Roma Comics: Conflitto Finale

Spesso si chiedeva perché l’avessero dimenticato, perché ormai era rilegato soltanto ai fumetti o a dei film idioti. Lui era un fottuto dio. Una divinità nordica. Doveva scegliere un bersaglio, qualcuno a cui tirare un tiro mancino così da poter essere di nuovo temuto come era stato un tempo, anzi ben di più grazie ai prodigi di quel nuovo tempo.

La prima cosa che gli venne in mente dopo aver superato i cancelli ed essere entrato dentro il palazzo dello sport, fu che c’era davvero una moltitudine di gente quella domenica al Roma Comics. Gli anelli del Palalottomica era ricchi di stand e di moltissime persone che si incuneavano in ogni spazio per poter vedere quale merce fosse esposta. Era un profluvio di fumetti, dvd e gadgets vari dai portachiavi alle action figures. Per pura fortuna riuscì ad individuare chi stava cercando, per quanto non fosse facile tra la marea di cosplayers che lo circondavano. L’aveva certamente aiutato il fatto che la sua amica, Liz, indossasse una parrucca bionda con i boccoli e che fosse accompagnata da un ragazzo, suo fratello, che portava il cosplay di Ergo Proxy dall’anime omonimo. Oltre al cappotto rosso indossava la maschera bianca con degli strani prolungamenti simili a lunghe ciocche di capelli. Calca permettendo riuscì ad avvicinarsi ai suoi amici e vide che insieme a loro c’era pure il suo amico lucchese Lord Ashram che come suo solito era vestito da impeccabile vampiro vittoriano, sembrava uscito direttamente dal famoso romanzo dello scrittore irlandese. Si era sempre chiesto come facesse Lord Ashram a sopportare i capelli così lunghi e fluenti, gli arrivano ben oltre alle spalle, neri e lucenti. Lui adorava avere i capelli corti, anzi cortissimi. Salutò tutti e rimase colpito, come capitava sempre, dalla bellezza della sua amica, era alta e snella. Ciò che piaceva soprattutto a Francesco era il viso della ragazza. La conformazione delle labbra, il taglio degli occhi, le sue guance. Liz era una ragazza che non lasciava indifferenti, non solo perché era bellissima ma anche e soprattutto per il suo carattere, per come era. Era travolgente, come l’onda di uno tsunami, ti sconvolgeva la vita e ti faceva girare la testa, ma era uno sconvolgimento buono. Benefico. Era una carissima amica. Era una delle amiche alle quali era più legato. Si stavano incamminando verso alcuni stand, in particolare, Francesco voleva andare a trovare i suoi amici di Gente di Cartoonia, quando sentì che qualcosa stava per accadere qualcosa. C’era un qualcosa di sbagliato nell’aria, lo percepiva. Era un’acuta sensazione nella propria mente quasi una sorta di deja vù. Sentì un dolore lancinante alle tempie, come se qualcosa venisse squarciato. L’amica lo guardò preoccupata.

“Tutto bene?” chiese con quella sua voce che aveva quell’accento che a Francesco piaceva tanto e di cui si scordava sempre la provenienza.

“Si, ho solo avuto una fitta alla testa. Niente di che.” rispose il ragazzo che aveva ancora quella strana sensazione. Qualcuno lo stava chiamando. Si girò. Quando vide chi era la persona, capì che la situazione doveva essere davvero molto brutta.

“Mio signore!” urlò ancora l’uomo. L’aveva riconosciuto immediatamente. Era Tom Goron, il capo degli Imperiali, la guardia scelta di Impero, che era il suo alter-ego nei suoi racconti. O in quelli che credeva essere tali. O che gli altri pensavano fossero tali. Era una questione ancora molto complicata che lui stesso non comprendeva chiaramente. L’uomo era assai muscoloso, pelato e la pelle della sua testa era perfettamente lucida. Indossava una divisa militare nera, molto semplice e sobria. Poteva vedere che l’uomo aveva un fucile mitragliatore a tracolla e una corta daga attaccata alla cintura infilata in un fodero di cuoio. L’uomo si fermò a pochi passi da Francesco e si batté il pugno destro chiuso sul petto per poi alzarlo in aria.

“Mio signore, abbiamo un problema, un’anomalia che abbiamo riscontrato nel continuum spazio-tempo. Qualcosa è emerso da un’altra realtà, non abbiamo il tempo per evacuarla in un altro luogo. Abbiamo avvertito Anubis, verrà ad aiutarci per fronteggiare la minaccia. Intanto lei ed i suoi amici sarete sotto la mia protezione e degli Imperiali.” disse Goron la cui voce era decisa e forte come ci si aspetterebbe da un soldato come il capo degli Imperiali.

“Chi è il tuo amico?” chiese Liz. Lei e gli altri non avevano sentito lo scambio di battute tra il ragazzo ed il soldato poiché erano impegnati a vedere uno stand di vestiti vittoriani.

“Mi chiamo Tom Goron, signorina Lisa Biella. Sono il capo degli Imperiali, la guardia scelta di Impero, il mio comandante nonché metà dello spirito di Francesco. Sono qui per portarvi al sicuro. Il continuum spazio-tempo è stato squarciato e qualcosa di assai pericoloso sta venendo qui. Non possiamo farvi evacuare, non abbiamo tempo, vi proteggeremo finché non arriveranno i rinforzi. Seguitemi se volete vivere.”

“Non avrei potuto dire di meglio. Direi di seguirlo. Anche se come imitazione di Terminator, lascia un po’ a desiderare…” chiosò Francesco stupendo i suoi amici che si aspettavano tutto fuorché quello che avevano appena sentito. Probabilmente fu la voce calma e decisa di Goron o le strane cosa che aveva detto, comunque tutti lo seguirono ed arrivarono ad uno stand vuoto in cui trovarono alcuni soldati che stavano caricando delle strane armi, dei mitragliatori, che sembravano fatti di plastica o di altri materiali simili. Intorno a loro altri soldati stavano ammonticchiando dei sacchi di sabbia e costruendo velocemente delle trincee e delle zone riparate. Goron il guidò ad un tavolo su cui erano sistemati due notebook in cui si poteva vedere l’esterno da delle telecamere di sicurezza come spiegò il capo degli Imperiali. Quello che videro li lasciò a bocca a aperta.

“Quello è il Golden Gate Bridge!” esclamò Francesco. Il ponte rosso di San Francisco, fluettante nell’aria, tranciato dai suoi sostegni, stava venendo a spron battuto contro il Palallottomatica. L’imponente ponte, trasportato da una forza invisibile, era uno spettacolo epico e pauroso al tempo stesso. La paura che suscitava era atavica, così impressa nell’animo umano da sconvolgere anche l’uomo più forte e tenace. La paura dell’ignoto. La paura dell’incubo che si realizza davanti ai nostri occhi. La paura dell’impossibile che prende vita.

“E’ impossibile, sarà lo scherzo di qualcuno, una manipolazione del video.”

“Vorrei che lo fosse, signor Betti, nemmeno noi siamo così bravi a creare effetti così verosimili. E’ reale. Lo dovete sentire. C’è qualcosa di terribilmente sbagliato nell’aria, è quello squarcio che vedete dietro il ponte, dove si intravede la baia di San Francisco. Qualcosa ha interferito con il normale corso degli eventi…”

“Ed ora Tom siamo noi che dobbiamo affrontare Magneto e la sua Confraternita dei Mutanti. Sono un esercito e hanno anche la Fenice Nera. Non c’è la farete da soli. Vi serve anche il mio aiuto.” disse risoluto lo scrittore dei racconti raccogliendo il poco coraggio che aveva in corpo.

“Non può. Lei non ha i poteri di Impero!”

“Ma ho questa con me.” esclamò Francesco brandendo dal nulla la mitica Spada dei Sette Sigilli Ancestrali. Non sapeva da dove fosse comparsa, non sapeva come avesse fatto, ma ora c’è l’aveva in pugno e attraverso di essa sentiva confluirgli in corpo gli immensi poteri di Impero. L’unica domanda che si poneva era se il suo corpo mortale potesse contenere tutto quel potere. C’era poco tempo per riflettere.

“Mio signore, come lei comanda. Non abbiamo molto tempo. I suoi amici resteranno qui. Abbiamo ordinato l’evacuazione ma ci sarà una ressa incredibile ai cancelli. Tutti gli uomini della sicurezza stanno accorrendo alle uscite. Abbiamo ordinato alle forze armate italiane di non fare nulla, sarebbero d’intralcio, intanto abbiamo anche ordinato l’evacuazione dell’intera provincia di Roma. Noi qui siamo cinquanta e abbiamo armi fatte di materiali non metallici, che Magneto non può usare quini contro i noi. Ne daremo anche a voi” – il capo degli Imperiali ora si stava rivolgendo agli amici di Francesco – “non si sa mai. Sono fucili laser all’oricalco, settati per tramortire, non vogliamo uccidere nessuno, non è la nostra politica, ma se le cose dovessero mettersi male… potremmo anche usare la forza letale. Vi daremo anche delle spade laser. Spero che comunque non le dobbiamo usare.”

“Due minuti all’arrivo di Magneto.” urlò uno degli Imperiali.

Il panico si era diffuso tra la gente, la paura serpeggiava diffondendosi in ogni dove, persino nell’animo di chi vi scrive. Come poteva essere diversamente? La folla rumoreggiando stava fuggendo verso le uscite di sicurezza che erano direttamente all’opposto della zona in cui sarebbe arrivato il ponte.

Francesco tirò un attimo in un luogo appartato il capo degli Imperiali.

“Affido a te i miei amici, se gli succede qualcosa, la tua anima sarà mia.” disse gravemente il ragazzo, con una luce oscura negli occhi castani.

“La mia anima è già sua. E’ la paura che la fa parlare, mio signore. La paura fa bene. Rende vivi. Più vivi di chi troppo coraggiosamente si butta a morte certa. Ma ora affrettiamoci, fra qualche secondo saranno qui!”

Prima di prendere posizione con gli Imperiali, il ragazzo si fermò dai suoi amici per dargli qualche parola di conforto nel caos che stavano vivendo.

“Andrà tutto bene, ve lo prometto.”

“Charles ha voluto sempre costruire ponti!”

Le parole del signore del magnetismo si persero tra il fragore del metallo che veniva divelto dai suoi poteri e dalle macerie prodotte dallo scontro tra il ponte e l’edificio. Una nube densa di polvere si alzò oscurando la vista. La scena era terrificante ed era stata ripresa dalle televisioni italiane per poi essere ritrasmessa in tutto il mondo. Francesco e una parte degli Imperiali si erano disposti a qualche metro dallo stand che fungeva da postazione di comando. Nel posto si erano rifugiati i suoi amici insieme agli Imperiali guidati da Tom Goron che aveva fatto portare anche dei cannoni all’oricalco puro. Le nuove armi all’oricalco erano le più efficaci che si potessero avere. Il loro raggio poteva essere modulato per colpire solo determinati gruppi di persone, in questo caso si era scelto di inibire il gene mutante.

“Il ragazzo è nell’ala sud est dell’edificio.”disse Callisto la mutante che poteva percepire i poteri degli altri della sua specie.

“Bene allora.”

Magneto fece un rapido cenno con la testa al suo braccio destro, Pyro, che esclamò soltanto “Buttiamolo giù!” e l’orda di mutanti inferociti calò contro il Roma Comics. C’erano di tutti i tipi, teleporta, telecineti, superveloci, superforti, c’era persino uno con i poteri di attaccarsi ad ogni superficie come un ragno. Anche il Fenomeno stava per avanzare per unirsi allo scontro imminente ma venne fermato da Magneto.

“Negli scacchi i pedoni vanno avanti.”disse il Signore del Magnetismo fermando l’altro mutante.

L’impatto iniziale fu devastante, i mutanti erano in soprannumero ma combattevano con rabbia, arroganza di chi pensa di essere superiore all’avversario mentre gli Imperiali erano un esercito altamente addestrato, in grado di rispondere prontamente ad ogni minaccia. Non si facevano intimorire da questi mutanti. Mentre i normali visitatori scappavano terrorizzati accalcandosi verso le uscite ancora agibili, i soldati di Impero rimasero nelle loro posizione aspettando finché l’orda di mutanti non fosse arrivata alla distanza ottimale di tiro. Ad un segnale di Tom Goron fecero fuoco simultaneamente. L’aria si saturò di raggi verdi. La precisione degli Imperiali era chirurgica, non sbagliavano nemmeno un colpo, questo sia grazie al loro addestramento militare sia al fatto che il loro DNA era stato migliorato tramite l’ingegneria genetica e la magia. I mutanti cadevano come mosche, privati dei loro poteri e storditi dal raggio all’oricalco puro. Il Signore del Magnetismo decise di intervenire, allungo la sua mano verso le armi dei soldati che gli si paravano davanti.

“Gli umani e le loro armi” esclamò… ma non successe nulla.

“Plastica, hanno imparato”.

I mutanti continuavano a cadere, le loro file decimate. Francesco non sapeva cosa fare, si era proposto di combattere, ma gli Imperiali stavano facendo tutto loro il lavoro. Nessun mutante riusciva ad arrivare nella zona in cui si era posizionato. Il ragazzo, però, sapeva bene che presto la situazione sarebbe peggiorata.

“Per questo motivo vanno avanti i pedoni”disse Magneto, vedendo qual era l’andamento dello scontro.

“Mirate al ponte!” urlò Tom Goron, facendo avanzare le mitragliatrici pesanti. I raggi partirono diretti verso i rappresentanti di spicco della Confraternita dei Mutanti e contro il loro leader, proprio quando sembrava che l’attacco era andato a segno, alcune lamiere contorte del ponte si alzarono in aria e deviarono i colpi.

“Archlight usa le tue onde d’urto, mira a quelle armi!” disse a questo punto il Signore del Magnetismo, sperando con questa mossa di ribaltare l’esito della battaglia. Francesco si ricordò immediatamente cosa sarebbe successo fra qualche secondo, lo sapeva perfettamente, aveva visto moltissime volte X-Men: Conflitto Finale. Quindi si precipitò davanti allo stand in cui si erano rifugiati i suoi amici, piantò la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali a terra e creò un barriera di energia per difenderli da quello che sarebbe avvenuto a breve. La ragazza che rispondeva al nome di Archlight si fece avanti, si tolse i guanti e li buttò a terra, poi appena le lamiere del ponte caddero sul terreno, sbatté le mani due volte creando delle onde d’urto che distrussero le armi degli Imperiali e qualunque altra cosa fosse abbastanza fragile. Del sangue sprizzò dalla bocca di Francesco nel tentativo di tenere attiva la barriera per difendere i suoi amici dalle onde d’urto.

Intanto all’esterno comparve un’astronave di notevoli dimensioni, di forma ovale, perfetta e liscia nelle forme, che oscurava con la sua ombra l’intera città. Nella plancia dell’astronave, l’Ammiraglio della Flotta Spaziale Imperiale, Corallin, l’essere fatto di corallo, contemplò stupito lo spettacolo del Golden Gate Bridge che giaceva attaccato al Palalottomatica. Insieme a lui, oltre ai suoi ufficiali e guardiamarina, c’erano anche Anubis, il dio della Morte e braccio destro di Impero, Mad Dog, il demone ribelle e Ruber, l’atlantideo chiamato anche “Il Rosso”, per il colore dei suoi capelli e della barba.

“Per tutte le puttane dell’Inferno!” esclamò il demone cornuto, stupito anch’egli da questo scenario apocalittico.

“Ci sono altre forze in gioco oltre a Magneto, avverto un influsso magico… magia divina. Qualcuno sta giocando con noi. Magneto e i suoi non si sono nemmeno accorti di trovarsi in un mondo diverso…” disse il Dio con la sua voce sempre fredda e glaciale, distante nonostante quello che stava avvenendo.

“Non possiamo usare i jet o carri armati, Magneto li ridurrebbe in briciole. Attacchiamo con tutti gli Imperiali disponibili, evacuiamo più gente possibile… e che Dio ci assista… abbiamo anche la Fenica Nera da affrontare…”

“Hai perfettamente ragione Ruber. Non c’è tempo da perdere, ci teletrasporteremo direttamente nella zona dello scontro.” disse il Dio dalla testa di sciacallo prima di scomparire in un nugolo di sabbia rossiccia.

All’interno lo scontro continuava, gli Imperiali avevano abbandonato le loro armi ormai inutilizzabili e avevano preso in mano le loro spade laser. Intanto i mutanti si stavano apprestando ad attaccare nuovamente, fiduciosi del fatto che senza le loro armi gli umani sarebbe stati facilmente sconfitti. Magneto, ora, guardava compiaciuto il campo di battaglia, aspirando alla vittoria tanto agognata sui sapiens che tanto odiava. I mutanti si lanciarono all’attacco gridando “Uccidiamo gli umani!”, “Morte ai genezero!”. Uno di loro, lanciò un fiotto di lava dalla bocca che carbonizzò all’istante due soldati di Impero. Quando stava per avvenire lo scontro tra le due opposte fazioni, un muro di sabbia le divise momentaneamente, per poi trasformarsi in un turbine che si condensò davanti a Francesco, solidificandosi in Anubis. Accanto a lui, sul pavimento si formarono dei simboli cabalistici infuocati ed emerse Mad Dog in tutta la sua possanza. Da altri miniportali emersero altri Imperiali comandati da Ruber. I numeri in campo si equivalevano. Anubis fece disporre tutti su di una linea di difesa per scongiurare l’avanzamento dei mutanti, mentre le operazioni di evacuazioni stavano continuando.

“Sai bene bene quanto me cosa dovrò fare per fermare la Fenice Nera…” disse Francesco al Dio della Morte.

“Troveremo un modo per sconfiggerla senza sacrifici, mio signore, ora disponiamoci sulla prima linea.”

Gli Imperiali, grazie ai nuovi arrivati, avevano formato due linee compatte, l’una di fronte all’altra, una tipica linea “spartana”, tutti i soldati erano armati di spade e scudi laser, pronti allo scontro corpo a corpo.

