famiglia di Zio Nanewing, le sue figlie, i suoi figli, sua moglie, tutti e tutte con la barba, oltre a loro erano arrivate anche molti ragazzi e ragazze. Un orchestrina si mise a suonare un motivetto leggero e le danze poterono cominciare. Il vecchio Scrooge notò che la sua versione più giovane non stava ballando ma stava aspettando qualcuno con impazienza. Proprio in quel momento entrò nel locale una ragazza bellissima, leggiadra, divina, insomma era una bellissima ragazza. Questa fantastica creatura indossava un bel vestitino color giallo canarino, colore che sinceramente fa davvero schifo ma come ho scritto prima i gusti son gusti. La ragazza si chiamava Jessica, chiamata da tutti Jess. Ed era la ragazza di Scrooge. E da questo si capisce come questo racconto sia un fantasy, quando mai una bella ragazza come Jessica Nigri si metterebbe con Scrooge? Mai! La cosa che spiccava di più di questa ragazza erano gli occhi. Assolutamente da mangiare, perfetti, verdi come… come… non è che avete presente la bava di un drago verde? Beh il colore era più o meno quello, senza il bianchiccio della saliva acida. Come si illuminarono gli occhi di Scrooge, di tutti e due gli Scrooge, si ingrandirono e strabuzzarono davanti a quelle bellezza. I due giovani incominciarono a ballare e tutti gli occhi si spostarono su di loro, erano davvero un bello spettacolo, sorridenti, felici, gioiosi.
“All’epoca lo festeggiavi il Natale…”
“Spirito ero giovane, sciocco, poi ho capito che il Natale è solo una sciocchezza. Perché dovrei essere felice se non ho un soldo in tasca? Perché dovrei festeggiare se sto male? Perché dovrei sprecare una giornata di lavoro in cui potrei guadagnare tanti soldi? E’ una festa per i fannulloni…”
“Meglio essere poveri e felici, che ricchi e brontoloni come te Scrooge. E’ tempo di andare avanti…”
La scena cambiò improvvisamente, il mondo intorno al vecchio avido e allo spettro si dissolse, cambiò contorni e divenne un viale alberato, ricoperto di foglie marcescenti. Due figure avanzavano nella nebbia, uno era il giovane Scrooge e l’altra era la sua fidanzata Jess. Stavano discutendo animatamente.
“No spirito, ti prego, non farmi vedere questa scena, è troppo doloroso!” gracchiò il vecchio Scrooge.
Lo Spettro del Natale Passato non si scompose più di tanto alla richiesta dell’uomo, per buona norma diede un’altra mattarellata in testa all’avaro traduttore e osservò tristemente quello che era già successo molti anni prima. Jess diede un sonoro schiaffo al suo ormai ex fidanzato e corse via piangendo allontanandosi per sempre da Scrooge.
“Ho scelto l’amore per il denaro al posto del suo amore… l’ho rimpianto per tutta la mia vita. Non l’ho mai ammesso chiaramente, ma rivendendo questa scena ho capito quanto sono stato folle. Spirito ti prego riportami a casa, non voglio più vedere altro!”
“Abbiamo ancora molto altro da vedere per esempio quello che hai fatto alla tua famiglia…”
Lo Spirito del Natale Passato non poté continuare la sua frase perché venne aggredito da Scrooge che spinse il cappuccio del pigiama in basso fino a che il fantasma non venne completamente risucchiato per sparire in lampo di luce accecante. Scrooge si risvegliò illeso nel suo letto come se nulla era successo, sentì chiaramente che c’era qualcuno che mangiava nel suo, a lungo deserto, salone anche perché la porta era socchiusa e si intravedere un filo di luce che penetrava nella sua stanza da letto. Scese piano dal letto e in punta di piedi, cercando di non fare il minimo rumore, si affacciò titubante. Quel che vide lo sconvolse, su un trono di cibarie cotte, quali arancine, cannoli siciliani, cassate, frittura di pesce, calamari fritti, polli, tacchini, oche, maiali, buoi, capre, pecore, insomma tutto quello che si poteva mettere sotto i denti entrando in una drogheria, sopra questo strano trono, era issato un gigantesco uomo, altro circa tre metri, che si sollazzava mangiando parti del suo stesso scranno. L’uomo indossava una vestaglia rossastra bordata di ermellino, due anzi tre maglietta della salute e stava bevendo un caffè, fumando una sigaretta e mandando un audio su Telegram nello stesso momento!
“Mortale fatti avanti, io sono il Fantasma del Natale Passato… no aspetta… sono quello del Natale Che deve ancora venire! No… quello è ‘n’atro… io sono ecco si, ora ricordo, io sono il Fantasma del Natale Presente! Mi chiamo Mokay, dai andiamo che non ho molto tempo, la strada per Palermo sarà già intasata!” disse lo spirito.
Scrooge cercò di scappare, impaurito da questa visione, ma l’essere fu più veloce di lui, lo agguantò con una delle sue mani e lo portò in un altro luogo.
“Dove sono?” chiese il vecchio avaro traduttore.
“Come non riconosci la famiglia della tua impiegata? L’uomo con la faccia da videogiocatore di retrogaming è il marito di Giusj e vedi quanti cabinati di videogame che ha in casa? E’ un vero e proprio appassionato. Peccato che non ci sia ancora l’energia elettrica e non possa usarli! E vedi quanti cani hanno? Davvero troppi per una famiglia così modesta ma Giusj adora i cani. E guarda che belli tutti vestiti da draghetti! Se ci fossero già i social come Instagram sarebbe una influencer ricchissima!”
“Tu Spirito, parli in maniera assai strana…”
“E tu sei un avido ed idiota mortale, ora guarda e ‘sta attento. Questi qui saranno anche poveri, perché te gli dai uno stipendio da fame, ma almeno sanno godere la vita!”
Scrooge distolse l’attenzione dallo spirito e vide che i cani stavano intralciando il marito mentre stava apparecchiando la tavola proprio mentre Giusj e un canetto gigantesco tornarono. Il cuore del vecchio ebbe un sussulto quando vide questo cane che si chiamava Tiny Tim, no non era la nipote di Scrooge, è una omonimia. Il cane, che era un bassotto gigantesco, doveva pesare almeno cinquanta chili e camminava lentamente, strascicando la pancia in maniera evidente. Si sedettero tutti a tavola ed intonarono una breve preghiera, poi Giusj dispose sul tavolo un’oca, non molto grande, cotta a puntino che accompagnata da piselli e cipolle sarebbe stata l’unico piatto di quel pranzo di Natale.
“Non hanno altro da mangiare per il pranzo di Natale?”
“No caro Scroggetto, sai com’è c’è qualcuno che paga i suoi dipendenti una miseria, mica si possono permettere le laute minestrine insipide che ti pappi tu. Non si possono permettere nemmeno un’arancina!” gli rispose sarcasticamente Mokay.
“E dimmi Spirito, è davvero obeso quel cane, cosa gli accadrà nei prossimi anni?”
“Cosa ti aspetti che gli accada zucca pelata? Tutto il vicinato lo rimpinza, Tiny Tim vivrà più di tutti voi! Purtroppo vedo altro, vedo le sedie vuote degli umani di questa famiglia. E la loro morte sarà solo colpa tua! In fondo non sei te quello che ha detto che i poveri dovrebbero morire tutti? Che non si impegnano abbastanza sennò sarebbero ricchi? Anche loro sono poveri, quindi meritano di morire?”
“Io non intendevo…” cercò di dire Scrooge che venne interrotto dalla risata dello spirito.
“Sei uno spasso mortale, ora vediamo come se la passa qualcun altro, tua nipote…”
Il mondo attorno a Scrooge si dissolse, la casa della sua scrivana divenne quella, ben più spaziosa, della nipote. Si trovarono in un salotto dove la nipote e i suoi amici, stavano bevendo un po’ di liquore dopo aver gustato il pranzo di Natale.
“Ve lo giuro” – disse Tiny – “Ha detto proprio che il Natale è una sciocchezza!”
Ci fu una risata generale a cui si unì, volentieri, anche Mokay, dando anche una poderosa spallata al povero Scrooge che ruzzolò sul pavimento del salone.
“Tuo zio è proprio irrecuperabile!” disse una delle ospiti, una donna di origini italiane dall’accento, chiamata Pulicitta, con un tipico vestito vittoriano di color beige.
“Diciamola tutta lo zio di Tiny è un vecchio avido e gretto che non vorrei incontrare per nessuna ragione al mondo! Non capisco perché tenti ancora di invitarlo ogni anno…”
“Pulicitta lo faccio soltanto perché è l’unico parente che mi è rimasto e che mia madre lo amava profondamente.”
“E’ ora di andare, mi rimane poco tempo per farti vedere anche tutto il resto, andiamo!”
Lo Spettro del Natale Presente non aspettò un altro momento e preso Scrooge per un braccio lo trascinò in strada, qui si fermò all’improvviso e cascò bocconi a terra ansimando.
“Credevo di avere più tempo! Stanno uscendo come gli Alien!” urlò Mokay contorcendosi. Tra urli e strepiti dal suo torace uscirono due uomini proprio come facehugger.

“Cosa fa un truffatore siciliano a Pechino? Barancina!” disse il primo.

“Non avete messo le decorazioni? Non avete fatto il presepe? Nemmeno l’Halbrand di Natale?” fu, invece, l’esclamazione del secondo.

“Loro sono i fredduristi di Roccia del Drago, M4ndd0 e FaMinore. Guardati da loro, ma soprattutto dal primo fa delle freddure così brutte che non le facevano nemmeno a La Sai L’ultima?! Ormai lo sento sto scomparendo… dopo di me, verrà il Fantasma del Natale Futuro… cazzi tuoi!”
E queste furono le ultime parole dello spirito che scomparve insieme ai due fredduristi. Scrooge si ritrovò da solo nella strada ammorbata di nebbia, mentre il gelo gli penetrava nelle vecchie ossa. Dalla bruma sbucò una luce come di carboni ardenti che si avvicinava sempre di più. Qualche secondo dopo, davanti all’impaurito avaro, comparve un uomo, con una barba e dei baffi molto curati. Fumava una pipa che aveva prodotto quel bagliore che Scrooge aveva visto poc’anzi. Lo spirito aveva una divisa militare di tutto punto, completa di mostrine e medaglie.
“Tu sei il Fantasma del Natale Futuro?” chiese titubante il vecchio avaro.
Lo Spettro non rispose ma diede solo un accenno con la testa, l’aura che irradiava era metallica, fredda come la Morte, dura. Nella sua mente Scrooge sentì una voce dire: “Sono il Bardo la morte, il distruttore di mondi, il Fantasma del Natale Futuro!”

Il mondo prese a vacillare e a cambiare come ormai Scrooge sapeva bene. Si trovarono in un vecchio bugigattolo pieno di cianfrusaglie, vestiti, mobili vecchi, posate, bottoni e tanti altri oggetti messi alla rinfusa. Un uomo, massiccio e muscoloso, con una presa nella mani in grado di stritolare anche un gigante, si trovava davanti ad una stufa intento a riscaldare le sue dita intirizzite. Dalla porta entrarono due uomini e una donna, portando ognuno un fagotto chi piccolo, chi grande. I tre si guardarono e poi esplosero tutte in una risata collettiva.
“Noto che avete tutte preso qualcosa al vecchio avaro, iniziamo da te, come va il tuo lavoro di becchino?” disse Lord Wolf, il rigattiere.
“Bene, vecchio mio, tanta gente muore per il freddo e poi quando li seppellisco posso sgraffignare qualcosa… ecco cosa ho preso io a quel vecchio rachitico!” esclamò l’uomo vestito completamente di nero con dei capelli ormai grigi aprendo il modesto sacchetto che aveva con portato con sé. L’unica nota di colore nel suo vestito era una spilla rossa, con un teschio.
“Uhm… vediamo… una forchetta, una spilla d’argento di non pregevole fattura… e qualche bottone. Caro Damiano, ti darò esattamente sette scellini, per tutta questa mercanzia, cosa fai accetti?”
“Accetto ovviamente, tra averceli e non averceli sette scellini!” esclamò il becchino che doveva riparare il suo calesse.
“Passiamo a te, cosa mi porta Maurito il cuoco di quel vecchiaccio? Uhm vediamo” – disse il rigattiere aprendo il sacco del cuoco – vecchi lenzuoli, qualche posata d’argento ed una vestaglia dell’Inter. A te darò esattamente un pound, otto scellini e un pence… ora tocca alla cameriera del vecchio. Vediamo un po’ oh! Sublime qui ci sono le tende del suo letto, con ancora attaccati gli anelli e… una canottiera di pregevole fattura, cara Jenny, sarai quella che prendi di più oggi!” disse Lord Wolf con un sorriso sornione.
“Bene, almeno abbiamo guadagnato qualcosa noi dalla sua morte, nessuno è stato accanto a lui nei suoi ultimi momenti. E ben gli sta, era malvagio, gretto e si meritava solo questo dalla vita!” esclamò la cameriera del morto suscitando un’altra risata generale.
“Spirito dimmi ma di stanno parlando? Quella mi sembra la mia cameriera e quella la mia vestaglia…” chiese il povero Scrooge impaurito che stava iniziando a capire a chi si riferissero questo gruppo di donne. La scena cambiò di nuovo, ora si trovavano nella casa di Giusj e del marito sembra abbandonata, i cani avevano fame, tantissima fame.

“Spirito no! Questi cani moriranno di fame!”

Il Fantasma del Natale Futuro fece si con la testa ma scomparve in uno sbuffo di fumo della pipa prima che i cani gli potessero saltare addosso. Per lo stupore di Scrooge un nuovo Fantasma del Natale Futuro apparve accanto a lui. Anche lui aveva la barba lunga e aveva un martello molto grande in mano. Sul martello c’era scritto “banhammer”.

“Sono Cris, la Morte in trasferta Olanda e sono qui per…” ma non riuscì a finire la frase, anche lui scomparve via prima che i cani lo potessero divorare.

Quindi un altro Fantasma del Natale Futuro, un terzo, anzi apparve vicino a Scrooge. Questa volta era davvero alto, capelli lunghi, pizzetto, sguardo da avvocato, denti da cainita. Si chiamava Berus.

“Sono, il Fantasma del Natale Futuro nuovo e a me i cani non faranno nulla!”

Lo Spettro infatti aveva Animalità e poteva influenzare gli animali. La muta di cani quindi scappò dalla casa e andò ad imperversare per Londra. La scena cambiò di nuovo, ora si trovavano un cimitero, invaso dalla bruma con vecchie lapidi vaiolate dai licheni. Il Fantasma del Natale Futuro indicò una lastra tombale che si trovava davanti all’avaro Scrooge che indietreggiò inorridito vedendo che nella lapide c’era scritto il suo nome.
“Quindi è questo il mio destino Spirito… ho capito, Spirito, cambierò! Lo prometto ora portami a casa, ti prego!” squittì Scrooge sempre più impaurito.
La risata del fantasma penetrò nel cervello dell’avaro che si accasciò a terra bocconi, ormai convinto che fosse arrivata la sua fine. Aprì gli occhi, si trovava nel suo letto avvinghiato tra le coperte, fuori era mattina e si sentiva il cinguettio degli uccelli. Scrooge si affacciò alla finestra tutto contento, fuori dalla porta c’erano quei ragazzi, quei cantori che aveva scacciato dal suo studio.
“Ehi voi, dico a voi, si, ditemi che giorno è oggi?”
“E’ il giorno di Natale!” risposero in coro cantando. Allora, pensò Scrooge, gli spiriti mi hanno tenuto impegnato solo una notte, quindi di volata si vestì ed era pronto per uscire. Prima di andare via di casa decise di cambiare il suo testamento e di fare di Giusj la sua unica erede. Davanti alla porta della sua casa trovò ancora i coristi a cui donò cento sterline, poi corse dal pollivendolo per ordinare un tacchino gigante da portare alla famiglia della sua contabile. Infine decise di andare dalla nipote con un bel dolce per cercare di riallacciare i rapporti. Purtroppo non arrivò mai da Tiny, infatti la vita di Mikenezer Scrooge venne stroncata poco dopo quando la carrozza reale, lo investì e lo uccise sul colpo. Il cocchiere, per sicurezza, fece retromarcia con la carrozza e passò di nuovo sulla schiena del vecchio. Non si sa mai!

“Nessuno minaccia i miei gatti e sopravvive!” disse la giovane Regina dei Draghi che indossava un cappotto con delle simil scaglie di drago che avrebbe fatto invidia a quello che indossava Lara Croft in uno dei film con la Jolie!

Con questa immagine brutale finisce questo racconto di Natale. Ora è tempo di far tornare Mik nel suo letto. Non si ricorderà niente ma avrà mal di schiena per tutto il giorno! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

The End

Personaggi ed Interpreti

  • • Mik: Mikenezer Scrooge
  • • Giusj : Giusj Cratchit
  • • Tiny : La nipote di Scrooge
  • • Laura dei Draghi: La Regina
  • • Nicola : Benefattore 1
  • • Matteo : Benefattore 2
  • • Tommaso Percivallo: Debitore di Scrooge
  • • Queen : Fantasma del Natale Passato
  • • Mokay : Fantasma del Natale Presente
  • • Il Bardo : Fantasma del Natale Futuro 1
  • • Cris : Fantasma del Natale Futuro 2
  • • Berus : Fantasma del Natale Futuro 3
  • • Lord Wolf : Il rigattiere
  • • Maurito : Il cuoco
  • • Damiano : Il becchino
  • • Jenny : La cameriera
  • • Pulicitta: L’ospite italiana
  • • M4dd0: Freddurista 1
  • • FaMinore: Freddurista 2
  • • Zio Nano: Zio Nanewing

Scena dopo i titoli di coda

Era la mattina di Natale. Borgo si risvegliò nel suo letto. Per una volta Mad Dog non l’aveva rapito. Non era successo niente di strano durante la notte. Beh, si, una cosa diversa dal solito c’era. Qualcuno gli puntava un trinciapollo alla gola. Quel qualcuno era un elfo blu come i tizi di Avatar e con le orecchie a punta. Era vestito con una tunica viola e cavalcava una tazza del wc che fluttuava in aria.

“Dov’è questo Mad Dog? Ma soprattutto conosci una sarta? Mi serve un nuovo cappello a punta viola!” esclamò l’elfo.
“Cavolo!” fu l’unica cosa che riuscì a dire Borgo prima di far finta di perdere i sensi.

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Il racconto di Natale 2022: La Casa Stregata di Mad Dog

BenvenutƏ a tuttƏ carissimƏ, come ogni anno è tempo per un racconto di Natale ma c’è una differenza rispetto agli anni passati. Il narratore non sarà Mad Dog, con la crisi economica che c’è il suo costo era eccessivo. Non vi preoccupate, ritroverete il demone cornuto durante il racconto, ha un ruolo di primo piano! Ci troviamo nel capoluogo della Lombardia, Milano, l’inverno era veramente arrivato e un vento freddo spirava per la città. E’ il pomeriggio inoltrato di giovedì 22 dicembre, ormai mancano pochissimi giorni alla più grande festa dell’anno, mentre fuori le persone normali andavano a fare gli ultimi regali, una nostra conoscenza sta provando ad uscire dalla sua camicia di forza dell’Inter. Gli inconfondibili occhiali ci fanno riconoscere il mitico Borgo, che ormai è una presenza fissa di questi racconti. Il giovane interista sta provando a saggiare, anche se ristretto dalla camicia di forza, le pareti, imbottite, della sua cella quando davanti a lui comparve, in tutto il suo fulgore, il demone cornuto Mad Dog!

“Borgo, finalmente sono tornato per portarti… Per tuttƏ i demonƏ degli Inferi! Cosa ti è successo?” chiese il diavolo che si era anche rifatto un po’ look per assomigliare al Diavolo della Fossa della quinta versione di Dungeons & Dragons.

“Mad Dog, sei tornato! Pensano che io sia pazzo perché parlo da solo e dico che a Natale, ogni anno, mi rapisci e mi fai cose innominabili! AHAHAHAHAHAHAHAH” lo sguardo di Borgo era quello di una persona completamente folle… più o meno come quelli che fa Nicholas Cage!

“Non saresti stato comunque il protagonista per quest’anno, ho già scelto chi rapire. Visitarti all’inizio del racconto ormai è una prassi. Facciamo che per quest’anno va bene così, ma almeno ti trattano bene?” chiese il demone cornuto.

“Ho cibo e riscaldamenti gratis. Cosa voglio di più dalla vita? AHAHAHAHAHAH” la risata di Borgo era molto più folle di quella del Joker!

“Ah. Ok. All’anno prossimo!” e così detto Mad Dog scomparve in un sbuffo di vapore sulfureo.

“E quest’anno l’ho scampata!” disse Borgo che aveva finto di essere pazzo.

La porta della stanza si aprì, Borgo in realtà si trovava in una escape room difficilissima, e anche se aveva perso, era contento perché aveva evitato di essere rapito da Mad Dog, almeno per un anno!


Ci troviamo in una stanza ordinata piena di librerie, libri e manuali tutti con la loro plastica protettiva e le loro etichette dai colori diversi, gadget, led, dadi, lo stendardo nero e rosso dei Targaryen e tanti ma tanti draghi. In una delle librerie c’è un piccolo albero di Natale con strane palline raffiguranti uova di drago, mimic, testa di orsogufi, beholder, d20 e il medaglione di Pomi D’Ottone e Manici di Scopa. Il conto alla rovescia era finito da poco. La diretta era appena iniziata, stasera per la community di Roccia del Drago era la serata di pittura delle miniature, quando Mad Dog comparve dal nulla nella stanza di Laura meglio nota come la Madre dei Draghi. Il demone cornuto era così alto che doveva chinare un po’ la testa, infatti con le corna toccava il soffitto, si era incastrato tra la scrivania e le librerie, dietro alla giovane streamer che guardava esterrefatta questo essere che le era apparso, nudo, improvvisamente davanti. Laura aveva lunghi e folti capelli corvini e degli espressivi occhi verdi scuro, che ripresi dalla webcam sembravano marroni, e dei tatuaggi che erano così belli da sembrare quasi vivi anche se adesso erano coperti da una felpa grigia di Dragonball. La chat, intanto, era impazzita, i moderatori che cercavano di contattare la Madre e gli utenti che erano usciti fuori di testa, anche se in realtà dalla webcam non si vedeva tutto il demone ma solo una sua zampa e una parte del suo addome. Un commento spiccava tra gli altri, nella chat, c’era solo scritto “Cosa ci fa lì Mad Dog?!”. Chissà chi l’aveva scritto, è un mistero! C’era pure un altro commento con scritto solo “Ho fame”, ma quella era Polliciotta e non era una novità che avesse fame!

“Sono Mad Dog il demone cornuto, forse mi conoscerete perché una volta ho mangiato tutti i personaggi dei libri fantasy italiani e per quella volta che ho zombizzato Babbo Natale! Madre dei Draghi sono qui per portarti ad avventura che non potrai mai dimen…” il diavolo non riuscì a finire la frase che Laura era passata all’azione. Non temeva solo per la sua incolumità ma aveva anche paura che il suo canale di Twitch venisse bannato a vita, dato che era apparso un demone nudo con varie appendici ben visibili. La content creator allora aveva preso Sweggon, il suo uovo di drago, e l’aveva lanciato verso le parti basse del diavolo. Quel che successe dopo fu drammatico. Mad Dog preso di sorpresa, colpito nel suo punto più vulnerabile cascò sulla scrivania di Laura distruggendo tutto quello che incontrava, webcam, pc, libri, Sweggon e con la coda tranciò anche lo stendardo dei Targaryen e della casata degli Slytherin… Questo era troppo per la Madre dei Draghi che svenne.


Laura si risvegliò in un posto che non conosceva, era notte e si trovava su di una collina circondata da un fitto e oscuro bosco. Davanti a lei c’era quella che sembrava essere una vera e proprio casa stregata con finestre sinistre, doccioni inquietanti e una torretta malandata. Assomigliava un po’ alla casa della Famiglia Addams. I colori predominanti della facciata erano grigio e un verde smorto. Intorno all’edificio c’erano delle lapidi storte e sporche, a causa delle intemperie non si leggevano più i nomi dei defunti. Faceva molto freddo e Laura, oltre ai suoi vestiti, aveva solo la sciarpa che portava al collo quando era arrivato quel mostro a rapirla. Non sapendo cosa fare si avvicinò al portone della casa che si aprì da solo scricchiolando. Dietro alla porta c’era Mad Dog si era vestito da perfetto maggiordomo, anche se il vestito gli andava un po’ stretto.

“Madre dei Draghi, benvenuta in questa casa stregata! Entra pure, non rimanere al freddo che ti becchi un raffreddore mortale! Ti spiego le regole per sopravvivere all’esperienza di questa notte. Dentro questa casa stregata troverai molti amici e molte amiche di quello che si crede il mio creatore, Francesco Roghi. E anche alcuni e alcune dei tuoi draghetti e draghette. Ci sono anche persone che il mio… creatore non conosce ma che sono tuoi amici! Allo scoccare delle sei del mattino se non avrai indovinato chi mi ha aiutato a rapire te e tutte le altre persone qui presenti e dove ci troviamo veramente… rimarrete per sempre qui! Se non accetti di partecipare sarà lo stesso! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!

La ragazza entrò nella casa e lanciò uno sguardo di ghiaccio verso il demone cornuto. Se gli occhi di Laura avessero potuto lanciare l’incantesimo fulmine, direttamente da D&D, Mad Dog sarebbe stato incenerito all’instante. L’atrio della casa era spazioso anche se oscuro, c’erano delle lampade a gas ma la loro luce non era così forte e delle strane ombre si allungavano sulle pareti tappezzate con motivi che sembrano usciti dall’hotel di Shining. La polvere regnava sovrana su tutti i moltissimi mobili, quadri, ninnoli che occupavano questo spazio. Laura si mise una mascherina, non si sa mai, con tutta quella polvere le poteva venire una irritazione alla gola. Vicino a delle scale a chiocciola che conducevano al piano di sopra c’era anche una pendola sinistra, con il vetro spaccato, che produceva un gong molto tenebroso. Varie stanze diverse, buie, davano su questo atrio, il demone cornuto prese per un braccio la streamer e la portò verso la prima stanza.

“Un piccolo avviso ai lettori, anche se probabilmente nessuno leggerà mai questo pessimo racconto, ci sarà qualche differenza rispetto all’anteprima che forse avete già letto. Questa casa cambia con il tempo e non è detto che ciò che è stato scritto in quel racconto… sia vero per questo!”

“Francesco ha fatto un errore di continuity vero?” chiese Laura che ormai stava capendo un po’ tutta la situazione. Si ricordava di aver letto qualche settimana prima un racconto molto strampalato del suo draghetto.

“Ehm si ma lasciamo che siano i lettori a trovarlo! Dato che probabilmente chi leggerà questo racconto… rimarrà chiuso qui per sempre, nessuno lo troverà! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH! Poi è noto che nessuno legge veramente questi deliri! Ma guarda dove ti ho portato… la sala dei giochi!”

Laura e Mad Dog infatti si trovavano in una sala con tavoli da biliardo, da poker, roulette e librerie piene di manuali di giochi di ruolo e di set di dadi. Qui c’erano varie persone che la Madre dei Draghi riconobbe perfettamente, alcuni suoi amici e amiche dungeon master. Nella stanza era palpabile la disperazione. Il primo che andò da Laura era il suo caro amico Andrea Master of Masters.

“Laura è terribile! Ci siamo scordati tutti scordati tutte le regole di tutti i gdr a cui abbiamo giocato!”

“E i manuali che si trovano qui sono tutti scritti in una lingua incomprensibile!” esclamò sconsolata Laura del Salotto di Giano accorrendo pure lei.

“Non è solo quello” disse Humberdale dei D20 Nation “quando tiriamo i dadi facciamo sempre e solo 1! Dovrò cambiare il nostro nome di D1 Nation! Ma poi perché ci sono solo io qui dei D20 Nation?”

“Ho saputo che ti piace molto il Natale. Quale cosa migliore che essere rapito da un demone cornuto e diventare uno dei personaggi in uno strampalato racconto ambientato a Natale?” rispose sarcastico il demone cornuto.

“Che culo!” rispose sconsolato Humberdale.Un uomo accorse veloce da una delle altre stanze, aveva capelli corti, una barba mediamente lunga, degli occhiali e un aspetto tipicamente genovese.

“Non lo conosci Laura, ma questo è Luca Volpino un amico di Francesco, lui è un vero volpone! MUAHAHAHAHAHAHAAHAHAH che bella battuta! Anche lui è un giocatore di ruolo da moltissimi anni e pure forse qualcosa in più. Ma i dettagli delle vite dei mortali mi sfuggono spesso. L’importante è che sia rinchiuso qui senza possibilità di uscire!” esclamò il demone che sembrava godere veramente dalla disperazione che aleggiava nella stanza.

“Mad Dog sei un bastardo! Non solo non riesco più a giocare di ruolo ma quando ho provato a fare la pasta con il pesto in cucina, per uno spuntino di mezzanotte, è venuta con la panna e con pezzi di ananas!” detto questo Luca si accasciò mortificato su uno dei divani.

Laura vide altri suoi amici cioè Zoltar e Stef Kiryan, erano seduti attorno ad un piccolo tavolino. Avevano provato a giocare almeno a poker ma tutte le carte nei mazzi erano due di picche. I tavoli da biliardo non avevano le stecche mentre le roulette giravano a vuoto, all’infinito.

“Laura non ci sto capendo niente, dovevamo fare la live insieme e poi mi sono ritrovato qui e ho questa parola in mente, Ravenloft, però non ricordo cosa significhi!” disse Stef Kiryan.

Zoltar guardò Laura con affetto e disse soltanto sorridendo:

“Questo posto è davvero orrendo, la casa nella casa era più accogliente, meglio i non morti e bambini fantasma di questo demone. Però Laura sono sicuro che ci salverai tutti!”

“Andiamo alla libreria, ti piacerà!” esclamò Mad Dog e prese Laura per un braccio senza possibilità di rivolgere una parola ai suoi amici. Al demone non erano piaciute quelle parole del famoso Zoltar, non voleva che la Madre dei Draghi vincesse, infatti stava iniziando a piacergli il sapore della disperazione, lo stava facendo diventare molto più forte.

La stanza in cui erano rapidamente arrivati piaceva veramente alla ragazza, era piena di librerie che arrivavano fino al soffitto zeppe di libri e c’erano pure quelle scale che si ancorano alle librerie, un po’ come quelle dei cimiteri.

“Questa stanza è bellissima!” disse Laura che però non aveva dimenticato quello che aveva visto e sentito nella sala dei giochi.

Al centro della stanza c’era un grande tavolo di legno scuro, ricoperto di fogli di carta, taccuini, libri, appunti, computer portatili aperti, tablet. E intorno al tavolo c’erano varie persone.

“Ecco quel ragazzo che vedi è Masa della Acheron Books. Lui e quelli e quelle della Acheron e le tre ragazze della Gainsworth stanno lavorando a revisionare il racconto. Questa è la loro maledizione! MUAHAHAHAHAHAHAH!”

“E’ davvero terribile! Stiamo correggendo da ore e troviamo sempre refusi ed errori!” disse Masa quasi piangendo.

“Comunque Masa il tuo libro, I Trionfi del Vuoto – La Nuova Alba era davvero buono!”

Gli occhi Mad Dog luccicarono in maniera sinistra quando disse questa frase.

“Buono? Non avrai… un autore sa riconoscere certe cose! Hai mangiato i Trionfi del Vuoto!” esclamò Masa inorridito puntando un dito accusatore contro il demone cornuto.

“Si! Ho mangiato anche tutti i tuoi personaggi, come pensi che possa essere diventato così potente? Era l’unico modo per riuscire… ma sto parlando troppo. Sappi che sono sicuro di essere più forte di Drago Nero o di Lot Destr adesso!” disse tronfio il demone cornuto.

“Drago Nero e Lot Destr chi sono?” chiese invece Laura che stava cercando di raccapezzarsi qualcosa in tutta questa intricata vicenda.

“Drago Nero e Lot Destr noto anche come l’Imperatore Nero sono due dei cattivi dei gdr e dei racconti di Francesco. Tizi molto più malvagi di me, te l’assicuro. Drago Nero soprattutto, è il tipico cattivo che è cattivo perché è cattivo, però in questo periodo l’ho rivalutato, non è stato così malvagio con me. Anche l’altro è sempre meglio non incontrarlo. Loro due non ti aiuterebbero affatto. Potresti provare ad evocare Anubis, lui è uno dei buoni ma prima che riesca a trovare dove siamo, saranno le sei di mattina. Nemmeno la mente di Francesco è intrica come questo posto! MUAHAHAHAHAHAHAHAH! Comunque torniamo a noi!”

“Basta! Io me ne vado! Tutti questi comunque, esclamò e questi punti esclamativi mi stanno facendo impazzire!” disse con il suo accento altolocato Chiara Strazzulla della Gainsworth alzandosi dal tavolo e andando via.

“Questa è una punizione che già ci hai dato Mad Dog nel racconto parodia dell’Inferno di Dante!” esclamò Julia Sienna della Gainsworth che indossava un cosplay di Ash da Evil Dead.

“Ero io il protagonista quella volta! Bel il ringraziamento per averti fatto fare un cameo nell’ultimo libro di Eternal War!” disse il povero Livio Gambarini tremante, seduto su di una sedia, che ricordava bene come era finito quel racconto.

Laura stava riflettendo sulle stranezze, tantissime, di questo posto e la sua mente analitica e logica era arrivata ad una conclusione.

“Questa non è una casa stregata ma più una sorta di Inferno…” disse la famosa content creator.

“Ok! Si, hai ragione! Sono un demone cornuto cosa avrei mai potuto escogitare? Chi è in questa casa deve subire punizione che ho scelto personalmente. Grazie ai miei nuovi poteri ho creato questa dimensione tasca in un altro posto e nessuno potrà trovare dove siamo veramente nascosti! Avresti qualche possibilità in più ma dato non ti piacciono Star Trek e il Doctor Who…. Sei spacciata! MUAHAHAHAHAHAHAHAH! Qui comunque ci sono altre persone conosciamole!”

Al tavolo si trovava una ragazza bionda molto alta, la scrittrice Titania, aveva aperto una bottiglia di cannonu ma sputò quanto aveva bevuto.

“Che schifo! Sa di acqua sporca di detersivo mista a zolfo! Che ho fatto di male per essere qui?”

“A Francesco è piaciuto il tuo primo libro su Fiammetta. E sappi che tutti i liquori qui hanno quel sapore e aspetta di assaggiare il caffè!” esclamò Mad Dog sorridendo sinistramente.

Vicino a loro c’era anche Sonia della Gainsworth che prese la bottiglia di cannonu e bevve un lungo sorso dicendo soltanto:

“Sei uno stronzo Mad Dog!”

“E’ questo e molto di più. Mad Dog una volta eri un trickster ma adesso sei cambiato…”

Chi aveva parlato era un uomo vestito da fauno, barba e capelli lunghi striati di grigio, corna, zampe da caprone e a torso nudo. Assomigliava un po’ a Radagast e insieme a lui c’erano altri scrittori e scrittrici che si trovavano in fondo all’immensa biblioteca quando Laura e Mad Dog erano arrivati nella stanza.

“Laura ti presento Luca Tarenzi, non è un fauno, è solo un cosplay. La sua ultima fatica, la trilogia dal titolo l’Ora dei Dannati l’ho trovata molto succulenta! Ed era pure ambientata in parte a casa mia, negli Inferi! Ho mangiato anche i suoi di personaggi anzi vi rivelo che ho mangiato tutti i personaggi di qualunque libro fantasy o di fantascienza o fantastico italiano prima di rapire la Madre dei Draghi! Mi sono cibato di tutta l’immaginazione degli scrittori e delle scrittrici italiane, ormai non sono più un normale demone cornuto sono molto di più! MUAHAHAHAHAHAHAH!”

“Un tempo ti ho definito una eggregora, adesso sei qualcosa di diverso…” disse Francesco Dimitri, un altro scrittore i cui occhi di solito sprizzavano simpatia ma che adesso erano solamente preoccupati.

“Qualcosa ti ha cambiato Mad Dog, lo vediamo. Perché sei così?”

Ora aveva parlato Aislinn, dai lunghissimi capelli ramati. Il suo sorriso era spesso contagioso ma adesso era serissima.

“Questo dovreste chiederlo a Francesco. E’ tutta colpa sua…” disse il demone cornuto con vero e proprio astio.

“Guarda Madre dei Draghi, c’è una persona che conosci, Licia Troisi! Sai cosa ho progettato per loro e per gli altri scrittori e scrittrice qui presenti che non hanno come punizione di editare questo racconto? Qualcosa di più brutto! Non hanno il blocco della scrittore no… hanno solo idee bellissime e tutte con me come protagonista! Non è stupendo?”

“No, Mad Dog, non è bellissimo! Mi stai facendo immaginare tutti i miei libri con te come protagonista! Non avrei mai voluto vederti con il costume di Nihal, sappilo!” disse Licia che stava schiacciando forsennatamente i tasti di un laptop per scrivere queste terribili idee inculcate da Mad Dog.

Poco più c’era Francesco Falconi prolifico autore di alcuni dei libri più buoni e variegati che il demone cornuto avesse mai mangiato. Si teneva la testa con le mani, stravaccato su di una poltrona.

“Mad Dog sei proprio demone malvagio!” esclamò soltanto lo scrittore con il suo tipico accento toscano.

“Lo so!” rispose il maggiordomo demoniaco sogghignando rapace.

Laura e Mad Dog arrivarono quindi da due ragazze, una era rannicchiata in posizione fetale, l’altra invece non sembrava tanto preoccupata per la situazione e stava disegnando su di un taccuino.

“Ti presento Linda e Daniela. Linda non è una scrittrice ma non sapevo dove metterla. Daniela è una scrittrice, una disegnatrice e scrive e disegna cose zozze. MUAHAHAHAHAHAH!”

“Mad Dog non mi sta facendo immaginare niente di diverso da quello che immagino normalmente…” disse Daniela sorridendo.

“In effetti forse ho sbagliato punizione…”

“A me invece sta facendo immaginare il Doctor Who di Chibnall ma con lui come protagonista. E’ terribile ma non perché il protagonista è Mad Dog ma perché riesco a pensare solo al Doctor Who di Chibnall! Non riesco a togliermelo dal cervello! Ti odio Mad Dog!” esclamò la povera Linda che continuava a rimanere nella stessa posizione.

Un uomo, dai capelli corti e con gli occhiali, si scontrò quindi con il demone cornuto e per poco non cadde per terra ma venne sorretto da Mad Dog che gli diede pure una spolverata per rassettarlo.

“Grazie Mad Dog! Mi hai fatto venire una idea fantastica per un crossover! Don Matteo e Godzilla contro Mad Dog. Sarà un fumetto fantastico, diventerò ricco!” e l’uomo riprese la sua corsa, per prendere carta e penna e scrivere questa idea.

“Chi era quello?” chiese la Madre dei Draghi.

Adriano Barone, scrittore di libri e fumetti. E’ un tipo strano anche per i miei di standard…”

“E’ ora che andiamo in cucina dai tuoi cari draghetti e draghette! Vedrai cosa gli ho riservato!”

“Sei hai fatto del male alla mia guardia reale e ai miei draghetti io…” la voce della Madre dei Draghi, in questo momento, avrebbe anche fatto ghiacciare le fiamme eterne dell’Inferno.

“Tu cosa? Sono un demone immortale e mi sto trasformando in qualcosa più potente, tu e tutti gli altri e le altre qui siete solo miseri e patetici mortali. Non potreste mai fermarmi, neanche volendo!”

Il demone cornuto quindi trascinò via malamente Laura per portarla nella vicina sala da pranzo. Qui si trovavano infatti alcune persone che conosceva molto bene, riuniti ad un grande tavolo c’erano tutti i suoi draghetti e tutte le sue draghette del suo gruppo Telegram, suo “fratello” Giuseppe e anche un ragazzo che non conosceva che sembrava avere più o meno la sua età. Questa persona era poco più alta di lei, aveva occhi azzurri ghiaccio, fronte alta e spaziosa, labbra sottili, un sorriso perfetto ma triste e una corporatura e un fisico da vero guerriero. Indossava una divisa militare bianca, sulle mostrine c’era uno strano simbolo, un triangolo viola aperto, in mano stringeva una daga. Quando la Madre dei Draghi entrò nella stanza venne, letteralmente, assaltata dalla sua community che nella confusione riuscì a staccarla dal demone cornuto e a porsi tra lei e Mad Dog. Inoltre tutti e tutte si erano armati con armi improvvisate, chi un mattarello, chi una padella, e così via.

“Coraggiosi…” fu l’unico commento del maggiordomo demoniaco che stava facendo una pausa snack mangiando un maiale intero ricoperto di salsa all’ananas che aveva trovato in uno dei tavoli della cucina.

“Piacere di conoscerti, ragazza, mi chiamo Atil, ero uno dei protettori della Terra. Parlando con la tua guardia reale ho capito che conoscete Francesco. Io sono il primo protagonista delle storie di Francesco. Non mi ha creato lui, non ha creato nessuno di noi, ha raccontato le nostre storie. Ci sono infinite realtà nell’Omniverso e… Mad Dog ha quasi finito di mangiare. Ci dobbiamo sbrigare. Quando ti do il segnale, scappa, ci pensiamo noi a fermare il demone. Alcune delle porte di questo posto portano in altri luoghi, potresti trovare aiuto. Questa casa non è quel che sembra…” le disse l’uomo parlando sottovoce.

