Questa storia che state per leggere non è mai accaduta. O meglio non è mai accaduta nel vostro universo. E’ un classico racconto che inizia con un altrettanto classico “Cosa sarebbe successo se…?”. Leggerete di come un universo è finito, un universo molto simile al vostro ma, nello stesso tempo, completamente diverso. Questa è una storia di dannazione e di oscurità.
Tutto iniziò in una domenica di marzo mentre l’inverno stava cedendo lo spazio alla primavera. Le giornate si erano fatte lentamente più lunghe. Il sole era più coraggioso di mattino in mattino ma per quanto il suo calore potesse riscaldare l’ambiente, quel giorno, non riuscì a scaldare il cuore di una persona. Ogni essere vivente, gli umani in particolare, ha dentro di loro eguali possibilità di comportarsi bene o male, di agire in maniera retta o malvagia. Nel corso della propria esistenza quest’equilibrio può rompersi a favore di uno dei due aspetti secondo le esperienze, delle gioie e dei dolori che si affrontano durante la vita. In quel momento, in quella mattinata, in una cittadina alle porte di Roma, in una stanza che sembrava il paradiso in terra per i nerd, la fatidica goccia aveva fatto traboccare il vaso. Non staremo qui a spiegare cosa era successo per attuare il cambiamento, per sfilacciare il delicato equilibrio che è insito in ognuno di voi. Vi basti sapere che il male, il vero male, qualcosa di così oscuro e denso che esiste dalla notte dei tempi, sgorgò dal cuore del ragazzo che potete vedere in mezzo alla stanza. Chi è quel ragazzo vi chiederete? Ha molti nomi, si chiama Francesco ma su internet, nel web, è noto come imp.bianco, un altro suo nome, una parte della sua anima si chiama Impero, ed è il Protettore della Terra e Supremo Conciliere del Concilio Superiore delle Dimensioni. Questi sono soli nomi, quel che dovete sapere è che in lui c’è un immenso potere, così grande che a stento viene contenuto dalla sua anima. Un potere così grande non dovrebbe mai e poi mai essere affidato a un mortale, ma questa è un’altra storia. Ora, ora entriamo nel vivo del nostro racconto…
Il dolore era fortissimo, lancinante, partiva direttamente dal suo cuore per poi diramarsi come un veleno nel resto del corpo. Era caduto dalla sedia e si trovava boccheggiante riverso sul freddo pavimento. Pensava di aver avuto un infarto. La notizia l’aveva sconvolto, le delusioni d’amore sono le più difficili da gestire e questa arrivava dopo un periodo molto difficile. Era l’ennesima notizia nefasta. E ora aveva perso il controllo. Lo sentiva. La pelle gli formicolava in tutto il corpo, il cervello era un unico pulsare fastidioso. Cercò di rialzarsi reggendosi sul bordo della scrivania quando una nuova fitta più acuta gli fece mollare la presa. Il dolore aumentò a livelli indicibili, gli sembrava che qualcosa si fosse rotto dentro e che altro si stesse rimestando, cambiando forma e posizione. Notò con orrore che la sua pelle si stava scurendo, grumi di una sostanza oscura, gelatinosa, navigavano sotto l’epidermide. Si avvicinano tra di loro, si univano, si moltiplicavano. Cercò di trascinarsi verso lo specchio mentre le unghie si seccavano e cadevano per essere sostituite da altre nere e lucenti. La vista si offuscò e tutto divenne oscuro finché sentì che gli occhi si erano sciolti ed erano colati via per essere sostituiti da altri. Si guardò allo specchio e vide un’altra persona. I tratti erano rimasti quasi gli stessi ma, ora, la sua pelle era color dell’ebano, ogni millimetri del suo corpo era di un nero così oscuro che sembrava assorbire la luce del sole e rendere la stanza più fredda. Gli ultimi barlumi della sua coscienza si spensero e divenne completamente un’altra persona. Sapeva cosa doveva fare, voleva vendicarsi per chi l’aveva fatto soffrire e sapeva da dove cominciare. Doveva recarsi in un posto, una fiera dei fumetti a Roma, da lì avrebbe iniziato la sua missione e avrebbe consumato tutto quello che si trovava sulla sua strada. Tutti dovevano pagare per quel che aveva sofferto, anche gli innocenti, decise. Era l’ora della vendetta.