“Tradiscono la loro stessa causa… Uccideteli!”esclamò Magneto facendo scatenare così la sua orda di mutanti che fu accolta dall’urlo demoniaco di Mad Dog. L’impatto fu devastante, i mutanti non erano disciplinati come gli Imperiali, ma avevano dalla loro parte, la forza bruta ed i loro poteri. La linea di difesa arretrò ed incassò il colpo, per poi, dopo qualche minuto di lotta, iniziarono ad avanzare. Il primo mutante che Francesco riuscì ad atterrare, fu un mutante che aveva le pupille completamente bianche. Il ragazzo gli sbatté la lama della spada, di piatto, in faccia mentre questo gli stava correndo contro. Nello stesso momento Mad Dog aveva trapassato con la sua arma da parte a parte un mutante che assomigliava a Blob per stazza mentre il Dio della Morte era riuscito a tramortire Arclight che aveva battuta facendole perdere l’equilibrio grazie alla sabbia che aveva insinuato nelle orecchie della mutante. Anche Callisto si buttò nella mischia e prese proprio di mira l’alter-ego di Impero.

“Non ancora” esclamò Magneto fermando Pyro che si voleva buttare anche lui nello scontro.

Callisto usando la sua supervelocità e la possibilità di prevedere le mosse degli avversari, riempi di calci e pugni Francesco, lo sgambettò e poi si apprestò a finirlo cercando di rompergli il collo. Il ragazzo era così tramortito che non aveva nemmeno capito cosa era successo. In pochi secondi aveva sentito un dolore lancinante da più parti del corpo e poi si era ritrovato a terra, sovrastato dal giunonica mutante. Prima che Callisto potesse fare quello che si era prefissa, Ruber si lanciò su di lei, atterrandola. I due combatterono per un po’, ma la superiore coordinazione motoria dell’atlantideo portò alla sconfitta della mutante, che si ritrovò, lei, con il collo spezzato.

“Va a prendere il ragazzo e uccidilo” disse il Signore del Magnetismo al Fenonemo

“Con piacere!” rispose Cain Marko, per poi lanciarsi verso gli Imperiali che aveva di fronte e atterrandone una decina grazie al suo potere di essere inarrestabile.

“Lo fermo io!” esclamò Mad Dog contento che poter affrontare qualcuno che aveva quasi la sua stessa stazza ma gli si parò davanti un uomo, pelato, che lo invitò a combatterlo. Tediato da questo contrattempo il demone mozzò entrambi gli arti superiori del mutante, che prontamente ricrebbero. Mad Dog stupito venne colpito al naso da due cazzotti del mutante che, ora compiaciuto di se stesso, invitava il demone a combattere. Per tutta risposta Mad Dog gli mozzò la testa.

“Prova a farti ricrescere quella, coglione!”

Il demone quindi andò a cercare il Fenomeno e lo trovò poco più in là, accerchiato da alcuni Imperiali che stavano tentando di fermarlo, invano. Mad Dog quindi, fece allontanare i soldati, e invitò il mutante a colpirlo. Quindi il Fenomeno prese una rincorsa e si lanciò contro il demone, ma venne rimandato indietro e cadde, privo di sensi per la botta, sul terreno. Negli stessi attimi Francesco si era ripreso dallo scontro con Callisto grazie ad un medico e si stava chiedendo se fosse stata una buona idea scendere in campo anche lui. Non sentiva i poteri di Impero dentro di sé come prima, era solo d’impiccio. Mentre il dottore lo medicava aveva visto Anubis occuparsi sia di Quill che di Psylocke con poche mosse del suo bastone istoriato. Gli Imperiali stavano vincendo ed i mutanti ancora in piedi erano ben pochi. Avevano vinto… per ora almeno.

“E’ tempo di porre fine a questa guerra!” esclamò Magneto che fece alzare in aria due delle macchine che si trovavano sul ponte per poi lanciarle in aria, a quel punto Pyro la incendiò e l’auto, trasformatosi in una bomba fiammeggiante caddero su due stand. Una pioggia di macchine infuocate si riversò contro quello che rimaneva dell’interno del Palalottomatica. Urla di dolore e grida di paura divennero gli unici suoni udibili oltre ai tonfi e agli scoppi delle macchine date alle fiamme.

“Tutti al riparo, attivate gli scudi di energia!” urlò Anubis.

Francesco si era rifugiato insieme insieme a Mad Dog e al Dio della Morte nello stand in cui si trovavano anche i suoi amici insieme ad alcuni Imperiali.

“Dobbiamo agire come nel film. Qualcuno deve bloccare Pyro così potremmo riuscire a neutralizzare Magneto e ricordiamoci l’unione fa la forza e la miglior difesa è l’attacco!” disse il ragazzo che ben sapeva di cosa parlava conoscendo a menadito il film in questione.

“Che frasi idiote! Comunque Impo io attirerò Pyro poi voi dovete pensare al magnete ambulante…”

“Lo farò io, Francesco non sa usare ancora bene i poteri di Impero. Dobbiamo fare in modo che la Fenice Nera non si scateni, abbiamo ancora la possibilità di evitare un confronto con lei. Dobbiamo evitare di ammazzarli, capito Mad Dog?” disse il dio egizio.

“Oh, si, si, come se io ammassi sempre la gente! Per esempio non ho ancora mangiato il midollo spinale di Liz… per quanto lo vada dicendo da tempo… deve avere un sapore assai gustoso…” disse il demone leccandosi le labbra con la lingua lunga.

“Non ti preoccupare Liz, Mad Dog è tutto fumo e niente arrosto.” disse il ragazzo cercando di tranquillizzare l’amica che era abbastanza spaventata dalla minaccia del demone.

Un secondo dopo Mad Dog uscì dal nascondiglio e quando una delle automobili in fiamme gli stava per venire addosso la tagliò a meta con la spada fiammeggiante. Quindi senza dare modo ai due mutanti di portare un altro attacco si teletrasportò accanto a loro e prima che potessero reagire diede una capocciata sia all’uno che l’altro, facendoli svenire. Accanto a se si materializzò Anubis che venne raggiunto presto da Francesco con i suoi amici e con Tom Goron e Ruber insieme ad alcuni Imperiali.

“Non hai rispettato il piano.” disse il Dio della Morte rivolto al demone con la sua voce perennemente glaciale.

“Era un piano stupido!” rispose Mad Dog ruttando per confermare la sua posizione sulla questione.

“E’ finita Jean, è finita…” disse il ragazzo cercando di calmare la Fenice Nera e di evitare che iniziasse a distruggere e ammazzare tutti così come faceva nel film. Purtroppo in quel momento una squadra d’assalto della Polizia comparve dietro Jean Grey e sparò contro di lei. Prima che i proiettili potessero arrivare a segno vennero distrutti e ridotti ad atomi dalla Fenice i cui occhi avevano era diventati completamente neri come la pece. Anche il colorito della sua pelle si era fatto più scuro, quasi grigiastro. La mutante iniziò a levitare per aria e con le lei anche pezzi di metallo e di macerie. Si girò verso i suoi assalitori e li distrusse solo con un sguardo scindendoli in molecole elementari. I poliziotti non riuscirono nemmeno a gridare tanto tutto avvenne rapidamente.

“Andiamo tutti via da qui!”esclamò il demone ribelle incitando gli Imperiali, i mutanti e i visitatori rimasti a scappare il più lontano possibile da quel vera e propria Forza dell’universo.

“Io sono l’unico che può fermarla, porta tutti in salvo, vai!”

“Mio signore lei non può…” cercò di argomentare Anubis che, una delle poche volte nella sua vita, esprimeva preoccupazione nella sua voce.

“Vai… ci penso io, questo forse è un buon giorno per morire. Porta i miei amici in salvo, Lu, vai!” lo esortò nuovamente Francesco che intanto aveva cercato di creare una sorta di barriera d’energia intorno alla Fenica Nera. Aveva, infatti, piantato la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali nel terreno e poi ancorandosi ad essa aveva pensato ad un bozzolo d’energia che contenesse la terribile Jean Grey. Non sapeva se sarebbe riuscito a mantenere la barriera attiva, sapeva che doveva farlo per abbastanza tempo per far mettere in salvo i suoi amici.

“Dobbiamo andare via di qui. Ora!” esclamò il Dio della Morte rivolto a Liz e agli altri amici di Francesco. La sua voce era stranamente preoccupata.

“Non possiamo lasciare Francesco da solo!” gli rispose la ragazza.

“Non capisci? Si sta sacrificando per voi!”La voce di Anubis era sempre più ansiosa, vedendo che la ragazza non desisteva dal suo proposito fece solamente un gesto della testa a Mad Dog che prese la cosplayer recalcitrante come un sacco di farina e se la mise in spalla. Il gruppo si apprestò a scappare insieme a tutte le persone che erano rimaste ancora nel palazzetto dello sport, tra loro c’era anche Magneto, che scappava anch’egli dalla furia della Fenice Nera

“Che cosa ho fatto!” disse il mutante impaurito da ciò che aveva scatenato.

Francesco non riusciva più a contenere la furia distruttiva di Jean Grey, la barriera cominciò a cedere, a creparsi. Infine esplose in mille pezzi sbalzando di alcuni metri il ragazzo. La Fenice Nera ora era libera di rilasciare tutta la sua furia distruttrice. Tutto quello che si trovava intorno a lei iniziò a disgregarsi, a ridursi in atomi. Macchine in fiamme, cadaveri, pezzi di metallo, armi, fumetti, muri, stand, persone, tutto veniva distrutto. La struttura cominciò a cedere, interi blocchi del soffitto caddero al suolo. Anubis capì che non sarebbero mai riusciti ad uscire di lì prima che tutto non fosse crollato quindi, con uno sforzo immane riuscì a teletrasportare fuori tutte le persone che erano ancora presenti nel Palalottomatica. Pochi secondi dopo la coperta del palazzetto dello sport venne disgregata, l’intera struttura non esisteva più. Le uniche persone rimaste erano la Fenica Nera e Francesco, che si era rialzato in piedi, pieno di contusioni e ferite. Il ragazzo si appoggiava alla Spada per restare in equilibrio. Gli immensi poteri della Fenice Nera ormai stavano attaccando anche quello che si trovava all’esterno del palazzo appena distrutto. Francesco creò una nuova barriera, pensò a tutti quelli che amava, a tutti quelli a cui voleva bene, che sarebbe morti se non avesse fermato la Fenice. L’avrebbe fatto anche a costo della sua stessa vita e della sua anima. Risoluto come mai prima si preparò a fronteggiare l’ultimo assalto di quell’entità oscura. Solo i poteri di Impero l’avevano protetto dalla furia distruttrice della Fenice Nera, avrebbe dovuto usarli tutti per batterla. Puntò la Spada contro quella che una volta era Jean Grey e creò un’altra barriera per contenerla. Era stranamente calmo. Aveva accettato la situazione, era disposto all’estremo sacrificio pur di salvare coloro che amava. Proprio in quel momento il cielo sopra di lui si squarciò ed un luce dorata l’avvolse. Una forza, addirittura più grande di quella che gli davano i poteri di Impero, lo pervase. Il suo corpo divenne di pura luce e delle enormi ali di luce bianca, accecante si crebbero sulle spalle.

“Santo Dio!” esclamò Mattia, il fratello Liz davanti a questo spettacolo.

“Si, è proprio lui.” disse di rimando il demone ribelle che ben riconosceva quello che faceva sempre vincere nella partita di poker del mercoledì.

“Ti bandiesco dal mio Universo essere immondo!” esclamò con una voce assordante che sembrava provenire da tutti i luoghi e da tutti i tempi Dio che si era incarnato in Francesco. Il cielo divenne di fuoco, l’aria si fermò, sembrava che lo stesso Universo stesse trattenendo il respiro per quello che sarebbe successo dopo. Una scarica di luce partì dal corpo del ragazzo e dalla Spada ed andò a colpire la Fenice Nera che venne completamente disintegrata all’impatto poi il raggio di luce colpì la frattura nel continuum spazio-tempo e la chiuse. Subito dopo il cielo tornò normale così come Francesco che crollò a terra privo di sensi. Anubis scomparve in una nuvole di sabbia rossa per poi tornare trasportando il corpo inerte del ragazzo. Insieme a Tom Goron iniziarono febbrilmente a fargli il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Dopo qualche secondo Francesco riprese i sensi, tossì e si rialzò in piedi. Venne abbracciato subito dal Dio della Morte, che per una volta mostrava qualche emozione di affetto per il ragazzo.

“Non me lo fare ma più.” mormorò Anubis quasi commosso.

“Lo so ragazzo, avresti voluto che fosse Liz a farti la respirazione bocca a bocca ma sei dannatamente fortunato che non te l’abbia fatta io! MUAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAH!”

Come sempre Mad Dog riusciva a far imbarazzare, con le sue frasi, tutto e tutti.

In pochi minuti i mutanti rimasti vennero condotti sull’Imperialitica per poi essere portati nelle prigioni del pianeta Oricalco. Francesco era rimasto insieme a suoi amici a contemplare la distruzione completa del Palalottomatica. Non si ricordava nulla di quello che era successo quando aveva affrontato la Fenice Nera per l’ultima volta.

“Ed ora cosa succederà?” chiese Liz all’amico.

“Dimenticherete tutto. Fanno sempre così. Impianteranno nella vostra memoria un falso ricordo. Sarà tutto perfetto. Nessuno sospetta mai niente.” disse il ragazzo stancamente. Era spossato dopo quanto aveva vissuto.

“Allora se dovete davvero dimenticare tutto, io ti devo dire a tutti voi, e anche a Liz, è un pensiero molto importante che devo dire a Liz da molto tempo…” disse serio Mad Dog che era sopraggiunto, il demone continuò seriamente “Io c’è l’ho più lungo! MUAHAHAHHAHAHH” concluse infine Mad Dog ridendo come un’idiota del suo scherzo. Francesco, a cui erano rimasti ancora un po’ dei poteri di Impero, creò dal nulla un martello gigante, sullo stile che usava Kaori in City Hunter. Il ragazzo lo passò alla sua amica dicendole che non era affatto pesante e che poteva benissimo usarlo per colpire Mad Dog sui gioielli di famiglia. Il demone intanto era rimasto perfettamente immobile a causa dei poteri del ragazzo. Liz colpì il demone cornuto proprio nel punto in cui gli aveva detto di mirare Francesco. Mad Dog venne lanciato a razzo, ad una velocità pazzesca e scomparve all’orizzonte.

“Home Run!” esclamò il ragazzo.

“Ora è tempo che noi andiamo. Mio signore è stato un piacere. A presto signorina Lisa Biella, speriamo di incontrarci per un evento più piacevole.” disse il Dio della Morte per poi scomparire in una nuvole di sabbia rossastra. Pochi secondi dopo anche gli Imperiali insieme a Ruber e a Tom Goron sparirono senza lasciare traccia e dalla mente di tutti i presenti, tranne uno, scomparve il ricordo di quanto era successo. Un dubbio rimaneva comunque nella mente di Anubis chi aveva scatenato Magneto e la sua Confraternita? Per una risposta a questa domanda ci sarebbe dovuti trovare in un altro luogo, nel Sacro Palazzo del Paradiso. Qui nelle camere più interne, Dio, l’Universo stesso, aveva catturato chi aveva giocato questo brutto tiro. Era Loki, il dio della menzogna e delle bugie norreno che ora era incatenato da catene mistiche al suolo della sala dove si trovavano. Dal suo trono lucente, Dio, un essere fatto di pura luce così come era apparso sulla Terra poco prima, avanzò verso la divinità nordica. Si fermò poco lontano da lui. Prima di parlare contemplò le mura, completamente spoglie, di solida roccia. Poi disse solamente.

“Nessuno mette a repentaglio la mia incolumità e quelle delle persone a me care senza pagare un prezzo. Finché avrò vita nessuno farà gli stessi errori del precedente Universo. Per quello che hai fatto ti condanno all’oblio eterno. Farai compagnia alla Fenice Nera.”

Detto questo Dio, i cui occhi brillavano di una luce oscura simile a quella che aveva avuto Jean Grey, strinse le mani sul collo di Loki che si spezzò come un fuscello. Il corpo della divinità si dissolse in liquame purulento che scomparve presto. Dio quindi si sedette di nuovo sul suo trono per osservare se stesso, continuamente, e per evitare che il Caos e il Male potessero dilagare. Era stato lui il portatore della Fine del precedente Universo. Aveva giurato che avrebbe fatto qualunque cosa per evitare che anche questo Universo, questa nuova chance, andasse persa.

Per chi pensa che Liz vestita da Night Elf sia gnocca alzi la mano!

Come da titolo. E per alzata di mano ovviamente si intende mettere il “mi piace” al post. Ecco una rapida descrizione del cosplay di Liz, fatta, ovviamente dal demone ribelle Mad Dog. Cosplay della Night Elf di World of Warcraft!

Vi chiederete perché diciamo che Liz è gnocca in questa foto, non è per il push up che incrementa la voluminosità del decolté (se vi chiedete come mai non sono volgare, Impo mi tiene le palle strette in una cesoia dai mistici poteri, ecco, perché scrivo in maniera cattolica), continuo, scusate, allora non per il ventre piatto, frutto non tanto della palestra, quanto del trattenimento del respiro e dell’angolazione della foto, non il viso perfetto, gli occhi bianchi da drogata, la pelle di un colorito che direi violaceo, no, la cosa che rende gnocca Liz, non è nemmeno il fatto che è mezza ingnuda, no sono quelle orecchie da elfa che sono ben più lunghe del membro di un tipico otaku giapponese. E che dire anche di quelle piume di corvo che gli adornano le spalle? Sexy, sessissiseme, ti vengono in mente tutti i corvi spellacchiati che aspettano Liz fuori casa in questo momento. (E poi cara Lisa, si lo so, ti da fastidio quanto ti chiamano così, dicevo cara Lisa, poi ti sogni stormi di corvi che gracchiano… e vorrei vedere! Li spenni tu! E’ il minimo, già è tanto se non ti attaccano come tanti piranha affamati… ahia… Impo, dai, e che … corbezzoli! Sto cercando di farle paura, mi devo vendicare in qualche modo… hai detto tu che non posso decapitarla e poi mangiare il suo midollo osseo… eh, almeno fammi divertire così…. ok… come non detto. Non farai la fine del mio amico Ragno. No, no. Non ti preoccupare dei corvi. Ci penso io a sterminarli così non ti danno più fastidio. Così va bene Impo? Eh… cosa non si fa per avere le palle sane!). Concludendo cos’altro rende gnocca Liz in questa foto? Oltre a tutto quello che ho elencato? Sicuramente quella lampadina che tiene in mano. Così incandescente che probabilmente ora Liz avrà un’ustione di primo grado sulla mano. Così incandescente che potrebbe illuminare il mio antro senza problemi. Non sappiamo cosa voglia farci, forse pensa di essere una parente di Fester Adams e di poter accendere le lampadine mettendole in bocca, non lo sapremo mai. Ai posteri l’ardua sentenza! Ah Impo mi dice che si dissocia dalla mia descrizione e che diventerò un bravo soprano. Chissà cosa vorrà mai intendere!


