Cosa sarebbe successo se fossi passato al lato oscuro… (o meglio un me di un'altra realtà)

Questa storia che state per leggere non è mai accaduta. O meglio non è mai accaduta nel vostro universo. E’ un classico racconto che inizia con un altrettanto classico “Cosa sarebbe successo se…?”. Leggerete di come un universo è finito, un universo molto simile al vostro ma, nello stesso tempo, completamente diverso. Questa è una storia di dannazione e di oscurità.

Tutto iniziò in una domenica di marzo mentre l’inverno stava cedendo lo spazio alla primavera. Le giornate si erano fatte lentamente più lunghe. Il sole era più coraggioso di mattino in mattino ma per quanto il suo calore potesse riscaldare l’ambiente, quel giorno, non riuscì a scaldare il cuore di una persona. Ogni essere vivente, gli umani in particolare, ha dentro di loro eguali possibilità di comportarsi bene o male, di agire in maniera retta o malvagia. Nel corso della propria esistenza quest’equilibrio può rompersi a favore di uno dei due aspetti secondo le esperienze, delle gioie e dei dolori che si affrontano durante la vita. In quel momento, in quella mattinata, in una cittadina alle porte di Roma, in una stanza che sembrava il paradiso in terra per i nerd, la fatidica goccia aveva fatto traboccare il vaso. Non staremo qui a spiegare cosa era successo per attuare il cambiamento, per sfilacciare il delicato equilibrio che è insito in ognuno di voi. Vi basti sapere che il male, il vero male, qualcosa di così oscuro e denso che esiste dalla notte dei tempi, sgorgò dal cuore del ragazzo che potete vedere in mezzo alla stanza. Chi è quel ragazzo vi chiederete? Ha molti nomi, si chiama Francesco ma su internet, nel web, è noto come imp.bianco, un altro suo nome, una parte della sua anima si chiama Impero, ed è il Protettore della Terra e Supremo Conciliere del Concilio Superiore delle Dimensioni. Questi sono soli nomi, quel che dovete sapere è che in lui c’è un immenso potere, così grande che a stento viene contenuto dalla sua anima. Un potere così grande non dovrebbe mai e poi mai essere affidato a un mortale, ma questa è un’altra storia. Ora, ora entriamo nel vivo del nostro racconto…

Il dolore era fortissimo, lancinante, partiva direttamente dal suo cuore per poi diramarsi come un veleno nel resto del corpo. Era caduto dalla sedia e si trovava boccheggiante riverso sul freddo pavimento. Pensava di aver avuto un infarto. La notizia l’aveva sconvolto, le delusioni d’amore sono le più difficili da gestire e questa arrivava dopo un periodo molto difficile. Era l’ennesima notizia nefasta. E ora aveva perso il controllo. Lo sentiva. La pelle gli formicolava in tutto il corpo, il cervello era un unico pulsare fastidioso. Cercò di rialzarsi reggendosi sul bordo della scrivania quando una nuova fitta più acuta gli fece mollare la presa. Il dolore aumentò a livelli indicibili, gli sembrava che qualcosa si fosse rotto dentro e che altro si stesse rimestando, cambiando forma e posizione. Notò con orrore che la sua pelle si stava scurendo, grumi di una sostanza oscura, gelatinosa, navigavano sotto l’epidermide. Si avvicinano tra di loro, si univano, si moltiplicavano. Cercò di trascinarsi verso lo specchio mentre le unghie si seccavano e cadevano per essere sostituite da altre nere e lucenti. La vista si offuscò e tutto divenne oscuro finché sentì che gli occhi si erano sciolti ed erano colati via per essere sostituiti da altri. Si guardò allo specchio e vide un’altra persona. I tratti erano rimasti quasi gli stessi ma, ora, la sua pelle era color dell’ebano, ogni millimetri del suo corpo era di un nero così oscuro che sembrava assorbire la luce del sole e rendere la stanza più fredda. Gli ultimi barlumi della sua coscienza si spensero e divenne completamente un’altra persona. Sapeva cosa doveva fare, voleva vendicarsi per chi l’aveva fatto soffrire e sapeva da dove cominciare. Doveva recarsi in un posto, una fiera dei fumetti a Roma, da lì avrebbe iniziato la sua missione e avrebbe consumato tutto quello che si trovava sulla sua strada. Tutti dovevano pagare per quel che aveva sofferto, anche gli innocenti, decise. Era l’ora della vendetta.

“Porca puttana! Non ho mai sentito tanto male tutto in una volta. Come lo fermiamo?” chiese il demone cornuto che sembrava, per una volta, veramente spaventato.
“Non credo che potremmo mai fermarlo. Non con i nostri poteri. Mi sta contattando telepaticamente l’Arcangelo Michele, verranno anche loro ad aiutarci. Sto ricevendo uguali comunicazioni dall’Ade e da Drago Nero. Intanto dobbiamo tentare di contenerlo finché non arriveranno. Sappiamo dov’è diretto. Ci sarà anche Fos-Elion dalla nostra parte, forse riusciremo a fermarlo per un po’…” rispose Anubis, il Dio della Morte egizio. La sua voce era fredda come sempre anche se il diavolo notò una punta di preoccupazione che non aveva mai sentito nel tono del suo amico non-morto.
“Scenderà in campo anche il pezzo grosso vero?” chiese ancora Mad Dog sempre più turbato.
“Sì. E’ l’unico modo per vincere. Dio dovrà combattere Impero… non so sinceramente come andrà finire.”. Ora il tono della voce dell’antica divinità era stanco e in qualche modo, pensò il demone, anche triste.
“L’abbiamo perso vero?”
“Sì.” fu la laconica risposta. Fredda. Gelida. Non c’era nient’altro da aggiungere.
“Se solo Nero e Bianco fossero ancora tra noi… forse questo non sarebbe successo.” pensò il demone cornuto mestamente.

