Is Mad Dog Monterotondo's Mayor?

Notizia eccezionale e sconvolgente, un altro candidato si affianca a Mauro Alessandri e Antonino Gatto per concorrere alla carica di sindaco di Monterotondo. Il nuovo candidato si chiama Mad Dog, è un demone cornuto e concorrere alla maggiore carica della città con una lista civica dal nome “Mad Dog Rulez!” Un impavido giornalista di un giornalaccio locale ha avvicinato il demone nel suo attuale covo, una vecchia casa diroccata vicino all’Arco di San Rocco. Ecco l’intervista…

“Come mai ha deciso di concorrere alla carica di sindaco di Monterotondo? Come mai farlo solo ora?”

“Non avevo un cazzo da fare in questi mesi….”

“Ehm… ma non le sembra un ragionamento futile? Non dovrebbe avere il nobile intento di governare la meglio questa città?”

“Sinceramente… no…”

“Ok, allora ci dica qual è il suo piano per la città, quali sono i suoi progetti, perché i cittadini di Monterotondo dovrebbero votarla?”

“E’ molto semplice, intendo adoperare dei rapidi e sostanziali cambiamenti alla città, prima di tutto istituirò le case chiuse, dei posti accoglienti dove potrò andare a sollazzarmi con le prostitute a vostre spese… poi dichiarerò guerra a Mentana, quell’odiasa cittadina è stata sempre una spina nel fianco di voi eretini, la distruggeremo, passeremo a fil di spada tutti i maschi, anche i bambini e ci prenderemo come schiave le donne più belle. E questo è solo l’inizio… il mio slogan poi sarà <Più Tette per Tutti e soprattutto per Me!>”

Capisco che voglia scherzare, ma non le sembra che con il suo slogan stia inneggiando alla donna oggetto?

“La donna è un oggetto. Sono un fervente maschilista, la donna va sbattuta quando serve e deve fare esattamente quello che dico il maschio, ogni singola cosa.”

“Non crede che queste sue dichiarazioni le inimicheranno il voto delle donne?”

“Non scherzi, le donne non votano! Quando mai qualcuno darebbe un diritto del genere a degli oggetti? Dai, parliamo seriamente…”

“Le donne possono votare in Italia ormai da molto tempo…”

“Allora io cambierò questa legge insulsa…”

“Non può farlo… non è nei suoi poteri di sindaco…”

“Una chiamata a Silvio e potrò farlo…”

“Intende Silvio Berlusconi? Il Cavaliere? Il Presidente del Consiglio?”

“Non credo ci sia un altro Silvio all’infuori di lui….”

“Quindi si può ben dire che lei fa parte dello schieramento del PDL?”

“No, anche se Silvio mi ha chiesto il favore di mangiare tutti i comunisti d’Italia. Purtroppo non l’ho potuto accontentare, non ci sono più comunisti in Italia da un bel pezzo! Sono estinti…”

“Quindi lei non si vede rappresentato da nessuno dei partiti attualmente in campo?”

“Si, quello della gnocca del Grande Fratello e credo siamo veramente in molti…”

A quale figura si ispira per la candidatura?

“Al Sindaco Quimby a chi altri?!”

Vuole dire qualcosa ai suoi due avversari?

“Si, certo. Prima di tutto che non li rispetto, sono umani, io sono un essere superiore, un demone. Quindi non c’è nemmeno possibilità che mi battano. Poi vorrei fare presente ad entrambi che li mangerò a colazione!”

“Parla metaforicamente….”

“Lei mi insulta! Dico la verità, li mangerò! Realmente! Sono un demone cornuto, cannibale, necroforo, necrofilo, pervertito, maschilista, ateo, miscredente, asessuato, bastardo, scomunicato, gay, etero, trans,  pagano, rozzo, egocentrico, narcisista ma sicuramente non sono dell’UDC!”

“Cosa c’entra l’UDC?”

“No, nulla, solo per dire che mi stanno leggermente sui coglioni… Sono bacchettoni, moralisti e soprattutto cattolici! E sappiamo tutti bene come sono i cattolici, chiusi come vongole, hanno un maledetto palo a croce di abate piantato su per l’ano! Un altro provvedimento sarà quello di abolire la religione cattolica… Lui non ne avrà a male, lo faccio sempre vincere a poker quando giochiamo il mercoledì…”

“Le sue affermazioni vanno totalmente contro la carta dei diritti dell’uomo! E’ sono incredibilmente aggressive nei confronti di Santa Romana Chiesa! E’ inaudito!”

“Dice? Ma sa esiste la Lega, quindi ci ho fatto il callo alle cose inaudite… colgo l’occasione per salutare mio figlio, uno dei tanti, il mio carissimo Borghezio… Poi Ratzi deve solo da star zitto… dato che da molto tempo se ne frega di quel che gli dice il mio amicone… Comunque mi sta venendo fame e non avendo altro a portata di mano credo che mi accontenterò di lei anche se lavora per quel giornalaccio locale… gnam…”

Successivamente Mad Dog ha deciso di rassegnare la sua candidatura dopo l’intervento congiunto del premier, Berlusconi e del leader del PD, Franceschini preoccupati da una possibile vincita del demone, hanno sollecitato l’intervento di Impero che ha paventato a Mad Dog la possibilità di farlo diventare vegano.

Blood's Inn

Entrò nel locale sporco e polveroso, una ventata di fumo e di olezzo puzzolente lo investì. Non ci fece caso. Squadrò la lurida taverna, il pavimento era così incrostato di vomito, escrementi, sporcizia che non si vedeva il suo colore originale, era tutto un miscuglio schifoso di marrone e giallo vivo. Pochi tavoli in legno, invasi dalle termiti, su cui erano stravaccati alcuni ubriachi. Si avviò verso il bancone, lercio come il grembiule dell’oste, un orco dalla faccia butterata dal vaiolo che tossiva e sputava quasi ogni minuto.