Mad Dog intervista Nadiask!

Il risveglio è traumatico, mentre stavi dormendo beata senti dei rumori cannibaleschi, ossa che vengono distrutte, carne che viene lacerata, deglutizioni. Non ti trovi più nel tuo letto, nella tua casa ma bensì in un luogo oscuro illuminato solo dalle flebile luce di alcune candele. Ti sembra di intravedere manichini amputati, sontuosi vestiti vittoriani strappati e tarlati, matasse di polvere e di sudiciume oltre ad aghi, centinaia di aghi sparsi ovunque dove spazia il tuo sguardo. Aghi insanguinati. Una risata cavernosa attira il tuo sguardo davanti a te. Un diavolo cornuto sta pasteggiando con i resti di qualcosa che prima avresti definito umano. Un lieve chiarore rossastro lo circonda, così che lo puoi vedere chiaramente. Ti guarda con i suoi occhi porcini, le sue iridi gialle ti scrutano divertite.

“Ti piace questo luogo? L’ho scelto con cura per te. E’ il luogo dove tutta la sofferenza delle sarte e dei sarti di tutto i mondi si riversa. Delle povere sarte che devono cucire i vestiti per i potenti e spandono sangue per riuscire a finirli. E’ davvero un bel posto, abbandonato da un po’ di tempo, sai i paesi emergenti, i bambini che fanno i vestiti al vostro Occidente, beh le loro lacrime e il loro sangue vengono portati da un’altra parte da un po’ tempo. O forse ti sto raccontando tutte delle balle e questo è un vecchio atelier alla fine del mondo, alla fine di tutto. Sai io sono un bugiardo cronico. Allora credo sia giunto il momento di farti la prima domanda e dirmi chi sei tu… si so che sei una cosplayers e che fumi come una ciminiera, e che di lavoro fai la… ecco quello non l’ho ancora capito… presentati Nadia Baiardi detta Nadiask!”

Salve Vostra Signoria, mi piace questo posto, posso chiamarla come interior designer per il mio loft? Sono Nadia, mi piacciono i cuccioli e voglio la pace nel mondo. Ah no questa è la risposta per un’altra intervista….

Si. Se vuoi ti riempio di interiora il tuo loft. Sono un interiora designer e non lo sapevo!

“Ecco un quesito che mi frulla per la mia testolina demoniaca è… ma che cosa significa sk? Io ho varie idee in mente come “senza K” o “sesso kamasutra”… allora dicci cosa significa?”

Se te lo svelo poi dovrò ucciderti! Ma dato che mi sei simpatico te lo dirò. Quando mi sono iscritta al primo forum di manga, con tutta la mia fantasia avevo scelto Nadia come nick, ma credo a causa de “Il mistero della Pietra Azzurra” Nadia e tutte le combinazioni possibili erano già in uso… in quel momento avevo davanti agli occhi un libro di Stephen King e c’era il cartone animato Card Capture SaKura in tv…. il tutto è avvenuto in modo casuale insomma. Ma la verità celata dietro il mio nick è un’altra…. SK sta per SERIAL KILLER, quindi non scherzerei troppo con il fuoco. Uccido le mie vittime in maniera cauta e silenziosa.

Ma non va bene. Bisogna uccidere le proprie vittime in maniera sanguinosa e violenta. Tipo squartarle partendo dal collo. Staccare la testa. Cose del genere! Mi piace quel serial killer. Brava. Hai la mia approvazione!

“Ah la nobile arte del cosplay! E’ davvero una nobile arte quella andare svestite pure in inverno vero? Mi piace quest’arte, questi corpi nudi, questo spogliarsi. Te sei una veterana ormai bazzichi questo mondo da tanti anni, cosa ne pensi del cosplay italico? Sta marcendo come una mela caduta dall’albero come sembra a me? O mi sbaglio dato che io sono un demone cornuto e non ho la vostra visione mortale delle cose?”

Per come la vedo io il cosplay è una forma d’arte, raggruppa tante cose insieme ed è un modo per esprimersi come tanti altri. Oltre che naturalmente mettersi in mostra. Ogni cosplayer è un’esibizionista in fondo. In Italia il livello dei cosplayer è molto alto. sia per quanto riguarda di accessori che sartoriale. Insomma facciamo la nostra porca figura all’estero.

Riguardo al marcire…. credo che sia una pecca che ci sia sempre stata in questo ambiente. C’è chi parla di gruppi e fazioni…. io penso solo a farmi i cazzi miei per esempio! Ora siamo in tanti e, tra premi più consistenti, internet alla portata di tutti e persone che credono che con il cosplay arriveranno a governare il mondo le cose vanno un pò a puttane. Ma oltre a persone che creano mailing list per sparlare dietro a questo e quest’altro, ci sono anche persone che se la vivono bene senza troppo fegato amaro. Insomma tutto dipende da uno come se la vive. I momenti e le persone con cui divertirsi ci sono.

Poi con me la porca figura è assicurata all’estero!

“Non voglio parlare delle invidie e dei dispetti che si fanno nell’ambito del cosplay. No, no, niente. Cambiamo argomento. Ti hanno mai rubato qualche cosplay? Hanno preso il responsabile? Sai chi è? Io ho fame…”

No a me non hanno mai rubato nessun cosplay, al mio ragazzo sì XD Ma ormai è una storia morta e sepolta. Credo che la spiegazione sia che speravano che in quel pacco ci fosse qualcosa di valore, invece hanno trovato solo dei cuscini e pezzi di foam rivestiti di stoffa. Poveri ladri, tanta fatica per niente.

Che poi l’armatura nemmeno mi stava! … Ops…

“Dicci cosa una cosa che il cosplay ti ha portato di buono e qualcosa invece che ti portato di male. E se il male supera il bene.”

Mi ha portato tante belle soddisfazioni. mi ha fatto viaggiare e conoscere persone che ora fanno parte integrante della mia vita. Grazie al cosplay ho capito che cosa volevo fare “da grande”. Di cattivo invece mi ha rovinato un pò l’umore ogni tanto. Le prime volte che sentivo le malignità ci rimanevo male, poi ho capito che bisogna solo passarci sopra. Quindi il bene supera di gran lunga il male.

Se poi ci passi sopra con un carro armato è ancora meglio!

“Farai cosplay per tutta la vita? O prima o poi smetterai?”

No smetterò prima o poi, ma non so ancora quando. Finchè ho voglia e finchè trovo tempo dopo il lavoro.

Fare cosplay a novant’anni con il respiratore accanto potrebbe essere… particolare!

“Sei stata in Giappone per il World Cosplay Summit, com’è stata quell’avventura? Se potessi andare indietro nel tempo la rifaresti sapendo che poi non siete riuscire a vincere?”

Il viaggio a Nagoya è stata un’esperienza bellissima, ho conosciuto un sacco di persone e vissuto una settimana indimenticabile. Se tornassi indietro…. è una domanda difficile perchè io e Martina ci eravamo dedicate molto al progetto, anche se poi non abbiamo vinto. Forse ora come ora opterei per qualcosa di più scenografico e senza troppe parole, insomma più diretto e meno costruito.

Che poi in Giappone si mangia bene. Sai i jappi mangiano tanto pesce e quindi hanno questo sapore… più pescioso!

“Il cosplay è anche competizione nelle gare. Ho saputo che c’è gente che, per quanto è vogliosa di vincere, se potesse, assumerebbe un certo demone cornuto per minacciare la giuria. E si avete capito bene succulenti lettori e procaci lettrici. Se vi serve un mio servigio basta evocarmi ripentendo per tre volte il mio nome seguito dalla frase <è uno gnocco!> E poi ci accorderemo per il pagamento! Dicevo, si la competizione… ecco come vivi le gare e soprattutto quella per il WCS?”

Le gare, soprattutto di coppia o di gruppo mi piacciono molto, ci son più teste che lavorano per lo stesso progetto e si possono imparare un sacco di cose l’uno dall’altro. Tipo con Mogu  per lo scorso Romics ci siamo divise i compiti, io mi sono occupata dei costumi e lei della scenografia. Le gare le vivo facendo del mio meglio per vincere. Se va bene vado a bere per festeggiare e se non vinco vado a bermi una birra e penso già a cosa fare alla prossima competizione, magari pensando a cosa migliorare.

Io vi ripeto che se volete vincere facilmente, basta evocarmi. Prezzi modici! C’è crisi anche tra noi demoni!

“Ho voglia di fare uno spuntino, posso mangiare Mogu la tua partner di alcuni cosplay? Due fette di pane, un po’ di insalata, pomodoro e maionese. Un panino semplice, sano e cosplayeroso! Già che ci sono… avete altri cosplay da fare insieme? Gnam… e dimmi se c’è un motivo per cui non dovrei mangiarla…”

Non puoi mangiare Mogu perchè è la mia partner ideale, è alta come me! O meglio bassa e abbiamo ancora dei progetti insieme, tipo il prossimo Romics e altre coppie e gruppi… insomma un pacco di roba.

Quando avevo iniziato a conoscerla non la soffrivo più di tanto, ma la nostra fortuna è che siamo due ragazze molto dirette e a forza di dirci le cose in faccia abbiamo capito che siamo culo e camicia. E’ una ragazza a cui voglio molto bene e sappiamo entrambe che saremo amiche anche quando smetteremo di fare cosplay. Quindi no, non puoi mangiarla. Anzi, sono molto protettiva nei suoi confronti e se le torci un capello verrò fin giù all’inferno a farti un culo così!

Che sia bassa lo so. Non m’arriva nemmeno al ginocchio della zampa. Però… io la trovo tanto sexy. Si. Poi con la maionese sopra sarebbe proprio gustosa! Vabbè se non posso mangiare lei, mi accontenterò di qualche fotografo…

“Tornando al tuo lavoro. Nel tuo sito leggo che sei una faschion… fachescion… fascion… quella cosa là. Che vorrebbe dire? Io non capisco certe vostre parole…”

Sono una fashion stylist, ovvero una consulente d’immagine. Insomma gioco ancora con le Barbie, ma invece di usare le bambole uso le modelle e le vesto da capo a piedi creando redazionali per le riviste di moda con cui collaboro, cataloghi, pubblicità…. Il mio lavoro consiste anche nell’essere il braccio destro di uno stilista e aiutarlo nella creazione di una collezione nuova. Inoltre sono anche un’aspirante fashion designer e costumista. Disegno abiti e spero che qualche illuminato prima o poi mi finanzi per la produzione e collaboro con alcuni teatri con i loro costumi di scena, sia come progettazione che realizzazione. Sto ancora studiando perchè ho vinto una borsa di studio come costumista teatrale…. Insomma vivo con i vestiti.

A me i vestiti non servono. Giro sempre nudo e nessuno obietta nulla. Però potresti aiutare Impo, lui si che si veste da schifo! (ndr Mad Dog sei sempre il solito stronzo. Cordialmente Impo)

“Comunque devi guadagnare davvero tanto con il tuo lavoro per fare così tanti cosplay e andare in giro per il mondo!”

Fortunatamente quando vado in giro per il mondo per il cosplay è perché mi invitano e mi spesano il viaggio. Spesso invece viaggio per lavoro. La mia fortuna è anche che grazie al mio lavoro ho la possibilità di accedere a materiali e stoffe pregiate gratis e questo mi permette di risparmiare parecchi soldi.

Vorrei guadagnare di più in realtà, ma ho ancora tempo… il mio lavoro è più di collaborazione come libera professionista, quindi non ho uno stipendio fisso mensile. A volte si guadagna tanto, altre volte invece si fa più fatica.

Capisco. Uhm… si… uhm… eh… se vuoi guadagnare di più, ti aiuto io…

“Quante sigarette fumi al giorno? E’ vero che sei peggio della nonna della canzone di Pippo Franco? Ah, io adoro quell’uomo!”

Fumo tantissimo, circa un pacchetto al giorno… poi dipende quante ore sto sveglia, di solito dormo una media di 4-5 ore a notte, quindi capita che fumo anche di più.

Quindi anche te dalla trachea fino al polmone c’hai un negozio di carbone… interessante. Sai per quando ti mangerò!

“Sei su una torre e devi buttare giù una di queste  tre persone che sono Mogu, Francesca Dani e Borgo.  Se bari in qualche modo schiattate tutti. Oh capito? Non puoi barare. Scegli!”

Domanda facile: butto giù Francesca Dani, ma prima mi faccio firmare un testamento in cui mi cede tutti i suoi miliardi e la Porche guadagnata grazie al suo sito. Butto giù Borgo perchè sono stanca di farmi sfruttare con la mia immagine e mi riprenderei tutti i soldi. Butto giù Mogu perchè anche lei è piena di soldi visto tutti i costumi che ha…. Se vuoi ora andiamo a cena fuori e offro io.

Ma sei la mia donna ideale! Che bella risposta! Mi piace. Si. Sei davvero brava. Altro che gli altri perbenisti che ho intervistato!

“Sei morta. Purtroppo ti stavi esibendo al Romics per il WCS quando una meteora ti ha colpito. Solo a te. Che sfiga vero? Come sarà il tuo funerale?”

Ma cazzo fammi morire in un modo più eroico… che so mentre salvo il cosplay dai tiranni o salvo una vecchietta dalla Banda Bassotti……

Va beh, morta per morta il mio funerale sarà dato su tutte le emittenti internazionali, verrà giudicato lutto nazionale e tutti saranno felici perchè quel giorno sarà vacanza per tutti per sempre e quando cadrà di venerdì o lunedì faranno il we lungo e potranno andare al mare o in montagna.

Diciamo allora che muori perché fumi un candelotto di dinamite, come ti sembra? XD

“Hai la possibilità di assumermi gratis come killer, chi fai fuori?”

Nella mia vita ho odiato solo una persona e naturalmente non è nel cosplay. In questo ambiente non scomoderei mai Vostra Signoria per certi moscerini.

Ma io ho fame!

“Nadiask cosa ne pensi di me il demone più erettile che esita? Dall’alto del tuo lavoro di fashion styl… stel….stal… quello…”

Credo che il rosso ti doni molto e anche il nero, opterei anche per un tocco di giallo ogni tanto che risalterebbe i tuoi occhi. Se vuoi posso farti un prezzo di favore e darti una consulenza completa. Come persona sei intelligentemente maligno, proprio come piace a me.

Devi sapere che essendo io un Eggregore, ecco questi complimenti mi fanno molto piacere. Si. Si.

“Ehi allora, l’intervista è finita. Io ho fame quindi mi vado a fare un panino di essere umano. Però prima ti devo portare a casa e dovremmo stare vicini, vicini! Dimmi… vuoi fare qualche considerazione finale prima del viaggio? MAUAHHAHAHAHAHHAHH”

Sì ti fermi al distributore che ho finito le sigarette?

Ma ti presto le mie. Sono fatte con pelle di essere umano!

Mad Dog e i cosplayer maschi!

Salve a tutte voi procaci e disponibili lettrici e segaioli lettori sono qui per parlarvi nuovamente di cosplay. Sollecitato da più parti, soprattutto dal mio sfintere anale, ho deciso di parlare ancora una volta di cosplay. Questa volta parlerò di una razza di cosplay di cui alcuni mettono anche in dubbio l’esistenza. Parlo dei cosplayer maschi. Si. Lo so. Voi volete la gnocca. E con voi io intendo Borgo. Ma questa volta parliamo di maschi, voglio far contente le mie molte ammiratrici che ultimamente non mi mandano più mutandine bagnate. E questo è male. Soprattutto perché mi rendo conto che non mi hanno mandato niente le mie ammiratrici. Manco un biglietto d’auguri per il compleanno! Comunque dicevo, si i cosplayer maschi. Ne esistono due categorie principali e sono:

  1. Lo sfigato che viene costretto dalla ragazza a fare cosplay (cosa si fa per un po’ di fica gratis o quasi eh!)
  2. Il supercosplayer maschio

Del primo genere c’è poco da dire. Sono sfigati pur di annusare un po’ di afrore sessuale venderebbero anche l’anima al diavolo! In questo genere entrano anche quelli che tentano di far colpo su una ragazza, dicendo “Faccio cosplay per te, perché so che ti piace!” E poi bestemmieranno per tutta la loro vita perché gli hanno messo un guinzaglio al collo dicendo che è anche così in Death Note. Del secondo genere c’è da parlarne invece e ci sono anche alcuni sottogeneri che sono i seguenti:

  1. “Ah io sono l’ommo palestrato!”
  2. “Ah io sono l’ommo armaturato!”
  3. “Ah io sono l’ommo che si cura come se fosse una donna!”

