Notizia flash: Mad Dog processato dal Santo Tribunale della Fede della Nuova Universale Chiesa del Cosplay!

Visione distorta. Effetto Neve. Poi schermo nero. Ed ecco una voce, neutra, senza inflessione alcuna, falsa, computerizzata.

“A seguito dell’ultimo post del demone cornuto, Mad Dog, sul cosplay, la maggior parte dei cosplayers italiani si sono riuniti nella Nuova Universale Chiesa del Cosplay (NUCC). I suoi ferventi adepti, guidati da un misterioso Gran Sacerdote del Cosplay, adorano la dea Atena dei Cavalieri dello Zodiaco e odiano profondamente chiunque osi insultare la loro sacra passione… questo è l’unico video che è rimasto che documenta la vicenda del processo di Mad Dog per eresia del cosplay…”

Il video si fa ancora più distorto, disturbato. Passano i secondi e pian piano si sovrappone un’immagine, prima molto scura ma poi sempre più chiara e definita. Ora nel filmato c’è uno sterile edificio di pietra bianca di forma quadrata ricco di colonne doriche in mezzo alla campagna. Sembra uno dei templi greco-romani che si trovano largamente in Grecia e in Italia. Una giornalista, vestita e truccata alla perfezione, sta parlando. Il suo microfono ha il simbolo del TG3. La voce si sente a tratti.

“[…] accusata anche della scomparsa di alcuni cosplayers e del famoso Willwhoosh. Accuse che la NUCC ha respinto con forza nei giorni precedenti scatenando ferventi polemiche. […] il processo al cosiddetto Mad Dog che si terrà oggi stesso qui al Sacro Tempio […] accusato di eresia e spergiuro ai danni del cosplay, i due più gravi peccati riconosciuti dalla NUCC. […] contenzioso con l’Italia, l’UE e l’ONU di cui non riconosce la sovranità e […] cavillo giuridico, scovato dai solerti avvocati della NUCC, che precluderebbe alla giustizia italiana di poter […] Mad Dog sia andato di suo spontanea volontà al processo e il Gran Sacerdote della NUCC ha dichiarato che il processo ha solo valore simbolico e che non ci sarà alcuna punizione corporale. […] collegare con l’interno del Sacro Tempio con una telecamera nascosta che […]”

Il video si fa sgranato, si fa scuro, poi torna un’immagine chiara, visibile. Si vede una stanza di pietra riccamente addobbata di statue e colonne, con mobili in legno scuro pregiato. La ripresa è di lato e si può vedere nella parte alta dell’immagine un massiccio tavolo sopraelevato in cui trovano cinque cosplayers. I loro cosplay sono molto curati e precisi e tutti assai complicati. Dietro di loro c’è una statua, sembrerebbe d’oro, della Divina Atena nelle fattezze di Lady Isabel. Le uniche altre due persone visibili in sala sono l’Avvocato della Fede dell’Accusa Giusta e Veritiera e il demone cornuto Mad Dog, al banco degli imputati. Ha una camicia di forza ed è incatenato sia alle mani che ai piedi. Una museruola gli copre la bocca.

Il Primi Giudice, che indossa una complicata armatura tratta da un videogame giapponese a cui hanno giocato solo in due in Italia, si alza e parla in maniera solenne.

“Dopo aver ascoltato tutti i testimoni dell’accusa, onesti e ligi al dovere e dopo aver deciso la sua sorte, le diamo la possibilità di appellarsi alla Sacra Corte per chiedere clemenza. Se ci chiede umilmente scusa faremo in modo che non soffra troppo. Toglietegli pure la museruola.”

Due persone, con divise da membri della NERV, tolgono con circospezione la museruola al demone cornuto. Mad Dog sgranchisce la sua possente mascella e poi parla con la sua classica voce gutturale e profonda.

“Vostro disonore io mi dichiaro fermamente colpevole di tutto quello che mi accusate! Sono ben felice e contento di aver spergiurato, se così voi dite, il cosplay. E di aver compiuto eresia. Anche se forse abbiamo una visione diversa del mondo. Siccome sono buono sapete che faccio? Vi dico anche altro! In fondo vi devo rendere onore per come mi avete rapito e detenuto nelle vostre prigioni nei livelli nascosti e sotterranei di questo vostro tempio. Pochi possono sapere le formule per incatenarmi. E altrettanto pochi le sanno pronunciare nella maniera giusta. Quindi sono magnanimo, io verso di voi, e vi rivelerò altri peccati che ho commesso. Prima fra tutti quel bel thé che vi siete bevuti con gusto e di cui avete apprezzato l’aroma deciso… era piscio. Mio per la precisione…”

Il video qui si fa mosso e si sentono rigurgiti e altri suoni corporali. Poi torna alla normalità.

“Poi, e questo sono sicuro che renderà più lieta la vostra giornata, ho fatto sparire io il cadavere di Willwhoosh. D’altronde voi non mi davate da mangiare. E poi carissimi stronzi della Demente Corte avete condannato quel Willwhoosh alla Vergine di Ferro e solo per essere apparso sulla copertina di Cioè! E’ troppo anche per i miei di standard! Un altro peccato che devo confessare è quello di essere io la causa della scomparsa di alcuni cosplayers in questo periodo… è sempre la fame che mi ha tentato! Ma, a mia discolpa, erano cosplayers di Naruto quindi non dovrebbe essere un peccato no? Nessuno sano di mente mi perseguiterebbe per aver mangiato dei Naruti… Il problema è che voi non mi sembrate molto sani di mente. Non mi sembrate nemmeno tanto intelligenti a dir la verità. Anzi… non mi stupire se aveste un QI medio di una tazza del cesso! Infine l’ultimo peccato che voglio confessarvi è che… sono stato io farlo… io ho osato accoppiarmi con la vostra sacra statua di Atena la dietro!”

A questo punto si alzano molte urla da parte dei giudici, si sentono più voci che urlano “tortura” e “al rogo”. Il video si fa di nuovo sgranato, distorto torna l’effetto neve e dopo alcuni minuti torna un’immagine. Mad Dog, i giudici e un’altra persona si trovano in una sorta di sala delle torture. Il demone cornuto è seduto su un sedile a forma di piramide che sta dilaniando la sua carne o almeno dovrebbe.

“Si ancora! Mi piace questa violenza! Non è che qualcuno mi potrebbe frustare con quel gatto a nove code?” chiede il demone con una voce suadente.

I cinque giudici sono esterrefatti, letteralmente impietriti.

“Ma non dovrebbe far del male?” chiede uno al boia, che indossa un vestito di Gargoyle tratto dal “Il Mistero della Pietra Azzurra”, l’uomo risponde solo scuotendo la testa affranto.

“Abbiamo provato tutto la garrota, la ruota, la pera, persino la tortura del topo! Nulla gli provoca tormento ma solo piacere! E’ da due ore che sta lì e ha detto che non dobbiamo toglierlo che gli piacendo troppo!” disse il boia che poi scoppiò a piangere per la disperazione.

“Comunque” questa era la voce di Mad Dog “sapete una cosa. Quando parlavo degli incantesimi che mi possono incatenare, ho detto che ben poche persone sanno pronunciarli in maniera giusta… e non mi pare mica di aver specificato che voi l’abbiate pronunciati in maniera giusta! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH”

Detto questo i cinque giudici si scambiano sguardi impauriti. Poi si fa tutto scuro. Si sentono ancora delle voci. Gli umani sono preoccupati, non sanno cosa sia successo. Dopo si sente un rumore metallico come di catene che vengono letteralmente divelte. E urla. Molte urla. Infine, dopo che sono cessate anche queste urla umane, l’unica cosa che si sente è una risata demoniaca. Ed il video finisce così.

Mad Dog presenta Alice in Wonderland

“Salve cari amici e care amiche che ci leggete da vicino e da lontano, da sopra la tazza del cesso e da dentro la scatola di sardine che chiamate metro, io sono Mad Dog il demone cornuto e come ogni Natale è giunta l’ora di raccontarvi una storia che vi faccia venir voglia nuovamente di fare tanti regali che l’economia fa schifo e se non fate qualcosa andrete tutti zampe all’aria! E ricordatevi comprate italiano! Iniziamo questa bella storia, io sono accanto un bel focolare, sono in una vera casa vittoriana. E’ una casupola, piccola, a Londra. Si chiama Buckingham Palace o qualcosa del genere. Quindi ora apro questo gigantesco tomo… che ha davvero un titolo gagliardo!”

Mad Dog presenta Alice a Wonderland

C’era una volta tanto tempo fa in una galassia lontana lontana… ah no scusate, ho sbagliato introduzione. Ecco ricominciamo. C’era una volta nell’Inghilterra vittoriana, terra di Dracula, Sherlock Holmes, Dorian Gray, Jack lo Squartatore, Peter Pan, Scrooge, il Dottor Jekyll e Mister Hyde, una ragazza di nome Alice Elizabeth Nemesi che doveva essere data in moglie al vecchio Ambasciatore di Dakar, il noto consumatore di grappa Valberyx Relais-Ganze. La giovane donna non amava affatto l’attempato signorotto che gli volevano far maritare quindi tentò di scappare dalla casa paterna in cui l’avevano rinchiusa. E la nostra storia inizia da qui.

Alice correva a perdifiato. Aveva saltato con un sol balzo le scale della sua abitazione e si stava dirigendo più lontano possibile da quel vecchio inquietante che straparlava di demoni, alcol e diritti civili. Era quasi notte, le strade erano illuminate fievolmente da numerosi lampioni ad olio che lasciavano molte ombre ad incombere per la città di Londra. La ragazza urtò molte persone nella sua fuga prendendo sia gli insulti di qualche passante che i fischi acuti dei poliziotti che pattugliavano le strade. L’Ambasciatore di Dakar le andava dietro come poteva, infatti le sue vecchie gambe afflitte dalla gotta non l’aiutavano. Vide che la ragazza si stava dirigendo verso uno dei tanti parchi che adornavano la città. Stava per raggiungere la sua promessa sposa quando una delle gambe cedette lasciandolo da solo in mezza alla strada male illuminata. Il dolore era lancinante, acutissimo. E lo fu ancora di più, ma durò molto poco, quando la carrozza dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana, Viola Vitalis, lo investì uccidendolo sul colpo. L’Ambasciatrice non si accorse di nulla così come il suo vetturino che continuò imperterrito a puntare verso il Palazzo Reale dove la Regina Thirrin attendeva la sua cara amica proprio per una cena di gala per il matrimonio dell’Ambasciatore del Dakar. Dovete anche sapere che Viola Vitalis, nota per la produzione del suo famoso yogurt per la digestione, era stata l’Ambasciatrice di Dakar fino all’anno prima quando era tornata in Toscana ed era stata eletta Ambasciatrice a Londra del Gran Ducata di Toscana. Torniamo ad Alice anche lei, inoltratasi nel parco, non si era accorta della prematura fine del suo, già defunto, marito. Troppo occupata a scappare non aveva fatto caso allo “splat” che aveva sentito dietro di lei. Ora cercava un buon posto dove nascondersi dagli occhi, seppur afflitti dalla vecchiaia, del suo inseguitore. Proprio mentre stava cercando qualcosa nel parco vide un essere bianco sfrecciare davanti a lei. Sembrava un coniglio bianco ma era più grande di un normale coniglio ed indossava un completo con tanto di panciotto, occhiali firmati da Armani ed un orologio con la catenella.

“Son in ritardo! Son in ritardo la Regina mi taglierà la testa! Non mi dovevo fermare a guardare quelle conigliette di Playboy che si spogliavano! Stupido Borgo! Stupido!”

L’essere non si era minimamente accorto della presenza di Alice e si buttò a capofitto in un buco nel terreno, abbastanza grande, pensò la ragazza, da far passare anche lei. Alice, quindi, decise di seguire quel coniglio bianco nella sua tana per salvarsi dal suo inseguitore. Appena si infilò nell’anfratto la nostra protagonista venne risucchiata in un tunnel oscuro di cui non vedeva la fine dato che l’oscurità obnubilava la sua vista. Capiva di stare cadendo e pensò che si sarebbe fatta molto male una volta che la sua caduta si fosse fermata, invece, toccò magicamente terra poco dopo senza alcun danno. Dal fondo dell’antro non riusciva a vedere il buco da cui era precipitata e non sapeva nemmeno per quanto tempo fosse precipitata, poteva essere un minuto come un’ora. Aveva perso la cognizione del tempo. Alice si rialzò e si spolverò il grazioso vestito azzurro che ora era pieno di terriccio e fanghiglia. Si guardò attorno e si accorse che l’unica via era perfettamente davanti a lei, un piccolo corridoio illuminato da una lampada ad olio. Dopo averlo percorso si ritrovò in una stanza più grande, una vero e proprio salotto arredato con fine gusto. C’era un caminetto in cui scoppiettava allegro un fuocherello, c’erano alcune poltrone, un divano, una libreria ricolma di strani libri dal poco spessore e dalla bassa altezza. Ne prese qualcuno, c’erano dei disegni sopra, strani disegni. Nella copertina di questo strambo libro c’era una ragazza dai capelli azzurri ed il titolo del tomo che aveva preso era “Evangelion”. Rimise subito a posto quel volume, infatti la sua razionale mente da educata ragazza vittoriana aveva subito pensato che quell’opera letteraria non era fatta assolutamente per lei ma sicuramente per qualche persona assai disturbata nella mente. Decise che era arrivato il momento di uscire da quella stanza (si, lo so cosa pensate, ma il suo cervellino in questo momento era troppo impegnato nel razionalizzare quello che aveva visto e non si poneva la questione del perché qualcuno avrebbe dovuto costruire un salotto così in profondità e con un’entrata così strana. C’è anche da dire che forse il suo cervellino non avrebbe potuto porsi tale questione…). Alice vide che c’erano due porte nella stanza, una piccolina che non avrebbe mai potuto attraversare ed una più grande, a sua misura. Aprì quest’ultima e si ritrovò in una stanza completamente spoglia, grande quanto il salotto. In fondo c’era un’altra porta. Si stava avviando con passo deciso verso il fondo della stanza curiosa di sapere dove portasse la nuova porta quando vide che davanti a lei c’era un topolino di campagna assai strano che la guardava preoccupato. Il roditore aveva in testa un basco nero, un semplice gilet marroncino e stava dipingendo su un minuscola tela. L’oggetto del suo dipinto era un tocco di formaggio con i buchi così tanto succulento che lo stesso topo aveva la bava alla bocca. Purtroppo la nostra Alice aveva paura dei topi quindi non ci pensò due volte e spiaccicò il topolino con la sua scarpa. Quello, impietrito dalla paura, nemmeno si mosse e prima di morire riuscì soltanto a fare un mesto squittio. (Che nella lingua dei topi significava più o meno “Da morto le mie opere varranno di più!). La ragazza, comunque incuriosita dal dipinto, lo avvicinò agli occhi per vederlo meglio e si accorse che in basso al lato della tela c’era una scritta “Zerov”. Forse quello, si disse, era il nome del topolino che aveva appena ammazzato e si prese il quadro nella speranza che, ora che il pittore era morto, anche se un ratto, potesse valere molto. Alice quindi cercò di avvicinarsi alla porta a cui stava andando prima di essersi fermata per schiacciare l’infido topastro ma più si avvicinava e più il suo obiettivo si allontanava e si rimpiccioliva fino a ridursi ad una porticina di minuscole dimensioni. “Solo un topolino potrebbe passare per questa minuscola apertura” pensò mestamente Alice a cui venne un’idea. Frugò nel gilet dell’animale che gli era rimasto appiccicato alla suola della scarpa. La sorpresa fu grande quando trovò una piccola chiave e un pezzo di formaggio mezzo ammuffito. Dato che la nostra ragazza aveva fame e non mangiava nulla dal pranzo, decise di mangiare quel poco formaggio, giusto per mettere qualcosa sotto i denti. Il formaggio faceva schifo e per poco la nostra eroina non vomitò tutto quel poco che aveva nella stomaco. Dovete infatti sapere che la nostra Alice era fissata con le diete e quindi ci teneva ad essere snella e mangiava poco per tenersi in forma, anche, all’epoca, non avevano inventato Pesoforma! Alice non sapeva cosa fare ora, decise che almeno avrebbe provato a mettere la minuscola chiave nella serratura della porticina. Ci riuscì, dopo molti sforzi, quasi contorcendosi e riuscì ad aprire la porta la quale, appena apertasi, si ingrandì fino a diventare della sua grandezza. Nella stanza successiva trovò una sorta di grande labirinto formato da dei banconi disposti in modo assai strano, sembrava un mercato ma così grande e così complicato quale non aveva mai visto nella Londra di sopra. Notò che molte specie di animali, tassi, faine, talpe, daini, e chi più ne a più ne metta affollavano questo spazio che le sembrava infinito. All’improvviso però sentì un terribile crampo allo stomaco e si accorse, mentre il dolore aumentava, che vedeva gli oggetti rimpicciolirsi sempre di più. Dopo qualche secondo sentì una botta alla testa e capì che, non era il mondo che era diventato più piccolo ma lei che era diventata un gigante e aveva sbattuto il capo sul soffitto di quella grande sala che ora sembrava invece assai piccola. Alice, disperata per la sua situazione, si mise a piangere, pensando a tutto quello che era successo, alla sua famiglia, al fatto che volessero maritarla con un vecchio orbo. Poteva avvertire fievolmente quelli che le sembravano urli, ma in quel momento non se ne curò molto ancora ingarbugliata nei suoi pensieri. Si accorse, comunque, che sparito il lancinante dolore, stava, pian piano tornando ad una statura normale. Grande fu la sorpresa quando vide che le sue lacrime avevano originato un grande mare in quei pochi minuti in cui aveva pianto. Molti animali erano periti per annegamento e i loro cadaveri galleggiavano sul pelo dell’acqua. “Per fortuna io so nuotare!” pensò Alice notando che alcuni animali e cioè un Dodo, un Aquilotto e un Pappagallo stavano precariamente a galla sopra un tavolo. Il Dodo, evidentemente più anziano di loro, che portava un paio di occhiali a lorghette e un bel bastone intarsiato, stava rimproverando i due altri uccelletti più giovani. Il primo, aveva il piumaggio ancora nero mentre l’altro, con un piumaggio multicolore come si confà alla sua specie, aveva anch’esso gli occhiali.

