"Mai, mai, tu vivrai giorni felici…"

“Mai, mai, tu vivrai giorni felici…”

E’ questa frase che mi viene in mente adesso, pensando a me. Se ve lo chiedete la frase è tratta dalla sigla italiana della prima serie di Hokuto no Ken. E’ strano come un solo litigio per quanto grave abbia prodotto questa valanga di pessimismo e di tristezza, di oscurità, di umor nero, di acidità. Non è stato solo il litigio, ovvio, ci sono state anche altre piccole cose che hanno incrementato questo mio umore. Piccole cose a cui non avrai dato molto peso normalmente. Questa valanga di oscurità mi ha fatto ricordare delle cose che alcune volte mi dimentico, sono cose che so essere vere, che sento essere vere nel più profondo del mio cuore, cose che non dico ad alta voce perché non le voglio ammettere apertamente. So che morirò da solo senza nessuno accanto che mi ami, so che non mi sposerò mai e non avrò mai l’amore ricambiato di una ragazza, so che non avrò figli, so che non sarò mai realizzato in pieno che sarò un fallito per sempre. Lo so, l’ho sempre saputo, perché negarlo? Perché a volte mi illudo che non sia così? Perché mi illudo che anch’io possa provare amore per qualcuno? Che possa sentire le farfalle allo stomaco per una ragazza? Mi illudo. Con questa faccia che mi ritrovo e questo corpo orrendo nessuna donna mi potrà mai amare, nessuna. Non pensiate che non ci abbia provato, oh se ci ho provato ad amare qualche ragazza, ma qual è sempre il risultato? L’indifferenza, lo sdegno, l’allontanamento come se fossi un appestato. Come per l’amicizia, non serve a niente essere generosi, fare di tutto per aiutare gli amici, a cosa serve se poi gli amici non fanno niente per te? Se ti evitano, se non ti considerano mai e ti chiamano solo nel momento del bisogno? Se per quanto uno cerchi di aiutare, di sopportare, verrà sempre e solo considerato l’ultima ruota del carro che si può abbandonare quando non è più utile? Sono un lupo solitario, l’ho sempre saputo. E’ il mio destino, ma la mia mente è debole e capita che, spesso, si illuda che ci sia speranza. Ma non c’è speranza per me. Non è mai esistita. Non credo al destino, ma so che il mio è segnato anche perché non ho la forza di cambiarlo. Non ho la volontà di farlo perché so che comunque fallirò. La mia stella è nera di morte e di abbandono. Non compatitemi, lo odio, non provateci nemmeno. Non siate tristi per me, non servirebbe a nulla. Ma farò finta di non esserlo, farò finta che vada tutto bene, che non ci sia nulla che non vada, perché in questa nostra società di merda se accennò al fatto che sto giù di morale, iniziate tutti a compatirmi, a dire che mi comporto in maniera strana, a dire che sono troppo acido, che uso toni troppo forti quando scrivo, che vengo preso ad insulti quando espongo le mie idee che sono diverse dalle vostre, allora bene se è così, ok, fingerò che vada tutto bene mentre dentro sto morendo, fingerò di avere le vostre stesse idee perché non né accettate di diverse. A voi non interessa sapere che sto male, perché è destabilizzante, perché alla fin fine non ve ne frega una mazza di come sto io, siete egoisti e vi importa solo di voi stessi. Chiedete “come va?” non perché volete saperlo veramente ma perché dovete far tacere quella vocina moralista della vostra coscienza che vi chiede di fare quella domanda. Ma non volete sapere la risposta. Vi aspettate che sia sempre “bene, grazie a te?”. Altro non volete sapere. E dato che è così che volete che vada, sarò sempre carino e gentile. Ma dal più profondo del mio animo vi maledico tutti che possiate tutti soffrire come sto soffrendo io adesso, che possiate provare ciò che provo io. E datemi pure dello stronzo, lo sono, ricopritemi di insulti. Non sono tanto diverso da voi. Non c’è speranza per me. Non piangete per me, non sprecate la vostra acqua, sono già morto.

Cercarsi nuova concubina…

So che per voi miei adepti questa notizia potrà essere sconvolgente, so che alcuni di voi si strapperanno i capelli, altri si butteranno dentro un vulcano attivo, altri ancora si faranno una sega pensandomi, beh ora vi annuncio che sono di nuovo single. Purtroppo la mia prima concubina Liz mi ha lasciato e quindi sono in cerca di una nuova concubina che però ancora non si è fatta avanti. Non che mi freghi qualcosa in realtà, infatti per festeggiare la rinnovata libertà sono andato ad Haiti, avete presente quel posto colpito dal terremoto che aveva fatto tanta audience mesi fa ma di cui ora non frega una mazza più a nessuno? beh sono andato lì. I controlli sono pessimi e nessuno si è accorto della scomparsa di alcuni succulenti bambini. Allora cosa ho fatto? So cosa state pensando e no, non sono così malvagio da violentare quelle creaturine! Come potrei? Morirebbero subito, non possono resistere al mio membro! Li ho cucinati. Se volete vi spiego la ricetta. Si che volete, tanto non potete fare a meno di leggere vero? Perversi! Avevo rapito otto bambini in tutto, mi ero nascosto in una delle mie molte dimore qui ho acceso un fuoco gigantesco e ho preso due spiedi molto grandi con cui avrei infilzato i bambini, quattro a quattro. Avevo proprio voglia di due spiedini appetitosi, quelli con tanto grasso che cola dalla carne a ondate. Mi viene ancora fame ripensandoci! Stavo preparando gli spiedi e non avevo ancora torto il collo ai bambini. Sapete come faccio? Come con i polli, li prendo per il collo e track sono morti stecchiti senza tanti lamenti. Pulito, veloce, economico. Dovrei brevettarlo! Comunque dicevo, stavo affilando i pali tra gli urli dei bambinetti impauriti che, nessuno escluso, si erano defecati addosso, quando all’improvviso entra nella mia grotta un cavaliere templare. No, non un cavaliere in stile medioevo, ma proprio un Templare, quegli idioti cattolici-rotti-in-culo che combattono contro vampiri, licantropi e demoni come me. Son dei simpaticoni ‘sti cattolici. Il templare, se volete ve lo descrivo, bello quanto un brufolo sul culo peloso di un camionista ma, almeno questo devo dirlo, era alto, ben piazzato, muscoloso. Indossava una sorta di divisa militare in qualche strano composto che voi umani credete sia resistente contro ogni cosa possibile. Poveri stolti. Comunque la divisa dell’uomo aveva una grande croce disegnata al centro, con i bordi d’oro che si intonavano alla perfezione con il bianco del vestito. Era già morto ma non sapeva ancora di esserlo.

“Libera i bambini mostro o ti sventrò!” mi gridò, in inglese.

Poi dato che io non l’avevo cacato di pezza che fa il mortale estrae una katana benedetta dal fodere che aveva sulla cintura e si mette in guardia. Io lo guardo e continua nel mio lavoro. Lui allora mi lancia una sorta di granatabombache cazzo ne so con dentro dell’acqua santa. Mi colpisce in testa e mi spruzza tutto. Lui ride soddisfatto, pensa di avermi fatto fuori. Si sbaglia. L’acqua santa non mi fa nulla.

“Domani sarebbe stato un millennio che non mi facevo un bagno! Grazie a te non potrò superare il record! Ora t’ammazzo!” gridai. Non era vero del record, ma lo volevo far sentire in colpa. Mi mossi veloce come solo io so fare, in due falcate ero arrivato davanti a lui e gli mozzai il braccio che impugnava la katana con una sola artigliata. Poi gli detti una botta in testa e svenne dal dolore ma feci in modo di lasciarlo in vita per dopo. Poi mi occupai dei bambini. Morirono tutti quando li ebbi infilzati, purtroppo non c’era altro modo. Urlarono, si dibatterono, ma poi schiattarono tutti quasi subito. Poco prima, comunque, che li mettessi sul fuoco. Non volevo cuocerli troppo. Li lasciai solo un minutino, giusto per non mangiarli troppo al sangue. Poi mangiai con sazietà. Ah! Le ossa dei loro crani sbriciolate, gli intestini caldi, il sangue fluente delle arterie, il fegato così gustoso. Non ho mai mangiato meglio. Forse i rumori che facevo mentre mangiavo quella carne umana vi avrebbero disgustato… ma quali sono i rumori che fate quando mangiate voi? Scommettiamo che sono uguali? Poi mi dedicai al templare che per un attimo aveva fatto sperare ai bambini di riuscire a salvarsi come nelle favole, ma le favole non esistono, il mondo è sporco e brutto… come me! Allora cosa feci di questo baldo uomo di Cristo? Lo denudai ovvio! Poi per prima cosa lo castrai, mi volevo mangiare con calma i suoi coglioni. Infine infilai il mio cazzo bello dritto dentro il suo ano. Era stretto ma dopo una mangiata una sega è quello che ci vuole no? L’uomo si svegliò tra tremendi tormenti, si dibatté mentre dal suo buco del culo usciva copioso sangue. Ah quanto mi sono divertito! Mentre lo inondavo di sperma demoniaco, gli tagliai la testa e bevvi il suo sangue direttamente dalle vene ed arterie del collo. Il sangue caldo mi fluì in gola ad ondate. Che meraviglia! Poi buttai il corpo da una porte e mi dedicai a succhiarmi le palle del templare. Erano così gustose! Come vedete per quanto sia stato mollato ho reagito in maniera egregia e non nutro desideri di vendetta contro Liz. No affatto. Non è la prima concubina che mi lascia. C’è ne sono state altre. E non le ho mangiate e/o ammazzate dopo. Non tutte almeno… qualcuna è sopravvissuta. Mi ricordassi chi….