“Cosa vuoi?”

“Il meglio che ha la tua casa oste!” rispose l’uomo con la sua voce gutturale.

“Basta che paghi…”

Sul bancone apparvero magicamente alcune monete d’oro che l’oste fu veloce a far sparire dentro una tasca dei suoi pantaloni rattoppati alla meglio. Sputò quindi in un boccale, lo ripulì con uno straccio più nero della pece e ci verso dentro del liquido scuro e giallognolo che servì al viandante che lo ingollò tutto in sol sorso. Fece cenno di versagliene altro.

“Vuoi anche qualcosa da mangiare?” chiese l’oste riempiendo nuovamente il bicchiere.

“No. Sei tutto vaiolato di vaiolo, non saresti di mio gradimento!”

L’uomo non riuscì a comprendere la strana frase che aveva formulato lo straniero che ad una seconda e più penetrante occhiata gli appariva molto particolare. Indossava un pastrano nero di una strana pelle che non aveva mai visto in vita sua, lungo fino ai piedi, le brache erano della stessa fattura mentre la maglia che indossava era di un tessuto che si sarebbe detto lino, sempre del colore della pece, con strani e piccoli bottoni bianchi. Infine in testa portava un cappello molto strano con una falda molto larga, scuro come solo una notte senza luna poteva essere. Aveva poi un cinturone su cui si potevano vedere due pistole, interamente di acciaio e una sciabola nel suo bel fodero di avorio. All’improvviso, nell’osteria, irruppe una ragazza, i capelli rossicci inzuppati di sudore, la sottana sporca di sterco di cavallo. Piangeva e si stava avventando sulle scale che conducevano alle stanze nel piano superiore. Si fermò però di colpo quando qualcun altro entrò nel locale. Un prete, vestito con una tunica bianca linda e pinta, seguito da due armigeri armati di picche. Lo straniero si alzò dallo sgabello e andò lentamente verso i nuovi arrivati mentre i due uomini armati si avvicinavano velocemente verso la ragazza impaurita che cercava di scappare per le scale.

“Cosa ha fatto quella ragazza?” chiese con la sua voce gutturale.

“E’ accusata di aver fornicato con il demonio in persona! L’accusa è stata formulata dal vescovo, Magister Inquisitionis di Stuttgart! Dio vuole che questa ragazza venga bruciata al rogo!” esclamò il prete con fervore.

“Vi sbagliate. Non ha fornicato con me.” disse lo straniero la cui voce si fece ancora più gutturale e profonda.

Il prete guardò per la prima volta in faccia quello zotico. Capelli lunghi neri, barba incolta, un viso lungo e sottile, naso dritto e stretto. Quel che faceva spavento erano i suoi occhi. Rossi. Come braci ardenti in una notte senza luna piena. Vide inoltre che i canini di quello straniero si stavano allungando a dismisura. Gridò. Il demonio era davanti a lui! Gli armigeri accorsero per fronteggiare quel vagabondo che attentava alla vita del prete. Il quale, intanto, se l’era fatta sotto, sporcando la sua bella veste.

“Ah… Carne fresca finalmente. Spero non abbiate avuto il vaiolo.”

La sua voce era ancora più orrenda, più demoniaca di prima, al prete ricordò l’esplosione di molteplici cariche di cannone. Le picche andarono a segno, ma si infransero in mille pezzi, suscitando l’ilarità di quel demonio che non attese oltre. Afferrò il primo degli armigeri, un uomo corpulento con folti baffi marroni e gli staccò di netto la carotide inghiottendola con le sue zanne acuminate. Poi mentre la vita abbandonava la sua prima vittima, si scagliò contro l’altro soldato che cercò di sparare con la sua pistola. Tutto inutile. L’essere prese il braccio che impugnava l’arma e lo stacco dal corpo del malcapitato, spandendo sangue tutto intorno. L’uomo cadde a terra agonizzante mentre gli avventori della taverna scappavano veloci come il vento che spirava dal grande nord. Nella locanda ora si poteva sentire solo il salmodiare continuo del prete, che inginocchiatosi a terra, stava recitando il Pater Noster e ancora più sommesso il pianto e i singhiozzi di una giovane spaventata a morte.

“Puoi invocare tutti i santi del Paradiso, con tutta la gente che hai mandato al rogo, visiterai direttamente il mio amico ‘cyfer.”

“Vade retro satana!” urlò il prete sfoderando da sotto la tunica un crocefisso d’oro.

“Credi davvero che quel simbolo così possa farmi soggezione? Se tu avessi una fede pura forse sarebbe possibile, ma per tua sfortuna, così non è. Vaiolato di un prete, ora ti mangerò la tua testolina che credi santa in un sol boccone!”

“Demonio parli in maniera incomprensibile!” urlò il prete

“No parlo come scrive Alan D. Altieri!” disse l’essere demoniaco prima di abbassarsi e staccare con un morso netto la testa al religioso. Fiotti di sangue uscirono dal collo reciso per qualche secondo, poi il cadavere si accasciò a terra. La testa del prete esplose masticata dai denti aguzzi del demone come fosse un melone maturo. Si lecco voluttuosamente il sangue e la materia cerebrale che gli colava sul mento, poi si voltò verso la ragazza che si era rannicchiata in un angolo. Una vistosa chiazza di urina giallognola la circondava.

“Te la sei fatta addosso. Che schifo.” commentò il mostro sarcastico.

“Mangerai anche me?” chiese con un filo di voce la ragazza cercando di farsi forza.

“Te? Non potrei mai ucciderti, tu sei la figlia di Mad Dog, il demone ribelle, tu sei mia figlia… una delle tante!”

