Mad Dog & Romics

Se c’era una cosa che piaceva a Mad Dog del Romics era che, più di ogni altro posto al mondo persino delle feste del suo amico Silvio, si potevano trovare così tante tette e culi al vento. Soprattutto durante l’ultima giornata, la domenica. A momenti, quando si trovava al cancello verso le dieci di mattina insieme al suo “creatore” Francesco e al suo fido amico “Testa di Coyote”, gli era venuto un collasso vedendo tutte quelle ragazze strafighe noto nelle fiere come cosplayers. Già ne aveva adocchiata qualcuna, come quella tizia vestita da non sapeva cosa di preciso, da un videogioco dal titolo “I diavolo piangono”, si vede che non erano tosti come lui.  Si ricordava anche il nome di questa ragazza Hellena, nome che gli ricordava quella volta in Grecia quando andò a letto con la moglie di Ercole.  Ora che ci pensava… forse era per quello che era impazzito! Proprio all’entrata avevano incontrato alcune amiche di Impo, due le conosceva, una si chiamava Pamela, era vestita dalla tizia del barbiere di Deep, ed aveva evidentemente abusato del suo ruolo di cuoca, avendo dormito dentro un sacco di farina, data la sua carnagione particolarmente cadaverica, l’altra ragazza aveva un nome strambo, gli sembrava si chiamasse Ovry, Ony o Tamagochi, non ricordava, l’aveva riconosciuta solamente dagli occhi a palla (quelli da drogati per capirci) e dai denti che aveva evidentemente rubato al cadavere di Bugs Bunny. Ma la ragazza che più l’aveva colpito era quella vestita da Alice nel Paese delle Meraviglie, aveva un corpo da favola, dei capelli biondi come il sole e degli occhi azzurri come il viagra. Si era già eccitato e stava per saltare addosso alla ragazza che nella sua mente irruppe un’immagine altamente orribile, quella di un orchetto in lingerie. Una voce nella sua testa, quella di Impo, gli intimava di fermare la sua libido, se non voleva avere quella terribile immagine scolpita nella mente. Il demone ribelle non si arrese… lui era Mad Dog, avrebbe ingroppato qualunque cosa in quel momento , pure tutti quei cosplayers che facevano il cosplay di fotografi, ma si accorse con raccapriccio che intorno c’erano solo orchetti in lingerie. Il suo urlo si protese fino alle più alte sfere del Paradiso. Scappò con la coda tra le gambe, il più lontano possibile da quel luogo di perdizione che era il Romics. Per lui la fiera finì prima dell’entrata!