L'alba del sole oscuro – The dawn of the Dark Sun

Voi umani vi credete tanto speciali, così attaccati ai vostri valori moralistici, alle vostre credenze religiose atte soltanto a farvi credere di non essere dei bastardi egoisti che sgozzerebbero il prossimo pur di avere una fica in più da violentare. Mi fate schifo. Siete ipocriti, bastardi e bugiardi. Siete un cancro che sta consumando il mondo che vi sostenta. Siete una malattia che andrebbe estirpata alla radice. Oh, io ci ho provato varie volte, non si può affermare che non abbia tentato, ma quel cazzone di mio fratello, quell’Imperatore Bianco che osannate tanto, mi ha sempre impedito di fare quello che era giusto fare. Lui credeva che in voi ci fosse qualcosa di buono, qualcosa, che sotto tutta quella merda che è la vostra esistenza, si dovesse salvare. Aveva torto ed è morto. Anzi di più, è stato letteralmente vaporizzato, per salvarvi. Era uno sciocco. Pensava che l’amore fosse la risposta a tutti i mali… l’amore… cos’è l’amore se non un orpello morale per celare il bruto sesso? Si, lo sapete, nell’intimo della vostra anima dove i preti e le loro prediche false non vi possono raggiungere, lì sapete la verità. L’amore non esiste. Esiste il sesso, violento e selvaggio. Lo chiamate amore perché da moralisti del cazzo quali siete, non potete affermare che è solo un istinto animale. Quelli che chiamate amicizia, fedeltà, lealtà, affetto, non sono altro che delle protezioni che usate per salvare voi stessi dalla morte, perché sapete che da soli sareste indifesi contro i vostri stessi simili. L’unione fa la forza, ma siete così codardi che non gli potete dare un vero nome e quindi gli date altri nomi. E’ l’egoismo che vi muove. E la brama di potere e di sesso. Siete animali della peggior specie. Oh ma non crediate che io sia meglio di voi. Io sono l’Imperatore Nero, Lot Destr. Sono il male incarnato. Sono colui che si divertiva, e si diverte, a stuprare i bambinetti davanti alle loro madri attonite, a mettere a ferro e fuoco interi villaggi solo perché mi ero svegliato male. Io ho ucciso, violentato, mutilato, torturato più di ogni altro vostro generale o guerriero. Forse dovrei anche fare un po’ di autocritica, perché sono stato anche la causa di alcuni dei vostri peggiori mali… ma è pur sempre vero che io ho dato una spinta e voi avete fatto il resto… Io sarò pur malvagio, sarò pur un bastardo senza genia, ma voi non siete meglio di me, anche se lo credete fermamente. Sono stanco di voi e sono stanco della mia vita immortale. Penso di essere dannato come certi vampiri che si vedono in alcuni vostri sciatti film. Ma voglio vivere per vedere finalmente il giorno in cui vi sterminerete a vicenda e lascerete questo mondo in pace e in silenzio. Sarà un giorno magnifico, già lo pregusto. E se non mi sbaglio, e capita assai di rado, presto vedrete il sorgere del sole oscuro che annuncerà la vostra fine…

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Mad Dog presenta Canto di Natale

Piccola premessa, non tutte le persone presenti nel video alla fine sono presenti nel racconto, sarebbe venuto troppo lungo! Inoltre non tutti voi miei cari amici ed amiche siete nel video, siete troppi XD

L’inverno era arrivato anche sul solitario pianeta Oricalco, una coltre spessa e uniforme di neve ammantava i palazzi della gigantesca metropoli così come il castello fiabesco che si trovava al centro della città ed il parco che lo circondava. Anche se la morsa artificiale dell’inverno si faceva ben sentire, l’attività lavorativa era ancora frenetica e non veniva rallentata da queste condizioni atmosferiche. Nella piazza principale di Atlantide era stato portato un abete di dimensioni epiche addobbato per l’occasione festiva. Ai piedi di questo albero troviamo due dei protagonisti di questo racconto. Uno è un demone cornuto conosciuto per la sua voracità e lussuria, l’altro è un Dio con la testa di sciacallo, gelido come un pezzo di ghiaccio e formale come un esattore delle tasse.
“Non capirò mai gli addobbi dei mortali… palle e fili colorati, un albero bisognerebbe addobbarlo con intestini, fegati e cuori!” disse Mad Dog con la sua tipica voce che ricordava la lava di un vulcano che scorreva lenta dopo un’eruzione.
“Sono dei classici addobbi che risalgono ad una tradizione molto…”
Il Dio della morte dell’Antico Egitto non riuscì a finire la sua frase, venne interrotto da una profonda risata del suo compagno.
“Ci sono pezzi di ghiaccio meno gelidi di te Lu! Non ti ho chiesto di spiegarmi l’origine del fottuto Santo Natale! Sono coglione io mica stupido. Mi piace anche questa festa, faccio anch’io i regali. Oh si, non guardarmi con quella faccia da baccalà, l’ho fatto anche a te, e non ti immagini cosa possa essere! Poi sai mio caro e defunto amico so anche qual è il vero significato del Natale… e non star a sentire quei rotti in culo dei cattolici… tsè come se Gesù fosse nato davvero quando dicono loro. Se ne inventano quelli di cotte e di crude! Io ci gioco a poker con Jahwèh ogni mercoledì sera, lui mi ha detto la verità su tutte ‘ste cazzo di leggende. Hanno fottuto l’idea ai romani ‘sti cattolici. Son furbi come volpi… Lu perché te ne vai?”
“Sono più antico di te Mad Dog. So già come sono andate le cose senza che me le racconti tu, condite con tutte le tue espressioni scabrose. C’ero quando è iniziata la leggenda di San Nicola. So tutto. E non ti disturbare per me. Non farmi un regalo. Io non festeggio questa festa come non festeggio le altre feste mortali. Non ti farò un regalo.” disse il dio della testa di sciacallo con la sua voce fredda e distante.
“Qualcuno qui non ha lo spirito di Natale! Devo assolutamente fartelo inculcare nel cervello. Sicuro. Ora ti racconterò una storia e non fare quella faccia contrariata, se non la senti ti giuro che materializzerò qui un esercito di renne zombie come l’anno scorso! Ti ricordi poi com’è andata vero? Quindi ‘sta zitto e ascolta… tanto tempo fa sulla Terra in una città chiamata Londra…”