Apocalypse Please

La incontrai in un mondo che aveva subito un olocausto nucleare, finsi un’amnesia, millenni prima ne avevo avuta una, reale, di amnesia e non fu così difficile fingere. Mi raccontò di come le potenze del suo mondo per uno scherzo del destino si distrussero vicendevolmente in pochi giorni. I sopravvissuti lottavano contro le malattie, la fame, la sete e le strane creature che l’olocausto nucleare aveva creato. Sembrava di trovarsi in un filmaccio di fantascienza degli anni ’50. Mi chiedevo perché non ci fosse un dannato computer pazzo quando serviva per sterminare questi pochi e stupidi umani rimasti. Volevo silenzio. Volevo, ed è un controsenso, lo so, sentirlo da me, volevo la pace. Lei mi ricordava la bella Gabrielle. Era inquietante come l’avessi conosciuta in una situazione abbastanza simile. Non feci nulla quando la tarantola gigante la uccise, anzi infierii sul cadavere perché mi ricordava quella ragazza che mi aveva stregato la mente molto tempo prima. Non mi sentiì molto in colpa quando per errore innescai uno degli ultimi dispositivi nucleari rimasti. Una bomba al cobalto. E fu tutto molto un rosso e un azzurro senza fine. Solo io sopravvissi. Tutto il pianeta era un magma ribollente. Ora avevo la pace. hot-magma-planet-thumb5916386Apocalypse Please…

Ho pensato…

che dopo il post "sul film della mia vita" potrei fare un post molto simile… ma con gli attori che scegliere per un ipotetico film sui miei racconti! ^^ Quindi eccoli qui! Logicamente nelle loro forme umane… 😛

Regista
Guillermo del Toro
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Cast

Jake Gyllenhaal è Impero
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Alec Newman è l’Imperatore Bianco/l’Imperatore Nero a.k.a. Lot Destr

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Gary Sinise è Ludovico Nubi/Anubis

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Michael Clarke Duncan è Mad Dog

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John Travolta è Paul William Merk III

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Paul Walker è Atil Dolkin
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Megan Fox è Adriana

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Gerard Butler è Orok’an

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Lance Henriksen è Drago Nero (versione elfica)

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Anthony Hopkins è Agatos

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Danny De Vito è Pipis IV

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Will Patton è Tialte

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Ron Perlman è Lion

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Vin Diesel è Tom Goron

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Kavin Nash è Uran

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Passo questa incombenza a Licia Troisi, Francesco Falconi e alla mia amica Ryuki!

Vampiri rulez!

Sono tornato ieri… il resoconto della Cartoomics, lo troverete domani nell’altro blog. Intanto prima di un nuovo capitolo del blogracconto, ecco un nuovo disegno di Zerov, che rappresenta l’antico vampiro che si è risvegliato nello scorso racconto… rinominato da Zerov "vampiro abbruciato" ^^ A me piace molto… a voi?
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Comunque devo ammettere che oggi sto proprio giù di morale, non so bene perché… anzi lo so fin troppo bene, sono insoddisfatto della mia vita, di una parte della mia vita, per essere precisi, di qualcosa che manca. Pene d’amore… ecco tutto… passerà, spero presto… e poi anche la malinconia del dopo fiera, è stato tutto troppo veloce, è passato tutto troppo in fretta. Vorrei stare sempre con i miei amici cosplayers… e il fatto che per vederli di nuovo dovrò aspettare mesi, mi fa diventare molto triste… Spero passi presto, odio avere questo umore.

X-Bye

Questo post è dedicato a Thirrin, per farmi perdonare, ieri sono stato un pò cattivello con lei. Spero ti piaccia questo racconto 😛

Era arrivato da poco in questa città portuale, ma già l’odiava profondamente. Era rimasto imbottigliato nel traffico, per ore, nella sua soffocante bara di arrivare alla casa che aveva affittato. Essere un vampiro millenario non l’aiutava per nulla, infatti, dopo tutti questi secoli di non vita, non aveva pazienza. Fu estremamente lieto quando gli addetti al trasloco presero la bara e la riposero, con malagrazia, nell’atrio della casa. Avrebbe potuto uccidere facilmente quegli uomini, torcergli il collo come si faceva con i polli o farli diventare dei puntaspilli. Non aveva fatto nulla, non voleva troppo attenzione su di sé. Non ancora almeno. Si voleva godere questa città, succhiare il sangue a tante belle ragazze, creare qualche tipo di progenie, fare il comodo suo per un bel po’ di tempo. Aspetto ad uscire fino a quando l’unico rumore della casa non fosse quello prodotto dalle camminate dei ratti. Il coperchio cadde sul pavimento con un tonfo sordo. Splat. Fu precisamente questo il rumore che sentì quando la sua eccessivamente costosa scarpa di coccodrillo toccò il suolo. Aveva pestato gli escrementi di uno di quei ratti che aveva sentito prima. Grazie alla sua vista vampirica riuscì a vedere anche chi, probabilmente, era stato l’animale che aveva osato lasciare le sue deiezioni accanto alla sua bara in mogano. Se quello era un ratto, pensò, in questa città dovevano nutrirli con la carne di cavallo. Era grande quanto un gatto. Gli fece schifo. Anche a un vampiro come lui, anzi soprattutto a un vampiro aristocratico come lui, queste cose facevano schifo. Si guardò intorno. L’avevano gabbato. Altro che palazzo settecentesco ristrutturato. Quel posto sembrava la capanna dello zio Tom, dopo che ci erano passati gli unni e i mongoli insieme! Sconsolato, decise di fare un giro in città, aveva bisogno di sangue, sangue di ragazza. Si avventurò fuori dalla porta malmessa che cigolò in maniera paurosa quando appena l’aveva toccata. Uscì nel cortile. Respirò a pieni polmoni l’aria della notte. L’aria che portava questo odore, così atipico, così di fogna.
“Cazzo ma proprio oggi che vengo io si doveva rompere la fogna qui davanti?” Pensò il vampiro guardando il furgone della ditta delle fogne. Si incamminò verso nord, non seguiva esattamente un percorso preciso. A momenti non guardava nemmeno davanti a sé. Stava pensando:”Ma perché ho deciso di venire a Palermo? Non potevo andare a Ginevra? O a Avignone?” Si accorse dell’esile ragazza davanti a sé solo all’ultimo momento. Ci intruppò contro. Non l’aveva fatto apposta, era sovrappensiero, anche se altre volte aveva usato questa stessa tecnica per abbordare della giovani donzelle. La ragazza lo squadrò, non doveva avere un bell’aspetto dopo tutti quei giorni di viaggio. Faccia stretta e lunga, capelli castani e occhi tendenti al verde. E fin qui andava bene. Poi però c’era la pelle più tendente al bianco che al rosa, le labbra sottili e rosse, vogliose di sangue, ma soprattutto i suoi vestiti, stropicciati, sporchi di polvere. Le sue scarpe ricoperte di ragnatele e escrementi di topo. La ragazza che aveva davanti era esile, graziosa, con delle belle labbra piene, una carnagione candida e solare, dei lunghi capelli castani così come gli occhi grandi e gentili. Si chiamava Virginia, così lesse nella sua mente. Quello che invece fece la ragazza fu imprevedibile. Prese qualcosa dalla borsetta e con estrema velocità e facilità spruzzò dell’estratto di aglio sugli occhi del vampiro. Che urlo dal dolore, bestemmiando in mille lingue diverse. Ma non era finita qui. La ragazza assestò una poderosa ginocchiata nell’inguine del non morto, che per quanto vuoi essere un vampiro, essere colpiti lì fa sempre male. Tanto male. Il vampiro cadde a terra boccheggiando e ricevette alcuni sonori calci sul costato dalla ragazza che poi si avviò a passo svelto verso casa.

