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Andate in pace
Ricordo bene che ero confuso, stordito, appena svegliato nel cuore della notte (in realtà saranno state le cinque o sei del mattino) da delle voci e dalle bussate frenetiche di mia sorella. All’epoca la mia camera era ancora il bugigattolo che, quando era stata costruita la nostra casa, era stato riservato alla cameriera, un buco di camera con vicino un buco di bagno. Qui la memoria si fa nebulosa, probabilmente scendendo dal letto a castello avrò quasi inciampato sulla scala metallica, che sarà stata fredda come il ghiaccio. Era dicembre. Era passata solo qualche ora dalla mezzanotte del giorno di Natale. Ho sempre associato questo ricordo ad un altro, ad un’altra notte in cui mi svegliò uno dei terremoti, credo il primo, che colpì anni fa le Marche e l’Umbria. Anche quella volta, ma posso sbagliarmi ed aver fuso i ricordi di queste due notti orrende, c’era mia sorella che bussava alla porta della mia camera. Appena mia sorella mi disse “E’ morto Stefano!”, sinceramente la prima cosa che ho pensato è stata “Chi cazzo è Stefano?” non ho pensato subito ad uno dei miei cugini, ma ad un mio compagno di classe. Appena svegliato, in malo modo, il mio cervello non poteva funzionare a pieno regime. Il fatto che mia sorella fosse in lacrime, forse avrebbe dovuto farmi intuire al primo colpo che non si trattava di Ciccowater (come lo chiamavano scherzosamente). Dopo che i processi chimici del mio cervello si misero in moto, tutta la grandezza di quanto era successo mi colpì in maniera come un piccone in testa. Resta il fatto che mi devo ancora vendicare di mia sorella… capisco tutto, ma non è la prima volta che mi da notizia di un decesso in così malo modo. Non si fa. Non si può essere così indelicati in queste situazioni. Ricordo che ormai, dopo essermi messo la vestaglia, mi sono messo a parlare con mia madre per sapere come e quando era successo. Non ho molte altre memorie di quei giorni, oltre al giorno del funerale. Per la prima volta vedevo un obitorio, mi ricordo che ho voluto vedere solo da lontano il corpo di mio cugino. Non ho mai accettato la morte di mio cugino, posso accettare una morte per vecchiaia, per malattia, per un incidente stradale invece è difficile da comprendere… Ricordo una folla al funerale come mai né ho viste in vita mai a simili funzioni, c’era così tanta gente che a momenti nemmeno riuscivamo ad entrare in chiesa, ho dovuto fare quasi a gomitate. Dio quanto ho pianto quella volta, io cerco di non piangere ai funerali, non serve a niente, è qualcosa di inutile, la persona è morta a che cacchio serve piangere? Fare le tragedie greche? A nulla se non a rendersi ridicoli. Però quando il suo amico ha parlato dal pulpito, non c’è l’ho fatta, è stato più forte di me. Oltre all’istinto di ammazzare il prete, non ricordo bene cosa stesse dicendo, le solite stronzate sulla morte tipiche del cattolicesimo, così vuote e blasfeme. Si blasfeme, perché se dici che Dio l’ha voluto accogliere a sé prima del tempo, cazzo ora io ti strozzo, così anche te verrai accolto prima del tempo da Dio. Anche se non ricordo se il prete abbia detto esattamente quella famosa frase del cavolo. Qualcosa del genere sicuramente, dato che ero incazzato come una iena all’uscita della chiesa. Ricordo poco altro di quei giorni, oltre alla marcia funebre di Undertaker, mi ero fissato come non mai, e la sentivo in continuazione. Adesso invece mi porta ai quei giorni sentire Whisper degli Evanescence. Non so nemmeno bene cosa voglia dire veramente la canzone. Non ho mai indagato. Per me è la canzone dei funerali. E mi piace tantissimo. Si sta avvinando il 25 dicembre e per quanto sia una data legata alla nascita di qualcuno (almeno secondo i cristiani) per me quella è da quattro anni a questa parte e sarà per sempre una data di morte.