L’aria era fredda, un venticello tenace sferzava la capitale dalle prime ore del mattino. Il sole tiepido stava iniziando a riscaldare l’ambiente ma c’era ancora fresco. Almeno fuori. Dentro il Palalottomatica l’atmosfera era molto più calda. Già moltissima gente era entrata per assistere a questa fiera sui fumetti e i videogiochi. La novità attira sempre. Quello che una volta era lo scrittore di questi racconti ma che adesso si faceva chiamare l’Imperatore Nero, aveva preso il nome da qualcuno che ormai era morto e sepolto e che non avrebbe mai reclamo quel nome. Aveva compiuto il viaggio in pochi secondi e si era teletrasportato direttamente dentro il moderno anfiteatro. Era invisibile ed era tornato al suo aspetto precedente. Questo perché voleva suscitare la massima sorpresa quando si fosse trasformato nell’essere oscuro privo di cuore che era diventato. Doveva fare un’entrata spettacolare, era questo che si ripeteva nella mente. Distorse la realtà così che nessuno si accorgesse della sua improvvisa comparsa. Ora si trovava circondato da una folla varia di persone, intenta a vedere i vari stand, a fotografare cosplayers, a divertirsi. Odiava tutto ciò. Li odiava perché loro si stavano godendo la vita e lui non poteva farlo. Sapeva cosa doveva fare, doveva cercare qualcuno che lo conoscesse, da lì sarebbe iniziata la sua vendetta contro il mondo e l’umanità. La ricerca durò pochi minuti grazie ai supersensi che aveva acquisito con la trasformazione. Trovò chi gli interessava. Era una ragazza molto bella, snella e alta, con gli occhi splendenti come le stelle del firmamento. Francesco la considerava un’amica speciale, ma l’essere che aveva preso il suo posto provava solo odio, ancora di più per qualcuno cui il suo io precedente teneva particolarmente. Liz gli stava sorridendo, un sorriso che sarebbe stato in grado di sciogliere anche il più gelido dei cuori, ma non l’Imperatore Nero, lui non aveva più un cuore che batteva nel suo petto. Non era da sola, ma con altri amici, meglio pensò l’essere oscuro, mi ciberò delle loro anime con gusto. Ormai erano l’uno di fronte all’altra. Lei lo salutò. E lui si trasformò nell’abominio che era diventato.
“Morirai insieme a tutta la tua patetica razza!” urlò l’Imperatore Nero brandendo una lucida spada nera a due mani che era comparsa dal nulla. L’antica lama oscura saettò apprestandosi a mozzare la testa della ragazza. Tutto accadde in una frazione di secondo. L’aria si fermò. Una puzza di zolfo invase l’ambiente. Si sentì un cozzare di metallo. Quando Liz riaprì gli occhi e vide che l’arma oscura era a pochi centimetri dalla sua testa, fermata da un’altra spada fatta di lava fusa. Accanto a lei adesso c’era un diavolo cornuto alto più di due metri. Negli occhi gialli da gatto dell’essere c’era una profonda tristezza che non era usuale vedere in Mad Dog.
“Scappa Liz!” gli urlò il demone con la sua tipica voce gutturale simile al magma che eruttava dalla bocca di un vulcano. Prima che potesse solo riflettere su quel che stava succedendo la ragazza, si ritrovò circondata da un turbine di sabbia rossa che la deposito, insieme ai suoi amici, fuori dal Palalottomatica in mezzo ad un parcheggio. Una voce dentro le loro teste gli intimò di scappare, di allontanarsi il più possibile dalla città. Sembrava una zona di guerra. Il cielo brulicava di elicotteri e di giganteschi aerei militari che stavano atterrando, svuotando poi le loro pance piene di soldati, di carri armati e di hammer. La visione che più sconvolgeva l’amica di quello che un tempo era stato Francesco era la vista del cielo. Fin dove poteva spaziare l’occhio, il cielo era coperto da degli immensi nuvoloni bianchi, simili a panna montata. Proprio sopra al Palalottomatica si era aperto uno squarcio di luce tra le nubi da cui calavano esseri alati che si precipitavano al suolo. Vide anche altre figure, un uomo elefante con molte braccia, un tizio barbuto con una faretra piena di saette, un ragazzo biondo con un grande martello in mano e un essere metà umano e metà ragno. E poi una specie di triangolo di luce con in mezzo un occhio umano. Gruppi di soldati li stavano superando correndo verso il Palalottomatica da cui provenivano scoppi ed esplosioni. Si sentì poi una risata folle che fece gelare il sangue a tutti gli esseri viventi del pianeta. Una donna austera, alta e aggraziata, con la pelle diafana e i capelli biondi ma così chiari da sembrare quasi bianchi, li superò. Indossava una tunica nera con un grande cappuccio che però la donna non indossava. Le sue guance erano bagnate di lacrime di sangue. Un sangue nero e vischioso, che colava lento e denso.
“Mi dispiace.” disse soltanto, quasi in un soffio e si diresse risoluta verso la sua meta.
Liz e i suoi amici decisero di allontanarsi immediatamente dalla zona, non c’era tempo per riflettere né per pensare. Stavano per andare via quando un terremoto improvviso sconquassò il terreno, poco davanti all’entrata del Palalottomatica si aprì uno squarcio e poi, dalla terra, si erse uno sperone di roccia ributtante lava. Il magma presto fluì via e dal buco uscirono minotauri, diavoli e demoni. I soldati non sembravano per niente preoccupati per questo improvviso arrivo e anzi sembravano rincuorati dai nuovi arrivati. Subito dopo si aprì un nero portale, poco più in là, da cui sbucarono orchi, scheletri e non morti, ma una figura si ergeva più maestosa degli altri. Era un elfo, emaciato, con degli arruffati capelli rossicci, indossava una lacera tunica violastra. Appena uscì dal portale assunse la sua vera forma, quella di un drago, un drago completamente nero. Liz e i suoi amici a questo punto avevano già iniziato ad allontanarsi dall’Eur quindi noi torniamo al centro della nostra storia, dove l’avevamo lasciato pocanzi.

L’Imperatore Nero si trovò presto circondato da un manipolo di soldati in divisa bianca che imbracciavano delle armi che sembravano uscite da Star Wars. Inoltre poteva anche vedere che erano arrivati Anubis, la divinità egizia della Morte, Fos-Elion, completamente glabro e pelato, la cui pelle color verde acqua irradiava una sorta di luminescenza, trattenuta a stento dalla sua lacera tunica marrone, Tialte il centauro e Medus l’uomo-polipo, inseparabili amici. Era, per giunta, venuta Adriana, quella che era tata la compagna del precedente Imperatore Nero, ed il suo attuale accompagnatore, Ruber, il rosso, cugino dei cari estinti Nero e Bianco. Tutti contro di lui, che divertimento, una risata folle gli sconquassò il corpo. Una risata così malvagia e perfida che fece tremare di paura tutti gli esseri viventi (e non) del pianeta. Tutto ciò era accaduto in pochi secondi, stava lottando ancora con Mad Dog in una prova di forza con le loro rispettive spade. Si divincolò dall’apparente situazione di stallo ed indietreggiò imbracciando ancora meglio la Spada di Ade, la temibile arma che aveva deciso, essa stessa, di aiutarlo nel suo percorso di morte e di distruzione. “Non potete fermarmi. Siete già morti!” esclamò al colmo della sua pazza gioia funerea.
“Ti faremo il culo mostro! E poi la smetterai di parlare come un cattivo di un film fantasy degli anni ’80!” gli gridò di rimando il demone cornuto lanciandosi all’attacco mentre la gente scappava terrorizzata dal luogo dello scontro.
“Non vincerete mai!” fu l’unico commento dell’Imperatore Nero che scartò a sinistra evitando l’attacco di Mad Dog. Una potenza di fuoco mai vista colpì quello che una volta era stato Impero. Allo scontro si unirono anche gli angeli, i diavoli, gli orchi, i non morti, e tutti gli altri combattenti che erano venuti per fermare il male più grande di tutti. L’essere oscuro decise che questo era il momento per provare in pieno i suoi nuovi poteri e contrattaccò con un colpo di energia oscura così potente che chiunque non fosse adeguatamente protetto venne ridotto in cenere. La maggior parte degli Imperiali, i soldati di Impero che ora combattevano contro il loro capo, e gli altri semplici combattenti vennero spazzati via. Adriana si lanciò quindi contro l’Imperatore Nero imbracciando la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali ma prima che potesse colpire il suo avversario questi improvvisamente le comparse dietro la schiena e trapassò facendo spandere le budella della ragazza morente sul pavimento. La mitica arma sparì nel nulla per il sollievo dell’Imperatore Nero, quella poteva essere l’unica cosa che poteva ragionevolmente fermarlo. Non degnò nemmeno di uno sguardo Ruber che tentava di vendicare la sua amata. Gli tagliò la faccia senza pensarci mentre le loro anime entravano nella Spada di Ade e la rendevano più potente di uccisone in uccisone. Si diresse verso Mad Dog che cercò di caricarlo. Era tutto inutile. L’Imperatore Nero era inarrestabile, i suoi occhi ridevano quando strappò il cuore del demone cornuto e se lo mangiò con gusto, ignorando tutti i futili colpi che riceveva. Ai margini dello scontro in disparte si tenevano i veri pezzi grossi di questa lotta ancora restii a scendere in campo. Anubis, Fos-Elion e Dio, che ora aveva assunto una forma umanoide, per quanto possa essere umano un uomo fatto interamente di luce.
“Morte è arrivata. E’ l’unica nostra possibilità. Ho sigillato tutto. Dovrà restare in questo universo. Useremo la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali e poi faremo quello che deve essere fatto per salvezza dell’Omniverso.” disse quello che veniva definito Dio dai cristiani mai in realtà era l’Universo stesso, autocosciente di se stesso. Proprio mentre Drago Nero veniva disintegrato senza tanti problemi e Ares, invece, veniva, come lo stava definendo nella sua mente l’Imperatore Nero, “aperto come una cozza”, il piano entrò in azione. Fos-Elion bloccò da dietro l’essere che una volta era Francesco mentre Anubis lo infilzava con la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali, trapassando entrambi da parte a parte. Nello stesso momento Dio baciò appassionatamente la Morte in lacrime. Prima che accadesse tutto ciò l’Universo aveva rivolto un pensiero a tutti gli esseri senzienti che l’abitavano, preannunciando, serenamente la fine del creato per salvaguardare l’esistenza dell’Omniverso. Nell’attimo in cui i due si baciavano l’Universo iniziò a morire. Si svolse tutto in pochi minuti e partendo dalla capitale d’Italia si irradiò a tutto il Cosmo. L’Imperatore Nero, fiaccato dalla ferita ricevuta dalla Spade dei Sette Sigilli Ancestrali, non poté, nemmeno lui, resistere davanti a tanto potere. E morì. La Morte venne affrontata in maniera diversa c’era chi cercava di scappare all’inevitabile, chi faceva per l’ultima volta l’amore, chi si suicidava prima, chi l’accoglieva a braccia aperta, chi giocava con i propri figli, chi mandava l’ultimo barrito su Bellow, il social network di microbloggling che da voi si chiama Twitter. Di tutte le persone che affrontarono la Morte vi voglio parlare di una in particolare. Sedeva all’aperto con la sola compagnia del suo labrador. Guardava verso l’aperta campagna completamente innevata. Aveva appena finito di leggere l’ultimo libro della sua scrittrice preferita Licia Troisi. Il suo primo libro fantascientifico. Il titolo era “L’Orizzonte Purpureo”. Gli era piaciuto molto e si sarebbe voluto complimentare con l’autrice ma Roma non esisteva più ormai. Aspettò la fine gustandosi il suo ultimo caffè corretto a grappa e accarezzando sommessamente il suo labrador. Poi tutto fu luce e frastuono. Dopo la Terra, in rapida successione, toccò al resto dell’Universo, tutto svanì in un lampo di luce, dopo quel che rimaneva dell’Universo si compresse su se stesso per poi esplodere di nuovo. Un nuovo Big Bang che avrebbe riavviato tutto.