“Ora ti faccio vedere io! Ti faccio vedere come succede ad importunarmi!” urlò Virginia fuori di sé dalla rabbia.

Jasper, così si chiamava il vampiro, si alzò dolorante dopo qualche minuto. Credeva che fosse finita. Ahimè, per lui, non era così. La ragazza uscì fuori di casa brandendo un canne mozze. Non era possibile, pensò il non morto, questo è solo un brutto sogno. Quando la prima scarica lo sfiorò vicino alla testa, capì che era la realtà. Corse come un forsennato, inseguito da Virginia che voleva ancora fargli del male, molto male. Riuscì a trasformarsi in nebbia e a scappare da quella assurda città salendo su una nave cargo. Aveva deciso che non avrebbe mai più rimesso piede a Palermo, ma soprattutto avrebbe dovuto vendicarsi del suo amico Nubi e della sua bella proposta di passare qualche tempo in quella ridente città sicula.

Morte di un ragazzo per bene

Oggi vi voglio proporre, così come ha fatto Thirrin, un mio vecchissimo racconto, ma proprio tanto vecchio, parliamo di sei o sette anni fa. Un racconto giallo, diciamo, molto cupo… a tratti splatter… molto ma molto cinico. Non era un bel periodo per me e si capisce molto bene leggendo il racconto… Non cambiato nulla se non qualche accento che era messo male e qualche piccolo errore di battitura… il resto è restato uguale, a me fa sorridere e anche un po’ inorridire per come scrivevo un tempo XD Fatemi sapere se vi piace… Devo dire però che il personaggio del killer… di questo killer… mi stuzzica non poco 😛

Morte di un ragazzo per bene

Tornava a casa prima, verso le dieci perché ormai da due mesi un serial-killer uccideva ragazzi come lui di notte. Erano schiattati già sei. Non li conosceva ma non erano come lui; ma lui si diceva: “Non mi potrà mai accadere, perché io sono normale non come quelli, io sono speciale, mi adorano e mi odiano, sono simpatico e violento.” Infatti, lui era un ragazzo normale, gli piaceva vestirsi secondo la moda, gli piaceva il Pc, la Tv, quasi mai usciva e quelle poche volte si rintanava in qualche posto; i suoi pochi amici, per lui tutti anormali, erano casa e scuola, non si erano mai drogati, non avevano mai bevuto una birra, non avevano mai rubacchiato come faceva lui, per lui quindi non erano uomini, ma in realtà erano più maturi di lui. Sua madre gli aveva raccomandato di tornare alle sette ma come al solito aveva fatto tardi, era stato con degli “amici” prima in un bar per spendersi i suoi ultimi “sacchi” in birra e sigarette, poi aveva preso qualche rivista, aveva rubato quelle che gli erano capitate a tiro. Arrivato a casa il padre l’avrebbe sgridato, ma a lui non fregava, l’indomani avrebbe raccontato una delle sue ai suoi compagni di classe, era amico sopratutto di uno più grande di lui, ma più normale anche se preso sempre di mira -per ragioni valide- dalla prof. di matematica, ma “Scimmia” come lo chiamavano era un tipo un po’ troppo esuberante ma con i piedi per terra. Mentre rifletteva su varie cose, lui si trovò davanti un tipo, sembrava un lottatore di sumo, ma non lo era perché gli ficcò un’ascia in fronte e lo ammazzò. Lui faceva parte di quella “fazione” degli esuberanti era sempre pronto a nuove avventure che poi faceva solo con la mente, era un falso cerca avventura che poi quando doveva venire al dunque se la faceva sotto dalla paura, era una nullità in confronto ai suoi amici, ed è per questo che il killer lo scelse: perché era solo un deficiente che voleva apparire qualcuno che non poteva mai essere anche raccontando finte avventure di bische e bordelli.