“Daniele e Marco per colpa vostra è morta la povera Greta! La dovevate proprio legare come un salame?” disse il Dodo indicando con un’ala una Papera tutta avvolta in una corda che galleggiava morta lì vicino.

“Non è colpa nostra, nostra, è colpa colpa dell’umana umana!” disse il pappagallo guardando storto Alice. La ragazza, sentitasi presa in causa, volle replicare e quindi si avvicinò alla zattera improvvisata del trio, scansando con disgusto la Papera morta.

“Mi spiace per la vostra amica e per il trambusto che ho fatto…” disse la ragazza veramente dispiaciuta per aver ucciso tanti poveri piccoli animaletti.

“E siamo anche tutti bagnati!” disse l’Aquilotto che non provava affatto rimorso per quel che aveva fatto alla povera Greta e per la sua precaria fine.

“Per fortuna l’acqua ormai è completamente defluita ed io so un modo per asciugarci presto, dobbiamo fare una Corsa Sfiancante di Wonderland™ così saremmo subito asciutti. Poi ragazzina ci darai quello che hai per compensare la perdita della nostra preziosa merce!” disse il Dodo tutto serio.

“Cosa sarebbe questa corsa e cos’è Wonderland?” chiese Alice che non aveva mai sentito questo particolare sport e di questo luogo di cui parlava il Dodo.

“Wonderland è dove ci troviamo dove regna la Regina di Cuori e il suo consorte. Invece la Corsa Sfiancante di Wonderland™ consiste nel correre tutti in cerchio, si inizia quando si vuole e si finisce quando si è asciutti, si fa il giro che si vuole ma bisogna sempre seguire quello che ti sta dietro. Semplice no?” esclamò l’uccello estinto nel mondo di superficie partendo a razzo seguito dagli altri due uccelli. La corsa non fu affatto facile infatti Alice non aveva ben capito come si svolgesse per bene e, inoltre, evitare i cadaveri degli animali morti non era molto semplice ma alla fine tutti e quattro erano di nuovo belli asciutti anche se molto stanchi. Il Dodo si avvicinò alla ragazza, volendo evidentemente qualcosa in cambio per la perdita della sua preziosa merce ed Alice non trovò nulla di meglio da dargli che il cadavere del topo insieme al suo quadro, che aveva riposto con cura in una della sua tasche dopo aver trovare la chiave della porta minuscola. “Almeno ho la cena pronta!” esclamò il Dodo tutto contento, sbarazzandosi del dipinto, tornando dai suoi compari. Alice si stava avvicinando verso una grande porta da cui poteva vedere un scenario campestre, colline, boschetti di conifere tagliati da sentieri serpeggianti, quando venne fermata da due strane persone. Erano due donne, molte magre e abbastanza basse, senza collo, l’unica differenza era il colore dei capelli, una c’è li aveva rossi e l’altra invece neri. Erano anche vestite uguali, avevano una sorta di pigiama a righe bianche e nere, mentre in testa avevano un colbacco nero.

“Per colpa tua abbiamo perso…” iniziò quella con i capelli rossi.

“…tutta la nostra mercanzia!” concluse la donna con i capelli neri.

“Mi spiace molto di avervi recato danno…” disse Alice, che sinceramente si stava stufando di essere sempre rimproverata dagli abitanti di Wonderland.

“Io sono Tuidelpatti…” disse la rossa.

“…ed io sono Tuidelale.” finì l’altra sorella.

“Io mi chiamo Alice, piacere.” disse la ragazza che non sapeva bene come comportarsi con queste due strane persone.

“Per ricompensarci del maltolto…” disse per prima questa volta Tuidelale.

“… dovrai ascoltare la nostra più lunga ed apprezzata poesia!” finì Tuidelpatti.

“Sono sicura che è una bellissima poesia, ma ora io dovrei andare…” Alice non riuscì a finire la sua frase che le due donne intonarono insieme una strana cantilena che la costrinse ad ascoltare la poesia che ora, per il vostro gaudio, leggerete anche voi. Le due sorelle parlavano insieme contemporaneamente come fossero un coro di una chiesa.

“10 righe dai libri sulla rete,

abbiamo creato follemente,

e abbiam raggiunto tante mete,

per aver visite immensamente,

e tante persone liete,

son venute immediatamente.

Tanti ci copiano la pensata,

ma anche se son scorretti,

nessuno è come la nostra genialata,

dai fans siam sorretti,

perché la nostra idea era la più sensata.

Accoglierem presto sottobraccio,

Un Tricheco e un Carpentiere,

il fantasy per loro è canovaccio,

angeli e arlecchini fan ben volere,

“Adriano tu sei un ragazzaccio,

non la devi far gemere!”

“Lo devo fare perché la ragazza”,

Il Tricheco disse forte,

“mezzo lupo e mezza ramazza,

con la sua vita data a sorte,

dovrà far la pazza,

per evitare la morte!”

“No davvero”, il Carpentiere

disse assai ridendo

e il Tricheco con grande mestiere

aggiunse “Il libro attingendo

alla moda del quartiere

venderò ungendo!”

“Una bella vendita,

devo far fare,

e la mia borsa arricchita,

così tanto da guadagnare,

da campare di rendita,

che il mutuo devo pagare!”

“Io invece…” disse il Carpentiere,

“di angeli e demoni vado scrivendo,

tante cose forestiere,

che così la gente faccio impazzendo,

e lo strambo faccio prevalere,

a Milano, stupendo!”

“Luca insieme dobbiam fare,

qualcosa da cui vivere,

che non faccia cagare,

che soldi faccia piovere

e poi tanto brindare,

fino a farci commuovere!”

“Adriano sei nel giusto”

disse il Carpentiere

“un progetto robusto

dobbiam far compiere

di urban fantasy venusto

e con il demone cornuto come alfiere!”

Alice stava seriamente pensando ad un modo onorevole per togliersi di mezzo perché quella poesia, di cui non aveva ben capito il senso, era orribile e, aveva notato, aveva fatto scappare tutti gli altri animali che affollavano la sala. Le due sorelle, senza dire altre parole, presero a correre di gran carriera verso il fondo del salone, spingendosi a vicenda senza un motivo apparente che lasciò ancora più basita la ragazza. Alice decise quindi di avventurarsi verso il bosco che aveva visto precedentemente, si inoltrò nel primo sentiero che trovò e ben presto la natura attorno a sé inizio ad essere veramente molto strana. Gli alberi, infatti, aveva lasciato il posto a funghi giganti, dai molteplici colori che incutevano un quieto timore nella ragazza. Si fermò indispettita allorché si accorse che un fungo, ben più grande degli altri, bloccava il sentiero e che uno strano essere si trovava sopra questo fungo. Questo essere era un misto tra un bruco e un essere umano, orribile a vedersi ed emanava un odore nauseabondo. Aveva le testa e il busto di essere umano, poi il resto del corpo era quello di un viscido bruco dalle numerose zampe e con una corta peluria bianchiccia che gli cingeva tutto il corpo da insetto. In testa portava solamente una strana tuba con degli enormi occhiali sopra. Stava fumando da un narghilè e nemmeno si era accorto della presenza di Alice, quindi la ragazza si arrischiò a parlare.

“Chi sei?” chiese la nostra protagonista assai curiosa.

“Io sono il Brucaliffo Dimitri e tu signorina chi saresti che stai disturbando le mie ore di meditazione?” rispose l’essere i cui occhi continuarono ad essere vacui per l’effetto e la potenza della droga che stava respirando.

“Sono Alice e mi sono perduta inseguendo il Bian Coniglio… poi sono cresciuta a dismisura ed ora… non so più dove andare!” la voce di Alice era triste, si era infatti stancata di tutte queste sue avventure e voleva tornare a casa, per ora il pensiero di doversi sposare con il vecchio e orbo ambasciatore di Dakar era scomparso. La ragazza stava attendendo una risposta dal Brucaliffo ma si accorse che l’essere si era addormentato beatamente, allora, dato che gli faceva schifo toccarlo con le sue manine curate, prese un legnetto e colpì delicatamente l’essere sulla testa. Il brucuomo si svegliò e sembrò vederla per la prima volta, i suoi occhi infatti non sembravano adesso essere più schiavi della droga.

“Per sapere dove andare prima devi capire chi sei, quindi chi sei Alice?” chiese lo strano personaggio mentre aspirava copiosamente il fumo dal narghilè.

“Io sono Alice… sono una ragazza inglese…” rispose la protagonista del nostro racconto assai disorientata dalla domanda del Brucaliffo.

“Non intendo quello. Qual è il tuo ruolo in questa storia? In Wonderland? Ognuno qui ha un ruolo, io sono il saggio Dimitri che ti consiglierà su cosa fare, ma il tuo ruolo qual è?” chiese ancora sibillino il Brucaliffo.

“Non lo so…” disse la ragazza che si stava per mettere a piangere infatti in qualche modo le domande di quello strano essere la toccavano nel profondo, infatti non sapeva nemmeno lei bene chi fosse.

“Ci sono tanti ruoli che potresti ricoprire, la sciocca ragazza che si innamora dello pseudo-vampiro o la giovane dal tormentato passato che è destinata a sconfiggere il male o ancora potresti essere destinata a perdere la testa. La Regina Licia cerca sempre nuove pretendenti… ma… ora devo andare, il fumo è finito… a presto Alice!” disse il Brucaliffo per poi scomparire in una nuvola di fumo azzurrino. Alice non sapeva che fare ma si accorse, cosa che la fece stupire ancora di più, che anche il fungo era scomparso ed ora il viottolo continuava portando ad un giardino ed una casa che assomigliava alle normali case di campagna dell’Inghilterra. Appena Alice riuscì a vedere per bene la casa si accorse che aveva le porte spalancate e una marea di utensili da cucina giaceva sul giardino. Molti strani nani da giardino, che raffiguravano creature d’incubo con tentacoli, zoccoli e corna, erano stati danneggiati e distrutti dal lancio degli attrezzi per cucinare. In casa, come appurò ben presto, non c’era anima viva. Da quel che poteva vedere chiunque fossero gli abitanti di quella abitazione erano andati via di gran furia. La ragazza decise di continuare a seguire il sentiero che l’aveva condotta fino a lì e che vedeva in lontananza si divideva in due tronconi differenti. Stava per arrivare all’incrocio quando si accorse che su un ramo di un albero che si trovava accanto a lei si stava materializzando qualcosa di assai strano. L’essere era una sorta di gatto, ma grande come mai ne aveva visti, con il pelo rossastro con alcune righe nere, aveva un sorriso sornione, una bocca troppo larga quasi quanto tutta la faccia. I suoi molti denti erano aguzzi e sporchi di sangue, così come gli artigli. Per completare il tutto questo gatto aveva le corna ricurve da caprone. Alice era sinceramente impaurita da questa apparizione, era l’essere più pericoloso che avesse mai incontrato a Wonderland, questo poteva ben capirlo. La sua risata era gutturale e vulcanica, la osservava di sottocchio divertito.

“M-mi diresti” – iniziò a dire la ragazza che tremava dal terrore ma voleva comunque sapere come tornare a casa – “quale strada devo prendere per andare via di qui?”

“Tutto dipende da dove vuoi andare, piccola umana.” rispose il gatto demoniaco sogghignando ancora di più e mostrando per bene tutti i suoi denti affilati.

“Il dove non ha importanza…” disse Alice che era ancora più confusa e impaurita data la risposta dell’animale.

“E allora non ha importanza nemmeno dove vai piccola umana.” disse il gatto ora ridendo di gusto, aprendo la sua bocca in cui la ragazza poteva finire in un sol boccone.

“Voglio tornare a casa!” esclamò Alice al colmo della paura.

“Non te la fare sotto, piccola umana. Beh, se prendi la strada a destra vai dal Cappellaio, lui è matto. E se vai a sinistra vai dalla Lepre Marzolina. Anche lei è matta. Qui siamo tutti i matti! Ed è bello così cara la mia piccola umana. Non mi sono presentato, che cattivo gatto che sono, mi chiama Mad Dog e sono un gatto del Cheshire. Non so cosa cazzo vuol dire, ma è così che mi dipingono!” le parole del gatto erano veloci e la sua voce sembrava avere il rumore della lava che viene eruttata da un vulcano. Alice comunque si era calmata perché vedeva che il gatto non aveva intenzioni malvagie.

“Ma se sei un gatto come mai ti chiami Cane Pazzo?” chiese Alice sempre perspicace quando c’era da insultare le persone che aveva appena incontrato.

“Non sarebbero fatti tuoi… – disse il gatto sbuffando infastidito – ma io non sono proprio un gatto sono più un demone. Anzi di solito non ho questa forma particolare, anche se qui io sono un gatto in effetti. E’ complicato e la tua povera testolina da umana certe cose non le può comprendere. Ora se non ti dispiace, mi piacerebbe rimanere con te a parlare di Wonderland e della Regina Licia e delle teste mozzate ma inizio ad avere fame e sento che c’è un maialino-bambino qui intorno di cui vorrei cibarmi! A presto piccola umana!” disse il demone gatto sparendo poco a poco.

Alice non sapeva proprio cosa fare, questo paese Wonderland era così strano, così diverso dalla sua semplice e quotidiana Londra. Quasi si pentiva di essere scappata da suo futuro marito. Decise comunque di andare avanti e pensò di andare a trovare il Cappellaio, senza un vero e proprio motivo. Dopo qualche minuto di cammino arrivò alla casa del Cappellaio che trovò fatiscente e a pezzi, un vero e proprio rudere, però davanti alla casa c’era un lungo tavolo apparecchiato alla perfezione per il thè. Notò che a tavola c’era tre strambi individui. Il primo era un uomo normale, con un vestito ricco di pizzi, dai colori sgargianti, con i capelli lunghi castani ed un cappello a tuba più grande della sua testa, il secondo era una lepre grande il doppio dell’uomo, indossava un vestito simile al Cappellaio, il terzo individuo era un Ghiro che dormiva alla grossa facendo da cuscino agli altri due che stavano consumando un thè. La Lepre Marzolina guardò la ragazza appena arrivata e finendo il suo thè disse: “Qui non c’è posto per te, è tutto occupato!” Comunque Alice, vedendo che c’erano molti posti liberi si mise seduta, perché aveva sete e voleva bere anche lei un po’ della bevanda inglese per eccellenza. “Siamo bloccati in un loop temporale che fa si che sia sempre l’ora del thè, per questo ragazza non c’è posto per te, i posti sono sempre per noi, ci muoviamo per prendere quelli nuovi!” disse la Lepre Marzolina non disse che era colpa sua se il tempo si fermato, infatti aveva importunato una persona sbagliata per farla aderire al progetto suo e del Cappellaio Matto, cioè 10 Tazze di Thé, e quella persona era Signor Tempo che se l’ha prese molto per il tempo perso per essere stato importunato. La Lepre guardò malamente Alice che stava per assaggiare il suo thè, infatti ormai la ragazza aveva proprio abbandonato le buone maniere vittoriane di casa sua, se tutti qui si comportavano da pazzi, perché non poteva farlo anche lei si diceva? Alice notò che davanti a lei c’era un bel cannolo con la crema pasticcera, un cannolo molto appetitoso, quindi stava per prenderlo in mano quando sentì un grido acutissimo. Era il Cappellaio che aveva una voce strana, del nord, scozzese forse si disse la ragazza, ma aveva anche qualcos’altro di strano che non sapeva identificare.

“Il cannolo è mio!” urlò il Cappellaio “Non lo devi mangiare te! E’ mio!” – e agguantò il dolce mettendoselo tutto in bocca e mangiandolo in sol boccone – “Io comunque sono Fabio noto come il Cappellaio Matto, lui è Ata ma lo chiamiamo tutti la Lepre Marzolina, non ricordo perché… e poi lei è Flavia. Dorme sempre. Ed ora levati dai piedi ragazzina che dobbiamo bere il thè è quasi ora!” quindi il Cappellaio che cambiò posto e così anche la Lepre che si portò appresso il Ghiro usandolo ancora come cuscino. Alice decise di andare via da quel branco di pazzi dato che non era la benvenuta, poi il loro thè era davvero strano, ora le apparivano i colori tutti sballati, tutti più vividi, si chiese che strano thè fosse mai quello che aveva bevuto per farle quest’effetto. Si inoltrò di nuovo per il sentiero che aveva seguito prima e si trovò un tipico giardino all’inglese, pieno di rose rosse e di alberi dalle chiome anch’esse rosse. Sentiva che c’era un strano odore metallico nell’aria, un odore che capiva e non capiva cos’era allo stesso tempo. Notò che delle carte da gioco dalla forma umana stavano portando via dei corpi di uomini-carte senza testa e che lì vicino a loro c’era un gruppetto di persone di cui conosceva solo il Bian Coniglio. La ragazza gli andò incontro e capì che aveva davanti la Regina di Cuori di Wonderland e quindi si inchinò con rispetto. La Regina di Cuori era una donna bassa, con dei cappelli rossi cortissimi, un vestito assai elaborato, di stile vittoriano, in cui campeggiava in bella evidenza in molteplici forme il simbolo dei cuori. La corona della Regina Licia era formata da cuori umani cuciti insieme e infusi nell’oro. Accanto a lei c’era il Re di Cuori, vestito in maniera consona ad un regnante come lui, con molti gradi militari e con una corona simile a quella della sua Regina, era di poco più alto della Regina. Inoltre c’era pure il Fante di Cuori, che portava un elmo pieno di arabeschi che rappresentavano lo stemma della casa reale ed aveva un’armatura brillante e assai pensante almeno così sembrava dal modo in cui si incurvava la schiena dell’uomo. La Regina, che aveva le pupille a forma di cuore stilizzato, guardò stranamente la nuova venuta.

“Chi sei tu ragazzina?” disse la sovrana con la sua voce chiara e squillante squadrando dall’alto in basso, per quanto poteva fare con la sua modesta altezza, la giovane che aveva davanti con quel ridicolo completino bianco e azzurro.

“Mi chiamo Alice, sua altezza reale, e vengo dalla Londra che sta di sopra.” disse la ragazza ancora inchinata.

“Ci manca un giocatore per giocare al Croquet di Wonderland™, uno dei giocatori aveva fatto un punto contro di me e quindi ho dovuto tagliargli la testa, così come all’arbitro e ad un tizio che passava, sai, non aveva letto i miei libri. Tu li ha letti vero? Le Fantastiche Cronache di Wonderland™…” chiese la Regina Licia sibillina.

“No io…” ma Alice non riuscì a finire la frase che la Regina urlando la interruppe.

“Cosa? Tagliatele la testa!!!!” la faccia della Regina era diventata paonazza dal furore ma venne presto calmata dal Re di Cuori che le poggiò una mano sulla spalla.

“Cara, lei non abita qui è normale che non sappia dei tuoi libri, falla portare dal Grifone alla libreria della Falsa Tartaruga… così potrà anche leggere i miei di libri, Estasiato di Wonderland™ e tutti gli altri come il libro che ho scritto con il Fante di Cuori, Licia la Star di Wonderland™. Tutti libri bellissimi, che vendo ad un prezzo modico, addirittura se li prendi tutti ne hai uno in regalo!” disse il Re di Cuori che era un grande venditore e sapeva destreggiarsi molto bene nel marketing. Presto Alice, senza che potesse obiettare qualcosa, venne presa malamente da un Grifone che era sbucato dal nulla e portata in volo verso un Castello tenebroso che rappresenta, anch’esso, nelle forme il raccapricciante simbolo della casa regnante.

“Quello è Castel Mondador, il Castello della Regina e del Re di Cuori. Io comunque sono Odry, piacere di conoscerti.” disse l’animale che la stava trasportando con la sua voce graffiante ed inumana.

“Il piacere è tutto mio, mi chiamo Alice.” disse la ragazza mentre veniva sballonzolata nelle zampe del Grifone.

Il volo non durò molto e presto atterrarono sul tetto di un torrione sinistro e pauroso, con i merli a forma di cuore. Il Grifone indicò con una zampa la porta che portava al pieno di sotto della torre.

“Dobbiamo passare dalle prigioni prima, è lo standard per chi come te si perde qui a Wonderland. Così puoi vedere come non devi sbagliare…” disse l’animale in maniera misteriosa. La ragazza si chiese che genere di detenuti ci potessero essere nella prigione e tremò di paura pensando ai personaggi che aveva incontrato a Wonderland e che erano perfettamente in libertà. “Chissà come saranno pessimi questi detenuti…” pensò.

Scesero delle scale scure e malandate, per poco Alice non si fece tutti gli scalini in discesa libera, ma alla fine arrivò ad un corridoio molto lungo, stranamente più lungo di quanto potesse far pensare la torre da fuori, attorniato da celle in cui si potevano vedere i vari detenuti. Nella prima cella che incontrarono c’era una ragazza, che avrebbe potuto avere l’età di Alice, completamente vestita di bianco, anche la sua pelle era assai cerea, sembrava che si fosse immersa nella farina. Si muoveva piano, guardandosi con curiosità morbosa le dita delle mani e facendo esclamazioni felici a tutti i piccoli granelli di polvere che vedeva danzare nell’aria.

“Quella è la Anita Book, la Regina Bianca, una volta era un’appassionata di libri ma poi ha bevuto troppo thé del Cappellaio… e beh, da allora è sempre fatta come una scimmia. La Regina Licia non può tagliarle la testa, il thè l’ha resa immune alla morte. Però l’ha fatta completamente impazzire!” disse il Grifone, anche abbastanza divertito da quella visione.

Nella cella esattamente davanti a quella della Regina Bianca c’era invece una donna interamente vestita di nero, con un vestito vittoriano molto dark, noi diremmo che fosse gothic ma Alice non sapeva cosa volesse dire quel termine, quindi le sembrava solo molto dark. Anche la pelle della donna, e i capelli, erano scuri, ma era un nero diverso da quello dei neri dell’Africa che Alice aveva visto alle volte per le vie di Londra, no quello era il nero del buio, dell’oscurità senza luce. Un nero che inghiottiva gli altri colori e la luce stessa, infatti riusciva difficilmente a scorgere questa figura che la osservava malamente da dietro le sbarre della sua cella.

“Quella invece è Lara, la Regina Nera, il suo regno è stato inglobato dalla Regina Licia tempo fa, nel suo caso è ancora viva perché si teme che se l’ammazziamo una tremenda maledizione cadrà su di noi. Una maledizione “metal”, che nessuno sa bene cosa voglia dire. La Regina Nera per sconfiggere la nostra di Regina aveva evocato il GLabberwocky ma questi, non si sa ancora perché, si è rivoltato contro di lei e le ha mangiato il marito il Re Nero e tutto l’esercito. Qualcuno dice che abbia sbagliato l’evocazione e che il GLabberwocky le si sia rivoltato contro. Lei da la colpa a Mad Dog… dice che… sia stato lui ad arrivare e non quel gigantesco drago di metallo. Ah si, tu non sai nemmeno cosa sia il GLabberwocky… dicono che sia un Principe tra i suoi simili, è un drago immenso, tutto di metallo brunito. Per fortuna io non l’ho mai visto! Continuiamo però!” disse il Grifone.

Alice non sapeva cosa pensare di tutta questa gente che vedeva nelle celle, era gente veramente strana e pessima per il suo modo di vedere. Continuarono comunque ad andare avanti, finché non trovarono una cella piena di sangue, ossa mangiucchiate e con pelo di pecora tutto sparso ovunque. Appena si avvicinarono Alice sentì un miagolio fievole fievole e capì che da lì era passato qualcuno che aveva già incontrato.

“Oibò!” – disse il Grifone effettivamente sorpreso – “Cosa è successo qui? Qui c’era la Federica, la Pecora Vip, pensava di essere più bella della stessa Regina e per questo l’avevamo messa via per la Pasqua di Ido… sai quando il nano andò in fondo al mare… ah, si tu non hai letto i libri… ora però lo saprai! Andiamo avanti…”

Stavano per superare un’altra cella quando l’uomo che era dentro venne avanti e attirò l’attenzione di Alice.

“Tu sembri una normale!” disse l’uomo assai sollevato di incontrare un essere umano come lui “mi chiamo Mario Pasqualotto, sono uno scrittore. Ieri sera, ero a Lucca, per concludere degnamente la serata, ho bevuto la grappa di uno strano tipo… un certo Valberici… ed ora sono qui! Non capisco se sono completamente ubriaco o se sono veramente finito nel Paese delle Meraviglie… anche se è diverso da quel che ricordo… mi puoi aiutare ad uscire di qui?” chiese l’uomo, che Alice notò aveva i capelli e la barba lunghi ed un vestito che poteva essere anche bello se non fosse stato tutto stropicciato dalla permanenza nella cella. La ragazza, comunque, al sentire il nome “Valberici” che ricordava molto il nome del suo futuro marito, decise di non dare confidenza a quel tipo e, anche se continuava a chiamarla, con quel suo strano accento, che noi sappiamo essere emiliano, lei lo ignorò ed andò via. Dopo altre celle, il Grifone la fece fermare davanti ad un’altra gabbia, in cui c’era un cavaliere vestito di tutto punto, con tutta l’armatura, completamente bianca che ormai si era arrugginita. Il simbolo che campeggiava nell’armatura e veniva ripetuto anche nel lacero mantello era un mela morsicata. Non poteva vedere la faccia dell’uomo perché aveva la celata calata e vedeva che era stata saldata per non poter essere più alzata.

“Quello è il Eleas, il Cavaliere Bianco, Cavaliere del Sacro Apple. Tentò di liberare la Regina Bianca e disse che avrebbe precipitato la Regina Licia nelle segrete per aver usato una volta i servigi dell’ex Cavaliere Nero, Window$, per questo la nostra Regina ha deciso che lui non avrebbe più visto la luce del sole e ha fatto saldare la celata del suo elmo per sempre!” il Grifone, notò la ragazza, era comunque spaventato da questo tipo, che per quanto fosse dietro la cella, in catene, aveva ancora un qualcosa di regale in sé. Arrivarono alla fine all’ultima cella abitata da un prigioniero davvero strano, questi era un uovo gigante, ed era imbavagliato.

“Lui invece è Humpty Dumpty anche noto con il suo nome da criminale Tanabrus. E’ un sobillatore, voleva sollevare il popolo contro la Regina, dicendo che i suoi libri non sono belli! La Regina Licia non ha ancora trovato una giusta punizione per la sua sfacciataggine!” disse il Grifone compiaciuto adesso di essere arrivato alla fine di quell’interminabile corridoio di celle. L’animale aprì l’immenso portone e si ritrovarono in una libreria piana di tomi, traboccante di libri. Venne incontro a loro una Tartaruga, che salutò calorosamente il Grifone per poi porgere la zampa ad Alice, che la strinse prontamente.

“Io sono Pam la Finta Tartaruga, anche se sono una vera Tartaruga ma una volta, molto tempo fa, ero la sarta di corte della Regina Licia, ma lei un giorno non apprezzò più i miei vestiti e decise di tagliarmi la testa. Quando lo fece, ritrassi la testa e mi finsi morta, da allora faccio finta di essere una Falsa Tartaruga e lavoro in questa libreria. Immagino che tu sia qui per leggere i libri della Regina ed ora lo farai, ma prima devi assolutamente sentire la mia ultima poesia… eccola qui!

Oh che bel vestito, ricco e traboccante

che ho cucito per la Regina svolazzante

Chi a questo vestito mai resister potrebbe?

Vestito vittoriano, oh che bel vestito!

Vestito vittoriano, oh che bel vestito!

B-e-e-e-l v-e-e-s-t-i-i-t-o-o

B-e-e-e-l v-e-e-s-t-i-i-t-o-o…” la Finta Tartaruga non riuscì a finire la sua orrida poesia perché venne interrotta dal Grifone.

“Dobbiamo andare, incomincia il processo, ho sentito la campana suonare…” disse il Grifone che in realtà non aveva sentito nessuna campana ma voleva andare via al più presto da quello strazio infinito. Il Grifone agguantò Alice e la portò in alto, in alto, fino a sbucare, grazie ad un buco nel soffitto nel cielo, per poi ributtarsi in picchiata in basso, fino ad arrivare ad un’aula di tribunale che non aveva tetto e che “cresceva” nel mezzo del giardino inglese. La sala era affollata di carte umane e animali. I banchi della giuria erano affollati da animali con delle ridicole parrucche bianche. Al banco degli imputati c’era il Fante di Cuori, mentre come giudice c’era il Re di Cuori e la Regina fungeva da boia avendo preso in mano la lunga spada a due mani, con la lama color ebano, che usava per tagliare la testa a chiunque non le stesse a genio. Sul banco dei testimoni si era appena seduto il Cappellaio, che non era molto tranquillo di stare vicino alla Regina di Cuori, perché tempo fa gli aveva venduto una partita di thé difettoso e aveva paura che se ne ricordasse. Infatti appena la Regina lo vide, strinse gli occhi che diventarono solo due fessure fiammeggianti, e alzando la spada, con un colpo secco decapitò il Cappellaio senza lasciargli scampo. Nessuno sembrava particolarmente sorpreso o scandalizzato da quello che era successo e presto portarono via il corpo del Cappellaio. Alice e il Grifone si sedettero in prima fila per assistere al processo, infatti la ragazza era molto interessata a quanto stava avvenendo. Dopo che le guardie ebbero portato via il cadavere del Cappellaio, la cui testa continuava imperterrita a cercare di bere il thé che era caduto dalla tazza durante la sua decapitazione, arrivò il nuovo testimone. Questi era un uomo alto e magro, vestito come un nobile, aveva grandi baffi neri e una parrucca nera con molti boccoli.

“Sono il Duca Barbi, suddito della Regina di Cuori ed Esimio Scrittore…” disse l’uomo appena si sedette. La Regina lo osservò pulendo diligentemente con un panno la lama sporca della sua spada poi gli disse: “Pensi che i tuoi libri siano migliori dei miei?” e lo disse in una maniera che non concedeva eccezioni, purtroppo il Duca era un tipo molto particolare come tutti gli abitanti di Wonderland. Il Duca Barbi infatti era un grande sofista e bastian-contrario e doveva, per forza, ribatte in qualche modo alla Regina.

“Vede Regina Licia, in realtà visti da un punto di vista socio-economico-cultura-metafisico-quantico quello che scrivo io nei miei libri rappresenta un’evoluzione stilistica e contenutistica-filosico-material-lucciosa rispetto ai suoi primi libr…” il nobile non riuscì a finire la frase che già la sua testa stava rotolando sul terreno, in maniera assai allegra almeno giudicando dalla risata del Fante di Cuori. La testa finì vicino al piede di il Barbieri, il Pittore di Corte che aveva dipinto, con il suo stile ultra-realistico e perfetto, la morte del Duca Barbi. Il Pittore di Corte era molto famoso in Wonderland, orde di ragazzine lo attorniavano dovunque andasse, sia perché era un gran figo sia perché dipingeva le copertine dei libri della Regina Licia. Venne poi chiamato al banco dei testimoni un ragazzo con un completo impeccabile completamente bianco, militare, con le spalline con i gradi d’oro e viola.

“Sono l’Imperatore di Oz e sono qui in vacanza a Wonderland… ho letto i libri della Regina e li trovo carini…” disse il ragazzo ma il commento non piacque alla Regina che era arrabbiata perché non aveva avuto il tempo di pulire la lama della sua spada. La Regina, quindi, tentò di tagliare la testa all’Imperatore di Oz ma prima che potesse farlo il ragazzo era scomparso in una giostra di luci colorate. Il Bian Coniglio guardò Alice e poi disse a gran voce: “Si chiama al banco dei testimoni Alice dalla Londra che sta di sopra!”

La ragazza era assai stupita di essere stata chiamata a testimoniare non sapeva sinceramente cosa dire e soprattutto non aveva capito cosa avesse fatto il Fante di Cuori per essere un imputato quindi chiese lumi al Re di Cuori che la guardò come si guarda una macchia di fango sulla scarpa e disse: “E’ ovvio! Non lo sai cretinetta? Il Fante di Cuori ha osato dire che, il fantastico libro che abbiamo scritto a due mani, è più bello dei libri scritti dalla mia consorte… ora dobbiamo appurare se abbia veramente detto questa cosa o no….” disse il Re di Cuori che si guardò bene dal dire cosa veramente pensasse e sapesse della situazione non volendo, anche lui, rimetterci la testa.

“Allora cosa sai di quanto è successo ragazzina?” disse la Regina di Cuori scrutando Alice e pulendo di nuovo la lama della sua spada che si era nuovamente sporcata di sangue.

“Non so nulla, lo giuro! Non ero presente quando è successo!” disse Alice, che aveva paura anche lei di rimetterci la testa.

“Quindi dici che è successo! Abbiamo le prove! Tagliamo la testa al Fante!” urlò la Regina di Cuori balzando addosso al Fante e tagliandogli di netto la testa ed un braccio, che il povero cavaliere aveva alzato per proteggersi. A questo punto successe qualcosa di strano, ancora di più strano di quanto fosse già accaduto, Alice notò che si stava ingrandendo, che stava crescendo… forse era colpa del thé che aveva bevuto prima, pensava. Comunque era diventata un gigante.

“Non è giusto che lei diventi così grande, non può crescere così qui! Anch’io voglio essere gigante come lei che pizza!” disse un componente della giuria, una lucertola di nome Giulia Astaroth, così come c’era scritta nella targhetta che aveva attaccata sulla pelle squamosa. Alice odiava le lucertole, erano brutte e squamose, per questo la schiacciò senza problemi, uccidendo la povera bestiolina all’istante. Subito dopo apparve il gatto demoniaco, ma solo la sua testa che si trovava esattamente davanti alla faccia di Alice. Mentre la Regina sbraitava di tagliare la testa alla ragazza e il Bian Coniglio cercava una lama abbastanza grande per farlo, il gatto demoniaco le parlò con la sua voce grottesca.

“E’ ora di tornare a casa ragazzina. Dovevi salvare questo mondo dalla pazzia pazza e malvagia della Regina di Cuori ma non ci sei… – A quel punto si udì uno “splat” per errore Alice aveva calpestato la Regina Licia uccidendola sul colpo e staccandole la testa, Mad Dog quindi, sorpreso continuò – Uhm penso che anche così vada bene… è ora di tornare alla tua Londra! Dormi ragazzina, dormi!” Tutto intorno a lei si fece oscuro e confuso e ben presto cascò di nuovo nell’oscurità oleosa per poi svegliarsi, senza poter capire quanto tempo fosse passato, nel parco in cui si era rifugiata per sfuggire al suo futuro marito. Era cascata in una buca, ecco cos’era successo, inoltre con il suo peso aveva ucciso anche quel coniglio bianco che aveva visto prima di svenire. Mezza intontita decise di tornare a casa e pensò che alla fine forse non era così male sposare l’Ambasciatore di Dakar. La ragazza anzi era pure contenta, aveva voglia di sposarsi e vivere una vita felice e normale. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo, come sarebbe andata avanti la sua vita perché una carrozza la prese in pieno uccidendola sul colpo. L’occupante della carrozza, l’Ambasciatrice di Firenze dal ritorno dal party a corte della Regina Thirrin, non si accorse di nulla come al solito anche perché era ancora sconvolta dalla notizia della morte dell’Ambasciatore di Dakar, da chi adesso avrebbe preso la buonissima e introvabile grappa dakartiana di cui andava ghiotta?

“Così cari miei finisce questo racconto di Natale! Chissà se indovinate quale sarà il libro che verrà parodiato l’anno prossimo! Comunque spero che anche voi abbiate gustato una cena succulenta per la Vigilia come ho fatto io e vi stiate apprestando ad alloggiare il cibo del Pranzo di Natale. Con tutto il quore vi auguro Buon Feste, spero che abbiate ricevuto quello che volevate, nel caso lamentatevi con chi vi ha fatto i regali scrausi… Ora mi aspetta il mio di regalo di Natale personale, sto giocando a nascondino con una certa Kate… eh, ma ora la trovo, se la trovo! MUAHAHAHAHAHAHAHHH”

Personaggi e interpreti

Alice: Liz Nemesi Biella

Il Bian Coniglio: Borgo

Il Brucaliffo: Francesco Dimitri

Lo Stregatto: Mad Dog

La Regina di Cuori: Licia Troisi

Il Re di Cuori: Francesco Falconi

Il Fante di Cuori: Luca Azzolini

Il Duca: Francesco Barbi

Il Topo: Zerov

Il Dodo: Luca Fagiani

Il Pappagallo: Marco Varuzza

L’Aquilotto: Daniele Gemma

La Papera: Greta

Il Cappellaio Matto: Fabio Montagnani

La Lepre Marzolina: Ata Kan

Il Ghiro: Flavia de Lioncourt

Le Gemelle Tuidelale e Tuidelpatti: Patti e Alessandra Puggioni

Humpty Dumpty:Tanabrus

Il Pittore di Corte: Paolo Barbieri

La Finta Tartaruga: Principessa Pamela

Il Grifone: Odry

La Lucertola: Giulia Frontalini

Il Cavaliere Bianco: Eleas

La Pecora: Federica di Nardo

La Regina Nera: Lara Manni

La Regina Bianca: Anita Book

Special Guest Starring

Il Jabberwocky:GL D’Andrea

Il Tricheco:Adriano Barone

Il Carpentiere:Luca Tarenzi

Valberyx Relais-Ganze:Valberici

La Regina Thirrin d’Inghilterra: Thirrin

Viola Vitalis: Viola Vitali

L’Imperatore di Oz: ?

Mario Pasqualotto: Se stesso

Vampire Masquerade – Cronaca N°2

Continuo nel proporvi gli appunti delle mie cronache di Vampiri, come vedete ci sono delle ripetizioni di pezzi precedenti, perché, alcune cose non erano avvenute nella precedente giocata. Buona lettura! Comunque alla fine di questa giocata il Brujah è prematuramente morto ucciso dal Principe Nubi perché aveva… dato di matto davanti a lui.

 

Comunque sia poco dopo, riceveranno una visita poco amichevole dai Setiti che stanno cercando anche loro Marvel, per un non meglio specificato motivo. I Setiti credono che loro abbiano scoperto dove sia Marvel e cercheranno di catturarli per poi portarli al loro tempio sotterraneo. Gli basta rapire solo uno dei pg e andare via, o ammazzare gli altri e andare via. (Preparare schede per combattimento). Ricordarsi di farlo quando ci sono tutti.

Circa mezz’ora dopo che Massimo Augusto è andato via dalla sede della Camarilla riceverà una telefonata da un rappresentante di Nubi che gli dice che la notte dopo si dovrà recare appena svegliato alla sede della Camarilla perché ci sono fatti importanti da discutere. E di comunicarlo anche agli altri membri della coterie che stanno con lui.

La stessa telefonata la riceve il tremere a cui viene intimato di tornare immediatamente alla capella dei Tremere. Arrivato qui verrà ricevuto direttamente dal Reggente della Cappella di New York e Lord dello Stato di New York, Luca Cordiana. Il quale lo rimproverà per avere usato i suoi poteri in maniera così avventata e che solo grazie al suo intervento non ha subito conseguenze per la sua azione. Se il pg diede come faccia a sapere quello che successo Cordiana risponde:

“Le vie della Camarilla sono infinite, ci sono occhi ed orecchie ovunque che riferiscono al Principe Nubi. Se non fosse per il primogenito del clan Brujah a quest’ora il tuo amico avrebbe un paletto nel cuore e la testa ad adornare la scrivania di Nubi. Quindi domani quando ci sarà l’incontro alla Camarilla scusati… so quanto possa essere difficile, sei un Tremere, sei orgoglioso come tutti noi, ma dobbiamo chinare la testa a volte, per conservala sulle spalle… Soprattutto quando si è neonati come te. Ma ti avverto, io ho investito molto su di te, su questo tuo coinvolgimento, non ho scelto te a caso, ma ti ho scelto perchè sei il neonato più promettente di questa cappella, ti avverto che se mi deludi… ne pagherai le conseguenze.”

Se il pg desidera sapere di più, Cordiana sarà elusivo e gli dirà di andare a coricarsi che ormai il sole sta per sorgere.

Agli altri non succederà più nulla di rilevante durante la notte.

Se ci vanno troveranno il locale vuoto, con solo un uomo ad aspettarli davanti al bancone del bar, sorseggiando una coppa di sangue, ne offre altro anche ai pg. E si presenta dando una pacca sulla spalla o una stretta di mano a tutti, dicendo di chiamarsi Matt Stakes e di essere un cainata anche lui che vuole aiutare dei neonati come loro nella difficile non-vita. Sarà molto interessato ai Malkavian e li tratterà molto bene, invece darà fastidio al ventrue. E’ vestito con sobrio e semplice completo italiano, di colore rosso carminio. Ha una barba molto curata, capelli corti impomatati, marroni così come gli occhi. E’ molto gentile e amichevole con i pg. Farà mostra della sua disciplina di ottenebramento, schioccando le dita farà comparire alcuni tentacoli d’ombra che porteranno i calici pieni di sangue ai pg. (Un punto sangue per calice). Stakes è molto affabile ma se i pg chiedono del suo passato sarà un po’ elusivo, dicendo che aveva un’azienda d’armi ma che ormai si è ritirato a vita privata e che faceva i suoi affari anche con l’attuale principe. (Se i pg fanno un tiro dif 7 su intelligenza, sapranno, a seconda dei successi, che Matt Stakes è un Las Ombra molto potente, che aveva effettivamente un’azienda di armamenti la Matt Stakes Army Industry, che nutre un odio terribile per Nubi e che i due hanno lottato in passato. Nubi era stato rovinato da Stakes e poco dopo il ventrue si vendicò uccidendo, apparentemente Stakes e prendendo la sua azienda ed il suo grattacielo dove ora c’è la sede della Camarilla. Stakes era un alleato esterno del Sabbat e sembrava che un gangrel di nome Oberon l’avesse ucciso su ordine di Nubi ben quindici anni fa. Stakes da allora era scomparso. E’ la nemesi di Nubi. Se i pg vogliono attaccarlo, Stakes li avverte che contro di lui non possono fare nulla e che non vuole ucciderli. Vuole collaborare con loro e non vuole nulla in cambio (per ora). Se i pg lo attaccano userà l’ultimo livello di ottenebramento per diventare di tenebra e poi scomparire tra le fessure del pavimento. Dirà anche che si rivedranno.) A parte questo il vampiro dirà che non sa realmente nulla di utile su Marvel a parte che sa che i Giovanni non si muoverebbero per così poco, non solo per la droga, c’è altro sotto, ma non sa cosa.

Quando vanno nella sede della Camarilla, verranno accolti dallo sceriffo e dal flagello che saranno molto freddi con loro. Verranno portati all’ultimo piano della torre, un attico che copre tutta la visuale dell’isola. E’ lo studio del principe Nubi che si trova dietro una scrivania nera. E’ tutto molto lussuoso e pomposo. C’è una libreria piena di tomi, una pendola interamente laccata d’oro ed altre bellezze, e tutto molto suontoso. C’è un camino su cui scoppietta un fuoco per fare atmosfera. Ci sono delle poltrone davanti alla scrivania due. Nubi dice ai pg di rimanere alzati e di mettersi in riga. Poi finisce una telefonata e si alza dalla sua poltrona. Li guarda. Uno ad uno. Usa la Maestà su di loro (pag 174 manuale), se vogliono resistere devono tirare su Coraggio (dif Carisma + Intimidire di Nubi), ma solo per un attimo poi il potere di Nubi li soggioga. Hanno una paura fottuta di Nubi, rimangono esterefatti dalla sua potenza. Tutti devono fare un tiro su Coraggio a difficoltà sette, chi non lo supera cadrà in ginocchio piagnucolando. Nubi parla.

“Idioti!” tuona “Ho già abbastanza problemi in questa cazzo di città tra Setiti, Sabbat e la dannata Cacciatrice Sarah… ora vi ci mettete anche voi che vi mettete a svolazzare per l’aria e a spararvi tra di voi per delle stronzate! E dico soprattutto a te idiota di un Brujah! Se non fosse per il tuo sire a quest’ora Qati ti avrebbe infilato un paletto nel cuore e poi ti avrebbe lasciato al sole! Chi cazzo di credi di essere per minacciare un membro rispettabile del mio clan? Eh? – Si avvicina al pg e gli molla una ginocchiata sull’inquine (calcolare danno). – Siete vampiri cazzo, avete una stramaledetta missione da compiere e vi divertite a fare gli idioti tra di voi, a litigare! Ho dovuto oliare qualche ingranaggio per risolvere il problema che avete fatto. Dannazione! Davanti ad una stazione di polizia…” Nubi si avvicana ad un capiente frigorifero, lo apre un po’ e poi butta le teste di due poliziotti ai piedi del brujah “Visto cosa ho dovuto fare per risolvere la situazione? Vi avevano visto coglioni! Stavano per arrivare a voi. Le vostre dannate targe, la dannata Aston Martin dello stracazzo di Massimo Augusto! Pure te, non mi sembri stupido, ma allora perché vai nel Bronx con una cazzo di Aston Martin??? Eh? Spiegami come hai potuto fare una cosa così stupida! Come te caro il mio Harry Potter… non hai pensato alle telecamere, sai quanta gente c’è che guarda il cielo nella speranza che arrivino gli alieni? C’è già un filmato su Youtube che vi riprende da lontano, per fortuna non vi si vede bene… pensano siate un UFO. Per tua fortuna – e gli punta un dito in petto e lo spinge – per tua fortuna le mucche sono stupide… la maggior parte, ma pensi che la Società di Leopold e gli Inquisitori non abbiano capito cosa era realmente quell’UFO? Ah e se pensate che si, potevo cambiare la memoria ai due poliziotti… si potevo farlo, sarebbe stato semplice, ma non avreste capito… cosa bisogna fare per rispettare la Masquerade. Non avreste capito. Io ho sempre rispettato la Masquerade e guardatemi adesso! Sono il principe di New York! E diventerò molto di più… e certamente non mi farò fermare da tipi come voi. Non farò come il principe Leehnsherr, quell’idiota diede troppo spago a quelli come voi e sapete come è ridotto adesso? E’ polvere! Non diventerò polvere a causa vostra. La prossima volta che non rispettate la Masquerade, non ci sarà primogenito che tenga, vi ammazzo, io stesso. Vi strappo quel cuore freddo che avete e lo butto nel fuoco! E soprattutto a te Brujah… ti avverto, un prossimo sgarro e sei morto. Morte Ultima. Caccia di Sangue. Tu sei come Oberon. Uguale. Stupido. Violento. Alla fine quelli come te schiattano e sono quelli come me che vi ammazzano. Non sono arrivato fino a questo punto per cadere a causa di idioti come voi… Ed ora andate novellini… e se ci tenete al vostro collo, portate a termine la missione che vi ho dato il prima possibile… se non volete che mi cibi personalmente della vostra anima… e del vostro sangue… Ora andate via dalla mia vista!”

Lo sceriffo gli dirà di andare con lui nella sala riunioni e vorrà sapere tutto quello che hanno scoperto. Gli dirà che qualche giorno prima della scomparsa di Marvel, era stato rubato un tomo nel palazzo di Gaetano Giovanni, un tomo sulla loro arte necromantica. E di fare maggiori ricerche in questo senso, forse così troveranno Marvel. Se gli chiedono che tomo, lui dice di non saperlo, non è uno stregone lui.

Qati, prima che vadano via, si avvicina al Tremere e gli sussurra che spera che infranga la Masquerade, così potrà bere il suo sangue di stregone e vendicarsi di ciò che il suo clan a fatto agli Assassini.

Dopo essere usciti dal palazzo la paura per il principe passa.

I pg quando andranno in giro notereanno di essere seguiti da qualcuno. Dovranno fare un tiro di Percezione + Sesto Senso (Dif 7) per capirlo. Se vogliono organizzare un’imboscata scopriranno che li stanno seguendo degli Inquisitori e ci sarà una battaglia (Preparare Schede) Se vengono catturati gli Inquisitori non dicono nulla e si uccidono ingerendo del cianuro.

I pg potrebbe andare dai Giovanni a Little Italy. Il quartier generale dei Giovanni si trova al 155 di Mulberry Street in un ristorante chiamato S.P.Q.R. Non troveranno un ambiente molto amichevole, ma nessuno li attaccherà apertamente (solo se aizzati i Giovanni si difenderanno). Se vanno nella sede dei Giovanni, verranno ricevuti da Adele Giovanni, una della famiglia. Non sarà disposta a parlare di queste cose con loro, sono faccende interne alla famiglia. Gli dice solo che il tomo non è stato ritrovato e stanno indagando su chi possa essere stato. E di non sapere chi sia Marvel. Se usano qualche potere o abilità per sapere cosa sa veramente scopriranno che non sa veramente nulla. Se cercano di minacciarla, la situazione si scalderà e verranno o accompagnati fuori o attaccati. In questo caso interverrà anche Gaetano Giovanni.

Se dopo l’attacco dei Setiti vogliono cercarli, dovranno cercare i Nosferatu, sono loro gli unici che possono sapere dove si trovi il tempio di Setiti e forse dove sia Marvel. Sono in fondo quelli che sanno tutto di tutti. Se chiedono in giro sapranno che un certo Luois è il Nosferatu che fa per loro ed abita nelle foghe, sotto Central Park. Luois è un pazzo che crede di essere ancora al tempo della Rivoluzione Francese, crede che la ghigliottina lo stia per prendere e ha paura anche della sua ombra. Ma sa ogni cosa della città. Se i pg riescono a calmarlo e a parlargli, gli dirà che Marvel si sta nascondendo dal Conte di Bergerach e che lo aspetta la ghigliottina per il furto che ha fatto ai danni del Conte. Se gli chiedono cosa ha rubato gli dirà che il Duca Marvel di Oxford ha rubato un tomo con i segreti del Conte. Per i Setiti gli dirà che lui degli Egizi non sa nulla. Che vuole essere lasciato in pace da loro e che non va mai a trovarli sotto le camere del faraone (cioè il museo egizio della città).

Vampiri Masquerade – Cronaca n°1

Voglio iniziare a fare un esperimento strano, ho deciso che posterò via via, la base scritta che uso per le cronache di Vampiri a cui sto giocando da qualche mese con i miei amici, io sono il Narratore e quelli che scrivo sono gli eventi che potrebbero accadere, le cose principali. Iniziamo in Medias Res, perché non trovo l’inizio. Comunque c’è poco da dire il Principe di New York, Ludovico Nubi, ha affidato una missione ad un gruppo eterogeneo di cainiti (i pg dei miei amici). La missione comunque è cercare un Brujah scomparso, tale Thomas Marvel. Buona lettura. Probabilmente non capirete molto, perché alla fine sono appunti che prendo per stendere la trama e non ci sono trascritti tutto quello che è veramente successo durante la cronaca. Comunque buona lettura!

L’ultimo indirizzo a cui è stato visto Thomas Marvel è l’irish pub noto come “Stack’s Tavern ” situato a 5723 Broadway. Quando entrano trovano gente tipica di questi locali, irlandesi, soprattutto operai e ragazzi (alcuni di questi potrebbero far parte dell’IRA e avere un’arma con loro, se aizzati, potrebbero rispondere violentemente). Se non si sono cambiati, se indossano ancora il loro completo, alcune persone faranno delle osservazioni sul Tremere e sul Ventrue, indicandoli come i colletti bianchi che hanno affondato l’economia irlandese. Se riescono a superare la situazione e a superare una prova di Percezione + Investigare (6) o Persuasione + Empatia/Intimidire (6). Se riescono notano che c’è una sorta di saletta privata, con davanti un buttafuori che li farà passare nella parte del locale per vampiri. Ci saranno vari vampiri, tutti anarchici, soprattutto brujah e gangrel. Sempre gli stessi tiri per scoprire di Thomas Marvel. Questi vampiri saranno più riluttanti degli umani a parlare perché sanno che i pg sono della Camarilla e vogliono sapere perché stanno chiedendo queste cose. Chi parlerà dirà che l’ultima volta è stato visto una settimana prima quando era andato via con una vena. Poco prima c’era stato un violento battibecco con alcuni rappresentanti di Gaetano Giovanni infastiditi dal fatto che Marvel avesse iniziato a spacciare la droga per sostentare le sue entrate. I Giovanni erano andati via gridando vendetta, poiché Marvel nella colluttazione aveva ucciso un membro mortale della famiglia, il giovane testacalda Tiziano Giovanni. (Chi lo dirà indicherà il ventrue e dirà che era vestito proprio come il neonato sangue blu). Se i pg si sono scordati di presentarsi al Duca del Bronx verranno avvertiti di farlo se vogliono continuare a bazzicare nella zona. (Preparare schede per combattimento umani e vampiri)

Se vanno dal Duca, lo troveranno una vampiro molto alla mano, che fraternizzerà con i Brujah e i Malkavian del gruppo per snobbare il ventrue e il tremere. Dirà che sa perché stanno facendo queste domande, che è grato dell’interessamento di Nubi, ma che qualunque cosa sia successa, la deve risolvere lui e li pregherà quindi di smettere la loro investigazione. Il suo studio si trova al 2000 White Plains con la copertura di uno studio di avvocati Evan & Kohn Law Offices.

Se non ci vanno, riceveranno un altro avviso meno amichevole e se continuano a bazzicare per il Bronx, la notte dopo.

Se andranno al rifugio di Marvel, poco lontano dal pub, su Corlear Ave n° 3400, una tipica casa americana, anonima, senza nulla di particolare. In legno a due piani, la copertura dell’abitazione era una famiglia di umani asserviti a Marvel. Appena arrivati, appena parcheggiano, vedranno dei tizi, vestiti molto bene, uscire dalla casa e dirigersi ad un SUV parcheggiato e partire sgommando. Qualche secondo dopo la casa esplode. I pg dovranno sbrigarsi ad andare via perché la polizia e i pompieri arriveranno poco dopo. Se vogliono inseguire i tizi sul SUV dovranno fare un tiro di Destrezza/Prontezza + Guidare a difficoltà 8 (o superiore), prolungato e contrastato con il guidatore avversario. (Preparare schede per combattimento).

Comunque sia poco dopo, riceveranno una visita poco amichevole dai Setiti che stanno cercando anche loro Marvel, per un non meglio specificato motivo. I Setiti credono che loro abbiano scoperto dove sia Marvel e cercheranno di catturarli per poi portarli al loro tempio sotterraneo. Gli basta rapire solo uno dei pg e andare via, o ammazzare gli altri e andare via. (Preparare schede per combattimento).

Se vanno nell’appartamento della vena da cui si era rifornito Marvel avranno una brutta sorpresa. L’appartamento si trova a Bogart Avenue 1802. Davanti al dipartimento di polizia del Bronx. Se entreranno nell’appartamento non troveranno nessuno, ma lo troveranno distrutto. Nessun segno apparente della ragazza o di Marvel. Se riescono a superare un tiro di Percezione + Investigare (8), noteranno delle minuscole gocce di sangue, secche, che partono dalla stanza da letto e portano all’uscita dell’abitazione.

Uno dei pg riceverà un criptico messaggio sul cellulare.

“Ho della informazioni per la vostra coterie, incontriamoci domani a 12.00 al ristorante Abboccato al 136 West 55th Street, un amico.”

Se ci vanno troveranno il locale vuoto, con solo un uomo ad aspettarli davanti al bancone del bar, sorseggiando una coppa di sangue, ne offre altro anche ai pg. E si presenta dando una pacca sulla spalla o una stretta di mano a tutti, dicendo di chiamarsi Matt Stakes e di essere un cainata anche lui che vuole aiutare dei neonati come loro nella difficile non-vita. Sarà molto interessato ai Malkavian e li tratterà molto bene, invece darà fastidio al ventrue. E’ vestito con sobrio e semplice completo italiano, di colore rosso carminio. Ha una barba molto curata, capelli corti impomatati, marroni così come gli occhi. E’ molto gentile e amichevole con i pg. Farà mostra della sua disciplina di ottenebramento, schiccando le dita farà comparire alcuni tentacoli d’ombra che porteranno i calici pieni di sangue ai pg. (Un punto sangue per calice). Stakes è molto affabile ma se i pg chiedono del suo passato sarà un po’ elusivo, dicendo che aveva un’azienda d’armi ma che ormai si è ritirato a vita privata e che faceva i suoi affari anche con l’attuale principe. (Se i pg fanno un tiro dif 7 su intelligenza, sapranno, a seconda dei successi, che Matt Stakes è un Las Ombra molto potente, che aveva effettivamente un’azienda di armamenti la Matt Stakes Army Industry, che nutre un odio terribile per Nubi e che i due hanno lottato in passato. Nubi era stato rovinato da Stakes e poco dopo il ventrue si vendicò uccidendo, apparentemente Stakes e prendendo la sua azienda ed il suo grattacielo dove ora c’è la sede della Camarilla. Stakes era un alleato esterno del Sabbat e sembrava che un gangrel di nome Oberon l’avesse ucciso su ordine di Nubi ben quindici anni fa. Stakes da allora era scomparso. E’ la nemesi di Nubi. Se i pg vogliono attaccarlo, Stakes li avverte che contro di lui non possono fare nulla e che non vuole ucciderli. Vuole collaborare con loro e non vuole nulla in cambio (per ora). Se i pg lo attaccano userà l’ultimo livello di ottenebramento per diventare di tenebra e poi scomparire tra le fessure del pavimento. Dirà anche che si rivedranno.) A parte questo il vampiro dirà che non sa realmente nulla di utile su Marvel a parte che sa che i Giovanni non si muoverebbero per così poco, non solo per la droga, c’è altro sotto, ma non sa cosa.

La Camarilla si trova al 23 B sulla quinta strada.

Da qui al Bronx sono circa 40 minuti in caso di traffico e 18 minuti in caso di non traffico.

Nuovo Ministro dell'Interno annunciato dal Governo Berlusconi

“Dopo i recenti e numerosi scontri che si sono succeduti in Val di Susa, a Napoli, a Cagliari e nella stessa capitale, tutti eventi fomentati da frange antagoniste e comuniste della sinistra, il Presidente del Consiglio, il Cavaliere Silvio Berlusconi, ha deciso di affidare, di intesa con tutto il governo da lui presieduto, un nuovo ministro dell’Interno dopo le dimissioni del ministro Maroni in seguito agli incidenti e alle decine di morti durante la manifestazione dei precari, pensionati e studenti svoltasi a Roma in cui a causa delle provocazioni di violenti gruppi comunisti che hanno cercato di entrare nel Parlamento per interrompere l’importante sessione in atto, atta ad adeguare, rialzandoli, gli stipendi parlamentari e ministeriali all’attuale situazione economica. Il Presidente del Consiglio, il Cavaliere Silvio Berlusconi ha deciso di affidare questo importante ministero a Norman Osborn.”

Norman Osborn alla presentazione come nuovo Ministro dell’Interno

“Queste le parole del Presidente del Consiglio, il Cavaliere Silvio Berlusconi in merito alla nuova nomina del suo governo: ‘Norman Osborn è un uomo di comprovata fiducia ed affidabilità, come tutti voi vi ricorderete è stato determinante nel risolvere la crisi Skrull e nel portare sicurezza e prestigio all’America quando è stato a capo di HAMMER. La sua esperienza sarà fondamentale per portare avanti il nostro governo e sono sicuro che non ci sarà nessun pregiudizio sul suo passato. Ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire essere accusato ingiustamente dai giornali e dai magistrati comunisti con accuse infondate. Come la questione dell’assalto ad Asgard evidentemente frutto del lavoro perverso dei suoi avversari che ha anche portato Norman per qualche mese anche in prigione.’ Ecco invece le parole di Norman Osborn: ‘Sono grato per l’occasione che il Presidente Berlusconi ha voluto offrirmi e assicuro find’ora che agirò al meglio delle mie possibilità per portare la sicurezza e la serenità nel vostro paese. Ho grande esperienza in questo campo, avendo guidato il progetto Thunderbolts prima e poi HAMMER, oltre ad essere stato, come il Presidente Berlusconi, un imprenditore con la mia azienda la Oscorp. Sono stato sempre legato al Presidente Berlusconi da stima e affetto e sono sicuro che riusciremo a fare grandi cose insieme!’ Il nuovo Ministro dell’Interno non ha commentato le illazioni di un giornalista del Fatto Quotidiano che gli imputavano, durante la sua gestione di HAMMER, le sue amicizie con supposti criminali come Hood, l’ex presunto signore del crimine di New York. Il giornalista del Fatto Quotidiano è stato prontamente scortato via dagli uomini della sicurezza. “

Roma Comics: Conflitto Finale

Spesso si chiedeva perché l’avessero dimenticato, perché ormai era rilegato soltanto ai fumetti o a dei film idioti. Lui era un fottuto dio. Una divinità nordica. Doveva scegliere un bersaglio, qualcuno a cui tirare un tiro mancino così da poter essere di nuovo temuto come era stato un tempo, anzi ben di più grazie ai prodigi di quel nuovo tempo.

La prima cosa che gli venne in mente dopo aver superato i cancelli ed essere entrato dentro il palazzo dello sport, fu che c’era davvero una moltitudine di gente quella domenica al Roma Comics. Gli anelli del Palalottomica era ricchi di stand e di moltissime persone che si incuneavano in ogni spazio per poter vedere quale merce fosse esposta. Era un profluvio di fumetti, dvd e gadgets vari dai portachiavi alle action figures. Per pura fortuna riuscì ad individuare chi stava cercando, per quanto non fosse facile tra la marea di cosplayers che lo circondavano. L’aveva certamente aiutato il fatto che la sua amica, Liz, indossasse una parrucca bionda con i boccoli e che fosse accompagnata da un ragazzo, suo fratello, che portava il cosplay di Ergo Proxy dall’anime omonimo. Oltre al cappotto rosso indossava la maschera bianca con degli strani prolungamenti simili a lunghe ciocche di capelli. Calca permettendo riuscì ad avvicinarsi ai suoi amici e vide che insieme a loro c’era pure il suo amico lucchese Lord Ashram che come suo solito era vestito da impeccabile vampiro vittoriano, sembrava uscito direttamente dal famoso romanzo dello scrittore irlandese. Si era sempre chiesto come facesse Lord Ashram a sopportare i capelli così lunghi e fluenti, gli arrivano ben oltre alle spalle, neri e lucenti. Lui adorava avere i capelli corti, anzi cortissimi. Salutò tutti e rimase colpito, come capitava sempre, dalla bellezza della sua amica, era alta e snella. Ciò che piaceva soprattutto a Francesco era il viso della ragazza. La conformazione delle labbra, il taglio degli occhi, le sue guance. Liz era una ragazza che non lasciava indifferenti, non solo perché era bellissima ma anche e soprattutto per il suo carattere, per come era. Era travolgente, come l’onda di uno tsunami, ti sconvolgeva la vita e ti faceva girare la testa, ma era uno sconvolgimento buono. Benefico. Era una carissima amica. Era una delle amiche alle quali era più legato. Si stavano incamminando verso alcuni stand, in particolare, Francesco voleva andare a trovare i suoi amici di Gente di Cartoonia, quando sentì che qualcosa stava per accadere qualcosa. C’era un qualcosa di sbagliato nell’aria, lo percepiva. Era un’acuta sensazione nella propria mente quasi una sorta di deja vù. Sentì un dolore lancinante alle tempie, come se qualcosa venisse squarciato. L’amica lo guardò preoccupata.

“Tutto bene?” chiese con quella sua voce che aveva quell’accento che a Francesco piaceva tanto e di cui si scordava sempre la provenienza.

“Si, ho solo avuto una fitta alla testa. Niente di che.” rispose il ragazzo che aveva ancora quella strana sensazione. Qualcuno lo stava chiamando. Si girò. Quando vide chi era la persona, capì che la situazione doveva essere davvero molto brutta.

“Mio signore!” urlò ancora l’uomo. L’aveva riconosciuto immediatamente. Era Tom Goron, il capo degli Imperiali, la guardia scelta di Impero, che era il suo alter-ego nei suoi racconti. O in quelli che credeva essere tali. O che gli altri pensavano fossero tali. Era una questione ancora molto complicata che lui stesso non comprendeva chiaramente. L’uomo era assai muscoloso, pelato e la pelle della sua testa era perfettamente lucida. Indossava una divisa militare nera, molto semplice e sobria. Poteva vedere che l’uomo aveva un fucile mitragliatore a tracolla e una corta daga attaccata alla cintura infilata in un fodero di cuoio. L’uomo si fermò a pochi passi da Francesco e si batté il pugno destro chiuso sul petto per poi alzarlo in aria.

“Mio signore, abbiamo un problema, un’anomalia che abbiamo riscontrato nel continuum spazio-tempo. Qualcosa è emerso da un’altra realtà, non abbiamo il tempo per evacuarla in un altro luogo. Abbiamo avvertito Anubis, verrà ad aiutarci per fronteggiare la minaccia. Intanto lei ed i suoi amici sarete sotto la mia protezione e degli Imperiali.” disse Goron la cui voce era decisa e forte come ci si aspetterebbe da un soldato come il capo degli Imperiali.

“Chi è il tuo amico?” chiese Liz. Lei e gli altri non avevano sentito lo scambio di battute tra il ragazzo ed il soldato poiché erano impegnati a vedere uno stand di vestiti vittoriani.

“Mi chiamo Tom Goron, signorina Lisa Biella. Sono il capo degli Imperiali, la guardia scelta di Impero, il mio comandante nonché metà dello spirito di Francesco. Sono qui per portarvi al sicuro. Il continuum spazio-tempo è stato squarciato e qualcosa di assai pericoloso sta venendo qui. Non possiamo farvi evacuare, non abbiamo tempo, vi proteggeremo finché non arriveranno i rinforzi. Seguitemi se volete vivere.”

“Non avrei potuto dire di meglio. Direi di seguirlo. Anche se come imitazione di Terminator, lascia un po’ a desiderare…” chiosò Francesco stupendo i suoi amici che si aspettavano tutto fuorché quello che avevano appena sentito. Probabilmente fu la voce calma e decisa di Goron o le strane cosa che aveva detto, comunque tutti lo seguirono ed arrivarono ad uno stand vuoto in cui trovarono alcuni soldati che stavano caricando delle strane armi, dei mitragliatori, che sembravano fatti di plastica o di altri materiali simili. Intorno a loro altri soldati stavano ammonticchiando dei sacchi di sabbia e costruendo velocemente delle trincee e delle zone riparate. Goron il guidò ad un tavolo su cui erano sistemati due notebook in cui si poteva vedere l’esterno da delle telecamere di sicurezza come spiegò il capo degli Imperiali. Quello che videro li lasciò a bocca a aperta.

“Quello è il Golden Gate Bridge!” esclamò Francesco. Il ponte rosso di San Francisco, fluettante nell’aria, tranciato dai suoi sostegni, stava venendo a spron battuto contro il Palallottomatica. L’imponente ponte, trasportato da una forza invisibile, era uno spettacolo epico e pauroso al tempo stesso. La paura che suscitava era atavica, così impressa nell’animo umano da sconvolgere anche l’uomo più forte e tenace. La paura dell’ignoto. La paura dell’incubo che si realizza davanti ai nostri occhi. La paura dell’impossibile che prende vita.

“E’ impossibile, sarà lo scherzo di qualcuno, una manipolazione del video.”

“Vorrei che lo fosse, signor Betti, nemmeno noi siamo così bravi a creare effetti così verosimili. E’ reale. Lo dovete sentire. C’è qualcosa di terribilmente sbagliato nell’aria, è quello squarcio che vedete dietro il ponte, dove si intravede la baia di San Francisco. Qualcosa ha interferito con il normale corso degli eventi…”

“Ed ora Tom siamo noi che dobbiamo affrontare Magneto e la sua Confraternita dei Mutanti. Sono un esercito e hanno anche la Fenice Nera. Non c’è la farete da soli. Vi serve anche il mio aiuto.” disse risoluto lo scrittore dei racconti raccogliendo il poco coraggio che aveva in corpo.

“Non può. Lei non ha i poteri di Impero!”

“Ma ho questa con me.” esclamò Francesco brandendo dal nulla la mitica Spada dei Sette Sigilli Ancestrali. Non sapeva da dove fosse comparsa, non sapeva come avesse fatto, ma ora c’è l’aveva in pugno e attraverso di essa sentiva confluirgli in corpo gli immensi poteri di Impero. L’unica domanda che si poneva era se il suo corpo mortale potesse contenere tutto quel potere. C’era poco tempo per riflettere.

“Mio signore, come lei comanda. Non abbiamo molto tempo. I suoi amici resteranno qui. Abbiamo ordinato l’evacuazione ma ci sarà una ressa incredibile ai cancelli. Tutti gli uomini della sicurezza stanno accorrendo alle uscite. Abbiamo ordinato alle forze armate italiane di non fare nulla, sarebbero d’intralcio, intanto abbiamo anche ordinato l’evacuazione dell’intera provincia di Roma. Noi qui siamo cinquanta e abbiamo armi fatte di materiali non metallici, che Magneto non può usare quini contro i noi. Ne daremo anche a voi” – il capo degli Imperiali ora si stava rivolgendo agli amici di Francesco – “non si sa mai. Sono fucili laser all’oricalco, settati per tramortire, non vogliamo uccidere nessuno, non è la nostra politica, ma se le cose dovessero mettersi male… potremmo anche usare la forza letale. Vi daremo anche delle spade laser. Spero che comunque non le dobbiamo usare.”

“Due minuti all’arrivo di Magneto.” urlò uno degli Imperiali.

Il panico si era diffuso tra la gente, la paura serpeggiava diffondendosi in ogni dove, persino nell’animo di chi vi scrive. Come poteva essere diversamente? La folla rumoreggiando stava fuggendo verso le uscite di sicurezza che erano direttamente all’opposto della zona in cui sarebbe arrivato il ponte.

Francesco tirò un attimo in un luogo appartato il capo degli Imperiali.

“Affido a te i miei amici, se gli succede qualcosa, la tua anima sarà mia.” disse gravemente il ragazzo, con una luce oscura negli occhi castani.

“La mia anima è già sua. E’ la paura che la fa parlare, mio signore. La paura fa bene. Rende vivi. Più vivi di chi troppo coraggiosamente si butta a morte certa. Ma ora affrettiamoci, fra qualche secondo saranno qui!”

Prima di prendere posizione con gli Imperiali, il ragazzo si fermò dai suoi amici per dargli qualche parola di conforto nel caos che stavano vivendo.

“Andrà tutto bene, ve lo prometto.”

“Charles ha voluto sempre costruire ponti!”

Le parole del signore del magnetismo si persero tra il fragore del metallo che veniva divelto dai suoi poteri e dalle macerie prodotte dallo scontro tra il ponte e l’edificio. Una nube densa di polvere si alzò oscurando la vista. La scena era terrificante ed era stata ripresa dalle televisioni italiane per poi essere ritrasmessa in tutto il mondo. Francesco e una parte degli Imperiali si erano disposti a qualche metro dallo stand che fungeva da postazione di comando. Nel posto si erano rifugiati i suoi amici insieme agli Imperiali guidati da Tom Goron che aveva fatto portare anche dei cannoni all’oricalco puro. Le nuove armi all’oricalco erano le più efficaci che si potessero avere. Il loro raggio poteva essere modulato per colpire solo determinati gruppi di persone, in questo caso si era scelto di inibire il gene mutante.

“Il ragazzo è nell’ala sud est dell’edificio.”disse Callisto la mutante che poteva percepire i poteri degli altri della sua specie.

“Bene allora.”

Magneto fece un rapido cenno con la testa al suo braccio destro, Pyro, che esclamò soltanto “Buttiamolo giù!” e l’orda di mutanti inferociti calò contro il Roma Comics. C’erano di tutti i tipi, teleporta, telecineti, superveloci, superforti, c’era persino uno con i poteri di attaccarsi ad ogni superficie come un ragno. Anche il Fenomeno stava per avanzare per unirsi allo scontro imminente ma venne fermato da Magneto.

“Negli scacchi i pedoni vanno avanti.”disse il Signore del Magnetismo fermando l’altro mutante.

L’impatto iniziale fu devastante, i mutanti erano in soprannumero ma combattevano con rabbia, arroganza di chi pensa di essere superiore all’avversario mentre gli Imperiali erano un esercito altamente addestrato, in grado di rispondere prontamente ad ogni minaccia. Non si facevano intimorire da questi mutanti. Mentre i normali visitatori scappavano terrorizzati accalcandosi verso le uscite ancora agibili, i soldati di Impero rimasero nelle loro posizione aspettando finché l’orda di mutanti non fosse arrivata alla distanza ottimale di tiro. Ad un segnale di Tom Goron fecero fuoco simultaneamente. L’aria si saturò di raggi verdi. La precisione degli Imperiali era chirurgica, non sbagliavano nemmeno un colpo, questo sia grazie al loro addestramento militare sia al fatto che il loro DNA era stato migliorato tramite l’ingegneria genetica e la magia. I mutanti cadevano come mosche, privati dei loro poteri e storditi dal raggio all’oricalco puro. Il Signore del Magnetismo decise di intervenire, allungo la sua mano verso le armi dei soldati che gli si paravano davanti.

“Gli umani e le loro armi” esclamò… ma non successe nulla.

“Plastica, hanno imparato”.

I mutanti continuavano a cadere, le loro file decimate. Francesco non sapeva cosa fare, si era proposto di combattere, ma gli Imperiali stavano facendo tutto loro il lavoro. Nessun mutante riusciva ad arrivare nella zona in cui si era posizionato. Il ragazzo, però, sapeva bene che presto la situazione sarebbe peggiorata.

“Per questo motivo vanno avanti i pedoni”disse Magneto, vedendo qual era l’andamento dello scontro.

“Mirate al ponte!” urlò Tom Goron, facendo avanzare le mitragliatrici pesanti. I raggi partirono diretti verso i rappresentanti di spicco della Confraternita dei Mutanti e contro il loro leader, proprio quando sembrava che l’attacco era andato a segno, alcune lamiere contorte del ponte si alzarono in aria e deviarono i colpi.

“Archlight usa le tue onde d’urto, mira a quelle armi!” disse a questo punto il Signore del Magnetismo, sperando con questa mossa di ribaltare l’esito della battaglia. Francesco si ricordò immediatamente cosa sarebbe successo fra qualche secondo, lo sapeva perfettamente, aveva visto moltissime volte X-Men: Conflitto Finale. Quindi si precipitò davanti allo stand in cui si erano rifugiati i suoi amici, piantò la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali a terra e creò un barriera di energia per difenderli da quello che sarebbe avvenuto a breve. La ragazza che rispondeva al nome di Archlight si fece avanti, si tolse i guanti e li buttò a terra, poi appena le lamiere del ponte caddero sul terreno, sbatté le mani due volte creando delle onde d’urto che distrussero le armi degli Imperiali e qualunque altra cosa fosse abbastanza fragile. Del sangue sprizzò dalla bocca di Francesco nel tentativo di tenere attiva la barriera per difendere i suoi amici dalle onde d’urto.

Intanto all’esterno comparve un’astronave di notevoli dimensioni, di forma ovale, perfetta e liscia nelle forme, che oscurava con la sua ombra l’intera città. Nella plancia dell’astronave, l’Ammiraglio della Flotta Spaziale Imperiale, Corallin, l’essere fatto di corallo, contemplò stupito lo spettacolo del Golden Gate Bridge che giaceva attaccato al Palalottomatica. Insieme a lui, oltre ai suoi ufficiali e guardiamarina, c’erano anche Anubis, il dio della Morte e braccio destro di Impero, Mad Dog, il demone ribelle e Ruber, l’atlantideo chiamato anche “Il Rosso”, per il colore dei suoi capelli e della barba.

“Per tutte le puttane dell’Inferno!” esclamò il demone cornuto, stupito anch’egli da questo scenario apocalittico.

“Ci sono altre forze in gioco oltre a Magneto, avverto un influsso magico… magia divina. Qualcuno sta giocando con noi. Magneto e i suoi non si sono nemmeno accorti di trovarsi in un mondo diverso…” disse il Dio con la sua voce sempre fredda e glaciale, distante nonostante quello che stava avvenendo.

“Non possiamo usare i jet o carri armati, Magneto li ridurrebbe in briciole. Attacchiamo con tutti gli Imperiali disponibili, evacuiamo più gente possibile… e che Dio ci assista… abbiamo anche la Fenica Nera da affrontare…”

“Hai perfettamente ragione Ruber. Non c’è tempo da perdere, ci teletrasporteremo direttamente nella zona dello scontro.” disse il Dio dalla testa di sciacallo prima di scomparire in un nugolo di sabbia rossiccia.

All’interno lo scontro continuava, gli Imperiali avevano abbandonato le loro armi ormai inutilizzabili e avevano preso in mano le loro spade laser. Intanto i mutanti si stavano apprestando ad attaccare nuovamente, fiduciosi del fatto che senza le loro armi gli umani sarebbe stati facilmente sconfitti. Magneto, ora, guardava compiaciuto il campo di battaglia, aspirando alla vittoria tanto agognata sui sapiens che tanto odiava. I mutanti si lanciarono all’attacco gridando “Uccidiamo gli umani!”, “Morte ai genezero!”. Uno di loro, lanciò un fiotto di lava dalla bocca che carbonizzò all’istante due soldati di Impero. Quando stava per avvenire lo scontro tra le due opposte fazioni, un muro di sabbia le divise momentaneamente, per poi trasformarsi in un turbine che si condensò davanti a Francesco, solidificandosi in Anubis. Accanto a lui, sul pavimento si formarono dei simboli cabalistici infuocati ed emerse Mad Dog in tutta la sua possanza. Da altri miniportali emersero altri Imperiali comandati da Ruber. I numeri in campo si equivalevano. Anubis fece disporre tutti su di una linea di difesa per scongiurare l’avanzamento dei mutanti, mentre le operazioni di evacuazioni stavano continuando.

“Sai bene bene quanto me cosa dovrò fare per fermare la Fenice Nera…” disse Francesco al Dio della Morte.

“Troveremo un modo per sconfiggerla senza sacrifici, mio signore, ora disponiamoci sulla prima linea.”

Gli Imperiali, grazie ai nuovi arrivati, avevano formato due linee compatte, l’una di fronte all’altra, una tipica linea “spartana”, tutti i soldati erano armati di spade e scudi laser, pronti allo scontro corpo a corpo.

“Tradiscono la loro stessa causa… Uccideteli!”esclamò Magneto facendo scatenare così la sua orda di mutanti che fu accolta dall’urlo demoniaco di Mad Dog. L’impatto fu devastante, i mutanti non erano disciplinati come gli Imperiali, ma avevano dalla loro parte, la forza bruta ed i loro poteri. La linea di difesa arretrò ed incassò il colpo, per poi, dopo qualche minuto di lotta, iniziarono ad avanzare. Il primo mutante che Francesco riuscì ad atterrare, fu un mutante che aveva le pupille completamente bianche. Il ragazzo gli sbatté la lama della spada, di piatto, in faccia mentre questo gli stava correndo contro. Nello stesso momento Mad Dog aveva trapassato con la sua arma da parte a parte un mutante che assomigliava a Blob per stazza mentre il Dio della Morte era riuscito a tramortire Arclight che aveva battuta facendole perdere l’equilibrio grazie alla sabbia che aveva insinuato nelle orecchie della mutante. Anche Callisto si buttò nella mischia e prese proprio di mira l’alter-ego di Impero.

“Non ancora” esclamò Magneto fermando Pyro che si voleva buttare anche lui nello scontro.

Callisto usando la sua supervelocità e la possibilità di prevedere le mosse degli avversari, riempi di calci e pugni Francesco, lo sgambettò e poi si apprestò a finirlo cercando di rompergli il collo. Il ragazzo era così tramortito che non aveva nemmeno capito cosa era successo. In pochi secondi aveva sentito un dolore lancinante da più parti del corpo e poi si era ritrovato a terra, sovrastato dal giunonica mutante. Prima che Callisto potesse fare quello che si era prefissa, Ruber si lanciò su di lei, atterrandola. I due combatterono per un po’, ma la superiore coordinazione motoria dell’atlantideo portò alla sconfitta della mutante, che si ritrovò, lei, con il collo spezzato.

“Va a prendere il ragazzo e uccidilo” disse il Signore del Magnetismo al Fenonemo

“Con piacere!” rispose Cain Marko, per poi lanciarsi verso gli Imperiali che aveva di fronte e atterrandone una decina grazie al suo potere di essere inarrestabile.

“Lo fermo io!” esclamò Mad Dog contento che poter affrontare qualcuno che aveva quasi la sua stessa stazza ma gli si parò davanti un uomo, pelato, che lo invitò a combatterlo. Tediato da questo contrattempo il demone mozzò entrambi gli arti superiori del mutante, che prontamente ricrebbero. Mad Dog stupito venne colpito al naso da due cazzotti del mutante che, ora compiaciuto di se stesso, invitava il demone a combattere. Per tutta risposta Mad Dog gli mozzò la testa.

“Prova a farti ricrescere quella, coglione!”

Il demone quindi andò a cercare il Fenomeno e lo trovò poco più in là, accerchiato da alcuni Imperiali che stavano tentando di fermarlo, invano. Mad Dog quindi, fece allontanare i soldati, e invitò il mutante a colpirlo. Quindi il Fenomeno prese una rincorsa e si lanciò contro il demone, ma venne rimandato indietro e cadde, privo di sensi per la botta, sul terreno. Negli stessi attimi Francesco si era ripreso dallo scontro con Callisto grazie ad un medico e si stava chiedendo se fosse stata una buona idea scendere in campo anche lui. Non sentiva i poteri di Impero dentro di sé come prima, era solo d’impiccio. Mentre il dottore lo medicava aveva visto Anubis occuparsi sia di Quill che di Psylocke con poche mosse del suo bastone istoriato. Gli Imperiali stavano vincendo ed i mutanti ancora in piedi erano ben pochi. Avevano vinto… per ora almeno.

“E’ tempo di porre fine a questa guerra!” esclamò Magneto che fece alzare in aria due delle macchine che si trovavano sul ponte per poi lanciarle in aria, a quel punto Pyro la incendiò e l’auto, trasformatosi in una bomba fiammeggiante caddero su due stand. Una pioggia di macchine infuocate si riversò contro quello che rimaneva dell’interno del Palalottomatica. Urla di dolore e grida di paura divennero gli unici suoni udibili oltre ai tonfi e agli scoppi delle macchine date alle fiamme.

“Tutti al riparo, attivate gli scudi di energia!” urlò Anubis.

Francesco si era rifugiato insieme insieme a Mad Dog e al Dio della Morte nello stand in cui si trovavano anche i suoi amici insieme ad alcuni Imperiali.

“Dobbiamo agire come nel film. Qualcuno deve bloccare Pyro così potremmo riuscire a neutralizzare Magneto e ricordiamoci l’unione fa la forza e la miglior difesa è l’attacco!” disse il ragazzo che ben sapeva di cosa parlava conoscendo a menadito il film in questione.

“Che frasi idiote! Comunque Impo io attirerò Pyro poi voi dovete pensare al magnete ambulante…”

“Lo farò io, Francesco non sa usare ancora bene i poteri di Impero. Dobbiamo fare in modo che la Fenice Nera non si scateni, abbiamo ancora la possibilità di evitare un confronto con lei. Dobbiamo evitare di ammazzarli, capito Mad Dog?” disse il dio egizio.

“Oh, si, si, come se io ammassi sempre la gente! Per esempio non ho ancora mangiato il midollo spinale di Liz… per quanto lo vada dicendo da tempo… deve avere un sapore assai gustoso…” disse il demone leccandosi le labbra con la lingua lunga.

“Non ti preoccupare Liz, Mad Dog è tutto fumo e niente arrosto.” disse il ragazzo cercando di tranquillizzare l’amica che era abbastanza spaventata dalla minaccia del demone.

Un secondo dopo Mad Dog uscì dal nascondiglio e quando una delle automobili in fiamme gli stava per venire addosso la tagliò a meta con la spada fiammeggiante. Quindi senza dare modo ai due mutanti di portare un altro attacco si teletrasportò accanto a loro e prima che potessero reagire diede una capocciata sia all’uno che l’altro, facendoli svenire. Accanto a se si materializzò Anubis che venne raggiunto presto da Francesco con i suoi amici e con Tom Goron e Ruber insieme ad alcuni Imperiali.

“Non hai rispettato il piano.” disse il Dio della Morte rivolto al demone con la sua voce perennemente glaciale.

“Era un piano stupido!” rispose Mad Dog ruttando per confermare la sua posizione sulla questione.

“E’ finita Jean, è finita…” disse il ragazzo cercando di calmare la Fenice Nera e di evitare che iniziasse a distruggere e ammazzare tutti così come faceva nel film. Purtroppo in quel momento una squadra d’assalto della Polizia comparve dietro Jean Grey e sparò contro di lei. Prima che i proiettili potessero arrivare a segno vennero distrutti e ridotti ad atomi dalla Fenice i cui occhi avevano era diventati completamente neri come la pece. Anche il colorito della sua pelle si era fatto più scuro, quasi grigiastro. La mutante iniziò a levitare per aria e con le lei anche pezzi di metallo e di macerie. Si girò verso i suoi assalitori e li distrusse solo con un sguardo scindendoli in molecole elementari. I poliziotti non riuscirono nemmeno a gridare tanto tutto avvenne rapidamente.

“Andiamo tutti via da qui!”esclamò il demone ribelle incitando gli Imperiali, i mutanti e i visitatori rimasti a scappare il più lontano possibile da quel vera e propria Forza dell’universo.

“Io sono l’unico che può fermarla, porta tutti in salvo, vai!”

“Mio signore lei non può…” cercò di argomentare Anubis che, una delle poche volte nella sua vita, esprimeva preoccupazione nella sua voce.

“Vai… ci penso io, questo forse è un buon giorno per morire. Porta i miei amici in salvo, Lu, vai!” lo esortò nuovamente Francesco che intanto aveva cercato di creare una sorta di barriera d’energia intorno alla Fenica Nera. Aveva, infatti, piantato la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali nel terreno e poi ancorandosi ad essa aveva pensato ad un bozzolo d’energia che contenesse la terribile Jean Grey. Non sapeva se sarebbe riuscito a mantenere la barriera attiva, sapeva che doveva farlo per abbastanza tempo per far mettere in salvo i suoi amici.

“Dobbiamo andare via di qui. Ora!” esclamò il Dio della Morte rivolto a Liz e agli altri amici di Francesco. La sua voce era stranamente preoccupata.

“Non possiamo lasciare Francesco da solo!” gli rispose la ragazza.

“Non capisci? Si sta sacrificando per voi!”La voce di Anubis era sempre più ansiosa, vedendo che la ragazza non desisteva dal suo proposito fece solamente un gesto della testa a Mad Dog che prese la cosplayer recalcitrante come un sacco di farina e se la mise in spalla. Il gruppo si apprestò a scappare insieme a tutte le persone che erano rimaste ancora nel palazzetto dello sport, tra loro c’era anche Magneto, che scappava anch’egli dalla furia della Fenice Nera

“Che cosa ho fatto!” disse il mutante impaurito da ciò che aveva scatenato.

Francesco non riusciva più a contenere la furia distruttiva di Jean Grey, la barriera cominciò a cedere, a creparsi. Infine esplose in mille pezzi sbalzando di alcuni metri il ragazzo. La Fenice Nera ora era libera di rilasciare tutta la sua furia distruttrice. Tutto quello che si trovava intorno a lei iniziò a disgregarsi, a ridursi in atomi. Macchine in fiamme, cadaveri, pezzi di metallo, armi, fumetti, muri, stand, persone, tutto veniva distrutto. La struttura cominciò a cedere, interi blocchi del soffitto caddero al suolo. Anubis capì che non sarebbero mai riusciti ad uscire di lì prima che tutto non fosse crollato quindi, con uno sforzo immane riuscì a teletrasportare fuori tutte le persone che erano ancora presenti nel Palalottomatica. Pochi secondi dopo la coperta del palazzetto dello sport venne disgregata, l’intera struttura non esisteva più. Le uniche persone rimaste erano la Fenica Nera e Francesco, che si era rialzato in piedi, pieno di contusioni e ferite. Il ragazzo si appoggiava alla Spada per restare in equilibrio. Gli immensi poteri della Fenice Nera ormai stavano attaccando anche quello che si trovava all’esterno del palazzo appena distrutto. Francesco creò una nuova barriera, pensò a tutti quelli che amava, a tutti quelli a cui voleva bene, che sarebbe morti se non avesse fermato la Fenice. L’avrebbe fatto anche a costo della sua stessa vita e della sua anima. Risoluto come mai prima si preparò a fronteggiare l’ultimo assalto di quell’entità oscura. Solo i poteri di Impero l’avevano protetto dalla furia distruttrice della Fenice Nera, avrebbe dovuto usarli tutti per batterla. Puntò la Spada contro quella che una volta era Jean Grey e creò un’altra barriera per contenerla. Era stranamente calmo. Aveva accettato la situazione, era disposto all’estremo sacrificio pur di salvare coloro che amava. Proprio in quel momento il cielo sopra di lui si squarciò ed un luce dorata l’avvolse. Una forza, addirittura più grande di quella che gli davano i poteri di Impero, lo pervase. Il suo corpo divenne di pura luce e delle enormi ali di luce bianca, accecante si crebbero sulle spalle.

“Santo Dio!” esclamò Mattia, il fratello Liz davanti a questo spettacolo.

“Si, è proprio lui.” disse di rimando il demone ribelle che ben riconosceva quello che faceva sempre vincere nella partita di poker del mercoledì.

“Ti bandiesco dal mio Universo essere immondo!” esclamò con una voce assordante che sembrava provenire da tutti i luoghi e da tutti i tempi Dio che si era incarnato in Francesco. Il cielo divenne di fuoco, l’aria si fermò, sembrava che lo stesso Universo stesse trattenendo il respiro per quello che sarebbe successo dopo. Una scarica di luce partì dal corpo del ragazzo e dalla Spada ed andò a colpire la Fenice Nera che venne completamente disintegrata all’impatto poi il raggio di luce colpì la frattura nel continuum spazio-tempo e la chiuse. Subito dopo il cielo tornò normale così come Francesco che crollò a terra privo di sensi. Anubis scomparve in una nuvole di sabbia rossa per poi tornare trasportando il corpo inerte del ragazzo. Insieme a Tom Goron iniziarono febbrilmente a fargli il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Dopo qualche secondo Francesco riprese i sensi, tossì e si rialzò in piedi. Venne abbracciato subito dal Dio della Morte, che per una volta mostrava qualche emozione di affetto per il ragazzo.

“Non me lo fare ma più.” mormorò Anubis quasi commosso.

“Lo so ragazzo, avresti voluto che fosse Liz a farti la respirazione bocca a bocca ma sei dannatamente fortunato che non te l’abbia fatta io! MUAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAH!”

Come sempre Mad Dog riusciva a far imbarazzare, con le sue frasi, tutto e tutti.

In pochi minuti i mutanti rimasti vennero condotti sull’Imperialitica per poi essere portati nelle prigioni del pianeta Oricalco. Francesco era rimasto insieme a suoi amici a contemplare la distruzione completa del Palalottomatica. Non si ricordava nulla di quello che era successo quando aveva affrontato la Fenice Nera per l’ultima volta.

“Ed ora cosa succederà?” chiese Liz all’amico.

“Dimenticherete tutto. Fanno sempre così. Impianteranno nella vostra memoria un falso ricordo. Sarà tutto perfetto. Nessuno sospetta mai niente.” disse il ragazzo stancamente. Era spossato dopo quanto aveva vissuto.

“Allora se dovete davvero dimenticare tutto, io ti devo dire a tutti voi, e anche a Liz, è un pensiero molto importante che devo dire a Liz da molto tempo…” disse serio Mad Dog che era sopraggiunto, il demone continuò seriamente “Io c’è l’ho più lungo! MUAHAHAHHAHAHH” concluse infine Mad Dog ridendo come un’idiota del suo scherzo. Francesco, a cui erano rimasti ancora un po’ dei poteri di Impero, creò dal nulla un martello gigante, sullo stile che usava Kaori in City Hunter. Il ragazzo lo passò alla sua amica dicendole che non era affatto pesante e che poteva benissimo usarlo per colpire Mad Dog sui gioielli di famiglia. Il demone intanto era rimasto perfettamente immobile a causa dei poteri del ragazzo. Liz colpì il demone cornuto proprio nel punto in cui gli aveva detto di mirare Francesco. Mad Dog venne lanciato a razzo, ad una velocità pazzesca e scomparve all’orizzonte.

“Home Run!” esclamò il ragazzo.

“Ora è tempo che noi andiamo. Mio signore è stato un piacere. A presto signorina Lisa Biella, speriamo di incontrarci per un evento più piacevole.” disse il Dio della Morte per poi scomparire in una nuvole di sabbia rossastra. Pochi secondi dopo anche gli Imperiali insieme a Ruber e a Tom Goron sparirono senza lasciare traccia e dalla mente di tutti i presenti, tranne uno, scomparve il ricordo di quanto era successo. Un dubbio rimaneva comunque nella mente di Anubis chi aveva scatenato Magneto e la sua Confraternita? Per una risposta a questa domanda ci sarebbe dovuti trovare in un altro luogo, nel Sacro Palazzo del Paradiso. Qui nelle camere più interne, Dio, l’Universo stesso, aveva catturato chi aveva giocato questo brutto tiro. Era Loki, il dio della menzogna e delle bugie norreno che ora era incatenato da catene mistiche al suolo della sala dove si trovavano. Dal suo trono lucente, Dio, un essere fatto di pura luce così come era apparso sulla Terra poco prima, avanzò verso la divinità nordica. Si fermò poco lontano da lui. Prima di parlare contemplò le mura, completamente spoglie, di solida roccia. Poi disse solamente.

“Nessuno mette a repentaglio la mia incolumità e quelle delle persone a me care senza pagare un prezzo. Finché avrò vita nessuno farà gli stessi errori del precedente Universo. Per quello che hai fatto ti condanno all’oblio eterno. Farai compagnia alla Fenice Nera.”

Detto questo Dio, i cui occhi brillavano di una luce oscura simile a quella che aveva avuto Jean Grey, strinse le mani sul collo di Loki che si spezzò come un fuscello. Il corpo della divinità si dissolse in liquame purulento che scomparve presto. Dio quindi si sedette di nuovo sul suo trono per osservare se stesso, continuamente, e per evitare che il Caos e il Male potessero dilagare. Era stato lui il portatore della Fine del precedente Universo. Aveva giurato che avrebbe fatto qualunque cosa per evitare che anche questo Universo, questa nuova chance, andasse persa.

Riflessioni di un vampiro…

Credete veramente, voi umani, che essere vampiri sia bello? Credete veramente che non poter più vedere il tramonto o l’alba, non poter più assaporare nessun cibo o bevanda, essere costantemente soggiogati dalla paura di perdere il controllo, di far uscire dalla nostra mente la bestia che sta lì acquattata pronta a scattare quando sente l’odore del sangue, credete veramente quindi che la nostra “vita” da vampiri sia bella? Certo non nego che l’adrenalina, la paura, il potere che ti fa sentire essere vampiro sicuramente voi umani non li proverete mai, ma il prezzo per queste passioni vampiresche è troppo alto. Non ho mai potuto veder crescere mio figlio, non ho potuto riabbracciare i miei cari, non ho salutato per l’ultima volta mia moglie quando è morta. Sono sicuro che chiunque ci abbia creato, intendo il primo creatore sia esso Dio, Satana o Dracula, si è voluto divertire, voleva vedere come noi poveri non-morti ci saremmo comportati durante la nostra non-vita, come ci saremmo letteralmente dannati nella nostra esistenza. Credo ancora più fermamente che chi ci ha creati ci odiasse profondamente condannandoci a questa vita vampirica che molti dei miei simili chiamano giustamente maledizione. Noi vampiri siamo succubi dell’animale primordiale che è in noi, quando ci prende questa furia sia perché siamo in pericolo di vita sia perché abbiamo bisogno di sangue, impazziamo, diventiamo delle belve senza ragione e potremo anche uccidere chi ci è caro…. Si, essere vampiri è una maledizione, ne sono convinto, maledico il giorno in cui, colei che mi ha creato, mi ha trasformato in un vampiro, sarebbe stato meglio morire subito da mortale che continuare a vivere da vampiro… Per questo, per questa maledizione chi ci portiamo dietro, non ho mai creato progenie, perché nessuno deve soffrire ciò sto passando io. Alcune persone che ho conosciuto lungo la mia non-vita, mi hanno implorato morenti di trasformarle in vampiri, sono morte maledicendomi ma vorrei essere io al loro posto, vorrei essere morto, ormai loro non devono più soffrire… La mia coscienza è tormentata per la loro morte, ma almeno so che non mi devo tormentare ancor di più per averli trasformati in un mio simile… Per noi vampiri è facile far del male, commettere reati, siamo facilitati a causa della nostra costante sete di sangue, quando abbiamo fame, la bestia, l’animale primordiale, si risveglia in noi e non possiamo fare quasi nulla per contrastarlo. Forse non lo sapete ma molti dei vampiri appena creati non superano i primi giorni, lo shock è troppo forte, il dover abbandonare la loro vita da mortali, le loro abitudini, le loro convinzioni siano esse religiose o morali è così forte che resistono alla fame o si suicidano restando volutamente alla luce del sole. Per noi vampiri è facile far del male ma è anche facile far del bene, aiutare il prossimo, quelli in difficoltà, ed è la mia ragione di vita. Ho deciso che era troppo facile e semplice agire come la maggior parte dei vampiri e che invece cercare di aiutare, per quanto mi era possibile, il prossimo doveva essere la mia ragione di vita, anche perché se agissi come tutti gli altri vampiri… che gusto ci sarebbe?

Fear

Non avete mai paura? Parlo di quella paura così potente da farvi tremare le ossa. E’ una paura antica e cupa, una paura ancestrale. Temo quello che sono diventato. Il patto con il Diavolo che ho stretto per diventare quello che sono adesso. Un compromesso forse troppo grande. Un fardello troppo pesante da sopportare. Cosa pensavo mai? Credevo veramente che sarei riuscito a gestirlo? Cosa farò se perderò il controllo? La mia più grande paura è quella di impazzire. Essere sopraffatto da quello che sento nella mia testa. Dalle voci. Dalle altre persone che sono dentro di me.  Fallire e diventare ciò che tempo di più. Diventare come lui. Un’altra mia grande paura è quella di perdere le persone a me care. La mancanza si fa sentire dalle piccole cose, lo so. La mancanza è devastante. Cosa farò? Non voglio perdere le persone che amo. Non voglio sopportarlo. Cederei al mio lato oscuro. Lo so. Farò di tutto per evitarlo. Qualunque cosa possa fare. Qualunque cosa sia in mio potere, la farò. Non accetterò compromessi di sorta e non avrò limiti. Posso farlo e lo farò. Ed anche di questo ho paura…

Meno male che Silvietto c'è!

Gnam, gnam, sono proprio buoni i bambini haitiani fatti allo spiedo! Hanno quel sapore succoso, sapete come no? Sono una prelibatezza! Ma non voglio parlare dei miei gusti culinari ma di quello di cui parla tutta la vostra nazione. Del fatto che il mio amico Silvietto si è portato a letto un po’ di ragazze minorenni. E tutti scandalizzati. E non si fanno le orge e non si va con le minorenni. Beh io non ci vedo nulla di male. In fondo un maschio deve spruzzare il suo seme in ogni dove e quale miglior dove di alcune procaci ragazze giovani? In fondo uno si deve pur divertire e dato che ha i soldi può farlo nella maniera che più gli piace. Non è lui il problema. Vedete siete voi. Che siete bigotti essendo cattolici. E lo sappiamo tutti che i cattolici come voi hanno un palo di abate ficcato su per il retto. Ma poi se i preti si fanno i bambini, e no, non c’è niente di male. Ecco siete pure degli ipocriti. Dai, chi di voi non farebbe come Silvietto? Attorniato dalle belle ragazze sempre a cazzo dritto. Oddio più o meno, con l’età che ha non è più attivo come un tempo. Io ne sono qualcosa. Essendo un demone cornuto e oltretutto anche un conoscitore di certi ambienti… ok sono un pappone e si è capitato di presiedere con Silvietto qualche incontro particolare. Ci si diverte, si scherza, si scopa, cosa volete di più dalla vita? E non rispondete l’amaro lucano. Ho mangiato un lucano amaro e non sono così buoni come dicono nella pubblicità! Quindi sapete cosa vi dico? Io sto con Silvietto, lui ha ragione lo state perseguitando solo perché non potete fare come lui! E’ questi magistrati andrebbero sodomizzati. Lo farei io stesso in questo momento. Siete fortunati ad avere un premier come lui che si sa divertire. Non come quell’Obama sempre serio o quel Sarkozy che ha solo una modella nel letto e pure anzianotta! Meno male che Silvietto c’è! E’ proprio vero. Poi sapete… grazie lui ho molto carne, si insomma, mi evita di andare a caccia di ragazze. E poi mi ha detto che posso mangiare tutti i comunisti d’Italia. Tranne il Valbe, lui ormai sa di caffè stantio. Gli altri li ho mangiati tutti. E D’Alema mi chiedete? Quello che va in giro in barca? Se quello è comunista io sono vegano! Concludendo per me a Silvietto non gli faranno nulla, lui riuscirà a sfangarla anche questa volta. I malvagi magistrati saranno arrestati e condannati al confino, come è giusto che sia e poi Santoro, Travaglio, Grillo e gli altri avranno una mia visitina. Non so bene come cucinarli. Vauro si. Il vignettista. Quello lo faccio a bagno maria. Gnam…

Beh… ora, non crediate però che io sia un samaritano, ok Silvietto mi sta simpatico e ci trascorre tante belle orette insieme ma mi schiero con lui solo perché mi ha promesso che alla sua morte le anime di tutti quelli che hanno votato per lui saranno mie. Mi piacciono le anime. Soprattutto in salmì!

L'insostenibile dannazione dell'Imperatore Nero

Le delusioni che da l’amore sono assolutamente le più devastanti che si possano provare. Anch’io le ho sperimentate. Io che sono un essere immortale. Che posso disintegrare gli atomi. Che posso creare abomini mostruosi. Io che sono l’Imperatore Nero. Anch’io ho sofferto le pene dell’amore. Il dolore del rifiuto. La rabbia. La disperazione. La follia. L’amavo con tutto me stesso. Avrei prosciugato gli oceani ed appianato le montagne per lei. Avrei cambiato vita. Sarei diventata un normale mortale. Sarei invecchiato con lei. Tutto per lei. Avrei abbandonato la mia vita di assassino. L’avrei fatto. Sarei cambiato. Solo per lei. La mia dolce Gabrielle. Certe notti mi sveglio urlando pensando a quello che ti ho fatto. A quello che ti ho fatto diventare. Non voglio giustificarmi. Sono quel che sono. Sono un dannato figlio di puttana che non esisterebbe ad uccidere un neonato se mi fosse di qualche vantaggio. Nulla mi può essere rifiutato. Quando Gabrielle rifiutò il mio amore, perché le avevo ucciso il fratello, il mio mondo crollò. Era un mondo che mi ero costruito nelle poche ore in cui avevo conosciuto lei, ma era il mio cazzo fottuto di nuovo mondo. Tutto venne distrutto. Tutto quello che avevo immaginato di vivere con lei. Tutto il mio futuro. Tutto spezzato. Ero tornato ad essere l’Imperatore Nero. La stronza mi sputò anche in faccia. Poi vi stupite se ho ammazzato tutti quelli che conosceva e ho distrutto il suo villaggio anche se lei mi supplicava di non farlo? Le sue urla erano la gioia per il mio nero cuore che per una volta era stato imbevuto di amore. Gabrielle è l’unica donna che io abbia mai amato e mi ha inflitto così tanto dolore come quasi mai nessuno ha mai fatto. Solo la perdita della mia prole mi provocò così tanto dolore. Non ho mai amato nessuna dopo di lei. E non crediate che abbia mai amato Adriana. L’ho sempre e solo considerata carne da macello. Un corpo su cui sfogare i miei bassi istinti. Uno dei tanti. Oh, so cosa state facendo dopo aver letto queste mie parole. State ridendo di me. Lo so che lo fate. Ridete del mio dolore, della mia pena. Datemi pure del patetico, dell’emo, anche se questo termine non so bene cosa significhi. Prendetemi per il culo. Fatelo. Sarò io l’ultimo a ridere. Si. Voi non riderete più. Invece urlerete dal dolore come ho fatto io. Mai prendere per il culo l’Imperatore Nero. Dal pozzo oscuro che è il mio cuore io vi maledico. Possiate soffrire peggio di me. Possiate perdere coloro che amate. Possiate morire nel dolore più nero. Che cosa vi aspettate da me? Un buffetto? Io sono l’Imperatore Nero, sono malvagio fino al midollo. Chiunque incontri la mia ira sarà polvere. Chiunque incontri il mio amore sarà dannato. Sono l’Imperatore Nero e non posso fare altro. Non posso cambiare anche se voglio farlo. E’ il mio destino. Sono il male e non posso fare altro che perpetrare il male. Chiunque pensi il contrario è un folle o uno schiocco. Come lo ero io che per qualche attimo ho creduto di poter cambiare. Non c’è speranza per  me. Non c’è libertà. Non c’è morte. Non c’è amore. Sono l’Imperatore Nero e la mia intera vita è segnata dalla dannazione terrena.