La storia sarebbe finita qui ma mi rendo conto di essere stato un po’ evasivo in alcuni aspetti del racconto. Alla fine vi ho raccontato quel che mi pareva a me, tralasciando molti avvenimenti, molte morti. Buona parte del combattimento non l’ho nemmeno descritto. Sono il narratore e posso farlo. Vi ho anche mentito, ma mi rendo conto di aver sbagliato. Anche io posso sbagliare. Non sono infallibile come credete. Non è totalmente esatto che tutti morirono. Un solo essere sopravvisse al Ragnarok. Io. Mi chiamate in molti modi Dio, Allah, Yahweh, Mostro di Spaghetti Volante. Io sono tutti questi e altro ancora. Sono l’Universo. Sono la brezza marina che vi scompiglia la capigliatura quando andate in spiaggia, sono la mela che cade dall’albero, sono il primo vagito di un neonato, sono l’orgasmo di quando fate sesso, sono una stella lontana che sta morendo, sono la pioggia che cade sulla vostra testa. Io sono tutto. E sono anche in voi. Quando tutto finì, mi risvegliai diverso. E’ difficile spiegarlo a dei mortali quali siete voi, ma ero rinato, diverso, di nuovo cosciente di me. Mi vedevo appena nato dopo il Big Bang, mi stavo di nuovo stabilizzando. Decisi che avrei agito diversamente da chi mi aveva preceduto, ma volente o nolente, alla fine ho seguito, spesso o quasi, la strada che lui aveva tracciato prima di me. Quel che sono diventato è una condanna e una benedizione. Sono stato solo per molto tempo prima che ci fosse di nuovo vita. Ho pensato molto, ho riflettuto su quello che era accaduto. Non so quanto durerà la mia esistenza ma farò in modo che non accada nuovamente quello che accaduto nell’Universo dove ero nato mortale. Non ci sarà un altro Ragnorok come quello, non ci sarà un altro essere impazzito che mi costringerà a distruggere tutto e tutti. Non so se sia un caso che sia io il nuovo Universo, se sia il destino o un’astuta mossa di quello che mi ha preceduto. Comunque sia farò in modo che la storia non sia ripeta. Ho cercato sempre di agire evitando al massimo di influenzarvi. Qualcosa, lo vedo, è cambiato rispetto al mio Universo ma se vedrò che si sta andando verso quella direzione non esiterò ad annientare chiunque possa diventare un nuovo Imperatore Nero. A volte poi vi guardo a voi, di nascosto, senza che ve ne possiate accorgere. Siete diversi ma terribilmente uguali a come vi ricordo. Mi vorrei palesare ma a cosa servirebbe? Quella era un’altra vita, un’altra esistenza, non sono più quello di un tempo, adesso sono l’Universo. Forse, comunque, vi chiederete chi io fossi nel Cosmo precedente. Avevo molto nomi ma il mio primo nome, quello con cui sono nato, era Francesco.

Agonia

Non ho più lacrime da versare, per quanto gli occhi mi brucino dal dolore, non ho più maledizioni da gridare al cielo perché non ho più voce nella gola arida, non ho più speranza, non ho più un futuro. Sono dannato ad un’eternità di tormentosa vita noiosa. Il mio destino è morire lontano da tutti, disprezzato, odiato, mai rimpianto, mai amato. Ho urlato contro Dio, contro tutte le divinità esistenti la mia pena, ma sono state sorde ai miei richiami dolorosi. Non ho ricevuto risposte se non un terribile silenzio che faceva pari con quello sordo del mio cuore oscuro, ormai rinsecchito e morto. Ho urlato il cielo la mia agonia, la mia invidia per voi che vivete delle vite felici, beati, che vi beffate della mia disperazione, del mio tormento, della mia dannazione. Ho urlato contro il cielo la mia rabbia per la mia situazione, per come il fatto mi ha creato, per quello che il fato mi ha concesso come destino, come vita. Ho urlato verso il cielo la mia disperazione, ma non è servito a nulla. Sono da solo in questa valle di lacrime, solo senza niente e nessuno che mi possa aiutare. Solo perché voi mi odiate, odiate la mia diversità, mi odiate anche se non mi conoscete. E’ innato nella vostra natura odiare ciò che è differente da voi, ciò che può sconvolgere la vostra quotidianità. Vi odio con tutto me stesso, dal primo all’ultimo, da quello che è appena nato a quello che è morto un secondo fa, perché loro in qualche modo potranno godersi la vita, potranno viverla liberi, qualcosa che io non posso fare. Sono incatenato dalle catene eterne del fato. Vi vorrei sterminare tutti ma non posso più farlo, mi avete privato anche di questo divertimento. E’ causa vostra. E poi vi stupite se sono diventato quello che sono. Se sono divenuto un pluriomicida, se mi divertivo a vedere scorrere il sangue delle vergine sulle mani nere. E’ sempre stata soltanto e solamente colpa vostra. La vostra arroganza, la vostra moralità, hanno portato alla mia creazione e alla mia rovina. Era già tutto deciso, già tutto scritto, non ho fatto altro che interpretare una parte già predestinata nel palcoscenico della vita. Ho cercato anche di amare, ma quella stronza puttana decise di sputarmi in faccia. Cosa avevo fatto di male? Avevo ucciso suo fratello. E con questo? Pensate che sia abbastanza per rifiutare il mio amore? No. Non lo è. Il mio amore è sacro, io sono sacro, io sono divino. Io mi ero donato completamente a lei. E lei mi ha rifiutato. Oh ma si è pentita. Mai rifiutarmi. L’ho punita per quello che mi ha fatto, ma, alla fine, tutto torna indietro. Sapete quella storia del karma? Beh penso sia vera, tutto mi è tornato indietro centuplicato. Ho perso tutto adesso e anche se ho i poteri di un semi-dio sono inutile, indifeso. A cosa valgono tutti i poteri demoniaci di questa terra se non posso salvare le persone, le poche persone, che ho amato? A che cosa serve poter uccidere cento, mille persone, con un solo sguardo se non mi è nemmeno possibile salvare la mia stessa progenie da qualcosa ben più peggiore della morte? Ogni dannato e fottuto giorno in cui mi sveglio mi chiedo… perché a me? Perché proprio io debbo soffrire queste pene infernali, perché devo essere io. Perché non voi. Perché non il mio defunto fratello gemello. Perché? Quale scherzo crudele è il fato, quale gran bastardo è l’universo o Dio o come lo vogliate chiamare. Se mi fosse possibile varcare i cancelli del Sacro Palazzo, andrei fino da lui e lo ucciderei, con mio sommo godimento, ma anche questo mi è precluso. Io che ho conquistato buon parte del globo, io che ho creato dal nulla demoni e draghi, io che sono noto come l’Imperatore Nero, ora sono solo un uomo distrutto, senza futuro e per ironia della sorte non tanto diverso da voi poveri mortali. Ma almeno voi potete morite, a me non è concesso nemmeno quello… la morte sarebbe una liberazione che accoglierei a braccia aperte… ma sono Lot Destr e a me la Signora Morte non mi toccherà mai…

Ed i dialoghi che ti vengono in mente prima di andare a dormire…

“Non so cosa fare. Non so come comportarmi.”

“Con chi milord?”

“Con lei! Secondo te di chi parlo Lu?”

“Non saprei milord, lei conosce molte persone.”

“Ma non ti sei accorto che in questi giorni sono di cattivo umore? E’ per causa sua…”

“Milord io non sono molto avvezzo ad accorgermi dei sentimenti umani. Cosa sarebbe successo? Se posso permettermi di chiederglielo…”

“Ha un ragazzo…”

“Chi milord? Non riesco a seguire il suo discorso.”

“La ragazza che mi piace, Lu, Dio ma non capisci, mi piace una ragazza e quella è fidanzata con qualcun altro!”