Avelion – E di come Mad Dog fece infuriare Alessia…
Questa storia comincia in un locale malfamato, impregnato dall’odore acre del tabacco, della birra e del vomito. Un tavolo, delle fiches, delle carte da poker, bottiglie di vodka vuote. I loschi figuri che stanno giocando a poker non sono nemmeno lontanamente dei good guy. Prima di tutto ci sono io, Mad Dog, il demone più sexy e focoso che ci sia, poi c’era il mai taciturno Bartimeus, il mai infido Narse ed il mai parlante Balrog di Moria (fratello di quel perdente di Street Fighters…). Logicamente stavo vincendo a mani basse. Ok, stavo barando in maniera evidente, ma grazie ai miei immensi poteri, persino superiori a quelli dei miei “amichetti”, avevo incantato le carte del mazzo. Avevo già ripulito le tasche di tutti e i due più saggi, Bartimeus e il Balrog (che io chiamavo affettuosamente Balry, con suo sommo dispiacere…), si erano ritirati dalla partita, ma Narse, il cui orgoglio lo rende più cieco di un ceco cieco della Repubblica Ceca (ok, so che la battuta fa pena, ma non ho altro attualmente da darvi…), decise di puntare Avelion. Si avete sentito, puntò tutto il suo mondo, se avesse perso avrei potuto far quel che mi pareva in Avelion. Io rilancia offrendogli la vostra terra (tanto non è mica casa mia… è vostra!) . Perse. Miseramente. Io avevo una scala reale (con tanto di regina sulle ginocchia che mi allietava…) e lui, non ricordo, cosa aveva ma si arrabbiò molto. Disse qualcosa del tipo “Stai barando sporco ladro, ti brucerò nelle fiamme dell’Inferno!”. Mi si può dire tutto, che sono un ladro, un baro, che ho mangiato mia madre, che sono un comunista mangia bambini, ma no non mi puoi dire che sono sporco! Quello è il mio olezzo, non è puzzo, quelle non sono croste di sporcizia ma… croste purulente… quello non è cibo rimasto tra i miei denti… ah no quello è il cibo rimasto tra i miei denti… Insomma, mi sono incazzato. E nella furia ho pappato Narse. Non l’ho fatto di proposito, è capitato. Poi mi ha dato anche bruciori di stomaco, manco avessi ingoiato il fuoco greco! Comunque, ho voluto rispettare le sue ultime volontà, cioè quello di fare quello che mi pareva ad Avelion!
Quindi mi accinsi a visitare Avelion, purtroppo prima avevo altri affari da sbrigare in altre realtà, ma quando ebbi sistemato nel mio stomachello questi problemi, mi misi il trench nero in stile The Crow ed il cappello di Lothar Basler (essì l’avevo mangiato solo per avere il cappello…) e raggiunsi in un secondo la foresta di Nimron. Il primo rumore che sentii fu un “splacht” tipico suono di quando calpesti uno gnomo. Guardai la mia zampa, in effetti avevo calpestato qualcosa che ancora si divincolava. Ancora c’era vita in lui. Per poco. Mosso a compassione, mangiai lo gnomo in un sol boccone. Ora voi vi chiederete, per quanto lo gnomo sia piccolo, come ho fatto a calpestarlo con la mia zampa. Voi umani ragionate male, siccome non mi vedete grande come un Titano, pensate che io sia alto quanto voi. Essendo un mutaforma, avevo aggiunto un po’ di tacche alla mia altezza. E poi sapevo che c’era un fottutissimo drago straforte in Avelion e non volevo essere mangiato, di nuovo, da un dannato drago. Però sentii che il suddetto drago non si trovava vicino, ma lontano, verso nord. Quindi ripresi la mia statura standard, notando, nel contempo, che la natura stava morendo, letteralmente, sfioriva, come se qualcuno avesse buttato secchiate di diossina nell’aria. E per la cronaca non avevo fatto nessuna flatulenza, ancora. Sempre a dare la colpa a me di qualcosa che non è colpa mia, ed è colpa tua Mad Dog se c’è l’influenza suina, ed è colpa tua Mad Dog se stanno morendo le api, ed è colpa tua Mad Dog se la vecchietta è morta attraversando la strada… e mò basta! Mentre stavo recitando un monologo su quanto si accanissero… accanischero…. accanischerebbero… insomma quello, contro di me i bacchettoni come voi, venni circondato da una miriade di piccoli insetti che dovetti uccidere tutti con una vampata di fiamma perché mi stavano sinceramente rompendo i coglioni. Solo dopo mi accorsi che erano graziose fatine, pixie ed altri esseri fatati. Dannazione! Sapete quant’è buona la zuppa di fatine e pixie? Una prelibatezza. Comunque mi accorsi che una fata dalla grandezza umana mi attaccò urlando qualcosa sul “Hai ucciso la mia razza! Hai ucciso Loki!”.