“Atil cosa ci fai qui?” chiese il demone cornuto, appena finito di mangiare, era stupito della presenza del guerriero, lui non l’aveva messo nella casa stregata.

“Non lo so. L’ultima cosa che ricordo è che sono stato ucciso da Drago Nero poi mi sono risvegliato qui. Sentivo che c’era bisogno di me. E tu Mad cosa stai facendo? Mi sto pentendo di averti salvato molti secoli fa…”

“Si. Chissene frega. Madre dei miei stivali! La punizione che ho dato ai tuoi draghetti e alle tue draghette è la seguente! In questo posto il cibo, le bevande, il caffè fanno sempre schifo! Non c’è connessione, i set di dadi sono sbilanciati, mancano pezzi a tutte le Lego, ogni strumento musicale suona male e ogni libro è pieno di errori di traduzione! MUAHAHAHAHAHAHAHAH!”

“Come stai Laura? Ti ha fatto del male?” chiese Queen che stringeva in mano il suo fido mattarello che avrebbe voluto spiaccicare in faccia al demone cornuto.

“No, più o meno, voi?”

“Nemmeno noi, a parte qualche disagio e l’essere stati rapiti. Io ho trovato questa in compenso!” disse Giuseppe sfoggiando una katana, senza filo, che sembrava avere avuto tempi migliori.

“Non c’è niente di buono da bere o da mangiare. Ed io ho fame! Maurito sta cercando di cucinare qualcosa in cucina ma finora…” Polliciotta non finì la sua frase che si senti una chiara esplosione provenire dalle vicine cucine. Maurito arrivò trafelato, vivo anche se completamente annerito dall’esplosione e con i capelli dritti e bruciacchiati.

“Ehm. Penso di aver appena inventato il tacchino esplosivo…” rispose Maurito alla domanda inespressa di tutti i presenti.

“L’unica cosa decente è la birra del barilotto del nano Rugni che abbiamo trovato qui in cucina…” disse Bardonatale tracannando un po’ della rinomata birra nanica e passando poi il barile Berus, un altro dei mod.

“Demone è per colpa tua che adesso mi piacciano i Ventrue?” chiese il moderatore dopo aver bevuto anche lui un po’ della birra di Rugni.

“Certo. Ho distribuito qualche maledizione in più, giusto perché mi piaceva! Come è colpa mia se a Mokay adesso piacciano le battute di Policiotta ma adesso Policiotta non riesce a fare più battute! MUAHAHAHAHAHAHAH!”

“Me la pagherai Mad Dog!” esclamò il mod siciliano per poi scoppiare a ridere ricordando una vecchia battuta di Giusy.

“Non ti verrà risparmiato il banhammer, demone!” disse risoluto Cris.

Dato che il demone cornuto era distratto, essendosi messo a mangiare un altro maiale, Atil scelse quel momento per incitare Laura a scappare e disse:

Zionano attacca ora!” disse il valente guerriero lanciandosi contro Mad Dog. Mentre succedeva tutto questo si iniziò a sentire una canzone da combattimento come in una partita da D&D.

Nello stesso momento Zionano, che aveva preso la botticella del nano Rugni, la lanciò in faccia al demone cornuto. Il barilotto andò in frantumi e il demone si trovò inondato di birra. Nello stesso momento Giuseppe diede un colpo di piatto con la katana al sedere di Mad Dog che veniva attaccato da tutti i draghetti e da tutte le draghette. Queen gli diede un colpo allo stinco con il suo fido mattarello, mentre Cris e Berus armati con dei martelli trovati in cucina colpirono l’altro stinco. Comparve anche un Mik selvatico che lanciò un Rocci vocabolario di italiano-greco trovato in giro in testa al demone, mentre Mokay e Bardonatale ruppero, il primo una sedia, il secondo una chitarra sulla schiena del demone.

“L’ho sempre voluto fare!” disse il bardo euforico.

Polliciotta e Mauro si erano armati di padelle e le usavano senza lesinare colpi. Nella mischia si potevano vedere anche Tiny Seeds, Lord Wolf, Damiano, Jenny, Roby, Lord Drago, Matteo, Marie Roger, Adreamery, Zanfib, Marco che da poco non era più un piccolo angelo e tutte le altre persone che facevano parte di Roccia del Drago. Per ultimo arrivò Sasone Potterone che lanciò due caffettiere giganti sul demone cornuto. Infine Atil cercò di colpire al ventre il demone cornuto con la sua daga ma il suo attacco fallì perché Mad Dog, stufo di quanto stava avvenendo, si liberò facilmente di tutti i suoi aggressori, parò il colpo con un avambraccio e prese la gola l’atlantideo. Il malvagio maggiordomo sollevò da terra il guerriero che scalciava e senza tanto sforzo gli ruppe il collo, poi buttò il corpo sopra il tavolo.

“Vediamo se torni in vita questa volta…”

In tutto questo trambusto però Laura era scomparsa, il demone cornuto non si curò minimamente dei draghetti e delle draghette e andò a cercare la sua preda. Mad Dog riuscì a ritrovare la Madre dei Draghi, come dovreste sapere se avete letto l’anteprima del racconto di Natale di qualche tempo fa. Il demone cornuto stava portando la ragazza in un’altra stanza quando vennero fermati da alcune persone che stavano pulendo il corridoio dove si trovavano.

“Mi ero dimenticato! Non sapevo più cosa inventarmi e quindi ad alcuni amici e ad alcune amiche di Francesco ho dato come maledizione… quella di pulire tutta questa casa stregata! Solo che appena finiscono di pulire, lo sporco ritorno! E’ geniale! Quella che sta pulendo tutto in maniera maniacale, in stile serial killer, usando prodotti brandizzati Esselunga, è Ciane Nemo.”

“Questa macchia è ostinata come il mio ghoul!” disse la ragazza che ostinatamente continuava a strofinare il parquet.

“Ha dato poco iniziato a giocare a Vampire, non farci caso. Ah ecco le migliori! Odry e Pamela due delle più care amiche di Francesco e per questo gli riservo sempre dei ruoli importanti… la servitù! E’ una gag ricorrente, fa schiattare dalle risate! Quando mi ricordo di dare loro un ruolo! Sono in pratica sorelle anche se non di sangue. Non so se capisci la loro lingua, vengono da un posto lontano per te… Roma! MUAHAHAHAHAHAH!”

“Sei proprio uno stronzo Mad Dog!” dissero all’unisono le due ragazze che stavano spolverando dei quadri orrendi con degli spolverini.

“Ti piace proprio sentire la tua voce demone…” fu il commento laconico di Laura

“A Mad Dog piace moltissimo la sua voce. E’ la persona più egocentrica dell’universo, lo conosco bene! Mi ha rapito varie volte in questi anni…”

Quello che aveva parlato era Borgo che evidentemente non si era, in realtà, salvato dal far parte del racconto di Natale di quest’anno. Il ragazzo stava pulendo dell’argenteria piena di ragnatele ma le ragnatele tornavano sempre.

“Alla fine non eri pazzo allora, come Francesco, anche tu mi hai abbandonato…” il demone cornuto sembrava veramente triste.

“Mad Dog anche se a volte sei uno stronzo e mi rapisci, sono sempre tuo amico…” esclamò Borgo.

Laura però era rimasta indietro, interessata di più ad un quadro che rappresentava il Golden Gate crollato sul Caffè delle Mura a Lucca. La firma del pittore, soprattutto, attirò la sua attenzione. Il demone prese di nuovo il braccio la ragazza e riprese a camminare.

“Passiamo avanti che ho visto qualcuno di molto più importante di Borgo! Liz, la prima protagonista di uno dei miei racconti, la prima versione di Alice! Sei bellissima anche da cameriera, cara!”

“Sei pessimo Mad Dog!” esclamò la ragazza senza alzare gli occhi dal punto che stava pulendo.

Finalmente Laura e il demone cornuto si ritrovarono in un altro posto, era una grandissima stanza, da una parte c’era un bancone di un bar con un barista e alcuni avventori mentre tutte le pareti erano piene di gadget, action figure, statue, fumetti, libri e cose da nerd di Sailor Moon, Marvel, Lego, Robottoni, dinosauri e anche console per videogiochi. Appena la Madre dei Draghi entrò in questo locale, venne raggiunta da Lilletta, che abbracciò subito l’amica, e da Kanon.

“La punizione per queste persone è che se si avvicinano alle loro collezioni… verranno distrutte! Inoltre il caffè del bar fa schifo così come i liquori!”

“C’è tutta la mia collezione di cimeli di Sailor Moon!” esclamò Lilletta sconsolata.

“E la mia di Robottoni!” disse Kanon.

Al bancone intanto il disegnatore siciliano Zerov si disperava per questa terribile maledizione e perché, come stava dicendo di continuo:

“Mad Dog io l’ho disegnato varie volte! E questo è il suo ringraziamento?”

“Pensa che a me fa sempre fare una fine bruttissima. Almeno questa volta sono viva… anche se questo vino sa di sturalavandini!” esclamò Simona bevendo direttamente dalla bottiglia.

“Io cosa dovrei dire che vengo sempre rappresentato come un ubriacone? Non è assolutamente vero! Passami un po’ quella grappa che sta vicino a te Simona, proviamola!” Prima di berla però Valberici guardò l’etichetta, c’era scritto “Miracolosa Grappa dell’Ultravita” e un’idea malsana gli venne in mente.

“Sei un pisano Mad Dog! Mi stai facendo servire caffè scadente! Non ti perdonerò mai! Poi se solite battute a Fabrizio, non sono più carine!” urlò il barista, Tanabrus famoso per avere il miglior caffè di tutta Lucca.

Fab quindi si avvicinò al demone e gli puntò il dito indice contro:

“Mad Dog celtico senza glutei non fa più ridere nessuno! Lo trovi solo te divertente! E non c’è niente senza glutine in questo posto!”

“Io lo trovo molto divertente! MUAHAHAHAHAHAHAH!”

“Solo tu trovi divertenti questa bruttissime battute! Quest’anno per fortuna non mi fai mangiare da dei dinosauri. Almeno qualche novità. Sappi che non parlerò mai di te nei podcast!” esclamò Sergio, che si trovava anche lui al bancone del bar a guardare malinconico la sua collezione di dinosauri, irraggiungibile.

“Le mie battute sono sempre bellissime! Ma il tempo è ormai finito, Laura non sei riuscita a…” Mad Dog non finì la sua frase che venne interrotto da Valberici.

“Secondo me, Mad Dog, nemmeno te riesci a bere questa grappa! Fa troppo schifo!”

Il demone punto nell’orgoglio, senza nemmeno rispondere, prese la bottiglia di grappa dalla mano di Valberici, la scolò in un sol sorso e cascò a terra svenuto, di sasso. Il demoniaco maggiordomo si risvegliò un po’ di tempo dopo ed era circondato da tutte le persone che aveva rapito. Intorno al demone cornuto era stato sparso del sale ed erano state dipinte delle linee e dei simboli con il gesso. Laura avanzò risoluta in mezzo alla folla per mettersi davanti al demone cornuto, scortata dalla sua guardia reale e da Atil che era tornato, nuovamente, in vita.

“Nessuno ti ha aiutato, hai fatto tutto da solo. Ti sei sentito abbandonato da Francesco e questa è la tua vendetta. E per dove siamo, siamo nella mente di Francesco. C’erano dei chiari indizi…” disse la Madre dei Draghi risoluta.

“Non so come tu abbia fatto ma ci hai preso alla perfezione! Sono l’unico che può farvi scappare di qui ma vi terrò in questo posto per sempre, non penserete veramente che un po’ di sale e dei simboli disegnati con il gesso mi possano fermare! Sono un demone immortale cosa potete fare per sconfiggermi, annoiarmi a morte? E’ tempo di finirla!” urlò Mad Dog tentando di avventarsi su Laura per colpirla con i suoi artigli affilati. Il demone però non riuscì nemmeno a toccarla che un corvo fatto di inchiostro si originò dalla ragazza e lo ferì al volto, per poi volare di nuovo dalla sua proprietaria.

“Figata!” esclamò la Madre dei Draghi che non sapeva di avere questa abilità.

“Com’è possibile che tu abbia dei poteri qui? Io sono l’unico che ha certe abilità qui e ve lo dimostrerò! Posso lanciare una palla di fuoco e sopravvivere ma voi no! MUAHAHAHAHAHAHAHAH!”

Il demone cornuto però non poté compiere la sua azione che venne fermato da un vortice di sabbia rossa che lo avvolse e lo fece sbattere e bloccare contro uno dei muri della stanza. Il vortice quindi divenne una persona, Anubis, la cui testa di sciacallo faceva impressione a tutti e a tutte. La divinità, dal fisico scolpito, era nuda, a parte un gonnellino azzurro.

“Mad Dog, finiscila.” disse solamente il dio egizio, con la sua voce fredda.

“Per quanto tu sia solo un ricordo dell’Atil che conoscevo, è bello rivederti, amico mio.” continuò Anubis rivolto all’atlantideo.

“Come è possibile che dei miseri e patetici mortali siano riusciti ad evocare una divinità!?”

“Hai riunito qui scrittori, scrittrici, esperti ed esperte di occulto, dungeon masters, giocatori e giocatrici, un atlantideo e pensavi che non trovassimo un modo per fermarti?” esclamò Luca Tarenzi.

“Per essere un diavolo della fossa non sei così intelligente…” disse Humberdale.

“Non posso essere stato battuto da dei miseri e patetici mortali!”

“Mai sottovalutare il potere dello spirito umano Mad Dog. C’è dell’oscurità in te, molta più del normale, devo capire cosa sia ed è tempo che tutto questo finisca.” il dio schioccò le dita e davanti a tutti e tutte loro comparve Francesco, che era molto imbarazzato di essere al centro dell’attenzione.

“Ah eccolo! Il traditore! Vuoi sapere perché ho fatto tutto questo? Perché ho rapito tutte queste persone? Ero importante un tempo, facevo interviste, ero al centro delle giocate di Vampire, di D&D e dei tuoi racconti, le mie fattezze venivano disegnate di continuo e poi è tutto finito! Giusto qualche comparsata ogni tanto! E dopo hai scoperto anche Roccia del Drago! Sono stato dimenticato del tutto! Ho voluto rapire la Madre dei Draghi e tutta la sua community così potevo avere la mia vendetta! Ragazza ti sbagliavi quando hai detto che ho fatto tutto da solo, l’unico che mi è stato a sentire è stato Drago Nero! Mi ha ceduto parte dei suoi poteri, ho solo dovuto mangiare qualche sua scaglia ed ora quando mangio qualcuno che ha poteri magici… posso usarli pure io come Drago Nero. Non sono mai stato così potente!”

Mentre il folle discorso di Mad Dog andava avanti, Anubis e Atil avevano fatto indietreggiare tutti, infatti stava succedendo qualcosa di dannatamente strano al demone. La sua pelle stava diventando nerastra e il suo corpo si stava ingrandendo, liberandosi dalla sabbia che lo intrappolava.

“Ho un brutto presentimento!” disse Giuseppe, il “fratello” di Laura.

“Mad Dog è stato una pedina tutto questo tempo. Francesco è la tua mente, puoi fare tutto quello che desideri. Quando Drago Nero sarà qui dobbiamo fermarlo nel più breve tempo possibile, sennò ci divorerà tutti e farà lo stesso con la tua mente. Poi avrà mano libera per conquistare tutte le realtà.” la voce di Anubis era sempre priva di emozione.

“Sono sicuro che farete tutti e tutte del vostro meglio. Io e Anubis cercheremo di distrarre Drago Nero.” disse sicuro Atil.

Intanto il corpo del demone cornuto si era trasformato, in maniera terrificante, tra ossa che si spezzavano, muscoli che si formavano e articolazioni che schioccavano, in quello di un piccolo drago nero con ali membranose di pipistrello. Malvagi occhi gialli simili quelle di un gatto guardavano con odio chi gli stava davanti. Dalla bocca, ira di zanne aguzze, colava un icore nerastro. Varie corna e spuntoni, di dimensioni diverse, occupavano il retro della testa del drago. Sembrava che il mostro stesse ancora crescendo e presto avrebbe raggiunto la stazza di un drago adulto. Il dio egizio aveva evocato dei vortici di sabbia per cercare di fermare Drago Nero mentre Atil punzecchiava il suo avversario, sul lato sinistro, usando la sua daga. Francesco chiuse gli occhi e quando lì riaprì tutti i suoi amici e le sue amiche indossavano le vesti delle rispettive case di Hogwarts e avevano in mano delle bacchette magiche. Lilletta e Kanon sfoggiavano le vesti dei Ravenclaw, la Madre dei Draghi, Sasone e Francesco avevano invece quelle degli Slytherin.

“Usiamo la killing curse, tutti e tutte insieme, al mio via, 1, 2, 3!” esclamò Francesco che aveva da poco finito di leggere il primo libro di Harry Potter.

AVADA KEDAVRA!” urlarono tutti e tutte e miriadi di raggi verdi partirono dalle loro bacchette e colpirono Drago Nero le cui scaglie ossee iniziarono a sbiadire ma il mostro resisteva non era ancora abbastanza per distruggerlo.

“Pensate davvero di fermarmi usando una misera magia umana?” la voce del più potente cattivo dei racconti e delle giocate di Francesco era profonda e gutturale. A questo punto accanto a Laura comparve un nuovo venuto. Di aspetto assomigliava un po’ ad Atil, sembrava esserne un parente, ma i suoi capelli erano neri come ossidiana così come gli occhi che non avevano pupille. La sua pelle invece era grigio scuro e indossava un completo giacca, cravatta e pantaloni eleganti anch’esso grigio. Sembrava provenire da un mondo in cui non esistevano i colori ma solo una scala di grigi e la sua presenza attutiva i colori di tutto quello che lo circondava. Anche lui aveva una bacchetta in mano.

AVADA KEDAVRA!” urlò l’uomo con una voce carica di una rabbia palpabile. Il suo raggio verde colpì in pieno Drago Nero che urlando di dolore iniziò a disintegrarsi.

“No, no non riuscirete a sfuggirmi; anche dal cuore dell’inferno riuscirò ad annientarvi; e in nome dell’odio io sputo il mio ultimo respiro su di voi!” urlò il mostro prima di essere annientato.

“Lot Destr, grazie.” disse Francesco rivolto al nuovo venuto.

“Lot Destr? Ma non è l’altro cattivo delle tue giocate?” chiese la Madre dei Draghi incuriosita.

“Si, sono io. Non nego che un tempo alcune mie azioni possano essere considerate malvagie. Per come la vedevo io ero dalla parte del bene, del mio bene. Da quando i miei figli, mio fratello e Atil sono morti a causa di Drago Nero, ho deciso di votare la mia esistenza alla distruzione di quell’essere che ho creato io millenni fa. Vi ho aiutato perché abbiamo un nemico comune. Sono stato io a darti l’indizio nel quadro. Non potevo scrivere molto e speravo che la frase: la casa è nella sua mente, fosse abbastanza.”

La voce di Lot Destr era suadente e accattivante, tanto che tutti e tutte non avevano fiatato quando aveva fatto il suo monologo. Atil si avvicinò la cugino e gli rivolse solo un cenno del capo. Sembrava che si stessero parlando ma senza usare la voce.

“Mad Dog ha creato un grande danno a tutto l’Omniverso, dobbiamo ripararlo in qualche modo. ” disse Anubis che non sembrava sorpreso della presenza dell’antico atlantideo e continuò rivolgendosi agli amici ed amiche di Francesco.

“Un po’ di pazienza e vi riporteremo nelle vostre rispettive dimore. Dimenticherete tutto e tornerà tutto alla normalità.”

Lot Destr si diresse quindi verso i resti di Drago Nero e li fece sparire solo indicandole con un dito. Mad Dog era ancora vivo, aveva tentato di nascondersi sotto i resti del drago ma adesso era stato scoperto.

“Ehm. E’ troppo tardi per farvi le mie scuse?” chiese il demone cornuto.

Lot Destr per tutta risposta gli ficcò una mano in corpo ed estrasse, tra le proteste di Mad Dog, un pezzo di carne nera e ricca di icore nerastro e scaglie d’osso. La carne si dissolse e dal corpo del demone cornuto si sprigionò un vero e proprio tornado di luce, in cui si vedevano delle anime vorticare, erano le anime di tutti i personaggi che il diavolo aveva mangiato prima dell’inizio del racconto. Infine il tornado di luce scomparve così come si era iniziato.

“L’equilibrio è stato ristabilito. Tutti i danni che ha fatto Mad Dog sono stati ripristinati.” disse il dio egizio.

“Ma chi ripagherà la Madre dei Draghi di tutti i danni che ho fatto in camera sua? Eh Francesco mica ha tutti questi soldi, ha speso già un botto in Lego e in…” prima che il demone cornuto riuscisse a finire la sua frase venne seccato da un Avada Kevadra di Francesco.

“Tanto torna in vita tra poco…”

“Signora Madre dei Draghi, verranno ripristinati anche i danni che Mad Dog ha fatto alla sua abitazione, non si deve preoccupare.” rispose Anubis ad una domanda che stava per fare Laura.

“Resta il fatto che dobbiamo punire Mad Dog per quello che fatto. E’ praticamente immortale, dobbiamo scegliere una punizione apposita. Vorrei sceglierla io ma parafrasando un detto di voi mortali non v’è peggior furor di una content creator a cui hanno distrutto pc, webcam e Sweggon!” disse sorridendo Lot Destr.

“Ci devo pensare, non è semplice…” Laura che si mise a rimuginare quale potesse essere una punizione ideale per il demone che intanto era tornato in vita.

“Ah e se il modem della Madre dei Draghi si è fritto settimana fa, è colpa mia!” fu la prima cosa che disse Mad Dog tornando in vita.

Questa volta l’Avada Kevadra partì da Laura e da tutti i draghetti. Nel frattempo Francesco si era avvicinato ad Anubis e gli stava dicendo qualcosa sottovoce. Il dio non era convinto ma alla fine annuì. Intanto il luogo in cui si trovavano stava subendo una trasformazione, la casa scomparve e si trovarono tutti e tutte fuori da un anonimo parcheggio a due piani. Vicino si vedevano dei binari di una stazione ferroviaria. Sembrava di essere in una normale città di provincia italiana.

“Ehi ma siamo a Monterotondo!” esclamarono insieme Pamela e Odry.

“Laura quel cappello da elfing ti sta davvero male e che battute brutte ti fa fare!” disse invece un redivivo Mad Dog. Vari raggi verdi partirono dalla bacchette e il demone cornuto morì nuovamente. Morì varie volte in quei minuti, sempre perché diceva qualcosa di… poco carino. Tra le varie frasi che il demone disse c’erano: “Sailor Moon fa schifo!”, “Ma Masa e Titania che razza di nomi sono?”, “I Maneskin non sanno cantare!”, “In questo racconto ci sono più errori che nelle traduzioni italiane di GoT!”, “In fondo Ravenloft non è una bella ambientazione!”, “Le Lego sono solo per bambini!”, “Le migliori stagioni del Doctor Who sono quelle di Chibnall”, “Le battute di Bardonatale e di Polliciotta sono orribili!”, “La grappa è un pessimo liquore!”, “I tortellini vanno mangiati solo con la panna!”, “La vera lasagna è quella con la sfoglia gialla e con il ketchup!”, “Quel topo Ernie è davvero succulento!”, “Martin non scriverà mai i due libri che mancano!”. Mentre succedeva tutto questo Lot Destr, Anubis, Francesco e Laura stavano discutendo, sembravano aver preso una decisione e si avvicinarono al demone cornuto. Mad Dog li guardò e gli sguardi della ragazza e dell’atlantideo gli fecero tremare le gambe.

“Questo farà male!” fu tutto quello che riuscì a dire il demone cornuto prima che Lot Destr lo indicasse con un dito. Il corpo del diavolo venne come pixerizzato, ogni pixel si avviluppò su se stesso e Mad Dog scomparve, urlando, in un lampo di luce.

“Quale sarà la sua punizione?” chiese Polliciotta che era molto interessata alle punizioni.

“Oh, vedrai, è una sorpresa.” rispose Lot Destr maliziosamente.

“Esimi ospiti, l’unica cosa giusta da fare per ricompensarvi delle sue vostre tribolazioni è offrivi un lauto pranzo a Castel Oricalco. Prenderemo un treno molto speciale che ci porterà fuori dalla mente di Francesco e sul Pianeta Oricalco. E’ il luogo dove svolgiamo il nostro lavoro di guardiani e protettori dell’Omniverso. Francesco ha anche proposto di organizzare una crociera con la nostra nave ammiraglia, la Oricalco, dopo le vacanze di Natale. E’ contro le regole permettere ai mortali di accedere al pianeta Oricalco ma per questa volta faremo una eccezione. Se volete seguirmi, da questa parte.”

Il dio egizio portò tutti e tutte attraverso un sottopassaggio e poi su di una banchina di un normale binario ferroviario di una stazione italiana. C’era un treno magnifico che li aspettava, le sue pareti erano completamente trasparenti e all’interno si potevano file di comode poltrone bianche più simili a quelle di un salotto nobiliare che a quelle di un treno. Tutte le persone che erano state rapite da Mad Dog iniziarono a salire sul treno e trovarono ad accoglierli cibo e bevande calde per ristorarli.

“Questo è un addio. Sono soltanto un ricordo di Atil, non sono veramente vivo, devo rimane qui. E’ stato un onore combattere per te Madre dei Draghi e combattere con la tua guardia reale e con i tuoi draghetti. Spero di essermi guadagnato il titolo di draghetto onorario.” disse l’atlantideo con un sorriso mesto.

La commozione era palpabile tra tutti i draghetti, Laura stava per rispondere quando si fece avanti Lot Destr.

“Sei sempre stato così drammatico cugino.” e così facendo appoggiò la mano destra che sul petto di Atil. Una strana vibrazione sembrò partire da Lot Destr ed avvolgere l’altro atlantideo.

“Ecco, ti ho donato parte della mia essenza vitale. Ne ho in abbondanza. Non c’è bisogno che mi ringrazi.” e Lot Destr entrò sul treno senza dire altro. Atil era così stupefatto da quanto era avvenuto che era rimasto senza parole.

Atil, Laura, Francesco e tutti i draghetti e le draghette salirono, felici, sul lungo treno che partì immediatamente in volo. Il mezzo prese velocità e attraversò un portale, viola con i bordi arancioni, che si era aperto in cielo. Dentro i vagoni, in sottofondo si poteva sentire l’inizio del Bolero di Maurice Ravel. Alla Madre dei Draghi, Francesco e a chi era astemio venne offerta dell’ottima cochina bella fresca, agli altri e alle altre venne offerto dello spumante. Da mangiare c’erano salatini, rustici, pizzette con alternative vegane, vegetariane e pure, per la gioia di Fab, per celiaci. Dopo aver attraversato il portale, il treno stava sorvolando una immensa città futuristica, grattacieli ricoperti di alberi si protraevano verso un cielo limpido e azzurro. Stavano attraversando un grande viale alberato, ai lati del quale c’erano statue policrome, alte almeno cinquanta metri. Raffiguravano tutti i Borgo che c’erano stati nei vari racconti di Natale, dal Borgo Pirata al Borgo Bian Coniglio. Festoni e bandiere giganti con il triangolo viola aperto, chiamato Tetraktys Imperiale, simbolo del Pianeta Oricalco e il Sole Oscuro di Lot Destr, adornavano tutti gli edifici. Una folla festante aveva invaso le strade e i viali della città per festeggiare coloro che avevano salvato l’Omniverso.

“Ma… è bellissimo!” esclamò Borgo al culmine dell’emozione.

“Anubis ha una… fissa per le statue.” spiegò molto imbarazzato Francesco.

“Ho fatto costruire statue di tutti e tutte voi, come è giusto che sia. Questa è la Via dei Borgo Riuniti, presto arriveremo alla Via di Roccia del Drago.” disse il dio egizio che poi si avvicinò alle ragazze della Gainsworth. Nelle sue fredde mani aveva tre libri che loro conoscevano bene era i due libri usciti della saga di Death is not the worst di Julia Sienna e Equinox di Chiara Strazzulla.

“Vi pregherei di firmarmi i vostri libri. Li ho apprezzati moltissimo!”

“Hai letto i nostri libri?” chiese stupita Julia mentre Sonia cercava di rianimare Chiara che era svenuta.

“Sono immortale, non dormo, ho molto tempo a mia disposizione.” disse Anubis.

“Dobbiamo fare un brindisi! Abbiamo battuto un drago nero!” esclamò invece felice Zoltar.

“Un altro brindisi perché abbiamo anche battuto un diavolo della fossa!” replicò Andrea, Master of Masters.

Francesco intanto si era avvicinato a Luca Tarenzi e ad Aislinn.

“Aislinn, grazie per avermi consigliato i bellissimi libri di Nicholas Eames. E’ da Bloody Rose che ho preso l’idea di fare in modo che i tatuaggi di Laura si animassero in caso di estremo pericolo. Ci ha fatto guadagnare tempo prezioso.”

“Prego, Fra. Ma sai se ci sono altre divinità qui?” chiese la scrittrice curiosa.

“A palazzo c’è Ecate. Ci dovrebbero essere anche Castore e Polluce. Sicuramente c’è Giano, se la signorina Laura dell’Accademia di Giano lo vuole incontrare…” rispose il dio egizio.

Laura di Giano, che in quel momento stava mangiando un rustico, per poco non si strozzò e riuscì a bofonchiare un “ok”.

“Vampiri ne avete?” chiese estremamente interessato Stef.

“Certo, non discriminiamo nessuno. Abbiamo anche zombie e altri non morti che lavorano per noi. A Castel Oricalco ci sono due cainiti Matt Stakes, un Lasombra, e il Conte Von Orlok, che è un Nosferatu. Provengono dal Mondo di Tenebra, ma ci sono anche vampiri che vengono da altre realtà. Possiamo organizzare un incontro se vuole…” rispose il dio egizio.

“Comunque io seguo tutti i vostri canali di Youtube e Twitch. Sarò anche un Dark Lord alla Sauron, come mi descrivono ma apprezzo contenuti interessanti come quelli che fate voi. Mi è piaciuto soprattutto il video in cui la Madre dei Draghi e Stef Kiryan parlano degli allineamenti di Game of Thrones. Secondo voi qual è il mio allineamento?” chiese interessato Lot Destr.

Per fortuna di tutti e di tutte fu quello il momento in cui Polliciotta esclamò:

“Ma sono statue nostre!”

Infatti il treno stava passando in mezzo ad un altro grande viale, questo aveva sempre delle statue policrome giganti che però raffiguravano tutti i draghetti e tutte le draghette. C’era Maurito con un pentolone di sugo e un mestolo in mano, Polliciotta in posa mentre mangiava un pezzo di pizza, Mik con in mano tantissimi manuali e libri poi c’erano le statue delle Guardia Reale che avevano tutte una corona di alloro dorato in testa. Bardonatale con un’arpa, Queen con il fido mattarello, Mokay con i suoi gatti e il manuale dell’Unico Anello, Cris con un martello da guerra e Berus con il classico manuale verde di Vampire The Masquerade. Quindi arrivarono in una piazza che poteva contenere una piccola cittadina mentre il Bolero arrivava al suo momento clou. Non era semplice lasciare Laura senza parole ma lo spettacolo che stava vedendo era qualcosa che non avrebbe mai immaginato. Intorno alla piazza c’erano molte statue che rappresentavano tutti i vari personaggi che la Madre dei Draghi aveva interpretato durante le sue numerose sessioni di gioco di ruolo, da Tama a Jean Claude con Bombo, da Mama a Vissen, da Stelium a Sallivan fino a Abigail Van Larsen, il suo nuovo personaggio, con una balestra nelle mani puntata davanti ad un ipotetico pericolo. Tutte queste statue erano uguali alle miniature che aveva creato con Heroforge. In mezzo alla piazza, invece, c’era un’altra statua, più grande delle altre, che rappresentava Laura, la Madre dei Draghi, assisa sul Trono di Spade, in mano Sorella Oscura, in testa una corona nera, sulle spalle ai lati, delle versioni piccole di Smaug e Drogon e in grembo Spyro. La statua aveva lo stesso cosplay di Visenya Targaryen che Laura aveva portato a Lucca anni prima ed era, in toto, la riproposizione in forma fisica del logo del canale Twitch della Madre dei Draghi. Nella piazza poi c’erano numerose e grandi bandiere di due tipi, quelle dei Targaryen, con il classico lo sfondo nero e il drago rosso, e quelle verdi e argento della casa Slytherin.

“Questa è la piazza Madre Dei Draghi, il viale prima si chiama Roccia del Drago. Ci piace fare le cose in grande qui. Siamo quasi arrivati a destinazione.” disse Anubis

Il treno si stava avvicinando ad un castello enorme, arroccato su di una collina scoscesa, circondato da un parco, ricco di torri, torrette, masti. Il tetto era blu, la pietra delle mura era bianca mentre la facciata, verso cui si stavano muovendo, era di colore rosso. Era una versione più grande, ricca ed adorna del castello di Neuschwanstein. Proprio quando il Bolero stava finendo si ritrovarono tutti e tutte teletrasportati nel cortile del castello. Laura e Licia come tutti e tutte rimasero a bocca aperta perché sopra di loro stavano volteggiando dei draghi di vari colori. Veri draghi a quattro zampe, non quelle finte viverne di Game of Thrones.

“Benvenuti a Castel Oricalco. Se volete seguirmi, andiamo alla sala del trono.” e il dio egizio portò i suoi ospiti per sale e corridoi affrescati e impreziositi da opere d’arte famose che, in teoria, si trovavano sulla Terra. Quindi arrivano in un grande salone immenso, pieno di arazzi che raffiguravano i simboli del Pianeta Oricalco, di Lot Destr, dei Targaryen, degli Slytherin e il logo del canale Twitch della Madre dei Draghi. Un tavolo a forma di “u” occupava la sala e in una porzione sopraelevata della stessa c’era un trono interamente fatto d’oro, con una fenice scolpita che sembrava iniziare a prendere il volo dalla parte più alta dello schienale. Vicino al trono c’era una teca, aperta, in posizione verticale, con dentro una spada. L’arma era molto semplice, con una guardia a croce disadorna.

“Il trono della fenice. Sono secoli che non lo vedevo.” disse Lot Destr che non aveva parlato da un po’ di tempo. Tutto quello che vedeva gli ricordava il fratello defunto.

“Di cui sei il legittimo erede.” gli replicò Anubis.

“Anubis, sai bene quanto me che non sono la persona adatta per sedersi su quel trono. Non sono infallibile e giusto come era mio fratello. Sono più simile ai mortali di quanto voglia ammettere e Atil è come me in questo. Forse è giusto che il trono rimanga vacante, come monito di cosa abbiamo perso. E mortali, vi voglio dire una cosa che ho imparato a caro prezzo, ognuno è artefice del proprio destino. Divinità, semidei, demoni cornuti ed anche voi mortali. Ora vi saluto. Vado a vedere la tomba di mio fratello e dei miei figli. Tornerò quando sarà il momento di aiutarvi contro Drago Nero.” Detto questo Lot Destr scomparve in un vortice di luce, aria e fulmini neri.

“Quella spada è interessante, posso vederla da vicino?” chiese Livio che era un esperto di armi e armamenti della Basso Medioevo lombardo.

“Se la spada vorrà. Non è semplice spiegare cos’è quell’arma anche per me che sono una divinità. Ha avuto vari nomi e forme nel corso dei millenni ed è dotata di vita e volontà proprie, rappresenta l’essenza stessa dell’Omniverso. Sento che la spada ci verrà in aiuto, nel momento più critico, quando l’oscurità incomberà. Ma ora diamo inizio al banchetto!” rispose Anubis.

Presto vennero portate decine e decine di portate di cibo succulento e bevande gustose, molte a tema natalizio. C’erano cotechini con le lenticchie, zamponi, stinchi di maiale al forno, polli allo spiedo, patate al forno, sushi, interi pesci cotti sulla brace, polenta, lasagne, tortellini in brodo e poi carbonara, amatriciana, la vera pasta con il pesto genovese e quintali di pizza di ogni tipo. Erano anche iniziate le canzoni di Natale e ci fu grande costernazione perché Anubis non sapeva cosa fosse il Whamageddon. Verso la fine del lauto pranzo, il dio, che non aveva toccato cibo si alzò in piedi per un brindisi.

“Da quel che ho capito di queste usanze natalizie, bisogna cantare tutti insieme una canzone. Non sono in grado di farlo, renderei ogni canzone orribile con la mia voce quindi ho scelto che sia Francesco a cantare per primo, poi lo seguirete tutti e tutte.”

Appena ebbe sentito queste parole, Francesco cercò, invano, di nascondersi sotto il tavolo ma venne riacchiappato dalla Madre dei Draghi e da Lilletta.

“Una volta hai detto che l’unica cosa che avresti mai cantato sono le canzoni di Natale. Questa è l’occasione giusta.” disse Laura con un sorriso divertito.

“Te lo ricordi, eh. Ok, se proprio devo. Questa la dedico alla Madre dei Draghi, a Lilletta, a Kanon a tutti i draghetti e a tutte le draghette e a tutti e tutte voi.” disse Francesco imbarazzato mentre Anubis gli passava un microfono.

Quindi Francesco si mise a cantare When Love is Found/It Feels Like Christmas direttamente dal finale di Muppet Christmas Carol. Pian piano che la canzone andava avanti, tutti e tutte si misero a cantare come se conoscessero perfettamente queste canzoni. Atil guardò divertito il dio egizio e gli disse sottovoce:

“Vecchio mio, tu non lo fai vedere ma ti stai divertendo un mondo!”

“Non posso provare divertimento ma se fossi vivo come voi direi che è bello vederli così felici. E che facce faranno quando verranno Santa Claus, il Krampus e Hogfather portare i regali!”

“Poi gli farai dimenticare tutto vero?” chiese l’atlantideo.

“Dopo la crociera, si, i loro ricordi svaniranno un po’ alla volta. Le foto e le altre testimonianze digitali e analogiche scompariranno pure. E’ la prassi. Al momento giusto ricorderanno. Stanno per arrivare i doni che ho scelto per ognuno di loro, quelli rimarranno invece!”


Era passato qualche giorno dalla loro avventura. Erano stati teletrasportati che era quasi il tramonto e la nave in cui si erano ritrovati tutti e tutte sembrava un vero e proprio galeone dei pirati, il legno scuro ma perfettamente lucido, le rifiniture delle balaustre, delle finestre delle poppa e dei corrimani erano rosse e oro. Il veliero era immenso, gli alberi erano altissimi e le loro vele erano bianche e rosse a strisce e sopra campeggiava un teschio con due spade incrociate. La polena era uno scheletro che reggeva una spada. Il galeone era uguale a quello in versione Lego che Francesco aveva in camera sua.

“Benvenuti a bordo della Oricalco, la nave più grande e lunga al mondo. 380 metri di lunghezza, diciotto ponti, spaziose cabine con l’aria condizionata, una cambusa ben rifornita e wifi gratuito. Atil mi ha detto che gli dispiace ma dato che Anubis viene con noi, rimane lui a difendere il forte per questi giorni…” disse Francesco che era molto contento, era da tanto tempo che voleva fare questo viaggio.

Sul ponte della gigantesca nave erano comparsi Anubis, Francesco, la Madre dei Draghi, Borgo, Lilletta e Kanon, tutti i draghetti e le draghette di Roccia del Drago, tutti gli scrittori e tutte le scrittrici e tutti gli amici e le amiche di Francesco.

“Dove andiamo?” chiese Laura che si era portata un valigia gigante piena di vestiti di ogni tipo. Non le era stato detto dove andavano e voleva essere pronta a tutte le evenienze.

“Lo scoprirete fra poco. Anubis è tutto pronto?”

“Si Francesco. L’equipaggio attende i vostri ordini. Siamo pronti a salpare. Non avete i vestiti giusti però…” e con uno schiocco delle dita della divinità, tutti e tutte, tranne Francesco che non amava travestirsi e aveva chiesto di avere solo un capello a tricorno con il Jolly Roger cucito sopra, si ritrovarono in perfetti e bellissimi costumi da pirati. La casacca della Madre dei Draghi era nera e aveva il drago rosso dei Targaryen riprodotto sia davanti che dietro, quella di Lilletta era simile ma invece dei draghi aveva rappresentati dei gatti.

“I vestiti che avevate sono stati riposti nelle vostre cabine. Adesso se la signora Madre dei Draghi e la signora Lilletta seguono me e Francesco alla ruota del timone sopra il cassero di poppa, possiamo partire. Agli altri nostri ospiti verrà servito da bere e da mangiare qui sul ponte principale.” la voce del dio, come sempre, non tradiva la minima emozione.

Quando i quattro salirono le scale e si trovarono sopra il cassero di poppa, Francesco aprì un pannello sulla parete, posto dietro alla ruota del timone.

“Vieni qui Lilletta, qui ci sono vari pulsanti, c’è scritto cosa fanno e quando Laura darà i comandi, tu premerai il bottone apposito. E’ semplice. C’è anche un display e un interfono collegati alla sala di comando vera e propria e alla sala macchine. Laura tu vai alla ruota del timone, puoi muoverla come ti pare, tanto è finta, davanti al timone c’è il microfono collegato con tutta la nave. La tua è la voce migliore per dare gli ordini sul questo veliero!” disse Francesco che non stava più nella pelle

“Ma come è finta? Una volta che sono su di un galeone pirata e sono vestita da pirata, voglio manovrare una vera ruota del timone di un vascello pirata!”