“Capisco milord. Ma non si preoccupi, il calcolo delle probabilità è a suo favore, la matematica non mente mai. Troverà la sua anima gemella.”

“Ma io voglio lei!”

“Milord, sia razionale, se ha questa ragazza è impegnata, per ora non potrà essere la sua ragazza, ma sappiamo bene, sia io che lei, quanto gli esseri umani sia volubili. Potrebbe cambiare idea molto presto. Io purtroppo, milord, non posso consigliarla sul sentimento chiamato amore. Sono morto da troppo tempo per provare un sentimento del genere. Non lo comprendo quasi più. Non è logico, non è razionale.”

“Devo allontanarla per caso? Andarmene dalla sua vita?”

“Perché mai milord?”

“Ho paura che… a me lei piace e siccome ha un ragazzo, ecco potrebbe essere un problema no? Forse è meglio scomparire, tagliare tutti i ponti. Sarebbe meglio sia per me che per lei. Sei d’accordo?”

“Non so milord. Come le ho detto non mi intendo di queste cose umane, l’unico consiglio che le posso dare è di non rivolgersi a Mad Dog. Quel demone potrebbe solo complicarle la vita con i suoi consigli sconsiderati.”

“Non lo farò, non sono così stupido Lu. E’ così difficile l’amore… non riesco a…”

“Milord, non sono la persona adatta con cui parlare di queste faccende. Ho amato anch’io, è vero, ma così tanto tempo fa che mi sembra quasi impossibile ricordare cosa provassi.”

“Non so cosa fare…”

“Milord, forse l’unico consiglio che posso darle, l’unico che mi sento di darle, è far passare il tempo. Tutto guarisce con il tempo. Tutto si sistema e cambia.”

L'oscurità mi scorre nelle vene…

Voi non mi conoscete, non sapete chi io sia veramente, non mi potete nemmeno comprendere a pieno con la vostre menti ristrette. Non potete sapere cosa si agita nella mia mente e nel mio cuore sbriciolato. Non potete saperlo, ma a voi piace tanto pensare di sapere tutto no? Di sapere come si sente qualcuno che a malapena conoscete, qualcuno di cui avete noti solo pochi fatti. Voi non sapete e non potete sapere ciò che provo io ogni giorno. Ogni dannato fottuto giorno. Sono dannato, condannato a vivere questa vita senza amore, senza affetti. Condannato da quel che sono, da come sono nato. La genetica ha congiurato contro di me rendendomi un disadattato, un diverso, che deve essere odiato, allontanato, che deve essere incompreso. Oh, e non pensiate che non abbia provato ad amare, l’ho fatto ma ho ricevuto solo in cambio odio e disprezzo. Perché voi dovete essere felici ed io no? Perché devo soffrire mentre gli altri si godono la vita? Perché non posso anche io amare come voi? Un tempo pensavo di avere la risposta, un tempo pensavo di avere la risposta ad ogni cosa, ma adesso non so più quale sia la verità. Non so più cosa pensare, dopo gli ultimi avvenimenti. Un tempo so come avrei risposto, come mi sarei comportato, ma ormai sono… è strano dirlo, ma sono vecchio e stanco. Stanco di tutto, di tutti, forse anche di vivere, ma il fatto che rifugga la Morte fa parte della mia maledizione. Ci sono poche persone che ho amato con tutto me stesso, pochissime, ed ora sono scomparse, perse per sempre senza che io abbia potuto fare nulla. La rabbia è passata, ed è sopraggiunta la tristezza. Una tristezza così abissale che voi miseri e patetici mortali non potete nemmeno immaginare. Ho perso tutto ciò che di buono avevo fatto in questo mondo, ed era molto poco. Ho perso tutto ed è stata solo causa mia. Sono stato io a distruggermi con le mie stesse mani, con le mie azioni. Ma non potevo fare altrimenti. Sono nato così, sono così per volere di mio padre. Il destino per me è sempre stato tragico. Non so cosa farò della mia vita dopo quello che successo, dopo tutte le morti e tutta la sofferenza che ho affrontato, dopo tutte le perdite. Non lo so e ho una paura fottuta del futuro. Sembra strano che sia io a dire una cosa del genere. Io non ho mai avuto paura di nulla. Sono stato sempre superiore a questi sentimenti mortali. Sono superiore a voi, lo sono sempre stato e forse è proprio questa mia superiorità che mi ha portato alla rovina. Non ho più amici, dopo quello che ho fatto a causa di quel che sono, nessuno su questa terra mi vorrà accanto. Sono dannato, come ho già detto, dannato per l’eternità a vivere qui insieme a voi, nascosto in piena vista senza poter far niente per cambiare la mia situazione. Vi vedrò morire, già lo state facendo, già state distruggendo il vostro mondo, forse non ci sarà qualcuno che vi salverà come succede sempre, come succedeva sempre quando ero io a portare morte e distruzione. Quelli si che erano bei tempi, senza pensiero, senza morale, senza umanità. E’ stata tutta colpa dell’umanità che è sbocciata in me, il dolore per la perdita di qualcuno che amavo, ha innescato la mia fine, ho compreso, ho capito che… non ci sono parole semplice per dirlo, ma ho compiuto molti atti malvagi nella mia vita, ho rovinato molte vite, ho distrutto esistenze… e ciò che ho provato alla morte dell’allora mio unico figlio, ciò che ho provato allora… quella devastazione, quel dolore così potente da far tremare persino il mio nero cuore, mi ha fatto capire quanta sofferenza, quanto dolore ho portato al mondo, all’umanità. Così tanto che nemmeno io posso immaginarlo. Tutte le vite che ho strappato, distrutto. Ho deciso da allora di ritirarmi, di non far più del male. Quel che era fatto, era fatto. Ero folle con il mondo, pazzo di rabbia e lo sono stato per così tanto tempo che avevo scordare cosa fosse l’amore, cosa fosse provare dei sentimenti per qualcuno. Non sono orgoglioso del mio passato, del male che ho portato, affatto. Quello che ho fatto in passato mi ha rovinato la vita, ma voi non potrete capire mai perché ho ucciso, perché ero così arrabbiato con il mondo. La mia nascita e anche quella di mio fratello furono il frutto di un errore, uno sbaglio che nostro padre aveva compiuto per salvare la proprio razza dall’estinzione. A causa di quell’incedente io nacqui… fallato, imperfetto, sbagliato. Ogni persona nel suo proprio io, non né totalmente malvagia né totalmente buona. Avete il libero arbitrio, avete una possibilità di scelta, una possibilità di evolvervi. Apparentemente io non l’avevo. Ero nato, almeno sembrava, totalmente malvagio. La mia pelle era nera come la pece, così come il mio animo, almeno pensava il Sommo Agatos, mio padre. Il male era insito nel mio animo come in nessun altro, ero propenso a fare del male… anzi, per dirlo meglio ero male puro ma, e questo è un grande ma, ma nessuno in quei primi anni mi ha mai trattato con amore, con benevolenza. Tutti credevano a mio padre, tutti coccolavano mio fratello ed io venivo considerato, già da bambino, un mostro. Come pensate che mi sia sentito? L’odio crebbe in me, divenne potente come la rabbia e la frustrazione. Distrussi la mia casa, uccisi la mia gente e provai gioia, da allora fino a poco tempo fa, non ho fatto altro nella vita. Ho tentato sempre di contrastare mio fratello, di fare tutto ciò che ero possibile per ostacolarlo. Ed ora con che mi ritrovo? Con un pugno di sabbia in mano. Ora sono l’unico della mia famiglia in vita e sono dannato ad esserlo per sempre. Nulla mi può uccidere. L’oscurità mi scorre nelle vene, sono l’Imperatore Nero.