Mad Dog presenta Canto di Natale

Siamo alla fine dell’Ottocento, Londra è la città più importante del mondo, la più grande metropoli. In questi turbolenti anni in cui la povertà incalzava e si poteva morire di freddo senza un po’ di riscaldamento, la città era diventata nota per alcuni fatti assai strani legati a figure come Jack lo Squartatore, Sherlock Holmes, Peter Pan, il Dottor Jekyll, il Dottor Van Helsing, Dorian Grey. La Storia che voglio raccontarvi in questo momento di festa per voi poveri e miseri mortali è quella del più avaro degli avari, l’uomo che era diventato ricco sfondato con il business della posta privata il suo nome era Frankezer Scrooge. La Scrooge & Marley era diventata l’unica posta di tutta la nazione grazie ad un contratto assai vantaggioso con la Corona. La neve cadeva a pacchi postali espressi ben più veloci di quelli di Poste Italiane, l’intera carbonifera metropoli erano imbiancata e gelida come un pacco di cocaina colombiana. (Si ora non fate gli stronzi, so che la cocaina non è gelida ma ci sta bene come metafora…). Mentre tutti sia ricchi che poveri si stavano preparando a festeggiare il fottuto Santo Natale, solo una persona lavorava ancora il ventiquattro di dicembre. In uno studio ghiacciato, senza stufa per risparmiare, l’avido Scrooge stava contando alcune monete sul palmo grinzoso della sua mano.
“Manca una sterlina mr Barbers!” esclamò il prematuramente incanutito Frankezer squadrando malignamente l’uomo che si trovava davanti a lui.
“Gliela darò appena avrà spedito il mio pacco, è un contratto molto importante, diventerò ricco abbastanza da poter sfamare la mia famiglia e permettermi anche una stufa!” disse l’uomo. Era alto, magro, quasi gracile a causa dell’alimentazione povera. Indossava un vecchio completo marrone rattoppato in più punti, aveva le dita sporche, nere, ma non per mancanza di igiene, erano sporche per l’uso smodato che faceva del carboncino che usava per disegnare tutto il giorno.
“Menzogne! Voi artisti vivete di favole e di nient’altro. So chi è lei, è quello che disegna i draghi! Pft! Torni quando farà un lavoro serio. Via mi ha fatto anche perdere troppo tempo e mi prendo anche una sterlina per il tempo che mi ha fatto perdere!” esclamò il vecchio lanciando malamente le monete rimanenti al povero, in tutti i sensi, artista.
“Ma ma… lei non può rubarmi una sterlina!”
“Posso e lo farò! C’è scritto nelle avvertenze all’entrata. In piccola ma c’è scritto. Il tempo è denaro. Fannullone! Vattene con i tuoi piedi se non vuoi che lo faccia il mio buttafuori!”
Dopo che l’uomo uscì mestamente, Scrooge suonò insistentemente un campanellino ed arrivò di gran carriera il suo contabile Bob Zerovatchit, direttamente dalla piccola e malconcia scrivania in cui lavorava accanto alla porta.
“Si signore?” chiese con timore l’impiegato che conosceva bene il carattere astioso e burbero del suo padrone.
“Ecco una nuova sterlina da contare per oggi, fregata ad un gonzo, tieni!”
Scrooge si stava rimettendo a scrivere qualcosa su un grande libro mastro, quando si accorse che il suo contabile era ancora fermo con la moneta in mano davanti a lui.
“Cosa vuoi scansafatiche?”
“Signore mi chiedevo se… domani possa avere un giorno di ferie… sa è Natale…”
“Ah il Natale – rispose sprezzante Scrooge – una festa buona per gli idioti e per chi ha le mani bucate! Solo per questa volta ti permetto di avere un giorno di ferie ma te lo decurterò dalla lauta paga che ti do ogni fine mese!” disse il vecchio che sghignazzò per la propria intelligente trovata.
“Bussano alla porta, vai a vedere chi è… forse qualcuno che vuole lavorare oggi e che mi darà tante belle sterline!”
Zerovatchit andò ad aprire e accompagnò davanti a Scrooge un uomo e una donna, tutti e due vestiti assai sobriamente e distinti nei portamenti. L’uomo indossava un’impeccabile completo grigio mentre la donna indossava un abito marroncino con una ricca gonna.
“Io sono Frank Falcons e la mia amica è Lycian Troìs siamo di Amnesty International e le vogliamo proporre un affare eccezionale!” disse l’uomo con un acuto accento scozzese.
“Amnesty… non è quella società di beneficenza?” chiese Scrooge sospettoso grattandosi un porro che aveva alla punta del naso.
“Si infatti le vogliamo chiedere una somma anche modesta per aiutare i poveri che non possono passare…” la donna, con un tipico accento londinese, non riuscì a finire la frase che venne interrotta dalla risata dell’avido spedizioniere.
“Andate via di qui se non volete che chiami la polizia ladri!” esclamò poi Scrooge
“Ma fatelo in nome della nostra Somma Regina Thirrin che ci governa con saggezza e costanza!”
“Signor Falcons a me la nostra giovane Regina non ha portato giovamenti se non nelle sue tasche con le tasse che ha applicato sui ricchi di cui faccio modestamente parte! Se vedessi quello stecchino di ragazza le farei vedere come si governa un regno come la nostra gloriosa Inghilterra! I poveri poi! Se sono poveri è solo colpa loro, non si impegnano abbastanza. Dovrebbero morire tutti così si risolverebbero molti problemi come l’affollamento delle carceri e la sovrappopolazione!”
Il viso di Scrooge era diventato paonazzo mentre eseguiva la sua invettiva solo quando ebbe finito si accorse che i due attivisti erano scappati dall’orrore per quello a cui avevano assistito. L’avaro spedizioniere sperava di potersi a rimettere a lavorare ma venne interrotto dall’arrivo impetuoso del suo unico parente ancora vivo, il nipote, Gabriel detto Tanabrus.
“Buon Natale e Felice Anno nuovo zio! Verrai domani al nostro pranzo?” esclamò il ragazzo tutto contento.
“Sciocchezze! Il Natale è solo per i fannulloni come te caro nipote che si fanno chiamare in maniera astrusa! Che hai da festeggiare che sei povero? Hai lavoro che non mai capito quale sia e che comunque non ti frutta abbastanza per essere ricco come me. Ti sei sposato con una tizia che ha come sua più grande ambizione quella di diventare la ritrattista della nostra antipatica Regina Thirrin! Non verrò mai a trovarti finché sarai sposato con quella!”
“Ma non venivi nemmeno quando non avevo ancora sposato Licial zio! Poi riparare orologi è un’arte, una passione che anche se non frutta troppi soldi mi rende felice. Vieni domani, ti prego, è Natale, non ti chiedo nulla, solo che tu possa passare una giornata felice con me, mia moglie ed i miei amici!”
Scrooge osservò la pelata e gli occhiali rabberciati del nipote per poi esplodere in una cupa risata.
“Non verrò mai, il tempo è denaro e tu me ne hai già fatto sprecare abbastanza. Vattene!” urlò il vecchio.
Il giovane non si scompose troppo rivolse un nuovo “Buon Natale e Felice Anno Nuovi” allo zio per poi salutare il contabile.
Gabriel uscì dall’ufficio ed incrociò alla porta un gruppo di giovanti cantanti, che si facevano chiamare Cosplay Singers, che da alcuni anni giravano la città nel periodo delle feste per racimolare qualche soldo. Il nipote di Scrooge gli lanciò un’occhiata piena di compassione sapendo che lo zio li avrebbe sgridati e quindi lasciò qualche moneta ai cantori. I ragazzi ringraziarono il benefattore e lo videro sparire nel vicolo ormai oscuro tra cascate di fiocchi di neve. Si misero a cantare dietro la porta della Scrooge & Marley, intonando Silent Night. Passarono pochi secondi e il vecchio avaro spalancò la porta urlando, brandendo un attizzatoio e facendo fuggire i poveri ragazzi, per poi tornarsene dentro borbottando. Passarono pochi minuti e suonò l’ora per andare a casa e staccare dal lavoro. Scrooge non rivolse nemmeno un saluto a Zerovatchit e si incamminò incupito verso casa ripetendo alle volte la parola “sciocchezze”. Non salutò nessuno e appena qualcuno si avvicinava per fargli auguri li scansava e grugniva in malo modo. Quando stava per entrare nella sua vecchia e logora casa, due senzatetto che dormivano a lato della strada, lo salutarono ed gli chiesero qualcosa in elemosina. Le due donne, imbacuccate in coperte tarlate e rattoppate, riconobbero immediatamente Scrooge. La più anziana delle due, che era anche quella più in carne, con una carnagione olivastra ed il viso butterato di ecchimosi, lo guardò sorpresa per poi tentare di abbracciarlo. L’uomo si scansò malamente e le osservò malignamente.
“Siamo Pam e Odry non ci riconosci?” disse l’altra donna, assai magra, con la pelle mulatta e i due denti centrali anneriti che sporgevano dal sorriso sdentato.
“Si purtroppo si. La sartina e la… non ho mai ben capito cosa facessi tu – disse Scrooge indicando la più macilenta delle due – eravamo amici nella giovinezza. Mi avete rubato molto tempo e denaro allora. E vedo che siete state ricompensate a dovere. Ora devo andare a mangiare qualcosa di caldo e a ristorarmi al fuoco, cosa che voi non potete fare. Addio.”
Il vecchio non le degnò più di uno sguardo e le scansò malamente con il suo bastone quando tentarono, stupefatte, di avvicinarsi. Salì in fredda le scale che conducevano al suo portone e stava per immettere la chiave nella serratura quando il batacchio della porta assunse le fattezze della faccia del suo vecchio e defunto socio di affari, Eleas Marley. Sembrava assai sofferente, gli occhiali infranti, gli occhi spiritati più del solito, la barba incolta. Poi tutto sparì e tornò come prima. Scrooge sebbene spaventato entrò con calma in casa, ripose cappello e cappotto sull’attaccapanni per poi dirigersi verso la sua cupa stanza.