IL GIORNO DOPO

La madre gli parlava ancora, non voleva staccarsi dal suo cadavere con la testa maciullata, tutti piangevano, tutta la città sapeva, infatti, il delitto era stato compiuto nella via principale del paese, un paese come tanti, come il vostro. Tutti dicevano che era un ragazzo per bene che non aveva precedenti o non li volevano ricordare, infatti, i genitori sapevano e non sapevano dei furti del figlio o non volevano crederci, il loro figliolo era stato condizionato (per loro) dalla morte del fratello più grande, due anni prima. Suo fratello era morto in un incidente di moto, sfracellandosi contro un cancello, dopo mesi di agonia morì in ospedale, la loro famiglia era estinta. Infatti, gli rimaneva sola una figlia poco più piccola del fratello morto accettato, la loro famiglia era estinta, il cognome non sarebbe mai andato a nessun altro, loro erano troppo vecchi per avere altri figli e anche vecchi per adottarli. A scuola si decise di sospendere la lezione, tutti erano sconcertati, ma per alcuni era una liberazione era un tale rompiscatole! Poteva dirlo prima che moriva perché aveva lasciato molti debiti in sospeso sia scolastici che (e soprattutto) di natura economica. Gli fu dato il diploma, anche se non aveva finito gli studi. Nei giorni seguenti proteste cittadine e reclami dei potenti fecero muovere la macchina della legge; infatti, dalla capitale arrivò un investigatore, chiamato ”Il Detective” e insieme con lui e alla sua squadra, arrivarono in città i giornalisti, peggiori del killer stesso. La città era come assediata, non si poteva uscire che una truppa di giornalisti ti assaliva come morire soffocati, infatti un altro ragazzo venne trovato morto dentro la Fontana Antica vicino alla caserma dei carabinieri. Nella medesima caserma Il Detective elaborava le varie ipotesi, non trovandone cercò un capo espiatorio, lo trovò e lo mise in galera. Il poveretto, un disadattato che viveva in periferia, lontano dal mondo e dalle notizie, aveva ripetuto due volte la terza media e a stento era riuscito a frequentare tre anni di scuola superiore, ma in città era conosciuto per i suoi furti, però davanti ai suoi compari diceva di essere un dio ma in verità anche lui era come il settimo ucciso in altre parole un poveraccio cui la società aveva voltato le spalle, ed ora senza motivo la folla lo voleva morto. Ma lui non sapeva di che cosa era accusato però ormai era lui il capro espiatorio che bisognava sacrificare sull’altare della falsa legge; nessuno si preoccupava di lui… solo il serial-killer che o per compassione verso il poveretto o per non farsi identificare in lui fece di nuovo sentire la sua presenza.

L’OTTAVO OMICIDIO

Anche lui era un ragazzo come gli altri, era bravo a scuola, aveva alti e bassi, in questo periodo ora aveva sopratutto alti, ma da quando una settimana fa aveva litigato col padre era diventato apatico, infatti, il padre voleva per lui una fiorente carriera militare che lui non voleva fare, il suo sogno era fare il medico. Infatti, il padre da giovane non aveva potuto intraprendere la carriera militare per problemi di salute, quindi si era tuffato nel mondo della politica. Era passato circa un mese dall’ultimo omicidio e una settimana dall’arresto del presunto killer, era una giornata calma cui doveva seguire una giornata di fuoco, la loro villetta era nel quartiere-bene di qualunque città, la vittima fu costretta dal carnefice a farlo entrare, poi il killer lo costrinse a scrivere in un biglietto dove doveva dire che stava male, di non disturbarlo, che non sarebbe andato a scuola e di non chiedere spiegazioni. Poi il killer prese la sega elettrica e gli mozzò la testa, ripose il cadavere su una sedia con la schiena rivolta verso la porta della sua camera, di modo che dopo aver sfondato la porta sembrava che dormisse sulla sedia… già s’immaginava la scena e né andava fiero. Il killer prese la chiave della porta e rinchiuse il cadavere nella stanza, poi andò via. La madre della vittima -che ancora non sapeva nulla- fermò il marito affermandogli che bisognava aspettare la mattina così da avere tutti idee più chiare.

LA MATTINA DOPO

AHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!! fu solo lo strillo della vicina che cadeva. Il padre sfondò la porta, infatti, era tutta la mattina che gridava al figlio di aprire… ma lui non aveva aperto, aveva lanciato chissà quali parole verso un morto senza testa. Infatti, la testa era stata portata via dal killer che la impacchettò e la spedì all’ufficio del comune dove lavorava il padre del ragazzo… che intanto girava la sedia dove il cadavere del figlio era stato adagiato, in un primo momento gli sembrò vivo sia per il buio della stanza sia perché il killer aveva posizionato un pallone da basket sopra il collo del ragazzo e sopra la palla aveva messo il cappuccio della maglietta della vittima… ma poi urlò e pianse. Sui Tg e sui giornali si gridava allo scandalo per l’arresto ingiustificato quando fino a due ore prima gli stessi giornalisti annunciavano chissà quali delitti efferati che il povero recluso aveva commesso; ma anche poco dopo si parlò di lui, infatti, dopo solo cinque ore di libertà fu ucciso da un’auto pirata… il conducente non aveva visto i Tg…. forse…. Nello stesso tempo alla caserma Il Detective era sospeso e quando andò via dalla città non trovò applausi come era abituato e come si aspettava ma solo fischi, infatti, per lui quell’errore era giustificabile perché tanto non aveva pur sempre arrestato un delinquente che alla fine anche lui avrebbe commesso un omicidio? Poi quando si trovò davanti quell’individuo che lo aveva fatto decadere, anche se non era colpa sua, lo investì facendolo andare sulle rotaie del tram, il ragazzo non fece in tempo a levarsi di torno che il mezzo lo falciò in più parti. Siccome era ormai mezzogiorno decise di tornare alla capitale a casa sua, mentre dalla capitale arrivava Il Collezionista perché collezionava ciocche di capelli dei killer che arrestava o più spesso uccideva, per questo era stato scacciato da ben dieci paesi in soli cinque anni? Intanto nell’ufficio dove lavorava il padre dell’ultima vittima, arrivò il nostro famoso pacco con la testa del figlio e un foglio scritto a macchina: “Per un anno non ucciderò, vado in vacanza, by il killer.” La polizia bloccò tutti i voli, i treni, e le autostrade ma non lo trovarono.