Cercarsi nuova concubina…

So che per voi miei adepti questa notizia potrà essere sconvolgente, so che alcuni di voi si strapperanno i capelli, altri si butteranno dentro un vulcano attivo, altri ancora si faranno una sega pensandomi, beh ora vi annuncio che sono di nuovo single. Purtroppo la mia prima concubina Liz mi ha lasciato e quindi sono in cerca di una nuova concubina che però ancora non si è fatta avanti. Non che mi freghi qualcosa in realtà, infatti per festeggiare la rinnovata libertà sono andato ad Haiti, avete presente quel posto colpito dal terremoto che aveva fatto tanta audience mesi fa ma di cui ora non frega una mazza più a nessuno? beh sono andato lì. I controlli sono pessimi e nessuno si è accorto della scomparsa di alcuni succulenti bambini. Allora cosa ho fatto? So cosa state pensando e no, non sono così malvagio da violentare quelle creaturine! Come potrei? Morirebbero subito, non possono resistere al mio membro! Li ho cucinati. Se volete vi spiego la ricetta. Si che volete, tanto non potete fare a meno di leggere vero? Perversi! Avevo rapito otto bambini in tutto, mi ero nascosto in una delle mie molte dimore qui ho acceso un fuoco gigantesco e ho preso due spiedi molto grandi con cui avrei infilzato i bambini, quattro a quattro. Avevo proprio voglia di due spiedini appetitosi, quelli con tanto grasso che cola dalla carne a ondate. Mi viene ancora fame ripensandoci! Stavo preparando gli spiedi e non avevo ancora torto il collo ai bambini. Sapete come faccio? Come con i polli, li prendo per il collo e track sono morti stecchiti senza tanti lamenti. Pulito, veloce, economico. Dovrei brevettarlo! Comunque dicevo, stavo affilando i pali tra gli urli dei bambinetti impauriti che, nessuno escluso, si erano defecati addosso, quando all’improvviso entra nella mia grotta un cavaliere templare. No, non un cavaliere in stile medioevo, ma proprio un Templare, quegli idioti cattolici-rotti-in-culo che combattono contro vampiri, licantropi e demoni come me. Son dei simpaticoni ‘sti cattolici. Il templare, se volete ve lo descrivo, bello quanto un brufolo sul culo peloso di un camionista ma, almeno questo devo dirlo, era alto, ben piazzato, muscoloso. Indossava una sorta di divisa militare in qualche strano composto che voi umani credete sia resistente contro ogni cosa possibile. Poveri stolti. Comunque la divisa dell’uomo aveva una grande croce disegnata al centro, con i bordi d’oro che si intonavano alla perfezione con il bianco del vestito. Era già morto ma non sapeva ancora di esserlo.

“Libera i bambini mostro o ti sventrò!” mi gridò, in inglese.

Poi dato che io non l’avevo cacato di pezza che fa il mortale estrae una katana benedetta dal fodere che aveva sulla cintura e si mette in guardia. Io lo guardo e continua nel mio lavoro. Lui allora mi lancia una sorta di granatabombache cazzo ne so con dentro dell’acqua santa. Mi colpisce in testa e mi spruzza tutto. Lui ride soddisfatto, pensa di avermi fatto fuori. Si sbaglia. L’acqua santa non mi fa nulla.

“Domani sarebbe stato un millennio che non mi facevo un bagno! Grazie a te non potrò superare il record! Ora t’ammazzo!” gridai. Non era vero del record, ma lo volevo far sentire in colpa. Mi mossi veloce come solo io so fare, in due falcate ero arrivato davanti a lui e gli mozzai il braccio che impugnava la katana con una sola artigliata. Poi gli detti una botta in testa e svenne dal dolore ma feci in modo di lasciarlo in vita per dopo. Poi mi occupai dei bambini. Morirono tutti quando li ebbi infilzati, purtroppo non c’era altro modo. Urlarono, si dibatterono, ma poi schiattarono tutti quasi subito. Poco prima, comunque, che li mettessi sul fuoco. Non volevo cuocerli troppo. Li lasciai solo un minutino, giusto per non mangiarli troppo al sangue. Poi mangiai con sazietà. Ah! Le ossa dei loro crani sbriciolate, gli intestini caldi, il sangue fluente delle arterie, il fegato così gustoso. Non ho mai mangiato meglio. Forse i rumori che facevo mentre mangiavo quella carne umana vi avrebbero disgustato… ma quali sono i rumori che fate quando mangiate voi? Scommettiamo che sono uguali? Poi mi dedicai al templare che per un attimo aveva fatto sperare ai bambini di riuscire a salvarsi come nelle favole, ma le favole non esistono, il mondo è sporco e brutto… come me! Allora cosa feci di questo baldo uomo di Cristo? Lo denudai ovvio! Poi per prima cosa lo castrai, mi volevo mangiare con calma i suoi coglioni. Infine infilai il mio cazzo bello dritto dentro il suo ano. Era stretto ma dopo una mangiata una sega è quello che ci vuole no? L’uomo si svegliò tra tremendi tormenti, si dibatté mentre dal suo buco del culo usciva copioso sangue. Ah quanto mi sono divertito! Mentre lo inondavo di sperma demoniaco, gli tagliai la testa e bevvi il suo sangue direttamente dalle vene ed arterie del collo. Il sangue caldo mi fluì in gola ad ondate. Che meraviglia! Poi buttai il corpo da una porte e mi dedicai a succhiarmi le palle del templare. Erano così gustose! Come vedete per quanto sia stato mollato ho reagito in maniera egregia e non nutro desideri di vendetta contro Liz. No affatto. Non è la prima concubina che mi lascia. C’è ne sono state altre. E non le ho mangiate e/o ammazzate dopo. Non tutte almeno… qualcuna è sopravvissuta. Mi ricordassi chi….

L'alba del sole oscuro – The dawn of the Dark Sun

Voi umani vi credete tanto speciali, così attaccati ai vostri valori moralistici, alle vostre credenze religiose atte soltanto a farvi credere di non essere dei bastardi egoisti che sgozzerebbero il prossimo pur di avere una fica in più da violentare. Mi fate schifo. Siete ipocriti, bastardi e bugiardi. Siete un cancro che sta consumando il mondo che vi sostenta. Siete una malattia che andrebbe estirpata alla radice. Oh, io ci ho provato varie volte, non si può affermare che non abbia tentato, ma quel cazzone di mio fratello, quell’Imperatore Bianco che osannate tanto, mi ha sempre impedito di fare quello che era giusto fare. Lui credeva che in voi ci fosse qualcosa di buono, qualcosa, che sotto tutta quella merda che è la vostra esistenza, si dovesse salvare. Aveva torto ed è morto. Anzi di più, è stato letteralmente vaporizzato, per salvarvi. Era uno sciocco. Pensava che l’amore fosse la risposta a tutti i mali… l’amore… cos’è l’amore se non un orpello morale per celare il bruto sesso? Si, lo sapete, nell’intimo della vostra anima dove i preti e le loro prediche false non vi possono raggiungere, lì sapete la verità. L’amore non esiste. Esiste il sesso, violento e selvaggio. Lo chiamate amore perché da moralisti del cazzo quali siete, non potete affermare che è solo un istinto animale. Quelli che chiamate amicizia, fedeltà, lealtà, affetto, non sono altro che delle protezioni che usate per salvare voi stessi dalla morte, perché sapete che da soli sareste indifesi contro i vostri stessi simili. L’unione fa la forza, ma siete così codardi che non gli potete dare un vero nome e quindi gli date altri nomi. E’ l’egoismo che vi muove. E la brama di potere e di sesso. Siete animali della peggior specie. Oh ma non crediate che io sia meglio di voi. Io sono l’Imperatore Nero, Lot Destr. Sono il male incarnato. Sono colui che si divertiva, e si diverte, a stuprare i bambinetti davanti alle loro madri attonite, a mettere a ferro e fuoco interi villaggi solo perché mi ero svegliato male. Io ho ucciso, violentato, mutilato, torturato più di ogni altro vostro generale o guerriero. Forse dovrei anche fare un po’ di autocritica, perché sono stato anche la causa di alcuni dei vostri peggiori mali… ma è pur sempre vero che io ho dato una spinta e voi avete fatto il resto… Io sarò pur malvagio, sarò pur un bastardo senza genia, ma voi non siete meglio di me, anche se lo credete fermamente. Sono stanco di voi e sono stanco della mia vita immortale. Penso di essere dannato come certi vampiri che si vedono in alcuni vostri sciatti film. Ma voglio vivere per vedere finalmente il giorno in cui vi sterminerete a vicenda e lascerete questo mondo in pace e in silenzio. Sarà un giorno magnifico, già lo pregusto. E se non mi sbaglio, e capita assai di rado, presto vedrete il sorgere del sole oscuro che annuncerà la vostra fine…