“Ehi ragazzina” risposi “Da quel che so Loki è una bonazza che se lo incontrassi me lo farebbi per ore. Quindi non posso aver ucciso Loki. Ho ammazzato solo uno gnom…” Dalla sua espressione capii che lo gnomo avevo lo stesso nome del dio fratellastro del tipo con i capelli biondi, il figlio del guercio, sapete quello con il martello comunista… Riconobbi la ragazza. Era una delle protagoniste del libro. Ma non ricordo il nome. So che insieme a lei c’era una tizia con un bastone nodoso, era la tizia della Terra. Sta tizia si chiamava Maddalena, cioè nella realtà vera, il suo alterego si chiamava così, il suo nome lì non lo ricordavo. Sapevo solo che ‘sta guerriera elementare era una parente di Forest Gump. Correva sempre tipo. Liquidai la ragazza fata dandole una manata in capo giusto per farla svenire. Era bona. Ed io avevo voglio di bondage dopo. Ed avevo fame, quindi mi pappai la tizia della terra. Lei cercò di far crescere rampicanti, di smuovere la terra, ma io sono troppo forte. Fu un pasto molto frugale, diciamo, sapeva di terra bagnata la tizia, non il massimo. Poi mi presi cura della fatina. Conoscendola, poraccia, non aveva mai visto e provato un membro più grande di un puntaspilli! Ed infatti quando lo vide, esclamò qualcosa del tipo “Oh per tutti gli elementi sembra una quercia!”. Mi divertii un mondo, si insomma le fate sono fantastiche… MUAHAHAHH Decisi di salvarla mi aveva più che soddisfatto la principessina! Che se volete proprio saperla tutta, mi ha sfiancato. Non l’avrei mai detto, le mezze fate quando ci danno dentro… sono peggio delle succubi! Ed io le conosco bene le succubi! Mi ricordava un’attricetta con cui ho un avuto una storia… anni fa… una certa Merlyn… stesso paglio di cosce! Proprio quando avevo finito una delle sessioni e stavo fumando un sigaro cubano, tada divenne tutto bianco! No, non era il mio augusto sperma, ma un dannato drago gigante bianco come neve d’inverno che si era parato dinanzi a me. Non avrei fatto di nuovo la fine di Tommy Lee Jones, no questa volta no!
Fine Prima Parte
Prodigium 2 – La Villa delle Eterie
Dopo aver visitato quel posto così borioso di L’estnent decisi di recarmi dal mio amico Silvietto, nella sua dimora più prolifera per i suoi affari di stato, purtroppo spagliai coordinate e capitai in un posto chiamato Eteria o era Eterium? Vabbè era ‘sta isola isolata dal resto del mondo, con una Pagoda gigante, varie fortificazioni, una cascata ed un casinò in stile Las Vegas. Sapete con le piramidi, la sfinge e tutte quelle cose egitticheggianti. Dovevo essere capitato in una specie di riunione degli alcolisti anonimi o delle giovani marmotte, c’era una tizia vecchia e acida, che sembrava la mia maestra di danza, o almeno la tizia che credeva che io l’avessi assunta per una lezione di danza classica, non mi sono mai trovato bene con il tutù… Poi… ah si c’era il tizio con la maschera veneziana in viso, un altro che sinceramente non ricordo manco com’era, una tizia che sembrava la mia amica Ugo e una donna, dalle fattezze orientali, minuta, ma buona per darle almeno una botta. Poi c’erano quattro mocciosi, uno che era tipo Harry Potter, ‘natro che mi aveva affilato gli artigli appena mi aveva visto (probabilmente voleva portami a letto, pervertito!) e poi due ragazze, che erano abbastanza carine anche loro da meritare le mie attenzioni. Ah c’era un tizio con gli occhi d’oro. Mi attaccarono. Se volete vi raccontò come andò… credo che ‘sta gente mi credesse l’inviato di Ravnakoso o di Lady Naeel. A sentire il nome della mia più cara amica, e come l’aveva pronunciato, in malo modo, mi incazzai. Erano i suoi nemici, quindi li avrei uccisi nel peggiore dei modi! Prima di tutto divisi a metà, all’altezza dello stomaco, il tizio con la maschera di porcellana usando il classico colpo della Zampata Ferina del Demone Ribelle in Calore© poi nello stesso momento usando il Morso Velenoso del Demone Cornuto Con il Membro Eretto© staccai la testa alla tizia che gli altri chiamavano Fedora. Cercarono di attaccarmi con il fuoco, con la telecinesi, con l’alito pesante e persino con un nugolo