Premetto che tutti questi tre i sottogeneri possono coesistere insieme e non escludersi l’uno con l’altro. Il cosplayer palestrato è un cosplayer che pensa soprattutto alla sua massa muscolare e poco alla massa del suo cervello. Hanno fisici scolpiti e tonici e fanno di solito cosplay che li portano ad essere sempre mezzi nudi per la gioia delle pulzelle. Ed anche mia. Ma non di Borgo. Di solito i loro cosplay sono orientati su personaggi che sanno usare le arti marziali e quindi possono dare sfoggio di quello che imparano al corso di judo. Altrimenti un cosplay gettonato da queste persone è lo spartano in stile 300 o adesso il gladiatore in stile Spartacus. Il secondo sottogenere è noto per la preferenza per le armature, qualunque esse siano da quelle dei Cavalieri di sta minchia di Zodiaco a World of Warcraft. Insomma basta che ci sia da star rinchiusi in una scatola di latta e a questi sta bene. Nella categoria rientrano anche quelli a cui piace fingere di essere un miliardario ubriacone e quelli che si fanno il cosplay di Gundam. Spesso questi ultimi schiattano durante le fiere per il caldo soffocante delle armature, ma nessuno se ne accorge, poiché sono così sofisticate che vanno avanti da sole per un po’. Il terzo sottogenere, che io preferisco molto, fanno parte quei cosplayer che prima di essere pronti per il cosplay stanno almeno in bagno circa tre ore. Perché prima devono farsi lo shampoo con il balsamo speciale preso in erboristeria, poi si devono acconciare i capelli, poi devono truccarsi per sembrare fighi… poi e poi… e poi va a finire che uno deve fare la cacca e non può andarci perché questi occupano il bagno perché devono andare a fare colazione truccati e pettinati come se fossero al loro matrimonio! Ma non è solo questo, no, perché, orrore, questi si depilano pure… braccia, gambe, torace, ascelle, il pacco… e non solo anche le sopracciglia! Per averle fine fine per essere perfetti. Poi usano tutti accorgimenti per essere belli, si mettono quella cosa di cazzo protettiva sulle unghie… non so come cazzo si chiama, donne voi lo sapete. Poi si mettono così tanto profumo da far starnutire pure me. Avete presente Yuda di Hokuto No Ken, beh lui potrebbe essere il presidente di questi cosplayer maschi! Ma loro non sanno che il vero uomo per essere apprezzato dalle donne deve da puzza! Si, signori miei, è questo il segreto del mio successo con il genere femminile. Non mi faccio un bagno da millenni e guardate quante ragazze vengono da me e con me! Sono meglio di Silvietto io! Altro che viagra! Ma torniamo al centro della nostra discussioni. Dicevo. E poi vedi ‘sti cosplayer del terzo-sottogenere con certe capigliature che farebbero spavento perfino alla tizia dei Tokio Hotel. Si. Lo so che è un maschio. Anzi era un maschio. Eh si. Io avevo capito che era femmina. E quindi quel che è stato è stato, non guardiamo al passato! Dicevo. Eh questi cosplayer maschi! Sono pochi ma fanno spavento! Ah poi c’è un altro genere, ma lo tratto solo di striscio. Sono i cosplayer brutti. Sono pochi per fortuna. E di solito hanno la panza che fa schifo anche a me in un maschio. E non sono propriamente pochi ma fra poco lo saranno. Sapete io ho fame….

Meno male che Silvietto c'è!

Gnam, gnam, sono proprio buoni i bambini haitiani fatti allo spiedo! Hanno quel sapore succoso, sapete come no? Sono una prelibatezza! Ma non voglio parlare dei miei gusti culinari ma di quello di cui parla tutta la vostra nazione. Del fatto che il mio amico Silvietto si è portato a letto un po’ di ragazze minorenni. E tutti scandalizzati. E non si fanno le orge e non si va con le minorenni. Beh io non ci vedo nulla di male. In fondo un maschio deve spruzzare il suo seme in ogni dove e quale miglior dove di alcune procaci ragazze giovani? In fondo uno si deve pur divertire e dato che ha i soldi può farlo nella maniera che più gli piace. Non è lui il problema. Vedete siete voi. Che siete bigotti essendo cattolici. E lo sappiamo tutti che i cattolici come voi hanno un palo di abate ficcato su per il retto. Ma poi se i preti si fanno i bambini, e no, non c’è niente di male. Ecco siete pure degli ipocriti. Dai, chi di voi non farebbe come Silvietto? Attorniato dalle belle ragazze sempre a cazzo dritto. Oddio più o meno, con l’età che ha non è più attivo come un tempo. Io ne sono qualcosa. Essendo un demone cornuto e oltretutto anche un conoscitore di certi ambienti… ok sono un pappone e si è capitato di presiedere con Silvietto qualche incontro particolare. Ci si diverte, si scherza, si scopa, cosa volete di più dalla vita? E non rispondete l’amaro lucano. Ho mangiato un lucano amaro e non sono così buoni come dicono nella pubblicità! Quindi sapete cosa vi dico? Io sto con Silvietto, lui ha ragione lo state perseguitando solo perché non potete fare come lui! E’ questi magistrati andrebbero sodomizzati. Lo farei io stesso in questo momento. Siete fortunati ad avere un premier come lui che si sa divertire. Non come quell’Obama sempre serio o quel Sarkozy che ha solo una modella nel letto e pure anzianotta! Meno male che Silvietto c’è! E’ proprio vero. Poi sapete… grazie lui ho molto carne, si insomma, mi evita di andare a caccia di ragazze. E poi mi ha detto che posso mangiare tutti i comunisti d’Italia. Tranne il Valbe, lui ormai sa di caffè stantio. Gli altri li ho mangiati tutti. E D’Alema mi chiedete? Quello che va in giro in barca? Se quello è comunista io sono vegano! Concludendo per me a Silvietto non gli faranno nulla, lui riuscirà a sfangarla anche questa volta. I malvagi magistrati saranno arrestati e condannati al confino, come è giusto che sia e poi Santoro, Travaglio, Grillo e gli altri avranno una mia visitina. Non so bene come cucinarli. Vauro si. Il vignettista. Quello lo faccio a bagno maria. Gnam…

Beh… ora, non crediate però che io sia un samaritano, ok Silvietto mi sta simpatico e ci trascorre tante belle orette insieme ma mi schiero con lui solo perché mi ha promesso che alla sua morte le anime di tutti quelli che hanno votato per lui saranno mie. Mi piacciono le anime. Soprattutto in salmì!

Cosa sarebbe successo se fossi passato al lato oscuro… (o meglio un me di un'altra realtà)

Questa storia che state per leggere non è mai accaduta. O meglio non è mai accaduta nel vostro universo. E’ un classico racconto che inizia con un altrettanto classico “Cosa sarebbe successo se…?”. Leggerete di come un universo è finito, un universo molto simile al vostro ma, nello stesso tempo, completamente diverso. Questa è una storia di dannazione e di oscurità.

Tutto iniziò in una domenica di marzo mentre l’inverno stava cedendo lo spazio alla primavera. Le giornate si erano fatte lentamente più lunghe. Il sole era più coraggioso di mattino in mattino ma per quanto il suo calore potesse riscaldare l’ambiente, quel giorno, non riuscì a scaldare il cuore di una persona. Ogni essere vivente, gli umani in particolare, ha dentro di loro eguali possibilità di comportarsi bene o male, di agire in maniera retta o malvagia. Nel corso della propria esistenza quest’equilibrio può rompersi a favore di uno dei due aspetti secondo le esperienze, delle gioie e dei dolori che si affrontano durante la vita. In quel momento, in quella mattinata, in una cittadina alle porte di Roma, in una stanza che sembrava il paradiso in terra per i nerd, la fatidica goccia aveva fatto traboccare il vaso. Non staremo qui a spiegare cosa era successo per attuare il cambiamento, per sfilacciare il delicato equilibrio che è insito in ognuno di voi. Vi basti sapere che il male, il vero male, qualcosa di così oscuro e denso che esiste dalla notte dei tempi, sgorgò dal cuore del ragazzo che potete vedere in mezzo alla stanza. Chi è quel ragazzo vi chiederete? Ha molti nomi, si chiama Francesco ma su internet, nel web, è noto come imp.bianco, un altro suo nome, una parte della sua anima si chiama Impero, ed è il Protettore della Terra e Supremo Conciliere del Concilio Superiore delle Dimensioni. Questi sono soli nomi, quel che dovete sapere è che in lui c’è un immenso potere, così grande che a stento viene contenuto dalla sua anima. Un potere così grande non dovrebbe mai e poi mai essere affidato a un mortale, ma questa è un’altra storia. Ora, ora entriamo nel vivo del nostro racconto…

Il dolore era fortissimo, lancinante, partiva direttamente dal suo cuore per poi diramarsi come un veleno nel resto del corpo. Era caduto dalla sedia e si trovava boccheggiante riverso sul freddo pavimento. Pensava di aver avuto un infarto. La notizia l’aveva sconvolto, le delusioni d’amore sono le più difficili da gestire e questa arrivava dopo un periodo molto difficile. Era l’ennesima notizia nefasta. E ora aveva perso il controllo. Lo sentiva. La pelle gli formicolava in tutto il corpo, il cervello era un unico pulsare fastidioso. Cercò di rialzarsi reggendosi sul bordo della scrivania quando una nuova fitta più acuta gli fece mollare la presa. Il dolore aumentò a livelli indicibili, gli sembrava che qualcosa si fosse rotto dentro e che altro si stesse rimestando, cambiando forma e posizione. Notò con orrore che la sua pelle si stava scurendo, grumi di una sostanza oscura, gelatinosa, navigavano sotto l’epidermide. Si avvicinano tra di loro, si univano, si moltiplicavano. Cercò di trascinarsi verso lo specchio mentre le unghie si seccavano e cadevano per essere sostituite da altre nere e lucenti. La vista si offuscò e tutto divenne oscuro finché sentì che gli occhi si erano sciolti ed erano colati via per essere sostituiti da altri. Si guardò allo specchio e vide un’altra persona. I tratti erano rimasti quasi gli stessi ma, ora, la sua pelle era color dell’ebano, ogni millimetri del suo corpo era di un nero così oscuro che sembrava assorbire la luce del sole e rendere la stanza più fredda. Gli ultimi barlumi della sua coscienza si spensero e divenne completamente un’altra persona. Sapeva cosa doveva fare, voleva vendicarsi per chi l’aveva fatto soffrire e sapeva da dove cominciare. Doveva recarsi in un posto, una fiera dei fumetti a Roma, da lì avrebbe iniziato la sua missione e avrebbe consumato tutto quello che si trovava sulla sua strada. Tutti dovevano pagare per quel che aveva sofferto, anche gli innocenti, decise. Era l’ora della vendetta.

“Porca puttana! Non ho mai sentito tanto male tutto in una volta. Come lo fermiamo?” chiese il demone cornuto che sembrava, per una volta, veramente spaventato.
“Non credo che potremmo mai fermarlo. Non con i nostri poteri. Mi sta contattando telepaticamente l’Arcangelo Michele, verranno anche loro ad aiutarci. Sto ricevendo uguali comunicazioni dall’Ade e da Drago Nero. Intanto dobbiamo tentare di contenerlo finché non arriveranno. Sappiamo dov’è diretto. Ci sarà anche Fos-Elion dalla nostra parte, forse riusciremo a fermarlo per un po’…” rispose Anubis, il Dio della Morte egizio. La sua voce era fredda come sempre anche se il diavolo notò una punta di preoccupazione che non aveva mai sentito nel tono del suo amico non-morto.
“Scenderà in campo anche il pezzo grosso vero?” chiese ancora Mad Dog sempre più turbato.
“Sì. E’ l’unico modo per vincere. Dio dovrà combattere Impero… non so sinceramente come andrà finire.”. Ora il tono della voce dell’antica divinità era stanco e in qualche modo, pensò il demone, anche triste.
“L’abbiamo perso vero?”
“Sì.” fu la laconica risposta. Fredda. Gelida. Non c’era nient’altro da aggiungere.
“Se solo Nero e Bianco fossero ancora tra noi… forse questo non sarebbe successo.” pensò il demone cornuto mestamente.

L’aria era fredda, un venticello tenace sferzava la capitale dalle prime ore del mattino. Il sole tiepido stava iniziando a riscaldare l’ambiente ma c’era ancora fresco. Almeno fuori. Dentro il Palalottomatica l’atmosfera era molto più calda. Già moltissima gente era entrata per assistere a questa fiera sui fumetti e i videogiochi. La novità attira sempre. Quello che una volta era lo scrittore di questi racconti ma che adesso si faceva chiamare l’Imperatore Nero, aveva preso il nome da qualcuno che ormai era morto e sepolto e che non avrebbe mai reclamo quel nome. Aveva compiuto il viaggio in pochi secondi e si era teletrasportato direttamente dentro il moderno anfiteatro. Era invisibile ed era tornato al suo aspetto precedente. Questo perché voleva suscitare la massima sorpresa quando si fosse trasformato nell’essere oscuro privo di cuore che era diventato. Doveva fare un’entrata spettacolare, era questo che si ripeteva nella mente. Distorse la realtà così che nessuno si accorgesse della sua improvvisa comparsa. Ora si trovava circondato da una folla varia di persone, intenta a vedere i vari stand, a fotografare cosplayers, a divertirsi. Odiava tutto ciò. Li odiava perché loro si stavano godendo la vita e lui non poteva farlo. Sapeva cosa doveva fare, doveva cercare qualcuno che lo conoscesse, da lì sarebbe iniziata la sua vendetta contro il mondo e l’umanità. La ricerca durò pochi minuti grazie ai supersensi che aveva acquisito con la trasformazione. Trovò chi gli interessava. Era una ragazza molto bella, snella e alta, con gli occhi splendenti come le stelle del firmamento. Francesco la considerava un’amica speciale, ma l’essere che aveva preso il suo posto provava solo odio, ancora di più per qualcuno cui il suo io precedente teneva particolarmente. Liz gli stava sorridendo, un sorriso che sarebbe stato in grado di sciogliere anche il più gelido dei cuori, ma non l’Imperatore Nero, lui non aveva più un cuore che batteva nel suo petto. Non era da sola, ma con altri amici, meglio pensò l’essere oscuro, mi ciberò delle loro anime con gusto. Ormai erano l’uno di fronte all’altra. Lei lo salutò. E lui si trasformò nell’abominio che era diventato.
“Morirai insieme a tutta la tua patetica razza!” urlò l’Imperatore Nero brandendo una lucida spada nera a due mani che era comparsa dal nulla. L’antica lama oscura saettò apprestandosi a mozzare la testa della ragazza. Tutto accadde in una frazione di secondo. L’aria si fermò. Una puzza di zolfo invase l’ambiente. Si sentì un cozzare di metallo. Quando Liz riaprì gli occhi e vide che l’arma oscura era a pochi centimetri dalla sua testa, fermata da un’altra spada fatta di lava fusa. Accanto a lei adesso c’era un diavolo cornuto alto più di due metri. Negli occhi gialli da gatto dell’essere c’era una profonda tristezza che non era usuale vedere in Mad Dog.
“Scappa Liz!” gli urlò il demone con la sua tipica voce gutturale simile al magma che eruttava dalla bocca di un vulcano. Prima che potesse solo riflettere su quel che stava succedendo la ragazza, si ritrovò circondata da un turbine di sabbia rossa che la deposito, insieme ai suoi amici, fuori dal Palalottomatica in mezzo ad un parcheggio. Una voce dentro le loro teste gli intimò di scappare, di allontanarsi il più possibile dalla città. Sembrava una zona di guerra. Il cielo brulicava di elicotteri e di giganteschi aerei militari che stavano atterrando, svuotando poi le loro pance piene di soldati, di carri armati e di hammer. La visione che più sconvolgeva l’amica di quello che un tempo era stato Francesco era la vista del cielo. Fin dove poteva spaziare l’occhio, il cielo era coperto da degli immensi nuvoloni bianchi, simili a panna montata. Proprio sopra al Palalottomatica si era aperto uno squarcio di luce tra le nubi da cui calavano esseri alati che si precipitavano al suolo. Vide anche altre figure, un uomo elefante con molte braccia, un tizio barbuto con una faretra piena di saette, un ragazzo biondo con un grande martello in mano e un essere metà umano e metà ragno. E poi una specie di triangolo di luce con in mezzo un occhio umano. Gruppi di soldati li stavano superando correndo verso il Palalottomatica da cui provenivano scoppi ed esplosioni. Si sentì poi una risata folle che fece gelare il sangue a tutti gli esseri viventi del pianeta. Una donna austera, alta e aggraziata, con la pelle diafana e i capelli biondi ma così chiari da sembrare quasi bianchi, li superò. Indossava una tunica nera con un grande cappuccio che però la donna non indossava. Le sue guance erano bagnate di lacrime di sangue. Un sangue nero e vischioso, che colava lento e denso.
“Mi dispiace.” disse soltanto, quasi in un soffio e si diresse risoluta verso la sua meta.
Liz e i suoi amici decisero di allontanarsi immediatamente dalla zona, non c’era tempo per riflettere né per pensare. Stavano per andare via quando un terremoto improvviso sconquassò il terreno, poco davanti all’entrata del Palalottomatica si aprì uno squarcio e poi, dalla terra, si erse uno sperone di roccia ributtante lava. Il magma presto fluì via e dal buco uscirono minotauri, diavoli e demoni. I soldati non sembravano per niente preoccupati per questo improvviso arrivo e anzi sembravano rincuorati dai nuovi arrivati. Subito dopo si aprì un nero portale, poco più in là, da cui sbucarono orchi, scheletri e non morti, ma una figura si ergeva più maestosa degli altri. Era un elfo, emaciato, con degli arruffati capelli rossicci, indossava una lacera tunica violastra. Appena uscì dal portale assunse la sua vera forma, quella di un drago, un drago completamente nero. Liz e i suoi amici a questo punto avevano già iniziato ad allontanarsi dall’Eur quindi noi torniamo al centro della nostra storia, dove l’avevamo lasciato pocanzi.