Fine prima parte… forse…

Cos-Party Piratoso

Domani parto per il Cos-Party, per Parma, quindi ecco un piccolo racconto scritto in fretta e furia, d’obbligo sentirsi I don’t think now is the best time dalla colonna sonora di Pirati dei Caraibi 3, quando leggete lo scritto. Ciao bella gente ci si sente lunedì! 😛

Personaggi di questo racconto (li metto prima come faceva Shakespeare per le opere di teatro perché fa più figo!)

Alessia/ Ryuki cosplayer
Elisabetta/ Lilletta cosplayer
Annalisa/ Acchan cosplayer
Maddalena/ Ricchan cosplayer
Albert/ Kanon cosplayer
La Chibi cosplayer
Rogue cosplayer
Benefy cosplayer
Kitey cosplayer
Messer Azzone cosplayer
Vickie cosplayer
Mariuccio fotografo
Max Vertua fotograto
Claudio /Jack Sparrow/Pyro cosplayer
Altri cosplayer di cui non mi ricordo ora il nome
Francesco Roghi/ imp.bianco/ Impero blogger e Lord Cancelliere del Concilio Superiore delle Dimensioni
Mad Dog demone ribelle mangia uomini
Ludovico Nubi /Anubis dio della morte egizio
Tom Goron capo degli Imperiali
Svariati Imperiali
I cattivi di cui non si dice il nome per far crescere la suspense!

Dopo una settimana ricca di pioggia e nubi, quella mattina di sabato, il cielo era limpido, di un azzurro tiepido, rischiarato da un sole timido, pallido. Un venticello gentile spirava da sud portando dell’aria fresca nella vecchia città emiliana. Guardò di nuovo, impaziente, l’orologio, era tardi.
Allora quando viene?” chiese la ragazza a Lilletta la sua amica guardandola con i suoi bellissimi occhi di un indefinito misto di verde e azzurro.
Aveva detto che ci metteva due minuti, aveva dimenticato qualcosa in camera…” rispose la giovane lisciandosi con una mano i fini capelli castani.
Si trovavano su di un marciapiede di una delle strade principali che immettevano nel centro di Parma. Erano circa una ventina di persone, soprattutto ragazze, vestiti con abiti leggeri, anche se aveva piovuto molto nei giorni scorsi, la temperatura era, comunque, abbastanza alta.

Lil, sai cosa doveva andare a prendere?” chiese un ragazzo non molto alto, con i capelli corti e dei vividi occhi azzurri.
Forse le salviette al cocco per te Kanon!” rispose ridendo una bella ragazza dai tratti orientali. Mentre partiva una risata generale, un cellulare squillò per un secondo. Era quello dei Lilletta. La ragazza prese in mano il telefonino e vide che le era arrivato un messaggio proprio dal loro amico ritardatario.
E’ Imp…” disse la ragazza perplessa non capendo cosa volesse significare ciò che le aveva scritto l’amico.
Cosa ti ha scritto?” chiese Ryuki la ragazza che aveva prima all’inizio di questo racconto. E’ già perché questo è un racconto che sto scrivendo ora, ma non sapete se ciò di cui sto scrivendo è già successo, se succederà e nemmeno dove è successo, in che realtà dimensionale intendo. Potremmo avervi fatto dimenticare tutto e questo che di solito facciamo, più precisamente le fa Lu. Scusate la digressione, credo sia meglio tornare alla nostra storia. Dove eravamo rimasti? Ah si, l’affascinante Alessia aveva appena fatto una domanda alla mia graziosa amica Lilletta.
E’ molto enigmatico, dice di guardare in alto nel cielo, quando vedremo un punto nero che si avvicina, quello sarà lui.” rispose Elisabetta pensierosa alzando gli occhi verso l’alto.
Questo si che è veramente strano… Max punta la macchina fotografica lì… cosa vedi?” disse Claudio scrutando il cielo e puntando un dito verso una zona di aria sopra di loro.
Cosa c’è?” chiese Max Vertua il fotografo dai grandi occhiali e dalla folta barba guardando attraverso l’obbiettivo verso la zona indicata dal ragazzo. “Ma è impossibile…” riuscì solo a dire il fotografo che continuò “C’è una nave… nel cielo… sta veleggiando qui giù!” concluse l’uomo esterrefatto. L’improvviso si diffuse nell’aria, senza avere un’origine precisa, una melodia molto famosa, oserei dire piratesca!
Ehi, ma questo è Hans Zimmer dai Pirati dei Caraibi!” esclamò stupefatta Kitey spalancando i suoi begli occhioni.
I don’t think now is the best time, precisamente minuto 4:57…” disse quasi meccanicamente Alessia osservando le vele del vascello che si gonfiavano con il vento. La nave intanto si era avvicinata di molto in pochissimi secondi scendendo in picchiata verso il suolo ma poi assestandosi di colpo su una rotta orizzontale a una decina di metri dai cosplayers. Il gigantesco vascello era lungo circa settanta metri, larga circa quindici e alto fino alla cima dell’albero maestro ben quasi più di sessanta metri. Aveva ben tre ponti con circa un centinaio di cannoni. Le fiancate erano colorate a strisce viola e nero e quest’ultimo colore dominava su tutto il veliero. La nave viaggiava ad una velocità elevata volando quasi a pochissimi metri da terra. Non era tanto la perfetta riproduzione di un vascello del finire del 1700 a lasciare a bocca aperta gli amici di Imp quanto li vederlo arrampicato sul bompresso della nave, vestito da pirata con un completo completamente bianco che ricordava esattamente quello del Capitan Jack Sparrow di Pirati dei Caraibi. Il ragazzo agitava fieramente in aria una spada corsara, una cutlass, finemente lavorata mentre si reggeva con una mano ad una delle corde del bompresso. Dietro di lui, sul ponte della nave, c’era il dio della morte Anubis, con in testa, a coprire le lunghe orecchie da sciacallo, un capello a tre punte da corsaro. Il dio indossava comunque sempre e solo il suo solito gonnellino di lino azzurro anche se portava infilati in quest’abito, una sciabola e una pistola a pietra focaia. Ludovino Nubi stava scrutando con un vetusto cannocchiale gli amici del suo signore che ancora stupiti guardavano quella nave avvicinarsi. Al timone c’era il massiccio Mad Dog, il demone ribelle che ululava come un matto manovrando quell’oggetto. Il demone indossava anch’egli dei vestiti da corsaro, una benda nera sull’occhio destro, una bandana nera gli copriva la testa ma lasciava scappare fuori le corna ricurve. In vita portava una fascia sgualcita sempre color ebano a cui erano legate alcune pistole e alcune corte spade. Sulla nave si poteva anche vedere la ciurma di bucanieri, abbastanza impacciati in quegli strani abiti ma abili e precisi nelle manovre da compiere sul vascello. I ragazzi notarono che sull’albero maestro non veleggiava la bandiera con il Jolly Roger, bensì una bandiera nera con un simbolo viola sopra, una sorta di triangolo aperto.
Corpo di mille balene che mi sono mangiato a colazione!” urlava Mad Dog ridendo sguaiatamente.
I due fotografi, ormai totalmente esagitati, stavano scattando foto a profusione, immaginando di poteri vincere persino il premio Pulizer con questi scatti. La nave, ormai a un solo metro dal gruppo dei cosplayer, si fermò magicamente e rimase fluettante in aria. Francesco saltò abilmente dal bompresso del veliero a pochi centimetri da Ryuki, seguito immediatamente da Mad Dog, dal dio della morte e dalla ciurma.