Mentre mangiava un po’ di brodaglia riscaldata su un piccolo fuocherello non poteva non pensare all’immagine che aveva visto alla porta. Doveva essere per forza un disturbo di stomaco e le arrabbiature di quella giornata. Stava rimuginando su quanto era successo quando sentì dei tonfi provenire dalle scale che portavano alla sua stanza. Tonfi sordi e ritmici. Qualcosa adesso si trovava dietro la porta chiusa saldamente a chiave, ma il mero legno non poteva tener lontano quello che entrò. Uno spettro. Lo spettro di Eleas Marley il suo vecchio socio in affari morto proprio quel giorno sette anni prima. Il suo vecchio amico aveva tutto il corpo legato da catene a cui erano affibbiati a mò di lucchetti macchine da scrivere e altri strani oggetti, tutti targati Macintosh.
“Eleas… sei proprio tu?”
“Sono lo spirito di Eleas Marley dubiti di questo Frankezer Scrooge?” chiese lo spettro con voce spettrale e anche con spettrale carisma, ma facciamo anche con spettrale spettralità!
“Pensavo fossi un disturbo di stomaco, uno davvero ma davvero brutto, ma tanto brutto.”
Lo spettro urlò di disperazione e scuoté le sue catene con violenza tanto da far diventare ritti i capelli di Scrooge.
“Cosa sei venuto a fare qui Eleas?” chiese titubante Scrooge.
“Sono qui per avvertirti che farai la mia stessa fine!”
“Scivolare su una lastra di ghiaccio, cadere dalle scale del Palazzo Reale, schiacciare il barboncino preferito della Regina Thirrin per poi infine essere goffamente schiacciati dalla stessa carrozza della Regina?”
“No stupido! Intendo diventare uno spettro e vagare per l’eternità dannato sulla terra con la catene che mi sono costruito in vita, e noi non abbiamo la fortuna del Fantasma di Canterville, non possiamo fare scherzi al prossimo!” gemette Eleas Marley facendo rabbrividire il suo vecchio socio.
“Perché saresti condannato a questa pena? Era un bravo uomo d’affari, riuscivi a gabbare chiunque con le tue contrattazioni!”
“E’ quest’atteggiamento egoista che mi ha portato alla dannazione eterna, forse anche perché per un certo periodo ho usato quella dannata macchina da scrivere della Microsoft. E’ stata colpa di quella Windows. Si. Anche di quello. Ma tu Scrooge potrai evitare il mio fato! La tua catena è più pesante della mia. Tre spiriti ti visiteranno dalla mezzanotte di questa notte per farti cambiare vita. E’ grazie a me se hai quest’occasione, così forse anch’io potrò riposare in pace se avrò fatto una buona azione… ti saluto Scrooge, e non sai quanto mi manchino la polenta con il sugo di cinghiale!”
Lo spettro di Eleas Marley scomparve lentamente lasciando nel povero Frankezer un senso di inquietudine che non aveva mai provato prima in vita sua. Si cambiò velocemente mettendosi il suo vecchio pigiamo e la sua vecchia vestaglia e si coricò nel letto a baldacchino. Passarono lente le ore e quando le campane suonarono la mezzanotte una luce accecante invase la stanza e riuscì a penetrare le cortine del letto di Scrooge che si svegliò di soprassalto. Le tende lentamente vennero scostate mentre la luce diminuiva. Davanti a sé, l’avaro, poté vedere un uomo alto circe un metro e mezzo (un hobbit in pratica per voi lettori di fantasy), che aveva un’età indefinita tra i trenta e i trentuno anni. Aveva in testa uno strano cappello a tuba con sopra degli occhialoni giganteschi, dal cappello uscivano alcuni ciuffi di capelli ricci e neri. L’uomo indossava un completo marrone di foggia assai bizzarra, sembrava un miscuglio di abiti vittoriani e futuristici.
“Viene con me, io sono il Fantasma del Natale Passato, del tuo Natale!” esclamò lo spettro che prese senza tanti complimenti la mano di Scrooge. Un vortice di luce li risucchiò e li portò in un largo locale, una specie di magazzino. In uno sgabuzzino all’entrata due ragazzi stavano finendo di fare dei conti prostrati su di una scrivania che riusciva a stento a contenerli entrambi. All’improvviso un uomo assai corpulento con una benda sull’occhio sinistro piombò nello stanzino urlando “E’ tempo di prepararsi per la festa di Natale. Su su finirete dopo questi conti. Voi andate a chiudere il locale e preparate la carne, io penso alla grappa!”
“Ma quello è il vecchio orbo Gabriel Valbewing, gli ho fatto da apprendista per qualche anno e quell’altro ragazzo è Iri, non ricordo il suo vero nome. Brutta fine, venne investito dalla carrozza della Principessa Thirrin. Proprio fra qualche giorno. E anche Valbewing non durò poi molto, morì quando nel suo corpo ci fu più grappa che sangue!” disse Scrooge sovrappensiero.
Intanto erano arrivati altre persone, tutta la numerosa famiglia di Valbewing, le sue figlie, sua moglie e il suo taciturno figlio, oltre a loro erano arrivate anche molti ragazzi e ragazze. Un orchestrina si mise a suonare un motivetto leggero e le danze poterono cominciare. Il vecchio Scrooge notò che la sua versione più giovane non stava ballando ma stava aspettando qualcuno con impazienza. Proprio in quel momento entrò nel locale una ragazza bellissima, leggiadra, divina, insomma era una gnocca di prima categoria, anche se personalmente io preferisco quelle con un po’ più di carrozzeria davanti, ma questi sono gusti. Dicevo… si questa fantastica creatura indossava un bel vestitino color giallo canarino, colore che sinceramente fa davvero schifo ma come ho scritto prima i gusti son gusti. Questa abito le scendeva perfettamente sul corpo disegnando le sue… nahhhhh non posso descrivervi una bonazza come farebbe Dickens, lo devo fare a modo mio per dincibacco! … Questa storia mi sta facendo parlare in maniera che veramente astrusa… Comunque dicevo, si, la descrizione della gnocca. Quel che spiccava in lei erano sicuramente le chiappe, belle tornite come piacciono a me e le gambe… uhm che gambe! Lunghe e affusolate, ma Scrooge mica poteva vederle con quella gonna in stile vittoria… Però io so che aveva belle gambe. La ragazza si chiamava Elizabeth Bielle, chiamata da tutti Liz. Ed era la ragazza di Scrooge. E da questo si capisce come questo racconto sia un fantasy, quando mai una bella ragazza come Liz si metterebbe con un cesso come Scrooge. Mai! Potrebbe solo fare la mia concubina! Ah poi che occhi, assolutamente da mangiare, perfetti, verdi come… come… non è che avete presente la bava di un drago di smeraldo? Beh il colore era più o meno quello, senza il bianchiccio della saliva acida. Come si illuminarono gli occhi di Scrooge, di tutti e due gli Scrooge, si ingrandirono e strabuzzarono davanti a quelle bellezza. E sono sicuro che non era l’unica cosa che si ingrandiva, anche se penso che il vecchio Scrooge certe cose non le possa fare, sapete in questo tempo non c’era mica il Viagra che allieta i vecchietti! I due giovani incominciarono a ballare e tutti gli occhi si spostarono su di loro, erano davvero un bello spettacolo, sorridenti, felici, gioiosi.
“All’epoca lo festeggiavi il Natale…”
“Spirito ero giovane, sciocco, poi ho capito che il Natale è solo una sciocchezza. Perché dovrei essere felice se non ho un soldo in tasca? Perché dovrei festeggiare se sto male? Perché dovrei sprecare una giornata di lavoro in cui potrei guadagnare tanti soldi? E’ una festa per i fannulloni…”
“Meglio essere poveri e felici, che ricchi e brontoloni come te Scrooge. E’ tempo di andare avanti…”
La scena cambiò improvvisamente, il mondo intorno al vecchio avido e allo spettro si dissolse, cambiò contorni e divenne un viale alberato, ricoperto di foglie marcescenti. Due figure avanzavano nella nebbia, uno era il giovane Scrooge e l’altra era la sua fidanzata Elizabeth Bielle. Stavano discutendo animatamente.
“No spirito, ti prego, non farmi vedere questa scena, è troppo doloroso!” gracchiò il vecchio Scrooge.
Lo Spettro del Natale Passato non si scompose più di tanto alla richiesta dell’uomo e osservò tristemente quello che era già successo molti anni prima. Liz diede un sonoro schiaffo al suo ormai ex fidanzato e corse via piangendo allontanandosi per sempre da Scrooge.
“Ho scelto l’amore per il denaro al posto del suo amore… è l’ho rimpianto per tutta la mia vita. Non l’ho mai ammesso chiaramente, ma rivendendo questa scena ho capito quanto sono stato folle. Spirito ti prego riportami a casa, non voglio più vedere altro!”
“Abbiamo ancora molto altro da vedere per esempio quello che hai fatto alla tua famiglia…”
Lo Spirito del Natale Passato non poté continuare la sua frase perché venne aggredito da Scrooge che spinse la sua tuba in basso fino a che il fantasma non venne completamente risucchiato dal cappello per sparire in lampo di luce accecante. Scrooge si risvegliò illeso nel suo letto come se nulla era successo, sentì chiaramente che c’era qualcuno che mangiava e ruttava nel suo, a lungo deserto, salone anche perché la porta era socchiusa e si intravedere un filo di luce che penatrava nella sua stanza da letto. Scese piano dal letto e in punta di piedi, cercando di non fare il minimo rumore, si affacciò titubante. Quel che vide lo sconvolse, su un trono di cibarie cotte, quali polli, tacchini, oche, maiali, buoi, capre, pecore, insomma tutto quello che si poteva mettere sotto i denti entrando in una macelleria, sopra questo strano trono, era issato un gigantesco diavolo cornuto, altro circa tre metri, che si sollazzava mangiando parti del suo stesso scranno. L’essere era attorniato da delle donne di malaffare, bellissime e totalmente nude che esibivano sulla sommità delle loro teste delle piccole corna. Il demonio indossava solo una vestaglia rossastra come la sua pelle che gli lasciava scoperte le spalle ed il petto muscoloso. E lo so che ve lo state chiedendo tutti, si, sono io il Fantasma del Natale Presente. Si, si, lo so che sono bello e sexy, non c’è bisogno di dirmelo, ma se lo dite è meglio… comunque torniamo alla narrazione.
“Mortale fatti avanti, io sono il Fantasma del Natale Passato… no aspetta… sono quello del Natale Che deve ancora venire! No… quello è ‘n’atro… io sono ecco si, ora ricordo, io sono il Fantasma del Natale Presente! Dai andiamo che non ho molto tempo!” disse il demone ruttando sonoramente.