L’Imperatore Nero si trovò presto circondato da un manipolo di soldati in divisa bianca che imbracciavano delle armi che sembravano uscite da Star Wars. Inoltre poteva anche vedere che erano arrivati Anubis, la divinità egizia della Morte, Fos-Elion, completamente glabro e pelato, la cui pelle color verde acqua irradiava una sorta di luminescenza, trattenuta a stento dalla sua lacera tunica marrone, Tialte il centauro e Medus l’uomo-polipo, inseparabili amici. Era, per giunta, venuta Adriana, quella che era tata la compagna del precedente Imperatore Nero, ed il suo attuale accompagnatore, Ruber, il rosso, cugino dei cari estinti Nero e Bianco. Tutti contro di lui, che divertimento, una risata folle gli sconquassò il corpo. Una risata così malvagia e perfida che fece tremare di paura tutti gli esseri viventi (e non) del pianeta. Tutto ciò era accaduto in pochi secondi, stava lottando ancora con Mad Dog in una prova di forza con le loro rispettive spade. Si divincolò dall’apparente situazione di stallo ed indietreggiò imbracciando ancora meglio la Spada di Ade, la temibile arma che aveva deciso, essa stessa, di aiutarlo nel suo percorso di morte e di distruzione. “Non potete fermarmi. Siete già morti!” esclamò al colmo della sua pazza gioia funerea.
“Ti faremo il culo mostro! E poi la smetterai di parlare come un cattivo di un film fantasy degli anni ’80!” gli gridò di rimando il demone cornuto lanciandosi all’attacco mentre la gente scappava terrorizzata dal luogo dello scontro.
“Non vincerete mai!” fu l’unico commento dell’Imperatore Nero che scartò a sinistra evitando l’attacco di Mad Dog. Una potenza di fuoco mai vista colpì quello che una volta era stato Impero. Allo scontro si unirono anche gli angeli, i diavoli, gli orchi, i non morti, e tutti gli altri combattenti che erano venuti per fermare il male più grande di tutti. L’essere oscuro decise che questo era il momento per provare in pieno i suoi nuovi poteri e contrattaccò con un colpo di energia oscura così potente che chiunque non fosse adeguatamente protetto venne ridotto in cenere. La maggior parte degli Imperiali, i soldati di Impero che ora combattevano contro il loro capo, e gli altri semplici combattenti vennero spazzati via. Adriana si lanciò quindi contro l’Imperatore Nero imbracciando la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali ma prima che potesse colpire il suo avversario questi improvvisamente le comparse dietro la schiena e trapassò facendo spandere le budella della ragazza morente sul pavimento. La mitica arma sparì nel nulla per il sollievo dell’Imperatore Nero, quella poteva essere l’unica cosa che poteva ragionevolmente fermarlo. Non degnò nemmeno di uno sguardo Ruber che tentava di vendicare la sua amata. Gli tagliò la faccia senza pensarci mentre le loro anime entravano nella Spada di Ade e la rendevano più potente di uccisone in uccisone. Si diresse verso Mad Dog che cercò di caricarlo. Era tutto inutile. L’Imperatore Nero era inarrestabile, i suoi occhi ridevano quando strappò il cuore del demone cornuto e se lo mangiò con gusto, ignorando tutti i futili colpi che riceveva. Ai margini dello scontro in disparte si tenevano i veri pezzi grossi di questa lotta ancora restii a scendere in campo. Anubis, Fos-Elion e Dio, che ora aveva assunto una forma umanoide, per quanto possa essere umano un uomo fatto interamente di luce.
“Morte è arrivata. E’ l’unica nostra possibilità. Ho sigillato tutto. Dovrà restare in questo universo. Useremo la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali e poi faremo quello che deve essere fatto per salvezza dell’Omniverso.” disse quello che veniva definito Dio dai cristiani mai in realtà era l’Universo stesso, autocosciente di se stesso. Proprio mentre Drago Nero veniva disintegrato senza tanti problemi e Ares, invece, veniva, come lo stava definendo nella sua mente l’Imperatore Nero, “aperto come una cozza”, il piano entrò in azione. Fos-Elion bloccò da dietro l’essere che una volta era Francesco mentre Anubis lo infilzava con la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali, trapassando entrambi da parte a parte. Nello stesso momento Dio baciò appassionatamente la Morte in lacrime. Prima che accadesse tutto ciò l’Universo aveva rivolto un pensiero a tutti gli esseri senzienti che l’abitavano, preannunciando, serenamente la fine del creato per salvaguardare l’esistenza dell’Omniverso. Nell’attimo in cui i due si baciavano l’Universo iniziò a morire. Si svolse tutto in pochi minuti e partendo dalla capitale d’Italia si irradiò a tutto il Cosmo. L’Imperatore Nero, fiaccato dalla ferita ricevuta dalla Spade dei Sette Sigilli Ancestrali, non poté, nemmeno lui, resistere davanti a tanto potere. E morì. La Morte venne affrontata in maniera diversa c’era chi cercava di scappare all’inevitabile, chi faceva per l’ultima volta l’amore, chi si suicidava prima, chi l’accoglieva a braccia aperta, chi giocava con i propri figli, chi mandava l’ultimo barrito su Bellow, il social network di microbloggling che da voi si chiama Twitter. Di tutte le persone che affrontarono la Morte vi voglio parlare di una in particolare. Sedeva all’aperto con la sola compagnia del suo labrador. Guardava verso l’aperta campagna completamente innevata. Aveva appena finito di leggere l’ultimo libro della sua scrittrice preferita Licia Troisi. Il suo primo libro fantascientifico. Il titolo era “L’Orizzonte Purpureo”. Gli era piaciuto molto e si sarebbe voluto complimentare con l’autrice ma Roma non esisteva più ormai. Aspettò la fine gustandosi il suo ultimo caffè corretto a grappa e accarezzando sommessamente il suo labrador. Poi tutto fu luce e frastuono. Dopo la Terra, in rapida successione, toccò al resto dell’Universo, tutto svanì in un lampo di luce, dopo quel che rimaneva dell’Universo si compresse su se stesso per poi esplodere di nuovo. Un nuovo Big Bang che avrebbe riavviato tutto.

La storia sarebbe finita qui ma mi rendo conto di essere stato un po’ evasivo in alcuni aspetti del racconto. Alla fine vi ho raccontato quel che mi pareva a me, tralasciando molti avvenimenti, molte morti. Buona parte del combattimento non l’ho nemmeno descritto. Sono il narratore e posso farlo. Vi ho anche mentito, ma mi rendo conto di aver sbagliato. Anche io posso sbagliare. Non sono infallibile come credete. Non è totalmente esatto che tutti morirono. Un solo essere sopravvisse al Ragnarok. Io. Mi chiamate in molti modi Dio, Allah, Yahweh, Mostro di Spaghetti Volante. Io sono tutti questi e altro ancora. Sono l’Universo. Sono la brezza marina che vi scompiglia la capigliatura quando andate in spiaggia, sono la mela che cade dall’albero, sono il primo vagito di un neonato, sono l’orgasmo di quando fate sesso, sono una stella lontana che sta morendo, sono la pioggia che cade sulla vostra testa. Io sono tutto. E sono anche in voi. Quando tutto finì, mi risvegliai diverso. E’ difficile spiegarlo a dei mortali quali siete voi, ma ero rinato, diverso, di nuovo cosciente di me. Mi vedevo appena nato dopo il Big Bang, mi stavo di nuovo stabilizzando. Decisi che avrei agito diversamente da chi mi aveva preceduto, ma volente o nolente, alla fine ho seguito, spesso o quasi, la strada che lui aveva tracciato prima di me. Quel che sono diventato è una condanna e una benedizione. Sono stato solo per molto tempo prima che ci fosse di nuovo vita. Ho pensato molto, ho riflettuto su quello che era accaduto. Non so quanto durerà la mia esistenza ma farò in modo che non accada nuovamente quello che accaduto nell’Universo dove ero nato mortale. Non ci sarà un altro Ragnorok come quello, non ci sarà un altro essere impazzito che mi costringerà a distruggere tutto e tutti. Non so se sia un caso che sia io il nuovo Universo, se sia il destino o un’astuta mossa di quello che mi ha preceduto. Comunque sia farò in modo che la storia non sia ripeta. Ho cercato sempre di agire evitando al massimo di influenzarvi. Qualcosa, lo vedo, è cambiato rispetto al mio Universo ma se vedrò che si sta andando verso quella direzione non esiterò ad annientare chiunque possa diventare un nuovo Imperatore Nero. A volte poi vi guardo a voi, di nascosto, senza che ve ne possiate accorgere. Siete diversi ma terribilmente uguali a come vi ricordo. Mi vorrei palesare ma a cosa servirebbe? Quella era un’altra vita, un’altra esistenza, non sono più quello di un tempo, adesso sono l’Universo. Forse, comunque, vi chiederete chi io fossi nel Cosmo precedente. Avevo molto nomi ma il mio primo nome, quello con cui sono nato, era Francesco.

Ed i dialoghi che ti vengono in mente prima di andare a dormire…

“Non so cosa fare. Non so come comportarmi.”

“Con chi milord?”

“Con lei! Secondo te di chi parlo Lu?”

“Non saprei milord, lei conosce molte persone.”

“Ma non ti sei accorto che in questi giorni sono di cattivo umore? E’ per causa sua…”

“Milord io non sono molto avvezzo ad accorgermi dei sentimenti umani. Cosa sarebbe successo? Se posso permettermi di chiederglielo…”

“Ha un ragazzo…”

“Chi milord? Non riesco a seguire il suo discorso.”

“La ragazza che mi piace, Lu, Dio ma non capisci, mi piace una ragazza e quella è fidanzata con qualcun altro!”

“Capisco milord. Ma non si preoccupi, il calcolo delle probabilità è a suo favore, la matematica non mente mai. Troverà la sua anima gemella.”

“Ma io voglio lei!”

“Milord, sia razionale, se ha questa ragazza è impegnata, per ora non potrà essere la sua ragazza, ma sappiamo bene, sia io che lei, quanto gli esseri umani sia volubili. Potrebbe cambiare idea molto presto. Io purtroppo, milord, non posso consigliarla sul sentimento chiamato amore. Sono morto da troppo tempo per provare un sentimento del genere. Non lo comprendo quasi più. Non è logico, non è razionale.”

“Devo allontanarla per caso? Andarmene dalla sua vita?”

“Perché mai milord?”

“Ho paura che… a me lei piace e siccome ha un ragazzo, ecco potrebbe essere un problema no? Forse è meglio scomparire, tagliare tutti i ponti. Sarebbe meglio sia per me che per lei. Sei d’accordo?”

“Non so milord. Come le ho detto non mi intendo di queste cose umane, l’unico consiglio che le posso dare è di non rivolgersi a Mad Dog. Quel demone potrebbe solo complicarle la vita con i suoi consigli sconsiderati.”

“Non lo farò, non sono così stupido Lu. E’ così difficile l’amore… non riesco a…”

“Milord, non sono la persona adatta con cui parlare di queste faccende. Ho amato anch’io, è vero, ma così tanto tempo fa che mi sembra quasi impossibile ricordare cosa provassi.”

“Non so cosa fare…”

“Milord, forse l’unico consiglio che posso darle, l’unico che mi sento di darle, è far passare il tempo. Tutto guarisce con il tempo. Tutto si sistema e cambia.”

Cercarsi nuova concubina…

So che per voi miei adepti questa notizia potrà essere sconvolgente, so che alcuni di voi si strapperanno i capelli, altri si butteranno dentro un vulcano attivo, altri ancora si faranno una sega pensandomi, beh ora vi annuncio che sono di nuovo single. Purtroppo la mia prima concubina Liz mi ha lasciato e quindi sono in cerca di una nuova concubina che però ancora non si è fatta avanti. Non che mi freghi qualcosa in realtà, infatti per festeggiare la rinnovata libertà sono andato ad Haiti, avete presente quel posto colpito dal terremoto che aveva fatto tanta audience mesi fa ma di cui ora non frega una mazza più a nessuno? beh sono andato lì. I controlli sono pessimi e nessuno si è accorto della scomparsa di alcuni succulenti bambini. Allora cosa ho fatto? So cosa state pensando e no, non sono così malvagio da violentare quelle creaturine! Come potrei? Morirebbero subito, non possono resistere al mio membro! Li ho cucinati. Se volete vi spiego la ricetta. Si che volete, tanto non potete fare a meno di leggere vero? Perversi! Avevo rapito otto bambini in tutto, mi ero nascosto in una delle mie molte dimore qui ho acceso un fuoco gigantesco e ho preso due spiedi molto grandi con cui avrei infilzato i bambini, quattro a quattro. Avevo proprio voglia di due spiedini appetitosi, quelli con tanto grasso che cola dalla carne a ondate. Mi viene ancora fame ripensandoci! Stavo preparando gli spiedi e non avevo ancora torto il collo ai bambini. Sapete come faccio? Come con i polli, li prendo per il collo e track sono morti stecchiti senza tanti lamenti. Pulito, veloce, economico. Dovrei brevettarlo! Comunque dicevo, stavo affilando i pali tra gli urli dei bambinetti impauriti che, nessuno escluso, si erano defecati addosso, quando all’improvviso entra nella mia grotta un cavaliere templare. No, non un cavaliere in stile medioevo, ma proprio un Templare, quegli idioti cattolici-rotti-in-culo che combattono contro vampiri, licantropi e demoni come me. Son dei simpaticoni ‘sti cattolici. Il templare, se volete ve lo descrivo, bello quanto un brufolo sul culo peloso di un camionista ma, almeno questo devo dirlo, era alto, ben piazzato, muscoloso. Indossava una sorta di divisa militare in qualche strano composto che voi umani credete sia resistente contro ogni cosa possibile. Poveri stolti. Comunque la divisa dell’uomo aveva una grande croce disegnata al centro, con i bordi d’oro che si intonavano alla perfezione con il bianco del vestito. Era già morto ma non sapeva ancora di esserlo.

“Libera i bambini mostro o ti sventrò!” mi gridò, in inglese.

Poi dato che io non l’avevo cacato di pezza che fa il mortale estrae una katana benedetta dal fodere che aveva sulla cintura e si mette in guardia. Io lo guardo e continua nel mio lavoro. Lui allora mi lancia una sorta di granatabombache cazzo ne so con dentro dell’acqua santa. Mi colpisce in testa e mi spruzza tutto. Lui ride soddisfatto, pensa di avermi fatto fuori. Si sbaglia. L’acqua santa non mi fa nulla.

“Domani sarebbe stato un millennio che non mi facevo un bagno! Grazie a te non potrò superare il record! Ora t’ammazzo!” gridai. Non era vero del record, ma lo volevo far sentire in colpa. Mi mossi veloce come solo io so fare, in due falcate ero arrivato davanti a lui e gli mozzai il braccio che impugnava la katana con una sola artigliata. Poi gli detti una botta in testa e svenne dal dolore ma feci in modo di lasciarlo in vita per dopo. Poi mi occupai dei bambini. Morirono tutti quando li ebbi infilzati, purtroppo non c’era altro modo. Urlarono, si dibatterono, ma poi schiattarono tutti quasi subito. Poco prima, comunque, che li mettessi sul fuoco. Non volevo cuocerli troppo. Li lasciai solo un minutino, giusto per non mangiarli troppo al sangue. Poi mangiai con sazietà. Ah! Le ossa dei loro crani sbriciolate, gli intestini caldi, il sangue fluente delle arterie, il fegato così gustoso. Non ho mai mangiato meglio. Forse i rumori che facevo mentre mangiavo quella carne umana vi avrebbero disgustato… ma quali sono i rumori che fate quando mangiate voi? Scommettiamo che sono uguali? Poi mi dedicai al templare che per un attimo aveva fatto sperare ai bambini di riuscire a salvarsi come nelle favole, ma le favole non esistono, il mondo è sporco e brutto… come me! Allora cosa feci di questo baldo uomo di Cristo? Lo denudai ovvio! Poi per prima cosa lo castrai, mi volevo mangiare con calma i suoi coglioni. Infine infilai il mio cazzo bello dritto dentro il suo ano. Era stretto ma dopo una mangiata una sega è quello che ci vuole no? L’uomo si svegliò tra tremendi tormenti, si dibatté mentre dal suo buco del culo usciva copioso sangue. Ah quanto mi sono divertito! Mentre lo inondavo di sperma demoniaco, gli tagliai la testa e bevvi il suo sangue direttamente dalle vene ed arterie del collo. Il sangue caldo mi fluì in gola ad ondate. Che meraviglia! Poi buttai il corpo da una porte e mi dedicai a succhiarmi le palle del templare. Erano così gustose! Come vedete per quanto sia stato mollato ho reagito in maniera egregia e non nutro desideri di vendetta contro Liz. No affatto. Non è la prima concubina che mi lascia. C’è ne sono state altre. E non le ho mangiate e/o ammazzate dopo. Non tutte almeno… qualcuna è sopravvissuta. Mi ricordassi chi….

Mad Dog presenta Canto di Natale

Piccola premessa, non tutte le persone presenti nel video alla fine sono presenti nel racconto, sarebbe venuto troppo lungo! Inoltre non tutti voi miei cari amici ed amiche siete nel video, siete troppi XD

L’inverno era arrivato anche sul solitario pianeta Oricalco, una coltre spessa e uniforme di neve ammantava i palazzi della gigantesca metropoli così come il castello fiabesco che si trovava al centro della città ed il parco che lo circondava. Anche se la morsa artificiale dell’inverno si faceva ben sentire, l’attività lavorativa era ancora frenetica e non veniva rallentata da queste condizioni atmosferiche. Nella piazza principale di Atlantide era stato portato un abete di dimensioni epiche addobbato per l’occasione festiva. Ai piedi di questo albero troviamo due dei protagonisti di questo racconto. Uno è un demone cornuto conosciuto per la sua voracità e lussuria, l’altro è un Dio con la testa di sciacallo, gelido come un pezzo di ghiaccio e formale come un esattore delle tasse.
“Non capirò mai gli addobbi dei mortali… palle e fili colorati, un albero bisognerebbe addobbarlo con intestini, fegati e cuori!” disse Mad Dog con la sua tipica voce che ricordava la lava di un vulcano che scorreva lenta dopo un’eruzione.
“Sono dei classici addobbi che risalgono ad una tradizione molto…”
Il Dio della morte dell’Antico Egitto non riuscì a finire la sua frase, venne interrotto da una profonda risata del suo compagno.
“Ci sono pezzi di ghiaccio meno gelidi di te Lu! Non ti ho chiesto di spiegarmi l’origine del fottuto Santo Natale! Sono coglione io mica stupido. Mi piace anche questa festa, faccio anch’io i regali. Oh si, non guardarmi con quella faccia da baccalà, l’ho fatto anche a te, e non ti immagini cosa possa essere! Poi sai mio caro e defunto amico so anche qual è il vero significato del Natale… e non star a sentire quei rotti in culo dei cattolici… tsè come se Gesù fosse nato davvero quando dicono loro. Se ne inventano quelli di cotte e di crude! Io ci gioco a poker con Jahwèh ogni mercoledì sera, lui mi ha detto la verità su tutte ‘ste cazzo di leggende. Hanno fottuto l’idea ai romani ‘sti cattolici. Son furbi come volpi… Lu perché te ne vai?”
“Sono più antico di te Mad Dog. So già come sono andate le cose senza che me le racconti tu, condite con tutte le tue espressioni scabrose. C’ero quando è iniziata la leggenda di San Nicola. So tutto. E non ti disturbare per me. Non farmi un regalo. Io non festeggio questa festa come non festeggio le altre feste mortali. Non ti farò un regalo.” disse il dio della testa di sciacallo con la sua voce fredda e distante.
“Qualcuno qui non ha lo spirito di Natale! Devo assolutamente fartelo inculcare nel cervello. Sicuro. Ora ti racconterò una storia e non fare quella faccia contrariata, se non la senti ti giuro che materializzerò qui un esercito di renne zombie come l’anno scorso! Ti ricordi poi com’è andata vero? Quindi ‘sta zitto e ascolta… tanto tempo fa sulla Terra in una città chiamata Londra…”