“Sapevo che l’avresti detto. Madre prometto che, fra poco, capirete tutto. L’aspetto di questa nave può sembrare antico ma è quanto di più tecnologico ci sia sulla faccia della Terra e anche di più. Adesso, ti passerò dei bigliettini, c’è scritto quello che devi dire. Tieni ecco il primo.” Francesco ormai stava quasi saltellando sul posto dall’emozione.

Le vele erano dispiegate al vento, le ancore erano state tirate su, il cibo e le bevande, tutte rigorosamente analcoliche, erano state distribuite. Anubis, infatti, per un viaggio che sarebbe durato qualche giorno, aveva evitato di imbarcare alcol. La delusione per l’assenza di bevande alcoliche era palpabile ma Mauro e Polliciotta salvarono la situazione. Avevano infatti trovato delle casse di liquori pregiati di Mad Dog nascoste, malamente, nella cambusa.

“Quel demone sarà anche uno stronzo ma ha buon gusto per gli alcolici!” esclamò il Bardo bevendo un altro po’ dello Château Picard del 2386 che aveva appena aperto.

“Avviare il campo di forza!” disse un po’ a disagio Laura. Non sembravano le parole giuste da dire su di un galeone pirata.

Al comando della Madre dei Draghi, Lilletta schiacciò il pulsante corrispondente. Il veliero quindi venne avvolto da un campo di energia tremolante.

“Avviare i motori!” la voce di Laura chiara e limpida si poteva udire in qualunque luogo dell’immensa nave. Dall’interno del galeone adesso si poteva udire un sommesso rumoreggiare, i motori si erano avviati e si poteva sentire una leggerissima vibrazione sulla nave.

“Laura mi hanno chiesto qual è la rotta da seguire…” disse Lilletta rivolta alla sua amica

“E’ giusto Fra?” chiese Laura che era davvero sorpresa da quello che c’era scritto nell’ultimo biglietto. Un cenno del capo di Francesco fu l’unica risposta.

“Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino!” esclamò la Madre dei Draghi con voce decisa e precisa.

A quell’ordine di Laura, l’immensa Oricalco, sulle note di Drink Up me Hearties dei Pirati dei Caraibi che era iniziata in sottofondo da circa un minuto, si alzò in volo uscendo dall’acqua del mare. La nave prese velocità, con le vele gonfie per il vento e si diresse spedita verso il cielo, sempre più in alto, oltrepassando le nuvole verso il sole. Lo stupore era grandissimo tra tutti gli ospiti, nessuno aveva immaginato una cosa del genere. Francesco Dimitri scoppiò in una risata, aveva immediatamente capito dove si stavano dirigendo. Laura stava manovrando con perizia la ruota del timone, il suo draghetto l’aveva avvertita che non serviva a nulla ma la ragazza si stava divertendo un mondo e non si era ancora staccata da lì.

“Qual è la nostra meta?” le chiese Lilletta.

“L’Isola che non c’è!” esclamò contenta e sorridente la Madre dei Draghi.

Il disegno di Mad Dog è opera di Zerov. Il disegno di Impero e il disegno con Drago Nero, Lot Destr e Adriana sono opera di Angela Vespa.







Mad Dog si risvegliò, ancora vestito da maggiordomo, in una caverna strana chiusa da una grata, e notò che era tutto di plastica. Non aveva più alcun potere, la sua forza era nulla e non riuscì ad aprire l’inferriata che lo bloccava in questa vera e propria gabbia. La cosa più preoccupante era quello che vedeva all’esterno di questa piccola prigione. Riconosceva, infatti, la scrivania, le librerie, la sedia da gaming, la stufetta nuova, i capelli neri e lunghi della ragazza. Era nella stanza della Madre dei Draghi. Rinchiuso senza possibilità di uscire. Così piccolo da essere scambiato per una miniatura, la sua voce così flebile da non essere udibile. Si buttò a terra, reggendo le sbarre e urlando e implorando di farlo uscire proprio mentre Laura esclamava con voce divertita:

“Draghetti come la va?”




THE END




Mettete il follow al canale Twitch di La Madre Dei Draghi, mi raccomando!

Il racconto di Natale di Mad Dog 2021: Alice in Wonderland 2.0

BenvenutƏ a tuttƏ carissimƏ, sono Mad Dog il vostro demone cornuto di quartiere che vi parla! Questo avrebbe dovuto essere la parodia di un libro molto bello che piace al mio creatore. Purtroppo ci siamo resi conto che era troppo difficile da adattare e non volevamo che Frank Herbert ci venisse a cercare, redivivo, per farci fuori dopo aver scritto un racconto parodia su Dune! Quindi visto che mancano davvero pochi giorni a Natale… e il budget per questo genere di cose è sempre più striminzito, anche quest’anno vi beccate un remake di una parodia di dieci anni fa. Questa volta tocca a Alice nel Paese delle Meraviglie! Che Shai-Hulud vi protegga! A me non serve protezione, i vermi della sabbia li mangio a colazione e anche a merenda!

Bando alle ciance quindi ma prima dobbiamo trovare il protagonista di questo nuovo racconto di Natale. Ci troviamo, come forse avrete notato, in una stanza buia, infatti qui a Milano, è notte. Anche nell’oscurità oscura potete notare le action figures e le maglie dell’Inter. Siamo, infatti, nella stanza del mitico Borgo che tante altre volte ho tormentato in questi miei racconti! Sono sicuro che vorrà ancora essere la vitt… ehm l’eroe di questa nuova avventura!

“Borgo sono Mad Dog. Sei convocato per una nuova avventura!” la voce del demone sexy era come sempre gioviale e gagliarda.

Il povero umano si risvegliò ma nei suoi occhi non c’era paura o sorpresa solamente ma una gelida determinazione.

“Basta Mad Dog! Sono stufo di essere una tua vittima! Forza Inter!”

Quindi Borgo premette il pulsante del telecomando della Tsar bomba che aveva comprato a caro prezzo dai russi e che aveva vicino al letto.

“Cazzo!” fu tutto quello che riuscì a dire Mad Dog prima di essere annientato dalla forza della bomba. La città di Milano venne spazzata via così come buona parte della Lombardia e del Nord Italia. Gli Stati Uniti risposero all’attacco ad un paese membro della Nato e distrussero la Russia con altre armi atomiche. Putin prima di perire aveva però inviato il contrattacco. Cina, India e Pakistan lanciarono anche loro le testate che avevano. A causa di un racconto di Natale l’umanità venne annientata… ma iniziamo con il nostro racconto vero e proprio!

C’era una volta tanto tempo fa in una galassia lontana lontana… ah no scusate, ho sbagliato introduzione. Arrakis, Dune, il pianeta… ho sbagliato di nuovo! Ecco ricominciamo. C’era una volta nell’Inghilterra vittoriana, terra di Dracula, Sherlock Holmes, Dorian Gray, Jack lo Squartatore, Peter Pan, Scrooge, il Dottor Jekyll e Mister Hyde, una ragazza di nome Alice Chiara Strazzu che doveva essere data in moglie al vecchio Ambasciatore della Savoia, il noto consumatore di grappa Valberyx Relais-Ganze. La giovane donna non amava affatto l’attempato signorotto che gli volevano far maritare quindi tentò di scappare dalla casa in cui l’avevano rinchiusa. E la nostra storia inizia da qui.

Alice, una ragazza dai capelli neri come la notte e gli occhi vispi e intelligenti, correva a perdifiato. Aveva saltato con un sol balzo le scale della sua abitazione e si stava dirigendo più lontano possibile da quel vecchio inquietante che straparlava di demoni, alcol e diritti civili. Era quasi notte, le strade erano illuminate fievolmente da numerosi lampioni ad olio che lasciavano molte ombre ad incombere per la città di Londra. La ragazza urtò molte persone nella sua fuga prendendo sia gli insulti di qualche passante che i fischi acuti dei poliziotti che pattugliavano le strade. L’Ambasciatore della Savoia le andava dietro come poteva, infatti le sue vecchie gambe afflitte dalla gotta non l’aiutavano. Vide che la ragazza si stava dirigendo verso il famoso cimitero di Highgate. Stava per raggiungere la sua promessa sposa quando una delle gambe cedette con un sonoro “crack” lasciandolo da solo in mezzo alla strada male illuminata. Il dolore era lancinante, acutissimo. E lo fu ancora di più, ma durò molto poco, quando la carrozza dell’Ambasciatore del Gran Ducato di Toscana, Tanabrus, lo investì uccidendolo sul colpo. Tanabrus non si accorse di nulla così come il suo vetturino che continuò imperterrito a puntare verso il Palazzo Reale dove il Re d’Inghilterra, Sara Seranaide, aveva indetto una cena di gala per il matrimonio dell’Ambasciatore della Savoia. Dovete anche sapere che Tanabrus, era molto noto per la produzione del suo famoso caffè che veniva coltivato nelle sue vaste terre intorno a Lucca. Torniamo ad Alice anche lei, inoltratasi nel cimitero, non si era accorta della prematura fine del suo, già defunto, marito. Troppo occupata a scappare non aveva fatto caso allo “splat” che aveva sentito dietro di lei. Ora cercava un buon posto dove nascondersi dagli occhi, seppur afflitti dalla vecchiaia, del suo inseguitore. Proprio mentre stava cercando qualcosa nel parco vide un essere bianco sfrecciare davanti a lei. Sembrava un coniglio bianco ma era più grande di un normale coniglio ed indossava un completo con tanto di panciotto nero e azzurro, occhiali firmati da Armani ed un orologio con la catenella.

“Son in ritardo! Son in ritardo la Regina mi taglierà la testa! Non mi dovevo fermare a guardare quelle conigliette di Playboy che si spogliavano! Stupido Borgo! Stupido!”

L’essere non si era minimamente accorto della presenza di Alice e si buttò a capofitto in un buco nel terreno, abbastanza grande, pensò la ragazza, da far passare anche lei. Alice, quindi, decise di seguire quel coniglio bianco nella sua tana per salvarsi dal suo inseguitore. Appena si infilò nell’anfratto la nostra protagonista venne risucchiata in un tunnel oscuro di cui non vedeva la fine dato che l’oscurità obnubilava la sua vista. Capiva di stare cadendo e pensò che si sarebbe fatta molto male una volta che la sua caduta si fosse fermata, invece, toccò magicamente terra poco dopo senza alcun danno. Dal fondo dell’antro non riusciva a vedere il buco da cui era precipitata e non sapeva nemmeno per quanto tempo fosse precipitata, poteva essere un minuto come un’ora. Aveva perso la cognizione del tempo. Alice si rialzò e si spolverò il grazioso vestito azzurro che ora era pieno di terriccio e fanghiglia. Si guardò attorno e si accorse che l’unica via era perfettamente davanti a lei, un piccolo corridoio illuminato da una lampada ad olio. Dopo averlo percorso si ritrovò in una stanza più grande, una vero e proprio salotto arredato con fine gusto. C’era un caminetto in cui scoppiettava allegro un fuocherello, c’erano alcune poltrone, un divano, una libreria ricolma di strani libri dal poco spessore e dalla bassa altezza. Ne prese qualcuno, c’erano dei disegni sopra, strani disegni. Nella copertina di questo strambo libro c’era una ragazza dai capelli azzurri ed il titolo del tomo che aveva preso era “Evangelion”. Rimise subito a posto quel volume, infatti la sua razionale mente da educata ragazza vittoriana aveva subito pensato che quell’opera letteraria non era fatta assolutamente per lei ma sicuramente per qualche persona assai disturbata nella mente. Decise che era arrivato il momento di uscire da quella stanza (si, lo so cosa pensate, ma il suo cervello in questo momento era troppo impegnato nel razionalizzare quello che aveva visto e non si poneva la questione del perché qualcuno avrebbe dovuto costruire un salotto così in profondità e con un’entrata così strana.). Alice vide che c’erano due porte nella stanza, una piccolina che non avrebbe mai potuto attraversare ed una più grande, a sua misura. Aprì quest’ultima e si ritrovò in una stanza completamente spoglia, grande quanto il salotto. In fondo c’era un’altra porta. Si stava avviando con passo deciso verso il fondo della stanza curiosa di sapere dove portasse la nuova porta quando vide che davanti a lei c’era un topolino di campagna assai strano che la guardava preoccupato. Il roditore aveva in testa un basco nero, un semplice gilet marroncino e stava dipingendo su un minuscola tela. L’oggetto del suo dipinto era un tocco di formaggio con i buchi così tanto succulento che lo stesso topo aveva la bava alla bocca. Purtroppo la nostra Alice aveva paura dei topi quindi non ci pensò due volte e spiaccicò il topolino con la sua scarpa. Quello, impietrito dalla paura, nemmeno si mosse e prima di morire riuscì soltanto a fare un mesto squittio. (Che nella lingua dei topi significava più o meno “Da morto le mie opere varranno di più!”). La ragazza, comunque incuriosita dal dipinto, lo avvicinò agli occhi per vederlo meglio e si accorse che in basso al lato della tela c’era una scritta “Zerov”. Forse quello, si disse, era il nome del topolino che aveva appena ammazzato e si prese il quadro nella speranza che, ora che il pittore era morto, anche se un ratto, potesse valere molto. Alice quindi cercò di avvicinarsi alla porta a cui stava andando prima di essersi fermata per schiacciare l’infido topastro ma più si avvicinava e più il suo obiettivo si allontanava e si rimpiccioliva fino a ridursi ad una porticina di minuscole dimensioni. “Solo un topolino potrebbe passare per questa minuscola apertura” pensò mestamente Alice a cui venne un’idea. Frugò nel gilet dell’animale che gli era rimasto appiccicato alla suola della scarpa. La sorpresa fu grande quando trovò una piccola chiave e un pezzo di formaggio mezzo ammuffito. Dato che la nostra ragazza aveva fame e non mangiava nulla dal pranzo, decise di mangiare quel poco formaggio, giusto per mettere qualcosa sotto i denti. Il formaggio faceva schifo e per poco la nostra eroina non vomitò tutto quel poco che aveva nella stomaco. Questo sarebbe il momento adatto per dire che Alice era una famosa scrittrice di romanzi gotici e si interessava a tutti quello che concerne l’antichità e… i cadaveri! La nostra eroina non sapeva cosa fare ora, decise che almeno avrebbe provato a mettere la minuscola chiave nella serratura della porticina. Ci riuscì, dopo molti sforzi, quasi contorcendosi e riuscì ad aprire la porta la quale, appena apertasi, si ingrandì fino a diventare della sua grandezza. Nella stanza successiva trovò una sorta di grande labirinto formato da dei banconi disposti in modo assai strano, sembrava un mercato ma così grande e così complicato quale non aveva mai visto nella Londra di sopra. Notò che molte specie di animali, tassi, faine, talpe, daini, e chi più ne a più ne metta affollavano questo spazio che le sembrava infinito. All’improvviso però sentì un terribile crampo allo stomaco e si accorse, mentre il dolore aumentava, che vedeva gli oggetti rimpicciolirsi sempre di più. Dopo qualche secondo sentì una botta alla testa e capì che, non era il mondo che era diventato più piccolo ma lei che era diventata un gigante e aveva sbattuto il capo sul soffitto di quella grande sala che ora sembrava invece assai piccola. Alice, disperata per la sua situazione, si mise a piangere, pensando a tutto quello che era successo, alla sua famiglia, al fatto che volessero maritarla con un vecchio orbo. Poteva avvertire fievolmente quelli che le sembravano urli, ma in quel momento non se ne curò molto ancora ingarbugliata nei suoi pensieri. Si accorse, comunque, che sparito il lancinante dolore, stava, pian piano tornando ad una statura normale. Grande fu la sorpresa quando vide che le sue lacrime avevano originato un grande mare in quei pochi minuti in cui aveva pianto. Molti animali erano periti per annegamento e i loro cadaveri galleggiavano sul pelo dell’acqua. “Per fortuna io so nuotare!” pensò Alice notando che alcuni animali e cioè un Dodo, un’Aquila e un Pappagallo stavano precariamente a galla sopra un tavolo. Il Dodo, evidentemente il loro capo, aveva degli occhi vivaci e un bel bastone intarsiato, stava rimproverando i due altri uccelletti più giovani. Il primo, aveva il bel piumaggio ancora nero mentre l’altro, con un piumaggio multicolore come si confà alla sua specie, aveva gli occhiali a lorgnette.

“Il povero Andrea di Lodi non è riuscito a salvarsi! Camilla e Livio potevate aiutarlo! ” disse il Dodo indicando con un’ala un Papero con il bel piumaggio un po’ brizzolato che galleggiava morta lì vicino. Il papero stranamente aveva un taglio di barba alla Dottor Strange.

Mastro Masa non è colpa nostra, nostra, è colpa colpa dell’umana umana!” disse il pappagallo guardando storto Alice. La ragazza, sentitasi presa in causa, volle replicare e quindi si avvicinò alla zattera improvvisata del trio, scansando con disgusto il Papero morto.

“Mi spiace per il vostro amico e per il trambusto che ho fatto…” disse la ragazza veramente dispiaciuta per aver ucciso tanti poveri piccoli animaletti.

“E siamo anche tutti bagnati!” disse l’Aquila

“Per fortuna l’acqua ormai è completamente defluita ed io conosco un modo per asciugarci presto, dobbiamo fare una Corsa Sfiancante di Wonderland™ così saremmo subito asciutti. Poi ragazzina ci darai quello che hai per compensare la perdita della nostra preziosa merce, dei libri della nostra casa editrice!” disse il Dodo tutto serio.

“Cosa sarebbe questa corsa e cos’è Wonderland?” chiese Alice che non aveva mai sentito questo particolare sport e questo luogo di cui parlava il Dodo.

“Wonderland è dove ci troviamo dove regna la Regina di Cuori e il suo consorte. Invece la Corsa Sfiancante di Wonderland™ consiste nel correre tutti in cerchio, si inizia quando si vuole e si finisce quando si è asciutti, si fa il giro che si vuole ma bisogna sempre seguire quello che ti sta davanti. Semplice no?” esclamò l’uccello estinto nel mondo di superficie partendo a razzo seguito dagli altri due uccelli. La corsa non fu affatto facile infatti Alice non aveva ben capito come si svolgesse per bene e, inoltre, evitare i cadaveri degli animali morti non era molto semplice ma alla fine tutti e quattro erano di nuovo belli asciutti anche se molto stanchi. Il Dodo si avvicinò alla ragazza, volendo evidentemente qualcosa in cambio per la perdita della sua preziosa merce ed Alice non trovò nulla di meglio da dargli che il cadavere del topo insieme al suo quadro, che aveva riposto con cura in una della sua tasche dopo aver trovare la chiave della porta minuscola. “Almeno ho la cena pronta!” esclamò il Dodo tutto contento, sbarazzandosi del dipinto, tornando dai suoi compari. Alice si stava avvicinando verso una grande porta da cui poteva vedere un scenario campestre, colline, boschetti di conifere tagliati da sentieri serpeggianti, quando venne fermata da due strane persone. Erano due donne, una con i lunghi capelli rossi, l’altra con i capelli di un colore indefinito, a volte sembravano biondi, a volte di colori ben più strani. Erano vestite uguali, avevano una sorta di pigiama a righe bianche e nere, mentre in testa avevano un colbacco nero.

“Per colpa tua abbiamo perso…” iniziò quella con i capelli rossi.

“…tutti i nostri libri!” concluse la donna con i capelli che cambiavano colore.

“Mi spiace molto di avervi recato danno…” disse Alice, che sinceramente si stava stufando di essere sempre rimproverata dagli abitanti di Wonderland.

“Io sono PincoJulia” disse la rossa.

“…ed io sono PancoSonia” finì l’altra sorella.

“Io mi chiamo Alice, piacere.” disse la ragazza che non sapeva bene come comportarsi con queste due strane persone.

“Per ricompensarci del maltolto…” disse per prima questa volta Sonia.

“… dovrai ascoltare la nostra più lunga ed apprezzata poesia!” finì l’altra.

“Sono sicura che è una bellissima poesia, ma ora io dovrei andare…” Alice non riuscì a finire la sua frase che le due donne intonarono insieme una strana cantilena che la costrinse ad ascoltare la poesia che ora, per il vostro gaudio, leggerete anche voi. Le due sorelle parlavano insieme contemporaneamente come fossero un coro di una chiesa.

“Di letteratura trattiamo in rete,

editiamo poi follemente,

e abbiam raggiunto tante mete,

per essere ricche immensamente,

e tante persone liete,

ci hanno letto immediatamente.

Accoglierem presto sottobraccio,

Una Carpentiera e un Tricheco,

l’urban fantasy per loro non è un lavoraccio,

scrivono di divinità e vampiri senza spreco!

Luca Tarenzi tu sei un mago,

nella scrittura sei un asso!”

“Nel nuovo libro la protagonista è una ragazza”,

Il Tricheco disse forte,

“mezza angelo e mezza ramazza,

con la sua vita data a sorte,

dovrà far la pazza,

per evitare la morte!”

“No davvero”, per dovere

disse la Carpentiera assai ridendo

e il Tricheco con grande mestiere

aggiunse “Il libro attingendo

alla moda del quartiere

venderò esplodendo!”

“Una bella vendita,

devo far fare,

e la mia borsa arricchita,

così tanto da guadagnare,

da campare di rendita,

che il mutuo devo pagare!”

“Io invece…” disse

la Carpentiera, “di vampiri e demoni vado scrivendo,

tante cose straniere come l’apocalisse,

che così la gente faccio impazzendo,

e tantissime risse,

a Biella e a Biveno, stupendo!”

“Luca insieme dobbiam fare,

un nuovo tomo da scrivere,

che sia da mare,

che soldi faccia piovere

e poi tanto brindare,

fino a farci commuovere!”

Aislinn sei nel giusto”

disse il Tricheco

“un progetto robusto

dobbiam far compiere senza spreco

di urban fantasy venusto

e con il demone cornuto come australopiteco!”

Alice stava seriamente pensando ad un modo onorevole per togliersi di mezzo perché quella poesia, di cui non aveva ben capito per niente il senso, era orribile e, aveva notato, aveva fatto scappare tutti gli altri animali che affollavano la sala. Le due sorelle, senza dire altre parole, presero a correre di gran carriera verso il fondo del salone, spingendosi a vicenda senza un motivo apparente che lasciò ancora più basita la ragazza. Alice decise quindi di avventurarsi verso il bosco che aveva visto precedentemente, si inoltrò nel primo sentiero che trovò e ben presto la natura attorno a sé inizio ad essere veramente molto strana. Gli alberi, infatti, aveva lasciato il posto a funghi giganti, dai molteplici colori che incutevano un quieto timore nella ragazza. Si fermò indispettita allorché si accorse che un fungo, ben più grande degli altri, bloccava il sentiero e che uno strano essere si trovava sopra questo fungo. Questo essere era un misto tra un bruco e un essere umano, orribile a vedersi ed emanava un odore nauseabondo. Aveva le testa e il busto di essere umano, poi il resto del corpo era quello di un viscido bruco dalle numerose zampe e con una corta peluria bianchiccia che gli cingeva tutto il corpo da insetto. Stava fumando da un narghilè e stava mangiando una focaccia genovese e nemmeno si era accorto della presenza di Alice, quindi la ragazza si arrischiò a parlare.

“Chi sei?” chiese la nostra protagonista assai curiosa.

“Io sono il Brucaliffo Volpino e tu signorina chi saresti che stai disturbando le mie ore di meditazione?” rispose l’essere i cui occhi continuarono ad essere vacui per l’effetto e la potenza della droga che stava respirando.

“Sono Alice e mi sono perduta inseguendo il Bian Coniglio… poi sono cresciuta a dismisura ed ora… non so più dove andare!” la voce di Alice era triste, si era infatti stancata di tutte queste sue avventure e voleva tornare a casa, per ora il pensiero di doversi sposare con il vecchio e orbo ambasciatore della Savoia era scomparso. La ragazza stava attendendo una risposta dal Brucaliffo ma si accorse che l’essere si era addormentato beatamente, allora, dato che gli faceva schifo toccarlo con le sue manine curate, prese un legnetto e colpì delicatamente l’essere sulla testa. Il brucuomo si svegliò e sembrò vederla per la prima volta, i suoi occhi infatti non sembravano adesso essere più schiavi della droga.

“Per sapere dove andare prima devi capire chi sei, quindi chi sei Alice?” chiese lo strano personaggio mentre aspirava copiosamente il fumo dal narghilè.

“Io sono Alice… sono una ragazza inglese…” rispose la protagonista del nostro racconto assai disorientata dalla domanda del Brucaliffo.

“Non intendo quello. Qual è il tuo ruolo in questa storia? In Wonderland? Ognuno qui ha un ruolo, io sono il saggio Volpino che ti consiglierà su cosa fare, ma il tuo ruolo qual è? Nell’altra storia dovevo essere, per esempio, la Reverenda Madre Rapallo. Purtroppo quella storia non si è realizzata… e tu ti realizzerai in questa Alice?” chiese ancora sibillino il Brucaliffo.

“Non lo so…” disse la ragazza che si stava per mettere a piangere infatti in qualche modo le domande di quello strano essere la toccavano nel profondo, infatti non sapeva nemmeno lei bene chi fosse.

“Ci sono tanti ruoli che potresti ricoprire, la sciocca ragazza che si innamora dello pseudo-vampiro o la giovane dal tormentato passato che è destinata a sconfiggere il male o ancora potresti essere destinata a perdere la testa. La Regina Licia cerca sempre nuove pretendenti… ma… ora devo andare, il fumo è finito… a presto Alice!” disse il Brucaliffo per poi scomparire in una nuvola di fumo azzurrino. Alice non sapeva che fare ma si accorse, cosa che la fece stupire ancora di più, che anche il fungo era scomparso ed ora il viottolo continuava portando ad un giardino ed una casa che assomigliava alle normali case di campagna dell’Inghilterra. Appena Alice riuscì a vedere per bene questo edificio si accorse che aveva le porte spalancate e una marea di utensili da cucina giaceva sul giardino. Molti strani nani da giardino, che raffiguravano creature d’incubo con tentacoli, zoccoli e corna, erano stati danneggiati e distrutti dal lancio degli attrezzi per cucinare. In casa, come appurò ben presto, non c’era anima viva. Da quel che poteva vedere chiunque fossero gli abitanti di quella abitazione erano andati via di gran furia. La ragazza decise di continuare a seguire il sentiero che l’aveva condotta fino a lì e che vedeva in lontananza si divideva in due tronconi differenti. Stava per arrivare all’incrocio quando si accorse che su un ramo di un albero che si trovava accanto a lei si stava materializzando qualcosa di assai strano. L’essere era una sorta di gatto, ma grande come mai ne aveva visti, con il pelo rossastro con alcune righe nere, aveva un sorriso sornione, una bocca troppo larga quasi quanto tutta la faccia. I suoi molti denti erano aguzzi e sporchi di sangue, così come gli artigli. Per completare il tutto questo gatto aveva le corna ricurve da caprone. Alice era sinceramente impaurita da questa apparizione, era l’essere più pericoloso che avesse mai incontrato a Wonderland, questo poteva ben capirlo. La sua risata era gutturale e vulcanica, la osservava di sottocchio divertito.

“M-mi diresti” – iniziò a dire la ragazza che tremava dal terrore ma voleva comunque sapere come tornare a casa – “quale strada devo prendere per andare via di qui?”

“Tutto dipende da dove vuoi andare, piccola umana.” rispose il gatto demoniaco sogghignando ancora di più e mostrando per bene tutti i suoi denti affilati.

“Il dove non ha importanza…” disse Alice che era ancora più confusa e impaurita data la risposta dell’animale.

“E allora non ha importanza nemmeno dove vai piccola umana.” disse il gatto ora ridendo di gusto, aprendo la sua bocca in cui la ragazza poteva finire in un sol boccone.

“Voglio tornare a casa!” esclamò Alice al colmo della paura.

“Non te la fare sotto, piccola umana. Beh, se prendi la strada a destra vai dal Cappellaio, lui è matto. E se vai a sinistra vai dalla Lepre Marzolina. Anche lei è matta. Qui siamo tutti i matti! Ed è bello così cara la mia piccola umana. Non mi sono presentato, che cattivo gatto che sono, mi chiama Mad Dog e sono un gatto del Cheshire. Non so cosa cazzo vuol dire, ma è così che mi dipingono!” le parole del gatto erano veloci e la sua voce sembrava avere il rumore della lava che viene eruttata da un vulcano. Alice comunque si era calmata perché vedeva che il gatto non aveva intenzioni malvagie.

“Ma se sei un gatto come mai ti chiami Cane Pazzo?” chiese Alice sempre perspicace quando c’era da insultare le persone che aveva appena incontrato.

“Non sarebbero fatti tuoi… – disse il gatto sbuffando infastidito – ma io non sono proprio un gatto sono più un demone. Anzi di solito non ho questa forma particolare, anche se qui io sono un gatto in effetti. E’ complicato e la tua povera testolina da umana certe cose non le può comprendere. Ora se non ti dispiace, mi piacerebbe rimanere con te a parlare di Wonderland e della Regina Licia e delle teste mozzate ma inizio ad avere fame e sento che c’è un maialino-bambino qui intorno di cui vorrei cibarmi! A presto piccola umana!” disse il demone gatto sparendo poco a poco.

Alice non sapeva proprio cosa fare, questo paese Wonderland era così strano, così diverso dalla sua semplice e quotidiana Londra. Quasi si pentiva di essere scappata da suo futuro marito. Decise comunque di andare avanti e pensò di andare a trovare il Cappellaio, senza un vero e proprio motivo. Dopo qualche minuto di cammino arrivò alla casa del Cappellaio che trovò fatiscente e a pezzi, un vero e proprio rudere, però davanti alla casa c’era un lungo tavolo apparecchiato alla perfezione per il thè. Notò che a tavola c’era tre strambi individui. Il primo era un uomo normale, con un vestito ricco di pizzi, dai colori sgargianti, con i capelli lunghi castani ed un cappello a tuba più grande della sua testa, il secondo era una lepre grande il doppio dell’uomo, indossava un vestito simile al Cappellaio, il terzo individuo era un Ghiro che dormiva alla grossa facendo da cuscino agli altri due che stavano consumando un thè. La Lepre Marzolina guardò la ragazza appena arrivata e finendo il suo thè disse: “Qui non c’è posto per te, è tutto occupato!”

Comunque Alice, vedendo che c’erano molti posti liberi si mise seduta, perché aveva sete e voleva bere anche lei un po’ della bevanda inglese per eccellenza.

“Mi chiamo Linda e ti rivelo che siamo bloccati in un loop temporale che fa si che sia sempre l’ora del thè, per questo ragazza non c’è posto per altra gente, i posti sono sempre per noi, ci muoviamo per prendere quelli nuovi!” disse la Lepre Marzolina. La Lepre però non disse che era colpa sua se il tempo si fermato, infatti aveva importunato un Signore del Tempo di nome Missy per farla aderire ad un suo progetto. Il progetto era di andare indietro nel tempo e cancellare le ultime stagioni del suo spettacolo teatrale preferito “Dottor Chi” che era degenerato molto ultimamente. La Lepre guardò malamente Alice che stava per assaggiare il suo thè, infatti ormai la ragazza aveva proprio abbandonato le buone maniere vittoriane di casa sua, se tutti qui si comportavano da pazzi, perché non poteva farlo anche lei si diceva? Alice notò che davanti a lei c’era un bel cannolo con la crema pasticcera, un cannolo molto appetitoso, quindi stava per prenderlo in mano quando sentì un grido acutissimo. Era il Cappellaio un accento particolare, forse scozzese o forse di Campobasso che la ragazza non sapeva ben identificare.

“Il cannolo è mio!” urlò il Cappellaio “Non lo devi mangiare te! E’ mio!” – e agguantò il dolce mettendoselo tutto in bocca e mangiandolo in sol boccone – “Io comunque sono Ivano noto come il Cappellaio Matto, Linda la chiamiamo la Lepre Marzolina, non ricordo perché… e poi lei è Rachele. Dorme sempre. Da quando ha pubblicato il suo libro per la Coorte Editore, si è stancata così tanto che dorme sempre! Ed ora levati dai piedi ragazzina che dobbiamo bere il thè è quasi ora!” quindi il Cappellaio che cambiò posto e così anche la Lepre che si portò appresso il Ghiro (o la Ghira? qual è il femminile di Ghiro? Qualcuno lo sa? Aiuto!) usandolo ancora come cuscino. Alice decise di andare via da quel branco di pazzi dato che non era la benvenuta, poi il loro thè era davvero strano, ora le apparivano i colori tutti sballati, tutti più vividi, si chiese che strano thè fosse mai quello che aveva bevuto per farle quest’effetto. Si inoltrò di nuovo per il sentiero che aveva seguito prima e si trovò un tipico giardino all’inglese, pieno di rose rosse e di alberi dalle chiome anch’esse rosse. Sentiva che c’era un strano odore metallico nell’aria, un odore che capiva e non capiva cos’era allo stesso tempo. Notò che delle carte da gioco dalla forma umana stavano portando via dei corpi di uomini-carte senza testa e che lì vicino a loro c’era un gruppetto di persone di cui conosceva solo il Bian Coniglio. La ragazza gli andò incontro e capì che aveva davanti la Regina di Cuori di Wonderland e quindi si inchinò con rispetto. La Regina di Cuori era una donna bassa, con dei cappelli rossi cortissimi, un vestito assai elaborato, di stile vittoriano, in cui campeggiava in bella evidenza in molteplici forme il simbolo dei cuori. La corona della Regina Licia era formata da cuori umani cuciti insieme e infusi nell’oro. Accanto a lei c’era il Re di Cuori noto come il Falco, vestito in maniera consona ad un regnante come lui, con molti gradi militari e con una corona simile a quella della sua Regina, era di poco più alto della Regina. Inoltre c’era pure Sergio il Fante di Cuori, che portava un elmo pieno di arabeschi che rappresentavano lo stemma della casa reale e, stranamente, dei dinosauri ed aveva un’armatura brillante e assai pesante almeno così sembrava dal modo in cui si incurvava la schiena dell’uomo. La Regina, che aveva le pupille a forma di cuore stilizzato, guardò stranamente la nuova venuta.

“Chi sei tu ragazzina?” disse la sovrana con la sua voce chiara e squillante squadrando dall’alto in basso, per quanto poteva fare con la sua modesta altezza, la giovane che aveva davanti con quel ridicolo completino bianco e azzurro.

“Mi chiamo Alice, sua altezza reale, e vengo dalla Londra che sta di sopra.” disse la ragazza ancora inchinata.

“Ci manca un giocatore per giocare al Croquet di Wonderland™, uno dei giocatori aveva fatto un punto contro di me e quindi ho dovuto tagliargli la testa, così come all’arbitro e ad un tizio che passava, sai, non aveva letto i miei libri. Tu li ha letti vero? Le Fantastiche Cronache di Wonderland™…” chiese la Regina Licia sibillina.

“No io…” ma Alice non riuscì a finire la frase che la Regina urlando la interruppe.

“Cosa? Tagliatele la testa!!!!” la faccia della Regina era diventata paonazza dal furore ma venne presto calmata dal Re di Cuori che le poggiò una mano sulla spalla.

“Cara, lei non abita qui è normale che non sappia dei tuoi libri, falla portare dal Grifone alla libreria della Falsa Tartaruga… così potrà anche leggere i miei di libri, Estasiato di Wonderland™, Il Prodigioso di Wonderland™ e tutti gli altri come il libro che ho scritto per la Coorte Editore dal titolo Gli anni compiuti di Wonderland™. Tutti libri bellissimi, che vendo ad un prezzo modico, addirittura se li prendi tutti ne hai uno in regalo!” disse il Re di Cuori che era un grande venditore e sapeva destreggiarsi molto bene nel marketing. Presto Alice, senza che potesse obiettare qualcosa, venne presa malamente da un Grifone che era sbucato dal nulla e portata in volo verso un Castello tenebroso che rappresenta, anch’esso, nelle forme il raccapricciante simbolo della casa regnante.

“Quello è Castel Mondador, il Castello della Regina e del Re di Cuori. Io comunque sono Odry, piacere di conoscerti.” disse l’animale che la stava trasportando con la sua voce graffiante ed inumana.

“Il piacere è tutto mio, mi chiamo Alice.” disse la ragazza mentre veniva sballonzolata nelle zampe del Grifone.

Il volo non durò molto e presto atterrarono sul tetto di un torrione sinistro e pauroso, con i merli a forma di cuore. Il Grifone indicò con una zampa la porta che portava al pieno di sotto della torre.

“Dobbiamo passare dalle prigioni prima, è lo standard per chi come te si perde qui a Wonderland. Così puoi vedere come non devi sbagliare… ah e Francesco a me e a Pamela ci fa fare sempre gli stessi personaggi. Che stronzo!” disse l’animale in maniera misteriosa. La ragazza si chiese che genere di detenuti ci potessero essere nella prigione e tremò di paura pensando ai personaggi che aveva incontrato a Wonderland e che erano perfettamente in libertà. “Chissà come saranno questi detenuti…” pensò.

Scesero delle scale scure e malandate, per poco Alice non si fece tutti gli scalini in discesa libera, ma alla fine arrivò ad un corridoio molto lungo, stranamente più lungo di quanto potesse far pensare la torre da fuori, attorniato da celle in cui si potevano vedere i vari detenuti. Nella prima cella che incontrarono c’era una ragazza, che avrebbe potuto avere l’età di Alice, completamente vestita di bianco, anche la sua pelle era assai cerea, sembrava che si fosse immersa nella farina. Si muoveva piano, guardandosi con curiosità morbosa le dita delle mani e facendo esclamazioni felici a tutti i piccoli granelli di polvere che vedeva danzare nell’aria.

“Quella è la Lilletta, la Regina Bianca, una volta era un’appassionata di libri ma poi ha bevuto troppo thé del Cappellaio… e beh, da allora è sempre fatta come una scimmia. La Regina Licia non può tagliarle la testa, il thè l’ha resa immune alla morte. Però l’ha fatta completamente impazzire!” disse il Grifone (o la Grifona? Perché l’italiano ha tutti questi termini maschili porco me stesso? Ma la volete fare una lingua più inclusiva?), anche abbastanza divertita da quella visione.

Nella cella esattamente davanti a quella della Regina Bianca c’era invece una donna interamente vestita di nero, con un vestito vittoriano molto dark, noi diremmo che fosse gothic ma Alice non sapeva cosa volesse dire quel termine, quindi le sembrava solo molto dark. La pelle della donna era pallida mentre i capelli, erano scuri, ma era un nero diverso da quello che Alice aveva sempre visto. Quello era il nero del buio, dell’oscurità senza luce. Un nero che inghiottiva gli altri colori e la luce stessa, infatti riusciva difficilmente a scorgere i capelli di questa figura che la osservava malamente da dietro le sbarre della sua cella.

“Quella invece è Arianna, la Regina Nera, il suo regno è stato inglobato dalla Regina Licia tempo fa, nel suo caso è ancora viva perché si teme che se l’ammazziamo una tremenda maledizione cadrà su di noi. Una maledizione “metal”, che nessuno sa bene cosa voglia dire. La Regina Nera per sconfiggere la nostra di Regina aveva evocato lo stesso Cthulhu ma questi, non si sa ancora perché, si è rivoltato contro di lei e le ha mangiato il marito il Re Nero e tutto l’esercito. Qualcuno dice che abbia sbagliato l’evocazione e che Cthulhu le si sia rivoltato contro. Lei da la colpa a Mad Dog… dice che… sia stato lui ad arrivare e non quel gigantesco mostro tentacolare. Ah si, tu non sai nemmeno cosa sia Cthulhu… dicono che sia un Principe tra i suoi simili, una divinità antica che riposava in fondo al mare. Per fortuna io non l’ho mai visto! Continuiamo però!” disse il Grifone.

Alice non sapeva cosa pensare di tutta questa gente che vedeva nelle celle, era gente veramente strana e pessima per il suo modo di vedere. Continuarono comunque ad andare avanti, finché non trovarono una cella piena di sangue, ossa mangiucchiate e con pelo di pecora tutto sparso ovunque. Appena si avvicinarono Alice sentì un miagolio fievole fievole e capì che da lì era passato qualcuno che aveva già incontrato.

“Oibò!” – disse il Grifone effettivamente sorpreso – “Cosa è successo qui? Qui c’era la Pecora Influencer di cui non posso dire il nome. Pensava di essere più bella della stessa Regina e per questo l’avevamo messa via per la Pasqua di Ido… sai quando il nano andò in fondo al mare… ah, si tu non hai letto i libri… ora però lo saprai! Andiamo avanti…”

Stavano per superare un’altra cella quando l’uomo che era dentro venne avanti e attirò l’attenzione di Alice.

“Tu sembri una normale!” disse l’uomo assai sollevato di incontrare un essere umano come lui “mi chiamo Mario Pasqualotto, sono uno scrittore. Ieri sera, ero a Lucca, per concludere degnamente la serata, ho bevuto la grappa di uno strano tipo… un certo Valberici… ed ora sono qui! Non capisco se sono completamente ubriaco o se sono veramente finito nel Paese delle Meraviglie… anche se è diverso da quel che ricordo… mi puoi aiutare ad uscire di qui?” chiese l’uomo, che Alice notò aveva i capelli e la barba lunghi ed un vestito che poteva essere anche bello se non fosse stato tutto stropicciato dalla permanenza nella cella. La ragazza, comunque, al sentire il nome “Valberici” che ricordava molto il nome del suo futuro marito, decise di non dare confidenza a quel tipo e, anche se continuava a chiamarla, con quel suo strano accento, che noi sappiamo essere emiliano, lei lo ignorò ed andò via. Dopo altre celle, il Grifone la fece fermare davanti ad un’altra gabbia, in cui c’era un guerriera vestita di tutto punto, con tutta l’armatura, completamente bianca che ormai si era arrugginita. Il simbolo che campeggiava nell’armatura e veniva ripetuto anche nel lacero mantello era una esse allungata. Non poteva vedere la faccia della donna perché aveva la celata calata e vedeva che era stata saldata per non poter essere più alzata.