“Porca puttana! Non ho mai sentito tanto male tutto in una volta. Come lo fermiamo?” chiese il demone cornuto che sembrava, per una volta, veramente spaventato.
“Non credo che potremmo mai fermarlo. Non con i nostri poteri. Mi sta contattando telepaticamente l’Arcangelo Michele, verranno anche loro ad aiutarci. Sto ricevendo uguali comunicazioni dall’Ade e da Drago Nero. Intanto dobbiamo tentare di contenerlo finché non arriveranno. Sappiamo dov’è diretto. Ci sarà anche Fos-Elion dalla nostra parte, forse riusciremo a fermarlo per un po’…” rispose Anubis, il Dio della Morte egizio. La sua voce era fredda come sempre anche se il diavolo notò una punta di preoccupazione che non aveva mai sentito nel tono del suo amico non-morto.
“Scenderà in campo anche il pezzo grosso vero?” chiese ancora Mad Dog sempre più turbato.
“Sì. E’ l’unico modo per vincere. Dio dovrà combattere Impero… non so sinceramente come andrà finire.”. Ora il tono della voce dell’antica divinità era stanco e in qualche modo, pensò il demone, anche triste.
“L’abbiamo perso vero?”
“Sì.” fu la laconica risposta. Fredda. Gelida. Non c’era nient’altro da aggiungere.
“Se solo Nero e Bianco fossero ancora tra noi… forse questo non sarebbe successo.” pensò il demone cornuto mestamente.
L’aria era fredda, un venticello tenace sferzava la capitale dalle prime ore del mattino. Il sole tiepido stava iniziando a riscaldare l’ambiente ma c’era ancora fresco. Almeno fuori. Dentro il Palalottomatica l’atmosfera era molto più calda. Già moltissima gente era entrata per assistere a questa fiera sui fumetti e i videogiochi. La novità attira sempre. Quello che una volta era lo scrittore di questi racconti ma che adesso si faceva chiamare l’Imperatore Nero, aveva preso il nome da qualcuno che ormai era morto e sepolto e che non avrebbe mai reclamo quel nome. Aveva compiuto il viaggio in pochi secondi e si era teletrasportato direttamente dentro il moderno anfiteatro. Era invisibile ed era tornato al suo aspetto precedente. Questo perché voleva suscitare la massima sorpresa quando si fosse trasformato nell’essere oscuro privo di cuore che era diventato. Doveva fare un’entrata spettacolare, era questo che si ripeteva nella mente. Distorse la realtà così che nessuno si accorgesse della sua improvvisa comparsa. Ora si trovava circondato da una folla varia di persone, intenta a vedere i vari stand, a fotografare cosplayers, a divertirsi. Odiava tutto ciò. Li odiava perché loro si stavano godendo la vita e lui non poteva farlo. Sapeva cosa doveva fare, doveva cercare qualcuno che lo conoscesse, da lì sarebbe iniziata la sua vendetta contro il mondo e l’umanità. La ricerca durò pochi minuti grazie ai supersensi che aveva acquisito con la trasformazione. Trovò chi gli interessava. Era una ragazza molto bella, snella e alta, con gli occhi splendenti come le stelle del firmamento. Francesco la considerava un’amica speciale, ma l’essere che aveva preso il suo posto provava solo odio, ancora di più per qualcuno cui il suo io precedente teneva particolarmente. Liz gli stava sorridendo, un sorriso che sarebbe stato in grado di sciogliere anche il più gelido dei cuori, ma non l’Imperatore Nero, lui non aveva più un cuore che batteva nel suo petto. Non era da sola, ma con altri amici, meglio pensò l’essere oscuro, mi ciberò delle loro anime con gusto. Ormai erano l’uno di fronte all’altra. Lei lo salutò. E lui si trasformò nell’abominio che era diventato.