Mad Dog presenta Canto di Natale

Siamo alla fine dell’Ottocento, Londra è la città più importante del mondo, la più grande metropoli. In questi turbolenti anni in cui la povertà incalzava e si poteva morire di freddo senza un po’ di riscaldamento, la città era diventata nota per alcuni fatti assai strani legati a figure come Jack lo Squartatore, Sherlock Holmes, Peter Pan, il Dottor Jekyll, il Dottor Van Helsing, Dorian Grey. La Storia che voglio raccontarvi in questo momento di festa per voi poveri e miseri mortali è quella del più avaro degli avari, l’uomo che era diventato ricco sfondato con il business della posta privata il suo nome era Frankezer Scrooge. La Scrooge & Marley era diventata l’unica posta di tutta la nazione grazie ad un contratto assai vantaggioso con la Corona. La neve cadeva a pacchi postali espressi ben più veloci di quelli di Poste Italiane, l’intera carbonifera metropoli erano imbiancata e gelida come un pacco di cocaina colombiana. (Si ora non fate gli stronzi, so che la cocaina non è gelida ma ci sta bene come metafora…). Mentre tutti sia ricchi che poveri si stavano preparando a festeggiare il fottuto Santo Natale, solo una persona lavorava ancora il ventiquattro di dicembre. In uno studio ghiacciato, senza stufa per risparmiare, l’avido Scrooge stava contando alcune monete sul palmo grinzoso della sua mano.
“Manca una sterlina mr Barbers!” esclamò il prematuramente incanutito Frankezer squadrando malignamente l’uomo che si trovava davanti a lui.
“Gliela darò appena avrà spedito il mio pacco, è un contratto molto importante, diventerò ricco abbastanza da poter sfamare la mia famiglia e permettermi anche una stufa!” disse l’uomo. Era alto, magro, quasi gracile a causa dell’alimentazione povera. Indossava un vecchio completo marrone rattoppato in più punti, aveva le dita sporche, nere, ma non per mancanza di igiene, erano sporche per l’uso smodato che faceva del carboncino che usava per disegnare tutto il giorno.
“Menzogne! Voi artisti vivete di favole e di nient’altro. So chi è lei, è quello che disegna i draghi! Pft! Torni quando farà un lavoro serio. Via mi ha fatto anche perdere troppo tempo e mi prendo anche una sterlina per il tempo che mi ha fatto perdere!” esclamò il vecchio lanciando malamente le monete rimanenti al povero, in tutti i sensi, artista.
“Ma ma… lei non può rubarmi una sterlina!”
“Posso e lo farò! C’è scritto nelle avvertenze all’entrata. In piccola ma c’è scritto. Il tempo è denaro. Fannullone! Vattene con i tuoi piedi se non vuoi che lo faccia il mio buttafuori!”
Dopo che l’uomo uscì mestamente, Scrooge suonò insistentemente un campanellino ed arrivò di gran carriera il suo contabile Bob Zerovatchit, direttamente dalla piccola e malconcia scrivania in cui lavorava accanto alla porta.
“Si signore?” chiese con timore l’impiegato che conosceva bene il carattere astioso e burbero del suo padrone.
“Ecco una nuova sterlina da contare per oggi, fregata ad un gonzo, tieni!”
Scrooge si stava rimettendo a scrivere qualcosa su un grande libro mastro, quando si accorse che il suo contabile era ancora fermo con la moneta in mano davanti a lui.
“Cosa vuoi scansafatiche?”
“Signore mi chiedevo se… domani possa avere un giorno di ferie… sa è Natale…”
“Ah il Natale – rispose sprezzante Scrooge – una festa buona per gli idioti e per chi ha le mani bucate! Solo per questa volta ti permetto di avere un giorno di ferie ma te lo decurterò dalla lauta paga che ti do ogni fine mese!” disse il vecchio che sghignazzò per la propria intelligente trovata.
“Bussano alla porta, vai a vedere chi è… forse qualcuno che vuole lavorare oggi e che mi darà tante belle sterline!”
Zerovatchit andò ad aprire e accompagnò davanti a Scrooge un uomo e una donna, tutti e due vestiti assai sobriamente e distinti nei portamenti. L’uomo indossava un’impeccabile completo grigio mentre la donna indossava un abito marroncino con una ricca gonna.
“Io sono Frank Falcons e la mia amica è Lycian Troìs siamo di Amnesty International e le vogliamo proporre un affare eccezionale!” disse l’uomo con un acuto accento scozzese.
“Amnesty… non è quella società di beneficenza?” chiese Scrooge sospettoso grattandosi un porro che aveva alla punta del naso.
“Si infatti le vogliamo chiedere una somma anche modesta per aiutare i poveri che non possono passare…” la donna, con un tipico accento londinese, non riuscì a finire la frase che venne interrotta dalla risata dell’avido spedizioniere.
“Andate via di qui se non volete che chiami la polizia ladri!” esclamò poi Scrooge
“Ma fatelo in nome della nostra Somma Regina Thirrin che ci governa con saggezza e costanza!”
“Signor Falcons a me la nostra giovane Regina non ha portato giovamenti se non nelle sue tasche con le tasse che ha applicato sui ricchi di cui faccio modestamente parte! Se vedessi quello stecchino di ragazza le farei vedere come si governa un regno come la nostra gloriosa Inghilterra! I poveri poi! Se sono poveri è solo colpa loro, non si impegnano abbastanza. Dovrebbero morire tutti così si risolverebbero molti problemi come l’affollamento delle carceri e la sovrappopolazione!”
Il viso di Scrooge era diventato paonazzo mentre eseguiva la sua invettiva solo quando ebbe finito si accorse che i due attivisti erano scappati dall’orrore per quello a cui avevano assistito. L’avaro spedizioniere sperava di potersi a rimettere a lavorare ma venne interrotto dall’arrivo impetuoso del suo unico parente ancora vivo, il nipote, Gabriel detto Tanabrus.
“Buon Natale e Felice Anno nuovo zio! Verrai domani al nostro pranzo?” esclamò il ragazzo tutto contento.
“Sciocchezze! Il Natale è solo per i fannulloni come te caro nipote che si fanno chiamare in maniera astrusa! Che hai da festeggiare che sei povero? Hai lavoro che non mai capito quale sia e che comunque non ti frutta abbastanza per essere ricco come me. Ti sei sposato con una tizia che ha come sua più grande ambizione quella di diventare la ritrattista della nostra antipatica Regina Thirrin! Non verrò mai a trovarti finché sarai sposato con quella!”
“Ma non venivi nemmeno quando non avevo ancora sposato Licial zio! Poi riparare orologi è un’arte, una passione che anche se non frutta troppi soldi mi rende felice. Vieni domani, ti prego, è Natale, non ti chiedo nulla, solo che tu possa passare una giornata felice con me, mia moglie ed i miei amici!”
Scrooge osservò la pelata e gli occhiali rabberciati del nipote per poi esplodere in una cupa risata.
“Non verrò mai, il tempo è denaro e tu me ne hai già fatto sprecare abbastanza. Vattene!” urlò il vecchio.
Il giovane non si scompose troppo rivolse un nuovo “Buon Natale e Felice Anno Nuovi” allo zio per poi salutare il contabile.
Gabriel uscì dall’ufficio ed incrociò alla porta un gruppo di giovanti cantanti, che si facevano chiamare Cosplay Singers, che da alcuni anni giravano la città nel periodo delle feste per racimolare qualche soldo. Il nipote di Scrooge gli lanciò un’occhiata piena di compassione sapendo che lo zio li avrebbe sgridati e quindi lasciò qualche moneta ai cantori. I ragazzi ringraziarono il benefattore e lo videro sparire nel vicolo ormai oscuro tra cascate di fiocchi di neve. Si misero a cantare dietro la porta della Scrooge & Marley, intonando Silent Night. Passarono pochi secondi e il vecchio avaro spalancò la porta urlando, brandendo un attizzatoio e facendo fuggire i poveri ragazzi, per poi tornarsene dentro borbottando. Passarono pochi minuti e suonò l’ora per andare a casa e staccare dal lavoro. Scrooge non rivolse nemmeno un saluto a Zerovatchit e si incamminò incupito verso casa ripetendo alle volte la parola “sciocchezze”. Non salutò nessuno e appena qualcuno si avvicinava per fargli auguri li scansava e grugniva in malo modo. Quando stava per entrare nella sua vecchia e logora casa, due senzatetto che dormivano a lato della strada, lo salutarono ed gli chiesero qualcosa in elemosina. Le due donne, imbacuccate in coperte tarlate e rattoppate, riconobbero immediatamente Scrooge. La più anziana delle due, che era anche quella più in carne, con una carnagione olivastra ed il viso butterato di ecchimosi, lo guardò sorpresa per poi tentare di abbracciarlo. L’uomo si scansò malamente e le osservò malignamente.
“Siamo Pam e Odry non ci riconosci?” disse l’altra donna, assai magra, con la pelle mulatta e i due denti centrali anneriti che sporgevano dal sorriso sdentato.
“Si purtroppo si. La sartina e la… non ho mai ben capito cosa facessi tu – disse Scrooge indicando la più macilenta delle due – eravamo amici nella giovinezza. Mi avete rubato molto tempo e denaro allora. E vedo che siete state ricompensate a dovere. Ora devo andare a mangiare qualcosa di caldo e a ristorarmi al fuoco, cosa che voi non potete fare. Addio.”
Il vecchio non le degnò più di uno sguardo e le scansò malamente con il suo bastone quando tentarono, stupefatte, di avvicinarsi. Salì in fredda le scale che conducevano al suo portone e stava per immettere la chiave nella serratura quando il batacchio della porta assunse le fattezze della faccia del suo vecchio e defunto socio di affari, Eleas Marley. Sembrava assai sofferente, gli occhiali infranti, gli occhi spiritati più del solito, la barba incolta. Poi tutto sparì e tornò come prima. Scrooge sebbene spaventato entrò con calma in casa, ripose cappello e cappotto sull’attaccapanni per poi dirigersi verso la sua cupa stanza.
Mentre mangiava un po’ di brodaglia riscaldata su un piccolo fuocherello non poteva non pensare all’immagine che aveva visto alla porta. Doveva essere per forza un disturbo di stomaco e le arrabbiature di quella giornata. Stava rimuginando su quanto era successo quando sentì dei tonfi provenire dalle scale che portavano alla sua stanza. Tonfi sordi e ritmici. Qualcosa adesso si trovava dietro la porta chiusa saldamente a chiave, ma il mero legno non poteva tener lontano quello che entrò. Uno spettro. Lo spettro di Eleas Marley il suo vecchio socio in affari morto proprio quel giorno sette anni prima. Il suo vecchio amico aveva tutto il corpo legato da catene a cui erano affibbiati a mò di lucchetti macchine da scrivere e altri strani oggetti, tutti targati Macintosh.
“Eleas… sei proprio tu?”
“Sono lo spirito di Eleas Marley dubiti di questo Frankezer Scrooge?” chiese lo spettro con voce spettrale e anche con spettrale carisma, ma facciamo anche con spettrale spettralità!
“Pensavo fossi un disturbo di stomaco, uno davvero ma davvero brutto, ma tanto brutto.”
Lo spettro urlò di disperazione e scuoté le sue catene con violenza tanto da far diventare ritti i capelli di Scrooge.
“Cosa sei venuto a fare qui Eleas?” chiese titubante Scrooge.
“Sono qui per avvertirti che farai la mia stessa fine!”
“Scivolare su una lastra di ghiaccio, cadere dalle scale del Palazzo Reale, schiacciare il barboncino preferito della Regina Thirrin per poi infine essere goffamente schiacciati dalla stessa carrozza della Regina?”
“No stupido! Intendo diventare uno spettro e vagare per l’eternità dannato sulla terra con la catene che mi sono costruito in vita, e noi non abbiamo la fortuna del Fantasma di Canterville, non possiamo fare scherzi al prossimo!” gemette Eleas Marley facendo rabbrividire il suo vecchio socio.
“Perché saresti condannato a questa pena? Era un bravo uomo d’affari, riuscivi a gabbare chiunque con le tue contrattazioni!”
“E’ quest’atteggiamento egoista che mi ha portato alla dannazione eterna, forse anche perché per un certo periodo ho usato quella dannata macchina da scrivere della Microsoft. E’ stata colpa di quella Windows. Si. Anche di quello. Ma tu Scrooge potrai evitare il mio fato! La tua catena è più pesante della mia. Tre spiriti ti visiteranno dalla mezzanotte di questa notte per farti cambiare vita. E’ grazie a me se hai quest’occasione, così forse anch’io potrò riposare in pace se avrò fatto una buona azione… ti saluto Scrooge, e non sai quanto mi manchino la polenta con il sugo di cinghiale!”
Lo spettro di Eleas Marley scomparve lentamente lasciando nel povero Frankezer un senso di inquietudine che non aveva mai provato prima in vita sua. Si cambiò velocemente mettendosi il suo vecchio pigiamo e la sua vecchia vestaglia e si coricò nel letto a baldacchino. Passarono lente le ore e quando le campane suonarono la mezzanotte una luce accecante invase la stanza e riuscì a penetrare le cortine del letto di Scrooge che si svegliò di soprassalto. Le tende lentamente vennero scostate mentre la luce diminuiva. Davanti a sé, l’avaro, poté vedere un uomo alto circe un metro e mezzo (un hobbit in pratica per voi lettori di fantasy), che aveva un’età indefinita tra i trenta e i trentuno anni. Aveva in testa uno strano cappello a tuba con sopra degli occhialoni giganteschi, dal cappello uscivano alcuni ciuffi di capelli ricci e neri. L’uomo indossava un completo marrone di foggia assai bizzarra, sembrava un miscuglio di abiti vittoriani e futuristici.
“Viene con me, io sono il Fantasma del Natale Passato, del tuo Natale!” esclamò lo spettro che prese senza tanti complimenti la mano di Scrooge. Un vortice di luce li risucchiò e li portò in un largo locale, una specie di magazzino. In uno sgabuzzino all’entrata due ragazzi stavano finendo di fare dei conti prostrati su di una scrivania che riusciva a stento a contenerli entrambi. All’improvviso un uomo assai corpulento con una benda sull’occhio sinistro piombò nello stanzino urlando “E’ tempo di prepararsi per la festa di Natale. Su su finirete dopo questi conti. Voi andate a chiudere il locale e preparate la carne, io penso alla grappa!”
“Ma quello è il vecchio orbo Gabriel Valbewing, gli ho fatto da apprendista per qualche anno e quell’altro ragazzo è Iri, non ricordo il suo vero nome. Brutta fine, venne investito dalla carrozza della Principessa Thirrin. Proprio fra qualche giorno. E anche Valbewing non durò poi molto, morì quando nel suo corpo ci fu più grappa che sangue!” disse Scrooge sovrappensiero.
Intanto erano arrivati altre persone, tutta la numerosa famiglia di Valbewing, le sue figlie, sua moglie e il suo taciturno figlio, oltre a loro erano arrivate anche molti ragazzi e ragazze. Un orchestrina si mise a suonare un motivetto leggero e le danze poterono cominciare. Il vecchio Scrooge notò che la sua versione più giovane non stava ballando ma stava aspettando qualcuno con impazienza. Proprio in quel momento entrò nel locale una ragazza bellissima, leggiadra, divina, insomma era una gnocca di prima categoria, anche se personalmente io preferisco quelle con un po’ più di carrozzeria davanti, ma questi sono gusti. Dicevo… si questa fantastica creatura indossava un bel vestitino color giallo canarino, colore che sinceramente fa davvero schifo ma come ho scritto prima i gusti son gusti. Questa abito le scendeva perfettamente sul corpo disegnando le sue… nahhhhh non posso descrivervi una bonazza come farebbe Dickens, lo devo fare a modo mio per dincibacco! … Questa storia mi sta facendo parlare in maniera che veramente astrusa… Comunque dicevo, si, la descrizione della gnocca. Quel che spiccava in lei erano sicuramente le chiappe, belle tornite come piacciono a me e le gambe… uhm che gambe! Lunghe e affusolate, ma Scrooge mica poteva vederle con quella gonna in stile vittoria… Però io so che aveva belle gambe. La ragazza si chiamava Elizabeth Bielle, chiamata da tutti Liz. Ed era la ragazza di Scrooge. E da questo si capisce come questo racconto sia un fantasy, quando mai una bella ragazza come Liz si metterebbe con un cesso come Scrooge. Mai! Potrebbe solo fare la mia concubina! Ah poi che occhi, assolutamente da mangiare, perfetti, verdi come… come… non è che avete presente la bava di un drago di smeraldo? Beh il colore era più o meno quello, senza il bianchiccio della saliva acida. Come si illuminarono gli occhi di Scrooge, di tutti e due gli Scrooge, si ingrandirono e strabuzzarono davanti a quelle bellezza. E sono sicuro che non era l’unica cosa che si ingrandiva, anche se penso che il vecchio Scrooge certe cose non le possa fare, sapete in questo tempo non c’era mica il Viagra che allieta i vecchietti! I due giovani incominciarono a ballare e tutti gli occhi si spostarono su di loro, erano davvero un bello spettacolo, sorridenti, felici, gioiosi.
“All’epoca lo festeggiavi il Natale…”
“Spirito ero giovane, sciocco, poi ho capito che il Natale è solo una sciocchezza. Perché dovrei essere felice se non ho un soldo in tasca? Perché dovrei festeggiare se sto male? Perché dovrei sprecare una giornata di lavoro in cui potrei guadagnare tanti soldi? E’ una festa per i fannulloni…”
“Meglio essere poveri e felici, che ricchi e brontoloni come te Scrooge. E’ tempo di andare avanti…”
La scena cambiò improvvisamente, il mondo intorno al vecchio avido e allo spettro si dissolse, cambiò contorni e divenne un viale alberato, ricoperto di foglie marcescenti. Due figure avanzavano nella nebbia, uno era il giovane Scrooge e l’altra era la sua fidanzata Elizabeth Bielle. Stavano discutendo animatamente.
“No spirito, ti prego, non farmi vedere questa scena, è troppo doloroso!” gracchiò il vecchio Scrooge.
Lo Spettro del Natale Passato non si scompose più di tanto alla richiesta dell’uomo e osservò tristemente quello che era già successo molti anni prima. Liz diede un sonoro schiaffo al suo ormai ex fidanzato e corse via piangendo allontanandosi per sempre da Scrooge.
“Ho scelto l’amore per il denaro al posto del suo amore… è l’ho rimpianto per tutta la mia vita. Non l’ho mai ammesso chiaramente, ma rivendendo questa scena ho capito quanto sono stato folle. Spirito ti prego riportami a casa, non voglio più vedere altro!”
“Abbiamo ancora molto altro da vedere per esempio quello che hai fatto alla tua famiglia…”
Lo Spirito del Natale Passato non poté continuare la sua frase perché venne aggredito da Scrooge che spinse la sua tuba in basso fino a che il fantasma non venne completamente risucchiato dal cappello per sparire in lampo di luce accecante. Scrooge si risvegliò illeso nel suo letto come se nulla era successo, sentì chiaramente che c’era qualcuno che mangiava e ruttava nel suo, a lungo deserto, salone anche perché la porta era socchiusa e si intravedere un filo di luce che penatrava nella sua stanza da letto. Scese piano dal letto e in punta di piedi, cercando di non fare il minimo rumore, si affacciò titubante. Quel che vide lo sconvolse, su un trono di cibarie cotte, quali polli, tacchini, oche, maiali, buoi, capre, pecore, insomma tutto quello che si poteva mettere sotto i denti entrando in una macelleria, sopra questo strano trono, era issato un gigantesco diavolo cornuto, altro circa tre metri, che si sollazzava mangiando parti del suo stesso scranno. L’essere era attorniato da delle donne di malaffare, bellissime e totalmente nude che esibivano sulla sommità delle loro teste delle piccole corna. Il demonio indossava solo una vestaglia rossastra come la sua pelle che gli lasciava scoperte le spalle ed il petto muscoloso. E lo so che ve lo state chiedendo tutti, si, sono io il Fantasma del Natale Presente. Si, si, lo so che sono bello e sexy, non c’è bisogno di dirmelo, ma se lo dite è meglio… comunque torniamo alla narrazione.
“Mortale fatti avanti, io sono il Fantasma del Natale Passato… no aspetta… sono quello del Natale Che deve ancora venire! No… quello è ‘n’atro… io sono ecco si, ora ricordo, io sono il Fantasma del Natale Presente! Dai andiamo che non ho molto tempo!” disse il demone ruttando sonoramente.
Scrooge cercò di scappare, impaurito da questa visione, ma l’essere fu più veloce di lui, lo aggiuntò con una sua zampa e attraverso un vortice di zolfo puzzolente lo portò in una piccola e vecchia casa.
“Dove sono?” chiese il vecchio avaro.
“Come non riconosci la famiglia del tuo impiegato? Quella bonazza è la moglie di Zerovatchit, si chiama Scarlett, e i cinque bambini che vedi sono i loro figli. Stanno aspettando i loro papà che con Tiny Tim, il loro figlio più piccolo, è andato alla messa di Natale. Ah si, lo so che lo pensi pure te, ‘sta Scarlett si da da fare. Un po’ di televisione non farebbe male a questi due… peccato che non l’hanno ancora inventata!” disse il demone ridendo sguaiatamente.
“Tu Spirito, parli in maniera assai strana…”
“E tu sei un avido ed idiota mortale, ora guarda e ‘sta attento. Questi qui saranno anche poveri, perché te gli dai uno stipendio da fame a quel poraccio, ma almeno sanno godere la vita. In tutti i sensi!”
Scrooge distolse l’attenzione da quello Spettro così particolare e vide che i bambini aiutati dalla madre stavano apparecchiando la tavola proprio mentre il padre ed il fratello erano tornati. Il cuore del vecchio ebbe un sussulto quando vide Tiny Tim. Il bambino era assai gracile, aveva una gruccia con sé e camminava zoppicando in maniera evidente. Si sedettero tutti a tavola ed intonarono una breve preghiera, poi la madre dispose sul tavolo un’oca, non molto grande, cotta a puntino che accompagnata da piselli e cipolle sarebbe stata l’unico piatto di quel pranzo di Natale.
“Non hanno altro da mangiare per il pranzo di Natale?”
“No caro Scroggetto, sai com’è c’è qualcuno che paga i suoi dipendenti una miseria, mica si possono permettere le laute minestrine insipide che ti pappi tu.” gli rispose sarcasticamente il diavolo.
“E dimmi Spirito, Tiny Tim non mi sembra molto in forze, cosa gli accadrà nei prossimi anni?”
“Cosa ti aspetti che gli accada zucca pelata? E’ debilitato, zoppo, mangia poco, schiatterà. Vedo una sedia vuota e una gruccia custodita gelosamente. E la sua morte sarà solo colpa tua! In fondo non sei te quello che ha detto che i poveri dovrebbero morire tutti? Che non si impegnano abbastanza sennò sarebbero ricchi? Anche Tiny Tim è povero, quindi merita di morire?”
“Io non intendevo…” cercò di dire Scrooge che venne interrotto dalla risata del demone.
“Sei uno spasso mortale, ora vediamo come se la passa qualcun altro tuo nipote…”
Il mondo attorno a Scrooge si dissolse, la casa del suo fido impiegato divenne quella, ben più spaziosa, del nipote. Si trovarono in un salotto dove il nipote, la sua compagna e i suoi amici, stavano bevendo un po’ di liquore dove aver gustato il pranzo di Natale.
“Ve lo giuro” – disse Gabriel – “Ha detto proprio che il Natale è una sciocchezza!”
Ci fu una risata generale a cui si unì, volentieri, anche il demone cornuto, dando anche una poderosa spallata al povero Scrooge che ruzzolò sul pavimento del salone.
“Tuo zio è proprio irrecuperabile!” disse una delle ospiti, una donna, Federica Of Dude, un po’ in carne con un tipico vestito vittoriano di color beige, che di origini italiane, era anche lei una pittrice come la moglie di Tanabrus.
“Diciamola tutta cara Fed, lo zio di Gabriel è un vecchio avido e gretto che non vorrei incontrare per nessuna ragione al mondo! Non capisco perché Gabriel tenti ancora di invitarlo ogni anno…”
“Cara mia moglie, sai che lo faccio soltanto perché è l’unico parente che mi è rimasto e che mia madre lo amava profondamente.”
“E’ ora di andare, mi rimane poco tempo per farti vedere anche tutto il resto, andiamo!”
Lo Spettro del Natale Presente non aspettò un altro momento e preso Scrooge per un braccio lo trascinò in strada, qui si fermò all’improvviso e cascò bocconi a terra ansimando.
“Credevo di avere più tempo! Stanno uscendo come gli Alien!” urlò il demone cornuto contorcendosi. Tra urli e strepiti dalla sua larga bocca fuoriuscirono due bambine scarmigliate, con capelli lunghi, vestite di stracci, sporche, che più che a bambine a Scrooge assomigliavano vampire. Avevano infatti artigli acuminati, zanne lunghe e occhi completamente rossi.
“Queste sono le figlie dell’umanità… Naeel, l’Ignoranza e Lyppa la Miseria! Guardati da loro, ma soprattutto dalla prima è più insidiosa e viscida di tutti i politici messi insieme! Ormai lo sento sto scomparendo… dopo di me, verrà il Fantasma del Natale Futuro… è uno tosto lui!”
E queste furono le ultime parole del demone che scomparve insieme all’Ignoranza e alla Miseria. Scrooge si ritrovò da solo nella strada ammorbata di nebbia, mentre il gelo gli penetrava nelle vecchie ossa. Dalla bruma sbucò una luce come di carboni ardenti che si avvicinava sempre di più. Qualche secondo dopo, davanti all’impaurito avaro, comparve un uomo mingherlino, con degli occhiali scuri, capelli corti ed una barbetta incolta. Fumava una sigaretta che non si consumava mai e che aveva prodotto quel bagliore che Scrooge aveva visto poc’anzi. Aveva un vestito strano per l’umano, infatti portava una sorta di camicia di un colore indefinibile e dei pantaloni altrettanto strani, anche le sue scarpe erano quanto di più strano Scrooge potesse pensare.
“Tu sei il Fantasma del Natale Futuro?” chiese titubante il vecchio avaro.
Lo Spettro non rispose ma diede solo un accenno con la testa, l’aura che irradiava era metallica, fredda come la Morte, dura. Il mondo prese a vacillare e a cambiare come ormai Scrooge sapeva bene. Si trovarono in un vecchio bugigattolo pieno di cianfrusaglie, vestiti, mobili vecchi, posate, bottoni e tanti altri oggetti messi alla rinfusa. Un’anziana donna si trovava davanti ad una stufa intenta a riscaldare le sue dita intirizzite. Dalla porta entrare tre altre donne, anch’esse anziane, portando ognuna un fagotto chi piccolo, chi grande. Le donne si guardarono e poi esplosero tutte in una risata collettiva.
“Noto avete tutte preso qualcosa al vecchio avaro, iniziamo da te Sarah Corvis, come va il tuo lavoro di becchino?” disse la rigattiera.
“Bene, vecchia Provy, tanta gente muore per il freddo e poi quando li seppellisco posso sgraffignare qualcosa… ecco cosa ho preso io a quel vecchio rachitico!” esclamò la donna vestita completamente di nero con dei lunghi capelli ormai grigi aprendo il modesto sacchetto che aveva con portato con sé.
“Uhm… vediamo… una forchetta, una spilla d’argento di non pregevole fattura… e qualche bottone. Cara Sarah, ti darò esattamente sette scellini, per tutta questa mercanzia, cosa fai accetti?”
“Accetto ovviamente, tra averceli e non averceli sette scellini!” esclamò la becchina.
“Passiamo a te Frederica Of Nard, cosa mi porta la cuoca di quel vecchiaccio? Uhm vediamo” – disse la rigattiera aprendo il sacco della cuoca – vecchi lenzuoli, qualche posata d’argento ed una vestaglia. A te darò esattamente un pound, otto scellini e un pence… ora tocca a Mary Chan la cameriera del vecchio. Vediamo un po’ oh! Sublime qui ci sono le tende del suo letto, con ancora attaccati gli anelli e… una canottiera di pregevole fattura, cara Mary, sarai quella che prendi di più oggi!” disse Provy con un sorriso sornione.
“Bene, almeno abbiamo guadagnato qualcosa noi dalla sua morte, nessuno è stato accanto a lui nei suoi ultimi momenti. E ben gli sta, era malvagio, gretto e si meritava solo questo dalla vita!” esclamò la cameriera del morto suscitando un’altra risata generale.
“Spirito dimmi ma di stanno parlando? Quella mi sembra la mia cameriera…” chiese il povero Scrooge impaurito che stava iniziando a capire a chi si riferissero questo gruppo di donne. La scena cambiò di nuovo, ora si trovavano in un cimitero, invaso dalla bruma con vecchie lapidi vaiolate dai licheni. Il Fantasma del Natale Futuro indicò una lastra tombale che si trovava davanti all’avaro Scrooge che indietreggiò inorridito vedendo che nella lapide c’era scritto il suo nome.
“Quindi è questo il mio destino Spirito… ho capito, Spirito, cambierò! Lo prometto ora portami a casa, ti prego!” squittì Scrooge sempre più impaurito.
Lo Spirito rise sguaiatamente, la risata penetrò nel cervello dell’avaro che si accasciò a terra bocconi, ormai convinto che fosse arrivata la sua fine. Aprì gli occhi, si trovava nel suo letto avvinghiato tra le coperte, fuori era mattina e si sentiva il cinguettio degli uccelli. Scrooge si affacciò alla finestra tutto contento, fuori dalla porta c’erano quei ragazzi, quei cantori che aveva scacciato dal suo studio.
“Ehi voi, dico a voi, si, ditemi che giorno è oggi?”
“E’ il giorno di Natale!” risposero in coro, cantando i Singers in Cosplay (si hanno cambiato nome e allora? Ci avete da ridire? Ah bene!) che dovete sapere erano composti da Matt Borg, un ragazzo con gli occhiali ed un naso assai prominente, Fran Danì, una bella ragazza con un corpo da favola, Masaki Kaneuchi il suo ragazzo, mezzo inglese e mezzo giapponese che faceva girare la testa a qualunque ragazza ed infine la più dolce del gruppo, la bellissima Elizabeth Tosy. Allora, pensò Scrooge, gli spiriti mi hanno tenuto impegnato solo una notte, quindi di volata si vestì ed era pronto per uscire. Davanti alla porta della sua casa trovò ancora i ragazzi del coro a cui regalò dieci sterline a testa ed anche alle sue vecchie amiche regalò altrettanto denaro per poi correre dal pollivendolo per ordinare un tacchino gigante da portare alla famiglia del suo impiegato. Infine decise di andare dal nipote con un bel dolce per cercare di riallacciare i rapporti e ci riuscì, divenne una persona onesta e gentile, cercò di aiutare tutte le persone che aveva disagiato con le sue azioni. Purtroppo la vita di Scrooge venne stroncata un anno dopo quando la carrozza che trasportava l’Ambasciatrice di Dakar, Viola Vitals, verso il palazzo della Regina Thirrin, lo investì ponendo fine alla sua vita. Ma da questa storia noi impariamo che…