Scrooge cercò di scappare, impaurito da questa visione, ma l’essere fu più veloce di lui, lo aggiuntò con una sua zampa e attraverso un vortice di zolfo puzzolente lo portò in una piccola e vecchia casa.
“Dove sono?” chiese il vecchio avaro.
“Come non riconosci la famiglia del tuo impiegato? Quella bonazza è la moglie di Zerovatchit, si chiama Scarlett, e i cinque bambini che vedi sono i loro figli. Stanno aspettando i loro papà che con Tiny Tim, il loro figlio più piccolo, è andato alla messa di Natale. Ah si, lo so che lo pensi pure te, ‘sta Scarlett si da da fare. Un po’ di televisione non farebbe male a questi due… peccato che non l’hanno ancora inventata!” disse il demone ridendo sguaiatamente.
“Tu Spirito, parli in maniera assai strana…”
“E tu sei un avido ed idiota mortale, ora guarda e ‘sta attento. Questi qui saranno anche poveri, perché te gli dai uno stipendio da fame a quel poraccio, ma almeno sanno godere la vita. In tutti i sensi!”
Scrooge distolse l’attenzione da quello Spettro così particolare e vide che i bambini aiutati dalla madre stavano apparecchiando la tavola proprio mentre il padre ed il fratello erano tornati. Il cuore del vecchio ebbe un sussulto quando vide Tiny Tim. Il bambino era assai gracile, aveva una gruccia con sé e camminava zoppicando in maniera evidente. Si sedettero tutti a tavola ed intonarono una breve preghiera, poi la madre dispose sul tavolo un’oca, non molto grande, cotta a puntino che accompagnata da piselli e cipolle sarebbe stata l’unico piatto di quel pranzo di Natale.
“Non hanno altro da mangiare per il pranzo di Natale?”
“No caro Scroggetto, sai com’è c’è qualcuno che paga i suoi dipendenti una miseria, mica si possono permettere le laute minestrine insipide che ti pappi tu.” gli rispose sarcasticamente il diavolo.
“E dimmi Spirito, Tiny Tim non mi sembra molto in forze, cosa gli accadrà nei prossimi anni?”
“Cosa ti aspetti che gli accada zucca pelata? E’ debilitato, zoppo, mangia poco, schiatterà. Vedo una sedia vuota e una gruccia custodita gelosamente. E la sua morte sarà solo colpa tua! In fondo non sei te quello che ha detto che i poveri dovrebbero morire tutti? Che non si impegnano abbastanza sennò sarebbero ricchi? Anche Tiny Tim è povero, quindi merita di morire?”
“Io non intendevo…” cercò di dire Scrooge che venne interrotto dalla risata del demone.
“Sei uno spasso mortale, ora vediamo come se la passa qualcun altro tuo nipote…”
Il mondo attorno a Scrooge si dissolse, la casa del suo fido impiegato divenne quella, ben più spaziosa, del nipote. Si trovarono in un salotto dove il nipote, la sua compagna e i suoi amici, stavano bevendo un po’ di liquore dove aver gustato il pranzo di Natale.
“Ve lo giuro” – disse Gabriel – “Ha detto proprio che il Natale è una sciocchezza!”
Ci fu una risata generale a cui si unì, volentieri, anche il demone cornuto, dando anche una poderosa spallata al povero Scrooge che ruzzolò sul pavimento del salone.
“Tuo zio è proprio irrecuperabile!” disse una delle ospiti, una donna, Federica Of Dude, un po’ in carne con un tipico vestito vittoriano di color beige, che di origini italiane, era anche lei una pittrice come la moglie di Tanabrus.
“Diciamola tutta cara Fed, lo zio di Gabriel è un vecchio avido e gretto che non vorrei incontrare per nessuna ragione al mondo! Non capisco perché Gabriel tenti ancora di invitarlo ogni anno…”
“Cara mia moglie, sai che lo faccio soltanto perché è l’unico parente che mi è rimasto e che mia madre lo amava profondamente.”
“E’ ora di andare, mi rimane poco tempo per farti vedere anche tutto il resto, andiamo!”
Lo Spettro del Natale Presente non aspettò un altro momento e preso Scrooge per un braccio lo trascinò in strada, qui si fermò all’improvviso e cascò bocconi a terra ansimando.
“Credevo di avere più tempo! Stanno uscendo come gli Alien!” urlò il demone cornuto contorcendosi. Tra urli e strepiti dalla sua larga bocca fuoriuscirono due bambine scarmigliate, con capelli lunghi, vestite di stracci, sporche, che più che a bambine a Scrooge assomigliavano vampire. Avevano infatti artigli acuminati, zanne lunghe e occhi completamente rossi.
“Queste sono le figlie dell’umanità… Naeel, l’Ignoranza e Lyppa la Miseria! Guardati da loro, ma soprattutto dalla prima è più insidiosa e viscida di tutti i politici messi insieme! Ormai lo sento sto scomparendo… dopo di me, verrà il Fantasma del Natale Futuro… è uno tosto lui!”
E queste furono le ultime parole del demone che scomparve insieme all’Ignoranza e alla Miseria. Scrooge si ritrovò da solo nella strada ammorbata di nebbia, mentre il gelo gli penetrava nelle vecchie ossa. Dalla bruma sbucò una luce come di carboni ardenti che si avvicinava sempre di più. Qualche secondo dopo, davanti all’impaurito avaro, comparve un uomo mingherlino, con degli occhiali scuri, capelli corti ed una barbetta incolta. Fumava una sigaretta che non si consumava mai e che aveva prodotto quel bagliore che Scrooge aveva visto poc’anzi. Aveva un vestito strano per l’umano, infatti portava una sorta di camicia di un colore indefinibile e dei pantaloni altrettanto strani, anche le sue scarpe erano quanto di più strano Scrooge potesse pensare.
“Tu sei il Fantasma del Natale Futuro?” chiese titubante il vecchio avaro.
Lo Spettro non rispose ma diede solo un accenno con la testa, l’aura che irradiava era metallica, fredda come la Morte, dura. Il mondo prese a vacillare e a cambiare come ormai Scrooge sapeva bene. Si trovarono in un vecchio bugigattolo pieno di cianfrusaglie, vestiti, mobili vecchi, posate, bottoni e tanti altri oggetti messi alla rinfusa. Un’anziana donna si trovava davanti ad una stufa intenta a riscaldare le sue dita intirizzite. Dalla porta entrare tre altre donne, anch’esse anziane, portando ognuna un fagotto chi piccolo, chi grande. Le donne si guardarono e poi esplosero tutte in una risata collettiva.
“Noto avete tutte preso qualcosa al vecchio avaro, iniziamo da te Sarah Corvis, come va il tuo lavoro di becchino?” disse la rigattiera.
“Bene, vecchia Provy, tanta gente muore per il freddo e poi quando li seppellisco posso sgraffignare qualcosa… ecco cosa ho preso io a quel vecchio rachitico!” esclamò la donna vestita completamente di nero con dei lunghi capelli ormai grigi aprendo il modesto sacchetto che aveva con portato con sé.
“Uhm… vediamo… una forchetta, una spilla d’argento di non pregevole fattura… e qualche bottone. Cara Sarah, ti darò esattamente sette scellini, per tutta questa mercanzia, cosa fai accetti?”
“Accetto ovviamente, tra averceli e non averceli sette scellini!” esclamò la becchina.
“Passiamo a te Frederica Of Nard, cosa mi porta la cuoca di quel vecchiaccio? Uhm vediamo” – disse la rigattiera aprendo il sacco della cuoca – vecchi lenzuoli, qualche posata d’argento ed una vestaglia. A te darò esattamente un pound, otto scellini e un pence… ora tocca a Mary Chan la cameriera del vecchio. Vediamo un po’ oh! Sublime qui ci sono le tende del suo letto, con ancora attaccati gli anelli e… una canottiera di pregevole fattura, cara Mary, sarai quella che prendi di più oggi!” disse Provy con un sorriso sornione.
“Bene, almeno abbiamo guadagnato qualcosa noi dalla sua morte, nessuno è stato accanto a lui nei suoi ultimi momenti. E ben gli sta, era malvagio, gretto e si meritava solo questo dalla vita!” esclamò la cameriera del morto suscitando un’altra risata generale.
“Spirito dimmi ma di stanno parlando? Quella mi sembra la mia cameriera…” chiese il povero Scrooge impaurito che stava iniziando a capire a chi si riferissero questo gruppo di donne. La scena cambiò di nuovo, ora si trovavano in un cimitero, invaso dalla bruma con vecchie lapidi vaiolate dai licheni. Il Fantasma del Natale Futuro indicò una lastra tombale che si trovava davanti all’avaro Scrooge che indietreggiò inorridito vedendo che nella lapide c’era scritto il suo nome.
“Quindi è questo il mio destino Spirito… ho capito, Spirito, cambierò! Lo prometto ora portami a casa, ti prego!” squittì Scrooge sempre più impaurito.
Lo Spirito rise sguaiatamente, la risata penetrò nel cervello dell’avaro che si accasciò a terra bocconi, ormai convinto che fosse arrivata la sua fine. Aprì gli occhi, si trovava nel suo letto avvinghiato tra le coperte, fuori era mattina e si sentiva il cinguettio degli uccelli. Scrooge si affacciò alla finestra tutto contento, fuori dalla porta c’erano quei ragazzi, quei cantori che aveva scacciato dal suo studio.
“Ehi voi, dico a voi, si, ditemi che giorno è oggi?”
“E’ il giorno di Natale!” risposero in coro, cantando i Singers in Cosplay (si hanno cambiato nome e allora? Ci avete da ridire? Ah bene!) che dovete sapere erano composti da Matt Borg, un ragazzo con gli occhiali ed un naso assai prominente, Fran Danì, una bella ragazza con un corpo da favola, Masaki Kaneuchi il suo ragazzo, mezzo inglese e mezzo giapponese che faceva girare la testa a qualunque ragazza ed infine la più dolce del gruppo, la bellissima Elizabeth Tosy. Allora, pensò Scrooge, gli spiriti mi hanno tenuto impegnato solo una notte, quindi di volata si vestì ed era pronto per uscire. Davanti alla porta della sua casa trovò ancora i ragazzi del coro a cui regalò dieci sterline a testa ed anche alle sue vecchie amiche regalò altrettanto denaro per poi correre dal pollivendolo per ordinare un tacchino gigante da portare alla famiglia del suo impiegato. Infine decise di andare dal nipote con un bel dolce per cercare di riallacciare i rapporti e ci riuscì, divenne una persona onesta e gentile, cercò di aiutare tutte le persone che aveva disagiato con le sue azioni. Purtroppo la vita di Scrooge venne stroncata un anno dopo quando la carrozza che trasportava l’Ambasciatrice di Dakar, Viola Vitals, verso il palazzo della Regina Thirrin, lo investì ponendo fine alla sua vita. Ma da questa storia noi impariamo che…