“Morirai insieme a tutta la tua patetica razza!” urlò l’Imperatore Nero brandendo una lucida spada nera a due mani che era comparsa dal nulla. L’antica lama oscura saettò apprestandosi a mozzare la testa della ragazza. Tutto accadde in una frazione di secondo. L’aria si fermò. Una puzza di zolfo invase l’ambiente. Si sentì un cozzare di metallo. Quando Liz riaprì gli occhi e vide che l’arma oscura era a pochi centimetri dalla sua testa, fermata da un’altra spada fatta di lava fusa. Accanto a lei adesso c’era un diavolo cornuto alto più di due metri. Negli occhi gialli da gatto dell’essere c’era una profonda tristezza che non era usuale vedere in Mad Dog.
“Scappa Liz!” gli urlò il demone con la sua tipica voce gutturale simile al magma che eruttava dalla bocca di un vulcano. Prima che potesse solo riflettere su quel che stava succedendo la ragazza, si ritrovò circondata da un turbine di sabbia rossa che la deposito, insieme ai suoi amici, fuori dal Palalottomatica in mezzo ad un parcheggio. Una voce dentro le loro teste gli intimò di scappare, di allontanarsi il più possibile dalla città. Sembrava una zona di guerra. Il cielo brulicava di elicotteri e di giganteschi aerei militari che stavano atterrando, svuotando poi le loro pance piene di soldati, di carri armati e di hammer. La visione che più sconvolgeva l’amica di quello che un tempo era stato Francesco era la vista del cielo. Fin dove poteva spaziare l’occhio, il cielo era coperto da degli immensi nuvoloni bianchi, simili a panna montata. Proprio sopra al Palalottomatica si era aperto uno squarcio di luce tra le nubi da cui calavano esseri alati che si precipitavano al suolo. Vide anche altre figure, un uomo elefante con molte braccia, un tizio barbuto con una faretra piena di saette, un ragazzo biondo con un grande martello in mano e un essere metà umano e metà ragno. E poi una specie di triangolo di luce con in mezzo un occhio umano. Gruppi di soldati li stavano superando correndo verso il Palalottomatica da cui provenivano scoppi ed esplosioni. Si sentì poi una risata folle che fece gelare il sangue a tutti gli esseri viventi del pianeta. Una donna austera, alta e aggraziata, con la pelle diafana e i capelli biondi ma così chiari da sembrare quasi bianchi, li superò. Indossava una tunica nera con un grande cappuccio che però la donna non indossava. Le sue guance erano bagnate di lacrime di sangue. Un sangue nero e vischioso, che colava lento e denso.
“Mi dispiace.” disse soltanto, quasi in un soffio e si diresse risoluta verso la sua meta.
Liz e i suoi amici decisero di allontanarsi immediatamente dalla zona, non c’era tempo per riflettere né per pensare. Stavano per andare via quando un terremoto improvviso sconquassò il terreno, poco davanti all’entrata del Palalottomatica si aprì uno squarcio e poi, dalla terra, si erse uno sperone di roccia ributtante lava. Il magma presto fluì via e dal buco uscirono minotauri, diavoli e demoni. I soldati non sembravano per niente preoccupati per questo improvviso arrivo e anzi sembravano rincuorati dai nuovi arrivati. Subito dopo si aprì un nero portale, poco più in là, da cui sbucarono orchi, scheletri e non morti, ma una figura si ergeva più maestosa degli altri. Era un elfo, emaciato, con degli arruffati capelli rossicci, indossava una lacera tunica violastra. Appena uscì dal portale assunse la sua vera forma, quella di un drago, un drago completamente nero. Liz e i suoi amici a questo punto avevano già iniziato ad allontanarsi dall’Eur quindi noi torniamo al centro della nostra storia, dove l’avevamo lasciato pocanzi.
L’Imperatore Nero si trovò presto circondato da un manipolo di soldati in divisa bianca che imbracciavano delle armi che sembravano uscite da Star Wars. Inoltre poteva anche vedere che erano arrivati Anubis, la divinità egizia della Morte, Fos-Elion, completamente glabro e pelato, la cui pelle color verde acqua irradiava una sorta di luminescenza, trattenuta a stento dalla sua lacera tunica marrone, Tialte il centauro e Medus l’uomo-polipo, inseparabili amici. Era, per giunta, venuta Adriana, quella che era tata la compagna del precedente Imperatore Nero, ed il suo attuale accompagnatore, Ruber, il rosso, cugino dei cari estinti Nero e Bianco. Tutti contro di lui, che divertimento, una risata folle gli sconquassò il corpo. Una risata così malvagia e perfida che fece tremare di paura tutti gli esseri viventi (e non) del pianeta. Tutto ciò era accaduto in pochi secondi, stava lottando ancora con Mad Dog in una prova di forza con le loro rispettive spade. Si divincolò dall’apparente situazione di stallo ed indietreggiò imbracciando ancora meglio la Spada di Ade, la temibile arma che aveva deciso, essa stessa, di aiutarlo nel suo percorso di morte e di distruzione. “Non potete fermarmi. Siete già morti!” esclamò al colmo della sua pazza gioia funerea.