“Quella è il Ciane Nemo, la Guerriera Bianca, Paladina del Sacro Esselunga. Tentò di liberare la Regina Bianca e disse che avrebbe precipitato la Regina Licia nelle segrete per aver usato una volta i servigi dell’ex Cavaliere Nero, chiamato Carrefour, per questo la nostra Regina ha deciso che Ciane non avrebbe più visto la luce del sole e ha fatto saldare la celata del suo elmo per sempre!” il Grifone, notò la ragazza, era comunque spaventato da questa tipa, che per quanto fosse dietro la cella, in catene, aveva ancora un qualcosa di regale in sé. Arrivarono alla fine all’ultima cella abitata da un prigioniero davvero strano, questi era una ragazza che sembrava normale con un guscio di uovo gigante in testa. Questa prigioniera era imbavagliata.

“Lei invece è Daniela ma è nota con il suo nome da criminale Humpty Dumpty anche se non abbiamo capito perché abbia scelto questo nome. E’ una sobillatrice, voleva sollevare il popolo contro la Regina, dicendo che i suoi libri non sono belli! Inoltre fa dei disegni molto spinti, non sono cose che possiamo accettare nel nostro paese! La Regina Licia non ha ancora trovato una giusta punizione per la sua sfacciataggine!” disse il Grifone compiaciuto adesso di essere arrivato alla fine di quell’interminabile corridoio di celle. L’animale aprì l’immenso portone e si ritrovarono in una libreria piana di tomi, traboccante di libri. Venne incontro a loro una Tartaruga, che salutò calorosamente il Grifone per poi porgere la zampa ad Alice, che la strinse prontamente.

“Io sono Pam la Finta Tartaruga, anche se sono una vera Tartaruga ma una volta, molto tempo fa, ero la sarta di corte della Regina Licia, ma lei un giorno non apprezzò più i miei vestiti e decise di tagliarmi la testa. Quando lo fece, ritrassi la testa e mi finsi morta, da allora faccio finta di essere una Falsa Tartaruga e lavoro in questa libreria. Immagino che tu sia qui per leggere i libri della Regina ed ora lo farai, ma prima devi assolutamente sentire la mia ultima poesia… eccola qui!

Oh che bel vestito, ricco e traboccante

che ho cucito per la Regina svolazzante

Chi a questo vestito mai resister potrebbe?

Vestito vittoriano, oh che bel vestito!

Vestito vittoriano, oh che bel vestito!

B-e-e-e-l v-e-e-s-t-i-i-t-o-o

B-e-e-e-l v-e-e-s-t-i-i-t-o-o…” la Finta Tartaruga non riuscì a finire la sua orrida poesia perché venne interrotta dal Grifone.

“Dobbiamo andare, incomincia il processo, ho sentito la campana suonare…” disse il Grifone che in realtà non aveva sentito nessuna campana ma voleva andare via al più presto da quello strazio infinito. Il Grifone agguantò Alice e la portò in alto, in alto, fino a sbucare, grazie ad un buco nel soffitto nel cielo, per poi ributtarsi in picchiata in basso, fino ad arrivare ad un’aula di tribunale che non aveva tetto e che “cresceva” nel mezzo del giardino inglese. La sala era affollata di carte umane e animali. I banchi della giuria erano affollati da animali con delle ridicole parrucche bianche. Al banco degli imputati c’era il Fante di Cuori, mentre come giudice c’era il Re di Cuori e la Regina fungeva da boia avendo preso in mano la lunga spada a due mani, con la lama color ebano, che usava per tagliare la testa a chiunque non le stesse a genio. Sul banco dei testimoni si era appena seduto il Cappellaio, che non era molto tranquillo di stare vicino alla Regina di Cuori, perché tempo fa gli aveva venduto una partita di thé difettoso e aveva paura che se ne ricordasse. Infatti appena la Regina lo vide, strinse gli occhi che diventarono solo due fessure fiammeggianti, e alzando la spada, con un colpo secco decapitò il Cappellaio senza lasciargli scampo. Nessuno sembrava particolarmente sorpreso o scandalizzato da quello che era successo e presto portarono via il corpo del Cappellaio. Alice e il Grifone si sedettero in prima fila per assistere al processo, infatti la ragazza era molto interessata a quanto stava avvenendo. Dopo che le guardie ebbero portato via il cadavere del Cappellaio, la cui testa continuava imperterrita a cercare di bere il thé che era caduto dalla tazza durante la sua decapitazione, arrivò il nuovo testimone. Questi era un uomo alto e magro, vestito come un nobile, aveva grandi baffi neri e una parrucca nera con molti boccoli.

“Sono il Duca Furchì, suddito della Regina di Cuori ed Esimio Graphic Designer…” disse l’uomo appena si sedette con il suo accento tipico della landa di Torino. La Regina lo osservò pulendo diligentemente con un panno la lama sporca della sua spada poi gli disse: “Pensi che i miei libri siano belli?” e lo disse in una maniera che non concedeva eccezioni. Il Duca purtroppo era un tipo molto particolare come tutti gli abitanti di Wonderland. Infatti il Furchì era un grande sofista e bastian-contrario e doveva, per forza, ribatte in qualche modo alla Regina.

“Vede Regina Licia, in realtà visti da un punto di vista socio-economico-cultura-metafisico-quantico quello che scrive nei suoi libri rappresenta un’evoluzione stilistica e contenutistica-filosico-material-lucciosa rispetto ai suoi primi libr…” il nobile non riuscì a finire la frase che già la sua testa stava rotolando sul terreno, in maniera assai allegra almeno giudicando dalla risata del Fante di Cuori. La testa finì vicino al piede della povera Alice che poteva vedere come erano sorpresi gli occhi del Duca in punto di morte. Venne poi chiamato al banco dei testimoni un ragazzo con un completo impeccabile completamente bianco, militare, con le spalline con i gradi d’oro e viola.

“Sono l’Imperatore di Oz e sono qui in vacanza a Wonderland… ho letto i libri della Regina e li trovo carini…” disse il ragazzo ma il commento non piacque alla Regina che era arrabbiata perché non aveva avuto il tempo di pulire la lama della sua spada. La Regina, quindi, tentò di tagliare la testa all’Imperatore di Oz ma prima che potesse farlo il ragazzo era scomparso in una giostra di luci colorate. Il Bian Coniglio guardò Alice e poi disse a gran voce: “Si chiama al banco dei testimoni Alice dalla Londra che sta di sopra!”

La ragazza era assai stupita di essere stata chiamata a testimoniare non sapeva sinceramente cosa dire e soprattutto non aveva capito cosa avesse fatto il Fante di Cuori per essere un imputato quindi chiese lumi al Re di Cuori che la guardò come si guarda una macchia di fango sulla scarpa e disse: “E’ ovvio! Non lo sai? Il Fante di Cuori ha osato dire che il suo libro o era il suo podcast, non ricordo, è più bello dei libri scritti dalla mia consorte. Dobbiamo appurare se abbia veramente detto questa cosa o no e decidere la sua sentenza!” disse il Re di Cuori

“Allora cosa sai di quanto è successo ragazzina?” disse la Regina di Cuori scrutando Alice e pulendo di nuovo la lama della sua spada che si era nuovamente sporcata di sangue.

“Non so nulla, lo giuro! Non ero presente quando è successo!” disse Alice, che aveva paura anche lei di rimetterci la testa.

“Quindi dici che è successo! Abbiamo le prove! Tagliamo la testa al Fante!” urlò la Regina di Cuori balzando addosso al Fante e tagliandogli di netto la testa ed un braccio, che il povero cavaliere aveva alzato per proteggersi. A questo punto successe qualcosa di strano, ancora di più strano di quanto fosse già accaduto, Alice notò che si stava ingrandendo, che stava crescendo… forse era colpa del thé che aveva bevuto prima, pensava. Comunque era diventata un gigante.

“Non è giusto che lei diventi così grande, non può crescere così qui! Anch’io voglio essere gigante come lei che pizza! Forse se fossi così grande come lei non sentirei tanto freddo!” disse un componente della giuria, una lucertola di nome Federica Venefica, così come c’era scritta nella targhetta che aveva attaccata sulla pelle squamosa. Alice odiava le lucertole, erano brutte e squamose, per questo la schiacciò senza problemi, uccidendo la povera bestiolina all’istante. Un’altra donna che faceva parte della giuria, e che dalla targhetta si capita che il suo nome era Simona, stava mangiando allegramente dei pop corn e bevendo del vino da una brocca come se fosse tutto normale intorno a lei. La donna non sapeva come fosse capitata in questo strano mondo, l’ultima cosa che ricordava era che aveva provato una strana grappa piemontese. Comunque questo mondo era sicuramente molto più divertente di quello da cui proveniva con la pandemia e tutto il resto! Subito dopo apparve il gatto demoniaco ma solo la sua testa che si trovava esattamente davanti alla faccia di Alice. Mentre la Regina sbraitava di tagliare la testa alla ragazza e il Bian Coniglio cercava una lama abbastanza grande per farlo, il gatto demoniaco le parlò con la sua voce grottesca.

“E’ ora di tornare a casa ragazzina. Dovevi salvare questo mondo dalla pazzia pazza e malvagia della Regina di Cuori ma non ci sei… – A quel punto si udì uno “splat” per errore Alice aveva calpestato la Regina Licia uccidendola sul colpo e staccandole la testa, Mad Dog quindi, sorpreso continuò – Uhm penso che anche così vada bene… è ora di tornare alla tua Londra! Dormi ragazzina, dormi!” Tutto intorno a lei si fece oscuro e confuso e ben presto cascò di nuovo nell’oscurità oleosa per poi svegliarsi, senza poter capire quanto tempo fosse passato, nel cimitero di Highgate in cui si era rifugiata per sfuggire al suo futuro marito. Era cascata in una buca, ecco cos’era successo, inoltre con il suo peso aveva ucciso anche quel coniglio bianco che aveva visto prima di svenire. Mezza intontita decise di tornare a casa e pensò che alla fine forse non era così male sposare l’Ambasciatore della Savoia. La ragazza anzi era pure contenta, aveva voglia di sposarsi e vivere una vita felice e normale. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo, come sarebbe andata avanti la sua vita perché una carrozza la prese in pieno uccidendola sul colpo. L’occupante della carrozza, l’Ambasciatore del Gran Ducato di Toscana dal ritorno dal party a corte del Re Sara, non si accorse di nulla come al solito anche perché era ancora sconvolto dalla notizia della tragica morte dell’Ambasciatore della Savoia. Tanabrus si chiedeva:

“Chi mi porterà adesso la famosa grappa di Savoia?”

Così cari miei finisce questo racconto di Natale! Chissà se indovinate quale sarà il libro che verrà parodiato l’anno prossimo! Comunque spero che anche voi abbiate gustato una cena succulenta per la Vigilia come ho fatto io e vi stiate apprestando a digerire il cibo del Pranzo di Natale. Con tutto il quore vi auguro Buon Feste, spero che abbiate ricevuto quello che volevate, nel caso lamentatevi con chi vi ha fatto i regali scrausi… MUAHAHAHAHAHAHAHHH”*

*Questo è il Mad Dog del Natale Futuro che vi parla. Si spera che l’anno prossimo il mio padrone non faccia lo scansafatiche come quest’anno e che scriva una parodia nuova e non faccia un nuovo “remake”.




The End


Erano passati venti anni dalla distruzione di Milano e dell’Italia del Nord. Venti anni da quando la guerra nucleare aveva portato la devastazione di buona parte dell’Europa, dell’Asia e degli Stati Uniti. Uno dei pochi luoghi, nel Vecchio Continente, in cui c’era una parvenza di normalità era il Regno della Regina Francesca Dani che comprendeva parte dell’Italia Centrale e dell’Italia Meridionale. La Regina era nota per le sue grandi competenze in materia di luoghi abbandonati e radioattivi, ed era diventata rapidamente la leader di quello che rimaneva dell’Italia. Adesso la Regina si trovava nel luogo dove era iniziato tutto. Schermata con le migliori e più moderne tecnologie adattate dopo venti anni di convivenza forzata con la devastazione nucleare. Tramite la visiera del suo casco la Regina Dani vedeva quello che aveva causato tutti i loro problemi e l’unica cosa che rimaneva in quel luogo ora impervio e devastato. Un demone brutto e contorto, cristallizzato dalla forza dell’esplosione atomica nell’ultima posa che era riuscito ad assumere. Un bel dito medio! La Regina fece l’unica cosa che poteva fare in questo caso. Diede un calcio nella palle al demone cornuto il cui corpo si frantumò in tanti pezzettini che poi si ricomposero facendo tornare il demone alla normalità.

“Vent’anni in quella posa stupida! Dovevo scegliere di meglio!” disse il demone che aveva ancora la bocca impastata da anni di polvere radioattiva.

“Adesso che ti ho liberato, poni rimedio a questo problema che hai causato!” disse la Regina il cui tono non ammetteva repliche.

Il demone cornuto non se lo fece ripetere due volte. Voleva salvare il suo amico Borgo, doveva farlo! Sennò chi avrebbe potuto tornare a tormentare l’anno successivo per il racconto di Natale? Mad Dog tornò indietro nel tempo ed evitò tutto. Come probabilmente sapete da Avengers Endgame questo però non impedirà che esista una realtà alternativa in cui a causa di Mad Dog e di Borgo, c’è l’apocalisse nucleare. Quella realtà esiste ancora. Sono cose che capitano ma quando si scrivono dei racconti di Natale!

Protagonisti

Alice: Chiara Strazzu

Il Bian Coniglio: Borgo

Lo Stregatto: Mad Dog

La Regina di Cuori: Licia Troisi

Il Re di Cuori: Francesco Falconi

Il Fante di Cuori: Sergio

Il Duca: Fabrizio Furchì

Il Brucaliffo: Luca Volpino

Il Topo: Zerov

Il Dodo: Masa

Il Pappagallo: Livio

L’Aquila: Camilla

Il Papero: Andrea

PincoJulia: Julia

PancoSonia: Sonia

Il Cappellaio Matto: Ivano

La Lepre Marzolina: Linda

Il Ghiro: Rachele

Humpty Dumpty: Daniela

La Finta Tartaruga: Pamela

Il Grifone: Odry

La Lucertola: Federica Venefica

La Paladina Bianca: Ciane Nemo

La Regina Nera: Arianna

La Regina Bianca: Lilletta

La Giurata: Simona

Il Tricheco: Luca Tarenzi

La Carpentiera: Aislinn

L’Ambasciatore della Savoia: Valberici

L’Ambasciatore del Gran Ducato di Toscana: Tanabrus

Sara il Re d’Inghilterra: Sara

Mario Pasqualotto: Se stesso

L’Imperatore di Oz: ?


Special Guest Star

Borgo nella parte di se stesso

Francesca Dani nella parte della Regina Francesca Dani

Sogni di un nano in cerca di birra

Si risvegliò pronto alla pugna mettendo mano alla spada che aveva preso in “prestito” alla mezzelfa che aveva ucciso il giorno prima. Non c’era niente di minaccioso dentro la grotta dove si era rifugiato. Fuori solo desolazione innevata. Aveva fatto uno strano sogno in cui faceva parte di un male assorto gruppo di avventurieri. Erano tutti morti malamente compiendo una missione suicida ma per lui, almeno, era stata la tanto agognata morte definitiva. Decisamente un bel sogno. Peccato che la sua mente lo aveva ingannato, come faceva spesso. Era ancora vivo anche dopo che il suo compagno Darulf gli aveva mozzato la testa con una arma magica di grandissima potenza. Ci era voluto un po’ più tempo per risorgere, questa volta, ma da quando era tornato in vita aveva subito incessanti attacchi da parte dei guerrieri di Drago Nero. Ormai quel demonio controllava il suo vecchio regno, Rugniland, e si apprestava a schiacciare gli ultimi reami ancora liberi dalla sua influenza. Inoltre Lodder, Zuc, Fingerfood e gli altri erano scomparsi. Il nano aveva quindi deciso di avventurarsi verso nord per cercare il portale dimensionale della valle di Prawncouch e sperare di scappare da Quarim. Frammenti dello strano sogno ancora rimanevano nella sua mente. Era come aver vissuto un’altra vita e forse era davvero così, forse aveva sperimentato la vita di un altro Rugni. Non sarebbe stata la prima volta che accadeva. Infatti, come gli aveva detto una volta il lich Lodder nella sua tipica voce cadaverica, la particolare maledizione di Rugni lo rendeva particolare suscettibile ad esperienze extraplanari. Il nano, in realtà, non aveva capito poi molto di quel discorso solo che certe volte poteva fare strani sogni o incontrare altre versioni di se stesso o  ancora avere un fantasma come coinquilino del suo corpo.  Nella sua lunghissima vita gli erano capitate cose ancora ben più strane. Un nome del sogno gli era rimasto in mente “Seitar”. Chissà chi era o che cos’era. Probabilmente qualcosa da mangiare. Questo gli ricordò che aveva fame. Era praticamente immortale ma aveva ancora dei bisogni primari. Si chiese se era avanzata un po’ di quella mezzelfa. Non gli piacevano i mezzelfi ma aveva scoperto che avevano decisamente un buon sapore. Si guardò intorno. C’erano i cadaveri del gruppo di avventurieri che l’aveva attaccato la sera prima. Una sola mezzelfa e gli altri erano tutti umani, tutti molto saporiti. Drago Nero doveva essere proprio alle strette per mandargli contro combattenti così scarsi! Dopo aver acceso un fuoco con esca e acciarino e aver mangiato ancora un po’ di carne di mezzelfa decise  di continuare il suo viaggio. La sua birra era stranamente finita, aveva una sacca che in realtà era un buco nero portatile, ed uno dei suoi maghi di corte ci aveva messo dentro infinite otri di birra nanica. In teoria era impossibile far finire la sua birra ma Rugni non era un mago e non sapeva cosa fosse successo. Mentre si incamminava nel sentiero congelato aveva già voglia di birra, e questo era normale, ma aveva anche voglia, e questo era strano, di carne di caprone…

 

In un’altra realtà, un altro Rugni era condannato per l’eternità ad una vita di eterno dolore dentro una spada maledetta. Il nano non era il solo, c’erano anche il druido Magnus, il mezzelfo Alistair, il chierico Sigward insieme a molti altri. Forse c’era anche l’Empio da qualche parte in quel marasma di anime. Mentre le purpuree fiamme lo avvolgevano riuscì a prendere un’altra otre di birra nanica dalla sua sacca che era un buco nero portatile. La sua birra doveva essere già finita da tempo, non metteva otri di birra dentro la sacca da mesi, ma stranamente apparivano dal nulla ma Rugni non era un mago e finché ci fosse stata la birra per lui andava bene. Anche questa vita gli andava bene, si c’era il dolore eterno ma non aveva più fame, era immobilizzato e non doveva più pensare a niente. Ed aveva la birra.

“Com’è possibile che hai della birra pure in questo luogo?” chiese il mezzelfo tra gli spasmi del dolore.

“La mia sacca è un buco nero portatile e stranamente appaiono otri di birra dentro!” esclamò il nano compiaciuto.

“Hai un buco nero portatile?! Ci saremmo potuto salvare! Maledetto nano, se non fossi già morto ti ammazzerei io!” urlò Alistair mentre altre fiamme divoravano i loro corpi.

Magnus guardò stoicamente il nano e la mezzelfa, poi esclamò:

“Rugni potrei avere un po’ della tua birra?”

The End

Il racconto mi è venuto in mente dopo la giocata di ruolo organizzata da Ivano nel gruppo Gainsworth Club: Fantasy & Avventura​. Accorrete numerosi per giocate, challenge di scrittura e altre pazze avventure!

 

Il Racconto di Natale di Mad Dog: La Mummia

MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH è arrivato ormai quel periodo dell’anno miei cari lettori e mie fedelissime lettrici. Quel periodo in cui fate finta di essere più buoni, vi rimpinzate di cibo e vi fate regali brutti a vicenda. Ed è anche il periodo per il mio classico racconto di Natale anche se ormai è appurato che nessuno legge più i blog, che internet è tutto sui social network, che la vostra Unione Europea adesso metterà un bavaglio al web. Quindi prima che vi mettano anche il famoso microchip per controllarvi mentalmente (servisse quello, già lo fanno senza problemi), passiamo al racconto di Natale di quest’anno… (vedete sono diventato più bravo ho evitato la stantia battuta di scrivere “ano” al posto di “anno”!).

Il Racconto di Natale di Mad Dog: La Mummia

Piccola premessa non c’è stato spazio per tutti quest’anno perché Impo è un coglione come sempre e ha scelto qualcosa da parodiare che ha pochi personaggi. Quindi mi dispiace Odry e Pam sarà per l’anno prossimo. Forse… quindi iniziamo!

Ma dove mi trovo? No! Di nuovo la stanza bianca degli avvocati cloni no eh! Davanti a me, Mad Dog, c’erano di nuovo centinaia di avvocati tutti uguali, solo con completi di un colore legger diverso l’uno dall’altro. Erano l’emanazione dell’Avvocatura Centrale Globale, un’organizzazione che rappresentava i suoi clienti in tutte le realtà. Se vi ricordate già ci siamo imbattuti in loro in passato.

“Siamo i Gianfranceschi Avvocati Uniti di tutte le realtà. Mad Dog ti avvisiamo pendono molte accuse nei tuoi confronti e non potrai scansarle per sempre! Costituisciti e ti faremo dare la buona condotta!”

“Ma e poi mai fessi!” urlò il demone scomparendo e facendo il gesto dell’ombrello. 

Questa è la storia di un tempo lontanissimo. Il tempo dei miti e delle leggende. Gli antichi dei erano crudeli e meschini…. ah no scusate, dalla regia mi dicono che ho sbagliato… ma come questo racconto non è ambientato a Tebe in Grecia? …Come sarebbe a dire che c’era anche una Tebe in Egitto? E’ assurdo! Sarebbe come avere varie Galizie in giro per l’Europa o avere una vecchia e nuova Scozia! Quindi ci troviamo a Tebe capitale di Grecia Egitto nel 1290 a.c. (grazie Wikipedia) sotto il regno del faraone Seti I. Ora dovete sapere che all’epoca l’Alto Sacerdote era un tale chiamato Furchèp… ed era… celiaco. Ah. Queste battute stanno stancando anche me, sempre uguali anno dopo anno! Sono davvero stantie come un… [inserire categoria umana odiata dal lettore], pure i nomi che usa Impo sono stupidi come [inserire altra categoria umana odiata dal lettore] e come [inserire altra categoria umana odiata dal lettore]. Sapete perché uso [inserire altra categoria umana odiata dal lettore] invece di scrivere una categoria a caso come i [inserire altra categoria umana odiata dal lettore]? Perché così evito problemi cioè ormai devo stare attento pure io quando parlo, sennò i [inserire altra categoria umana odiata dal lettore], i [inserire altra categoria umana odiata dal lettore], i [inserire altra categoria umana odiata dal lettore]  e per non parlare di quelli che sono proprio terribili dico i [inserire altra categoria umana odiata dal lettore] mi fanno il culo. Ed è tutta colpa dei [inserire altra categoria umana odiata dal lettore]! Bene mie cari lettori abbiamo finito anche con questa battuta che secondo il mio padrone è divertente, per me fa schifo, però lui mi obbliga a scriverla! Ma ho già contattato Valberici il rappresentate sindacale del Movimento Autonomo Demoni Disorganizzati Osannati Gaudenti o anche in breve M.A.D. D.O.G. che ho personalmente fondato ieri. Spero mi contatti al più presto, per sconfiggere insieme il mio malvagio padrone! Così potrò tornare a mangiare [inserire altra categoria umana odiata dal lettore], che è meglio! Dopo questa grande digressione e mi scuso ma il racconto di Impo quest’anno fa sabbia da tutte le parti! AHAHAHAHAHAHAH Avete capito? Sabbia non acqua! Perché siamo in Egitto! Si che queste sono battute! Dicevo prima ecco c’è questo sacerdote chiamato Imothep Furchèp che si ritrova mummificato vivo in un sarcofago ad Hamunaptra, la Città dei Morti. E come è successo? Beh perché aveva ucciso il faraone Seti I e aveva osato giacere con la concubina preferita del faraone Anck-Su-Namun. Insomma il film The Mummy l’avete visto vero? No, non quello con Tom Cruise, l’altro quello bello! Beh se avete visto il film non c’è bisogno che continui che bisogna tagliare tagliare tagliare che poi il racconto viene lungo e non lo legge nessuno.

THE END

Scherzo! Ora ci spostiamo di qualche millennio in avanti ma rimaniamo sempre in Egitto. Siamo a Il Cairo e l’anno, per essere precisi, è il 1923. Incontriamo due personaggi, l’imbranata ma adorabile appassionata di egittologia e gatti dal nome di Evelyn Star chiamata da tutti Lilletta e suo fratello Jonathan Borgo Star. Borgo era noto soprattutto per gli occhiali più stilosi di tutte le colonie inglesi, per essere un pessimo giocatore di poker e un pessimo bugiardo. I due si trovavano ad Hamunaptra, la mitica Città dei morti, scoperta grazie Kanon O’Connell, un uomo a cui Borgo aveva rubato un’antica mappa che mostrava come arrivare in questa mitica città.  Si ho tagliato il pezzo della prigione e della nave. Ho tagliato pure il pezzo iniziale della battaglia delle legione contro i beduini ad Hamunaptra ma quello me lo sono proprio scordato! Kanon O’Connell, un uomo tutto di un pezzo, quasi come un Lego, un uomo forgiato dal fuoco di mille battaglie… ah no quella era Xena. Comunque tanto sapete già che c’era un altro gruppo di avventurieri che era arrivato nello stesso momento nella Città dei Morti. Era formato da tre americani e dalla loro guida egiziana. Il primo da menzionare è sicuramente l’eclittico Baronson, dalla folta barba nera e dai modi spicci e diretti poi c’era Gambarns, famoso archeologo e studioso di storia antica ed infine Datzori che proveniva dalle Hawaii (che lo sanno tutti sono un po’ la Sardegna degli Stati Uniti) ed era un bravissimo traduttore dell’antica lingua egizia. La loro guida, che molti anni prima era stata, ma solamente in sogno, ad Hamunaptra era una giovane donna egiziana chiamata Allaysia Tarwisi. Oltre a sognare di antiche città piene di mummie, le sue notti erano piene anche di draghi, nani, coboldi… insomma mangiava sempre molto pesante a cena! Si, ho capito. Siete davvero degli scassacazzi. Sto facendo quello Show don’t hotel che vi fa tanto schifo. Però io non capisco cosa abbiate contro gli hotel, davvero! Siete al soldo della lobby dei B&B per caso? Comunque dove eravamo arrivati… si! Era stata una giornata molto fruttuosa per tutti, Evelyn aveva trovato il sarcofago con la mummia del nostro titolo mentre l’altro gruppo aveva trovato dei vasi canopi e il Libro dei Morti! No, non il Necronomicon. No, non Cinquanta Sfumature, quello ti fa morire il cervello… no, io parlo del libro egizio che fa risvegliare i morti! Questo particolare libro si trovava in uno scomparto segreto ed era stato estratto dagli americani e dalla guida con sprezzo del pericolo. Infatti come era ben scritto nei geroglifici chiunque avesse osato aprire lo scomparto se ne sarebbe pentito amaramente! La giornata adesso volgeva al termine e dopo aver scacciato nuovamente i beduini che li stavano attaccando incessantemente da giorni, tutti gozzovigliarono un po’ troppo. Approfittando del trambusto Evelyn prese “in prestito” il Libro dei Morti dagli americani e lesse le parole fatali che fecero risorgere la Mummia:

“Klaatu barada nikto!”

In quel momento una tempesta di sabbia avvolse il sito della città defunta e costrinse tutti a rifugiarsi dentro i sotterranei. Si pure l’assalto delle locuste, degli scarafaggi, delle cavallette, delle manguste e dei porcellini d’india contribuì al fuggi fuggi generale. Il povero Gambarns, separato dagli altri, fu il primo che incontro la mummia.

“Mio Dio, quanto sei brutto!” disse lo studioso americano.

“Non capisco cosa dici, parli una lingua strana. Ma mi sai indicare l’uscita?”

“No, vai via! vai via!”

“Stai calmo. Mi sono risvegliato dopo secoli, sono un po’ confuso. Vado via…” disse la mummia.

Gambarns pensò quindi di essersi salvato ma poi il suo urlo, l’ultimo che fece, agghiacciante veramente risuonò per tutto il luogo.

Intanto la mummia stava ancora cercando una via d’uscita e incontrò due strani tipi. Lui aveva dei pantaloncini corti color cachi, una maglietta di Star Wars, una barbetta sparsa e un casco in stile coloniale. Lei era uguale al tredicesimo dottore, sia come abbigliamento che come aspetto.

“Gentile signore” chiese l’uomo che si chiamava Sergio “mi sa dire dove si trova la famosa esposizione di resti di dinosauri che si trova ad Hamunaptra?”

“Sempre dinosauri. Che palle. Io voglio mangiare la famosa torta di riso del Cairo!” esclamò quindi la donna che si chiamava Simona.

“Penso di sapere dove mi trovo adesso. Si, prendete il secondo corridoio a destra andando avanti qui e troverete quel che rimane della mostra…” esclamò la Mummia dando indicazioni come un bravo cittadino dovrebbe fare. Quando Furchép si fu allontanato con il suo tipico passo strascicato da mummia celiaca Simona disse:

“Mi chiedo che dieta faccia per essere così in forma!”

Intanto gli altri avevano trovato un corpo disseccato, la cui visione era davvero spaventosa.

“Il povero Gambarns, sembra sia stato completamente spolpato vivo!” esclamò Datzori.

Senza farselo ripetere due volte, tutti scapparono fuori dai sotterranei e si trovano circondati dai beduini e dal loro capo Tanabrus Bay. Quest’uomo dall’aroma di caffè, dai tipici tratti lucchesi e dagli strani tatuaggi sulle guance con scritto “Lucca Comics” usanza del suo popolo, così parlo:

“La mummia è scomparsa. Si ciberà di chi ha aperto lo scomparto con i vasi canopi. Diventerà sempre più forte ed inarrestabile! Avete scatenato una maledizione su tutti noi! Andate via qui ci pensiamo noi…”

Non se lo fecero ripetere due volte e presto si ritrovarono tutti a il Cairo, indecisi sul da farsi.

“Dobbiamo trovare il Libro dei Morti, l’ha preso Allaysia Tarwisi! Con quello possiamo sconfiggere la mummia sicuramente!” disse Lilletta.

“E’ tornata nella sua casa al quartiere Pandora. Andate!” esclamò quindi Baronson che continuò dicendo “Io rimarrò qui a difendere il forte inglese bevendo della buona grappa fatta dal vecchio caporale Winstorici!”

Intanto anche Furchép aveva raggiunto i sobborghi di Il Cairo, aveva trovato un vecchio accappatoio marrone e con quello si poteva aggirare furtivo per la città. Comunque aveva già recuperato il suo vecchio aspetto. Si trovava nel quartiere dei mercanti, c’erano molte bancarelle ed erano in vendita le cose più svariate. Fu attirato da un banco soprattutto, la donna che lo gestiva vendeva degli strani manoscritti. Questa venditrice aveva degli occhi molto espressivi, si capiva benissimo che adorava il suo lavoro… qualunque esso fosse. Appena la Mummia si avvicinò al banco, venne aggredito dall’esplosione di entusiasmo della donna.

“Mi chiamo Alice Chimera e vendo manoscritti che ho scritto personalmente. Questo è un dizionario egizio antico – inglese, in caso una mummia dell’antico Egitto si risvegliasse adesso ed avesse bisogno di un corso rapido per imparare la lingua più importante del mondo!” disse la venditrice porgendo il tomo a Furchèp.

La Mummia appena l’ebbe preso in mano, lo lesse in meno di un secondo. Questo non grazie alle sue doti da mostro ma in quanto fa bene allo scorrere del racconto.

“Grazie gentile signora.” disse quello che una volta era l’alto sacerdote di Tebe e continuò: “Il mio dono per lei, un monile d’oro che spero copra il prezzo del libro che ho appena letto.”

Così dicendo la Mummia se ne andò, lasciando stranamente incolume la donna. Per poco.

“Ah, sei tu! Mi avevi spaventato per un attimo. Ho fatto già uno strano incontro oggi… Hai fame? Ma… almeno fammi cucinare da mio marito! Non mangiarmi cruda!”

Però le sue suppliche, gnam, furono vane. Burp. E così anche la povera Alice Chimera cadde vittima della Mummia!

Poco più avanti il malvaggissimo Furchép incontrò un essere temibile che lo accecò biecamente! Il nostro protagonista aveva incontrato infatti il temutissimo fotografo d’avanguardia Tiziano de Tizianis che stava sperimentando con il flash della macchina fotografica che aveva creato lui stesso. 

“I miei occhi! Sono cieco! Perché Ra mi ha voluto punire così! Ah ma sto tornando a vedere! Miracolo!”

“Anatra alla pechinese!” esclamò lo strano e sadico fotografo che aveva una barba talmente lunga da far invidia a quella di Babbo Natale. Partì un’altra foto e un’altra sequela di preghiere e invocazioni dalla povera Mummia.

“Ahò ti vuoi togliere che mi rovini queste splendide foto! Che non hanno nemmeno ancora inventato Instagramma e non so dove condividerle! Me tapino!” 

Furchép era già scappato via da questo mago potentissimo che accecava con la sua sola voce. Il fotografo invece fece una brutta fine invece perché l’essere che aveva mangiato Alice si stava avvicinando… cazzo sono cieco! Non vedo più niente! Ah che fine ignobile per Mad Dog! Miracolo! Ci vedo nuovamente. Per un attimo ho pensato che i cattolici avessero ragione! Stranamente Tiziano de Tizianis era scomparso… 

Nel frattempo i nostri eroi avevano già trovato Allaysia Tarwisi, nella sua casa. Ho dovrei scrivere avevano trovato i suoi resti. Infatti anche l’egittologa era stata prosciugata di ogni essenza vitale e il libro dei morti era scomparso! (C’è un errore nella frase precedente, vediamo se lo trovabbino!) Mentre correvano ad uscire si scontrano con qualcuno e lo mandarono zampe all’aria. Quel qualcuno era proprio la Mummia! Che si, era uno dei mostri più forti che siano mai esistiti ma era ancora molto magro.

“E’ la Mummia!” esclamò Borgo che per come correva sembrava essere diventato Bolt.

“Non vi preoccupate, non sono malvagio. E’ tutto un grande fraintendimento…”

Ma Furchép non riuscì continuare perché tutta la città venne solcata da delle meteore. Ahò avevo mangiato e dovevo pur spurgare in qualche modo! Nel trambusto generale, Datzori si trovò da solo in un vicolo. Qualcuno si avvicinava.

“Sei tu che hai preso il libro!” ma non riuscì a dire altro.

L’urlo dell’uomo venne soffocato da un ruggito dem… mummiesco. Si da un ruggito di una mummia, mica da quello di un demone!

“Baronson! Baronson! Sono tutti morti!” esclamò Kanon entrando nel bar del forte inglese seguito da Lilletta e Borgo. Baronson non riuscì a dare una risposta, perché anche lui era un cadavere rinsecchito.

“Winstorici ma non ti sei accorto di nulla?” quindi gli chiesero i tre insieme.

“Di cosa? Hic!” disse l’uomo che era l’ultimo rimasto di una delle prime pattuglie aeree di sua maestà. Tutti gli altri suoi compagni erano morti durante la Grande Guerra. Lui ci aveva rimesso solo un occhio, gli altri ben di più. Ma non era per questo che si ubriacava, quello lo faceva pure prima!

“La Mummia si sta recando alla Città dei Morti, così ora che ha il libro potrà compiere il suo empio rituale e governare il mondo!” disse il deus ex machina cioè Tanabrus apparso dal nulla.

“Ci serve un mezzo di trasporto veloce per arrivare lì. Winstorici che ne dici di fare un’ultima missione per salvare nuovamente il mondo dal male? Però questa volta è una mummia egizia e non dei tedeschi!”

“Caro il mio Kanon, mi ha convinto! Anche se forse è la grappa a parlare! Andiamo la mia aeromobile. Te e la signorina viaggerete dietro. Quello con le strane scritte in faccia sull’ala sinistra, quello con il nasone sull’ala destra, il tipo incappucciato che sembra una mummia sulla coda! Andiamo! Nessuno ci abbatterà!”

Dopo un pauroso incidente 

“Siamo tutti vivi! Miracolo!” esclamò Borgo

“Da questo impariamo che non è saggio bere venti litri di grappa prima di mettersi a pilotare un’aereo!” fu il commento di Tanabrus.

“No, guardate il povero Winstorici, è morto sul colpo! Certo che ci vuole fortuna e abilità per colpire l’unica zona di sabbie mobili di tutto il Sahara!” disse Lilletta

“Addio vecchio mio, riposa in pace!” fu il saluto di Kanon.

“Ragazzi, sono ancora vivo, liberatemi! …Argh che morte orribile!” furono le ultime parole di Winstorici.

“Presto andiamo, siamo ormai vicini ad Hamunaptra!” disse invece la mummia.

“Strano che non è esploso, con tutta quella grappa che si è bevuto!” disse Borgo. E Borgo ha sempre ragione. Una immane esplosione si scatenò alle spalle dei nostri avventurieri che quindi camminarono in slow motion come nei migliori film action. 

Comunque nessuno di loro si era minimamente accorto che il loro nemico era tra di loro. Questo vi dovrebbe far pensare qualcosa! Intanto nella Città dei Morti qualcuno stava per far risorgere (aspettate che faccio copia e incolla) Anck-Su-Namun. Quel qualcuno forse l’avete capito cari lettori e cari lettrici… sono io Mad Dog! E forse vi giungerà nuova la notizia che sono stato io a mangiare tutte quelle persone durante il racconto… ahò avevo fame! E perché secondo voi voglio far risorgere questa gnocca tatuata? Ma perché ho appena perso una delle mogli che ho amato di più e, da maschilista quale sono, devo pur sostituirla con qualcuno no? Mentre stavo preparando il cadavere della mia amata antica egizia con l’aiuto di qualche mummia, gli altri insieme alla mummia erano quasi arrivati ai sotterranei della città. E qui fecero uno strano incontro.

“Maremma maiala!” esordì l’uomo. Era mezzo nudo, aveva solo degli strani boxer colorati, era atletico ed aveva uno strano tatuaggio su di un braccio.

“Fino ad un secondo fa ero a Cuba a bere un cuba libre in spiaggia ed adesso mi trovo in pieno deserto in Egitto! Questa è opera di Mad Dog me lo sento. La pagherai cara questa volta becco di un citrullo di demone! Giuro sul mio nome, Francesco Falconi, che la prossima volta che ci incontriamo ti ammazzo!”

Furchép e gli altri umani lasciarono stare quello strano individuo ed entrarono velocemente nei sotterranei della Città dei Morti. Si addentrarono nei vari cunicoli e corridoi per arrivare alla sala principale dove io, il demone cornuto, Mad Dog avevo fatto tornare in vita Anck-Su-Namun. La scena era alquanto vomitevole… per loro. Ero in astinenza da cinque minuti e mi piace la necrofilia. Quindi si mi stavo sbattendo Anck-Su-Namun ancora tutta mummificata davanti agli occhi esterrefatti degli altri!

“Mie mummie uccideteli mentre io finisco qui! Ma lasciate in vita la donna fungerà da nuovo corpo per la mia adorata!” disse il possente e super dotato Mad Dog.

“Quello è il demonio che mi ha incolpato della morte del faraone e mi ha fatto mummificare vivo!” esclamò pieno di rabbia Furchép dopo aver vomitato la cena di 2000 anni prima. 

“Ah davvero? Ma per caso sai dov’è la Mummia?” chiese Evelyn

“E’ evidente che questo Mad Dog è la Mummia!” rispose Kanon

“L’unico modo di uccidere questa Mummia demone è di usare il libro dei morti dobbiamo prenderlo. Tu Evelyn sei l’unica che possa leggerlo!” esclamò Tanabrus.

Nessuno si era accorto ma Borgo era scomparso. Lui aveva approfittato del trambusto per sgraffignare qualche cimelio d’oro che si trovava nella camera del tesoro. Nel mentre un Tanabrus armato fino a denti distruggeva mummie sparando con il suo fucile caricato a chicchi di caffè, Kanon invece usava il suo particolare Karate di Mazinga per stendere gli avversari. Anche Lilletta si difendeva bene essendo abituata a tirare fuori suo fratello continuamente dai guai. Nessuna mummia poi poteva riuscire a fermare la Mummia che era incazzatissima e riuscì a farsi largo fino al mega-iper-sexy Mad Dog. Che con una eruttazione, in tutti i sensi, di piacere finì l’orgiastico amplesso e proprio in quel momento si accorse che c’era qualcosa che non andava. Infatti Furchèp aveva preso il Libro dei Morti e lo stava leggendo:

“Klaatu barada nikto Anck-Su-Namun!” esclamò

E così come era tornata in vita la bella egizia tornò ad essere defunta. 

“Ora tocca a te demone! Klaatu barada nikto!” disse quindi Furchèp indicando il demone.