Mad Dog si accorse solo a questo punto di essere da solo nella piazza gelata, e di essere attorniato da renne zombie e da un Babbo Natale super-zombie in cerca di vendetta.
“Oh… capperi, devo combattere! Vabbè ho solo il tempo per augurarvi a tutti voi un Buon Natale… e attendete il mio pacco! MUAHAHAHHAHAHAHAHHAHH!

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Mad Dog intervista Luca Tarenzi

Sangue, litri e litri di sangue sgorgano da fori irregolari nelle pareti marcescenti, cascate scarlatte in un mondo altrettanto scarlatto. Colonne composte da pezzi di carne umana, arti, organi interni, ossa, adornano l’ambiente. Fiamme etere salgono dal terreno. Un lezzo di carne bruciata ammorba l’ambiente. Davanti a te si trova un trono fatto di corpi umani, orribilmente disposti, vivi e ululanti di pena e dolore. Ti guardano con occhi vuoti, orbite cieche, supplicandoti con le loro espressioni a porre fine alla loro agonia. Su siffatto trono si erge maestoso e cazzoso un diavolo dall’ incredibile stazza… ehm.. mazza, noti poi le corna ricurve e gli occhietti porcini con la pupilla gialle e simile a quella dei gatti. Una chiostra di denti affilati affollano la sua vorace bocca. Ti guarda sospettoso, si accarezza il mento sommessamente per poi esclamare:

“Misero e patetico mortale le tue pupille non hanno mai visto niente di così bello come lo sono io! Lo so, lo sento, lo vedo dall’espressione della tua faccia! Io sono l’essere più gagliardo di tutto l’Omniverso! MUAAHAAHHAHAHAHAHAHAHAH Te invece, misero e patetico mortale, sembra che vivi per strada. Barba lunga, capelli lunghi, vestiti trasandati ma non sono qui per giudicare le tue misere condizioni di mortale, sono qui per intervistare te, Luca Tarenzi, autore di fantasy italiano. Si di fantasy. Perché la parola fantasy raccoglie ormai tutto quello che è fantastico da Twilight ad Harry Potter da Conan il barbaro a Vampirella. Dimmi chi cazzo sei, così iniziamo che poi debbo andare a rubare della grappa da un tipo un po’ orbo che conosco….”

Innanzi tutto, felice di conoscerti!
E complimenti per l’arredamento: molto… viscerale.
‘Chi cazzo sono’? Piacerebbe pure a me saperlo.
A casaccio potrei dire di essere un traduttore di romanzi, un maniaco depressivo, un drogato di telefilm, un fissato di teologia e religione, il responsabile di una casa rigurgitante di bestie (inconvenienti dell’aver sposato una veterinaria), uno che nel tempo libero gioca (troppo) di ruolo e studia (troppo poco) lo sciamanesimo. E un grandissimo bugiardo, questo va detto. Un bugiardo patentato, accanito, fantasioso (mi piace pensare), con un diploma in incoerenza e una laurea in ipocrisia. Ma sono certo che tu apprezzerai: “Il Diavolo è padre di menzogna”, no?

Mi piaci. Sei folle. Quanto basta per essere gustoso!

“Ecco la prima vera domanda che mi sporge spontanea è… proprio sull’etichetta fantasy fra un po’ l’appiccicano anche sul detersivo e sui succhi di frutta! Non è sbagliato? Poi devi sapere, misero e patetico mortale, che io odio le etichette. Demone cornuto. Demone ribelle. Demone porcone. Demone cazzone. Così come non mi piace quando si vuole etichette per forza un libro… questo è Urban Fantay, questo è New Weird, questo è Low Fantasy con una spruzzatina di menta piperita. Ecco ma non rimangono comunque libri? Perché a voi umani piace tanto etichettare tutto? E i tuoi libri come vengono etichettati?”

“Perché lo facciamo e basta! Altrimenti nessuno saprebbe che cazzo sta succedendo!” (Misfits, episodio 2×03). L’ho già detto che penso per battute dei telefilm?…
Poi boh, le etichette servono sui barattoli, per metterli nello scaffale giusto al supermercato. Se nel barattolo ci sono fagioli cannellini, sull’etichetta va scritto “Fagioli cannellini”. Il problema semmai è quando ci sono – o ci si immagina che ci siano – dodici tipi diversi di fagioli cannellini, e ci si mette a discutere (a lungo) su come andrebbero distinti e classificati, se per forma, colore, dimensioni, sapore, affiliazione religiosa del coltivatore…
Vale lo stesso coi libri? Forse sì. Ma io sono quello che raccoglie i fagioli nel campo, non quello incaricato di mettere l’etichetta sul barattolo. E la cosa, ti dirò, mi fa molto felice!

Quindi i libri sarebbero come fagioli? A me io fagioli fanno venire la flatulenza. Si insomma le scorregge.