Photobucket

Blood on the sky

La città brulicante di insignificante vita si estendeva a perdita d’occhio davanti a lui, frenetica, luminosa, noiosa. Gli umani erano come le formiche, li vedeva correre senza alcun senso da una parte all’altra della metropoli, interessati soltanto ai guai della loro misera vita mortale. Lui era diverso. Profondamente. Era importante. Una sua decisione poteva porre fine, in maniera assai cruenta, alla vita di decine di quegli insetti che pensavano di aver conquistato il mondo. Folli. I veri dominatori si celavano nell’ombra manovrando l’umanità come un burattino dalla notte dei tempi. Osservò il suo bicchiere di cristallo boemo ricolmo di quel liquido vermiglio che permetteva a quelli della sua razza di vivere per sempre. Ecco qual’era l’unica qualità degli umani, il loro sangue, senza di esso infatti, anche lui, Matt Stakes, così come tutti gli altri vampiri, non sarebbe stato nient’altro che polvere. Invece i loro difetti erano troppi, pensò il non morto sorseggiando cautamente il sangue. Uno di questi difetti era che gli umani, alle volte, si facevano coraggio e cacciavano gli stessi vampiri. Non sempre con scarsi risultati. Ed ora qualcuno stava venendo per lui. Li aveva avvertiti distintamente, un gruppo di cinque persone, altamente addestrati. Erano riusciti a disattivare il suo sistema d’allarme ed ora stavano salendo con l’ascensore direttamente al piano in cui si trovava. Se, dopo averli affrontati, qualcuno fosse sopravvissuto forse l’avrebbe trasformato. Gli servivano collaboratori di questo genere se voleva vendicarsi del torto che aveva subito anni prima. L’unica arma che gli serviva era la sua fida katana che aveva lasciato sulla scrivania di plexiglas. Era incazzato, infatti, probabilmente il suo bell’ufficio minimalista sarebbe andato distrutto nello scontro. Aveva speso tempo e denaro per trovare i mobili adatti al suo status e tutto andava perduto per degli idioti che credevano che dovessero servire un uomo morto su di una croce millenni prima. Dalla vetrata vide che la porta dell’ascensore si era aperta. All’interno dello studio rotolò una strana granata che esplodendo sparse tutto intorno del liquido che colpì il collo e la nuca del vampiro. Era acqua benedetta, capì il non morto. La sua pelle sfrigolava e si scioglieva dolorosamente. Si girò di scatto e si trovò davanti dei veri e propri soldati, armati fino ai denti. Soldati della fede, pensò vedendo tutte le croci ed altri simboli religiosi che ricoprivano il loro corpo. Gli faceva ribrezzo come ad ogni buon dannato. Dovette combattere con tutte le sue forze per non indietreggiare spaventato come un bambino. I loro maledetti fucili Steyr Aug spararono all’unisono. Venne crivellato di colpi e la sua bella scrivania andò in pezzi. Quegli stronzi si erano armati di proiettili benedetti che bruciavano la sua carne non morta ogni volta che scavavano buchi nel suo corpo. Se fosse stato un vampiro più giovane, se non fosse diventato così potente in questi ultimi anni, studiando arcane arti orientali ormai dimenticate, sarebbe sicuramente morto. Ridotto in polvere. Era ora di contrattaccare. Usando la telecinesi fece partire la katana così velocemente che nessun occhio umano avrebbe potuto vederla. In pochi secondi aveva trafitto pance, tagliato arti, mozzato teste. Ora c’era un lago di sangue e membra umane nel suo studio. Pensò che forse l’avrebbe lasciato così, dava un tocco vissuto al suo locale. Aveva lasciato illesa l’unica ragazza del team d’assalto. Voleva godersela. Le fu addosso in un attimo e distrusse in due pezzi quell’odioso fucile che imbracciava. Le strappò di dosso i vestiti mentre urlava a squarciagola. Era pure carina, pensò il non morto. Brunetta, alta, con le forme al posto giusto. La violentò tra i corpi maciullati dei suoi amici, imbrattandola del sangue che sgorgava ancora dai corpi devastati, la penetrò più volte finché raggiungendo il climax del piacere sessuale non le affondo i canini direttamente su di un seno. Bevve e bevve finché non fu sazio, finché non sentì la vita della ragazza andarsene via. Poi si alzò soddisfatto. Il suo vestito costoso ridotto a brandelli, il suo studio distrutto ma nulla importava, si era divertito e per qualche tempo la noia della non vita era scomparsa. Un piacevole diversivo. Ora doveva capire chi aveva osato attaccarlo. La vendetta doveva essere spietata. Si accorse che purtroppo nella concitazione del combattimento non aveva lasciato in vita nessuno. Poco male. Conosceva un rituale appreso dai negromanti che rendeva possibile parlare con chi era appena morto. Pensò però che difficilmente avrebbe avuto le risposte da chi aveva appena ucciso. Lui non l’avrebbe mai fatto. E quindi non l’avrebbero fatto nemmeno questi idioti di umani che aveva massacrato tanto facilmente. Gli venne anche in mente che esisteva un altro modo per sapere quello che voleva, una maniera fin troppo umana forse, ma non aveva scelta. Doveva perquisire i cadaveri, sperando che questi umani fossero così stupidi come pensava. Forse avevano qualche indizio che l’avrebbe aiutato nella sua ricerca. Non gli ci volle molto tempo. Questi mortali erano intelligenti forse, ma non così intelligenti da gabbare uno come lui. C’era una cosa che accomunava i morti nel suo studio, oltre al fatto di essere morti, era un piccolo tatuaggio sul lato nascosto del lobo dell’orecchio destro. La forma del tatuaggio era quella di una croce di Lorena, una croce con due bracci molto vicini tra loro invece che uno. Una croce che veniva definita a doppia traversa. C’era solo una setta di umani che usava questo tipo di croce come simbolo, qualche vecchio ordine di cavalieri di cui non si ricordava bene il nome. L’avrebbe scoperto. Sapeva da chi andare, non era certo un’informazione che si poteva trovare su Google. Doveva incontrare Louis anche se non gli sarebbe piaciuto affatto. Non sopportava quel vecchio vampiro pazzo che si credeva Louis XVI di Francia…

Mad Dog e la Miracolosa Grappa dell'Ultra Vita

Impo mi ha chiesto di raccontarvi qualche mia avventura, così per farvi divertire un po’, beh, essendo un demone sexy e prestante sessualmente ho vissuto molto avventure al limite del bizzarro e della promiscuità tra razze. Vi potrei raccontare quella volta che feci la lotta del fango con le più famose cosplayers d’Italia o di quando denudai il presidente di una famoso paese dell’est davanti al suo Gabinetto… troppa vodka quella volta, potrei anche raccontarvi di quando ho quasi distrutto l’Omniverso con un rutto, ma non farò niente di tutto questo. Vi racconterò di quando, anni fa, non troppi ma nemmeno tanti, diciamo una via di mezzo tra mille e venti anni fa, sventai il folle piano del malvagio signore del male alimentare, Valberikos Relegracias. Dovete sapere che anni fa abitavo al nord, si così a nord che più a nord c’era il nulla. Abitavo nel Polo Nord all’epoca terra dominata dalle due pissicopatiche Regine dei Ghiacci, Thirrin e Violadk. Il loro regno era giusto ed equo… ok, no, non era affatto così ma mi hanno pagato profumatamente per dirlo. Ok, le ho mangiate dopo, ma prima mi hanno pagato, io onoro i patti. Comunque loro regnavano dal loro castello di ossa e ghiaccio secco posto al centro dell’Artide. Mi avevano assunto per mangiare il loro più mortale e cattolico nemico, il Papa Eleas di Turin che da Cattolica regnava su gran parte dell’Italia. Anche se tentò di stendermi con le sue ampollose parole e di annoiarmi con i suoi interminabili discorsi sull’etica e sulla religione, alla fine, vittorioso, lo mangiai in un sol boccone. Tornai dalle Regine Pissicopatiche che ebbero un nuovo incarico per me, un nuovo e mortale nemico era salito sul trono della Siberia, proprio Valberikos Relegracias. Che mi comprò con un carico di renne che aveva sottratto ad uno scrittore pazzo tale Fransisco Al Falcon che andava blaterando di essere Estasiato, Prodigioso, Gothico e pure Auroroso. Lo mangiai per pietà. E mangiai anche le Regine come mi aveva ordinato il mio nuovo padrone, Valberikos. Alla sua corte Valberikos aveva raccolto i maggiori studiosi del tempo dall’astrofisica Likias Troisis al famoso cartografo Fabrizio Furchì noto anche come Fab, alla famosa danzatrice del ventre Violettè Bianchettè, alla cantante lirica Paula Milanos, alla scrittrice Jules Baron, alla scout Chiara De Los Non Mi Ricordas Il Cognomen Mas Potrei Vederes su Facebook Mas Non Mi Va, alla costumista Pamelà Fornasarì ed infine alla famosa cuoca Alessadra Oodrah. Inoltre c’era pure il disegnatore di corte un tale chiamato Orbo Iri e uno che non si sapeva bene cosa faceva, un po’ buffone di corte un po’ nerd, un certo Lord Tanabrus. C’erano anche altre persone ma erano antipatiche e le mangiai tutte subito. Comunque quel che mi va di raccontarvi è che una notte mentre mi aggiravo per le segrete del Castello Castelloso Misterioso e Misterante di Valberikos Relegracias, giuro, si chiamava così, scoprì un fatto agghiacciante! Il vecchio e canuto umano voleva diventare immortale e dominare ogni realtà tramite una supergrappa che aveva ottenuto usando un’antica e dimentica scienza unita ad una magia altrettanto antica. La distillazione radioattivasinteticalchemicoalterata. Avevo appena mangiato una coppia di nuovi venuti, una certa Ninna con un Orso d’appresso, e avevo sete… quindi bevvi io tutta la grappa. Essendo già immortale non mi fece alcun effetto se non una grande flatu… ehm… beh… ruttai alla grande. Sta di fatto che il castello venne sbriciolato e tutti morirono nel sonno. Ok no, io e il labrador di montagna ci mangiammo chi era sopravvissuto e poi io mangiai il labrador. Ma Valberikos era sopravvissuto e tentò di uccidermi con l’unica cosa che poteva ferirmi… una verga di argento! Ok vi sto prendendo in giro, tentò di farmi fuori ma mangiai anche lui. Beh credo sia tutto. Spero che questo mio racconto ambientato in un universo parallelo al nostro vi sia piaciuto. Alla prossima con altri bizzarri racconti del sottoscritto! MUAHAHAHHAHAHAHHAHAHHAHAHAHHAH