“Ti faremo il culo mostro! E poi la smetterai di parlare come un cattivo di un film fantasy degli anni ’80!” gli gridò di rimando il demone cornuto lanciandosi all’attacco mentre la gente scappava terrorizzata dal luogo dello scontro.
“Non vincerete mai!” fu l’unico commento dell’Imperatore Nero che scartò a sinistra evitando l’attacco di Mad Dog. Una potenza di fuoco mai vista colpì quello che una volta era stato Impero. Allo scontro si unirono anche gli angeli, i diavoli, gli orchi, i non morti, e tutti gli altri combattenti che erano venuti per fermare il male più grande di tutti. L’essere oscuro decise che questo era il momento per provare in pieno i suoi nuovi poteri e contrattaccò con un colpo di energia oscura così potente che chiunque non fosse adeguatamente protetto venne ridotto in cenere. La maggior parte degli Imperiali, i soldati di Impero che ora combattevano contro il loro capo, e gli altri semplici combattenti vennero spazzati via. Adriana si lanciò quindi contro l’Imperatore Nero imbracciando la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali ma prima che potesse colpire il suo avversario questi improvvisamente le comparse dietro la schiena e trapassò facendo spandere le budella della ragazza morente sul pavimento. La mitica arma sparì nel nulla per il sollievo dell’Imperatore Nero, quella poteva essere l’unica cosa che poteva ragionevolmente fermarlo. Non degnò nemmeno di uno sguardo Ruber che tentava di vendicare la sua amata. Gli tagliò la faccia senza pensarci mentre le loro anime entravano nella Spada di Ade e la rendevano più potente di uccisone in uccisone. Si diresse verso Mad Dog che cercò di caricarlo. Era tutto inutile. L’Imperatore Nero era inarrestabile, i suoi occhi ridevano quando strappò il cuore del demone cornuto e se lo mangiò con gusto, ignorando tutti i futili colpi che riceveva. Ai margini dello scontro in disparte si tenevano i veri pezzi grossi di questa lotta ancora restii a scendere in campo. Anubis, Fos-Elion e Dio, che ora aveva assunto una forma umanoide, per quanto possa essere umano un uomo fatto interamente di luce.
“Morte è arrivata. E’ l’unica nostra possibilità. Ho sigillato tutto. Dovrà restare in questo universo. Useremo la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali e poi faremo quello che deve essere fatto per salvezza dell’Omniverso.” disse quello che veniva definito Dio dai cristiani mai in realtà era l’Universo stesso, autocosciente di se stesso. Proprio mentre Drago Nero veniva disintegrato senza tanti problemi e Ares, invece, veniva, come lo stava definendo nella sua mente l’Imperatore Nero, “aperto come una cozza”, il piano entrò in azione. Fos-Elion bloccò da dietro l’essere che una volta era Francesco mentre Anubis lo infilzava con la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali, trapassando entrambi da parte a parte. Nello stesso momento Dio baciò appassionatamente la Morte in lacrime. Prima che accadesse tutto ciò l’Universo aveva rivolto un pensiero a tutti gli esseri senzienti che l’abitavano, preannunciando, serenamente la fine del creato per salvaguardare l’esistenza dell’Omniverso. Nell’attimo in cui i due si baciavano l’Universo iniziò a morire. Si svolse tutto in pochi minuti e partendo dalla capitale d’Italia si irradiò a tutto il Cosmo. L’Imperatore Nero, fiaccato dalla ferita ricevuta dalla Spade dei Sette Sigilli Ancestrali, non poté, nemmeno lui, resistere davanti a tanto potere. E morì. La Morte venne affrontata in maniera diversa c’era chi cercava di scappare all’inevitabile, chi faceva per l’ultima volta l’amore, chi si suicidava prima, chi l’accoglieva a braccia