Mad Dog si accorse solo a questo punto di essere da solo nella piazza gelata, e di essere attorniato da renne zombie e da un Babbo Natale super-zombie in cerca di vendetta.
“Oh… capperi, devo combattere! Vabbè ho solo il tempo per augurarvi a tutti voi un Buon Natale… e attendete il mio pacco! MUAHAHAHHAHAHAHAHHAHH!

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Mad Dog intervista Luca Tarenzi

Sangue, litri e litri di sangue sgorgano da fori irregolari nelle pareti marcescenti, cascate scarlatte in un mondo altrettanto scarlatto. Colonne composte da pezzi di carne umana, arti, organi interni, ossa, adornano l’ambiente. Fiamme etere salgono dal terreno. Un lezzo di carne bruciata ammorba l’ambiente. Davanti a te si trova un trono fatto di corpi umani, orribilmente disposti, vivi e ululanti di pena e dolore. Ti guardano con occhi vuoti, orbite cieche, supplicandoti con le loro espressioni a porre fine alla loro agonia. Su siffatto trono si erge maestoso e cazzoso un diavolo dall’ incredibile stazza… ehm.. mazza, noti poi le corna ricurve e gli occhietti porcini con la pupilla gialle e simile a quella dei gatti. Una chiostra di denti affilati affollano la sua vorace bocca. Ti guarda sospettoso, si accarezza il mento sommessamente per poi esclamare:

“Misero e patetico mortale le tue pupille non hanno mai visto niente di così bello come lo sono io! Lo so, lo sento, lo vedo dall’espressione della tua faccia! Io sono l’essere più gagliardo di tutto l’Omniverso! MUAAHAAHHAHAHAHAHAHAHAH Te invece, misero e patetico mortale, sembra che vivi per strada. Barba lunga, capelli lunghi, vestiti trasandati ma non sono qui per giudicare le tue misere condizioni di mortale, sono qui per intervistare te, Luca Tarenzi, autore di fantasy italiano. Si di fantasy. Perché la parola fantasy raccoglie ormai tutto quello che è fantastico da Twilight ad Harry Potter da Conan il barbaro a Vampirella. Dimmi chi cazzo sei, così iniziamo che poi debbo andare a rubare della grappa da un tipo un po’ orbo che conosco….”

Innanzi tutto, felice di conoscerti!
E complimenti per l’arredamento: molto… viscerale.
‘Chi cazzo sono’? Piacerebbe pure a me saperlo.
A casaccio potrei dire di essere un traduttore di romanzi, un maniaco depressivo, un drogato di telefilm, un fissato di teologia e religione, il responsabile di una casa rigurgitante di bestie (inconvenienti dell’aver sposato una veterinaria), uno che nel tempo libero gioca (troppo) di ruolo e studia (troppo poco) lo sciamanesimo. E un grandissimo bugiardo, questo va detto. Un bugiardo patentato, accanito, fantasioso (mi piace pensare), con un diploma in incoerenza e una laurea in ipocrisia. Ma sono certo che tu apprezzerai: “Il Diavolo è padre di menzogna”, no?

Mi piaci. Sei folle. Quanto basta per essere gustoso!

“Ecco la prima vera domanda che mi sporge spontanea è… proprio sull’etichetta fantasy fra un po’ l’appiccicano anche sul detersivo e sui succhi di frutta! Non è sbagliato? Poi devi sapere, misero e patetico mortale, che io odio le etichette. Demone cornuto. Demone ribelle. Demone porcone. Demone cazzone. Così come non mi piace quando si vuole etichette per forza un libro… questo è Urban Fantay, questo è New Weird, questo è Low Fantasy con una spruzzatina di menta piperita. Ecco ma non rimangono comunque libri? Perché a voi umani piace tanto etichettare tutto? E i tuoi libri come vengono etichettati?”

“Perché lo facciamo e basta! Altrimenti nessuno saprebbe che cazzo sta succedendo!” (Misfits, episodio 2×03). L’ho già detto che penso per battute dei telefilm?…
Poi boh, le etichette servono sui barattoli, per metterli nello scaffale giusto al supermercato. Se nel barattolo ci sono fagioli cannellini, sull’etichetta va scritto “Fagioli cannellini”. Il problema semmai è quando ci sono – o ci si immagina che ci siano – dodici tipi diversi di fagioli cannellini, e ci si mette a discutere (a lungo) su come andrebbero distinti e classificati, se per forma, colore, dimensioni, sapore, affiliazione religiosa del coltivatore…
Vale lo stesso coi libri? Forse sì. Ma io sono quello che raccoglie i fagioli nel campo, non quello incaricato di mettere l’etichetta sul barattolo. E la cosa, ti dirò, mi fa molto felice!

Quindi i libri sarebbero come fagioli? A me io fagioli fanno venire la flatulenza. Si insomma le scorregge.

“L’altro argomento che mi interessa molto… dicono che tu… si lo dicono, te lo giuro sulla mia testa potesse scoppiare all’istante! Dicono che tu scrivi… new weird… brrrr…. Che cosa brutta! E’ legato a pratiche negromantiche? O berlusconiane? Cosa cazzo vuol dire new weird? Io non l’ho capito ed ho letto pure wikipedia! Però c’erano troppe parole, troppe cose da leggere, io son demone e mi stufo subito. Non ci capisco nulla con tutti ‘sti generi libreschi!”

Primo, berlusconiano ci sarai tu! (negromante va bene, in genere è poco igienico ma posso accettare)
Secondo, le definizioni su internet le ho lette pure io, e pure io non sono mica tanto sicuro di averle capite. E non ho neanche la scusa di essere un demone (anche se c’è chi dissentirebbe…)
Terzo, andiamoci piano: io ho scritto UN romanzetto new weird – qualunque cosa sia ’sto new weird – e non è affatto detto che ne scriverò altri. Anzi, al momento è assai poco probabile. A me piace molto di più l’urban fantasy “tradizionale”, quello coi detective-stregoni e i demoni negli uffici di New York, per intenderci. Quel che ho scritto prima e dopo il Sentiero, a voler insistere con la storia delle definizioni, lo si può chiamare in tanti modi, ma non direi proprio new weird. A me piace pensare di scrivere letteratura fantastica. Punto.