“L’altro argomento che mi interessa molto… dicono che tu… si lo dicono, te lo giuro sulla mia testa potesse scoppiare all’istante! Dicono che tu scrivi… new weird… brrrr…. Che cosa brutta! E’ legato a pratiche negromantiche? O berlusconiane? Cosa cazzo vuol dire new weird? Io non l’ho capito ed ho letto pure wikipedia! Però c’erano troppe parole, troppe cose da leggere, io son demone e mi stufo subito. Non ci capisco nulla con tutti ‘sti generi libreschi!”

Primo, berlusconiano ci sarai tu! (negromante va bene, in genere è poco igienico ma posso accettare)
Secondo, le definizioni su internet le ho lette pure io, e pure io non sono mica tanto sicuro di averle capite. E non ho neanche la scusa di essere un demone (anche se c’è chi dissentirebbe…)
Terzo, andiamoci piano: io ho scritto UN romanzetto new weird – qualunque cosa sia ’sto new weird – e non è affatto detto che ne scriverò altri. Anzi, al momento è assai poco probabile. A me piace molto di più l’urban fantasy “tradizionale”, quello coi detective-stregoni e i demoni negli uffici di New York, per intenderci. Quel che ho scritto prima e dopo il Sentiero, a voler insistere con la storia delle definizioni, lo si può chiamare in tanti modi, ma non direi proprio new weird. A me piace pensare di scrivere letteratura fantastica. Punto.

Silvio è un mio amico personale. Per me belusconiano è un complimento. Sta a significare “persona a cui piacciono le escort”. E non intendo le macchine! Per il resto non ci capisco ancora una mazza sul significato di new weird…

“Il tuo ultimo libro si intitola –Il Sentiero di Legno e Sangue-, prima di tutto bel titolo. Mi piace. Il sangue. Il legno meno, sai lo digerisco male… Comunque è davvero un bel libro il tuo, si, beh squartamenti, morte, una bella gnocca. E concordo. E’ la ragazza più bella del mondo. Concorda anche il mio creatore. Si. Si. Se intendiamo la stessa Molly Quinn. Quella di Castle giusto? Sennò non sappiamo a quale Molly Quinn tu ti riferisca!”

Sì, quella Molly Quinn. La rossa con gli occhi acquamarina. È una figa pazzesca. Da paura.
E non dico altro perché è minorenne.

Ancora per poco mio caro. Fra poco non sarà più minorenne! MUAHAHAHAHHAHAHHAH

Vabbè ora ti faccio qualche domanda sul libro se sei d’accordo. Ma tanto devi essere d’accordo sennò ti mangio. Quindi ecco qui… secondo te, Collodi si è rigirato nella tomba quando ha letto il tuo libro? O l’avrà apprezzato? Perché ricordiamolo il tuo libro trae spunto da Pinocchio anche se poi è tutto un’altra cosa…”

Collodi nella tomba avrà altro da fare che pensare ai libri… che so, mangiarsi le mani (letteralmente) per esser morto troppo presto: qualche anno in più e Pinocchio lo avrebbe fatto ricco sfondato. Ma a dirla tutta non credo che la mia rivisitazione gli sarebbe dispiaciuta: morale ottocentesca a parte, aveva indiscutibilmente un gusto per l’orrido e il grottesco. E poi io non ho fatto altro che giocare – perché solo di un gioco si tratta – con quella che era già in origine una trasparente storia di iniziazione, probabilmente massonica (impossibile stabilire se Collodi fosse davvero un massone, ma i richiami massonici in Pinocchio sono messi lì a bella posta, “nascosti in piena vista”).

Si impara sempre nella vita, mica sapevo che Collodi era un massone! Vuol dire che collezionava massi grandi vero?

“Il tuo libro è molto onirico, sembra tutto un sogno, ed in effetti un po’ è così. Come è nato lo spunto per questa storia? Un incubo per caso? MUAHAHHAHAHAHHH”

In realtà no, sai? Sarebbe molto romantico rispondere che ho tratto ispirazione dai miei sogni, ma la verità è che l’onirismo del Sentiero è ragionato. L’idea di base mi è venuta dall’aver sempre avuto l’impressione che già il Pinocchio originale fosse una roba abbastanza weird, coi suoi insetti moralisti e le sue fate dell’oltretomba (la Fata Turchina è uno spirito della morte e il colore dei suoi capelli allude ai cadaveri: andate a vedere sul testo di Collodi, è proprio così). Lo spunto scatenante però è stata la lettura di un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, The Alchemy of Stone di Ekaterina Sedia, che è a sua volta la storia – allucinata, feroce, commovente – di una persona meccanica. Poi il gioco dei sogni mi ha fornito il pretesto, la teoria dei campi morfici la base “scientifica” interna alla storia e una vita di film, telefilm, manga e letture da nerd ha fatto il resto.

ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ eh… che? eri così pizzoso che mi sono addormentato!

“Avendo tratto spunto da Pinocchio non hai paura che la gente dica –E’ una copia del libro di Collodi!- di la verità…”

Ma la gente dice tutto quel che le pare anche senza bisogno che la imbecchi io!
Se stessi a sentire quel che dice la gente, starei fresco. Ce l’hai presente Richard Feynman, il Premio Nobel per la fisica? Il suo motto – tratto da una frase dettagli da sua moglie – era “What do you care what other people think?”
Ha scritto pure un libro con questo titolo. Un’autobiografia umoristica. Mentre stava morendo di cancro.

Pure a me non frega niente di quello che mi dice la gente. Soprattutto quando mi dicono -Per pietà non mi uccidere!- MUAHAHAHAHHAHAH

“Qual è il personaggio a cui ti si è affezionato di più di questo tuo ultimo lavoro? Io parteggio per il Tarlo. Mi sta davvero simpatico. Poi ovviamente per la gnocca!”

Il Tarlo è il personaggio in cui mi hanno riconosciuto di più i miei amici (e, temo, non a torto…), ma il mio personaggio preferito è Pellegrino. Perché sa trasformare la sua dannazione in qualcosa di utile, e persino di bello.

Mi chiedo che sapore abbia Pellegrino… gnam…

“Ho saputo che uno dei tuoi prossimi lavori vedrà la luce in un’antologia intitolata –Stirpe Angelica- ecco… dimmi te sei io devo leggere certe cose. Angeli? Dico pallosissimi angeli? Smielati angeli? Quei dannati pennuti? Cerca di risollevare le tue sorti, perché mortale, se non mi spieghi per bene cos’è ‘sta stirpe di pennuti e se la tua spiegazione non mi piace, la tua anima sarà mia!”

Nelle Sacre Scritture gli angeli ammazzano i bambini (Esodo, 12), spianano le città (Genesi, 19), storpiano la gente (Genesi, 32). E questi non sono misteriosi testi occulti: sono letture che chiunque può sentire la domenica a messa. Negli apocrifi va anche meglio: per citarne uno che conoscono tutti i nerd, nel Libro di Enoch gli angeli mollano il loro lavoro in Paradiso e vengon giù in duecento perché hanno notato che le ragazze terrestri sono sexy. E, già che ci sono, insegnano loro pure a fare la guerra e a lanciare stregonerie.
Gli angeli della letteratura antica – di quelli della fede non parlo, a me come scrittore interessano sono in quanto personaggi di una storia – sono violenti, manichei, saccenti, convinti di aver sempre ragione; per usare le parole di un mio amico (Adriano Barone), sembrano sbirri in power trip da divisa. E sono pure spocchiosi: nell’Apocalisse Ebraica di Enoch il profeta Metatron sale da vivo in Cielo e la prima cosa che fanno gli angeli è domandarsi ad alta voce che cos’è questa puzza di sperma umano che ha invaso il Paradiso (controllare per credere: Terzo Libro di Enoch, VI, 2).
Ve lo ricordate Christopher Walken che faceva l’arcangelo Gabriele in The Prophecy?

Allora possono anche essere cazzuti questi angeli! Ehi Miché sei cazzuto! Avessi meno le treccette da fighetto… sai io e Michele, l’Arcangelo non andiamo d’accordo. Vinco sempre io a poker, barando ovviamente!

“Hai pubblicato tempo fa un altro racconto nell’antologia Sanctuary. Ah Sanctuary bella città, adatta ad uno come me! Ci sono passato alle volte sai… si… bei posti, c’è tanto da mangiare…. Comunque ma… c’è qualcuno che ha capito l’introduzione di Altieri? Cosa si era fumato o bevuto? O fumato e bevuto? No perché sinceramente non si capisce una mazzafionda!”

Whisky del Tennessee, senza dubbio.

Eh dategliene di meno la prossima volta!