“Bastardi! Non mi avrete mai e morirete qui! MUAHAHAHAHAHAH!” e quindi il bel Mad Dog scomparve in una zaffata di zolfo ma prima azionò un meccanismo per far sprofondare l’intera città nelle sabbie dell’Egitto. 

“Andiamo via di qui!” disse quindi Kanon mentre si sentiva un rumore cupo provenire da tutto intorno. All’uscita i quattro nostri eroi trovarono ad attenderli Borgo che aveva riempito di sacche piene d’oro e gioielli cinque cammelli che aveva trovato lì per caso. Così mentre Hamunaptra sprofondava nelle sabbie del deserto i nostri avventurieri (più la Mummia) si trovarono più ricchi di prima. Ed anche Mad Dog il più sexy demone di tutte le realtà si trovò… cazzo ma dove mi trovo? E’ tutto buio qui mi ero teletrasportato via ma… argh! Che luce accecante! Se è quel fotografo me lo mangio questa volta!

Invece Mad Dog si trovò davanti due ragazze che gli sembrava di conoscere vagamente. Una era una principessa di porcellana dai tipici tratti filippini e mauriziani, l’altra era bambola di pezza, molto pallida, che si stava aggiustando, cucendosi, una delle sue braccia. 

“Ma io non sono più la voce narrante del racconto! Cosa sta succedendo?” esclamò Mad Dog che, solo ora, si accorse di essere incatenato con catene magiche ad una sedia. 

“Sono anni che ti cerchiamo…” disse la bambola di pezza che si chiamava Pamela.

“Ci hai escluse dal racconto del Mago di Oz anni fa e non ti abbiamo mai perdonato!” esclamò quindi la Principessa di porcellana che si chiamava Odry

“Io sono immortale belle pupe! Niente mi può uccidere!” disse quindi ridendo il demone cornuto. 

“Ma adesso sei vulnerabile grazie all’incantesimo che ti ha lanciato la Mummia!” la voce di Pamela trasudava vendetta.

“Abbiamo colto la palla al balzo e non siamo le uniche ad avercela con te!” disse Odry.

La porta della piccola stanza dove si trovava il demone con le sue carceriere si aprì di colpo ed entrò un personaggio che abbiamo già visto in questo racconto ed aveva in mano un famoso falcetto.

“Il falcetto di Crono, no! Mi volete evirare! Aiuto!” urlò di paura Mad Dog.

L’uomo appena entrato, il famoso scrittore Francesco Falconi, invece di castrarlo gli lanciò il falcetto. 

“Becco di un demone cornuto, così ci pensi due volte a rovinarmi le vacanze!” 

“Ah hai fatto cilecca Falco mica mi hai colpito!” disse Mad Dog che poi guardò il sangue che copioso usciva dal suo petto.

“Almeno non mi hanno tagliato i membri!” e queste furono le ultime parole del demone cornuto…

 

Che si risvegliò in una luogo oscuro, rischiarato da delle fiamme purpuree. Insomma il demone era a casa negli Inferi. 

“Ah, era tutto un sogno certo!” disse sollevato Mad Dog,

“No.” fu la sola risposta che ebbe da una delle due figure che si trovavano davanti a lui. Quello che aveva parlato era Baron Samedi, completo di cappello, trench e bastone riparato con la santa attack. La sua compagna era sua moglie Maman Brigitte con il suo ombrellino di pizzo nero e dei fiori che adornavano la sua capigliatura. Entrambi avevano una faccia a dir poco cadaverica.

Aislinn e Luca Tarenzi vi riconosco anche sotto tutto quel trucco! Ah che bello scherzo che mi avete fatto!” esclamò quindi il demone ribelle. 

“Nessuno scherzo Fache Chen.” disse algida la bellissima Maman Brigitte dai lunghi capelli castani.  

“Abbiamo preso l’aspetto di chi conosci per facilitare il tuo trapasso nel regno dei morti.” Anche la voce di Baron Samedi era… ghiacciata. 

“Io sono immortale!” urlò quindi il demone cornuto impaurito per la prima volta da quando era iniziato questo racconto.

“Col volgere di strani eoni, Fache Chen…” disse Maman Brigitte.

“Anche la morte può morire.” completo per lei Baron Samedi.

“No! No! Io sono una eggregora! L’ha detto Dimitri! Non posso morire! Impo non lo farebbe mai!” 

“Sei stato molto cattivo Fache Chen… è ora che tu paghi per i tuoi peccati.” la voce di Baron Samedi era sempre fredda e senza sentimenti.

“Per tutta l’eternità verrai squartato da chi hai mangiato o ucciso.” disse quindi Maman Brigitte prima di scomparire insieme al compagno. 

Il demone cornuto si trovò per poco tempo da solo poiché infatti si trovò circondato da tutti quelli che aveva mangiato ed ucciso nel corso della sua millenaria esistenza. In prima fila c’era la sua famiglia che Mad Dog aveva mangiato tutta poco dopo la sua nascita. C’erano molti dei suoi figli e molte delle sue mogli. In prima fila c’erano anche il fantasma della Regina Thirrin, l’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis e l’Angelo della Morte Liz la Nemesi che il demone aveva tradito varie volte. C’erano anche innumerevoli versioni di Valberici. C’erano così tante persone che avevano sgomberato tutta una landa degli Inferi per fare spazio a tutti. Il demone cornuto si mise a urlare, un urlo così devastante che incrinò le stesse rocce eterne degli Inferi, mentre questa folla di gente che lui aveva mangiato e ucciso si riversava contro di lui. Il primo che riuscì a colpirlo fu il famoso Stregone dell’Ovest, Francesco Falcon, che Mad Dog aveva tradito molti anni prima. Liz la Nemesi riuscì a strappagli un pezzo di intestino crasso, mentre la Regina Thirrin, invece, divelse un corno con l’aiuto dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana. Ben presto quel che rimaneva della testa di Mad Dog venne issata in alto da uno dei tanti Valberici. Poi tutto ricominciò da capo. 

Così si conclude questo racconto con il demone cornuto che viene squartato e squartato ancora per l’eternità all’Inferno. Un vero regalo di Natale per chi era stato divorato o ucciso da Mad Dog.

Il racconto qui  è concluso, soffiato via dal vento del deserto. Una porta si è chiusa ma un’altra si è aperta e dentro di essa ci potrebbe essere il prossimo racconto di Natale..*

The End

Personaggi ed interpreti

Mad Dog: Mad Dog

Furchèp: Fabrizio Furchì

Evelyn Star: Lilletta

Jonathan Star: Borgo

Kanon O’Connell: Kanon

Baronson: Adriano Barone

Gambarns: Livio Gambarini

Datorzi: Andrea Atzori

Allaysia Tarwisi: Licia Troisi

Tanabrus Bay: Tanabrus

Winstorici: Valberici

Baron Samedi: Luca Tarenzi

Maman Brigitte: Aislinn

Sergio – Turista per caso 1: Sergio

Simona – Turista per caso 2: Simona

Gianfranceschi Avvocati Uniti: Gianfrancesco

Turista di cuba: Francesco Falconi

La Principessa di porcellana: Odry

La Bambola di pezza: Pamela

Tiziano de Tizianis: Tiziano

Alice Chimera: Alice Chimera

Special Guest Star

La Regina Thirrin

Viola Vitalis

Liz Nemesi

 

*la frase in corsivo è una mia libera rivisitazione della frase finale della miniserie Children of Dune. 

Il racconto di Natale di Mad Dog: Il Ritorno del Natale in Casa Mad Dog

Ed eccoci finalmente come ogni anno al mio personalissimo direi maddoghiano racconto di Natale! Cosa succederà quest’anno? Sapeste! Non lo so nemmeno io! Sarà una sorpresa per tutti noi, ma iniziamo con la presentazione dell’assoluto protagonista di questo racconto. Si alzi il sipario, un grande applauso per Borgo! Si è lui il malcapitato di quest’anno, lo youtuber con il naso grande come il membro di un demone cornuto! Quindi molto grande! Il prode Borgo mi ha già pagato in dieci bellissime vergini per questo onore… …

 

Ma nessuno ci crede più a questa storia dei sacrifici umani e delle vergini! Nessuno mi hai mai regalato veramente della gente per mangiarla… perché in realtà io Mad Dog non esisto! E’ la dura realtà, non sono una egregore che non ho mai capito cosa sia ma sono solo il frutto malato di una mente malata di nerd sfigato! Sob sob… (per chi non l’avesse capito, si, io il demone cornuto sta piangendo!).

Ah. Scusate, anche i demoni hanno le crisi di mezza età. Ormai sono finiti i bei tempi in cui intervistavo scrittrici e cosplayers, in cui le gnocche facevano a gara per essere mie concubine., in cui riuscivo a scatenare flame epici! Sono passato di moda un po’ come Spinoza che stato soppiantato da Lercio. Il massimo che riesco a trovare per guadagnare il pane è qualche comparsata in campagne di D&D. Nessuno nemmeno commenta questo blog ormai, capisco i post del mio creatore che fanno schifo e sono noiosi, ma pure i miei. Lo so farò la fine di Nicholas Cage… ma torniamo dopo questa digressione al nostro racconto che inizia così…

 

Borgo si svegliò. Si trovava in luogo angusto e freddo che non riconosceva, un vero e proprio tugurio. Una cella, chiusa da una inferriata brutta e i cui muri trasudavano muffa e liquami. A prima vista poteva essere la camera di hotel che aveva preso quando era andato all’ultima Lucca Comics ma questa cella era decisamente meno umida di quella camera d’albergo. Il povero Borgo non sapeva come era possibile ma era finito, almeno da come parlavano gli altri detenuti, in una prigione francese. Inoltre il loro vestiario era alquanto antiquato. Si, so pure cosa significa antiquanisto. Non sono così illetterabile come pensate voi! Dopo la lauta colazione di vermi e pane (ahò son proteine!) i prigionieri ed un mesto Borgo vennero portati dalle guardie del carcere nel loro luogo di lavoro. Ed è qui che Borgo iniziò a capire che era proprio capitato nella merda. Infatti quel che vide davanti a sé era un galeone mezzo arenato su di un fianco in una specie di canale in un porto. Una bandiera francese giaceva su di un pennone spezzato in preda dei flutti marini. Una guardia dall’inconfondibile aspetto di Russell Crowe ma con degli occhi chiaramente demoniaci si mise proprio davanti al nostro protagonista e gli disse, cantando:

“Now Prisoner 24601, your time is up and your parole’s begun. You know what that means?”

“Che cazzo hai detto? Mi servono i subs di Italiansubs sennò non capisco niente quando canti!”

Ed i sottotitoli arrivarono. I carcerati e le guardie fuggirono via, in preda la panico. Borgo riuscì solo ad esclamare un “Merde!” prima che la parola “Now” lo schiacciasse insieme ad uno sbigottito Javert.

Quindi Borgo si risvegliò di nuovo, era ben stupito di essere ancora vivo ma si accorse presto che ora si trovava da un’altra parte ed era decisamente meglio rispetto alla Francia dei Miserabili. Infatti si trovava in una stanza, chiaramente di stile medievale, ma nel letto aveva le più belle gnocche modelle dell’internet che si possano immaginare e tutte nude pure! Si questa volta aveva svoltato, decisamente. Uscì dal letto indossando una comoda vestaglia di pelliccia d’orso che aveva a portato di mano e si mise a bere un vino davvero buono, un rosso corposo tipo un Nero d’Avola. Mentre stava sorseggiando il vino buttò l’occhio, per la prima volta, su di uno stemma che adornava la camera. Era il metalupo degli Stark. Borgo iniziò a tremare impercettibilmente ma non per il freddo. Si diresse, quindi, di volata ad una finestra e spalancò le ante di legno. Fuori c’era la maestosa Grande Inverno completamente innevata. Senza pensarci due volte il nostro protagonista si buttò dalla finestra, meglio questa fine che quella che viene riservata di solito agli Stark. Si aspettava che la caduta fosse lunga, infatti si trovava in uno dei torrioni del castello ma durò poco. Borgo Stark atterrò su qualcosa di sodo ma di vivo, qualcuno l’aveva acchiappato e l’aveva tratto in salvo. Quando vide la faccia del suo salvatore il povero Borgo non poté far altro che urlare con tutta la forza che aveva. Il suo salvatore disse soltanto:

“Mad Dog. Mad Dog.”

Borgo si risvegliò urlando nel suo letto. Quello che aveva fatto era solo un incubo davvero brutto ma pur sempre solo un incubo. Non era la realtà. Non era reale. Almeno era questo che si andava ripetendo nella testa perché davanti aveva Mad Dog in tutta la sua possanza e magniloquenza. Insomma il vostro adorato caro demone aveva una erezione che poteva arrivare fino al Nebraska.

“Adoro essere un patrono di tutte queste cosplayers gnocche!” esclamò il diavolo cornuto più cornuto della storia dei diavoli cornuti.

Borgo continuava ad urlare. Ecco, pensateci bene, sarebbe la stessa cosa che fareste voi se Mad Dog si presentasse davanti a voi, di notte con una erezione da far invidia a Rocco Siffredi!

“Mio caro Borgo, don’t worry, non ti mangio. Adesso almeno. Sono qui perché ti ho scelto come protagonista del racconto di Natale di quest’anno!”

“Che culo… ehm che fortunato che sono!”

“Si, sei proprio fortunato” disse Mad Dog che sembrava non essersi per niente accorto dell’esclamazione colorita del nostro protagonista.

“Quest’anno” disse il demone continuando a parlare “la parodia sarà del Signore degli Anelli e tu sarai Borgo Baggins!”

Ma Mad Dog non poté aggiungere altro perché sia lui che il suo malcapitato amic… conoscent… persona rapita, si ritrovarono in un luogo particolare, le cui pareti erano interamente bianche, di un bianco luminoso e quasi accecante che nemmeno si riusciva a vedere la fine di questa stanza immensa.

“La stanza dello spirito e del tempo!” escalmò Borgo estasiato ancora in pigiama.

“No, questa è l’Avvocatura Centrale Globale, da ora definita ACG, noi siamo gli Avvocati di tutto il creato!” disse un uomo comparso davanti ai due. Non era il solo. C’erano centinaia, anzi migliaia, di suoi cloni. Tutti vestiti uguali, con un completo gessato marrone così ci è sembrato alla televisione. Però questo marrone era di una leggera sfumatura diversa in ogni completo. Mad Dog riconobbe subito chi gli stava parlando. L’aveva mangiato nel racconto precedente, era l’avvocato! Il pizzetto, l’altezza, quell’aria da serial killer dell’est europa non mentivano.

“Ma io ti ho mangiato!”

“Ah, no, hai mangiato CYRl21. Uno dei nostri tanti fratelli. E per quello abbiamo delle accuse molto pensati per te, ma le faremo decadere perché siamo qui per un altro motivo. Non puoi usare il Signore degli Anelli o ogni altra opera collegata a Tolkien. Questione di diritti.”

“Ah ok. Allora faremo la parodia di Games of Thrones!” esclamò contento Mad Dog anche se Borgo non era molto felice. Aveva paura che gli sarebbe capitato di fare uno Stark!

“No, non potete. Noi tuteliamo i diritti anche di Game of Thrones…” disse ancora l’avvocato in maniera assai compita.

“Allora quale franchise potrò sfruttare?” si chiese Mad Dog

“Noi tuteliamo i seguenti franchise e prodotti…”

NOVE ORE DOPO

“Ed infine Xena la Principessa Guerriera.” concluse l’avvocato che aveva urgente bisogno di bere. La lista era stata davvero lunga, nel frattempo a Borgo venne offerta la colazione e un vestito, un completo ovviamente marrone.

“NOOOOOO!” urlò il demone cornuto in preda alla disperazione, buttandosi anche a terra.

“Non può usare la parola No urlata in questo modo, è un trademark della Lucas Arts e della Disney.”

“Ma se sono parodie penso non ci siano problemi…” disse Borgo timidamente.

Gli avvocati si guardarono preoccupati. Erano stati colti in fragrante. Infatti avrebbero voluto, in ogni modo, evitare che Mad Dog facesse la parodia di una proprietà affidata a loro. Per ovvi motivi.

“Basta che non sia a scopo di lucro…” riuscì a dire l’avvocato principale che si stava per mettere a piangere.

“Ho deciso la parodia sarà di Signore degli Anelli! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!”

Una luce rossastra avvolse Borgo che poi si ritrovò improvvisamente in un villaggio che si trovava affacciato su di una grande cascata. Inoltre era alto la metà di prima e i suoi piedi erano nudi e stranamente pelosi. Ora ricordò. Lui era Borgo Baggins, un hobbit che aveva ricevuto in regalo da un suo lontano zio una spada che si era rivelata la mistica Spada di Ade. Questa arma era senziente e provocava, in chi l’usava, la voglia di uccidere indiscriminatamente. Stranamente Borgo non aveva avuto nessuno problema con questo oggetto magico, beh a parte quando aveva smembrato quella stolta della zia che voleva rubargli tutti i suoi averi. Comunque, ora ricordava perfettamente, era dovuto scappare dalla sua cittadina di tranquilli hobbit e, aiutato da alcuni amici, era arrivano a Gran Nuraghe, dimora degli elfi guidati dal saggio Atzori. Bisognava assolutamente portare la Spada dentro il Vulcano del Male Supremo™ per distruggerla così che non potesse risorgere il potentissimo Imperatore Nero che era bloccato nel suo Maniero del Male. Per questo il saggio Atzori, dalle lunghe orecchie elfiche e dalla barba e pizzetto tipici del suo ordine, aveva radunato un concilio di razze e sapienti per creare una compagnia che avrebbe portato a compimento l’impresa. Nel concilio c’erano molti dei più noti avversari della malvagie milizie dell’Imperatore Nero che ancora tormentavano la Piana di Mezzo. C’era il famoso nano Tanabrus la cui barba era ricca di monili che rappresentavano tutti gli orchetti che aveva ucciso con il suo micidiale Caffè Ninci, così infatti chiamava la sua ascia nanica. Poi non poteva mancare lo Stregone Taradagast, il druido più sapiente per tutto quello che riguardava il mondo della natura, la sua folta e scarmigliata capigliatura tendente al grigio era il nido ideale per passerotti, corvi cornacchie e pure un gufo reale. Gli elfi erano rappresentati, oltre che dal saggio Atzori, anche da Lilladriel e da suo marito Kanaleborn, i due regnanti del regno elfico di Lombardia, famoso per le sue foreste che si trovava a nord est di Gran Nuraghe. Oltre a loro c’era anche Fabolas, figlio del re degli elfi del regno di Bosco Torinese, che si trovava invece a ovest della Lombardia. Fabolas era famoso più per le sue doti di arciere, per quelle di disegnatore, nessuno riusciva ad eguagliarlo quando disegnava infografiche. Anche perché ancora nessuno, tranne lui, nella Piana di Mezzo, sapeva cosa fosse una infografica. C’era anche uno stregone, il capo dell’Alto Ordine degli Stregone della Grappa, il mitico Valberici, che attualmente dormiva per smaltire una sbornia colossale, ad ogni respiro si formava delle bolle sul naso, piene d’alcol, che scoppiavano spandendo odore di grappa per l’aria. Inoltre nel concilio si erano imbucate pure due cugine di Borgo, Odry Pam anche loro ovviamente hobbit, la prima pittrice e l’altra una sarta che avevano seguito all’avventura il cugino per esplorare luoghi che mai avevano veduto prima ma che ora stavano gustando i prodotti locali degli elfi e se ne stavano fregando della salvezza di tutto il mondo. Le razze umane erano rappresentate da Liviorn Gambaron, famoso ranger, scrittore ed esperto di arti marziali del nord della Piana di Mezzo proveniente dalla cittadina, sempre nebbiosa, di Milano vicino alla terra elfica della Lombardia. Inoltre c’era anche una fiera (non nel senso di animale e nemmeno nel senso di Lucca Comics ma nel senso di caparbia, ecco, grammarnazi del cavolo) umana, dall’aspetto chiaramente nordico che più nordico non c’è! Era la bella Lagherta per gli amici Aislinn, dalla pelle bianco latte, dai capelli d’oro e dalla spada affilata e dallo scudo rotondo a strisce blu e bianche. Infatti questa Lagherta era la Regina dei Vichighi della Piana di Mezzo. Poi c’era l’arciere Eleas che proveniva dalla nobiltà di Torindor noto per la predilezione per le mele rubiconde e per la sua bravura con l’arco. Questo barbuto umano si alza in piedi ed esclamò:

“Sono lo Sean Bean della situazione. Quindi vado via, non voglio morire prematuramente! Non voglio fare una brutta fine io!” disse il coraggioso torindoriano.

“Cosa? E’ finita la grappa?” urlò quindi Valberici che si era risvegliato da un incubo bruttissimo. Aveva infatti sognato di essere diventato astemio. Lo tranquillizzarono tutti dicendogli che non c’era nulla da temere ma proprio in quel momento il povero Eleas veniva schiacciato e ucciso in un attimo ma molto dolorosamente da un demone cornuto davvero molto sexy e prestante fisicamente.

“Oh no è Mad Dog il Balrog!” urlò Fabolas imbracciando la sua fida matita 9H cercando di cogliere questo momento tragico su di un foglio di carta.

Insieme al demone dai muscoli guizzanti e dalle corna ricurve c’era un oscuro individuo, che indossava una tunica nera e quando si tolse il cappuccio tutti lo riconobbero. Era il temuto Darth Baronem, capo della setta di stregoni che veneravano l’Imperatore Nero. Lo si poteva facilmente riconoscere dagli occhi da psicopatico e dai baffi neri che sembravano presi direttamente da quelli di un generale austriaco dell’ottocento.

“Mi manda il mio signore e padrone, il magnifico Imperatore Nero e sono qui per…”

TRE ORE DOPO

“…per questo la provincia è stato mentale. Quindi ricapitolando adesso morirete! Ehi ma perché state dormendo tutti? E pure te mio figo… ehm fido Balrog! Uccidi quel tale Valberici, sono sicuro che con tutta la grappa che si beve prenderà fuoco facilmente!”

Il Balrog che aveva l’intelligenza di una lumaca per giunta morta si avvicinò con fare lento ma risoluto verso lo studioso della grappa che venne, all’improvviso, circondato, nello stupore generale, da altre persone che assomigliavano, vagamente, tutti a lui stesso. Erano tutte Valberici.

“Questo è un Attacco dei Cloni!” esclamò, anch’esso stupito, Darth Baronem.

“Noi siamo tutti i Valberici dell’Omniverso!” dissero contemporaneamente tutti i Valberi dell’Omniverso che poi continuarono dicendo “Siamo qui perché abbiamo fondato il Sindacato dei Valberici Uniti per gridare un risoluto no a queste notizie false e tendenziose che ci vogliono infiammabili! A morte i demoni cornuti!”

Quindi urlando la massa di Valberici, che erano minimo un centinaio, si tuffò sul demone sorpreso che venne letteralmente sommerso da questa massa umana. Il Balrog usò la sua arma migliore… le fiamme. Si dice che la palla di fuoco che venne sprigionata fosse, addirittura, più luminosa e più calda del sole stesso. La videro chiaramente in tutta la Piana di Mezzo. Borgo si salvò soltanto perché era andato al buffet e si nascose dietro una tavola di pietra. Quando uscì dal suo nascondiglio trovò che si erano salvati solo il Saggio Atzori, anche se un po’ bruciacchiato, e le sue cugine Odry e Pam che stavano ancora mangiando la loro terza colazione, imperterrite, senza essere state minimamente disturbate dalla morte che le circondava.

“Siamo stati già battuti, il malvagio Imperatore Nero vincerà!” esclamò disperato il Saggio Atzori rassettandosi la veste.

“Ma non potreste chiedere l’aiuto della Regina delle Aquile ed usare le aquile?” chiese Odry addentando un cosciotto di faraona.

“Si giusto, lei vi potrebbe aiutare!” aggiunse Pam spaccando la chela di una aragosta gigante e poi succhiandone l’interno.

“E’ un’ottima idea, dobbiamo andare subito al Nido Dell’Aquila per intercedere con la Regina!” disse il Saggio Atzori prendendo sotto braccio Borgo e scortandolo fuori dalla macabra stanza.

Erano quasi usciti che vennero fermati da due ritardatari, erano Sergio e Simona Bombadil, i due più famosi apicoltori e coltivatori della Piaga… ehm Piana di Mezzo. I due provenivano dalla Contea Emiliana ed indossavano i costumi tirolesi tipici della loro zona. Sergio era rubicondo e aveva una folta barba castana mentre per fortuna Simona non aveva la barba ma era anche lei rubiconda ma perché si era già scolata tre bottiglie di vino durante il viaggio fino a Gran Nuraghe.

“Scusate il ritardo, abbiamo incontrato traffico sull’autostrada. Un olifante si è rovesciato! Siamo ancora in tempo vero?” chiese Sergio cercando di vedere se era rimasto qualcosa al buffet.

“Purtroppo l’Imperatore Nero ha colpito e il Congresso della Razze è stato decimato!” disse severo il Saggio Atzori ma si accorse presto che i due ritardatari erano subito andati a mangiare al buffet senza aspettare una sua replica. Borgo e il Signore di Gran Nuraghe raggiunsero i due emiliani e videro, con orrore, che Simona stava mangiando una gamba del defunto Tanabrus mentre Sergio stava gustando un braccio dell’elfo Fabolas.

“Ma non eravate vegetariani?” chiese disgustato il saggio Atzori

“Si ma essere vegetariani mica esclude l’essere cannibali! Questa nano è proprio cotto a puntino!” esclamò quindi Simona addentando con foga lo stinco nanesco.

Il saggio Atzori e Borgo, quindi, si precipitarono fuori dal salone. In uno dei tanti corridoi pieni di statue di elfi nudi in pose compromettenti, trovarono due belle ragazze alquanto simili di aspetto fisico ma nello stesso tempo diverse, la prima la chiameremo Arianna e la seconda Giulia. Entrambe avevano i capelli lunghi e neri come l’ebano, la carnagione bianca come la neve, il rossetto nero come il Lato Oscuro dello Sforzo. Tutte e due avevano dei vestiti neri che stonavano decisamente con l’atmosfera elfica del luogo e avevano degli orecchini al naso. Mentre la prima, a giudicare dai suoi vestiti, era una cosplayer di una versione cresciuta di Mercoledì Addams, la seconda invece indossava un costume da strega del Mago di Oz. Inoltre la prima ragazza aveva un atteggiamento da attrice di teatro invece la seconda sembrava possedere la grazia e l’avvenenza di un gatto mannaro.

“Ahò Giù ma che cazzo ce famo qua?” chiese la sosia di Mercoledì alla sua amica.

“Non lo so Ari. E’ colpa di quello stronzo di Mad Dog sicuramente. La prossima volta che lo vedo lo castro!” esclamò quindi l’altra ragazza.

Dopo questa strana apparizione i nostri due eroi, l’elfo e lo hobbit, incontrarono, inaspettatamente la Regina delle Falene Giganti. La Regina, che nel linguaggio delle Falene Giganti era chiamata la Liciat Roisi, era una donna normale, per fortuna che le falene sono davvero brutte e vedere un ibrido-umano falene avrebbe fatto davvero schifo! Contraddistinguevano questa nuova arrivata una chioma corta di colore blu elettrico e una armatura composta dal carapace di alcuni insetti giganti.

“Ho sognato che vi dovevo aiutare contro l’Imperatore Nero. Una voce gutturale e sinistra mi ha detto che vi serve aiuto per raggiungere Monterotondor e il Vulcano del Male Supremo™.  La voce diceva qualcosa che non ho capito, qualcosa sulla lunghezza del racconto e sul fatto che le aquile costano troppo. Quindi useremo le mie falene giganti!”

Adesso Borgo Baggins si ritrova in groppa ad una falena gigante, ormai era quasi arrivato alla sua meta. Sta per gettare la Spada di Ade dentro la lava gorgogliante quando pensò che avrebbe potuto usare questa meravigliosa e scintillante arma a fin di bene. Avrebbe potuto sconfiggere l’Imperatore Nero e dominare, lui, Monterotondor, Gran Nuraghe e tutta la Piana di Mezzo e cambiargli nome in Borgoworld. Lui si che sarebbe un sovrano giusto e degno di questo nome. Proprio mentre aveva deciso di usare la Spada di Ade la falena lo buttò giù verso morte certa nel magma. Evidentemente il Saggio Atzori o la Regina avevano capito le sue intenzioni e avevano deciso di fermarlo. L’arma gli sfuggì di mano e cadde nella lava. Ormai sembrava la sua fine fosse giunta a grandi passi quando venne salvato da degli artigli che riconobbe essere di drago.

“Sono Nadiask, la famosa draghessa-sarta, sai mi piace presentarmi alla cena prima di mangiarla!”

Nel frattempo la Spada di Ade era stata completamente dissolta dalla lava e una tremenda eruzione sconquasso il Vulcano del Male Supremo™ ma l’Imperatore Nero se ne accorse quando era troppo tardi. Si trovava nel suo Maniero Del Male, infatti, precisamente nel salone attrezzato con gli ultimi ritrovati della tecnologia, stava per vedere un film che tutto il mondo attendeva, con impazienza, da anni.

“Finalmente posso vedere il primo film porno della famosa cosplayer Jessica… ah cazzo non funziona il Wifi! Dannati orchi non sanno fare un caz…”

L’Imperatore Nero non riuscì a finire la frase che l’intero castello gli crollò sopra sotterrandolo per secoli, lasciandolo a bocca asciutta.

Il racconto ormai è quasi finito… ed è a questo punto che Borgo si risveglia nel suo letto tutto sudato. E’ stato davvero un sogno strano pensa, forse era meglio non mangiare il pandoro con la salsa tonnata, avrà fatto reazione, pensa. Quindi si gira e guarda dall’altra parte del letto.

“Questo pandoro con la salsa tonnata è davvero fenomenale!” disse il demone cornuto completamente nudo addentandone un pezzo in maniera voluttuosa. Questo racconto di Natale si conclude così con questa visione di regale bellezza che sono sicuro rimarrà impressa a tutti per diverso tempo. Soprattutto a Borgo! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH

THE END

La famosa scena dopo i titoli di coda

Ci troviamo negli Inferi, dimora dei morti governati dall’Angelo della Morte, Liz Nemesi. Accanto a lei si trova la sua nuova alleata la Regina Thirrin, sovrana dei fantasmi. Invece davanti al suo trono di teschi si trovano due strani personaggi. Uno era il famoso autore fantastico (nel senso di genere non perché è fantastico, si lo è ma… siete proprio dei grammar nazi certe volte!) Marco Davide. Marco indossa un orribile cosplay di He-Man completo di caschetto alla Nino D’Angelo. L’altro uomo era il famoso Stregone dell’Ovest, Francesco Falcon. Ed indossava ancora le vesti di quando era stato ucciso anni prima nel mondo di Oz da cui proveniva. L’uomo aveva un vestito con mantello e cappuccio neri come la pece, solo i bordi dell’abito erano di un altro colore, rosso scarlatto. Per quel che si poteva vedere dei polsi indossava delle borchie e aveva alcuni strani anelli nelle dita delle mani.

“Spero che abbiate qualche novità per me, miei nuovi generali. Quel vampiro rachitico era davvero pessimo! Dovevamo essere noi i protagonisti del racconto di Natale di quest’anno!” disse la bella Liz, che se avesse smesso di fare l’Angelo della Morte avrebbe potuto fare la modella.

“Mad Dog ci ha traditi! Mi ha fatto anche indossare questo costume da He-Man e mi sono operato per avere questo dannato caschetto! E poi ha detto che la mia scena era stata tagliata!” disse Marco sconsolato.

“Il demone, che ricordo mi ha già tradito anni fa causando la mia prematura morte, ha detto che c’erano problemi di budget e poi ha fatto finta che ci fossero problemi con la linea…” aggiunse quindi lo Stregone dell’Ovest.

“Mad Dog non fa che combinare guai a tutti!” disse infine la Regina Thirrin

“Pessimo davvero!” concluse quindi l’Angelo della Morte con un sorriso che non faceva intendere niente di buono per il demone cornuto più sexy e bello del creato. Ma questa semmai è una storia per l’anno prossimo… sempre che la Disney non compri anche Mad Dog e Castel Oricalco nel frattempo!

La Seconda Scena Dopo i titoli di Coda

Il cadavere del druido Taradagast si mosse e venne buttato da parte. Sotto di lui si nascondeva Lagherta, ancora viva, infatti aveva usato il famoso stregone come scudo contro l’esplosione grapposa. Il demone cornuto avrebbe pagato caro questo affronto contro la Regina dei Vichinghi! Nel frattempo i Bombadil e le due hobbit stavano continuando a spazzolare, senza ritegno, il buffet.

Personaggi e Interpretisti

Borgo nella parte di se stesso, di Borgo Baggins, di Borgo Stark e di Jean Valjean

Mad Dog nella parte di se stesso, del Balrog, di Mad DogHodor e di Javert

Lilletta nella parte di Lilladriel

Kanon nella parte di Kanaleborn

Gabriele nella parte di Tanabrus il nano

Odry e Pam nella parte di Odry e Pam le hobbit

Luca nella parte dello Stregone Taradagast

Aislinn nella parte di Lagherta, Regina dei Vichinghi

Fabrizio nella parte di Fabolas

Gianrico nella parte di Eleas di Torindor

Valberici nella parte dello Stregone Valberici

Adriano nella parte di Darth Baronem

Licia nella parte di la Regina delle Falene Giganti

Andrea nella parte del Saggio Atzori

Sergio nella parte di Sergio Bombadil

Simona nella parte di Simona Bombadil

Livio nella parte di Liviorn Gambaron

Arianna nella parte di  Se stessa

Giulia nella parte di Se stessa

Gianfrancesco nella parte degli Avvocati

Francesco nella parte dello Stregone dell’Ovest Francesco Falcon

Marco nella parte di se stesso

Special Guest Star

Liz Nemesi nella parte dell’Angelo della Morte

Thirrin nella parte della Regina Thirrin

Nadisk nella parte della Draghessa Nadiask

I libri più belli letti nel 2016

Come ogni anno è giunto il momento di scrivere il post sui libri più belli letti in questo 2016. E come ogni volta che devo scrivere questo post devo farmi aiutare da Goodreads perché la mia memoria fa schifo. I libri che mi sono piaciuti sono davvero, davvero tanti, basti vedere la lista interminabile di libri a cui ho dato cinque stellette, il massimo, su Goodreads. Quindi devo fare una cernita e scegliere tra i libri più belli quelli che ho apprezzato di più. E saranno, come sempre, in ordine sparso.

  1. Hogfather – Men at arms – Witches Abroad – All’anima della musica – Streghe di una notte di mezza estate – Tartarughe divine – Piedi d’argilla – The Compleat Discworld Atlas – The Compleat Ankh-Morpork: City Guide. Tutti libri scritti dal grandissimo e compianto Terry Pratchett. Questo è stato sicuramente l’anno più ricco di letture del Mondo Disco per me, in assoluto. Non avevo mai letto così tanti libri del Discworld tutti insieme e spero di continuare questo trend anche nel 2017.
  2. I Re delle macerie Di metallo e stelle. L’apprendista di Leonardo di Luca Tarenzi. Quest’anno Luca ci ha regalato il secondo capitolo della sua trilogia sulle fatine della discarica e un libro con Leonardo da Vinci… cosa si vuole di più dalla vita? Almeno altri tre libri nel 2017!
  3. Leviathan Wakes di James S.A. Corey, libro di fantascienza bellissimo che ho conosciuto tramite la serie televisiva The Expanse che è proprio tratta da questo tomo. Ve lo consiglio caldamente. Il prossimo anno devo assolutamente comprare gli altri volume di questa saga.
  4. World War Z di Max Brooks. Da questo libro è stato tratto un film con Brad Pitt decisamente non all’altezza del materiale originale. Il libro, quindi, mi è piaciuto davvero molto ed è molto singolare e originale.
  5. Il sangue degli elfi di Andrzej Sapkowski, era da tempo che volevo iniziare questa saga fantasy ma ho sempre evitato di comprarla per la lunghezza e il prezzo di copertina. Per fortuna ho trovato questo libro usato in buonissimo stato a poco e l’ho divorato. Sono davvero curioso di sapere come continua la storia, quindi spero di trovare gli altri volumi sempre usati!
  6. The whispering skullThe hollow boyThe creeping shadow di Jonathan Stroud. La serie di Bartimeus era stupenda ma questi suoi fantasmi di Lockwood & Co, probabilmente, la supera sicuramente. Ogni libro mi ha appassionato moltissimo e non vedo l’ora di leggere l’ultimo volume che ovviamente uscirà nel 2017. (Insomma, davvero, dovrò comprare tanti libri nel nuovo anno!)
  7. L’uomo di Marte di Andy Wair. Altro libro di fantascienza che mi è piaciuto moltissimo.  Divertente, avventuroso e con una fantascienza che è molto “reale”. Ho apprezzato molto anche il film che ne hanno tratto con Matt Damon.
  8. Codex born e Unbound della serie Magic ex Libris di Jim C. Hines. Una delle serie urban fantasy più belle che abbia mai letto. Non vedo l’ora di leggere l’ultimo libro che comprerò sicuramente nel 2017! (Insomma ho tanti libri già da comprare per l’anno prossimo!) E ringrazio ancora una volta Luca Tarenzi per avermi consigliato questo autore!
  9. Trigger Warning: Short Fictions and Disturbances e How the marquis got is coat back di Neil Gaiman. Il primo libro l’ho preso un po’ per caso per riempire un ordine su Amazon, costava poco e non mi ero accorto che era un tomo davvero grande. Pensavo fosse solo un racconto invece è raccolta molto bella e interessante. C’è pure un racconto sul caro Dottore! (Si quel Dottore!). Il secondo invece è un piccolo racconto su un personaggio particolare che abbiamo già incontrato in Neverwhere che ho apprezzato davvero molto.
  10. ŠRDN – Dal bronzo e dalla tenebra di Andrea Atzori. Questo è l’ultimo libro che ho letto nel 2016 ed è stato davvero una bella sorpresa. Sia perché è bello, scritto molto bene, sia perché ho apprezzato sia il periodo storico sia l’ambientazione, la Sardegna, sia la cultura sarda che devo dire di non conoscere molto. (E per la seconda volta in quest’anno in un libro “fantasy” ho ritrovato gli Shardan… anche se erano decisamente diversi da quelli incontrati nell’altro libro letto quest’anno in cui c’erano gli Shardan).

Quindi questi sono i libri che ho apprezzato di più in questo 2016 che sta per finire. E noto, solo ora finito il post, che la maggior parte dei libri che ho scelto sono in lingua inglese… questo 2016 è stato davvero un anno di cambiamenti!

Il Racconto di Natale di Mad Dog: La Lega degli Straordinari Penny Dreadful

Carissimi lettori e carissime lettrici che ormai vi trovate in altri lidi perché i blog sono morti, sono io Mad Dog, il demone ribelle tornato alla ribalta come ogni anno, non per uno scandalo sessuale, non per essere l’artefice della vittoria di Trump, non per essere l’artefice della morte di Castro ma perché vi debbo narrare la nuova storia di Natale di quest’anno. Ormai è un appuntamento imprescindibilibbile! Quest’anno poi è sponsorizzato da “Torture Medievali & CO.™ Urlerai con noi e ti sentiranno pure nello spazio!” e da “Crudo e Sventrato – Miglior cucina carnivora crudista d’Italia“. Ma è giunta l’ora, non quella della vostra morte, beh si per Astrubulgidengrandesartemarte Von Brizzeggodegobah De Stoscrivendoparoleacasocosacasachiesa hvc8asdjpoasfmnapsfaslòkfnaslfh9 che morirà ora! Ecco, scrivevo, non è giunta l’ora della vostra morte ma è giunta l’ora per il racconto di quest’anno e quindi ecco in tutta la sua magniloquenza:

La Lega degli Straordinari Penny Dreadful

Era una notte buia e tempestosa a Londra, come sono tutte le notti a Londra da quando esiste Londra e da quando esiste un certo tipo di letteratura gotica. La pioggia veniva giù a torrenti così tormentati esistenzialmente che pure un Emo avrebbe detto che erano esagerati! Quindi in questa notte da lupi ci troviamo in un vecchia badia abbandonata che forse dovreste conoscere e no, non so cosa cazzo sia una badia, ma c’è in Dracula di Stoker e quindi fa figo metterla. Quindi stiamo in questa chiesa (eh pensavate che non sapessi cosa sia una badia vero? Santa Wikipedia!) sconsacrata, vicino all’altare sopra cui si trova un crocifisso di legno spezzato a metà e preda dei vermi (non vi chiedete perché, è meglio, anche perché essendo un racconto horror è così, non ci vuole una spiegazione scientifica). Attorno al derelitto altare ci sono alcuni loschi figuri. Uno lo conoscete, è il vampiro più magro della storia ma solo perché è celiaco. Ha una barbetta incolta e improduttiva. E’ il malvagio Conte Fabrizio Dracula, sopravvissuto non si sa come, non si sa perché, alla morte avvenuta nel racconto dell’anno scorso. Non c’è bisogno che lo descrivo di più, se volete andate a leggere il racconto dell’anno scorso! Sappiate solo che è secco come un chiodo ed oltre ad essere un succhia-sangue che aborra la luce del sole, aborra anche il glutine! Accanto a lui c’è un uomo assai misterioso, è avvolto da una nuvola di fumo generata dalla sua lunghissima pipa a grappa. L’unica cosa che si vede chiaramente della sua fisionomia, non per evitarmi troppo lavoro ma perché è veramente una sua caratteristica, è il fatto che ha una benda sull’occhio sinistro. Una benda, ovviamente, nera! E’ il famoso Fu Valberi-chu, stregone e contrabbandiere dell’alto Po’.  Poi c’è il malvagio Eleas Moriarty amante delle mele e che odia tremendamente gli insetti. Ha il suo tipico costume da apicoltore per proteggersi dai possibili insetti che potrebbero avvicinarlo. Inoltre ha sempre nella sua cintura un potente insetticida. Accanto a lui c’è il Barone Adrian Kravinoff, noto villoso cacciatore di animali esotici, russo di origine, che si dice abbia cacciato, ormai, qualunque animale presente sulla Terra. Per far capire che è un cacciatore di fama mondiale usa, come mantello, una stola di leone che ha personalmente ucciso. Nel momento in cui scrivo questo racconto sta facendo un sonoro rutto dopo che si è mangiato una pantegana del Tamigi che ha personalmente ucciso per l’occasione. Il suo motto era “Mangio quello che riesco a cacciare!” e dopo essersi trasferito nella capitale inglese è diventato “A Londra anche gli animali sono inquinati!”. L’unica donna, per ora, del gruppo è Pandora la tizia della mitologia greca che…

“Sumera. Io sono la Pandora della mitologia sumera demone cornuto non quella greca. Da quel che ho capito nel telefilm Sleepy Hollow posso evocare mostri!”