Silvio è un mio amico personale. Per me belusconiano è un complimento. Sta a significare “persona a cui piacciono le escort”. E non intendo le macchine! Per il resto non ci capisco ancora una mazza sul significato di new weird…

“Il tuo ultimo libro si intitola –Il Sentiero di Legno e Sangue-, prima di tutto bel titolo. Mi piace. Il sangue. Il legno meno, sai lo digerisco male… Comunque è davvero un bel libro il tuo, si, beh squartamenti, morte, una bella gnocca. E concordo. E’ la ragazza più bella del mondo. Concorda anche il mio creatore. Si. Si. Se intendiamo la stessa Molly Quinn. Quella di Castle giusto? Sennò non sappiamo a quale Molly Quinn tu ti riferisca!”

Sì, quella Molly Quinn. La rossa con gli occhi acquamarina. È una figa pazzesca. Da paura.
E non dico altro perché è minorenne.

Ancora per poco mio caro. Fra poco non sarà più minorenne! MUAHAHAHAHHAHAHHAH

Vabbè ora ti faccio qualche domanda sul libro se sei d’accordo. Ma tanto devi essere d’accordo sennò ti mangio. Quindi ecco qui… secondo te, Collodi si è rigirato nella tomba quando ha letto il tuo libro? O l’avrà apprezzato? Perché ricordiamolo il tuo libro trae spunto da Pinocchio anche se poi è tutto un’altra cosa…”

Collodi nella tomba avrà altro da fare che pensare ai libri… che so, mangiarsi le mani (letteralmente) per esser morto troppo presto: qualche anno in più e Pinocchio lo avrebbe fatto ricco sfondato. Ma a dirla tutta non credo che la mia rivisitazione gli sarebbe dispiaciuta: morale ottocentesca a parte, aveva indiscutibilmente un gusto per l’orrido e il grottesco. E poi io non ho fatto altro che giocare – perché solo di un gioco si tratta – con quella che era già in origine una trasparente storia di iniziazione, probabilmente massonica (impossibile stabilire se Collodi fosse davvero un massone, ma i richiami massonici in Pinocchio sono messi lì a bella posta, “nascosti in piena vista”).

Si impara sempre nella vita, mica sapevo che Collodi era un massone! Vuol dire che collezionava massi grandi vero?

“Il tuo libro è molto onirico, sembra tutto un sogno, ed in effetti un po’ è così. Come è nato lo spunto per questa storia? Un incubo per caso? MUAHAHHAHAHAHHH”

In realtà no, sai? Sarebbe molto romantico rispondere che ho tratto ispirazione dai miei sogni, ma la verità è che l’onirismo del Sentiero è ragionato. L’idea di base mi è venuta dall’aver sempre avuto l’impressione che già il Pinocchio originale fosse una roba abbastanza weird, coi suoi insetti moralisti e le sue fate dell’oltretomba (la Fata Turchina è uno spirito della morte e il colore dei suoi capelli allude ai cadaveri: andate a vedere sul testo di Collodi, è proprio così). Lo spunto scatenante però è stata la lettura di un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, The Alchemy of Stone di Ekaterina Sedia, che è a sua volta la storia – allucinata, feroce, commovente – di una persona meccanica. Poi il gioco dei sogni mi ha fornito il pretesto, la teoria dei campi morfici la base “scientifica” interna alla storia e una vita di film, telefilm, manga e letture da nerd ha fatto il resto.

ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ eh… che? eri così pizzoso che mi sono addormentato!

“Avendo tratto spunto da Pinocchio non hai paura che la gente dica –E’ una copia del libro di Collodi!- di la verità…”

Ma la gente dice tutto quel che le pare anche senza bisogno che la imbecchi io!
Se stessi a sentire quel che dice la gente, starei fresco. Ce l’hai presente Richard Feynman, il Premio Nobel per la fisica? Il suo motto – tratto da una frase dettagli da sua moglie – era “What do you care what other people think?”
Ha scritto pure un libro con questo titolo. Un’autobiografia umoristica. Mentre stava morendo di cancro.

Pure a me non frega niente di quello che mi dice la gente. Soprattutto quando mi dicono -Per pietà non mi uccidere!- MUAHAHAHAHHAHAH

“Qual è il personaggio a cui ti si è affezionato di più di questo tuo ultimo lavoro? Io parteggio per il Tarlo. Mi sta davvero simpatico. Poi ovviamente per la gnocca!”

Il Tarlo è il personaggio in cui mi hanno riconosciuto di più i miei amici (e, temo, non a torto…), ma il mio personaggio preferito è Pellegrino. Perché sa trasformare la sua dannazione in qualcosa di utile, e persino di bello.

Mi chiedo che sapore abbia Pellegrino… gnam…

“Ho saputo che uno dei tuoi prossimi lavori vedrà la luce in un’antologia intitolata –Stirpe Angelica- ecco… dimmi te sei io devo leggere certe cose. Angeli? Dico pallosissimi angeli? Smielati angeli? Quei dannati pennuti? Cerca di risollevare le tue sorti, perché mortale, se non mi spieghi per bene cos’è ‘sta stirpe di pennuti e se la tua spiegazione non mi piace, la tua anima sarà mia!”

Nelle Sacre Scritture gli angeli ammazzano i bambini (Esodo, 12), spianano le città (Genesi, 19), storpiano la gente (Genesi, 32). E questi non sono misteriosi testi occulti: sono letture che chiunque può sentire la domenica a messa. Negli apocrifi va anche meglio: per citarne uno che conoscono tutti i nerd, nel Libro di Enoch gli angeli mollano il loro lavoro in Paradiso e vengon giù in duecento perché hanno notato che le ragazze terrestri sono sexy. E, già che ci sono, insegnano loro pure a fare la guerra e a lanciare stregonerie.
Gli angeli della letteratura antica – di quelli della fede non parlo, a me come scrittore interessano sono in quanto personaggi di una storia – sono violenti, manichei, saccenti, convinti di aver sempre ragione; per usare le parole di un mio amico (Adriano Barone), sembrano sbirri in power trip da divisa. E sono pure spocchiosi: nell’Apocalisse Ebraica di Enoch il profeta Metatron sale da vivo in Cielo e la prima cosa che fanno gli angeli è domandarsi ad alta voce che cos’è questa puzza di sperma umano che ha invaso il Paradiso (controllare per credere: Terzo Libro di Enoch, VI, 2).
Ve lo ricordate Christopher Walken che faceva l’arcangelo Gabriele in The Prophecy?

Allora possono anche essere cazzuti questi angeli! Ehi Miché sei cazzuto! Avessi meno le treccette da fighetto… sai io e Michele, l’Arcangelo non andiamo d’accordo. Vinco sempre io a poker, barando ovviamente!

“Hai pubblicato tempo fa un altro racconto nell’antologia Sanctuary. Ah Sanctuary bella città, adatta ad uno come me! Ci sono passato alle volte sai… si… bei posti, c’è tanto da mangiare…. Comunque ma… c’è qualcuno che ha capito l’introduzione di Altieri? Cosa si era fumato o bevuto? O fumato e bevuto? No perché sinceramente non si capisce una mazzafionda!”

Whisky del Tennessee, senza dubbio.

Eh dategliene di meno la prossima volta!

“Il tuo racconto di Sanctuary era uno dei migliori della raccolta…

Oh minchia, e adesso dove mi nascondo??
Che posso dire… ah ecco, non l’ho scritto io! Lo ha scritto un mio amico. Anzi no, lo ha scritto l’iguana di mia moglie. Le ho passato il mio laptop nel terrario attaccandolo alla corrente della pompa per l’acqua. Davvero.

Iguana… gnam…

però c’è sempre di mezzo un pennuto. Sei fissato con i pennuti… io parteggio più per i demoni. Comunque il tuo racconto è molto originale e interessante. Mi piace anche l’ambientazione… i punk sono buoni. Sai da mangiare. Qual è stata l’ispirazione per questo racconto? E come mai ti piacciono tanto i pennuti?”

Quel che c’è tra me e gli angeli l’ho spiegato sopra, e dà anche ragione del fatto che di solito nelle mie storie non sono loro a farci un bella figura (vedrai poi nel libro che esce tra un po’…) Perciò pure voi dello schieramento opposto potere starvene tranquilli e contenti: non faccio propaganda all’altro partito!
L’ispirazione per il racconto veniva da un amico punk – il dedicatario, appunto – che mi ha raccontato tante storie di vita vissuta in quel mondo, una più divertente dell’altra, dalle quali ho tratto praticamente tutti i personaggi del racconto, che quindi paradossalmente è la storia più realistica che io abbia mai scritto. A monte di questo, volevo scrivere un racconto ironico (anche quello per Stirpe Angelica lo è) e mi sono domandato: “Che c’è di più incongruo, di più lontano dall’immagine classica dell’angelo?” La prima risposta che mi è venuta è stata: un angelo punk.

Ecco perché mi piaci. Le cose incongrue sono proprio nel mio stile!

“Hai sempre pubblicato per case medie-piccole, farai mai il grande salto? Ti piacerebbe vero? Se mi dai qualche bella cospalyers in regalo ti faccio pubblicare io da qualcuno di grosso! MUAHAHAHAHHAHAHH”

Non te lo dirò nemmeno sotto tortura!!
Ok, ok, sotto tortura forse sì… Ma non rivelerò mai e poi mai la data del prossimo febbraio, né mi lascerò sfuggire il nome di un editore che comincia con S. E finisce con -alani.
Questo non lo farò mai.
Anche perché, se lo facessi, forse starei mentendo. Ho già detto di essere un bugiardo?

Salami. Ho capito ti dai alla produzione di salami! Interessante…

“All’ultima Lucca Comics & Games c’è stata un’animata ed interessante (per voi, io dormivo… niente squartamenti no party…) discussione sul fantasy italiano che ha avuto come protagonisti soprattutto (ed antagonisti diciamo suvvia…) Baccalario da una parte e il Dimitri dall’altra. Per tagliare la testa al minotauro semplifichiamo al massimo, il primo diceva che le critiche nei blog su internet e le critiche che gli autori stessi fanno agli altri autori sono negative e portano meno introiti, meno vendita di libri, insomma fanno male al genere e vanno estirpate come erba secca. Invece il secondo diceva che ogni critica va accettata sia perché le critiche fanno sempre bene per migliorarsi sia perché il lettore, il comprante, ha il diritto avendo speso fior di soldi ha criticare un libro. Ho riassunto bene? O detto male, chiarisci tu in caso. Comunque quel che mi interessava sapere, senza peli sulla lingua tanto ne hai già tanti in testa, cosa ne pensi tu di tutto ciò?”

Giusto pochi giorni dopo quel dibattito mi è capitato di chiedere a gente dell’editoria quanto da 1 a 10 fossero spaventati gli editori dalle critiche on line: mi è stato giustamente risposto che gli editori neanche sanno dell’esistenza dei blog, e ancor meno gliene importa. Nel mio piccolo mondo privato (sì, intendo proprio lo scatolone in cui vivo per strada), questo chiude la faccenda.
Ma vabbé, parliamone ancora un po’. Vero che un editore molto piccolo, che conta le sue vendite nelle centinaia e su una mano sola, potrebbe venir “danneggiato” dalla perdita di venti copie a causa di una recensione negativa, ma appena si esce da questi numeri la rilevanza di recensioni, internet e compagnia scende allo zero assoluto.
Ciò detto, chi vuole criticare – positivamente o negativamente– un libro può farlo, e in genere lo fa. Non è una questione di diritti: è semplicemente una cosa che succede ed è sempre successa. È così che funziona. I libri, come qualunque altra cosa, vengono letti, discussi, analizzati, lodati e stroncati, su internet come al tavolino del bar. Nell’antica Roma non avevano internet e recensivano i libri scrivendo sui muri. Non me lo invento, andate a controllare! Chiunque voglia fermare questo meccanismo deve innanzi tutto munirsi di un’efficiente polizia segreta e in secondo luogo assumere il controllo completo della Rete. Nel caso può farsi aiutare dall’Interpol, visto che ormai Assange l’hanno preso e adesso avranno bisogno di tenersi occupati con qualcosa di nuovo.
Ricapitolando: dal punto di vista commerciale, se tutti i blog d’Italia sparissero domani l’editoria non se ne accorgerebbe nemmeno. Dal punto di vista non commerciale, che le critiche siano utili è sacrosanto e Dimitri ha ragione da vendere, ma è essenziale saper distinguere tra critiche intelligenti e critiche cretine. E questo ognuno lo deve saper fare da sé. La rete è piena di gente che muove critiche cretine credendo di dire cose estremamente intelligenti; a ognuno il giudizio su di sé e sugli altri. “Giudicate e preparatevi a essere giudicati”, diceva Ayn Rand. E questo vale anche per i giudici.

Che poi ho passato tutte io quelle informazioni ad Assange. E manco mi ha ringraziato. Ingrato. Manco mi ha dato un prete da mangiare. Ma anche un policozzo rubicondo. Niente!

“Qual è il tuo rapporto con internet? Sei un autore presente nella rete? Ti piace questo rapporto stretto con i lettori? Ed i rapporti promiscui con i demoni?”

Internet è un bel giocattolo. Mi permette di comprare tante cose senza schiodarmi dal seggiolino, di vedere i telefilm senza aspettare che arrivino in Italia e vengano devastati dal doppiaggio, di spedire il mio lavoro senza doverlo portare a piedi a Milano.
Parallelamente a tutto questo, è un meccanismo che falsa qualunque cosa, a partire dai rapporti tra le persone. È la lente deformante più potente che ci sia. Fa sembrare i ciottoli montagne e i pidocchi balene. Poi incontri le persone faccia a faccia e le balene tornano istantaneamente a essere pidocchi (oh, non vuol mica dire che io sia innocente: la rete è un ottimo strumento per mentire e pure io me ne sono servito; vediamo chi scaglia la prima pietra).
Per questa ragione no, non sono affatto un autore molto presente su internet: non ho siti né blog né pagine di Facebook. Faccio un’unica eccezione con Twitter, che mi piace perché lì si parla quasi solo di minchiate. Perciò ben vengano i rapporti stretti coi lettori e ancora meglio quelli con le lettrici, ma nella bilancia rapporti personali – rapporti on line per me la proporzione è di dieci a uno.
Per finire, ai rapporti coi demoni non ho nulla in contrario, se sono Succubi diciottenni col culetto rotondo. Più che altro è “promiscui” che mi fa un po’ pensare a Urotsukidōji …

Tu sei sposato e quindi le succubi te le scordi. Ho degli Incubi invece da offrirti. MUAHAHAHAHHAHAHAHAHHA

“Un certo Dio dello Steampunk italiano mi ha riferito che il tuo prossimo lavoro sarà una bomba. A cosa si riferiva?”

Non lo so.
Di certo non alla mia attività extracurricolare di insurrezionalista anarchico, di cui NESSUNO dovrebbe sapere nulla…
Forse parlava del libro che esce a febbraio, in cui ci sono gli angeli (tiè!) ma il protagonista è un demone. Che ammazza la gente. E ammazza pure gli angeli. Contento?

Il tuo libro è mio. Ma e dico ma se si dovesse rivelare brutto, mi mangio te e la tua iguana in un sol boccone!

“Il mio amico grappetomane Valberici mi chiede, come sempre, lui è monotono e anche unosoloocchionocono… ehm dicevo, mi chiede –Qual è la tua bevanda preferita?- e con bevanda intende qualcosa di alcolico…”

Prima della sbronza dell’estate scorsa avrei risposto la vodka, soprattutto quella bella gelata. Poi c’è stata appunto l’estate scorsa con quella bottiglia di Arctic che è andata giù tutta intera quasi da sola e mi ha fatto parlare con tutti gli Spiriti dell’Inframondo… Oggi va bene la birra, va’; torniamo al tempo delle mammolette.

Ti facevo più un tipo da assenzio…

“Cosa ne pensi di me il demone cornuto più sexy e mazza fiondante che ci sia? E, come ho fatto a suo tempo al tuo amichetto Dimitri, dimmi cosa sono io? Si sono un demone/diavolo ma è una definizione riduttiva per uno come me! Ti faccio la domanda perché mi pare dalla tua membra mortali che tu sia uno che sa molto di occulto e cose del genere…”

Uè, il mago è Dimitri, se vuoi saperne di demoni e diavoli devi domandare a lui; io bazzico l’ambiente degli sciamani dove ci si occupa solo di Spiriti. Quindi per me tu sei uno Spirito. Ok, uno bello grosso, con corna molto graziose, la faccia incazzosa, un adorabile senso dell’umorismo… ma Spirito resti. E, come diceva Bobby Singer (Supernatural, episodio 6×04), “Voi demoni credete di essere speciali, ma siete solo spiriti. Spiriti malvagi, perversi e deviati, ma alla fine dei conti… non siete altro che fantasmi con un ego.”
Ok, ok, stavo solo scherzando… Facevo un po’ lo sborone…
Eddai, non farne una tragedia…
No dai sta’ buono, tieni lontana quella mazza!!…

Tsè Supernatural… tsè quei due bambocci io me li friggo a colazione come pancetta!

“Un’orda di gatti assatanati ti assale e ti mangia. Come sarà il tuo funerale? Tengo a precisare che non è colpa mia se la mia progenie felina è così vorace…”

Zoroastriano. Voglio che il mio corpo venga consumato dagli avvoltoi sacri su una Torre del Silenzio, mentre i convenuti cantano inni in avestico. Figata.

Mi piace. Poi io ti mangio. Altro che avvoltoi!

“L’intervista è finita. Ora smamma che devo venirmi a trovare una diavolessa dei Pozzi Oscuri di una realtà che ha un nome così complesso che riesco a pronunciarlo solo ruttando! Se vuoi puoi fare qualche considerazione finale. Finale anche perché ho un certo appetito… MUAHAHAHHAHAHAHHAHA”

Ehm… posso venire anch’io dalla diavolessa? Ha amiche? Una sorella? Una compagna di Pozzo Oscuro??

No, ti faccio conoscere suo fratello, è un… ah… che bello è un Incubo! MUAHAHAHAHHAHAHAHH