The Rat-Flying Girl

Sono tornato da un viaggio interessante e proficuo (per la mia pancia soprattutto) in una delle tante realtà parallele che ammorbano l’Omniverso. E’ una realtà che voi forse conoscete. Quella della Ragazza Drago. Avete presente? Quei libri strappalacrime per bimbiminkia e quarantenni senza un occhio, in cui la protagonista ha l’intraprendenza di un comodino, la possanza di una tazza del cesso e la destrezza di una puzzola in calore. O di un bradipo, fate un po’ voi. Non crediate che sia andato in quella discarica di mondo volontariamente! Non sono mica matto, non fino a quel punto almeno. Dovete sapere che Impo, il mio signore e padrone (potete far partire le risate registrate), mi ha ordinato, finendo la lettura del secondo libro di questa sega ehm saga, di uccidere brutalmente la protagonista. Perché? Perché gli sta sui maroni. E non è l’unico a quanto pare. Non è la prima richiesta che mi viene in tal senso. E deve dire che anche a me sta, anzi stava abbastanza sulle palle. Per gli smemorati, l’imbranata si chiamava Sofia, aveva un potere nascosto, di un ratto volante che si chiamava Thubar e doveva combattere il malvagio Nigcoso, un tacchino volante. Cioè più o meno. Certi libri io non riesco proprio a capirli fino in fondo. Comunque, sembra strano, ma questa missione è andata bene. L’ho completata (applausi prego). Devo dire che era molto semplice… volete per caso sapere come ho ucciso la protagonista di una remunerata saga della Mondadori? Presto detto… Allora, sapevo che questa portatrice sana di stupidità si trovava in un circo a Benevento. Ho abitato a Benevento, sapete nel periodo della caccia alle streghe, non mi sono mai divertito tanto in vita mia. Sesso, carne fresca e rock & roll… Ok, non c’era il rock & roll, ma si andava avanti, o almeno io lo facevo, scopando, futtendo e magnando! Bei tempi… Sto divagando… dicevo, insomma mi trovavo in ‘sto circo. Che vi debbo descrivere un circo? Sapete com’è fatto? Non ci siete mai stati? Minchia che infanzia da schifo che avete avuto… Comunque c’era un tendone gigantesco, carri, roulotte, animali, umani e chi più ne ha più ne metta. Loro non possono vedermi, sono invisibile (servono a qualche cosa i miei poteri demoniaci…) e sento che la mia preda è vicina (infatti dovete sapere che la Regina degli Imbranati ha un’aura particolare, credo sia dovuto al ratto con le ali…). La vedo che si aggira tra le tende. Ci sono orchetti che sono più sexy di questa zucchina rosa. Il pensiero di un orchetto in lingerie mi distrae un attimo, tanto basta per farmi scoprire dalla ragazza-sorcio-volante. Sa che sono qui per farla fuori. Penserà che sono un emissario di Nigcoso. Chissene frega. Impo non mi ha mica detto che devo essere discreto. Sfodero tutto il mio potenziale. E dove prima non c’era nulla, ora c’è Mad Dog il demone ribelle. Alto più di due metri, altrettanto largo, rosso come la perdizione, sexy come non mai, con il cazzo già eretto pensando all’orchetto. Lei fa una faccia stupita, pienamente sorpresa, non si aspetta uno come me, anzi non si aspettava nulla. Mesa che mi sono sbagliato e non mi aveva visto. Deve averle dato troppo credito. Mi preparo alla battaglia. Ma lei scappa con la coda tra le gambe come un coniglio impaurito. Anzi un coniglio sarebbe scappato in maniera più decorosa. ‘Sta qua inciampa e cade malamente sul terreno. Manco avesse i lacci delle scarpe legati insieme. La raggiungo in un secondo e sono sopra di lei. Se fosse un po’ più grandicella e bona potrei anche pensare di farmela, ma mi basta aver pensato all’orchetto per la dose di schifezza giornaliera. Sento qualcuno gridare. Mi giro. E’ quella zingara della sua amica. Lidja mi sembra che si chiami. Con lei faccio un pensierino per dopo. Se ho tempo e modo, la conquisterò, però prima debbo ammazzare la sua amica. La ragazzina del circo urla qualcosa.

“Sofia! Ora vengo a salvarti!” credo di udire. Questi giovani di oggi parlano come i bigliettini dei baci perugina. Qualcosa mi colpisce alla testa. Un masso. Guardo Lidja direttamente negli occhi mentre la sua amica cerca di dimenarsi nella mia stretta possente. La zingara trema visibilmente quando i nostri sguardi si incontrano. Le faccio paura. Intanto sento che la protagonista della Ragazza Drago se la fa sotto.

“Non provarci di nuovo Ninna, se non vuoi che la tua amica muoia!” La chiamo Ninna, perché è il suo nome in un’altra realtà, serve per disorientarla e ci riesco. Mi guarda in modo strano, quanto basta per strappare le ali che erano cresciute alla sua amica, sentire il suo urlo di dolore e rompergli il collo con una torsione secca dello stesso. Lidja mi guarda con odio e cerca di contrattaccare, ma io svanisco nel nulla, le lascio il corpo dell’amica per la sepoltura. Oggi sono buono. Mi dovrei trovare nella mia dimensione, nel mio antro, in realtà sono in un luogo interamente immerso nell’oscurità, un luogo che è oscurità. Capisco che sono stato rapito da Nigcoso. Dalla tenebra prende forma la sua faccia da rettile. E’ una viverna, sono buone fatte allo spiedo. Mi viene fame.

“Non so chi sei, ma mi hai reso un grande servigio… cosa vuoi in cambio?” mi chiede con quella sua voce da asmatico degna di Darth Fener.