Ehm… si sumera. Vabbè continuiamo la descrizione della scena. Allora c’è questa tizia che è la Pandora sumera. Che si fa chiamare nella vita normale con il nome di Licia Trois (si lo so, nome molto originale, però dopo tutti questi racconti non so più cosa inventarmi!). Ha un vestito incappucciato che nasconde le sue sembianze ma si posso intuire degli strani tatuaggi e simboli sulla sua pelle. L’ultimo membro di questa setta oscura e malvagia quasi quanto il MOIGE è il Conte David Mark Orlok chiamato amabilmente dai suoi amici “Nosferatu”. Oltre all’assenza di capelli e alle unghie delle dita lunghe quanto il mio conto in sospeso nel più famoso ristorante carnivoro crudista del mondo è noto soprattutto per essere un amante della pioggia. Il must per lui era dissanguare le sue vittime sotto la pioggia canticchiando. Ma ecco arriva l’ultimo ed obeso membro di questa accozzaglia di personaggi, il vile ed adiposo Dottor-Imperator Frank Von Frankenstein, l’unica nota positiva della sua misera esistenza era stata creare me, la Creatura perfetta, Mad Dog! Non c’è bisogno di descrivere questo personaggio molto poco importante nel nostro racconto infatti dovete solo sapere che appena arrivato, trafelato, nella stanza stramazzò al suolo morto colto da un infarto improvviso. Il suo debole cuore aveva ceduto perché aveva fatto i tre gradini della scala che portavano al salone di corsa per accaparrarsi, per primo, dei dolci ammuffiti che si trovavano nel mezzo del tavolo di quercia butterata dai tarli attorno che si trovava accanto all’altera a cui erano riuniti questi malvagi personaggi che non batterono ciglio di fronte all’improvvisa dipartita del Frankenstein. Subito dopo, infatti, prese parola l’odiatore mondiale degli insetti, cioè Eleas:

“Siamo tutti qui riuniti perché siamo i più geniali malvagi tra i malvagi dell’intero pianeta! Ed è ora che uniamo le nostre forze per dominare il mondo! Più volte i nostri piani sono stati sventati da una forza misteriosa, per ultimo, l’anno scorso con il povero Dracula. Io dico basta! Basta a questi buoni che ci intralciano il cammino! Basta tollerale quelli che usano Windows, io dico mettiamoli tutti ai Roghi!”

Un’esclamazione di giubilo si levò da tutti i malvagi malvaggissimi presenti, anche se molti di loro non avevano capito nulla di quello che Moriarty aveva detto. Il signore del crimine quindi continuò:

“Dichiaro quindi ora e qui fondata la Legion of Doom!”

Dal nulla apparve all’improvviso un uomo, vestito chiaramente da avvocato, con una cartellina in pelle sottobraccio. Tutti erano sorpresi da quanto era avvenuto ed erano rimasti a bocca aperta.

“Salve, sono Gianfrank Inver-nizz, vengo dal futuro e sono un avvocato per la DC Comics, con questo documento vi vieto di usare il nome Legion of Doom o qualunque altro nome legato alle proprietà della DC Comics. Arrivederci e grazie.”

Così detto l’avvocato dal pizzetto ben ordinato alla Tony Stark e dagli occhiali fighi scomparve nel nulla.

“Beh, allora” disse Moriarty “ci chiameremo i Signori del Male! MUAHAHAHAHAHAHAH!”

Non aveva nemmeno finito di fare la sua risata malvagia™ che l’avvocato riapparve così come era scomparso. Questa volta il completo era gessato marrone anziché blu e la cartellina in pelle era nera invece che grigia.

“Salve, sono sempre Gianfrak Inver-nizz, vengo sempre da un futuro futurissimo ma questa volta rappresento la Marvel Comics e vi vieto di usare il nome Signori del Male così come qualsiasi altra proprietà dei miei clienti come il cognome Kravinoff e il suo abbigliamento, con effetto immediato!”

“Chissà che sapore ha la carne di un avvocato del futuro!” fu la risposta del Barone. Poi ci furono solo molte urla avvocatesche. Poi si sentì solo qualcuno che mangiava. Mentre il cacciatore per eccellenza si cibava e si leccava le dita con il sangue fresco di avvocato romano, l’uomo che più odiava l’Ape Maya disse:

“Quindi è deciso, ci chiameremo i Signori del Male!”

Seguì ovviamente un’altra risata malvagia™ collettiva.

“Ora come primo ordine del giorno direi che ci sia, sicuramente, la distruzione dei nostri acerrimi nemici della Lega Degli Straordinari Penny Dreadful!”

“Concordo, Moriarty, e io non vedo l’ora, personalmente, di vendicarmi di Lilletta Murray e dei suoi amici che mi hanno quasi ucciso lo scorso anno! Devo ringraziare il defunto Doktor se sono tutto intero…” disse il vampiro più celiaco della storia.

“Ricordiamoci però” disse Fu Valberi-chu “che dobbiamo stare attenti alla Regina Thirrin. Lei ha istituito la Lega con lo scopo proprio di contrastare quelli come noi dopo che ha avuto uno spiacevole incontro con un tipo che si faceva chiamare Dottore ed era un Signore del Tempo. Ora le sue membra adornano il Big Ben, più Signore del Tempo di così dico io! Hic!”

“Fu Valberi-chu ha perfettamente ragione ma ora vorrei che rispondeste a questa domanda molto importante” disse colui che non si era mai commosso vedendo il cartone dell’Ape Magà “cosa ordiniamo per cena, kebab o cinese?”

“Io sono a posto grazie!” rispose il Barone che stava addentando lo stinco succulento di essere umano appena defunto. Con questa bella immagine nei vostri occhietti belli ci spostiamo nel Grande Ben, sede di questa famosa Lega dal nome troppo lungo. Davvero, ahò avrei dovuto farlo più corto! Comunque per semplificarmi la vita, la scena sarà simile a quella precedente, cioè ci troviamo in una stanza abbastanza grande, un grande tavolo rotondo, sedie, personaggi che discutono. Fa tutto molto Justice League ante-lettiera. (Si è sbagliato appostamente. Scrivo così, facendovi vedere degli errori fatti di proposito, così quando faccio qualche errore vero penserete: “Ma quant’è bravo Mad Dog che scrive queste cappellate!”. Si sono molto troppo vieppiù furbo!) E chi c’è a questo tavolo se non qualcuno che già conosciamo dal racconto precedente? Ecco infatti il famosissimo Borgomastro, in tutto il suo splendore occhialuto! Ma direte voi cosa ci fa un borgomastro ex-pirata in una lega di supereroi? Beh dovete sapere che poco dopo che il suo villaggio venne visitato da un certo Reinfield, il nostro Borgo venne mostro ehm morso da un lupo mannaro e divenne pure lui quindi un licantropo! Ma il suo aspetto non è cambiato, almeno nella sua forma umana, infatti è sempre lo stesso, occhialuto, naso aquilino, sguardo sexy e penetrò con violenza nella sua intimità… ah no, scusate, quello è un altro racconto, cosa scrivevo? Ah si. Borgo c’ha un naso che fa residenza a Londra ma ha l’affitto pure ad Edimburgo. Ma passiamo ad un altro personaggio, lo potremmo chiamare il Tiziano Ferro di no’ atri. O come si dice in romano, quella cosa lì, non conosco il romanesco, io, ma solo il maddoghiano! Questo personaggio è il bellissimo Dorian Falcon Grey. Uno splendido quarantenne trentenne ventenne appena maggiorenne con una particolare fissazione per gli specchi e per un dipinto che teneva sotto chiave nei meandri della sua soffitta. I suoi capelli erano setosi e di un color ebano che nemmeno Biancaneve, il suo vestito, di sublime fattura neo-gotica, era ricco di borchie e cose simili. Mi sono stufato già di descriverlo, ho fatto abbastanza. Poi c’era il miglior personaggio di questo racconto, così sexy e gnocco che al confronto Edward di Twilight è una fatina! Sto parlando di me stesso, il me stesso nel racconto però non il me stesso che racconta… ahò è difficile da spiegare. Comunque il me stesso del racconto è una parodia del mostro di Frankstin. Frankestein. Quello. Avete presente. Solo immaginatelo come un demone cornuto. L’unica differenza dal mio solito leggiadro aspetto è che il mio alter-ego del racconto ha dei bulloni che gli sbucano dal collo. Tutti comunque lo chiamavano la Creatura, era più semplice di quel nome del cazzo. Poi, ahò lo so uso troppi poi, quindi questa volta scrivo un sinonimo di poi, ordunque dopo… forse non è proprio un sinonimo ma vi dovete accontentare. Ordunque, quindi, poi… cazzo. Ordunque quindi dopo, c’era il Capitano Nemo Tanabrus, pisano di lunga data, famoso per il suo sottomarino che usava come propellente il caffè. Guercio da un occhio a causa dell’incontro con una strana balena bianca chiamata “bimbominkia”, il Capitano era famoso per la sua incipiente pelata e per un dente d’oro che sfoggiava ad ogni buona occasione. Indossava un trench sporco di salsedine e incrostato di conchiglie che aveva vinto a poker ad un certo Davy Jones. Dopo c’era il duo dell’avventura, i due più famosi esploratori del mondo, coloro che avevano sconosciuto la foce del Nilo e quella del Tanaro, sto parlando, ovviamente di Luke Quatermain e di Xena Aislinn. C’è poco da dire su di loro, il primo, inglese d’origine ma lombardo di adozione, era basso, peloso come un ghiottone, con capelli lunghi biondo cenere ed una barba alla Saruman, la seconda era molto alta, e non sembrava ma era proprio un amazzone, anzi la prima amazzone, immortale, anche lei aveva dei capelli lunghi ma i suoi erano castano scuri. Gli occhi, invece, erano dello stesso colore in entrambi, azzurro ghiaccio. Il primo indossava un ridicolo completo per l’esplorazione coloro cachi, provvisto anche di pantaloncini corti e elmetto di ordinanza, tutto sormontato da un mantello di capra che puzzava come una capra perché era una capra viva che si portava sopra pensando che nessuno si fosse accorto che la capra fosse ancora viva. La seconda, invece, indossava il classico vestito di Xena, non c’è bisogno che lo descrivo vero? Grazie. Così mi risparmio la fatica! Allora chi rimane? Ah si, un altro duo, purtroppo. Sono la Dottoressa Henrietta “Odry” Jekyll e il suo alterego Miss Edvige “Pam” Hyde. Una volta erano due persone separate, due grandi amiche, ma furono rapite dal Dottor F (tanto avete capito chi è!) che sperimentò su di loro una strana formula chiamata “pavlova” e che le rese unite per la vita. Tutte e due coabitano lo stesso corpo, ma solo una alla volta lo può abitare normalmente. Di solito si danno il cambio abilmente ed ognuna può fare quel che piace di più. Odry era una diplomatica e il collegamento tra la Regina Thirrin e la Lega mentre Pam era un’esperta di arti marziali dell’esotica Mauritius. All’improvviso improvvisamente improvvidentemente ecco arrivare, dall’improvviso nulla, la nostra cara Lilletta Murray. Ve la ricordate no? Era l’eroina del racconto dello scorso anno, quindi per la descrizione andatevi a leggere il post dell’anno scorso debosciati! Se non volete farlo il racconto dell’anno scorso era una parodia di Dracula, questo è una mezza parodia del famoso fumetto dello Scrittore Originale Innominabile cioè Alan Moore “La Lega degli Straordinari Gentlemen” e del telefilm “Penny Dreadful”, quindi dovresti capire cosa è diventata la bella signorina Murray. Una vampira! Inoltre il suo ragazzo, Jonathan Kanon era attualmente in viaggio verso il Sol Levante per vedere con i propri occhi i famosi samurai robot di quel paese così lontano che sarebbe tornato dopo due anni. Prima sicuramente delle cartoline di Natale che ho mandato ad inizio dicembre con Poste Italiane! La nostra bella ormai vampira però vegetariana, ma solo sul fatto del sostentamento vampirico, infatti beve succo di pomodoro non sangue, entra trafelata per dire al resto della Lega (non quella di Salvini ma è meglio specificarlo!):

“Dracula è tornato!”

“Quando esce al cinema?” chiede Borgo che è un appassionato di film soprattutto della serie di gialli iniziata con “Assassinio sull’Orient Express” e continuata con vari titoli, tra cui l’ultimo, “Omicidio sul Pechino Express”.

“No, intendo che è proprio tornato in vita! Non era mai morto. Ecco perché sono rimasta una vampira, il Dottor Van Tarenzi aveva ragione! Ma ora che mi ci fate pensare, lei Luke assomiglia un po’ al Dottore e Xena alla sua amica. E pure il capitano Nemo assomiglia al mio amico Dottore… ora sono tutti in viaggio, sono andati in Amazzonia per cercare una valle perduta in cui si dice ci siano gli ultimi dinosauri!”

“Vampirla! Vampirla!” urlò quindi la Creatura che non si sapeva esprimere molto bene.

“Forse il nostro amico intende dire che dobbiamo discutere del ritorno di Dracula e non del fatto che secondo te alcuni noi assomigliano un po’ a dei tuoi amici.” disse il pacato Luke mettendosi un paio di vistosi baffi finti per accentuare la sua diversità dal Dottor Van Tarenzi.

Dal nulla, sempre improvvisamente all’improvviso, si sentì una voce gutturale che i nostri eroi conoscevano bene, era quella del Demone Invisibile, anch’esso membro… mUHAHAHAHAHHAHAH membro! Ehm. Anch’esso appartenente alla Lega. E si sono ancora io che lo interpretisco!

“Sono appena tornato dalla sede degli appena formatisi Signori del Male, di cui fa parte Dracula e tanti altri nostri avversari tra cui il Barone Adrian Kravinoff che ho scoperto essere Jack il Cosplayatore colui che uccide i cosplayers e se li mangia! Inoltre questa Legione del Destino vuole anche ucciderci perché li ostacoliamo!”

“Ma non si chiamavano Signori del Male?” chiese Xena con il suo inglese dall’accento della Vecchia Tracia.

“Cazzo frega come chiamano! Nome nostro essere Lega non loro!” esclamò la Creatura con tutta la sua compostezza di cui disponeva. Cioè nulla. Chi gli era davanti, il caro Dorian, venne investito da una marea di sputazzi.

“Che schifo” disse il gran figo, pulendosi con un fazzoletto gigante di seta e poi continuò “Ma il nostro grosso e scemo amico ha ragione, dobbiamo fare qualcosa per fermarli!”

“Ucciderli. Mangiare loro carcasse!” disse con ancora più foga la Creatura.

“No. Faremo le cose per bene, Lilletta te e Borgo andate dal Barone mentre io appronterò il mio sottomarino per ogni evenienza. Gli altri tengano le orecchie aperte!” aggiunse, quindi Nemo, il vero capo del gruppo.

Quindi per voi ora passeranno pochi secondi ma per i nostri personaggi, invece, sono passate alcune ore. Ci troviamo nella mia mega-villa del Barone Adrian Vattelapesca, completa di piscina, voliera e gabbia con le tigri della Malesia. Quando i nostri due eroi entrarono di soppiatto nell’immensa abitazione trovarono il Barone che stava mangiando lautamente la cena nella sala da pranzo.

“Eccovi Barone! Finalmente abbiamo scoperto che è lei quello che uccide i cosplayers che dovrebbero andare al World Cosplay Summit nel Sol Levante!” disse la carissima Lilletta. Carissima perché per arrivare alla villa aveva affittato una carrozza trainata da sedici cavalli prussiani. Tutto nel conto della Lega ovviamente. Ah questo politici e dipendenti pubblici sprecano i soldi di noi cittadini!!!11! C’è pure il settordicesimo presidente del consiglio non eletto dal popolo e poi la Regina chi l’ha votata eh? Me lo dite? Uno per uno fa due a casa mia!11!!! Ma torniamo al nostro racconto.

“Come osate farmi questa accusa infamante! Non ci sono prove!” urlò il famoso Barone sputacchiando pezzi di carne tutto intorno.

“Ehm. Sta mangiando Maul il cosplayer tedesco più famoso, da quel che vedo l’ha fatto ripieno come fanno gli americani con il tacchino per il Giorno del Ringraziamento…” disse Borgo, che essendo un Licantropo ormai era avvezzo a mangiare la carne umana. Ed aveva anche un certo languorino. E non di Ferrero Rocher!

“Poi ci sarebbero anche le teste dei cosplayers che sono esposti dietro di lei come trofei…” continuò Lilletta.

“Ok. Ho capito mi avete beccato con le mani nel sacco. So di cosa siete capaci, avete certe doti che io come umano non posso eguagliare. Quindi vi dirò tutto quello che so sui Signori del Male di cui faccio parte…”

“Ma.. ma… quella è Nadiask” esclamò Borgo riconoscendo una sua cara amica del villaggio in cui era nato.

“Si, ci sono venute delle cotolette alla milanese buonissime!” esclamò il Barone non rendendosi conto che queste parole avrebbero segnato la sua fine. Borgo si trasformò, infatti, in un licantropo e uccise Kravinoff squartandolo e poi mangiandone le budella mentre era ancora vivo. Il Barone, però, morì non per le ferite riportate ma perché si era strozzando con un pezzo di Maul, infatti aveva continuato a mangiare anche durante tutto la sua aggressione. La signorina Murray, ormai avvezza a sanguinamenti vari non si fece sconvolgere tanto ma disse:

“Ed ora Borgo come avremo le informazioni che ci servono?”

“Guagnahhaga gnam… aghahgahg” rispose Borgo. Avete capito vero? Comunque la situazione venne salvata da una voce che proveniva dalla stessa stanza, infatti dietro di loro si trovava una bella ragazza avvolta interamente nel cellophane. Siccome Borgo e Lilletta erano rintronati come campane non si erano accorti di questa bellissima ragazza che riconobbero subito. Era infatti la Giorgia, la bellissima Regina del Cosplay. Immagino conosciate tutti la mitica Giorgia Cosplay quindi non la descrivo. Andate su Google se volete informarmi, poltroni! Ecco scrivevo, la cosplayer più famosa da Triste in giù disse:

“Ho sentito il Barone dire che vi vogliono uccidere tutti nella vostra sede con una bomba.” disse la Regina del Cosplay nel suo perfetto costume da Wonder Woman. Borgo liberò facilmente la cosplayer imprigionata che volò via tornando verso la sua casa nella nebbiosa Themyscira. (E se non avete capito che questa scena è una citazione da un episodio dei Simpsons siete ignoranti!)

“Dobbiamo avvertire gli altri della Lega immediatamente!” disse Lilletta che si precipitò insieme al suo amico verso la loro carrozza affittata abusivamente con i soldi pubblici! Quindi passiamo alla sede della Lega, il famoso Big Ben. Ci sono tutti, nel grande salone con la famosa Tavola Rotonda di Re Artù, tranne il Capitano Nemo, c’è pure la mitica Regina Thirrin, vera regina d’Inghilterra, che se vi ricordate è un fantasma.

“Forse è il caso di evacuare l’edificio…” disse la Dottoressa Jekyll.

“No! Nessuno lascerà il palazzo fino a nuovo ordine!” le rispose la bellissima anche se eterea Regina Thirrin.

“Dobbiamo assolutamente cercare questa bomba!” disse, quindi, Dorian Falcon Grey guardandosi nello specchio che si portava sempre dietro alla ricerca di qualche ruga.

“Cibo pesante. Creatura mal di stomaco. Ahia!” disse invece la Creatura ma nessuno ci fece tanto caso perché tutto stavano vedendo la trasformazione della Dottoressa Jekyll in Edvige Hyde.

“Ho visto qualcosa del genere quando ho combattuto contro Tifone e i suoi figli insieme ad Hercules.”

“Xena, non ricominciare con la storia che hai avuto una storia con Hercules eh!” disse, con il suo accento tipicamente nordico, Luke Quatermain.

“Ho capito tutto perché sono un genio! C’è un traditore tra noi!” esclamò quindi Pam, diciamo la nuova arrivata.

“Nemo non è con noi, è sicuramente lui il traditore!” disse prontamente Lilletta.

“Ormai comunque è troppo tardi per voi! La bomba è potentissima e fra qualche secondo scoppierà!”

Tutti riconobbero la voce del Demone Invisibile che proveniva esattamente dal centro del tavolo rotondo. Lilletta invece faceva la vaga.

“Mal di pancia tanto forte!” urlò quindi la povera Creatura cadendo a terra e contorcendosi dal dolore.

“Ehi coglione, morirai pure tu!” disse quindi Borgo preparandosi a saltare da una delle finestre.

“Cazzo è vero!”

Queste furono le ultime parole del Demone Invisibile. Poi… beh poi vedete pure il video e capirete quello che è successo! Cliccate sul tasto Play per scoprire cosa succederà ai nostri eroi!!! UNA NOTIZIA SCONVOLGENTE DALL’UNIONE ANSEATICA! CLICCA SUBITO! RENZIE A KASA! BASTA LA KASTAAAAA!!!!

Quindi si. Il racconto finisce qui. Con la Lega distrutta, I Signori del Male conquistarono tutto il mondo in poco tempo….

 

 

Ci avete creduto faccia da velluto, il velluto costa caro faccia da somaro! Eh si perché non finisce mica così! Mentre Moriarty e Valberi-Chu ammirano la distruzione del Big Ben qualcuno sta già complottando contro di loro… e chi se non Dracula in persona? Infatti lo troviamo sempre nella badia di Carfax ma questa volta circondato da altri vampiri. Ce ne sono molti, tra cui le tre spose di Dracula che abbiamo conosciuto nel racconto dell’anno scorso. Sono le redivive (grazie alla santa retcon) e bellissime Sbabby, Mary e Noy. Insieme a loro c’è pure Julia Westerna ormai anche lei trasformata in tempo pieno in una stupenda vampira. Ci sono anche altre nostre conoscenze dell’anno scorso cioè Lord Sergio Ruthven e la sua compagna Carmilla. Inoltre da segnalare, in questa assemblea di succhia-sangue, ci sono tre bellissime vampire. (Penso si sia capito che insomma ‘ste vampire sono tutte gnocche). Queste tre vampire sono la famosa cacciatrice di licantropi Adele Selene, tutta ricoperta da questo vestito attillato in latex nero che fa tanto film di vampiri anni 2000, Sara Pandemonium una vampira bionda bergamasca che gestiva un casinò illegale in un’antica tomba romana a Bergamo e infine Cristiana Vampirella nota, oltre per essere apparsa nel racconto precedente, anche, si per essere bellissima, ma anche perché era la prima donna di una famosa compagnia itinerante di vampiri che metteva in scena delle opere teatrali horror per gli umani senza che questi capissero che stavano vendendo dei vampiri all’opera. (Ahò avete visto tutti Intervista con il vampiro giusto?).

“Vi ho tutti riuniti qui, signori della notte perché abbiamo la possibilità di prendere il controllo di questo paese e poi del mondo intero! Ora che la Lega è stata distrutta dobbiamo solo uccidere i membri umani dei Signori del Male ed avremo vinto! I mortali saranno il nostro gregge e potremmo attingere a loro senza problemi! Anche noi celiaci!”

Fab pensava che il suo discorso sarebbe stato accolto da un applauso invece venne accolto da colpi di tosse nervosi e imbarazzanti.

“Mi dispiace ma io non posso accettare” disse Sergio “io e Carmilla siamo human free non potremmo mai far del male a qualcuno per avere il suo sangue!”

“Oggi mi chiamo Mllairac…. bbzzz…..z….z.z…”

Poi la testa di Carmilla esplose e tutti i presenti scoprirono che la vampira in realtà era un robot.

“Scusate! Pensavo di avere risolto questo problema con questo nuovo modello, la Mark 20. Purtroppo qualche mese fa Carmilla è impazzita dopo che non riusciva più a trovare un nuovo nome e ha sterminato la sua classe di yoga. Ho cercato di costruire dei sostituti robot ma impazziscono tutti!”

Poi Lord Ruthven scappò via imbarazzato portandosi dietro il robot che ancora fumava da dove una volta c’era la testa.

“C’è qualcun altro che vuole parlare?” disse Dracula molto innervosito da questo contrattempo.

“Se non fosse per gli umani non avrei i soldi per cacciare i licantropi. I miei dagherrotipi con il costume in latex vanno a ruba tra i mortali! Agli umani piacciano i dagherrotipi di belle ragazze!” disse Adele.

Se il discorso di Dracula non aveva attirato l’attenzione invece quello della bella Selene fece presa sui vampiri ma soprattutto sulle vampire.

“La mia compagnia potrebbe fondare un proprio teatro vendendo questi dagherrotipi!” esclamò Vampirella.

“Andranno a ruba nel mio casinò!” disse invece Sara.

“Finalmente non dovremmo più vivere degli scarti che ci da Dracula!” disse la bella Sbabby.

“E soprattutto ci potremo fare un bagno e vivere in un posto senza polvere e senza ratti!” continuò per lei Noy.

“Finalmente una gioia!” quindi disse Mary.

“Io potrei smetterla di vivere nei cimiteri ed aggredire chi pomicia tra le tombe!” esclamò quindi Julia. Tutte le vampire, quindi, andarono via per parlare più approfonditamente di questa questione in un luogo più adatto. Anche gli altri vampiri andarono via e Dracula rimase da solo. Almeno era questo che pensava, infatti venne ucciso facilmente. La sua testa venne staccato dal corpo e il suo cuore bruciato nel camino acceso.

“Sto morendo, sono ancora celiaco e non sono affatto contento!” esclamò il Signore dei Vampiri prima di morire.

Ma chi l’ha ucciso? Ma chi se non l’altro Signore dei Vampiri dei Signori del Male? Il Conte David Mark Orlok che disse:

“Anvedi ora sono io il Signore dei Vampiri!”

Il non morto non fece in tempo a gongolare troppo per avere ucciso il suo avversario che un pungiglione gigante gli sbucò dal torace. Rapidamente diventò polvere e, come avete capito, il suo assassino (anche se è strano scriverlo per un vampiro) era Moriarty. Tornato alla base con il prode Fu Valberi-Chu aveva assistito alla fine della riunione dei succhi-sangue.

“Questi due vampiri pensavano davvero di poterci uccidere? Che sciocchi io e te Val saremo gli unici Signori del Male! Andiamo a festeggiare!”

Appena fuori dalla badia però i due vennero investiti e fatti a pezzi da una carrozza trainata da sedici stalloni prussiani. Chissà chi c’era in quella carrozza vero? Ai posteri l’ardua sentenza! Ma non è ancora finita qui, infatti, ora andiamo avanti di qualche ora nel sottomarino che va a caffè del Capitano Tanabrus. Qui troviamo tutta la Lega, rediviva, tranne ovviamente il Demone Invisibile che è davvero schiattato. Ma vi direte come sono sopravvissuti tutti alla bomba? Perché i Signori del Male erano intrinsecamente coglioni. Non avevano capito che la maggior parte dei mem… ehm componenti della Lega erano immortali. In pratica tutti tranne il Capitano Tanabrus e il Demone Invisibile. Insieme a loro c’è pure l’algida (si come la ditta di gelati) Regina Thirrin e stanno tutti brindando al loro piano astuto che ha portato alla prematura fine dei Signori dei Male. Facciamoli festeggiare perché c’è un periodo più grande all’orizzonte… ma questo è argomento per il racconto dell’anno prossimo! (No in realtà non so che cavolo parodiare l’anno prossimo, ho finito gli spunti. Deve sventrare qualcuno per averne di nuovi!). Quindi si ecco:

THE EDN

Epilogo 1:

Pandora si svegliò dal suo sonnellino durato ventiquattr’ore.. Aveva dormito davvero bene però non si ricordava cosa avessero deciso nell’ultima riunione dei Signori del Male. Quel kebab era stato decisamente pesante. Quindi la supposta divinità sumera entrò nella sala principale, si guardò intorno ed esclamò:

“C’è nessuno?”

Epilogo 2:

Dracula guardò la sua nuova padrona. Quando si era risvegliato aveva scoperto due cose: primo che era morto e secondo che era negli inferi sotto il controllo di Liz Nemesi, l’angelo della Morte. Come lui tutti i morti erano sotto il controllo del bellissimo angelo dalle ali piumate nere. Si trovava ora con Moriarty e tutti gli altri componenti dei Signori del Male insieme a milioni anzi miliardi di defunti nelle pianure dello Stige davanti al trono di teschi e tibie e peroni e malleoli su cui si ergeva l’incantevole personificazione della Morte. Una personificazione della Morte così gnocca che pure Thanos si inchinerebbe davanti a lei come stanno facendo tutti i defunti.

“Presto, miei sudditi, marceremo nella terra dei vivi e faremo tremare il loro pessimo mondo!” esclamò quella che forse sarà la Nemesi (ahahahah) nel racconto di Natale dell’anno prossimo. E si quindi qui finisce il racconto di quest’anno ed ecco già i titoli di coda! E che coda!

Personaggi ed interpretisti (si scrive così!)

La Lega degli Straordinari Penny Dreadful

Lilletta Murray: Lilletta

Il Borgomastro: Borgo

Dorian Falcon Grey: Francesco Falconi

La Creatura: Mad Dog

Capitano Nemo Tanabrus: Tanabrus

Dr. Henrietta Jekyll / Edvige Hyde: Odry/Pam

Il demone invisibile: Mad Dog

Luke Quatermain: Luca Tarenzi

Xena: Aislinn

I Signori del Male

Dracula: Fabrizio Furchì

Moriarty: Eleas

Fu Valberi-Chu: Valberici

Il Barone Adrian Kravinoff : Adriano Barone

Dottor-Imperator Frank Von Frankenstein: Chi sarà mai? XD

Pandora: Licia Troisi

Conte David Mark Orlok: Marco Davide

Altri interpretisti

Jonathan Kanon: Kanon

Giorgia la Regina del Cosplay: Giorgia Cosplay

Le tre spose di Dracula: Sbabby, Mary, Noy

Julia Westerna: Julia Werecat

Lord Ruthven: Sergio

Carmilla: Simona

Vampirella: Cristiana Toxic Hime

Selene: Adele A.Bra

Sara Pandemonium: Sara Sacchy

Special Guest Star

Liz Nemesi: Liz Nemesi

La Regina Thirrin: Thirrin

Gianfrak Inver-nizz: Se stesso

Il Racconto di Natale di Mad Dog: Dracula

Come ogni anno, arriva puntale insieme alle feste e alle tasse il racconto natalizio di Mad Dog, il demone cornuto che vi ruba i regali mentre voi siete distratti leggendo questo racconto! Preparatevi quindi per il mistero, l’orrore e gli errori ortografici e di battitura che vi aspettano fra poco! Ecco il nuovo racconto che vi farà gridare: “Ridammi i soldi del biglietto!” ma siccome non avete pagato nulla, non ci sarà rimborso. Ecco a voi:

Mad Dog Presenta:

Dracula

Il nostro racconto inizia nelle brughiere della Transilvania. Se non ci sono le brughiere in Transilvania saranno state le pianure. Non sono mai stato in quella parte del mondo, quindi accontentatevi. Non sono come quegli scrittori che fanno ricerche, io! Insomma c’era tanta erba alta e una stretta strada dissestata che l’attraversava. Più che una strada era un viottolo. Una carrozza avanzava sobbalzando ad una velocità assai elevata. Il sole stava ormai calando e il postiglione aveva una paura terribile. Che non arrivasse in tempo al bagno. Ed anche delle temibili creature della notte che potevano succhiare il sangue alle persone. No, non gli avvocati. No… nemmeno i notai. Sto parlando dei… vampiri! Terribili creature della notte, seducenti e assolutamente non glitterati! Nella carrozza stava cozzando dappertutto la testa un uomo che sarà importante per la nostra storia. Il suo nome è Jonathan Kanon. E’ un dipendente di TecnoLondra, famoso studio immobiliare della capitale inglese, in viaggio verso Castel Dracula per portare degli importanti documenti al padrone di casa. In quel momento sta cercando di scrivere una lettera alla sua bellissima ragazza, la leggiadra Lilletta Murray. I suoi intenti sono però vani, per ora era riuscito solo a ficcarsi la penna direttamente negli occhi. Quindi al momento il nostro caro impiegato, sotto pagato, era pure cieco. Ehi tu! Ti ho visto stavi per fare una battuta sulla Repubblica Ceca… che umorismo di bassa lega che avete voi umani! Prima di continuare devo fare una descrizione del nostro protagonista, l’uomo era vestito come si vestivano al tempo, in maniera ridicola per me, vabbè tanto vi siete tutti visti il film di Coppola non serve che ve lo spieghi no? Continuo quindi descrivendo il suo aspetto. Aveva una statura… rispettabile, era atletico per essere un impiegato, poi aveva un naso nobile, degli occhi di ghiaccio, capelli neri come l’ebano, e dei favoriti che Elvis gli avrebbe invidiato. Dove ero rimasto? Ah si! Il nostro prode eroe sta per arrivare nella bella cittadina di BelBorgo, così chiamata in onore del suo famoso Borgomastro, che si chiamava, appunto, Borgo.

(Vi invito a visitare il nostro sponsor Borgo nel suo canale di Youtube. Non ve ne pentirete! Per avere pubblicità in questo spazio basta farmi recapitare dodici modelle vergini! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH)*

*Nessuna modella è stata mangiata eo sacrificata per questa pubblicità

Quindi, dove eravamo, già alla fine? No… ah ecco! Si eravamo arrivati a BelBorgo, una ridente cittadina ai piedi dei Carpazi. O un’altra catena montuosa della zona, non sono molto ferrato nella vostra geografia. La cittadina era ridente nel senso che c’era una bella statua del suo leader con sorriso che manco Berlusconi, stampato in faccia. Per il resto era la tipica cittadina della Transilvania, una cinta muraria decadente, due portoni a cui si accedeva all’abitato, qualche casa sgarrupata che dava sull’unica strada principale del posto. Il cocchiere partì e scomparve per espletare i suoi bisogni in qualche viottolo oscuro, sempre meglio nella relativa tranquillità della cittadina che in mezzo ai boschi con i lupi. Mentre Kanon si sgranchiva un po’ le gambe e i cavalli tiravano il fiato, l’impiegato di TecnoLondra venne avvicinato dal Borgomastro. Ora bisognerebbe descrivere anche lui. Diciamo che aveva un vestito alla tirolese, sti cazzi che siamo in Transilvania, era vestito così. Era un tipo strano. Portava degli occhiali senza stanghette, tipici dell’epoca. (Più o meno, ora non vorrete mica che vada anche a cercare come e quali occhiali indossassero all’epoca!). La caratteristica che risaltava di più nel viso del Borgomastro era il naso aquilino, assai regale.

“Signore, spero si fermi per la notte nella nostra cittadina di BelBorgo. Io sono Borgo, il Borgomastro! Non si faccia spaventare dalla mia gamba di legno, un tempo sono stato un pirata. E un borgomastro ancora prima. Non mi ricordo bene cosa facevo prima ancora…”

“Piacere di conoscerla, il mio nome è Jonathan Kanon, devo proseguire stasera stesso per Castel Dracula…”

Appena il Borgomastro e gli altri abitanti del villaggio ebbero sentito la parola “Dracula” si fecero tutti il segno della croce, mormorando delle preghiere e facendo anche altri scongiuri. Ci fu anche chi tirò un sasso ma mancò completamente il bersaglio. Che era Kanon, ovviamente.

“No, non deve andare, soprattutto di notte! Succedono cose terribili di notte a Castel Dracula!”

“Cosa, di grazia?” disse Kanon, assai scettico di tutte queste antiche superstizioni.

“Rave. Dalla sera alla mattina non fanno altro che ballare, scopare, sentire musica… uno strazio! Non si riesce a dormire. Dicono che ci siano delle top model da favola! E quello stronzo di Vlad non ci ha mai invitato! Ah… poi è un vampiro e le succhierà il sangue e la ucciderà in una maniera orribile…”

“Capisco.” disse il prode Kanon, indietreggiando lentamente sperando di salire sulla carrozza ma il cocchiere, tornato dall’espletamento dei suoi bisogni, spiegò, allo sbigottito impiegato che avrebbe dovuto proseguire a piedi. Erano le solite scuse, i cavalli erano stanchi, lui aveva mal di stomaco dopo il cinghiale con i fagioli e i carciofi che si era pappato in mattinata, ci sono i non-morti in agguato nell’oscurità. Quindi Kanon decise di continuare a piedi, da solo, per arrivare il prima possibile dal suo cliente. In fondo lo pagavano a provvigione e non aveva nemmeno il rimborso spese! Tra l’ululato continuo dei lupi, una pioggia leggera ma persistente e i tuoni che sconquassavano questa landa desolata, l’impiegato della TecnoLondra arrivò in cima all’altura da cui si dominava poi il resto della vallata. Davanti a lui c’era tre grotteschi castelli, asserragliati su altrettanti speroni di roccia. Sembrano usciti direttamente da un film di Tim Burton, ma dato che Tim Burton non era ancora nato e, se per questo a momenti manco il cinema, Jonathan non poteva nemmeno supporre in quali guai si stesse cacciando. Non sapendo quale dei tre diroccati castelli fosse abitato dal Conte Dracula, il nostro eroe si avvio verso il primo di essi. I tre castelli erano stranamente uguali, torrioni pericolanti, doccioni con delle sembianze orribili, la cassetta delle lettere a forma di pipistrello gigante. Cose di questo genere. Kanon si avvicino al gigantesco battacchio della portone del castello e lo fece risuonare varie volte. E no, non si trasformò in polvere, non siamo in una parodia di Dracula: Morto e Contento! Il portone si aprì lentamente con il consueto cigolio da racconto dell’orrore. L’uomo che aveva aperto era… beh grande e grosso, aveva una faccia rotonda simpatica, una barba incolta e improduttiva e degli occhiali che oh l’avete capito sono quelli dell’epoca pignoli che siete… Indossava un completo bellissimo, raffinato, provvisto anche di mantello foderato di rosso e canini d’ordinanza. Vedendo quei denti allungati Kanon si fece subito sgomento però riuscì a dire:

“Lei è il Conte Dracula?”

“No, il mio augustissimo nome è Sergio, ma lei può chiamarmi Lord Ruthven, mi occupo di sistemi computerizzati in un ambiente ancora rurale, quindi sono sempre in vacanza e non si preoccupi non bevo sangue umano da secoli! Se sono human free è grazia alla mia compagnia, Carmilla vieni qui!”

Una leggiadra e avvenente fanciulla arrivò accanto a Lord Ruthven facendo capriole, salti mortali e passando dentro un cerchio infuocato. La donna era un poco più alta del suo compagno, indossava un abito da sera, rigorosamente nero e dei tacchi. Oh in fondo se una tipa è stata rincorsa da un T-Rex con i tacchi, ci può anche fare i salti mortali!

“Salve, mi chiamo Simona, ma lei mi può chiamare Rillamarc!”

“Rillarmac? Ieri eri Carmilla, l’altro ieri Millarca… non riesco a stare dietro ai tuoi nomi!” disse Lord Ruthven sconsolato.

“Una donna dell’alta società ha bisogno di molti nomi e purtroppo sono a corto di lettere ma al nostro gradito ospite questo non interessa… ma dov’è finito?!”

Kanon infatti si era dato alla macchia correndo come un forsennato al primo accenno di vampiri, salti mortali e simili, e si stava già dirigendo, a tutta birra, verso il secondo castello. Tutti noi abbiamo un punto di rottura, il povero impiegato londinese aveva raggiunto il suo. Appena raggiunto il battacchio del portone di questa nuova dimora, iniziò a sbatterlo impetuosamente. Sperava di trovare rifugio dentro questo oscuro edificio ma rimase a bocca aperta dalla persona che gli aprì. Era infatti una ragazza bellissima, i capelli lunghi folti e setosi color dell’ebano, manco fosse una modella dello shampoo Garnier, le labbra rosse carminio, un corpo da favola. E un vestito rosso succinto che lasciava poco, anzi pochissimo, spazio all’immaginazione. In pratica erano due strisce di stoffa che praticamente non servivano a niente. Anche questo nuovo personaggio, ovviamente lo si intuiva dai canini aguzzi, era un vampiro, anzi una vampira gnocca per la precisione. Una gigantesca insegna gigantesca al neon, e ‘sti cazzi che i neon non erano stati invitati, diceva che questa avvenente ragazza si chiamava Vampirella. Intorno a lei scorrazzava un bel bulldog rosso delle dimensioni di un piccolo pony, provvisto ovviamente di corna. La scritta sul collare recitava “Mad Dog“.