di pipistrelli ma non potevano fermarmi. Usando allora la Tecnica Segreta dell’Ammazzamento Mortale di Mad Dog (Che Intanto Si Masturba)© uccisi tutti i nemici e in più mi mangiai anche tre uomini pipistrello che erano accorsi in loro aiuto. Avevo però lasciato vive le tre ragazze, insomma dopo questa orgia di sangue, volevo un’orgia di sesso! Che durò qualche settimana, però evito di raccontarvi cosa successe dopo… vi dico solo che decisi di andare a trovare la mia amica Lady Naeel. Ma non era quella che conoscevo io. Era ‘na vecchia che stava con un grassone. Per farle un piacere la uccisi. Poi mi occupai di Ravnalkoso e dei suoi amichetti. E qui ci fu la sorpresa! Ravnakoso non era Ravnakoso ma un certo Disperio che aveva tentato, dopo aver fallito con un posto chiamato Estasia, di conquistare Synpasis… insomma il mondo in cui io avevo fatto un macello. Ci sono rimasto un po’ per sbattermi ancora le mie tre dilette, poi mi sono diretto su Avelion per andare dalla mia cara Drevanna… Drevenna… insomma quella a cui piace il fuoco e il bondage! MUAHAHAHHAHAH Ma questa, come soleva dire il tizio nanico che ho ammazzato a Sypassis, è un’altra storia….
Il silenzio (mortale e tombale) dell’Acqua Lethae
Voi lo sapete, essendo mie care vittime, che a me piace girare per le varie dimensioni dell’Omniverso, sono stato in tanti posti, uno dove non esisteva la grappa, uno dove i rossi avevano conquistato il mondo ed uno persino dove al posto della razza umana c’erano degli strani esseri tutti pelosi, non riuscivo a distinguere i maschi dalle femmine! Non che fosse un problema quando me li sono fatti tutti a pecora… Comunque parlavamo dei miei viaggi, ultimamente ho visitato una dimensione assai pallosa, si chiamava tipo L’esth, L’esp, LSD, non ricordo con precisione. Mi ricordo che era pallosa. Con tutti ‘sti idioti che adoravano divinità idiote, chi Fenice (si quella della Marvel, non stufa di averci rotto i maroni con le sue resuscitazioni!) e soprattutto c’era chi adorava l’Acqua Lethae. Si quella della particella di sodio che sta da sola. Si quella. Non la Ferrarelle, non l’Acqua Panna, l’Acqua Lethae che nemmeno mi fa fare plin plin quando vado al bagno! Siccome quelli che adoravano l’Acqua della particella di sodio erano i più idioti, ho deciso di fargli uno scherzo… ho mangiato la loro divinità (che era anche indigesta) mi sono sostituita a lei e ho ordinato ai suoi fedeli le cose più strambe. Come cercare la famosa particella di sodio, immolarmi le loro vergini, fare uno strano simbolo mezzo cerchio e mezzo triangolo che loro chiamano treskè (credo per il fatto di Renato Zero e la tresca del triangolo no…) sulla fronte dei loro neonati, tagliare i capelli e la barba ad Alan Moore, crocifiggere certi scrittori e dare poi la colpa al Gambero Gigante e dulcis in fundo fargli fare lo sci di fondo nella lava. Ed hanno fatto tutto. Finché nel villaggio non è rimasta una vecchia acida di cui non mi ricordo mancò il nome. Che faccia che fece quando gli rivelai la verità! Beh non è che la ricordo poi bene, dato che l’ho mangiata subito dopo alla tizia. Però ricordo il suo nome Julia, era la ragazza di Ken Shiro. Si, si era proprio lei. Siccome era in là con gli anni, sapeva un po’ di tappo… Dopo il villaggio delle Lethae Immondo mi sono diretto verso un luogo di perdizione, di maleodoranza e di maldicenza. La rocca di Tarass o era Tarnass… no aspettate, ecco! Tamassattassatta! No… ecco si Melissa Satta! Mi sto confondendo. Insomma la rocca del supercattivo. Non era molto buono, aveva un sapore di cenere misto a guano di pipistrello, però che combattimento! 2,01 millisecondi. Quello che è durato di più. L’ho sconfitto con l’aria mefitica del mio duodeno, sapete la tizia Jurah, era un po’ pesante… Comunque dopo essere divenuto il nuovo Signore Oscuro di Lenth e dopo essermi scopato per giorni una certa Gludia, ho deciso di cambiare realtà, ormai mi era stancato di questa dimensione tutta religione, culti, adorazioni, che non fossero il mio ovviamente! Dopo Lenth ho visitato un posto… un’isola… dal nome molto sexy, Eteria… o era Eterium?