“Io avrei fame…” e il resto è storia.

Il Wusterking

L’atmosfera era fumosa. Il piccolo locale era soffocato da una cappa di fumo degna di uno di quei locali malavitosi che si vedono in certi film americani. Era orario di chiusura. Tranne un piccolo gruppo di loschi figuri, nessun cliente sedeva ai tavoli del “Giorni Perduti”. Suez, il barista, stava pulendo il bancone. Qualche incauto bevitore aveva scolato troppo alcol quella sera. Guardò verso lo strano gruppo di persone che stavano discutendo animatamente davanti a lui. C’era il Licantropo, Bulywif, che si puliva lo sporco invisibile delle sue unghie con un grosso coltello, c’era il suo amico Gus Van Zant, che fumava da ore un sigaro ormai consumato e poi c’era l’enigmatico Pilgrind, con la sua lunga barba bianca. Infine c’era il ragazzino, quello che mezza Dent de Nuit stava cercando, il Wunderkind. Stavano cercando di elaborare  un piano di azione per battere il loro mortale nemico Spiegelmann. Suez notò che Rochelle si stava tenendo in disparte, impegnata a mettere ordine, nel caotico disordine, del retro magazzino. Da qualche minuto nessuno parlava. Ognuno di loro era immerso nei propri pensieri per cercare di trovare uno sbocco alla situazione di stallo in cui si trovavano. Il silenzio venne squarciato da un urlo disumano. Gutturale. Qualcosa di estremamente pesante cadde sul tavolo dove erano raccolti i salvatori del ragazzo. Quel qualcosa era un demone. Uno di quelli che ti sogni da piccolo dopo aver sentito le storie paurose di qualche zio burlone. L’essere si alzo in piedi, la sua testa raggiungeva il soffitto. Le corna erano nere, ricurve e solide come quelle degli stambecchi. La sua pelle era scarlatta, fatta di piccole scaglie d’ossa. I suoi occhi, gialli, simili a quelli di un gatto, saettarono per tutto il locale.

“Dove cazzo sono?” chiese l’essere con la sua voce profonda simile allo scorrere placido della lava vulcanica.

“E’ venuto a prendermi! Mi ucciderà come hanno fatto con i miei genitori! Moriremo tutti!” urlò il ragazzo buttandosi a terra piangente.

“Non succederà mai!” disse il pistolero sfoderando due Glock e puntandole contro il diavolo che vendendosi quegli scacciamosche puntati contro, rise di gusto.

“No! Moriremo tutti!” continuò il Wunderkind in preda ad una crisi di pianto.

Prima che Pilgrid o qualcun altro potessero fare qualcosa. L’essere sbucato dal nulla, che noi ben sappiamo essere il demone ribelle Mad Dog, incenerì il ragazzino, sparandogli una palla di fuoco.

“Ora si che si sta meglio! Chi lo vuole un po’ di arrosto di piagnucolone?” disse il diavolo estremamente divertito da quel che aveva appena fatto.

“No! Hai ucciso il Wunderkind! Ora come faremo a fermare Spilbergo? Spieglma… Spieglamm… il tizio con la faccia ad uovo, avete capito!” esclamò disperato il barbuto barbone di Parigi.

“Ragazzi non vi preoccupate, il Wusterking l’ho mangiato già al Burger King una volta. Sono sicuro che lo fanno anche da voi!” rispose Mad Dog che non aveva capito bene la differenza tra Wusterking e Wunderkind.

“Ma tu non capisci! E’ la fine di questo mondo! Pagherai per quello che hai fatto!” continuò Pilgrid che si stava preparando a lanciare un potentissimo incantesimo contro il demone cornuto.

“Non farla troppo lunga specie di Gandalf de noatri! Vi ripago il Wusterking!”

Ma ormai era troppo tardi. Pilgrid, ferito anche nell’orgoglio per essere stato chiamato come un magucolo di un libro fantasy, scagliò il suo più potente incantesimo contro Mad Dog. Il quale non dovette nemmeno sbadigliare per contrastarlo. Disse soltanto “Specchio riflesso, buttanti al cesso!” E con queste magiche parole la magica magia magicamente tornò indietro contro il mago. Riducendolo in cenere. Alquanto magicamente.