“Per gli amici sono Cristiana, ora se non ti dispiace, sei il take away del kebbabaro turco giusto? Ho fame!”

“Ahu, ahu, ahu!” che in gergo canino voleva dire: “Sono bloccato in forma canina, aiuto! Mi vuole mettere il maglioncino di lana!”

Ma la povera vampira doveva rimanere delusa, infatti, Jonathan era ancora più lontano di prima, correva ormai come manco Bolt, verso l’ultimo castello. Verso l’ultima speranza, però non c’era Obi Wan ad attenderlo bensì il Conte Dracula!

“Apritemi, per favore!” urlò l’impiegato impazzito dalla paura di finir mangiato, in tutti i sensi possibili, da una creatura della notte seppure molto affascinante. Il portone si spalancò all’improvviso proiettando il povero Kanon in un salone che aveva davvero bisogno di una bella pulita. Una nuvola di polvere accolse il suo ingresso a Castel Dracula. Poi il portone si richiuse da solo. L’illuminazione era assai scarsa, c’era solo qualche candela accesa in un grande candeliere ricoperto di ragnatele nel mezzo della sala, comunque il nostro eroe poté vedere una figura ergersi all’inizio di una scala immensa e molto ripida. Questa figura era avvolta in un mantello nero come la pece, era alta ma assai… magra, ecco rachitica almeno per i miei standard da demone cornuto.

“Benvenuto in mia casa!” disse il nuovo arrivato con un accento tipicamente torinese. Dovete infatti sapere che questo Conte Dracula, il cui nome di battesimo era Fabrizio, discendeva dal ramo dei Dracul, non molto conosciuto in verità, che era originario di Torino. Inoltre, per sfiga cosmica, era pure celiaco. Pensate che rottura di maroni essere un vampiro celiaco! Comunque questo oscuro figuro, si accinse ad avanzare e proprio in quel momento pestò una bella cacca di topo. Un topo in realtà molto grande, almeno se si giudica la grandezza del… ma qui scadiamo in ambiti un po’ schifosi. Ecco quindi che il signore dei vampiri si fa tutte le scale rotolando e urlando improperi in lingue sconosciute del tipo “Li mortacci vostri!”, “A soreta!”, “Chi te muort!”. Questi vampiri sono proprio poliglotti! Dracula si rialzò con il suo bel vestito di velluto nero, foderato di rosso, tutto pieno di escrementi puzzolenti. In quel momento il noto vampiro stava seriamente pensando di licenziare la cameriera che badava, da sola poveraccia, alla pulizia del castello. Si riprese quel tanto che bastava per dire:

“Avevi detto no alla parodia del film di Mel Brooks! Ci manca solo la mia ombra che si muove da sola! E dai!” esclamò spazientito Fabrizio Dracula.

Si vabbé però una citazione ci può stare dai. Se vuoi possiamo pure fare la parodia di Blade 3. Ti ricordi di Drake vero? Eheh

“Voce narrante che mi parli nella testa” disse IL SIGNORE DEI VAMPIRI (qui tutto maiuscolo perché si!) “per me va bene. Amici come prima!”

Ecco ora risolto questo piccolo problema, ci possiamo accorgere che i sensi sono venuti meno all’impiegato di TecnoLondra che ormai è passato nel regno dei sogni.

Kanon si risvegliò in un letto gigantesco a baldacchino, con un materasso assai comodo di piume. Davanti a lui c’era il famoso Conte Dracula, naso affilato, mento mentoso, denti bianchi come nella pubblicità di Mentadent (già l’ho fatta questa battuta? Mica ricordo!) e i palmi delle mani schifosamente pelosi. Ahò Dracula ma almeno la ceretta! Pure a me che sono un demone cornuto fanno schifo i peli sulle mani. Cioè è poco igenico!

“Sono il Conto Fab Dracula. Lei deve essere sicuramente Jonathan Kanon, l’inviato di TecnoLondra. L’aspettavo con impazienza. Benvenuto nella mia dimora. Il viaggio deve avere stremato il suo fisico e la sua mente. Delirava e ha avuto, certamente, delle allucinazioni. Ho avuto l’ardire, mentre riposava, di trovare i documenti che mi interessano. E li ho già firmati. Li controlli pure si trovano nel comodino accanto al suo letto.” disse il signore di casa con il suo accento tipicamente nordico. Il consulente controllò la sua documentazione ed in effetti era tutto in regola e lo disse al suo esimio cliente che fu molto soddisfatto di ciò.

“La lascio riposare, devo sovraintendere ai preparativi per la mia partenza per Londra…”

“Quindi avrò l’onore di viaggiare insieme a lei alla volta della Terra di Albione?” chiese Jonathan.

“No, perché lei morirà qui! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!” urlò Dracula che poi guardando la faccia sconvolta dalla paura dell’uomo, continuò dicendo: “L’ho detto ad alta voce vero? Ma no, scherzavo. Umorismo polacco, sa com’è! Ahah!”

“Ma lei non è della Transilvania?” chiese Kanon che per una volta forse era meglio se non avesse assecondato la sua curiosità. Lo sguardo che gli inflisse il Conte avrebbe potuto scacciare dalla portone del castello frotte di finti inviati dell’ENEL e dell’ENI, di zampognari che vengono a Natale e persino di Testimoni di Geova! Così il Conte esce di scena in maniera assai pragmatica… no, non era pragmatica… assai ecco si nobile anzi addirittura regale. Il suo portamento composto, il suo incedere cavalleresco… beh tutto finì quando pestò l’ennesimo escremento di topo e scivolò per tutto il corridoio, urlando come una ragazzina che ha appena visto Edward tutto glitterato, e andò a schiantarsi contro uno dei solidissimi muri del suo maniero. Così solido che cedette sotto il suo peso e crollò nell’immenso baratro sottostante. Per fortuna che il vampiro più famoso della storia poteva trasformarsi in un pipistrello e riuscì ad evitare di finire spiaccicato sul fondo del burrone. Invece Jonathan stava vivendo un bellissimo momento. Tre sensuali e assai gnocche vampire erano entrate nella sua camera, dai succinti vestiti bianchi che… beh rivelavano in pratica tutto! Purtroppo una clausola del contratto che ho dovuto sovrascrivere per scrivere questo racconto mi vieta di descrivere le esatte misure e proporzioni delle tre non-morte. Posso però dire che avevano tutte e tre dei bellissimi e grandissimi occhi azzurro ghiaccio. E no, non perché erano vampire, ma perché in gioventù erano cosplayers. E ‘sta fissa per le lenti strambe era rimasta a tutte loro. Poi avevano delle orecchie grandi, dei nasi grandi ed un bocca che… a no, quella è un’altra storia. Sicuramente avrete capito di chi sto parlando… sono le famigerate spose di Dracula! Al secolo Sbabby, Noy e Mary. La prima aveva i capelli rossi come gli ultimi raggi morenti del sole, la seconda aveva i capelli neri come l’ebano, la terza aveva i capelli castani come il mogano. Le malvagie, sexy, seducenti, ho-finito-gli-aggettivi vampire si avvicinarono al malcapitato che già, dimentico della sua fidanzata, pregustava qualcosa di proibito. E allora l’orrore quando si accorse dei canini snudati e delle labbra macchiate di sangue fresco. Per fortuna, almeno loro, avevano le mani senza peli. Prima che però potessero agguantare Kanon, questi, con un doppio salto carpiato all’indietro, si tuffò dalla finestra finendo esattamente nel burrone dove poco prima era, quasi, precipitato il Conte Dracula. Per ora quindi lasciamo la Transilvania e spostiamoci a Londra, in Inghilterra dove si svolgerà il resto della nostra lunga storia.

Ed eccoci nella capitale inglese all’epoca ricca di fumo, smog, serial killer che squartavano la gente, slum, fiumi così inquinati che se ti ci immergevi ti spuntavano le branchie… un po’ come adesso il Tevere quindi. Ecco questa bella città, così ricca di… puzza, oh è vero, c’era un puzzo de fogna che voi manco lo immaginate. Comunque dicevo, questa bella città, aveva un’anima più triste delle altre. Si chiamava Lilletta Murray e non aveva notizie del suo promesso sposo da ormai due mesi. Era scomparso inghiottito da quel luogo misterioso ed oscuro che era la Padania. No scusate, la Transilvania! E allora, presa dalla sconforto, scriveva nel suo diario, chilometri e chilometri di pagine perché ecco, questa carissima ragazza, aveva un sogno. Diventare una scrittrice. Tipo Jane Austen escludendo però il morire in giovane età e l’assenza di matrimonio. Prima di continuare, dobbiamo per forza descrivere Lilletta, era molto alta per l’epoca, aveva dei bellissimi occhi verdi… o marroni… o grigi… non ricordo, erano molto belli comunque. Aveva dei capelli lunghi castani, un sorriso sveglio e spesso, anche se non in questo momento, simpatico. Insomma era molto bella pure più di Winona Ryder. All’improvviso la porta della sua stanza si spalancò e una torma di gatti la sommerse. Infatti dovete sapere che Lilletta insieme alla sua amica Julia Westerna gestiva uno dei più grandi gattili di Londra. E dopo questo esercito di gatti che andavano per due con il resto di uno, arrivò proprio la bellissima Julia. Per lei dobbiamo fare proprio un discorso a parte, era bella ma tenebrosa, potremmo dire dark. Ecco si era una darkettona steampunk. I suoi fluenti capelli erano neri come la pece, la sua pelle era diafana come quella di una fata, i suoi occhi erano di una grandezza davvero ragguardevole ed erano di un bel viola. Grazie alle lenti a contatto dei cinesi. Già allora i cinesi erano il must per queste cose! Logicamente per far capire a tutti che era una dark, si vestiva di nero, con borchie, anelli a forma di teschio, orecchini a forma di teschio, cappelli a forma di teschio, teschi a forma di teschio. Ecco queste cose qui sono sicuro che avrete capito! Quindi arriva questa stupenda e bellissima gattara con una lettera in mano per l’amica dell’amato Kanon. E’ vivo, ma è stato quasi ad un passo dalla morte. Si sta riposando in un monastero di Bucarest ma quando la sua amata riceverà questa lettera probabilmente sarà già quasi di ritorno a casa e le spiegherà tutto quello che gli è successo. Quindi qualcuno suona alla porta, Lilletta corre pensando che sia il suo amato in realtà è l’aitante promesso sposo di Julia. Ed ecco quindi che entra in scena l’atletico André Holmwood, spalle larghe, viso virile, basette ribelli come andavano al tempo, sguardo tenebroso. Divisa bianca e rossa provvista di cappuccio di ordinanza, vari coltelli e pistole alla cintura. Infatti Andrè era uno degli appartenenti alla Loggia degli Assassini della Regina Thirrin ed era uno anche dei migliori. L’uomo scambiò un abbraccio e un bacio assai appassionato con la sua ragazza per poi dire:

“Vengo dal Goldrake Hospital. Kanon è ricoverato lì e mi ha pregato di farti arrivare da lui quanto prima.”

I tre partirono celermente alla volta del famoso ospedale che aveva anche una grande ala dedicata a manicomio. Accanto ad esso si trovava la famosa e abbandonata badia di Carfax. E qui trovarono l’esimio Dottor Tanabrus, primario dell’Ospedale che aveva appena finito di visitare il malato.

“Ha bisogno di molto riposo. Il viaggio è stato molto stancante nella sua condizione. E’ affetto, penso, da febbre cerebrale. Quindi signorina Murray può restare con lui se vuole ma non lo affatichi troppo. Se volete invece a voi signorina Westenra e voi caro Signor Holmwood posso far fare il tour dell’ospedale. Dall’obitorio fino al manicomio come piace fare a noi, non ve ne pentirete!”

Infatti non se ne pentirono. Il tour fu molto interessante e sanguinolento cosa che non dispiaceva ai due per vari motivi che potete ben capire. (Per lo stereotipo le darkettone sono sataniste ergo gli piace vedere il sangue cose del genere. L’altro era un assassino. Uguale pure per lui. E se qualcuno si lamenterà che i personaggio di questo lungo racconto di Natale sono tagliati con l’accetta… beh ha ragione sono tagliati con l’accetta! E’ la natura del racconto di Natale far finire qualcuno tagliato con l’accetta! MUAHAHAHAHAHAHAH). Lo zelante Dottor Tanabrus che era originario della Toscana ed aveva un tipico accento pisano, capelli molto corti e degli occhiali spessi, infine li accompagnò nella casa di cura per menti malate. Un posto assai invitante. Per nessuno. Faceva davvero schifo. Era un luogo tetro e dimenticato da Dio e dagli uomini. Dall’ispettore sanitario poi non ne parliamo! Mentre il Dottore esprimeva piacere per una nuova tecnica prodigiosa che aveva iniziato ad usare nel suo sanitario, cioè l’elettroshock, si potevano sentire varie persone urlare dalle loro anguste celle. C’era chi urlava:

“Io sono il Narratore e l’Imperatore Bianco! Questa è la mia cronaca di vampiri! Il Principe di New York si chiama Ludovico Nubi ed è un Ventrue. Il suo avversario è il Lasombra Matt Stakes…. Ahahahahah Hai fatto fallimento critico! …. Mad Dog sono tuo padre!”

Una donna che si chiamava Licia ma che tutti chiamavano, la Ragazza Drago, ed ora capirete perché, diceva ridendo:

“I draghi esistono! Li ho visti nel Mondo Emerso! Ne ho pure cavalcato uno! E’ tutto vero! Ci sono pure gli elfi, i mezzi elfi, gli gnomi che sono nani e tutte le eroine di quel mondo hanno i capelli di colori strambi!”

Non si limitava solo a questo ma, anche se veniva accolta dagli sberleffi di chiunque, diceva anche:

“I pianeti del Sistema Solare sono otto! Plutone è un pianeta nano! Probabilmente l’estinzione dei dinosauri è da imputarsi ad un meteorite caduto vicino al Messico!”

Un altro invece si aggrappò alle sbarre della sua cella ed urlò:

“Signorina, aiutatemi! Mi chiama Mario Pasqualotto. Fino a ieri ero a Lucca poi Gabriele mi ha offerto un sorso del suo rimedio universale e mi sono trovato qui! Aiuto!”

“Lasciala stare bifolco!” disse il buon Dottore usando il suo scudiscio, che si portava sempre dietro, contro le mani del povere uomo. Il tour poi proseguì finché arrivarono ad una cella particolare. Infatti conteneva il più famoso malato di mente di tutto l’ospedale. Si chiamava Renfield ma tutti lo chiamavano Valberici Relegrazie. In realtà non si sapeva nemmeno perché e soprattutto cosa significasse questo suo nomignolo. Qualcuno diceva che era l’anagramma del suo vero nome, qualcun altro invece sosteneva che era un nome legato alla massoneria o alla cabala, altri invece pensavano che era, semplicemente, un parto della sua mente malata. Quel che era sicuro era che questo Valberici era un pazzo scatenato. Entrava impunemente nelle scuole per sostituire o rubare gli abbecedari, spesso parlava a se stesso, a voce alta, chiamandosi “Me Medesimo”. Tipo:

“Me Medesimo oggi ti voglio parlare di quelle sentinelle che stanno sempre in piedi davanti al palazzo della Regina Thirrin!”

Ormai da molti anni era rinchiuso nel manicomio da quando aveva osato mangiare uno dei fenicotteri rosa dello zoo privato della Regina. I primi tempi erano stati molto difficili… per il Dottor Tanabrus mica per Valberici che aveva iniziato una dieta a base di insetti e ragni. Ormai era proprio partito di testa quindi alla fine il povero primario aveva adoperato un metodo particolare per farlo, parzialmente, guarire dal suo male. Dargli dosi massicce di grappa. In questo modo era sempre alticcio e ben più lucido di quando era in modalità “mangiatore di animali crudi”. Una volta aveva pure mangiato un fringuello sano! Faceva un baffo persino a Ozzy! Inoltre era il primo crudista della storia moderna, altroché quelli di Facebook! Quindi Tanabrus era molto contento di far vedere questo gioiellino ai suoi ospiti, questo essere umano (beh più o meno) che aveva curato ma i suoi propositi fallirono miseramente. Infatti Valberici appena vide la bella Julia esclamò guardandola con l’unico suo occhio iniettato di follia:

“Stia attenta al Signore Oscuro…”

“Chi Sauron?” rispose la ragazza.

“No, l’altro Signore Oscuro!”

“Darth Vader?”

“No, l’altro, l’originario! Lo scoprirai presto di chi parlo! Purtroppo per te povera ragazza! L’ho visto in sogno. Mi ha parlato ma io ho resistito! Grazie al potere della Grappa!”

Poi Valberici non poté continuare il suo discorso perché venne atterrato da alcuni infermieri che lo trascinarono via per fargli una bella seduta di elettroshock. Il primario si scusò per quanto avvenuto, dette la colpa ad una spiacevole e inaspettata ricaduta di pazzia e congedò i suoi ospiti. Non poteva sapere però che la mattina dopo sarebbe stato chiamato urgentemente proprio al capezzale della bella Julia, la cui carnagione era più bianco latte del solito. La ragazza era debole, esangue, con due evidenti punture sul collo. Ricordava di avere avuto degli strani incubi durante la notte come se una presenza misteriosa fosse entrata nella sua stanza. Il buon dottore non riusciva a capire cosa potesse avere la ragazza, l’unica cosa che poté fare fu ordinare di farle dare un po’ di sangue, tramite una trasfusione, dal suo fidanzato. Avevano anche chiamato in aiuto l’inquilino del piano di sopra, un disegnatore che veniva dal sud degli Stati Uniti, tale Quincey Zerov. Dato che ho descritto un po’ tutti, mi dedico un po’ pure a lui. Era… oh sentite me sò stufato, aveva la barba che non era molto corta ma nemmeno tanto lunga alla Marx per capirci, aveva i capelli corti, era castano come tutti quelli che vengono dal sud di quel paese. Aveva un slang o accento come dir si voglia, chiaramente di quelle parti lì… del Texas. La sua serie di fumetti più famosa si chiamava De Complottis ed era una parodia di tutte quelle teorie del complotto che andavano all’epoca cioè che la terra fosse in realtà piatta, che Jack lo Squartatore fosse in realtà un demone, che c’era un pianeta che si chiamava Urano. Insomma cose di questo genere, avete capito. Comunque il ragazzo si prestò celermente all’opera della trasfusione e dopo aver fatto questa semplice operazione, Tanabrus chiamò un suo esimio collega olandese che per fortuna si trovava a Londra cioè il famoso dottore e sciamano Luca Van Tarenzi e la sua bella e assai alta assistente Aislinn. Ma prima di loro nel nostro dramma drammatico drammaticamente drammoso entra in scena un altro personaggio, un prete. Don Falconi. Chiamato per aiutare la bella Julia, per scacciare gli spiriti che la stanno assediando. E’ un epoca molto superstiziosa e il buon (si fa per dire) Dottor Tanabrus è avvilito nel vedere arrivare questo rappresentante della fede, vestito interamente di nero. Ora ve lo descriverò… no basta mi sono stufato di descrivere la gente. Immaginatevi Tiziano Ferro in un vestito da prete. Ecco, fatto. Quindi questo aitante prete entra nella stanza della bella signorina Westerna. E non inorridisce davanti alla sequela di teschi, scheletri e altre cose gotiche e dark che addobbano la stanza della ragazza perché in fondo piacciono un po’ anche a lui ‘ste cose. Davanti ad André e a Tanabrus cosparge la malata addormentata con dell’acqua santa e poi inizia a salmodiare questa preghiera:

“Life is a mystery,
Everyone must stand alone
I hear you call my name
And it feels like home”

Ma viene prontamente fermato da Tanabrus che guardandolo negli occhi scuri gli chiede:

“Ma che razza di prete è lei?”

“Un prete della Madonna!” risponde l’ecclesiastico.

Non nel senso che era un prete fantastico eh, ma che era un prete della Chiesa della Madonna. Anzi l’unico e solo. Era pure il Papa di questa particolare confessione religiosa. Infatti Don Falconi adorava Madonna, ma non la madre di Gesù ma bensì una futura e ipotetica cantante che avrebbe portato la pace nel mondo con le sue stupende canzoni. Il prete lo spiegò chiaramente ai due allibiti gentiluomini. Lo spiegò anche ai due energumeni che lo trascinarono via per portarlo nella sua nuova abitazione cioè una bella cella del Goldrake Hospital. Don Falconi si mise a cantare a squarciagola mentre lo portavano via, sperando che la sua divinità lo sentisse ma rimase muta. Almeno per il momento sperava lui! Nel mentre erano arrivati i due salvatori della patria, i due che avrebbero risollevato le sorti del mondo, i due che erano inseparabili… e no, non sto parlando dei Marò ma di Luca Van Tarenzi e di Aislinn. Merita un discorso a parte la loro descrizione. Van Tarenzi sembrava un misto tra un witch doctor di Diablo III e un dottore dell’epoca. Indossava dei pantaloni fatti con il vello di pecora ma le sue scarpe erano bellissimi mocassini. Il vello di pecora poi continuava comprendo parte del petto, l’altra parte restava nuda (anche se c’era così tanto pelo naturale che a momenti non si vedeva la differenza) e poi il vello di pecora diventava una sorta di mantello. L’uomo aveva varie collanine adorne con ossa e piume di molti animali diversi e il suo look era completato da un capello a tuba, con delle corna di cervo e degli occhialoni versione steampunk. Aislinn invece era vestita in maniera più… normale, aveva un lungo vestito ovviamente nero, ricco di pizzi e borchie. Inoltre aveva degli strani anelli alle dita, alcuni dalla forma di teschio, altri sconosciuti ai più. No è che non mi va di descriverli, mi sono rotto della descrizioni! La prima filosofica ed erudita frase dell’esimio Dottore in Magia occulta e Tradizioni e Folklore della Bassa Padana fu:

“Cazzo quanto pesa questo cappello!”

E con ciò si tolse il suo pesante copricapo. Poi accompagnato dalla sua bella assistente che con la sua statura incuteva timore come Xena quando lanciava il suo mitico urlo, arrivò nella camera della malata.

“Dottor Tanabrus, è chiaro come il sole che qui ci troviamo davanti all’opera del Male in prima persona! Sentite questa puzza mefitica? E’ il lezzo della depravazione e della decomposizione che accompagna questo genere di manifestazioni!” esclamò Van Tarenzi.

“Ehi! Non c’è bisogno di sfottere! Ieri ho mangiato tutto il giorno fagioli e ‘nduja. Mi hanno fatto reazione!” esclamò Zerov uscendo dalla stanza e sbattendo pure la porta. Tutti i presenti lo guardarono perplessi mentre andava via e nessuno si azzardò a dire una parola.

“In che senso il maligno?” chiese Andrè mentre faceva arieggiare la stanza.

“Un vampiro, un succhia-sangue che sta dissanguando la povera signorina Julia e che la porterà ad un fato peggiore della Morte!”

“Le faranno il plastico a Portone a Portone?” chiese il Dottor Tanabrus realmente inorridito.

“Peggio! Diventerà anch’essa una vampira!” disse enfatico lo sciamano mentre un fulmine solitario lo illuminava.

“Per me è peggio il plastico… ma mi dica Dottor Van Tarenzi, come mai la sua assistente non parla?” chiese l’Assassino di corte.

“Una tribù di pigmei cannibali le ha tagliato la lingua per mangiarla. Ci sono riusciti ma poi lei ha mangiato tutta la tribù!” esclamò ancora più enfatico Luca per poi ricevere una gomitata da Aislinn. Quindi il famoso dottore disse toccandosi cautamente un fianco:

“No, è che ha il mal di gola… ora per salvare la bella Julia abbiamo una sola possibilità, dobbiamo rivestire la camera con dell’aglio. Deve essere tutto pieno, solo così potremmo fare in modo che il mostro che la tormenti non possa colpire anche stasera. Poi capiremo chi sia e lo uccideremo! Mettiamoci all’opera baldi giovani!”

Quindi in poco tempo la stanza della signorina Westerna venne ricoperta di trecce d’aglio. Era tutto bello pieno e la ragazza dormiva finalmente un sonno riposante. Prima che la notte scendesse, mentre tutti si stavano riposando dalle fatiche della giornata, Lilletta, di ritorno dall’ospedale, andò a trovare la sua amica. Appena entrò nella stanza venne accolta dall’odore pungente dell’aglio ed esclamò:

“Vorrei vedere che stai male! Chi ha messo tutto questo aglio nella tua stanza? Ora lo tolgo!”

“No, no….” cerco di dire Julia ma era troppo stanca per dire altro e l’amica pensò che la gattara dark stesse sognando. Purtroppo la mattina dopo la signorina Westerna era morta e l’aglio era tutto misteriosamente sparito.

“Il vampiro deve avere sottomesso qualche umano come suo aiutante!” disse il sempre erudito e saggio Van Tarenzi sbagliando clamorosamente, poi proseguì dicendo:

“Questa notte è una brutta notte. Dobbiamo tagliare la testa alla bella Julia e metterle un cavicchio puntuto nel cuore!”

“Non potrei mai farlo Dottore!” esclamò il povero Andrè piangendo.

“Lo farò io. Mi ha sempre interessato la necrofilia!” disse gigionando il Dottor Tanabrus. E si attirò gli sguardi schifati di tutti pure del Narratore di questo racconto. Che sono io, non il mio creatore rinchiuso nel manicomio! Continuiamo nel nostro racconto e ci ritroviamo quella stessa notte dopo il funerale di Julia, ricco di gatti e cose dark da darkettona, nel Cimitero Monumentale del Varano, famoso cimitero di Londra. Alcune figure si introducono nella cappella funeraria della ragazza, logicamente a forma di gatto. Ci sono delle statue di Bastet che accolgono questi visitatori notturni e appena entrati una voce li inchioda ai loro posti.

“Vi aspettavo!”

“Julia! Allora è vero! Sei viva!” esclama Andrè sollevato e terrorizzato da quanto vede. Infatti la sua amata è più bella e viva che mai. La pelle è sempre bianca come il latte, gli occhi sono sempre uguali, ma c’è una leggiadria quasi divina nei suoi movimenti, in tutto il suo essere. Ha quasi un aura divina sotto la luce lunare e delle poche torce che mal illuminano la cripta. Però i suoi canini sono lunghi e ai suoi piedi si trova il cadavere straziato ed esangue del custode del cimitero.

“Vade retro fetida creature!” esclama Van Tarenzi brandendo una riproduzione del martello di Thor che fa indietreggiare Julia che soffia proprio come fa un gatto. Il Dottor Tanabrus è pronto con la sega e con il cavicchio puntuto. Aislinn ha una corta daga e anche Andrè è armato anche se non vorrebbe usare le sue arti di assassino sulla sua amata ma dall’esterno, all’improvviso, entrano due altre figure. Due pipistrelli giganti che poi si trasformano, per lo stupore di tutti, in due personaggi che abbiamo già visto. Cioè Lord Ruthven e Carmilla.

“Luca, amico mio! Non c’è bisogno di fare così! Possiamo educare la ragazza ad essere una brava vampira vegetariana, human free come siamo noi. Soprattutto perché ha l’amore incondizionato di un cuore puro!” esclama il primo vampiro creato dalla penna di Polidori.

“Possiamo quindi salvarla in questo modo?” dice il prode Andrè.

“Beh, si. C’era anche questa possibilità… ma sai che bello piantare un paletto nel cuore di un vampiro?” dice un deluso Van Tarenzi.

“Potrai ancora farlo, amico mio. Il Conte Dracula, mio vicino di casa della Transilvania ha rapito la ragazza, di nome Lilletta amica di Julia. E vuole trasformare in un vampiro anche lei. Dovete uccidere Dracula perchè in questo modo anche Julia sarà libera dal suo influsso malefico. Noi rimaniamo qui con questa nuova vampira infatti se si dovesse avvicinare a Dracula sarebbe alla sua mercè. Voi andate ad uccidere il Conte, si trova nella badia di Carfax!”

“Comunque oggi mi chiamo Lamilcra!” esclamò Carmilla mentre Luca, Tanabrus e Aislinn correvano verso Carfax e Julia e Andrè si scambiano un bacio appassionato. Potremmo anche finire qui pensando alla bella vita che passeranno insieme i due innamorati ma continuiamo perché manca ancora un cameo importante! Poi mi dispiace per chi non è entrato nel racconto. Pamela e Alessandra sto parlando di voi. I nostri amici sono arrivati alla badia di Carfax (poi qualcuno mi deve spiegare cosa vuol dire badia, ma vabbè andiamo avanti!) e trovano una sorpresa ad attenderli. Il famoso Barone Adriano, cacciatore di mostri, seduttore di femmine di varie specie, eroe di tre mondi. Il Barone non ha bisogno di una descrizione perché sono sicuro che lo conoscerete tutti, ma qualche appunto va fatto. Portava la sua solita barba incolta e un po’ lunga, i capelli erano corti, aveva un monocolo molto fashion ed era vestito, ovviamente, con la sua divisa militare da ufficiale dell’Impero Germanico. Inoltre aveva un ridicolo casco di metallo con una punta sopra. Insieme a lui c’era Jonathan Kanon che ormai si sentiva molto meglio ed era giunto per affrontare pure lui il perfido Dracula!

“Finalmente siete arrivati! Ho già fatto distruggere tutte le casse di terra di Dracula così non avrà scelta che scappare o morire qui ora!” esclamò il Barone che conosceva molto bene Luca Van Tarenzi, insieme avevano compiuto molto imprese come sconfiggere i mostri del Giappone e acciuffare il mostro della palude Pontina. I nostri eroi riuscirono ad arrivare dentro la badia proprio nel momento in cui la povera Lilletta stava per bere il sangue del vampiro direttamente da una vena sgorgante dal suo secco petto.

“Fermo! Creatura demoniaca!” esclamò il Barone mettendosi in prima linea avanzando con un crocifisso in mano. Dracula buttò la sua preda malamente per terra, che così si liberò dal suo maleficio e poi disse:

“Barone Adriano, ci si rivede! Lei non è un fedele, non potrà farmi niente il suo crocifisso!”

E infatti il simbolo di fede si sciolse nelle mani tremanti dello sconvolto Barone.

“Ora si vada a denudare davanti alla Regina Thirrin e divori la sua tartaruga preferita! Corra!”

“Subito! Ma non pensare che non lo faccia volontariamente!” urlò il Barone scendendo a precipizio le scale.

“Siete rimasti solo voi e non potete pensare mica di potermi far qualcosa! Finalmente ho trovato la mia anima gemella, qualcuno che sia compatibile con me. E dopo che avrò reso questa ragazza una vampira conquisterò questa misera landa stappandola dalle mani di questa Regina di cui avete tanto timore! Avrete timore di me poi! Ci sarà da mangiare solo per celiaci! E a tutti dovrà piacere la Juve! Non avete scampo sono troppo potente! AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH”

Poi Aislinn iniziò a prendere a cazzotti il povero Dracula che tentò di difendersi ma quando hai contro un amazzone, puoi essere pure un vampiro e pure il Signore delle Tenebre, ma non puoi fare più di tanto.

“Non è finita qui! Non mi avete battuto!” esclamò il vampiro per antonomasia buttandosi da una finestra e poi nel vuoto sotto di lui per diventare un pipistrello e planare sulla strada. Presto sarebbe sorto il sole ma ormai era chiaro che Dracula aveva vinto. Era troppo veloce essendo secco come un chiodo e non c’era speranza di riprenderlo prima che tornasse al porto e poi a casa sua in Transilvania.

“Sciocchi! Non è servito a niente! Tornerò più forte di prima! Conterete i giorni fino alla vostra…” ma Fab Dracula non poté finire la frase perché venne investito dalla carrozza reale tirata a lucido. Venne letteralmente smembrato e i pezzi del suo corpo vennero calpestati dai bei cavalli frisoni delle stalle reali. Dentro la badia tutti furono sollevati e soprattutto Lilletta e il suo compagno Jonathan che poterono tirare un sospiro di sollievo ora che l’ombra del malvagio vampiro non era più su di loro. All’interno dell’elegante carrozza, intanto, che era trainata da quattro animali grossi quanto Re Nero, l’altera e bellissima Regina d’Inghilterra Thirrin, di nero pizzo vestita, affascinante come poche donne al mondo, esclamò, a mezza bocca coccolando la sua tartaruga preferita:

“Nessuno sopravvive dopo aver minacciato le mie tartarughe!”

Qui finisce questo lungo racconto di Natale di quest’anno. Si chiude con due scene che qui vi descrivo per completezza. Nella prima ritroviamo il Barone Adriano. Nudo. E costretto dalla Regina Thirrin a reggere con i denti la bandiera del Regno Unito per tutta una gelida notte londinese davanti alla sua reggia. Poi torniamo dove tutti è iniziato, nella tenebrosa Transilvania nel castello di Dracula. Qui due figure si aggirano svogliatamente per il maniero. Sono la cameriera e la sarta del famoso vampire, entrambe originare delle esotiche Mauritius, che in tutti gli anni di servizio, ovviamente, non si erano mai accorte delle stranezze del loro signore e delle altre persone che abitavano in questo posto.

“Secondo te quando torna Padron Dracula?” chiese la sarta Pamela alla sua amica Alessandra.

“Mah non lo so. Intanto direi che dobbiamo far arieggiare la stanza delle tre signorine. Apriamo le finestre e quelle bare puzzolenti. Così prendono aria e anche un po’ di sole!”

“Si, hai ragione! C’è bisogno di una ventata di aria fresca in questo castello! Non capisco perché il Padrone tenga sempre tutto chiuso!” rispose la sua amica. E qui finisce davvero questo lungo racconto anche perché potete ben immaginare cosa successe alle tre sexy vampire! AHUUUU AHUUUU AHUUUUUU!!!!!!

THE END

Cast

Dracula: Fabrizio Furchì

Jonathan Harker: Kanon

Mina Murray: Lilletta

Lucy Westenra: Giulia Astaroth

Le tre spose di Dracula: Sbabby, Mary, Noy

Il Borgomastro: Borgo

Abraham Van Helsing: Luca Tarenzi

L’assistente di Van Helsing: Aislinn

Il Barone Adriano: Adriano Barone

Renfield: Valberici

Quincey Morris: Zerov

John Seward: Tanabrus

Arthur Holmwood:  André

Lord Ruthven: Sergio

Carmilla: Simona

Mario Pasqualotto: Se stesso

Don Falconi: Francesco Falconi

Uno dei pazzi internati: Francesco Roghi

Licia “Ragazza Drago”: Licia Troisi

La sarta di Dracula: Pamela

La cameriera di Dracula: Alessandra

Vampirella: Cristiana

SPECIAL GUEST STAR

La Regina Thirrin: Se stessa

 