Scusate il leggero ritardo, come vedete ho portato qualcosa e qualcuno con me. Credo che prima di tutto sia meglio partire dalle presentazioni, questo tipo dalle scaglie ossee scarlatte è Mad Dog, il demone ribelle, quello che ha l’aspetto di un maggiordomo imbolsito è Anubis, il dio della morte egizio, e la mia ciurma sono i miei fidi Imperiali, soldati devoti alla mia persona.” concluse soddisfatto Francesco.
Ma… non potevi usare i poteri di Impero solo per un breve periodo di tempo?” chiese, quasi senza pensarci, Lilletta.
A questo posso rispondere io… abbiamo migliorato la tecnica per…” cercò di dire assai accademicamente Anubis ma venne interrotto da un selva, vera e propria, di domande che gli amici di Imp stava riversando sul ragazzo e su Lilletta.
Ok, vi spiego tutto… uff… connessione mentale in atto… ok… fatto… ora sapete tutto o quasi, dell’attentato alla metro di Milano fino a cosa ha mangiato Mad Dog cinque secondi fa!” esclamò il ragazzo.
Uhm… Davy Jones… quant’era buono…” disse sovrappensiero il demone sbavando copiosamente.
Francesco aveva comunque notato che la sua amica Alessia era stata l’unica che non aveva parlato, era rimasta in contemplazione della grande nave.

Non ti preoccupare Ryuki, non faremo tardi ho fermato, per così dire, il tempo. Ti sto leggendo nella mente comunque, voi, anzi, noi umani pensiamo troppo ad alta voce… In pratica leggo i vostri pensieri senza la possibilità di fermarmi… è come se cercassi di non udire un rumore, sarebbe impossibile. Comunque, ti chiedi perché siamo qui? Quale modo c’è più bello di festeggiare il Cos-Party, e soprattutto un Cos-Party piratoso come questo portando una nave dei pirati! Ok, non è proprio una nave dei pirati…” disse il ragazzo senza fermarsi un secondo nemmeno per prendere fiato. Venne interrotto dalla sua amica.
Come si chiama?” chiese seccamente Ryuki non distogliendo lo sguardo dal vascello.
Imperialitica, si lo so il nome è orrendo, l’ho scelse Anubis, secoli fa, quando costruirono la nave…” rispose Francesco prontamente.
Si, ehm, la costruimmo circa nell’anno 100 d.c., quando l’altra Imperialitica venne meno…” disse freddamente il dio della morte.
100 dopo cristo? Ma è impossibile! Nessuna nave di questo genere è stata mai costruita in quel periodo!” esclamò Ricchan da lunghi capelli corvini.
Signorina Maddalena noi siamo stati sempre avanti in fatto di tecnologia…” rispose il dio della morte con il solito tono di voce freddo e compassato.
Non avete i vostri cosplay… non si può fare un valzer piratesco senza costumi adatti…” disse pensieroso Francesco estraendo di poco ripetutamente la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali che in questa occasione si era trasformata in una cutlass.
Valzer piratesco? Cosa vorresti dire Imp?” chiese Benefy, una ragazza con un sorriso smagliante e solare in grado di stendere anche il peggiore drago che esista.
Beh a tutto c’è un rimedio” disse anche pensieroso il ragazzo.
Francesco schioccò una sola volta le dita della mano destra e i suoi amici si trovarono, tutti, vestiti da personaggi dei Pirati dei Caraibi, proprio quelli che alcuni di loro avrebbero dovuto interpretare al Cos-Party. Alessia si trovò indosso il vestito, nero con striature gialle, di foggia orientale, che venne donato da Sao Feng a Elizabeth Swann. Lilletta invece aveva sempre un abito del personaggio interpretato da Keira Knightley ma di quando, nel primo film, la ragazza veniva rapita dai pirati zombie di Barbossa. Questo vestito era color vinaccia, bordato con passamaneria dorata. Kanon era visibilmente entusiasta di poter usare, nuovamente, il suo stupendo ventaglio e era ancor più contento di sventolarsi vezzosamente. Il ragazzo interpretava Lord Cutler Beckett, il “cattivo”, che aveva un abito finemente ricamato, di un verde smeraldo, con i bordi color oro. Vicky, Benefy e le altre ragazze invece avevano vestiti simili a quelli di Elisabetta mentre gli altri ragazzi avevano abiti da pirati.