Mad Dog & Romics
Se c’era una cosa che piaceva a Mad Dog del Romics era che, più di ogni altro posto al mondo persino delle feste del suo amico Silvio, si potevano trovare così tante tette e culi al vento. Soprattutto durante l’ultima giornata, la domenica. A momenti, quando si trovava al cancello verso le dieci di mattina insieme al suo “creatore” Francesco e al suo fido amico “Testa di Coyote”, gli era venuto un collasso vedendo tutte quelle ragazze strafighe noto nelle fiere come cosplayers. Già ne aveva adocchiata qualcuna, come quella tizia vestita da non sapeva cosa di preciso, da un videogioco dal titolo “I diavolo piangono”, si vede che non erano tosti come lui. Si ricordava anche il nome di questa ragazza Hellena, nome che gli ricordava quella volta in Grecia quando andò a letto con la moglie di Ercole. Ora che ci pensava… forse era per quello che era impazzito! Proprio all’entrata avevano incontrato alcune amiche di Impo, due le conosceva, una si chiamava Pamela, era vestita dalla tizia del barbiere di Deep, ed aveva evidentemente abusato del suo ruolo di cuoca, avendo dormito dentro un sacco di farina, data la sua carnagione particolarmente cadaverica, l’altra ragazza aveva un nome strambo, gli sembrava si chiamasse Ovry, Ony o Tamagochi, non ricordava, l’aveva riconosciuta solamente dagli occhi a palla (quelli da drogati per capirci) e dai denti che aveva evidentemente rubato al cadavere di Bugs Bunny. Ma la ragazza che più l’aveva colpito era quella vestita da Alice nel Paese delle Meraviglie, aveva un corpo da favola, dei capelli biondi come il sole e degli occhi azzurri come il viagra. Si era già eccitato e stava per saltare addosso alla ragazza che nella sua mente irruppe un’immagine altamente orribile, quella di un orchetto in lingerie. Una voce nella sua testa, quella di Impo, gli intimava di fermare la sua libido, se non voleva avere quella terribile immagine scolpita nella mente. Il demone ribelle non si arrese… lui era Mad Dog, avrebbe ingroppato qualunque cosa in quel momento , pure tutti quei cosplayers che facevano il cosplay di fotografi, ma si accorse con raccapriccio che intorno c’erano solo orchetti in lingerie. Il suo urlo si protese fino alle più alte sfere del Paradiso. Scappò con la coda tra le gambe, il più lontano possibile da quel luogo di perdizione che era il Romics. Per lui la fiera finì prima dell’entrata!