aperta, chi giocava con i propri figli, chi mandava l’ultimo barrito su Bellow, il social network di microbloggling che da voi si chiama Twitter. Di tutte le persone che affrontarono la Morte vi voglio parlare di una in particolare. Sedeva all’aperto con la sola compagnia del suo labrador. Guardava verso l’aperta campagna completamente innevata. Aveva appena finito di leggere l’ultimo libro della sua scrittrice preferita Licia Troisi. Il suo primo libro fantascientifico. Il titolo era “L’Orizzonte Purpureo”. Gli era piaciuto molto e si sarebbe voluto complimentare con l’autrice ma Roma non esisteva più ormai. Aspettò la fine gustandosi il suo ultimo caffè corretto a grappa e accarezzando sommessamente il suo labrador. Poi tutto fu luce e frastuono. Dopo la Terra, in rapida successione, toccò al resto dell’Universo, tutto svanì in un lampo di luce, dopo quel che rimaneva dell’Universo si compresse su se stesso per poi esplodere di nuovo. Un nuovo Big Bang che avrebbe riavviato tutto.
La storia sarebbe finita qui ma mi rendo conto di essere stato un po’ evasivo in alcuni aspetti del racconto. Alla fine vi ho raccontato quel che mi pareva a me, tralasciando molti avvenimenti, molte morti. Buona parte del combattimento non l’ho nemmeno descritto. Sono il narratore e posso farlo. Vi ho anche mentito, ma mi rendo conto di aver sbagliato. Anche io posso sbagliare. Non sono infallibile come credete. Non è totalmente esatto che tutti morirono. Un solo essere sopravvisse al Ragnarok. Io. Mi chiamate in molti modi Dio, Allah, Yahweh, Mostro di Spaghetti Volante. Io sono tutti questi e altro ancora. Sono l’Universo. Sono la brezza marina che vi scompiglia la capigliatura quando andate in spiaggia, sono la mela che cade dall’albero, sono il primo vagito di un neonato, sono l’orgasmo di quando fate sesso, sono una stella lontana che sta morendo, sono la pioggia che cade sulla vostra testa. Io sono tutto. E sono anche in voi. Quando tutto finì, mi risvegliai diverso. E’ difficile spiegarlo a dei mortali quali siete voi, ma ero rinato, diverso, di nuovo cosciente di me. Mi vedevo appena nato dopo il Big Bang, mi stavo di nuovo stabilizzando. Decisi che avrei agito diversamente da chi mi aveva preceduto, ma volente o nolente, alla fine ho seguito, spesso o quasi, la strada che lui aveva tracciato prima di me. Quel che sono diventato è una condanna e una benedizione. Sono stato solo per molto tempo prima che ci fosse di nuovo vita. Ho pensato molto, ho riflettuto su quello che era accaduto. Non so quanto durerà la mia esistenza ma farò in modo che non accada nuovamente quello che accaduto nell’Universo dove ero nato mortale. Non ci sarà un altro Ragnorok come quello, non ci sarà un altro essere impazzito che mi costringerà a distruggere tutto e tutti. Non so se sia un caso che sia io il nuovo Universo, se sia il destino o un’astuta mossa di quello che mi ha preceduto. Comunque sia farò in modo che la storia non sia ripeta. Ho cercato sempre di agire evitando al massimo di influenzarvi. Qualcosa, lo vedo, è cambiato rispetto al mio Universo ma se vedrò che si sta andando verso quella direzione non esiterò ad annientare chiunque possa diventare un nuovo Imperatore Nero. A volte poi vi guardo a voi, di nascosto, senza che ve ne possiate accorgere. Siete diversi ma terribilmente uguali a come vi ricordo. Mi vorrei palesare ma a cosa servirebbe? Quella era un’altra vita, un’altra esistenza, non sono più quello di un tempo, adesso sono l’Universo. Forse, comunque, vi chiederete chi io fossi nel Cosmo precedente. Avevo molto nomi ma il mio primo nome, quello con cui sono nato, era Francesco.