Mi concedete questo ballo Regina dei Mari? Mi sembra giusto, io sono un Imperatore e tu una Regina, dobbiamo per forza ballare questo valzer… e non ti preoccupare se non lo sai ballare, nemmeno io lo so fare sono un ciocco di legno per queste cose! Ma i poteri di Impero ci aiuteranno… a tutti a danzare in maniera sovraumana!” esclamò ridendo Francesco porgendo la mano destra verso Ryuki.
Non credo sia…” cercò di dire la ragazza che venne interrotta dall’amico.
I poteri di Impero possono tutto, oggi, solo oggi, abbiamo la possibilità di fare tutto quello che desideriamo, tranne la scena di Titanic con Di Caprio e la Winslet sulla prua della nave, quella non la farò mai!” disse Imp sorridendo.
Passarono alcuni secondi di silenzio, tutto era immobile, non c’era nemmeno una folata di vento. Poi Alessia mise la mano sinistra sopra il palmo aperto di Francesco.

Paga!” disse, questa volta tutt’altro che freddamente, Anubis al suo amico Mad Dog.
Dannazione, mica credevo che accettasse il ballo! Mi ha stupito!” esclamò il demone tirando fuori da un portafoglio invisibile 500 euro di carta porgendoli al dio della morte.
Signorina Elisabetta mi vuole concedere questo ballo?” chiese l’uomo dalla testa di coyote a Lilletta. La ragazza accenno un assenso con il capo e congiunse le sue mani con quelle di Anubis.
Siccome Impero mi ha proibito di ballare con le ragazze, crede che le potrei importunare… tsè, dovrò optare per te Kanon! Io adoro chi profuma di cocco!” esclamò al colmo della gioia il demone ribelle afferrando Albert e stringendolo strettamente a sé. Le altre coppie si formarono, alcuni Imperiali rimasti senza compagna si misero in disparte mentre la canzone dei Pirati dei Caraibi riprese nel pezzo più congeniale ad un valzer. Il ballo cominciò e mai si era visto un valzer così bello, così elegante e così stupendo. Sembrava di vedere dei ballerini professionisti, i migliori al mondo. Una contagiosa allegria aveva invaso tutti i partecipanti alla danza. Tutti tranne Kanon, schiacciato contro la grossa mole di Mad Dog, impossibilitato a muoversi, riusciva solo a mugugnare qualcosa di incomprensibile, mentre il demone ribelle trascinava il malcapitato in una danza sfrenata. Francesco e Alessia erano così presi dal valzer che non si accorsero di ballare a qualche metro dal suolo. Il ragazzo aveva inavvertitamente attivato i poteri di levitazione. Dopo alcuni minuti di un ballo divertito e coinvolgente, Francesco si fermò di colpo e portò la sua amica al livello del terreno. Tutti si erano fermati, non capendo cosa era successo.
Lo senti Lu?” chiese il ragazzo al dio della morte che ancora abbracciava Lilletta.
Si… lo sento…” rispose gravemente Anubis.
Un portale viola dai contorni giallognoli si aprì sopra l’Imperialitica. Dalla faglia dimensionale uscirono moltissimi ninja vestiti di nero oltre ad altri strani esseri che atterrarono alle spalle del gruppo danzante. Francesco li riconobbe tutti, era un fan sfegatato di Mortal Kombat, il famoso picchiaduro della Midway. C’erano Goro, Kintaro e Sheeva, tre appartenenti della razza degli Shokan, esseri con quattro braccia, mezzi draghi e mezzi umani. C’era Reiko, una sorta di ninja, un guerriero, con gli occhi blu, capelli sale e pepe neri e uno strano tatuaggio blu in faccia. Poi c’era Mileena, la sexy ninja dal costume striminzito nero e rosa, che in realtà aveva una bocca orribilmente grande e irta di denti aguzzi. Infine c’era Shao Kahn, l’Imperatore di Outworld, un uomo gigantesco e altissimo, massiccio, muscoloso, che indossava un’armatura e una maschera con un teschio.

La terra è stata creata in sei giorni ma in molto meno verrà distrutta! E il settimo giorno l’umanità…” cercò di dire Kahn che venne interrotto da Impero.
Che palle! Ogni volta che vado da qualche parte succede un casino! Mò basta!” urlò esasperato il ragazzo che chiuse gli occhi per un nano secondo. Subito dopo tutti quelli che erano comparsi dal portale erano scomparsi, anzi la stessa fenditura tra le dimensioni si era richiusa.
Mad, tu sai dove hai molto da mangiare.” disse Francesco facendo l’occhilino al demone.
Il mangiatore di uomini buttò per terra Kanon e scomparve in un vampata di zolfo giallo con un sorriso sornione sulla faccia. Poi vi potrei anche racconto cosa è successo dopo… ma… ormai è tardi e non mi va… o forse non vi voglio far sapere cosa è successo dopo… o semplicemente ancora non è successo e per questo non ve lo posso dire…
a voi la scelta…

Sono giornate….

molto piene… ora non nemmeno al voglia di fare un post fatto bene XD semmai la prossima volta vi posto un mio vecchio racconto, senza alcuna correzione, di molto tempo fa…per ora vi dovete accontentare delle foto del mio gatto, Tigre, che alcuni di voi conosceranno la settimana prossima. Come vedete ‘sta spaparanzato sotto la finestra del bagno, in una zona molto fresca della casa. Chiamalo stupido! XD