Alone in the dark
Sono solo. Sono sempre stato un essere solitario. La compagnia delle altre persone non mi procura piacere ma bensì fastidio. Loro sanno che sono un abominio perverso. Lo percepiscono anche se non mi conoscono. Fin dalla mia triste infanzia, chiunque si avvicinasse a me aveva nello sguardo il disprezzo e l’odio per il mostro che ero. Sapevano, anzi erano convinti, che fossi malvagio. E forse è così… ma mi sono sempre chiesto se la malvagità in potenza nel mio stesso spirito, si sarebbe destata se la mia gioventù non fosse stata così traumatica. Il giusto Agatos, colui che mi aveva procreato (con suo sommo ribrezzo rimarrò sempre suo figlio), non mi ha mai accettato quale sua prole. Mi ha cresciuto privandomi di ogni affetto, di ogni felicità. A corte venivo considerato meno del figlio della sguattera. Quando iniziai a capire, a comprendere, e devo dire che sono stato molto precoce come bambino, decisi che la fama che mi ero guadagnato doveva essere corroborata dai fatti. Per questo uccisi quasi tutti gli atlantidei, il mio stesso popolo, e feci affondare Atlantide sotto i flutti del mare. Con gioia guardai il terrore nei loro occhi, la morte di intere famiglie, la consapevolezza nei genitori di non poter salvare i propri figli. Risi quando il mio augusto padre mi maledì e lo strangolai con piacere e mi sentii meglio quando gli sentii esalare il suo ultimo respiro. Purtroppo quel fottuto bastardo non è morto nemmeno nella morte. E’ sempre lì pronto a ricordarmi i miei errori, le mie disfatte, mi ricorda di quanto io sia inferiore al mio fratello gemello, di quanto sia inadeguato a questo mondo. So di essere fuori posto, ho cercato di diventare normale, di farmi accettare dagli altri, ma ho sempre fallito. Nessuno crede nella mia bontà, sono tutti convinti, io ormai su tutti, che in me non ci sia altro che male. Probabilmente è così… ma certe notti ripenso a Gabrielle, l’unica donna che io abbia amato, e mi struggo di dolore per quello che le ho fatto, per la condanna eterna a cui l’ho dannata solo per avermi rifiutato. Sono un fottuto bastardo proprio come il mio giusto padre Agatos. Un proverbio degli umani recita più o meno così “tale padre, tale figlio”. Non penso che il mio papà la pensi come me, ma in fondo io e lui non siamo tanto diversi… entrambi siamo soli ormai… e probabilmente siamo stati sempre soli… nell’oscurità…

The Rat-Flying Girl
Sono tornato da un viaggio interessante e proficuo (per la mia pancia soprattutto) in una delle tante realtà parallele che ammorbano l’Omniverso. E’ una realtà che voi forse conoscete. Quella della Ragazza Drago. Avete presente? Quei libri strappalacrime per bimbiminkia e quarantenni senza un occhio, in cui la protagonista ha l’intraprendenza di un comodino, la possanza di una tazza del cesso e la destrezza di una puzzola in calore. O di un bradipo, fate un po’ voi. Non crediate che sia andato in quella discarica di mondo volontariamente! Non sono mica matto, non fino a quel punto almeno. Dovete sapere che Impo, il mio signore e padrone (potete far partire le risate registrate), mi ha ordinato, finendo la lettura del secondo libro di questa sega ehm saga, di uccidere brutalmente la protagonista. Perché? Perché gli sta sui maroni. E non è l’unico a quanto pare. Non è la prima richiesta che mi viene in tal senso. E deve dire che anche a me sta, anzi stava abbastanza sulle palle. Per gli smemorati, l’imbranata si chiamava Sofia, aveva un potere nascosto, di un ratto volante che si chiamava Thubar e doveva combattere il malvagio Nigcoso, un tacchino volante. Cioè più o meno. Certi libri io non riesco proprio a capirli fino in fondo. Comunque, sembra strano, ma questa missione è andata bene. L’ho completata (applausi prego). Devo dire che era molto semplice… volete per caso sapere come ho ucciso