p.s.: essi cari miei è un vecchio racconto, ma mi andava di riproporlo XD

Incompiuto

L’avevo scritto subito dopo l’ultima crisi di Gaza, poi non ho avuto tempo di finirlo e non credo lo farò più… però volevo metterlo nel blog…

“Hanno superato ogni limite!”

Le tende vennero scosse da un alito di vento inesistente. Il silenzio fu di nuovo padrone della sala del trono. Dalle alte e ampie finestre proveniva una luce limpida che inondava il luogo senza che le tende riuscissero a smorzarla.

“Me ne rendo conto mylord ma noi non dobbiamo fare nulla. Non è nostro compito.”

La voce del Dio della Morte era calma e fredda, come sempre, impersonale. Si trovava davanti ad Impero che sedeva sul trono della Fenice. Sentiva distintamente la rabbia del suo protetto ma sapeva, altrettanto bene che loro non potevano intervenire in questa faccenda.

“E allora a cosa serviremmo? La nostra forza militare potrebbe risolvere la situazione in qualche giorno, portare la pace e ristabilire i correnti confini.” esclamò ancora più accalorato il ragazzo.

“Sono affari degli umani, devo forse rammentare a vostra signoria che noi ci occupiamo solo di questioni prettamente sovrannaturali? Le questioni degli stati umani non sono di nostro interesse. Abbiamo l’obbligo e il dovere di rispettare la legge che…” ma il Dio egizio non riuscì a finire la frase venne interrotto dall’erede dell’Imperatore Bianco.

“Sono stufo di rispettare i cazzo di doveri e di obblighi! C’è gente innocente che sta morendo e per quanto mi riguarda questo è abbastanza sovrannaturale da intervenire!”

“Le devo ricordare di moderare il suo linguaggio non siamo in una bettola che frequenta Mad Dog, ma a Castel Oricalco. Abbiamo un compito di primaria importanza difendere le Realtà, tutte, dal Male. L’ha combattuto. Lo conosce. E’ molto più importante combattere il vero Male che qualche scaramuccia tra gli umani. Inoltre ci è vietato interferire con gli avvenimenti in corso in qualunque Dimensione anche nella sua, per quanto spiacevoli possano essere.” replicò Anubis esibendosi in una disquisizione degna del più erudito accademico dell’Università Imperiale.

“Non è giusto…” ormai Impero non sapeva a cosa appigliarsi, sapeva bene che il suo braccio destro aveva ragione ma una parte di lui voleva intervenire lo stesso. Sentì puzza di zolfo e capì che stava per arrivare il demone ribelle. Mad Dog infatti entrò direttamente da una delle finestre per atterrare proprio accanto ad Anubis. I pregiati tappeti persiani vennero graffiati dalle unghie acuminate delle zampe del demone.

“Ho sentito che bastone in culo mi ha nominato! Per inciso nelle bettola che frequento io sono molto più scurrili caro il mio lupacchiotto.” disse Mad Dog cercando di accarezzare la testa di sciacallo del Dio che scomparve prontamente trasformandosi in sabbia per poi materializzarsi accanto ad Impero.

“Per me ha ragione il ragazzo.” – continuò il demone imperterrito. “Gli Imperiali hanno bisogno di moto, è da tanto che non affrontiamo qualche cattivo da fumetto, ci vorranno solo pochi giorni per la campagna militare, inoltre servirà da esercitazione… una nutriente esercitazione…” concluse passandosi la lingua tra i denti affilati.

“Fos-Elion e gli altri Concilieri non approveranno mai una…” anche questa volta Anubis non riuscì a finire la proprio frase, come suo solito, dal nulla era comparso Fos-Elion. La lunga tunica marrone lo copriva quasi completamente lasciando intravedere soltanto il viso verde glabro.

“Ho appena interpellato gli altri Concilieri sono d’accordo nell’intraprendere l’azione militare. L’unico obbligo è di non usare magia ma solo di usare le armi a normalmente a disposizione.” Se possibile la sua voce era più fredda perfino di quella del Dio della Morte, il quale se fosse stato un umano avrebbe protestato per questa ingerenza nei suoi confronti. Infatti era Anubis che doveva interpellare gli altri Concilieri, ma prese atto del fatto che ormai Fos-Elion aveva agito al suo posto. Ora l’unica cosa veramente importante era organizzare la campagna militare ma era sicuro che il suo pupillo avesse già in mente cosa fare.

“Ho appena ordinato telepaticamente a Tom Goron di preparare l’esercito, ho intenzione di schierare almeno cinque corpi d’armata da ottantamila uomini ciascuno, inoltre dispiegherò tutta la nostra potenza della Marina Imperiale e della Flotta Spaziale Imperiale. ‘Lu avverti i governi di Turchia, Siria, Egitto, Iran, Libano e Giordania, mi aspetto piena collaborazione, io ora parlerò con i vertici della Nato e con Barack. Dovranno accettare le nostre posizioni. Non hanno altra scelta…” concluse

Impero con un sorrisetto sornione sulle labbra.

L’ammiraglia della flotta, una superportaaerei, la Flawess Victory, solcava rapidamente il mare, scortata dalle altre unità, cacciatorpediniere, fregate, corvette e sottomarini, della sua squadra. Vedere tutte quelle navi, con le loro paratie brunite in acciaio, navigare all’alba di una mattina senza nuvole, era uno spettacolo senza eguali. Erano cinque le squadre navali che si stavano avvicinando a tutta velocità verso la Striscia di Gaza per forzare il blocco israeliano. Altri contingenti terrestri, guidati da Tom Goron, il comandante in capo degli Imperiali, avrebbero attaccato il paese dagli stati confinanti. Corallin l’ammiraglio a capo della Flotta Spaziale Imperale coordinava gli attacchi aerei da una base sul confine tra Turchia e Siria. Gli appelli di Impero al governo di Tel Aviv di lasciare la Striscia di Gaza in pace, erano ovviamente caduti a vuoto, come ovviamente i tutti i governi degli stati medio-orientali avevano accettato o di fornire supporto all’azione militare o di restare neutrali. Persino gli Stati Uniti avevano dovuto arrendersi all’impossibilità di intervenire, non avendo né le forze né la volontà di contrastare il dispiegamento messo in piedi da Impero. Così era stato lo stesso per la Nato e per l’ONU, l’unica cosa che il Segretario Ban Ki Moon aveva potuto auspicare era che non venisse sparso sangue o almeno non troppo. Al resto del mondo non apparve proprio così, gli Stati Uniti e alcuni altri paesi protestarono veementemente, all’Assemblea Generale indetta in maniera straordinaria, contro ogni possibile attacca alla sicurezza di Israele. Erano solo patetici tentativi di non far capire all’opinione pubblica che non avevano il minimo potere per fermare quanto stava succedendo. Il che mando in paranoia il governo israeliano. Si sentivano accerchiati. Tutte le loro paure erano sembravano avessero preso forma, consistenza. Non sapevo nulla di quello che avrebbero dovuto fronteggiare, ma bastava il fatto che la più grande potenza mondiale, gli USA, storici alleati del loro paese, avessero deciso di non interferire, bastava questo fatto per farli impazzire. La morsa su Israele si stava chiudendo. Impero aveva saputo da un tenente della Marina che qualche minuto prima alcune squadriglie di aviogetti della Flotta Spaziale Imperiale avevano annichilito quasi ogni possibilità che Israele potesse usare le armi nucleari. Infatti l’Intelligence Imperiale aveva individuato i siti in cui erano stoccate la quasi totalità degli ordigni atomici in possesso allo stato ebraico. Gli aerei, una versione assai più migliorata dei B2 Spirit americani, avevano sganciato sugli obbiettivi delle speciali bombe ad impulso elettronico che avevano fritto letteralmente ogni componente delle bombe rendendole inutilizzabili.