“NOOOOOO!”

L’immane e devastante urlo spaccò ogni le vetrate del locale. L’uomo dalla testa di uovo sodo entrò ne “Il Giorni Perduti”. Era il malvagio Spilberg, Spileglmmm, Spigaman, quello lì il cui nome ho copiato prima dal sito del libro.

“Mi mancava l’uovo con la carne abbrustolita!” esclamò Mad Dog scodinzolando. Passò meno di un secondo e il demone ribelle stava degustando il cervello del malvagio cattivo direttamente con le luride zampacce.

Il Licantropo e il pistolero, anche se avevano visto la fine precaria dei loro amici, decisero di tentare il tutto per tutto contro quest’essere infernale. Per risparmiarvi i particolari agghiaccianti, diremo soltanto che Mad Dog degustò la birra del locale accompagnata con lupo alla griglia e essere simile ad una cavalletta arrosto.

La Rarefatta tornò dal retro del locale e capì immediatamente cosa era successo. Quando il demone la vide, fu amore a prima vista. Solo per lui. Quindi la prese e la portò nel magazzino e ci fece i suoi porci comodo. Essendo demone, infatti, la poteva toccare. Quando ebbe finito e tornò nella sala principale del locale, trovò ad attenderlo la persona che meno si aspettava di vedere. Era un uomo di circa trent’anni, occhialuto, con una barbetta abbastanza lunga, alta e magro. Sembrava un professore, pensò il demone, a cui piaceva mangiare i professori, in salmì soprattutto.

“Razza di idiota decerebrato! Cosa hai fatto ai miei personaggi??? Come lo faccio finire il libro ora che hai ammazzato tutti? E’ me lo spieghi?” chiese l’autore di Wunderkind.

“Beh… puoi sempre dare la colpa al Gambero Gigante. Io lo faccio sempre!” rispose pronto Mad Dog.

“La Mondadori mi licenzierà! Nessuno vorrà essere mio amico su Facebook! Sarà la mia rovina! Non ci crederà nessuno alla storia del Gambero! Dove lo vedi un Gambero Gigante qui?” esclamò preoccupato lo scrittore.

“Ehm… veramente è proprio seduto accanto a te…”

“Lo sapevo io che non era la giornata giusta per andare in giro per le varie realtà con quell’idiota di demone! Sempre a dare la colpa a noi Gamberi Giganti! Che palle!” urlò il decapode uscendo inviperito dal locale.

“Ma come farò???? E’ colpa tua mi devi aiutare!” esclamò l’autore di fantasy per niente convito dalla soluzione gamberesca.

“Senti, la ragazza mi sta chiamando per il secondo round. E te stai diventando irritante. Vuoi fare la fine di questi altri?” disse il demone indicando i resti dei protagonisti del romanzo “Parlo io con Sandrone. Lo conosco bene. Siamo amici. MUAHAHAHAHHAHAHAHHAHAH” finì Mad Dog tornando nel retro del locale.

Allo scrittore non rimase che sedersi ad uno sgabello del bancone del bar ed ordinare il liquore più forte che Suez avesse nel suo “I Giorni Perduti”.

wunderkind

Dust, blood and death

Puzza di carne morta. Grumi di polvere nell’aria. Odori mefitici. L’inferno sceso in terra. Muri sbriciolati. Cemento disgregato. Esplosione atomica si direbbe, ma non c’è alcun fungo nel cielo. Macerie, umane e edili. Dove c’era un paese ora c’è solo un’immensa e orrida rovina fumante. Scenario da guerra. Da mattatoio. Lui è ben abituato al macello della morte guerresca. Ha sempre vissuto di sudore e sangue, in qualche modo ne vive ancora. Nessuno potrà mai comprenderlo. Nessun mortale potrà mai farlo. Gli tornarono alla mente avvenimenti accaduti in un altro luogo, in un altro tempo. Un’altra era. Guerra dei Trent’anni. Germania. Sacco di Magdeburg. Le truppe cattoliche, devotissime al Dio della Chiesa di Roma, invadono la città della Vergine, che sembrava imprendibile. Inespugnabile. Inviolata. Così non sarà. La Vergine verrà stuprata, malmenata, quasi uccisa. I mercenari al soldo del sovrano di Svezia dissero che tra le file, maledettissime, cattoliche ci fosse un demonio. Un vero e proprio diavolo cornuto. Incurante dei colpi di cannoni, delle salve degli archibugi, dei colpi di Pappenheimer. Tutto inutile. E’ quell’essere il vero inviolato. Una furia rosso scarlatto. Si diverte a sbranare a mani nude la gente, si dice, si dice che si sollazzi, dopo la sicura vittoria, a violentare qualsiasi cosa respiri. Non fa differenza di sesso o di genere. O anche di appartenenza monacale. Dicono abbia addirittura sfondato a sangue un arcivescovo cattolico che lo aveva insultato. Sono solo sussurri nella notte. Niente di certo, niente di sicuro. Dicerie. Di un tempo lontano. Tanto sangue è stato versato da allora. E’ cambiato. Dopo secoli di battaglie anche lui è nauseato dalla guerra. Affonda gli artigli nelle macerie. C’è qualcuno di vivo sotto i cumuli di vita quotidiana che sono crollati addosso ai dormienti. Vede una mano. La stringe. Toglie altri mucchi di calcinacci, di macerie. Estrae un uomo. Ride alla luna bianca come le ossa che affiorano dai resti della città. Un prete. Un dannato, fottuto, cattolico emissario del Dio di Roma. La sua risata è come un eruzione vulcanica. L’uomo cerca di farsi un segno della croce.

“E’ arrivata l’Apocalisse!” biascica afferrando convulsamente il semplice crocifisso di legno che porta al petto.

“E’ già arrivata da qualche minuto. Ma, purtroppo, non è quella che intendete voi monsignore del mio eretto cazzo!” disse il demonio, sorridendo in maniera oscena. In effetti il membro del dimonio era eretto. Come sempre era stato e sempre sarà.

Il prete svenne per il troppo shock. Il terremoto. Il salvataggio da parte di un demone cornuto. Troppo per una povera anima pia. Con quanta delicatezza potesse avere, Mad Dog si mise l’uomo in spalla e lo portò verso un accampamento improvvisato che era stato montato dagli Imperiali. Molti, troppi i sacchi neri già riempititi. Molti, troppi, i lettini stracolmi di gente ferita. Posò il prete su di un lettino e si avviò senza dire nulla verso quel che rimaneva di una città morta. Inghiottita dalle macerie. Onna.

E' tutta colpa di quel cornuto……. demone….

Scoperta sensazionale e surreale nel mondo dei comics, si ribaltano i fronti, infatti sembra che il disegnatore del fumetto delle Cronache del Mondo Emerso reo di aver plagiato alcuni famosi disegnatori sia stato a sua volta plagiato da grandi artisti! Ecco qualche esempio.

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Inoltre si è scoperto che l’uscita del terzo numero non è stato bloccata per il presunto plagio ma perché Mad Dog, il demone ribelle, lamentatosi della sua non-presenza nel fumetto, ha costretto la Panini e Rrobe ha riscrivere il fumetto assumendo lo stesso Mad Dog come disegnatore. In uno dei prossimi numeri scopriremo che prima di Sennar, Nihal ha perso la sua purezza con il demone cornuto. Ecco la faccia della nostra eronia appena ha saputo la notizia.

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Lo stesso Mad Dog ha inscenato e continua ad inscenare una finta caccia la disegnatore che probabilmente finirà con il probabile pappamento dello stesso da parte del demone ribelle.

Sanctuary

Qualche giorno fa ho finito di leggere la raccolta di racconti urban fantasy Sanctury, scritta da vari autori, tra cui Francesco Falconi e Francesco Dimitri e “l’esordiente” Fabrizio “Fab” Furchì. (Tutti con la F ‘sti autori…) L’introduzione è di Alan Altieri, uno dei migliori scrittori che abbiamo in Italia, peccato che prima di scrivere l’introduzione deve aver fumato le famose erbe aromatiche dello Zio Mag Dog, perché non si capisce mica cosa abbia voluto scrivere. Ma proprio per niente. Doveva essere roba forte. Davvero. Comunque a parte questo, vi devo ricordare che io le recensioni non le so scrivere, quindi vado a getto e scrivo quello che capita. Ci sono racconti belli ed alcuni che lasciano un po’ il tempo che trovano. Personalmente mi sono piaciuti i racconti di Cecilia Randall, dei due Franceschi, di Fab e quello di Luca Tarenzi. Gli altri mi hanno lasciato un po’ così così, mentre i racconti che proprio non mi sono piaciuti sono stati quelli scritti da Egle Rizzo, Fabiana Redivivo e di Franco Clun. Ma credo sia normale, in un antologia non ti possono piacere tutti i racconti. Forse ed è l’unico appunto da fare, gli autori doveva essere coordinati meglio per dare un senso complessivo di coesione. Cioè andatevi a leggere Mirtilla perché lo spiega meglio di me XD Insomma Luca (Azzolini) hai da fare per il prossimo volume 😛

Notizia che forse vi interesserà… Mad Dog intende visitare a breve la città. Non so se sia una buona notizia… e se fossi in quelli della Loggia farei i bagagli XD

La copertina è di Paolo Barbieri… un motivo in più per comprare Sanctuary… inoltre i soldi vanno in beneficenza! 😀

Un amaro boccone

Vi propongo qui il racconto che avevo inviato al contest della Ragazza Drago ma che  poi non ha partecipato al contest, ancora non so per quali motivi.

Il drago verde smeraldo planò verso la piccola radura in cerca di cibo, infatti era assai affamato, la selvaggina in quel periodo scarseggiava a causa dell’inverno rigido. Aveva adocchiato qualcosa che stava correndo verso gli alberi dell’antica e oscura foresta che era la sua dimora da millenni. Scese in picchiata sull’essere che aveva un invitante colore scarlatto e lo imprigionò nel suo becco coriaceo. La sua preda cercò di dimenarsi e stava per riuscire a sfuggire alla sua presa, ma alla fine, la inghiottì in un sol boccone. Dall’aspetto gli era sembrato uno di quei diavoli che alle volte si avventurano in superficie, alto, tozzo, corna ricurve sulla testa allungata, ali e coda appena abbozzate. Rimase disgustato dal sapore di zolfo dell’animale che aveva appena mangiato. Aveva bisogno di acqua, per cercare di far sparire quel sapore dalla sua bocca. Volò verso il lago dove si abbeverava sempre e che sapeva non essere del tutto ghiacciato come gli altri specchi d’acqua della zona. Atterrò affondando le zampe nella ghiaia della riva, allungò il collo e bevve molti sorsi di acqua gelida. Contemplò con ammirazione lo scheletro della viverna che emergeva dalla superficie del lago. Quella mezza specie di tacchino volante aveva cercato di mangiarlo. A lui. Un drago. Non aveva avuto alcuna difficoltà a rompergli il collo. Poi aveva banchettato con la sua carne per giorni. Avrebbe voluto condividere quel lauto pasto con altri suoi simili, ma ormai era l’unico della sua specie rimasto in vita. Le lotte fratricide, le battaglie con le idre e le viverne, la mancanza di cibo, li avevano sterminati. Tornò alla realtà quando sentì un lancinante dolore provenire dal suo stomaco. Quella dannata preda. Gli stava dando più problemi che soddisfazioni. Vide che qualcosa stava emergendo dal suo stomaco. La carne si lacerò, le scaglie ossee che formavano la sua coriacea pelle volarono via insieme a un fiotto di sangue e di intestini. Qualcosa emerse dallo squarcio che si era creato nel suo corpo.

Ossa che si sbriciolavano, carne che veniva masticata e lacerata. E tutto fu luce e frastuono. In pochi attimi, passò dall’oscurità cavernosa del corpo del drago all’aria aperta del lago. Una brezza leggera lo investì, portandogli l’odore ferroso del sangue che lo ricopriva. Guardò l’animale che aveva osato mangiarlo.
“Tu non sai chi sono io!” urlò “Sei solo chiacchiere e distintivo!” disse l’essere schiaffeggiando il muso del drago. Si accorse che era già morto, ma continuò lo stesso con il monologo, l’egocentrismo non gli permetteva di fermarsi.
“Io sono Mad Dog, il Demone Ribelle! Sono io a mangiare gli altri! E’ la seconda volta che mi capita ‘sta  cosa alla Man in Black. Mi hai fatto venire sete…” esclamò il demone staccando di netto la testa al drago. Bevve avidamente il fiotto di sangue che sgorgò dal colonna vertebrale dell’animale.
“Sono venuto qui per un’importantissima missione! Devo salvare dall’estinzione l’ultimo drago verde di questa realtà… Chissà dove si nasconde…” il diavolo non riuscì a finire la frase. Guardò la testa dell’animale che aveva appena ucciso, la prese in mano. Le scaglie erano verdi, smeraldo. Un profluvio di bestemmie e parolacce, quali e quante mai quel mondo aveva sentito, turbarono la quiete invernale del lago. Reggendo ancora la testa in mano, imitando Amleto, il demone esclamò:”Mangiarti o non mangiarti, questo è il problema! Dovrò anche trovare una buona scusa per quanto è successo. Potrei dare la colpa ad un gambero gigante… si farò così!” concluse Mad Dog accingendosi a consumare il suo lauto pasto.

Tredici rintocchi di assoluta Meraviglia…

Descrivere Pan non è affatto facile. E’ uno dei libri migliori che abbia mai letto. Dimitri è il nostro Gaiman. Su questo non c’è dubbio. Riesce a destreggiarsi magnificamente tra mitologia, cultura, società attuale, fumettifantasygiochi di ruolo…  Tra miti antichi e miti nuovi. Trovare riferimenti al Dottor Strange o a Vampiri: Masquerade, è stato veramente fantastico. Dimitri è un genio. E per questo Mad Dog lo risparmia. Ok, risparmia anche D’Andrea G.L. ma solo perché gli sta simpatico…. ok lo fai soltanto perché per errore ha ammazzato il Wunderkind… ehm ma sto divagando. Sapete bene che io le recensioni non le so fare, non sono bravo come Mirtillangela, come Fab o come Gamberetta. Quel che posso dire è che a me è piaciuto che non ci siano veri “buoni” e veri “cattivi”, che il mondo non sia diviso arbitrariamente in bianco e nero. Poi, beh mi è piaciuto come il libro si richiami all’attualità, vedete Porta a Porta e capirete cosa voglio dire. Sicuramente uno degli aspetti che più ho apprezzato del romanzo è stata Roma. E’ lei la vera protagonista. Ed è stupendo come la descrive Dimitri. Concludendo alla fine io mi sarei schierato con Pan. Sicuramente. Quelli come Augusto del Mare, io non posso reggerli. E nemmeno Mad Dog! Il quale, ci tengo a sottolinearlo, è attratto da Campanellino… e se la farebbe allegramente…

fauno

Action Figures mon amour…

Mi sto innamorando delle Action Figures di World of Warcraft, sono qualcosa di assolutamente spettacolare, ancor di più dei draghi della McFarlane e delle action figures della Casa delle Idee. Fra poco usciranno alcune nuove action figures, due delle quali sono veramente fantastiche. Ve le faccio vedere. La prima è una succube, possiamo ben dire che sia un’amica di Mad Dog, la seconda è un’elfa della notte e per ovvi motivi possiamo dire che, anche se non è della sua razza, possiamo ben dire che Mad Dog se la farebbe senza tanti complimenti.

succubuselfonottePersonalmente preferisco la seconda. E’ davvero stupenda.

Rise of the Mad Dog

Ed ecco, per il vostro gaudio, altre due immagini di Mad Dog, tratte da Disciples 2, spero siano di vostro gradimento, quando avrò tempo aprirò una pagina, nel sito, dedicata al videogioco, in cui troverete le mappe che ho creato ispirandomi ai miei racconti.

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