la protagonista di una remunerata saga della Mondadori? Presto detto… Allora, sapevo che questa portatrice sana di stupidità si trovava in un circo a Benevento. Ho abitato a Benevento, sapete nel periodo della caccia alle streghe, non mi sono mai divertito tanto in vita mia. Sesso, carne fresca e rock & roll… Ok, non c’era il rock & roll, ma si andava avanti, o almeno io lo facevo, scopando, futtendo e magnando! Bei tempi… Sto divagando… dicevo, insomma mi trovavo in ‘sto circo. Che vi debbo descrivere un circo? Sapete com’è fatto? Non ci siete mai stati? Minchia che infanzia da schifo che avete avuto… Comunque c’era un tendone gigantesco, carri, roulotte, animali, umani e chi più ne ha più ne metta. Loro non possono vedermi, sono invisibile (servono a qualche cosa i miei poteri demoniaci…) e sento che la mia preda è vicina (infatti dovete sapere che la Regina degli Imbranati ha un’aura particolare, credo sia dovuto al ratto con le ali…). La vedo che si aggira tra le tende. Ci sono orchetti che sono più sexy di questa zucchina rosa. Il pensiero di un orchetto in lingerie mi distrae un attimo, tanto basta per farmi scoprire dalla ragazza-sorcio-volante. Sa che sono qui per farla fuori. Penserà che sono un emissario di Nigcoso. Chissene frega. Impo non mi ha mica detto che devo essere discreto. Sfodero tutto il mio potenziale. E dove prima non c’era nulla, ora c’è Mad Dog il demone ribelle. Alto più di due metri, altrettanto largo, rosso come la perdizione, sexy come non mai, con il cazzo già eretto pensando all’orchetto. Lei fa una faccia stupita, pienamente sorpresa, non si aspetta uno come me, anzi non si aspettava nulla. Mesa che mi sono sbagliato e non mi aveva visto. Deve averle dato troppo credito. Mi preparo alla battaglia. Ma lei scappa con la coda tra le gambe come un coniglio impaurito. Anzi un coniglio sarebbe scappato in maniera più decorosa. ‘Sta qua inciampa e cade malamente sul terreno. Manco avesse i lacci delle scarpe legati insieme. La raggiungo in un secondo e sono sopra di lei. Se fosse un po’ più grandicella e bona potrei anche pensare di farmela, ma mi basta aver pensato all’orchetto per la dose di schifezza giornaliera. Sento qualcuno gridare. Mi giro. E’ quella zingara della sua amica. Lidja mi sembra che si chiami. Con lei faccio un pensierino per dopo. Se ho tempo e modo, la conquisterò, però prima debbo ammazzare la sua amica. La ragazzina del circo urla qualcosa.
“Sofia! Ora vengo a salvarti!” credo di udire. Questi giovani di oggi parlano come i bigliettini dei baci perugina. Qualcosa mi colpisce alla testa. Un masso. Guardo Lidja direttamente negli occhi mentre la sua amica cerca di dimenarsi nella mia stretta possente. La zingara trema visibilmente quando i nostri sguardi si incontrano. Le faccio paura. Intanto sento che la protagonista della Ragazza Drago se la fa sotto.
“Non provarci di nuovo Ninna, se non vuoi che la tua amica muoia!” La chiamo Ninna, perché è il suo nome in un’altra realtà, serve per disorientarla e ci riesco. Mi guarda in modo strano, quanto basta per strappare le ali che erano cresciute alla sua amica, sentire il suo urlo di dolore e rompergli il collo con una torsione secca dello stesso. Lidja mi guarda con odio e cerca di contrattaccare, ma io svanisco nel nulla, le lascio il corpo dell’amica per la sepoltura. Oggi sono buono. Mi dovrei trovare nella mia dimensione, nel mio antro, in realtà sono in un luogo interamente immerso nell’oscurità, un luogo che è oscurità. Capisco che sono stato rapito da Nigcoso. Dalla tenebra prende forma la sua faccia da rettile. E’ una viverna, sono buone fatte allo spiedo. Mi viene fame.
“Non so chi sei, ma mi hai reso un grande servigio… cosa vuoi in cambio?” mi chiede con quella sua voce da asmatico degna di Darth Fener.
“Io avrei fame…” e il resto è storia.
Dust, blood and death
Puzza di carne morta. Grumi di polvere nell’aria. Odori mefitici. L’inferno sceso in terra. Muri sbriciolati. Cemento disgregato. Esplosione atomica si direbbe, ma non c’è alcun fungo nel cielo. Macerie, umane e edili. Dove c’era un paese ora c’è solo un’immensa e orrida rovina fumante. Scenario da guerra. Da mattatoio. Lui è ben abituato al macello della morte guerresca. Ha sempre vissuto di sudore e sangue, in qualche modo ne vive ancora. Nessuno potrà mai comprenderlo. Nessun mortale potrà mai farlo. Gli tornarono alla mente avvenimenti accaduti in un altro luogo, in un altro tempo. Un’altra era. Guerra dei Trent’anni. Germania. Sacco di Magdeburg. Le truppe cattoliche, devotissime al Dio della Chiesa di Roma, invadono la città della Vergine, che sembrava imprendibile. Inespugnabile. Inviolata. Così non sarà. La Vergine verrà stuprata, malmenata, quasi uccisa. I mercenari al soldo del sovrano di Svezia dissero che tra le file, maledettissime, cattoliche ci fosse un demonio. Un vero e proprio diavolo cornuto. Incurante dei colpi di cannoni, delle salve degli archibugi, dei colpi di Pappenheimer. Tutto inutile. E’ quell’essere il vero inviolato. Una furia rosso scarlatto. Si diverte a sbranare a mani nude la gente, si dice, si dice che si sollazzi, dopo la sicura vittoria, a violentare qualsiasi cosa respiri. Non fa differenza di sesso o di genere. O anche di appartenenza monacale. Dicono abbia addirittura sfondato a sangue un arcivescovo cattolico che lo aveva insultato. Sono solo sussurri nella notte. Niente di certo, niente di sicuro. Dicerie. Di un tempo lontano. Tanto sangue è stato versato da allora. E’ cambiato. Dopo secoli di battaglie anche lui è nauseato dalla guerra. Affonda gli artigli nelle macerie. C’è qualcuno di vivo sotto i cumuli di vita quotidiana che sono crollati addosso ai dormienti. Vede una mano. La stringe. Toglie altri mucchi di calcinacci, di macerie. Estrae un uomo. Ride alla luna bianca come le ossa che affiorano dai resti della città. Un prete. Un dannato, fottuto, cattolico emissario del Dio di Roma. La sua risata è come un eruzione vulcanica. L’uomo cerca di farsi un segno della croce.
“E’ arrivata l’Apocalisse!” biascica afferrando convulsamente il semplice crocifisso di legno che porta al petto.
“E’ già arrivata da qualche minuto. Ma, purtroppo, non è quella che intendete voi monsignore del mio eretto cazzo!” disse il demonio, sorridendo in maniera oscena. In effetti il membro del dimonio era eretto. Come sempre era stato e sempre sarà.
Il prete svenne per il troppo shock. Il terremoto. Il salvataggio da parte di un demone cornuto. Troppo per una povera anima pia. Con quanta delicatezza potesse avere, Mad Dog si mise l’uomo in spalla e lo portò verso un accampamento improvvisato che era stato montato dagli Imperiali. Molti, troppi i sacchi neri già riempititi. Molti, troppi, i lettini stracolmi di gente ferita. Posò il prete su di un lettino e si avviò senza dire nulla verso quel che rimaneva di una città morta. Inghiottita dalle macerie. Onna.
Segnalazioni varie
- Ieri sono stato alla presentazione di Aislinn, l’autrice del Portatore di Tenebra, una saga fantasy in stile “high fantasy”. La presentazione si è svolta al Caffè Aquisgrana, un localino davvero carino al centro di Roma, vicino Via Cavour. Mi sono divertito molto e la presentazione è stata davvero carino, soprattutto grazie alla presentatrice Claudia. Io devo ancora finire di leggere il secondo libro, “La Guerra della Falce”. Poi vi farò sapere cosa ne penso di questa saga.
- Sul blog della Ragazza Drago hanno finalmente pubblicato il mio racconto “Un Amaro Boccone” con protagonista Mad Dog. Andate a rileggerlo se volete. Ci troverete anche il racconto di un’altra ragazza.
- Ieri notte ha finito di vedere la terza stagione di Torchwood, divisa in cinque episodi da un’ora, intitolata Children of Earth, semplicemente stupenda. E’ bella perché è tragica ed epica. E’ bella perché niente rimane come prima. E’ bella perché ti spiazza. E’ bella perché il bacio tra Jack e Ianto è passionale e romantico come poche al mondo. E’ bella perché Jack e Ianto si amano alla follia. E’ bella perché ti porta a chiederti cosa non faresti per salvare i bambini della Terra? E’ bella perché per una volta è il primo ministro inglese ad essere stronzo. E’ bella perché il personaggio di John Frobisher è tragico come Amleto o Edipo e basta un solo suo sguardo per farti capire il suo travaglio interiore.