Il racconto di Natale di Mad Dog: Peter Pan

Come ogni racconto che si rispetti questo nostro racconto di Natale inizia a Londra, l’allora capitale dell’Impero Britannico, nota in tutto il mondo per il Big Ben, il Tower Bridge e l’Empire State Buil… ah no quello non si trova a Londra. Però nella capitale dell’Inghilterra di questo nostro racconto ci sono gli slums, gli snarl e i knark…. No, mi sbaglio ancora. Dovete scusarmi, sono Mad Dog il demone cornuto, non ricordo proprio tutto con precisione. Però ecco quel che so per certo è che all’epoca, anche se voi non lo sapete, chi governava tutto il grande Impero degli inglesi era la Regina Thirrin o meglio il suo fantasma dalla Torre di Londra. Questa mitica Regina stava aspettando, ormai da anni, che l’ambasciatore di Dakar, Valberici, le portasse un artefatto di grande valore durante il ricevimento, che ormai andava avanti stancamente da decenni, in onore dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana, Viola Vitalis (si, come i cereali. Secondo voi perché hanno scelto quel nome?). Ed ora caliamo per le strade che dato i natali a Jack lo Squartatore, a Mister Hyde e a Dorian Grey e che hanno, anche, accolto il Conte Dracula. Addentriamoci nei vicoli puzzolenti e nelle stamberghe affumicate dal carbone, quindi ci troveremo in una piccola piazza su cui si affaccia un tetro edificio a due piani con un cortile pieno di erbacce grigie e secche. L’insegna di questo mesto palazzo reca la seguente scritta “Manicomio Arlecchino” anzi recava dato che le intemperie e il tempo hanno reso sbiadita la pittura rosso carminio. Le tre sanissime ragazze che erano appena entrate in quel luogo di perdizione così perduto da poter rivaleggiare con il bagno del mio antro, stavano fronteggiando il pantagruelico Direttore Generale di questa casa per le menti più disagiate il famoso Dottor Baron Adrian Von Rottermayer. Famoso per la sua pratica di sdentare i suoi pazienti perché pensava che nel cavare i denti si nascondesse la chiave per far fermare il marciume del cervello. Ovviamente si sbagliava. Dall’alto della proficua barba nera e dei suoi occhiali di tartaruga, l’uomo le squadrò per bene:
“Benvenute alla nostra casa di correzione mentale, odio il termine manicomio. Nessuna di voi è pazza… solo un po’ deviata…” – l’uomo prima di proseguire si mise a leggere qualcosa che aveva attirato la sua attenzione nella cartella clinica di queste sue nuove pazienti e poi continuò – “Ah no, siete proprio pazze. Siete le ragazze Darling quelle che vogliono diventare scrittrici di urban fantasy. Ah! Folli! Tutti sanno che è una professione che non parta ad altro che ai debiti e alla pazzia! Poi l’urban fantasy è stato proibito dal nostro nobile governo. Porterebbe turbe mentali nei giovanissimi, come vedo purtroppo! Ora è tempo che voi andiate nell’Acheronte. La stanza dove troverete la nostra capo infermiera Nana. Lei vi porterà alla vostra stanza e domani inizieremo i trattamenti. Mi occuperò personalmente di voi e vi toglierò tutti quegli insani denti che avete!” così dicendo, con uno svolazzo di carte svolazzanti, l’esimio dottore uscì fuori dalla casa di cura mettendosi la sua signorile tuba mentre tre nerboruti inservienti si occuparono delle ragazze portandole nella stanza nota come Acheronte.
La stanza era brutta… anzi mi correggo. Una vera e propria schifezza. Sulle parete c’erano teche una parte della vasta collezione di insetti del Dottor Baron Adrian Von Rottermayer. Questa sala ospitava le locuste, i bacherozzi e quegli insetti puzzoni verdi. Avete presente? I puzzolenti. Oltre a questo c’erano lettini e altra attrezzatura da ospedale, tutta abbastanza arrugginita. In mezzo alla stanza si trovava una figura ciclopica, imponente era la capo-infermiera Nana. I muscoli dei suoi avambracci rivaleggiavano con quelli degli inservienti. La sua pelle era scura ma lo era per lo sporco, il sudicio, di cui non si pulisce mai. Frotte di moscerini gli svolazzavano intorno e l’afrore del suo corpo era nauseabondo. Sembrava quello di carne marcia da giorni. Le sue labbra, grandi e gonfie, potevano essere scambiate per due lombrichi che si accoppiano o accoppano fate voi in maniera selvaggia. La cuffietta che portava in testa, era così stretta, così piccola per quel testone che aveva due protuberanze ai lati. Al buio qualcuno avrebbe potuto scambiarle per corna.
“MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH ragazze Darling. Aislinn, Feleset e Camilla. Che nomi idioti! Venite qui. Spogliatevi e indossate queste camice di forza, i miei fidi inservienti vi aiuteranno a metterle per bene. Se non ubbidite assaggerete fin da subito il mio gatto a nove code!” disse il donnone che sembrava tanto un bellissimo demone cornuto di vostra conoscenza. Per inciso mentre diceva questa frase Nana leccava la sua frusta tutta libidinosa. Una delle punte di ferro, assai acuminate e assai rugginose, produsse un taglietto su quella linguona grossa. La capo-infermiera nemmeno se ne accorse e assaggio golosamente e sensualmente il suo stesso sangue. Le ragazze erano rabbrividite e cercarono, anche imbarazzate e impaurite com’erano, di fare come gli veniva detto. Ormai si erano arrese, erano state catturate ma questo non voleva dire che avevano perduto il loro orgoglio. Non avrebbero ceduto la dignità. Beh era quello che pensavano fermamente in quel momento. Il giorno dopo sarebbe stato molto diverso. Ve lo assicuro! Ma il giorno dopo si sarebbero trovate da un’altra parte…
La notte arrivò presto in questo stabile così brutto fuori e altrettanto brutto dentro. Non era facile dormire con le urla degli altri pazienti. C’era chi veniva lobotomizzato, chi assaggiava la morsa dell’elettricità e chi veniva sdentato. Tutto senza anestesia ovviamente! Comunque torniamo alle nostre tre eroine. Forse è il tempo di descriverle, per cominciare avevano tutte e tre i capelli lunghi. Aislinn, la castana, era la più grande, non solo per anzian… ehm età, ma anche perché era la più alta delle tre. Tipo che era sui due metri buoni. Indossa un vestito nero che sarebbe stato definito dark ma all’epoca non avevano ancora inventato le darkettone, le gothic lolita, ‘ste cose qui di cui non ci capisco una mazza. L’unica cosa veramente dark del periodo vittoriano era il carbone che copriva tutto con la sua patina nerastra. Poi c’era Felist… Felest… Feleset, la rossa ricca (per semplificare rossa, i suoi capelli in realtà cambiavano colore con la luce del sole, certe volte apparivano anche blu elettrico e rosa shocking!), era magra, aveva una faccia simpatica e si vestiva in maniera normale. Poi c’era Camilla (finalmente un nome semplice!), lei era la rossa liscia e quella che aveva i capelli più lunghi. Il suo portamento era regale, aveva un che di nobile nel sangue più delle altre due sicuramente ed indossa un vestito chiaramente steampunk. O quello o si era buttata in una tinozza con la vinavil e pezzi di locomotiva. Tutte e tre le ragazze erano molto belle, parlavano con un accento del nord… scozzese ovviamente ed erano state rinchiuse, per loro fortuna, nella stessa stanza. Questo piccolo loculo conteneva soltanto tre letti, a cui erano saldamente legate le prigioniere, e un armadietto, chiuso, dei medicinali. Una finestra piccola dava sull’oscuro cortile interno dello stabile. Ormai era notte fonda ma nessuno ancora dormiva. Vorrei vedere voi ad essere “ospiti” di un luogo del genere sapendo che il giorno dopo avreste dovuto usare una cannuccia per mangiare per il resto della vostra vita! All’improvviso, quando ormai il Big Ben aveva suonato le due di notte, la finestra venne sfondata dall’esterno. Qualcosa, della grandezza di un uomo, era entrato volando dalla finestra e si stava dibattendo a mezz’aria. Questo lo sappiamo noi ma non le tre sorelle Darling, infatti, erano state legate così strettamente che non potevano nemmeno alzare la testa.
“Ecco, finalmente ti ho preso, dannata ombra!” disse una voce che era chiaramente quella di un uomo adulto. La persona in questione aveva i capelli cortissimi e un bel paio di occhiali e indossava un completo fatto di foglie, rametti, e cose del genere. Ed infine era riuscito a legarsi nuovamente la sua ombra ai piedi dopo che gli era sfuggita. Ora si librava trionfante nell’aria quando la porta della stanza di spalancò con un tonfo. Era arrivata Nana, l’infermiera sadica.
“Oh… carne fresca!” esclamò. E fu l’ultima cosa che disse, infatti, subito dopo si ritrovò con una lama che le trapassava il cuore da parte a parte. Che fine triste per una così leggia… ehm… simpat… gent… si per una pers… per una tizia, ecco. Nana stramazzò al suolo, senza vita. L’uomo estrasse facilmente la spada dal corpo dell’infermiera e pulì la lama sui vestiti della morta, poi, con calma liberò le tre ragazze. Le sorelle Darling erano un po’ preoccupate da quest’individuo ma erano grate per essere state salvate dalla malvagia capo reparto.
“Mi chiamo Dimitri Pan e mi hanno mandato per aiutarvi… anche se non ho capito chi mi ha mandato a liberarvi… comunque… dov’è finita Tinker Bell?”
Le facce meravigliate delle razze… ehm ragazze diventarono, se possibile, ancora più stupite quando videro entrare dalla finestra una fatina un po’ cicciona, che aveva delle piccole corna nera, una carnagione rossiccia e una coda decisamente demoniaca.
“No, non va bene. Io accetto tutto anche di fare la parte dell’infermiera sadica ma la fatina del cazzo senza cazzo no! E che cazzo! Io quitto! Addio! Tanto le fatine non esistono!” e la fatina mezzo demone crollò al suolo morta stecchita. Dimitri Pan si buttò sul corpo esanime di Tinker Mad Bell urlando un “No, Tinker Bell!” che avrebbe fatto bella scena anche in un film di Bollywood.
“Io sono qui, Pan!” disse una voce leggiadra e divertente con un accento tipicamente del nord… quale nord non è dato saperlo.
Gli occhi di Dimitri si illuminarono quando vide la nuova arrivata, eccola in tutta la sua nobiltà di fata, Tinker Bell anche nota come Lillian. Era una figurina piccola ma tenace, ed indossava il tipico vestito da fatina… che sinceramente non voglio descrivere, oh cavolo pure voi un po’ l’immaginazione dovrete esercitarla no? Vi dico solo che sulla testa portava un bellissimo basco blu. Adoro i baschi. Fatti allo spiedo col rosmarino sono la fine del mondo! Comunque torniamo alla nostra storia…
“Vi porteremo a Neverland, volerete grazie alla povere magica di Lillian. La Regina Thirrin non vi potrà mai raggiungere!” esclamò Dimitri Pan mentre la sua aiutante spargeva di polvere magica le tre sorelle Darling che ormai avevano accettato la situazione. Meglio questo che essere lobotomizzate, sicuro! Soprassediamo su cosa e da dove provenga la polvere magica che fa volare. Evitiamo… Comunque il nostro quintetto si trovò presto a volare come razzi tra le strade di Londra, passarono vicino al Big Beng, accanto alla famigerata Torre di Londra da dove la Regina Thirrin poté ben vederli e poi andarono spediti su nel cielo notturno. Seconda stella a destra e dritti poi fino al mattino. E verso Neverland. Si ricorda ai gentili viaggiatori di allacciare le cinture e tenere il… ah no, scusate, sto sbagliando. Comunque i nostri eroi si sbagliarono e invece di andare a destra, presero la seconda stella a sinistra… cosa che capitano con tutte ‘ste stelle che ci sono in giro. Questa allegra combriccola di malati di mente più fatina nordica arrivarono in un negozio particolare. L’insegna recitava, in caratteri gotici di un bel rosso scarlatto (si è il colore che devono sempre usare i posti sinistri e lugubri, “Da Saw, l’Enigmista: Puzzle umani, trappole mortali, compilazione dichiarazione dei redditi”. Per fortuna il negozio era chiuso ma dalla foschia che ammantava ogni dove in questo luogo perduto nella Via Lattea sbucò un triciclo gigante. Alla sua guida c’erano due losche figure. Un uomo, con uno smoking nero ed un papillon rosso e una grottesca maschera di porcella bianca e una parrucca, lunga e nera ed una donna vestita in maniera uguale, anche lei indossava una maschera del genere.
“Sono Saw, l’Enigmista ma non il nemico di Batman, io sono quell’altro…” disse lo strano individuo.
“Quello buono?” chiese speranzosa Aislinn.
“No, quello sadico e sociopatico. Questa invece è la mia assistente Lil. Ora vi apro il negozio cosa desiderate per caso una trappola per evirare i vostri nemici?”
Quando l’enigmatica figura aveva finito di pronunciare la sua corta frase, non aveva, già, più nessuno a cui rivolgersi. Erano già scappati a gambe levate o volate, fate voi. Comunque mi chiedo perché mai il Movimento 5 Stelle abbia voluto prendere la maschera di questo tipo come simbolo. Dovrebbe essere un po’ inquietante per voi normali mortali che qualcuno scelga la maschera di un serial killer, e non quella diciamo di un eroe anarchico nato dai fumetti, come simbolo! Comunque torniamo ai nostri cari amici che si stanno avventurando verso l’infinito ed oltre. No in realtà stanno andando abbastanza vicino, come ho scritto prima, terza stella a sinistra e poi un giro a destra, fermarsi prima della nana rossa e poi andare avanti fino a… no… aspetta questa è la strada per il bordello migliore della galassia… Loro si devono recare a Neverland, l’isola che non c’è… e non parlo della magione di Michael Jackson ma della vera isola che non c’è. Un posto dove il tempo sembra essersi fermato, dove ci sono i pirati, le sirene, gli indiani e dove non c’è stato nessun reboot di Spider-Man. Ed ora è tempo di fare la conoscenza con i veri cattivi di questo racconto di Natale, mentre Dimitri Pan e le sue amiche sorvolavano la magnifica isola che non c’è, volando tra la giungla intricata e le spiagge dal mare cristallino, c’era qualcuno che li osservava. Il suo nome era Valberici ma tutti lo chiamavano Spugna da quanto beveva. Rum ovviamente. Era un pirata e faceva parte della ciurma del malvagio Capitan Francesco Uncino. Non ci sarebbe bisogno di descrivervi questo sudicio corsaro che si teneva attaccato alle sartie della nave con una mano mentre con l’altra scrutava, con il suo unico occhio buono e con un potente cannocchiale, gli svolazzi di Pan e del suo gruppo. Non ci sarebbe bisogno ma lo faccio lo stesso. Spugna era il tipico pirata ubriacone, in carne, peloso come un’orsa, sempre sudato e con i vestiti perennemente viscidi e luridi di olio e alcol. Il suo capitano gli aveva vietato, severamente, di fumare per paura che, con tutto quell’alcol che aveva in corpo, esplodesse portandosi dietro tutto il vascello. Era già successo ad un suo parente scienziato anni prima, meglio evitare. Capitan Uncino era un individuo molto coscienzioso quando si parlava della sua cara nave.
“Capitan Uncino ho avvistato hic Pan!” urlò Spugna balzando in maniera assai aggraziata sul ponte. Tanto agile che schianto un paio di barili vuoti ma si rialzò come niente. Giusto un po’ traballante. Dalla sua cabina, che dava direttamente sul ponte, arrivò il malvagio, viscido e assai in carne, Capitan Francesco Uncino. Il suo costume da pirata, per quanto fosse possibile, era lindo e pulito, ogni piega era nel posto giusto, vabbè tranne sulla panza, per quello non c’è niente da fare! Il capitano di questo veliero il cui nome era “Oricalco” aveva un vestito rosso scarlatto (si lo so, sono monotono, ma sono dei cliché intramontabili questi!). L’abito di seta e di organza,
Nessuna marcia nuziale,
Soltanto il mio tacito requiem
E immenso cordoglio.
Oh scusate, è che mi piace molto Carmen Consoli. Torniamo al racconto. No, il Capitan Uncino non aspettava nessuna sposa, per fortuna! Chi avrebbe voluto prendere in matrimonio un cesso del genere? Sicuramente non io! Stavo descrivendo il vestito dell’antagonista principale di questo nostro racconto… allora oltre alla seta e all’organza c’era anche quel tessuto a sbuffo sulle maniche e sul resto… oh penso si chiami passamaneria. Ma dovete chiedere alle mie schiave cosplayers per avere la conferma. Oltre a questo abito il pirata indossava un capello a tricorno, sempre di quel rosso sangue. Poi forse ve lo dovrei descrivere un po’… beh oltre alla sua pancia prominente i tratti distintivi erano la fronte spaziosa, il naso da strega (ci mancavano solo il bozzo sulla punta), un mento pronunciato e dei baffi spelacchiati e brutti. Il tutto completato da degli occhiali che avevano decisamente visto un tempo migliore qualche secolo prima.
“Bene, è ora di fare un po’ di tiro al bersaglio. Spugna raduna la truppa!” disse il malvagissimo pirata sghignazzando come un maialino.
“Io non rido come un maiale dannata voce narrante! Dopo che mi sarò occupato di Pan penserò anche a te!” urlò ancora Capitan Porco. Che se non si sta zitto finisce che lo ammazzo io e non il coccodrillo! Che poi sarei sempre io… ma questa è un’altra storia! Ora è tempo di passare in rassegna l’infida truppa di questo vascello pirata, ho almeno quelli importanti per la nostra storia, iniziamo da Gentleman Tanabrus, il primo ufficiale un po’ dandy della nave. Lo si riconosceva dal fatto che il suo vestito era un gessato blu, logicamente in versione corsaro, Armani. La sua faccia era orribile, occhi da pazzo che sembravano uscire fuori dalle orbite, crapa pelata e… beh basta… Poi c’era Cecco Furchì, un aspirante disegnatore che si era dato alla vita da pirata dopo che aveva rapito un certo Jim Lee. Si diceva che era il più bello della ciurma… beh ma visto che tutti gli altri erano cessi a pedali non era difficile immaginarlo. La sua faccia era lunga, portava una barba incolta ed improduttiva, capelli scarmigliati e indossava sempre lo stesso vestito malconcio. Si diceva che aveva impresso il suo nome in lettere di sangue sulla schiena di molti cosplayers di Sasuke a Lucca prima che della fuga a Neverland. Un altro strambo appartenente di questi pirati era Noodler Varuzza noto per avere le mani all’incontrario. Cioè che schifo. Per capirci bene, signori lettori, le mani di costui erano girate all’indietro. Orribile! Inoltre la sua barba era lercia e lunga, il naso rotto in più punti a causa di risse continue (che perdeva sempre a causa del suo problema alle mani). Era il più superstizioso della truppa e si diceva che temeva, in particolare, una persona. Un cosplayer di Sailor Moon. Quando vedeva la luna piena scappava a gambe levate. Foggerty Di Tizio, una disegnatrice di una regione sperduta dell’Italia che fuggiva dalle legge per aver ucciso una persona che aveva osato dire che Dune di Frank Herbert era un libro palloso. Una recente aggiunta alla truppa era il Borgo-Mastro, ma nessuno sapeva da dove venisse di preciso. Qualche volta nel sonno gli scappava qualche parola come “Oz” o “Gulliver”. Era arrivato all’improvviso ed era desideroso di menar le mani. Il suo aspetto era ancora abbastanza civilizzato, ma dando tempo al tempo sarebbe diventato un ottimo pirata. Arrrhhh! Poi per ultimo c’era Skylights Eleas, bravissimo con il tiro con l’arco e amante delle mele. Era inoltre famoso per la sua grande barba incolta. Ora immaginatevi tutta questa accozzaglia di pirati da strapazzo allinearsi in una riga non molto rigosa. Chi si spintonava, chi si puliva le unghie con la spada, chi mangiava mele a più non posso. Il malvagio capitano passò in rassegna rassegnato rassegnamente i suoi uomini. Non erano il meglio ma non era nemmeno il peggio… no erano definitivamente qualcosa di peggio del peggio che qualcuno potrebbero trovare. Il traboccante comandante della nave si fermò davanti ad Eleas e gli disse:
“Perché mangi le mele?”
“Per togliere il medico di torno, signore!” urlò l’uomo che per tutta risposta si beccò un proiettile in faccia direttamente dalla pistola di Capitan Uncino.
“Ma la morte no… poi io preferisco le arance. Soprattutto se spremute. Spugna!” esclamò questo sadico personaggio che aveva appena fatto fuori a sangue freddo uno delle sua ciurma. Per fortuna dico io, troppi personaggi devono essere eliminati subito e velocemente così possiamo introdurne di nuovi. Qualcuno chiami la 20th Century Fox che ho delle belle idee per i loro film sugli X-Men! E la Sony mi dovrebbe prendere per fare Spider-Man! Sarebbe uno spasso! Ma torniamo a noi il capitonzolo qui stava dicendo qualcosa relativo al fatto che: 1) voleva una spremuta di arance questo psicopatico e 2) bisognava usare i cannoni della nave per sparare a Dimitri Pan e ai suoi amici che volteggiavano nell’aria. Ed è quello che successe, tra “oh issa”, parolacce e bestemmie, i cannoni vennero allineati e iniziarono a sparare. Il più delle volte, anzi la maggior parte delle volte, anzi sempre sbagliando il bersaglio. E qui su questa nave non c’erano mica stronzi, no, è che erano solamente una manica di incompetenti! Però qualche risultato riuscirono ad ottenerlo infatti Feleset e Camilla si separarono dagli altri e finirono in mezzo alla giungla. Aislinn per raggiungere le sue sorelle venne quasi colpita da una palla di cannone e stava precipitando quando venne salvata da Dimitri Pan che la porta nella sua casa la Dimora degli Scrittori Perduti. I Lost Writers infatti erano scrittori di libri fantasy che erano scappati fuggendo dal malvagio regime della Regina Thirrin ed erano approdati a Neverland. Erano sei in tutto, ma tutti molto diversi gli uni dagli altri. Dimitri Pan era stato il primo a fuggire anni prima ed era diventato, poi, il capo di questa combriccola e il temibile avversario di Capitan Uncino. Infatti il malvagio Capitano era ossessionato da Dimitri Pan e dai suoi Lost Writers avrebbe voluto controllarli… assoggettarli al suo dominio e diventare il padrone indiscusso di Neverland. Inoltre voleva controllare i libri che scrivevano per dettarne i finali che più gli piacevano. Una volta molto tempo prima il feroce capitano non era un pirata ma anche lui un abitante della terraferma, anzi era il capo dei Lost Readers, il gruppo che esisteva prima di questi Lost Writers. Non scrittore perché non lo era mai stato. Non era abbastanza bravo per fare quel mestiere. Lui poteva essere solo un lettore e uno scrittore fallito. Pian piano il suo potere nel gruppo dei Lost Readers era calato fino a che non era stato scacciato da Dimitri Pan ed era entrato a far parte dei pirati che prima erano i suoi acerrimi nemici. In seguito il coccodrillo gli aveva mangiato una mano che reggeva il suo smartphone. Non era riuscito a contattare l’operatore telefonico e quando gli arrivava una notifica su Facebook o su Twitter il telefono suonava. In questo modo sapeva se il famelico coccodrillo fosse vicino. Da allora aveva giurato di vendicarsi su Dimitri Pan e sui Lost Writers. Gli scrittori perduti che incontreremo in questo racconto sono sette in totale ma ce ne erano molti altri in quel periodo che formavano questa banda di eroici fuorilegge. Solo che non era interessanti e quindi non ne parliamo! Luke Tarenzi detto Tootles era il secondo in comando, aveva i capelli e la barba lunga di un misto tra il grigio e il nero. Di faccia sembrava quindi come il tizio di Cast Away ma per il resto no. Era diversamente alto, aveva il corpo pieno di tatuaggi ma non si potevano vedere perché portava dei vestiti che gli coprivano ogni centimetro della sua pelle. Oddio vestiti… erano degli stracci macchiati anche di cacca di uccelli. E’ che a lui piaceva la natura e sapeva parlare con gli animali. (Ecco non ci sapeva parlare veramente, era così folle che pensava di poterci parlare!). Poi c’era Nibs anche se il suo vero nome era Luke Azzolin, era il più magro del gruppo e qualcuno diceva il più coraggioso. Cioè era solo lui che lo diceva ma soprassediamo. Anche i suoi vestiti erano ridotti ormai a stracci per essere stato per anni nella giungla ma aveva un certo portamento nobile. Anche lui aveva la barba ma rada e curata. (Tutti barboni ‘sti tipi, beh vorrei vedere voi a Neverland mica li vendono i rasoi della Gillette e la schiuma da barba!). Leonard Patrignani era il più alto di tutti, ma così tanto che ti metteva soggezione quando ti guardava dall’alto della sua altezza alta. Gli piacevano i sottaceti o almeno è quello che riesco a capire dalla pagina inglese di Wikipedia di Peter Pan usando Google Traduttore. Non c’è bisogno che vi descriva il resto tanto avete capito già che aveva i vestiti rovinati e la barba lunga. Frank Barbi noto come Rufio era l’acquisizione più recente dei Lost Writers e dato che era arrivato da poco la sua barba e i suoi capelli non erano ancora tanto lunghi e i suoi vestiti erano ancora quasi intatti. Poi c’era Frank Falcone detto Slighty. Idem con patate come gli altri, era noto per essere il più gioviale del gruppo, aveva persino un fan club tra gli indiani della tribù locale. Infine c’erano le gemelle, Licia e Rossella anche loro aveva i capelli e la barba lun… ehm no, loro la barba no. Solo i capelli. Erano molto inquietanti insieme perché l’una finiva le frasi dell’altra. I loro vestiti erano stati procurati dagli indiani quindi erano decisamente più belli e tenuti bene rispetto a quelli dei loro colleghi maschi. Tutti portavano una spada come quella di Pan legata alla cintura. Appena Dimitri atterrò con la nuova venuta, i Lost Writers accerchiarono Aislinn chiedendo, a gran voce, chi fosse.
“Lei” disse il loro capo “è la vostra nuova mamma, così come io sono il vostro papà. Se non ci sono io dovrete ubbidire a lei! Si chiama Aislinn e viene da Londra.”
“Pan ma dove sono le mie sorelle?” chiese la ragazza che si era, ora, ricordata di averle perse. Tutta l’eccitazione del volo, dell’attacco dei pirati, le aveva fatto dimenticare delle altre Darling.
“Quali sorelle?” rispose Dimitri che aveva un serio problema con il deficit di attenzione.
Vi dirò io che sono il narratore onnisciente cosa stavano facendo le due sorelle di Aislinn. Beh erano intrappolate tra i rami degli alberi della giungla che li avevano salvati da morte certa a causa della loro caduta. Feleset e Camilla ora stavano osservando un’indiana. Una pellerossa. Avete presente quelli tutti pittati strani, con le piume degli uccelli tra i capelli e che dicono “Augh viso pallido”? Beh diciamo che la tribù di questa giovane indiana era molto particolare. Questa ragazza si chiamava Cat Lilly che nella lingua indiana voleva dire Valentina la Gattara ed era la figlia del Grande GL, il capo tribù degli indiana altoatesini. Si altoatesini. Infatti provenivano dalla zona di Bolzano ed erano indiani. Come questo sia possibile non ci è dato saperlo. Comunque i loro costumi tipici erano un misto delle due loro “etnie”. Tra i capelli la ragazza aveva delle penne di vari volatili dai colori variopinti, poi aveva un corpetto di pelle rigido rosso e una sorta di gonna blu che le fasciava le gambe. Tutti i suoi vestiti erano ovviamente cruelty free e tutti fatti con materiali di provenienza non animale. Cat Lilly stava guardando, ridendo, le due pollastre che erano saldamente legate in alto.
“Visi rosati sempre divertenti!” disse la ragazza, che essendo di origini altoatesine era bianca come un cadavere.
Il suo divertimento però durò poco perché piombarono da tutte le parti i pirati di Capitan Uncino. C’era pure il malvagio corsaro in persona che catturò di persona l’indiana altoatesina, stordendola con un colpo ben assestato del suo uncino. La voce si sparse presto in tutta Neverland, le condizioni del pirata erano chiare, Pan si sarebbe dovuto consegnare, entro la mezzanotte di quel giorno, sul ponte della “Oricalco” per salvare la vita delle sue tre prigioniere. L’Isola che non c’era era in fermento e fu indetto un concilio tra la tribù di indiani, le fate e i Lost Writers per decidere cosa fare. Erano tutti riuniti nel campo degli indiani, attorno ad un falò dove dominava la figura, in verità mingherlina, del Gran Capo, il Grande GL. Sotto le coltri di pelliccia sintetica, sotto il tipico colbacco altoatesino, sotto tipiche brache della Val Qualcosia, il Capo indiano rifletteva. In realtà dormiva alla grossa, con il gigantesco calumet in bocca che ancora fumava, e nessuno se ne era veramente accorto. Le fate erano rappresentate dalla loro Regina, Liz Nemesi, da Tinker Bell, dalla Sarta reale Pam e dalle sue modelle Odry e Dalila. Non c’è bisogno che vi descriva come fossero queste fate no? Erano bellissime, ali candide e membranose come i più bei bacarozzi, corpi minuscoli ma ben tonici e bellissimi, carnagioni lucenti anche alla luce della luna, occhi… beh occhi da fata! La loro Regina era, ovviamente, la più bella tra tutte. Liz aveva i capelli blu come l’oceano in tempesta, Pam aveva i capelli neri come la notte, Odry aveva i capelli rossi come il sangue arterioso e, infine, Dalila aveva i capelli biondi come il grano. L’unico problema era la loro vocina stridula che sinceramente mi da suoi nervi. Odio le fate, manco esistono veramente! Uhm… la fata bionda è crollata al suolo stecchita… chissà come mai! Comunque torniamo alla nostra riunione di condominio. Si decise di attaccare in massa, così perché fa figo e perché se Peter Jackson decidesse mai di fare una trilogia su questo racconto, l’ultimo potrebbe essere basato tutto sulla carneficina finale. Il piano era semplice, Dimitri Pan si sarebbe consegnato per finta a Capitan Uncino e poi i pirati, distratti dallo scontro, sarebbero diventati facile preda dei Lost Writers, degli indiani altoatesini e delle fate.
“Io confezionerò per tutti dei vestiti adatti alla battaglia!” disse la fata sarta… sapete però una cosa tra le scie chimiche e la fate… beh io credo nelle scie chimiche! Le fate non esistono! Toh è morta pure la fata che cuciva!
“No! La mia migliore amica come farò a vivere senza di lei adesso!” urlò la fata di nome Odry. Coff fate coff non esistono coff. E fuori un’altra… mi chiedo come mai Tinker Bell sia andata via così velocemente che il basco è cascato per terra!
“Questa è una congiura contro di noi fate! Qualcuno qui è davvero pessimo!” esclamò risentita la bellissima Regina delle fate Liz. Ma sapete com’è io non credo nelle fate e penso che qualcuno si dovrà cercare una nuova regina! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Ormai si era giunti alla fine dell’incontro quando Rufio si alzò in piedi e disse rivolto a Dimitri Pan.
“Ti sfido perché voglio diventare io il capo dei Lost Writers! Voglio anticipare il sequel!” e lo scrittore pisano partì con la spada sguainata. Dimitri Pan fu più veloce e lo trafisse con un perfetto colpo al cuore e mentre estraeva l’arma dal corpo del suo avversario esclamò compiaciuto:
“Il film di Spielberg non è canon!”
Arrivò l’ora fatale, la mezzanotte. Una luna piena illuminava la grande nave da guerra dei pirati. Le tre prigioniere erano state legate come salami, la passerella era stata allungata, le sirene erano famelica. Si perché a Neverland non c’erano gli squali ma le belle sirene di cui preoccuparsi. Dalla vita in su erano bellissime donne, in giù erano pesci… e la loro bocca era irta di denti come quella degli insidiosi piranha! Le quattro più belle sirene erano Giulia Astaroth dai lunghi capelli d’ebano che si dicevano fossero vivi, Sbabby le cui labbra piene erano così belle da rivaleggiare con quelle della mitica dea della bellezza… Megan Fox, poi c’era Noy famosa per i suoi bellissimi occhi azzurro ghiaccio capaci di fargli sciogliere anche l’iceberg più grande ed infine c’era Marychan, lei era nota per essere la più bella sirena nerd di tutta Neverland. Ovviamente erano tutte delle gnocche stra-fighe, con della carrozzeria che faceva provincia in Wonderland. Il malvagio Capitan Uncino stava spingendo, personalmente, Cat Lily sulla passerella per buttarla in mare verso morte certa.
“Mia cara è tempo di morire dato che nessuno è venuto a salvarvi!” disse il pirata più malvagio della storia della letteratura. Altroché Barbossa! Ma proprio quando stava per spingere l’indiana altoatesina giù verso le onde del mare che è sempre più blu quello del tuo vicino ecco arrivare il famigerato “tic, toc”. O in questo caso un rumore strano e un “vrrrr”. Era arrivato il coccodrillo! Il nostro grasso antagonista indietreggiò impaurito e poi vide calare dall’alto Dimitri Pan mentre Cat Lily veniva salvata da Luk Tarenzi. Nello stesso momento Aislinn aveva già liberato le sorelle dalle corde che le imprigionavano e tutti i Lost Writers erano giunti armati fino ai denti sulla nave. Insieme a loro c’era l’Ultima Fata, Tinker Bell, infatti tutte le altre appartenenti alla sua specie erano misteriosamente perite in pochissimo tempo.
“Alla fine è arrivato il momento del nostro ultimo duello. Preparati a morire Dimitri Pan!” disse Capitan Uncino facendo un affondo con la sua spada che venne facilmente deviato da Pan. Nel resto della nave infuriava lo scontro, erano accorsi anche gli indiani che stavano assaltando il vascello dalle loro canoe. La povera Foggerty Di Tizio che si era buttata nella mischia al grido di “Per Dune!”, scoprì che avere le mani inverse non era molto d’aiuto nella lotta e fece la fine del puntaspilli trafitta dalla lance acuminate degli indiani altoatesini. Non fu l’unica dei pirati a morire subito poi toccò al primo ufficiale della nave, Gentleman Tanabrus che prima venne accecato da Tinker Bell poi, con il sangue che gli colava copioso dagli occhi, venne finito da Tootles che gli spiccò la testa con un colpo preciso. Mentre questo scontro all’ultimo sangue andava avanti, lo scontro personale tra Dimitri Pan e il malvaggissimo Capitan Ciccio Uncino continuava senza esclusioni di colpi, tra finte, contro finte, affondi, schivate, pernacchie. Si sentì un urlo agghiacciante, era il povero Borgo-Mastro che cadeva in acqua. Non aveva mai imparato veramente ad usare la spada e messo con le spalle alle muro, era caduto in mare. Presto le sirene lo attorniarono, prima che lo portassero in fondo alle acque scure dell’oceano, riuscì almeno a toccare la tetta di una sirena. Se ne andò con il sorriso sulle lebbra… beh più o meno! Era una vera e propria carneficina. Le Gemelle usando un antico amuleto degli indiani spedirono Cecco Furchì in un portale verso un’altra realtà. Il pirata si ritrovò in una radura boscosa che riconobbe come la luna boscosa di Endor. Era galvanizzato si era salvato! Proprio quando si stava alzando venne attorniano a degli strani esseri pelosi che riconobbe come Ewoks. Questi esserini nati dalla mente malata di Lucas parlavano nella loro strana lingua di cui il nostro corsaro disegnatore non capiva nulla ma decise di fare come il droide dorato nei famosi film di Star Wars che conosceva a menadito. Inizio a parlare a caso, imitando il linguaggio di questo esserini. Uno di questi, che aveva un pelo di colore più nero rispetto agli altri, disse al suo vicino che aveva, invece, un manto più marroncino:
“Ehi Joe questo tipo ha detto che è andato a letto con tua moglie!”
“Ma che stronzo! Mangiamolo!” rispose quell’altro. E l’allegra combriccola di Ewoks partì fischiettando, con un pirata che pensava di essersi salvato ma che invece sarebbe diventato la portata principale per cena.
Intanto sul veliero la battaglia infuriava ancora. Ormai dei pirati ne erano rimasti ben pochi. Anzi solo due Valberici e Capitan Uncino. Spugna si era abilmente salvato perché…. Beh si era nascosto in un barile vuoto. Il nostro caro sadico antagonista stava, invece, ancora lottando contro Dimitri Pan. L’ultimo pirata a morire era stato Mark Varuzz detto Noobler. Questi si era lanciato al grido di “Batman 62 trionferà!” contro tutti i Lost Writers. Era finito infilzato da una decina di spade ed il suo corpo ancora caldo era caduto nel mare attirando le fameliche sirene.
“Che ciurma di merda che mi ritrovo!” esclamò Francesco Uncino che intanto era riuscito a volare dopo aver spremuto per bene Tinker Bell sopra la sua testa. La battaglia si era quindi spostata per aria e i due contendenti erano, ancora, alla pari anche se la furia di Pan era senza limiti dopo la morte della fata sua amica. Dimitri Pan e il Capitano si affrontavano tra i pennoni e le vele della nave quando il famigerato e sovrappeso pirata esclamò:
“Ma perché combattiamo? Vedo tutti i miei corsari morti e capisco che questo nostro scontro è futile. Dovremmo collaborare per governare Neverland, senza differenze, tutti uguali. Che ne dici amico mio?” Il pirata sembrava veramente sincero, aveva addirittura rinfoderato la spada e aveva allungato una mano al suo avversario ma, dico io, mai fidarsi di un bucaniere!
“Hai ragione mai fidarsi di un pirata!” mi rispose Dimitri Pan infilzando il malvagio filibustiere direttamente nello stomaco. Capitan Uncino, ancora vivo, reggendosi la pancia cadde in mare e venne ingoiato intero dal gigantesco e maestoso coccodrillo che sbucò dalle acque proprio sotto di lui. Dimitri Pan festeggiò come non mai, ma stranamente gli altri suoi compagni e gli indiani altoatesini non erano dello stesso avviso. La nave venne fatta sgomberare e nessuno si accorse che Spugna era sopravvissuto e si nascondeva ancora nel barile vuoto. Pan calò su una delle canoe degli indiani dove si trovava anche Aislinn e le sue sorelle e intorno, in altre barche, c’erano gli altri Lost Writers.
“Siete proprio fuori di testa qui a Neverland. Noi torniamo a Londra. Forse riusciremo ad evitare di farci lobotomizzare. Addio!” disse la sorella maggiore volando via insieme a Feleset e Camilla.
“Anche noi andiamo via Pan… meglio tornare a Londra!” esclamò Luk Tarenzi per tutti i Lost Writers che volarono via tutti insieme.
“Andate pure via, rimarrò io l’unico e vero padrone di quest’isola! AHAHAHAHAHAHAHAH” esclamò quindi il nostro caro protagonista che ormai era completamente fuori di testa. Come se un qualche demone cornuto l’avesse fatto impazzire… MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Comunque il grande capo degli indiani altoatesini non era molto d’accordo con Dimitri Pan e, quindi, infuriò presto una nuova battaglia. La velocità era dalla sua e Pan riuscì ad evitare quasi tutte le frecce incendiare che gli stavano arrivando contro. Nello stesso momento nel veliero ormai deserto Spugna, nel suo bel barile vuoto, pensava ormai di essersi salvato. La sua speranza durò ben poco infatti una delle frecce infuocate penetrò nel sottile legno che lo divideva dalla nuova battaglia e lo colpì in pancia. Passarono i secondi ma per ora il caro Valberici era soltanto un po’ bruciacchiato.
“Beh almeno non sono esploso come quel mio parente che viveva ad Oz…”
Queste furono le sue ultime parole. Poi si sentì solo un “KABOOOMBUTUTUTUKENZOKEPUO’”. La gloriosa “Oricalco” esplose in una vampata di fuoco e fumo che formò una colonna in stile fungo atomico. Tipo quando i robot cattivi negli anime giapponesi esplodono.
E così ci allontaniamo da una Neverland ancora in subbuglio per tornare nelle strade fumose della capitale dell’Impero Britannico. Aislinn, Feleset, Camilla e i Lost Writers erano appena tornati, in piena notte, sulle strade di Londra. Erano tutti molto felici di essere tornati a casa, anche se forse li aspettava la lobotomia, ma almeno si erano allontanati da quel manicomio che era Neverland. La nebbia vorticando agli irti colli piovigginando sale. O qualcosa del genere. Insomma non si vedeva un cazzo. E dal banco nebbioso che era tutto intorno a loro sbucò una carrozza fantasma con quattro giganteschi frisoni neri i cui occhi erano rossi scarlatti. Nel mezzo c’era Valberici l’ambasciatore di Dakar che si doveva recare alla Torre di Londra per il ricevimento in onore dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis. Portava un dono molto atteso, un frammento di una spada potentissima dai misteriosi poteri. Ed era ancora in ritardo. Purtroppo Aislinn non si spostò abbastanza in fretta e venne travolta. Vi vorrei dire che la sua fine fu indolore… beh ma non è stato così. Di lei non rimase poi molto per lo sconcerto delle sorelle e dei Lost Writers. E così finisce il racconto di Natale di quest’anno… beh vi auguro Buon quel che vi pare. MUAHAHAHAHAHAHAHAH

FINE

Personaggi ed interpreti

Manicomio “Arlecchino”

Aislinn Darling= Aislinn
Feleset Darling= Feleset
Camilla Darling= Camilla
Doctor Baron Adrian Von Rottermayer= Adriano Barone
Nana l’infermiera sadica= Mad Dog

Lost Writers

Dimitri Pan= Francesco Dimitri
Tootles= Luca Tarenzi
Nibs= Luca Azzolini
Slighty= Francesco Falconi
Curly= Leonardo Patrignani
Le Gemelle= Licia Troisi & Rossella Rasulo
Rufio= Francesco Barbi

Abitanti di Neverland e dintorni

Cat Lily= Valentina Graziani
Capo Indiano= GL D’Andrea
Tinker Bell= Mad Dog
Tinker Bell 2= Lillian
Le Fate= Pam, Odry, Dalila
La Regina della Fate= Liz Nemesi
Le Sirene= Giulia Astaroth, Marychan, Sbabby, Noy
Saw l’Enigmista e la sua aiutante= Kanon & Lilletta

Pirati

Capitan Uncino= Francesco Roghi aka me
Spugna= Valberici
Gentleman Starkey= Tanabrus
Cecco= Fabrizio Furchì
Il Borgo-Mastro= Borgo
Foggerty= Federica di Tizio
Noodler= Marco Varuzza
Skylights= Eleas

Special Guests Stars

Thirrin nella parte della Regina Thirrin

Viola Vitali nella parte dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis

Epilogo 1

Pensavate che fosse finito? Eh no, qui è come nei film della Marvel ci sono le scene dopo i titoli di coda! Ci troviamo in una stanza dimenticata in alto nella Torre di Londra. Da un trono istoriato d’oro e diamanti regna la benevolmente dittatoriale Regina Thirrin. In questo momento la bella regnante sta parlando ad un specchio. No, non è fuori di zucca… beh si in realtà è fuori di testa ma non perché sta parlando allo specchio. Ecco vedete il problema è che lo specchio le sta rispondendo e non è quello di Biancaneve…
“Grazie al nostro agitatore Neverland è nel caos, proprio come avevi pronosticato!” disse l’austericamente nobile donna.
“Ormai dovresti sapere, Regina Thirrin, che io Agatos di Atlantide non mento mai. Sei senza oppositori nel tuo paese senza più quello Scrooge di mezzo. Oz, Wonderland, Laputa, Lilluput ed ora anche Neverland sono pronte per essere conquistate. Porteremo in quelle realtà l’ordine e la normalità come è giusto. E anche se sono ancora rinchiuso nel Tartaro sto già portando il nostro verbo in altre realtà. Chi non l’accetta viene distrutto, come è giusto che sia!” disse il saggio e anziano atlantideo.
“Presto sarai libero… appena arriva quell’idiota dell’Ambasciatore di Dakar! Ha un frammento della Spada di Ade! AHAHAHAHAHAHAHAH!” rise la regina. Agatos non rideva. La sua bocca mostrava soltanto un timido sorriso. Non si poteva pretendere di più da uno che aveva un bastone piantato su per il fondo schiena no?
“E quando sarò libero mi vendicherò finalmente dei miei figli, l’Imperatore Bianco e l’Imperatore Nero…” ecco, ora, la faccia di Agatos stava mostrando il massimo dell’espressione possibile. Un sorriso maligno che avrebbe fatto appassire anche la pianta più caparbia del mondo.
“Ma ecco il fido aiutante, il nostro agitatore!” Esclamò contenta la Regina Thirrin. E nella stanza entrò, ovviamente, il più bello e sexy demone cornuto che possa esistere. Io. Mad Dog il demone ribelle! Dai questa non ve l’aspettavate! Eheh! Si sto tramando da anni alle vostre spalle per conquistare il mondo insieme ai miei degni compari.
“MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH non vedo l’ora che conquistiamo tutte le realtà dell’Omniverso così, finalmente, il caos regnerà, come è giusto, in ogni dove!” dissidisse il demone cornuto più gnocco di tutta la realtà. Anche la Regina Thirrin si mise a ridere e Agatos abbozzò un altro sorriso. Un giorno da ricordare per l’atlantideo! Presto però i due tornarono subito seri.
“Caos? Ma noi siamo per l’ordine estremo… tutto un’altra cosa!” disse contrariata la sovrana inglese. Ecco non era bella farla contrariare. Ve l’assicuro.
“Ah… devo far letto male la vostra brochure allora quando mi avete assunto… oh, beh, buone cose eh… e se vi blocco su Facebook non ve la prendete!” disse il demone ribella che intanto stava indietreggiando piano piano verso l’uscita.
“Caro Mad Dog, io ti conosco, sapevo che ci avresti tradito…” disse sibillinamente il sibillino Agatos. E così il demone cornuto si trovò intrappolato in un incantesimo contenitivo così potente che non poté far altro che guaire e infine dire:
“Che cazzo ho fatto?”

Epilogo 2

Aislinn si risvegliò in una stanza bellissima, ricca di broccati, mobili stupendi e antichi, con un soffitto a cassettoni decorato con l’oro e l’avorio. Sembrava di stare in un castello. Si rialzò dal letto dove era distesa e si ritrovò davanti un uomo che indossava solo un gonnellino azzurro ed aveva la testa di uno sciacallo. Beh a Neverland aveva già visto cose strane, ormai si era abituata.
“Mi chiamo Anubis. Mi dispiace per come ti abbiamo prelevato ma dovevamo evitare che i nostri nemici potessero individuarci. Seguimi.” disse la divinità dell’antico Egitto con la sua voce fredda.
“Dove siamo?” chiese la ragazza mentre veniva portata tra corridoi interminabili, a stanze immense, ricche di vetrate gigantesche su una città che sicuramente non era la sua Londra.
“Questo è Castel Oricalco e ci troviamo, attualmente, a Lucca. Per il quando siamo alla fine dell’ottobre 2015. Domani mattina inizia il Lucca Comics & Games 2015.” le disse l’algido dio che poi la condusse in una stanza in cui si trovavano altre strane persone, come lei disorientate. Aislinn a questo punto non ci capiva proprio niente.
“Ti presento i tuoi compagni d’avventura: Luca Tarenzi detto Gulliver, Laura che è stata la nostra Dorothy, Alice Elizabeth Nemesi e per finire Frankezer Scrooge. Abbiamo pensato di riunirvi per lottare contro il misterioso nemico che minaccia l’Omniverso e che siamo sicuri colpirà a Lucca nei prossimi giorni. Noi non possiamo ancora intervenire ma vi aiuteremo quando la minaccia sarà chiaramente identificata. Siete la nostra sola speranza per combattere il nemico che nessuno di voi da solo è riuscito sconfiggere.”
A questo punto Aislinn e tutti gli altri erano svenuti nuovamente… ma questa, come si dice, è un’altra storia… MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH