Le delusioni che da l’amore sono assolutamente le più devastanti che si possano provare. Anch’io le ho sperimentate. Io che sono un essere immortale. Che posso disintegrare gli atomi. Che posso creare abomini mostruosi. Io che sono l’Imperatore Nero. Anch’io ho sofferto le pene dell’amore. Il dolore del rifiuto. La rabbia. La disperazione. La follia. L’amavo con tutto me stesso. Avrei prosciugato gli oceani ed appianato le montagne per lei. Avrei cambiato vita. Sarei diventata un normale mortale. Sarei invecchiato con lei. Tutto per lei. Avrei abbandonato la mia vita di assassino. L’avrei fatto. Sarei cambiato. Solo per lei. La mia dolce Gabrielle. Certe notti mi sveglio urlando pensando a quello che ti ho fatto. A quello che ti ho fatto diventare. Non voglio giustificarmi. Sono quel che sono. Sono un dannato figlio di puttana che non esisterebbe ad uccidere un neonato se mi fosse di qualche vantaggio. Nulla mi può essere rifiutato. Quando Gabrielle rifiutò il mio amore, perché le avevo ucciso il fratello, il mio mondo crollò. Era un mondo che mi ero costruito nelle poche ore in cui avevo conosciuto lei, ma era il mio cazzo fottuto di nuovo mondo. Tutto venne distrutto. Tutto quello che avevo immaginato di vivere con lei. Tutto il mio futuro. Tutto spezzato. Ero tornato ad essere l’Imperatore Nero. La stronza mi sputò anche in faccia. Poi vi stupite se ho ammazzato tutti quelli che conosceva e ho distrutto il suo villaggio anche se lei mi supplicava di non farlo? Le sue urla erano la gioia per il mio nero cuore che per una volta era stato imbevuto di amore. Gabrielle è l’unica donna che io abbia mai amato e mi ha inflitto così tanto dolore come quasi mai nessuno ha mai fatto. Solo la perdita della mia prole mi provocò così tanto dolore. Non ho mai amato nessuna dopo di lei. E non crediate che abbia mai amato Adriana. L’ho sempre e solo considerata carne da macello. Un corpo su cui sfogare i miei bassi istinti. Uno dei tanti. Oh, so cosa state facendo dopo aver letto queste mie parole. State ridendo di me. Lo so che lo fate. Ridete del mio dolore, della mia pena. Datemi pure del patetico, dell’emo, anche se questo termine non so bene cosa significhi. Prendetemi per il culo. Fatelo. Sarò io l’ultimo a ridere. Si. Voi non riderete più. Invece urlerete dal dolore come ho fatto io. Mai prendere per il culo l’Imperatore Nero. Dal pozzo oscuro che è il mio cuore io vi maledico. Possiate soffrire peggio di me. Possiate perdere coloro che amate. Possiate morire nel dolore più nero. Che cosa vi aspettate da me? Un buffetto? Io sono l’Imperatore Nero, sono malvagio fino al midollo. Chiunque incontri la mia ira sarà polvere. Chiunque incontri il mio amore sarà dannato. Sono l’Imperatore Nero e non posso fare altro. Non posso cambiare anche se voglio farlo. E’ il mio destino. Sono il male e non posso fare altro che perpetrare il male. Chiunque pensi il contrario è un folle o uno schiocco. Come lo ero io che per qualche attimo ho creduto di poter cambiare. Non c’è speranza per me. Non c’è libertà. Non c’è morte. Non c’è amore. Sono l’Imperatore Nero e la mia intera vita è segnata dalla dannazione terrena.
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Cosa sarebbe successo se fossi passato al lato oscuro… (o meglio un me di un'altra realtà)
Questa storia che state per leggere non è mai accaduta. O meglio non è mai accaduta nel vostro universo. E’ un classico racconto che inizia con un altrettanto classico “Cosa sarebbe successo se…?”. Leggerete di come un universo è finito, un universo molto simile al vostro ma, nello stesso tempo, completamente diverso. Questa è una storia di dannazione e di oscurità.
Tutto iniziò in una domenica di marzo mentre l’inverno stava cedendo lo spazio alla primavera. Le giornate si erano fatte lentamente più lunghe. Il sole era più coraggioso di mattino in mattino ma per quanto il suo calore potesse riscaldare l’ambiente, quel giorno, non riuscì a scaldare il cuore di una persona. Ogni essere vivente, gli umani in particolare, ha dentro di loro eguali possibilità di comportarsi bene o male, di agire in maniera retta o malvagia. Nel corso della propria esistenza quest’equilibrio può rompersi a favore di uno dei due aspetti secondo le esperienze, delle gioie e dei dolori che si affrontano durante la vita. In quel momento, in quella mattinata, in una cittadina alle porte di Roma, in una stanza che sembrava il paradiso in terra per i nerd, la fatidica goccia aveva fatto traboccare il vaso. Non staremo qui a spiegare cosa era successo per attuare il cambiamento, per sfilacciare il delicato equilibrio che è insito in ognuno di voi. Vi basti sapere che il male, il vero male, qualcosa di così oscuro e denso che esiste dalla notte dei tempi, sgorgò dal cuore del ragazzo che potete vedere in mezzo alla stanza. Chi è quel ragazzo vi chiederete? Ha molti nomi, si chiama Francesco ma su internet, nel web, è noto come imp.bianco, un altro suo nome, una parte della sua anima si chiama Impero, ed è il Protettore della Terra e Supremo Conciliere del Concilio Superiore delle Dimensioni. Questi sono soli nomi, quel che dovete sapere è che in lui c’è un immenso potere, così grande che a stento viene contenuto dalla sua anima. Un potere così grande non dovrebbe mai e poi mai essere affidato a un mortale, ma questa è un’altra storia. Ora, ora entriamo nel vivo del nostro racconto…
Il dolore era fortissimo, lancinante, partiva direttamente dal suo cuore per poi diramarsi come un veleno nel resto del corpo. Era caduto dalla sedia e si trovava boccheggiante riverso sul freddo pavimento. Pensava di aver avuto un infarto. La notizia l’aveva sconvolto, le delusioni d’amore sono le più difficili da gestire e questa arrivava dopo un periodo molto difficile. Era l’ennesima notizia nefasta. E ora aveva perso il controllo. Lo sentiva. La pelle gli formicolava in tutto il corpo, il cervello era un unico pulsare fastidioso. Cercò di rialzarsi reggendosi sul bordo della scrivania quando una nuova fitta più acuta gli fece mollare la presa. Il dolore aumentò a livelli indicibili, gli sembrava che qualcosa si fosse rotto dentro e che altro si stesse rimestando, cambiando forma e posizione. Notò con orrore che la sua pelle si stava scurendo, grumi di una sostanza oscura, gelatinosa, navigavano sotto l’epidermide. Si avvicinano tra di loro, si univano, si moltiplicavano. Cercò di trascinarsi verso lo specchio mentre le unghie si seccavano e cadevano per essere sostituite da altre nere e lucenti. La vista si offuscò e tutto divenne oscuro finché sentì che gli occhi si erano sciolti ed erano colati via per essere sostituiti da altri. Si guardò allo specchio e vide un’altra persona. I tratti erano rimasti quasi gli stessi ma, ora, la sua pelle era color dell’ebano, ogni millimetri del suo corpo era di un nero così oscuro che sembrava assorbire la luce del sole e rendere la stanza più fredda. Gli ultimi barlumi della sua coscienza si spensero e divenne completamente un’altra persona. Sapeva cosa doveva fare, voleva vendicarsi per chi l’aveva fatto soffrire e sapeva da dove cominciare. Doveva recarsi in un posto, una fiera dei fumetti a Roma, da lì avrebbe iniziato la sua missione e avrebbe consumato tutto quello che si trovava sulla sua strada. Tutti dovevano pagare per quel che aveva sofferto, anche gli innocenti, decise. Era l’ora della vendetta.
“Porca puttana! Non ho mai sentito tanto male tutto in una volta. Come lo fermiamo?” chiese il demone cornuto che sembrava, per una volta, veramente spaventato.
“Non credo che potremmo mai fermarlo. Non con i nostri poteri. Mi sta contattando telepaticamente l’Arcangelo Michele, verranno anche loro ad aiutarci. Sto ricevendo uguali comunicazioni dall’Ade e da Drago Nero. Intanto dobbiamo tentare di contenerlo finché non arriveranno. Sappiamo dov’è diretto. Ci sarà anche Fos-Elion dalla nostra parte, forse riusciremo a fermarlo per un po’…” rispose Anubis, il Dio della Morte egizio. La sua voce era fredda come sempre anche se il diavolo notò una punta di preoccupazione che non aveva mai sentito nel tono del suo amico non-morto.
“Scenderà in campo anche il pezzo grosso vero?” chiese ancora Mad Dog sempre più turbato.
“Sì. E’ l’unico modo per vincere. Dio dovrà combattere Impero… non so sinceramente come andrà finire.”. Ora il tono della voce dell’antica divinità era stanco e in qualche modo, pensò il demone, anche triste.
“L’abbiamo perso vero?”
“Sì.” fu la laconica risposta. Fredda. Gelida. Non c’era nient’altro da aggiungere.
“Se solo Nero e Bianco fossero ancora tra noi… forse questo non sarebbe successo.” pensò il demone cornuto mestamente.
L’aria era fredda, un venticello tenace sferzava la capitale dalle prime ore del mattino. Il sole tiepido stava iniziando a riscaldare l’ambiente ma c’era ancora fresco. Almeno fuori. Dentro il Palalottomatica l’atmosfera era molto più calda. Già moltissima gente era entrata per assistere a questa fiera sui fumetti e i videogiochi. La novità attira sempre. Quello che una volta era lo scrittore di questi racconti ma che adesso si faceva chiamare l’Imperatore Nero, aveva preso il nome da qualcuno che ormai era morto e sepolto e che non avrebbe mai reclamo quel nome. Aveva compiuto il viaggio in pochi secondi e si era teletrasportato direttamente dentro il moderno anfiteatro. Era invisibile ed era tornato al suo aspetto precedente. Questo perché voleva suscitare la massima sorpresa quando si fosse trasformato nell’essere oscuro privo di cuore che era diventato. Doveva fare un’entrata spettacolare, era questo che si ripeteva nella mente. Distorse la realtà così che nessuno si accorgesse della sua improvvisa comparsa. Ora si trovava circondato da una folla varia di persone, intenta a vedere i vari stand, a fotografare cosplayers, a divertirsi. Odiava tutto ciò. Li odiava perché loro si stavano godendo la vita e lui non poteva farlo. Sapeva cosa doveva fare, doveva cercare qualcuno che lo conoscesse, da lì sarebbe iniziata la sua vendetta contro il mondo e l’umanità. La ricerca durò pochi minuti grazie ai supersensi che aveva acquisito con la trasformazione. Trovò chi gli interessava. Era una ragazza molto bella, snella e alta, con gli occhi splendenti come le stelle del firmamento. Francesco la considerava un’amica speciale, ma l’essere che aveva preso il suo posto provava solo odio, ancora di più per qualcuno cui il suo io precedente teneva particolarmente. Liz gli stava sorridendo, un sorriso che sarebbe stato in grado di sciogliere anche il più gelido dei cuori, ma non l’Imperatore Nero, lui non aveva più un cuore che batteva nel suo petto. Non era da sola, ma con altri amici, meglio pensò l’essere oscuro, mi ciberò delle loro anime con gusto. Ormai erano l’uno di fronte all’altra. Lei lo salutò. E lui si trasformò nell’abominio che era diventato.
“Morirai insieme a tutta la tua patetica razza!” urlò l’Imperatore Nero brandendo una lucida spada nera a due mani che era comparsa dal nulla. L’antica lama oscura saettò apprestandosi a mozzare la testa della ragazza. Tutto accadde in una frazione di secondo. L’aria si fermò. Una puzza di zolfo invase l’ambiente. Si sentì un cozzare di metallo. Quando Liz riaprì gli occhi e vide che l’arma oscura era a pochi centimetri dalla sua testa, fermata da un’altra spada fatta di lava fusa. Accanto a lei adesso c’era un diavolo cornuto alto più di due metri. Negli occhi gialli da gatto dell’essere c’era una profonda tristezza che non era usuale vedere in Mad Dog.
“Scappa Liz!” gli urlò il demone con la sua tipica voce gutturale simile al magma che eruttava dalla bocca di un vulcano. Prima che potesse solo riflettere su quel che stava succedendo la ragazza, si ritrovò circondata da un turbine di sabbia rossa che la deposito, insieme ai suoi amici, fuori dal Palalottomatica in mezzo ad un parcheggio. Una voce dentro le loro teste gli intimò di scappare, di allontanarsi il più possibile dalla città. Sembrava una zona di guerra. Il cielo brulicava di elicotteri e di giganteschi aerei militari che stavano atterrando, svuotando poi le loro pance piene di soldati, di carri armati e di hammer. La visione che più sconvolgeva l’amica di quello che un tempo era stato Francesco era la vista del cielo. Fin dove poteva spaziare l’occhio, il cielo era coperto da degli immensi nuvoloni bianchi, simili a panna montata. Proprio sopra al Palalottomatica si era aperto uno squarcio di luce tra le nubi da cui calavano esseri alati che si precipitavano al suolo. Vide anche altre figure, un uomo elefante con molte braccia, un tizio barbuto con una faretra piena di saette, un ragazzo biondo con un grande martello in mano e un essere metà umano e metà ragno. E poi una specie di triangolo di luce con in mezzo un occhio umano. Gruppi di soldati li stavano superando correndo verso il Palalottomatica da cui provenivano scoppi ed esplosioni. Si sentì poi una risata folle che fece gelare il sangue a tutti gli esseri viventi del pianeta. Una donna austera, alta e aggraziata, con la pelle diafana e i capelli biondi ma così chiari da sembrare quasi bianchi, li superò. Indossava una tunica nera con un grande cappuccio che però la donna non indossava. Le sue guance erano bagnate di lacrime di sangue. Un sangue nero e vischioso, che colava lento e denso.
“Mi dispiace.” disse soltanto, quasi in un soffio e si diresse risoluta verso la sua meta.
Liz e i suoi amici decisero di allontanarsi immediatamente dalla zona, non c’era tempo per riflettere né per pensare. Stavano per andare via quando un terremoto improvviso sconquassò il terreno, poco davanti all’entrata del Palalottomatica si aprì uno squarcio e poi, dalla terra, si erse uno sperone di roccia ributtante lava. Il magma presto fluì via e dal buco uscirono minotauri, diavoli e demoni. I soldati non sembravano per niente preoccupati per questo improvviso arrivo e anzi sembravano rincuorati dai nuovi arrivati. Subito dopo si aprì un nero portale, poco più in là, da cui sbucarono orchi, scheletri e non morti, ma una figura si ergeva più maestosa degli altri. Era un elfo, emaciato, con degli arruffati capelli rossicci, indossava una lacera tunica violastra. Appena uscì dal portale assunse la sua vera forma, quella di un drago, un drago completamente nero. Liz e i suoi amici a questo punto avevano già iniziato ad allontanarsi dall’Eur quindi noi torniamo al centro della nostra storia, dove l’avevamo lasciato pocanzi.
L’Imperatore Nero si trovò presto circondato da un manipolo di soldati in divisa bianca che imbracciavano delle armi che sembravano uscite da Star Wars. Inoltre poteva anche vedere che erano arrivati Anubis, la divinità egizia della Morte, Fos-Elion, completamente glabro e pelato, la cui pelle color verde acqua irradiava una sorta di luminescenza, trattenuta a stento dalla sua lacera tunica marrone, Tialte il centauro e Medus l’uomo-polipo, inseparabili amici. Era, per giunta, venuta Adriana, quella che era tata la compagna del precedente Imperatore Nero, ed il suo attuale accompagnatore, Ruber, il rosso, cugino dei cari estinti Nero e Bianco. Tutti contro di lui, che divertimento, una risata folle gli sconquassò il corpo. Una risata così malvagia e perfida che fece tremare di paura tutti gli esseri viventi (e non) del pianeta. Tutto ciò era accaduto in pochi secondi, stava lottando ancora con Mad Dog in una prova di forza con le loro rispettive spade. Si divincolò dall’apparente situazione di stallo ed indietreggiò imbracciando ancora meglio la Spada di Ade, la temibile arma che aveva deciso, essa stessa, di aiutarlo nel suo percorso di morte e di distruzione. “Non potete fermarmi. Siete già morti!” esclamò al colmo della sua pazza gioia funerea.
“Ti faremo il culo mostro! E poi la smetterai di parlare come un cattivo di un film fantasy degli anni ’80!” gli gridò di rimando il demone cornuto lanciandosi all’attacco mentre la gente scappava terrorizzata dal luogo dello scontro.
“Non vincerete mai!” fu l’unico commento dell’Imperatore Nero che scartò a sinistra evitando l’attacco di Mad Dog. Una potenza di fuoco mai vista colpì quello che una volta era stato Impero. Allo scontro si unirono anche gli angeli, i diavoli, gli orchi, i non morti, e tutti gli altri combattenti che erano venuti per fermare il male più grande di tutti. L’essere oscuro decise che questo era il momento per provare in pieno i suoi nuovi poteri e contrattaccò con un colpo di energia oscura così potente che chiunque non fosse adeguatamente protetto venne ridotto in cenere. La maggior parte degli Imperiali, i soldati di Impero che ora combattevano contro il loro capo, e gli altri semplici combattenti vennero spazzati via. Adriana si lanciò quindi contro l’Imperatore Nero imbracciando la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali ma prima che potesse colpire il suo avversario questi improvvisamente le comparse dietro la schiena e trapassò facendo spandere le budella della ragazza morente sul pavimento. La mitica arma sparì nel nulla per il sollievo dell’Imperatore Nero, quella poteva essere l’unica cosa che poteva ragionevolmente fermarlo. Non degnò nemmeno di uno sguardo Ruber che tentava di vendicare la sua amata. Gli tagliò la faccia senza pensarci mentre le loro anime entravano nella Spada di Ade e la rendevano più potente di uccisone in uccisone. Si diresse verso Mad Dog che cercò di caricarlo. Era tutto inutile. L’Imperatore Nero era inarrestabile, i suoi occhi ridevano quando strappò il cuore del demone cornuto e se lo mangiò con gusto, ignorando tutti i futili colpi che riceveva. Ai margini dello scontro in disparte si tenevano i veri pezzi grossi di questa lotta ancora restii a scendere in campo. Anubis, Fos-Elion e Dio, che ora aveva assunto una forma umanoide, per quanto possa essere umano un uomo fatto interamente di luce.
“Morte è arrivata. E’ l’unica nostra possibilità. Ho sigillato tutto. Dovrà restare in questo universo. Useremo la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali e poi faremo quello che deve essere fatto per salvezza dell’Omniverso.” disse quello che veniva definito Dio dai cristiani mai in realtà era l’Universo stesso, autocosciente di se stesso. Proprio mentre Drago Nero veniva disintegrato senza tanti problemi e Ares, invece, veniva, come lo stava definendo nella sua mente l’Imperatore Nero, “aperto come una cozza”, il piano entrò in azione. Fos-Elion bloccò da dietro l’essere che una volta era Francesco mentre Anubis lo infilzava con la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali, trapassando entrambi da parte a parte. Nello stesso momento Dio baciò appassionatamente la Morte in lacrime. Prima che accadesse tutto ciò l’Universo aveva rivolto un pensiero a tutti gli esseri senzienti che l’abitavano, preannunciando, serenamente la fine del creato per salvaguardare l’esistenza dell’Omniverso. Nell’attimo in cui i due si baciavano l’Universo iniziò a morire. Si svolse tutto in pochi minuti e partendo dalla capitale d’Italia si irradiò a tutto il Cosmo. L’Imperatore Nero, fiaccato dalla ferita ricevuta dalla Spade dei Sette Sigilli Ancestrali, non poté, nemmeno lui, resistere davanti a tanto potere. E morì. La Morte venne affrontata in maniera diversa c’era chi cercava di scappare all’inevitabile, chi faceva per l’ultima volta l’amore, chi si suicidava prima, chi l’accoglieva a braccia aperta, chi giocava con i propri figli, chi mandava l’ultimo barrito su Bellow, il social network di microbloggling che da voi si chiama Twitter. Di tutte le persone che affrontarono la Morte vi voglio parlare di una in particolare. Sedeva all’aperto con la sola compagnia del suo labrador. Guardava verso l’aperta campagna completamente innevata. Aveva appena finito di leggere l’ultimo libro della sua scrittrice preferita Licia Troisi. Il suo primo libro fantascientifico. Il titolo era “L’Orizzonte Purpureo”. Gli era piaciuto molto e si sarebbe voluto complimentare con l’autrice ma Roma non esisteva più ormai. Aspettò la fine gustandosi il suo ultimo caffè corretto a grappa e accarezzando sommessamente il suo labrador. Poi tutto fu luce e frastuono. Dopo la Terra, in rapida successione, toccò al resto dell’Universo, tutto svanì in un lampo di luce, dopo quel che rimaneva dell’Universo si compresse su se stesso per poi esplodere di nuovo. Un nuovo Big Bang che avrebbe riavviato tutto.
La storia sarebbe finita qui ma mi rendo conto di essere stato un po’ evasivo in alcuni aspetti del racconto. Alla fine vi ho raccontato quel che mi pareva a me, tralasciando molti avvenimenti, molte morti. Buona parte del combattimento non l’ho nemmeno descritto. Sono il narratore e posso farlo. Vi ho anche mentito, ma mi rendo conto di aver sbagliato. Anche io posso sbagliare. Non sono infallibile come credete. Non è totalmente esatto che tutti morirono. Un solo essere sopravvisse al Ragnarok. Io. Mi chiamate in molti modi Dio, Allah, Yahweh, Mostro di Spaghetti Volante. Io sono tutti questi e altro ancora. Sono l’Universo. Sono la brezza marina che vi scompiglia la capigliatura quando andate in spiaggia, sono la mela che cade dall’albero, sono il primo vagito di un neonato, sono l’orgasmo di quando fate sesso, sono una stella lontana che sta morendo, sono la pioggia che cade sulla vostra testa. Io sono tutto. E sono anche in voi. Quando tutto finì, mi risvegliai diverso. E’ difficile spiegarlo a dei mortali quali siete voi, ma ero rinato, diverso, di nuovo cosciente di me. Mi vedevo appena nato dopo il Big Bang, mi stavo di nuovo stabilizzando. Decisi che avrei agito diversamente da chi mi aveva preceduto, ma volente o nolente, alla fine ho seguito, spesso o quasi, la strada che lui aveva tracciato prima di me. Quel che sono diventato è una condanna e una benedizione. Sono stato solo per molto tempo prima che ci fosse di nuovo vita. Ho pensato molto, ho riflettuto su quello che era accaduto. Non so quanto durerà la mia esistenza ma farò in modo che non accada nuovamente quello che accaduto nell’Universo dove ero nato mortale. Non ci sarà un altro Ragnorok come quello, non ci sarà un altro essere impazzito che mi costringerà a distruggere tutto e tutti. Non so se sia un caso che sia io il nuovo Universo, se sia il destino o un’astuta mossa di quello che mi ha preceduto. Comunque sia farò in modo che la storia non sia ripeta. Ho cercato sempre di agire evitando al massimo di influenzarvi. Qualcosa, lo vedo, è cambiato rispetto al mio Universo ma se vedrò che si sta andando verso quella direzione non esiterò ad annientare chiunque possa diventare un nuovo Imperatore Nero. A volte poi vi guardo a voi, di nascosto, senza che ve ne possiate accorgere. Siete diversi ma terribilmente uguali a come vi ricordo. Mi vorrei palesare ma a cosa servirebbe? Quella era un’altra vita, un’altra esistenza, non sono più quello di un tempo, adesso sono l’Universo. Forse, comunque, vi chiederete chi io fossi nel Cosmo precedente. Avevo molto nomi ma il mio primo nome, quello con cui sono nato, era Francesco.
Agonia
Non ho più lacrime da versare, per quanto gli occhi mi brucino dal dolore, non ho più maledizioni da gridare al cielo perché non ho più voce nella gola arida, non ho più speranza, non ho più un futuro. Sono dannato ad un’eternità di tormentosa vita noiosa. Il mio destino è morire lontano da tutti, disprezzato, odiato, mai rimpianto, mai amato. Ho urlato contro Dio, contro tutte le divinità esistenti la mia pena, ma sono state sorde ai miei richiami dolorosi. Non ho ricevuto risposte se non un terribile silenzio che faceva pari con quello sordo del mio cuore oscuro, ormai rinsecchito e morto. Ho urlato il cielo la mia agonia, la mia invidia per voi che vivete delle vite felici, beati, che vi beffate della mia disperazione, del mio tormento, della mia dannazione. Ho urlato contro il cielo la mia rabbia per la mia situazione, per come il fatto mi ha creato, per quello che il fato mi ha concesso come destino, come vita. Ho urlato verso il cielo la mia disperazione, ma non è servito a nulla. Sono da solo in questa valle di lacrime, solo senza niente e nessuno che mi possa aiutare. Solo perché voi mi odiate, odiate la mia diversità, mi odiate anche se non mi conoscete. E’ innato nella vostra natura odiare ciò che è differente da voi, ciò che può sconvolgere la vostra quotidianità. Vi odio con tutto me stesso, dal primo all’ultimo, da quello che è appena nato a quello che è morto un secondo fa, perché loro in qualche modo potranno godersi la vita, potranno viverla liberi, qualcosa che io non posso fare. Sono incatenato dalle catene eterne del fato. Vi vorrei sterminare tutti ma non posso più farlo, mi avete privato anche di questo divertimento. E’ causa vostra. E poi vi stupite se sono diventato quello che sono. Se sono divenuto un pluriomicida, se mi divertivo a vedere scorrere il sangue delle vergine sulle mani nere. E’ sempre stata soltanto e solamente colpa vostra. La vostra arroganza, la vostra moralità, hanno portato alla mia creazione e alla mia rovina. Era già tutto deciso, già tutto scritto, non ho fatto altro che interpretare una parte già predestinata nel palcoscenico della vita. Ho cercato anche di amare, ma quella stronza puttana decise di sputarmi in faccia. Cosa avevo fatto di male? Avevo ucciso suo fratello. E con questo? Pensate che sia abbastanza per rifiutare il mio amore? No. Non lo è. Il mio amore è sacro, io sono sacro, io sono divino. Io mi ero donato completamente a lei. E lei mi ha rifiutato. Oh ma si è pentita. Mai rifiutarmi. L’ho punita per quello che mi ha fatto, ma, alla fine, tutto torna indietro. Sapete quella storia del karma? Beh penso sia vera, tutto mi è tornato indietro centuplicato. Ho perso tutto adesso e anche se ho i poteri di un semi-dio sono inutile, indifeso. A cosa valgono tutti i poteri demoniaci di questa terra se non posso salvare le persone, le poche persone, che ho amato? A che cosa serve poter uccidere cento, mille persone, con un solo sguardo se non mi è nemmeno possibile salvare la mia stessa progenie da qualcosa ben più peggiore della morte? Ogni dannato e fottuto giorno in cui mi sveglio mi chiedo… perché a me? Perché proprio io debbo soffrire queste pene infernali, perché devo essere io. Perché non voi. Perché non il mio defunto fratello gemello. Perché? Quale scherzo crudele è il fato, quale gran bastardo è l’universo o Dio o come lo vogliate chiamare. Se mi fosse possibile varcare i cancelli del Sacro Palazzo, andrei fino da lui e lo ucciderei, con mio sommo godimento, ma anche questo mi è precluso. Io che ho conquistato buon parte del globo, io che ho creato dal nulla demoni e draghi, io che sono noto come l’Imperatore Nero, ora sono solo un uomo distrutto, senza futuro e per ironia della sorte non tanto diverso da voi poveri mortali. Ma almeno voi potete morite, a me non è concesso nemmeno quello… la morte sarebbe una liberazione che accoglierei a braccia aperte… ma sono Lot Destr e a me la Signora Morte non mi toccherà mai…
L'oscurità mi scorre nelle vene…
Voi non mi conoscete, non sapete chi io sia veramente, non mi potete nemmeno comprendere a pieno con la vostre menti ristrette. Non potete sapere cosa si agita nella mia mente e nel mio cuore sbriciolato. Non potete saperlo, ma a voi piace tanto pensare di sapere tutto no? Di sapere come si sente qualcuno che a malapena conoscete, qualcuno di cui avete noti solo pochi fatti. Voi non sapete e non potete sapere ciò che provo io ogni giorno. Ogni dannato fottuto giorno. Sono dannato, condannato a vivere questa vita senza amore, senza affetti. Condannato da quel che sono, da come sono nato. La genetica ha congiurato contro di me rendendomi un disadattato, un diverso, che deve essere odiato, allontanato, che deve essere incompreso. Oh, e non pensiate che non abbia provato ad amare, l’ho fatto ma ho ricevuto solo in cambio odio e disprezzo. Perché voi dovete essere felici ed io no? Perché devo soffrire mentre gli altri si godono la vita? Perché non posso anche io amare come voi? Un tempo pensavo di avere la risposta, un tempo pensavo di avere la risposta ad ogni cosa, ma adesso non so più quale sia la verità. Non so più cosa pensare, dopo gli ultimi avvenimenti. Un tempo so come avrei risposto, come mi sarei comportato, ma ormai sono… è strano dirlo, ma sono vecchio e stanco. Stanco di tutto, di tutti, forse anche di vivere, ma il fatto che rifugga la Morte fa parte della mia maledizione. Ci sono poche persone che ho amato con tutto me stesso, pochissime, ed ora sono scomparse, perse per sempre senza che io abbia potuto fare nulla. La rabbia è passata, ed è sopraggiunta la tristezza. Una tristezza così abissale che voi miseri e patetici mortali non potete nemmeno immaginare. Ho perso tutto ciò che di buono avevo fatto in questo mondo, ed era molto poco. Ho perso tutto ed è stata solo causa mia. Sono stato io a distruggermi con le mie stesse mani, con le mie azioni. Ma non potevo fare altrimenti. Sono nato così, sono così per volere di mio padre. Il destino per me è sempre stato tragico. Non so cosa farò della mia vita dopo quello che successo, dopo tutte le morti e tutta la sofferenza che ho affrontato, dopo tutte le perdite. Non lo so e ho una paura fottuta del futuro. Sembra strano che sia io a dire una cosa del genere. Io non ho mai avuto paura di nulla. Sono stato sempre superiore a questi sentimenti mortali. Sono superiore a voi, lo sono sempre stato e forse è proprio questa mia superiorità che mi ha portato alla rovina. Non ho più amici, dopo quello che ho fatto a causa di quel che sono, nessuno su questa terra mi vorrà accanto. Sono dannato, come ho già detto, dannato per l’eternità a vivere qui insieme a voi, nascosto in piena vista senza poter far niente per cambiare la mia situazione. Vi vedrò morire, già lo state facendo, già state distruggendo il vostro mondo, forse non ci sarà qualcuno che vi salverà come succede sempre, come succedeva sempre quando ero io a portare morte e distruzione. Quelli si che erano bei tempi, senza pensiero, senza morale, senza umanità. E’ stata tutta colpa dell’umanità che è sbocciata in me, il dolore per la perdita di qualcuno che amavo, ha innescato la mia fine, ho compreso, ho capito che… non ci sono parole semplice per dirlo, ma ho compiuto molti atti malvagi nella mia vita, ho rovinato molte vite, ho distrutto esistenze… e ciò che ho provato alla morte dell’allora mio unico figlio, ciò che ho provato allora… quella devastazione, quel dolore così potente da far tremare persino il mio nero cuore, mi ha fatto capire quanta sofferenza, quanto dolore ho portato al mondo, all’umanità. Così tanto che nemmeno io posso immaginarlo. Tutte le vite che ho strappato, distrutto. Ho deciso da allora di ritirarmi, di non far più del male. Quel che era fatto, era fatto. Ero folle con il mondo, pazzo di rabbia e lo sono stato per così tanto tempo che avevo scordare cosa fosse l’amore, cosa fosse provare dei sentimenti per qualcuno. Non sono orgoglioso del mio passato, del male che ho portato, affatto. Quello che ho fatto in passato mi ha rovinato la vita, ma voi non potrete capire mai perché ho ucciso, perché ero così arrabbiato con il mondo. La mia nascita e anche quella di mio fratello furono il frutto di un errore, uno sbaglio che nostro padre aveva compiuto per salvare la proprio razza dall’estinzione. A causa di quell’incedente io nacqui… fallato, imperfetto, sbagliato. Ogni persona nel suo proprio io, non né totalmente malvagia né totalmente buona. Avete il libero arbitrio, avete una possibilità di scelta, una possibilità di evolvervi. Apparentemente io non l’avevo. Ero nato, almeno sembrava, totalmente malvagio. La mia pelle era nera come la pece, così come il mio animo, almeno pensava il Sommo Agatos, mio padre. Il male era insito nel mio animo come in nessun altro, ero propenso a fare del male… anzi, per dirlo meglio ero male puro ma, e questo è un grande ma, ma nessuno in quei primi anni mi ha mai trattato con amore, con benevolenza. Tutti credevano a mio padre, tutti coccolavano mio fratello ed io venivo considerato, già da bambino, un mostro. Come pensate che mi sia sentito? L’odio crebbe in me, divenne potente come la rabbia e la frustrazione. Distrussi la mia casa, uccisi la mia gente e provai gioia, da allora fino a poco tempo fa, non ho fatto altro nella vita. Ho tentato sempre di contrastare mio fratello, di fare tutto ciò che ero possibile per ostacolarlo. Ed ora con che mi ritrovo? Con un pugno di sabbia in mano. Ora sono l’unico della mia famiglia in vita e sono dannato ad esserlo per sempre. Nulla mi può uccidere. L’oscurità mi scorre nelle vene, sono l’Imperatore Nero.
L'alba del sole oscuro – The dawn of the Dark Sun
Voi umani vi credete tanto speciali, così attaccati ai vostri valori moralistici, alle vostre credenze religiose atte soltanto a farvi credere di non essere dei bastardi egoisti che sgozzerebbero il prossimo pur di avere una fica in più da violentare. Mi fate schifo. Siete ipocriti, bastardi e bugiardi. Siete un cancro che sta consumando il mondo che vi sostenta. Siete una malattia che andrebbe estirpata alla radice. Oh, io ci ho provato varie volte, non si può affermare che non abbia tentato, ma quel cazzone di mio fratello, quell’Imperatore Bianco che osannate tanto, mi ha sempre impedito di fare quello che era giusto fare. Lui credeva che in voi ci fosse qualcosa di buono, qualcosa, che sotto tutta quella merda che è la vostra esistenza, si dovesse salvare. Aveva torto ed è morto. Anzi di più, è stato letteralmente vaporizzato, per salvarvi. Era uno sciocco. Pensava che l’amore fosse la risposta a tutti i mali… l’amore… cos’è l’amore se non un orpello morale per celare il bruto sesso? Si, lo sapete, nell’intimo della vostra anima dove i preti e le loro prediche false non vi possono raggiungere, lì sapete la verità. L’amore non esiste. Esiste il sesso, violento e selvaggio. Lo chiamate amore perché da moralisti del cazzo quali siete, non potete affermare che è solo un istinto animale. Quelli che chiamate amicizia, fedeltà, lealtà, affetto, non sono altro che delle protezioni che usate per salvare voi stessi dalla morte, perché sapete che da soli sareste indifesi contro i vostri stessi simili. L’unione fa la forza, ma siete così codardi che non gli potete dare un vero nome e quindi gli date altri nomi. E’ l’egoismo che vi muove. E la brama di potere e di sesso. Siete animali della peggior specie. Oh ma non crediate che io sia meglio di voi. Io sono l’Imperatore Nero, Lot Destr. Sono il male incarnato. Sono colui che si divertiva, e si diverte, a stuprare i bambinetti davanti alle loro madri attonite, a mettere a ferro e fuoco interi villaggi solo perché mi ero svegliato male. Io ho ucciso, violentato, mutilato, torturato più di ogni altro vostro generale o guerriero. Forse dovrei anche fare un po’ di autocritica, perché sono stato anche la causa di alcuni dei vostri peggiori mali… ma è pur sempre vero che io ho dato una spinta e voi avete fatto il resto… Io sarò pur malvagio, sarò pur un bastardo senza genia, ma voi non siete meglio di me, anche se lo credete fermamente. Sono stanco di voi e sono stanco della mia vita immortale. Penso di essere dannato come certi vampiri che si vedono in alcuni vostri sciatti film. Ma voglio vivere per vedere finalmente il giorno in cui vi sterminerete a vicenda e lascerete questo mondo in pace e in silenzio. Sarà un giorno magnifico, già lo pregusto. E se non mi sbaglio, e capita assai di rado, presto vedrete il sorgere del sole oscuro che annuncerà la vostra fine…
Alone in the dark
Sono solo. Sono sempre stato un essere solitario. La compagnia delle altre persone non mi procura piacere ma bensì fastidio. Loro sanno che sono un abominio perverso. Lo percepiscono anche se non mi conoscono. Fin dalla mia triste infanzia, chiunque si avvicinasse a me aveva nello sguardo il disprezzo e l’odio per il mostro che ero. Sapevano, anzi erano convinti, che fossi malvagio. E forse è così… ma mi sono sempre chiesto se la malvagità in potenza nel mio stesso spirito, si sarebbe destata se la mia gioventù non fosse stata così traumatica. Il giusto Agatos, colui che mi aveva procreato (con suo sommo ribrezzo rimarrò sempre suo figlio), non mi ha mai accettato quale sua prole. Mi ha cresciuto privandomi di ogni affetto, di ogni felicità. A corte venivo considerato meno del figlio della sguattera. Quando iniziai a capire, a comprendere, e devo dire che sono stato molto precoce come bambino, decisi che la fama che mi ero guadagnato doveva essere corroborata dai fatti. Per questo uccisi quasi tutti gli atlantidei, il mio stesso popolo, e feci affondare Atlantide sotto i flutti del mare. Con gioia guardai il terrore nei loro occhi, la morte di intere famiglie, la consapevolezza nei genitori di non poter salvare i propri figli. Risi quando il mio augusto padre mi maledì e lo strangolai con piacere e mi sentii meglio quando gli sentii esalare il suo ultimo respiro. Purtroppo quel fottuto bastardo non è morto nemmeno nella morte. E’ sempre lì pronto a ricordarmi i miei errori, le mie disfatte, mi ricorda di quanto io sia inferiore al mio fratello gemello, di quanto sia inadeguato a questo mondo. So di essere fuori posto, ho cercato di diventare normale, di farmi accettare dagli altri, ma ho sempre fallito. Nessuno crede nella mia bontà, sono tutti convinti, io ormai su tutti, che in me non ci sia altro che male. Probabilmente è così… ma certe notti ripenso a Gabrielle, l’unica donna che io abbia amato, e mi struggo di dolore per quello che le ho fatto, per la condanna eterna a cui l’ho dannata solo per avermi rifiutato. Sono un fottuto bastardo proprio come il mio giusto padre Agatos. Un proverbio degli umani recita più o meno così “tale padre, tale figlio”. Non penso che il mio papà la pensi come me, ma in fondo io e lui non siamo tanto diversi… entrambi siamo soli ormai… e probabilmente siamo stati sempre soli… nell’oscurità…

I'm back
Mi presento a voi umani, il mio è Lot Destr ma voi mi conoscete meglio come l’Imperatore Nero. Sono quello che definireste, con un cliché assai abusato, un Signore del Male. Attualmente sono dato per morto ma durante la mia vita ho compiuto molte azioni che la maggior parte di voi definirebbe rivoltanti. Vi racconterò quelle più curiose. Via via nei post che verranno. Non sarà costante. Ho meglio da fare che parlare con voi. Forse inizierò a parlarvi di quando ho distrutto la splendida isola di quel bastardo di mio padre o di quando ho sventrato un bambino solo per il piacere di vedere le sue interiora. Non sono un buono, avrei potuto esserlo, ma la vita mi ha portato verso altri lidi. Non ripudio ciò che ho fatto, ciò di cui mi sono macchiato, ma sappiate che per quanto sia nato propenso al male non sono il Male. Il male è ciò che ci spinge a compiere il male, è la gente che ti discrimina, è l’odio che corre per strada, è la rabbia che scoppia nei tumulti. Ed ora io mi nutro di queste passioni e divengo più forte, come ogni creatura votata al Male, quando le sento. E voi cari umani siete perfetti per fare del male. Siete corruttori e corruttibili come nessun altro. Vi amo e vi odio.
A birth is always happy
Era soddisfatto. Capitava poche volte ormai, l’orgasmo non gli procurava più quel piacere delle prime volte. Forse perché erano passati millenni dal primo rapporto sessuale che aveva avuto con una donna. Anche all’epoca era stato uno stupro. Difficilmente le donne si innamoravano di un tipo come lui. O almeno così pensava. In realtà alle femmine piace il bel tenebroso, l’uomo dannato. Ma lui non si era mai occupato di mode o di tendenze. Aveva visto questa bella sedicenne per strada. Quei capelli biondi ricci e il seno già florido a quell’età, l’avevano attizzato come poche volte era successo. L’aveva rapita con la velocità di un vento del deserto e portata in un luogo appartato. L’avevo violentata per ore prima di riuscire ad ottenere il vero piacere. Ora non sapeva cosa farci di quel pezzo di carne nuda, svenuta per l’atrocità che era stata commessa al suo corpo e alla sua anima. Decise di lasciarla in vita. Una così bella creatura doveva vivere, soprattutto dopo aver assaggiato il seme di un essere superiore quale lui era. Tanto probabilmente sarebbe morta durante la gravidanza. Non aveva figli, non perché non li volesse, ma perché tutte le femmine con cui aveva copulato, erano morte. Troppo potere pensava, ma sapeva bene che morivano anche per le atrocità che avevano in grembo. Mostri creati dai suoi geni corrotti. Pensò che poteva tornare a trovare la ragazza fra qualche giorno, aveva sempre un altro buco da esplorare.
Gli eventi della Rivoluzione d’Ottobre lo colsero impreparato. Come lo era stato per la Rivoluzione Francese. Lo zar era decaduto e con lui tutti i progetti che aveva coltivato da secoli con la Madre Russia. Ormai quel paese non era più una sua priorità. Si trasferì quindi a Monaco, spirava un’aria di violenza e paura in quelle lande. Un’aria che ben ricordava. Si invece scordò della bella ragazza dai capelli biondi. Tanto sapeva che non avrebbe mai potuto far nascere un suo erede. Nessuna poteva. Questa storia ci fa capire come anche un immortale può errare. Qualche mese dopo in uno scantinato infestato dai topi di San Pietroburgo, venne alla luce il “mostro”. Così orrendo che la madre morì di crepacuore quando lo vide. Anche chi era nel locale, la nutrice, la nonna del pargolo, morirono, ma loro non per cause naturali. Fu il neonato. Un singolo impulso al cervello. Un ictus di massa. Non voleva avere spettatori della sua nascita che fossero in vita per raccontarla. O peggio ancora, parenti umani. Lui era Dark King. L’unico suo consanguineo era suo padre. Lot Destr, meglio conosciuto come l’Imperatore Nero.
Apocalypse Please
La incontrai in un mondo che aveva subito un olocausto nucleare, finsi un’amnesia, millenni prima ne avevo avuta una, reale, di amnesia e non fu così difficile fingere. Mi raccontò di come le potenze del suo mondo per uno scherzo del destino si distrussero vicendevolmente in pochi giorni. I sopravvissuti lottavano contro le malattie, la fame, la sete e le strane creature che l’olocausto nucleare aveva creato. Sembrava di trovarsi in un filmaccio di fantascienza degli anni ’50. Mi chiedevo perché non ci fosse un dannato computer pazzo quando serviva per sterminare questi pochi e stupidi umani rimasti. Volevo silenzio. Volevo, ed è un controsenso, lo so, sentirlo da me, volevo la pace. Lei mi ricordava la bella Gabrielle. Era inquietante come l’avessi conosciuta in una situazione abbastanza simile. Non feci nulla quando la tarantola gigante la uccise, anzi infierii sul cadavere perché mi ricordava quella ragazza che mi aveva stregato la mente molto tempo prima. Non mi sentiì molto in colpa quando per errore innescai uno degli ultimi dispositivi nucleari rimasti. Una bomba al cobalto. E fu tutto molto un rosso e un azzurro senza fine. Solo io sopravvissi. Tutto il pianeta era un magma ribollente. Ora avevo la pace.
Apocalypse Please…