Mad Dog & l'Oca

Incolpano sempre me. Ma non sono stato io a bruciare l’intero castello. E’ stato quell’idiota di mago che mi hanno mandato contro. Lui ha attaccato per primo con quei suoi dardi infuocati che mi sono rimbalzati addosso! Beh, forse io non dovevo rapire la figlia del signore del castello e non dovevo evitare di mangiare quelle guardie, ma avevo fame! Alla fame non si comanda. O era all’amore? Non ricordo mai…

Contemplavo ancora l’incendio, quando una voce acuta mi attirò. “Ti ho portato in questo mondo per salvarlo, con il mio aiuto, dal Male!” Abbassai lo sguardo. C’era un’oca davanti a me. Parlante. Era una situazione abbastanza assurda anche per i miei standard. Sapete salvare il mondo non è stata mai una mia priorità, la fame, invece quella si! Me la pappai e si rilevò un aiuto essenziale per il mio appetito! MUAHAHAH

“Sono un’entità divina, nemmeno tu puoi mangiarmi.” Era ancora la voce dell’oca, ma adesso era dentro la mia testa! Nessuno può condividere il mio corpo. “Solo io posso essere così sfigato, posseduto da un paté d’oca divino! Devo salvare questo mondo puzzolente per toglierti dal mio cervello vero?” esclamai frustato. “Potrei non lasciarti mai. Mi piace qui. Sei proprio uno sporcaccione!” Già odiavo quella voce…

L’Oca mi spiegò che dovevo trovare la Sacra Arma per sconfiggere il Malvagio Dio Oscuro per salvare il suo cesso di mondo. Per trovare il primo indizio di quest’arma dovevo recarmi nel Misterioso Tempio Nascosto. Mai sentito una storia fantasy così piena di orribili cliché! Solo la divinità ochesca mi poteva portare lì. Dovevo fidarmi della papera canterina. “Andiamo.” dissi. Una luce accecante mi avvolse e…

mi trovavo su un’isola tropicale, con stupende ragazze nude adoranti, vulcani di birra e piogge di polli arrosto. Avevo un mojito in una mano. Ovunque andassi Sex Bomb di Tom Jones si diffondeva nell’aria. “Sveglia, demone porcone!” Conoscevo quella voce acuta. L’Oca. Infranse il mio sogno perfetto. Aprì gli occhi. Non mi trovavo in una spiaggia assolata ma in un antro oscuro. Che mi ricordava molto la mia dimora.

C’era una spada incastrata in una roccia posta al centro dell’antro. ‘Sto mondo è un cliché gigantesco, pensai. “Ecco il primo indizio, ma per prenderlo bisogna essere puri di cuore.” mi spiegò l’Oca sapientona. “Allora non c’è speranza…” dissi a denti stretti. Provai comunque ad estrarre la spada. Si dice bene “La speranza è l’ultima a morire…” L’arma venne via senza sforzo, ma avevo un brutto presentimento…

La volta della grotta scompare, sradicata di netto da mani possenti. Il vento entra ululando insieme a neve e pioggia. Un gigante di ghiaccio mi guarda con i suoi occhi gelidi. “In nome del Dio Oscuro, ti schiaccerò demone!” esclama con la sua voce profonda che sembra essere quello di mille valanghe. L’Oca mi dice di scappare, ma non si dica mai che io fugga davanti a qualche nemico! Poi ci fu solo l’oscurità e…

Scappare o combattere? Bel dilemma. Se fuggivo avevo salva la vita, se affrontavo il mostro, potevo morire. Però se mi davo alla fuga, poi tutte le mie amanti l’avrebbero saputo e mi avrebbero mollato credendomi un codardo! No, non sarebbe successo. Ignorai il berciare dell’Oca disfattista. Sciolsi le pietre che mi ricoprivano e mi lanciai all’attacco. Usavo ogni mio trucco ma nulla sembrava fermare quel gigante…

Ero l’oggetto del suo desiderio. Di morte. Il pupazzo di neve era infastidito. Infatti eravamo in perfetta parità. Nessuno riusciva a sconfiggere l’altro. Il gigante dei ghiacci decise di porre termine al nostro scontro. Mi prese con una delle sue mani immense e mi mangiò in sol boccone. Nessuno si può permettermi di mangiarmi, sono io che mangio gli altri! Era la terza volta che facevo la fine di Tommy Lee Jones…

Penserete che il gigante dei ghiacci mi abbia sconfitto. Sbagliate. Farmi mangiare era un’astuta tecnica per uccidere quel maledetto pupazzo di neve semovente dall’interno! Qualcuno invece penserà che quello che è successo non faceva parte di un mio piano ben congegnato. Queste persone sappiano che le mangerò quando meno se l’aspettano! Mi trovavo nello stomaco di quel mostro e sprigionai una valanga di magma e…

We are the champions, We are the champions! Si stavo proprio cantando a squarciagola la famosa canzone dei Queen, sul cadavere marcescente del mio nemico. “Devi recuperare il secondo ed ultimo indizio che combinato con la spada ci porterà alla Sacra Arma!” Purtroppo l’Oca canterina e codarda era tornata… Brava lei, si ritira per tutta la battaglia e mi lascia da solo. Un portale si aprì sotto i miei piedi e…

Mi ritrovai in una selva oscura che la diritta via era perduta! Infatti ero atterrato in un bosco tetro, pieno di alberi scheletrici tipici dei film horror. Seduto su un tronco caduto, c’era un mio amico. Sorseggiava un caffè corretto a grappa, anzi una grappa corretta a caffè. Lo sentivo dall’odore. “Che cavolo ci fai qui?” “Apri gli occhi.” mi disse. C’era qualcosa di strano, tutta questa avventura con l’Oca era…

…come un incubo. Tutto era sbagliato. Dovevo vedere cosa si nascondeva dietro la patina d’irrealtà. Il paesaggio intorno a me si fece indistinto e scomparve. Mi trovavo nel mio antro, illuminato flebilmente da alcune torce. Attorno a me svolazzava una sorta di pulviscolo nerastro che si andò a condensare formando la figura di un uomo, alto e dinoccolato, con un ridicolo capello conico in testa. Era un incubus.

Ci voleva tutto il mio coraggio solo per guardare in faccia l’incubus. Aveva assunto una forma orrenda. L’unica che temo. L’orchetto in lingerie. “Beep di un Beep che Beep hai fatto ?” gli dissi, riuscendo a vincere il mio ribrezzo. Ah, con “beep” intendo le parolacce. “Mi sono nutrito della tua linfa vitale!” rispose. Se avete letto questa mia storia, dovreste saperlo, nessuno deve mai mangiare qualche parte di me!

Devo per caso spiegarvi quali sono i poteri degli incubus? Usano i sogni contro di noi e così facendo si nutrono della nostra essenza vitale. Ahò se volete una risposta più esauriente consultate Wikipedia. Combattere ‘sti cosi non è mica facile, non hanno sostanza, io sono un demone che usa le mani mica la mente per combattere. Quindi come fare? Dovevo batterlo nel suo stesso campo. Anche a costo di trovarmi di nuovo a parlare con l’Oca saccente. Chi meglio di me, Mad Dog il demone lussurioso, ha l’immaginazione più fervida (e perfida) che ci sia? Ci scontrammo quindi nel mondo del sogno, in cui lui aveva assunto la forma di ogre con tanto di mazza ferrata. Il nostro scontro non durò molto. Con un colpo della mia spada infuocata gli avevo già tranciato di netto un braccio, con un altro gli avevo staccato la testa che presi in mano prima che toccasse terra e mangiai allegramente. So che la scena possa fare un po’ ribrezzo ma soltanto in questo modo potevo ucciderlo. Consumando la sua di essenza vitale. Mi ritrovai nel mio antro, con un sapore dolciastro in bocca e con la mente libera da voce ochesche! Decisi di andare a visitare una realtà simil-medievale-fantasy che non avevo ancora visto, ma questa, come si suol dire, è un’altra storia…