“Il tuo racconto di Sanctuary era uno dei migliori della raccolta…

Oh minchia, e adesso dove mi nascondo??
Che posso dire… ah ecco, non l’ho scritto io! Lo ha scritto un mio amico. Anzi no, lo ha scritto l’iguana di mia moglie. Le ho passato il mio laptop nel terrario attaccandolo alla corrente della pompa per l’acqua. Davvero.

Iguana… gnam…

però c’è sempre di mezzo un pennuto. Sei fissato con i pennuti… io parteggio più per i demoni. Comunque il tuo racconto è molto originale e interessante. Mi piace anche l’ambientazione… i punk sono buoni. Sai da mangiare. Qual è stata l’ispirazione per questo racconto? E come mai ti piacciono tanto i pennuti?”

Quel che c’è tra me e gli angeli l’ho spiegato sopra, e dà anche ragione del fatto che di solito nelle mie storie non sono loro a farci un bella figura (vedrai poi nel libro che esce tra un po’…) Perciò pure voi dello schieramento opposto potere starvene tranquilli e contenti: non faccio propaganda all’altro partito!
L’ispirazione per il racconto veniva da un amico punk – il dedicatario, appunto – che mi ha raccontato tante storie di vita vissuta in quel mondo, una più divertente dell’altra, dalle quali ho tratto praticamente tutti i personaggi del racconto, che quindi paradossalmente è la storia più realistica che io abbia mai scritto. A monte di questo, volevo scrivere un racconto ironico (anche quello per Stirpe Angelica lo è) e mi sono domandato: “Che c’è di più incongruo, di più lontano dall’immagine classica dell’angelo?” La prima risposta che mi è venuta è stata: un angelo punk.

Ecco perché mi piaci. Le cose incongrue sono proprio nel mio stile!

“Hai sempre pubblicato per case medie-piccole, farai mai il grande salto? Ti piacerebbe vero? Se mi dai qualche bella cospalyers in regalo ti faccio pubblicare io da qualcuno di grosso! MUAHAHAHAHHAHAHH”

Non te lo dirò nemmeno sotto tortura!!
Ok, ok, sotto tortura forse sì… Ma non rivelerò mai e poi mai la data del prossimo febbraio, né mi lascerò sfuggire il nome di un editore che comincia con S. E finisce con -alani.
Questo non lo farò mai.
Anche perché, se lo facessi, forse starei mentendo. Ho già detto di essere un bugiardo?

Salami. Ho capito ti dai alla produzione di salami! Interessante…

“All’ultima Lucca Comics & Games c’è stata un’animata ed interessante (per voi, io dormivo… niente squartamenti no party…) discussione sul fantasy italiano che ha avuto come protagonisti soprattutto (ed antagonisti diciamo suvvia…) Baccalario da una parte e il Dimitri dall’altra. Per tagliare la testa al minotauro semplifichiamo al massimo, il primo diceva che le critiche nei blog su internet e le critiche che gli autori stessi fanno agli altri autori sono negative e portano meno introiti, meno vendita di libri, insomma fanno male al genere e vanno estirpate come erba secca. Invece il secondo diceva che ogni critica va accettata sia perché le critiche fanno sempre bene per migliorarsi sia perché il lettore, il comprante, ha il diritto avendo speso fior di soldi ha criticare un libro. Ho riassunto bene? O detto male, chiarisci tu in caso. Comunque quel che mi interessava sapere, senza peli sulla lingua tanto ne hai già tanti in testa, cosa ne pensi tu di tutto ciò?”

Giusto pochi giorni dopo quel dibattito mi è capitato di chiedere a gente dell’editoria quanto da 1 a 10 fossero spaventati gli editori dalle critiche on line: mi è stato giustamente risposto che gli editori neanche sanno dell’esistenza dei blog, e ancor meno gliene importa. Nel mio piccolo mondo privato (sì, intendo proprio lo scatolone in cui vivo per strada), questo chiude la faccenda.
Ma vabbé, parliamone ancora un po’. Vero che un editore molto piccolo, che conta le sue vendite nelle centinaia e su una mano sola, potrebbe venir “danneggiato” dalla perdita di venti copie a causa di una recensione negativa, ma appena si esce da questi numeri la rilevanza di recensioni, internet e compagnia scende allo zero assoluto.
Ciò detto, chi vuole criticare – positivamente o negativamente– un libro può farlo, e in genere lo fa. Non è una questione di diritti: è semplicemente una cosa che succede ed è sempre successa. È così che funziona. I libri, come qualunque altra cosa, vengono letti, discussi, analizzati, lodati e stroncati, su internet come al tavolino del bar. Nell’antica Roma non avevano internet e recensivano i libri scrivendo sui muri. Non me lo invento, andate a controllare! Chiunque voglia fermare questo meccanismo deve innanzi tutto munirsi di un’efficiente polizia segreta e in secondo luogo assumere il controllo completo della Rete. Nel caso può farsi aiutare dall’Interpol, visto che ormai Assange l’hanno preso e adesso avranno bisogno di tenersi occupati con qualcosa di nuovo.
Ricapitolando: dal punto di vista commerciale, se tutti i blog d’Italia sparissero domani l’editoria non se ne accorgerebbe nemmeno. Dal punto di vista non commerciale, che le critiche siano utili è sacrosanto e Dimitri ha ragione da vendere, ma è essenziale saper distinguere tra critiche intelligenti e critiche cretine. E questo ognuno lo deve saper fare da sé. La rete è piena di gente che muove critiche cretine credendo di dire cose estremamente intelligenti; a ognuno il giudizio su di sé e sugli altri. “Giudicate e preparatevi a essere giudicati”, diceva Ayn Rand. E questo vale anche per i giudici.

Che poi ho passato tutte io quelle informazioni ad Assange. E manco mi ha ringraziato. Ingrato. Manco mi ha dato un prete da mangiare. Ma anche un policozzo rubicondo. Niente!

“Qual è il tuo rapporto con internet? Sei un autore presente nella rete? Ti piace questo rapporto stretto con i lettori? Ed i rapporti promiscui con i demoni?”

Internet è un bel giocattolo. Mi permette di comprare tante cose senza schiodarmi dal seggiolino, di vedere i telefilm senza aspettare che arrivino in Italia e vengano devastati dal doppiaggio, di spedire il mio lavoro senza doverlo portare a piedi a Milano.
Parallelamente a tutto questo, è un meccanismo che falsa qualunque cosa, a partire dai rapporti tra le persone. È la lente deformante più potente che ci sia. Fa sembrare i ciottoli montagne e i pidocchi balene. Poi incontri le persone faccia a faccia e le balene tornano istantaneamente a essere pidocchi (oh, non vuol mica dire che io sia innocente: la rete è un ottimo strumento per mentire e pure io me ne sono servito; vediamo chi scaglia la prima pietra).
Per questa ragione no, non sono affatto un autore molto presente su internet: non ho siti né blog né pagine di Facebook. Faccio un’unica eccezione con Twitter, che mi piace perché lì si parla quasi solo di minchiate. Perciò ben vengano i rapporti stretti coi lettori e ancora meglio quelli con le lettrici, ma nella bilancia rapporti personali – rapporti on line per me la proporzione è di dieci a uno.
Per finire, ai rapporti coi demoni non ho nulla in contrario, se sono Succubi diciottenni col culetto rotondo. Più che altro è “promiscui” che mi fa un po’ pensare a Urotsukidōji …

Tu sei sposato e quindi le succubi te le scordi. Ho degli Incubi invece da offrirti. MUAHAHAHAHHAHAHAHAHHA

“Un certo Dio dello Steampunk italiano mi ha riferito che il tuo prossimo lavoro sarà una bomba. A cosa si riferiva?”

Non lo so.
Di certo non alla mia attività extracurricolare di insurrezionalista anarchico, di cui NESSUNO dovrebbe sapere nulla…
Forse parlava del libro che esce a febbraio, in cui ci sono gli angeli (tiè!) ma il protagonista è un demone. Che ammazza la gente. E ammazza pure gli angeli. Contento?

Il tuo libro è mio. Ma e dico ma se si dovesse rivelare brutto, mi mangio te e la tua iguana in un sol boccone!

“Il mio amico grappetomane Valberici mi chiede, come sempre, lui è monotono e anche unosoloocchionocono… ehm dicevo, mi chiede –Qual è la tua bevanda preferita?- e con bevanda intende qualcosa di alcolico…”

Prima della sbronza dell’estate scorsa avrei risposto la vodka, soprattutto quella bella gelata. Poi c’è stata appunto l’estate scorsa con quella bottiglia di Arctic che è andata giù tutta intera quasi da sola e mi ha fatto parlare con tutti gli Spiriti dell’Inframondo… Oggi va bene la birra, va’; torniamo al tempo delle mammolette.

Ti facevo più un tipo da assenzio…

“Cosa ne pensi di me il demone cornuto più sexy e mazza fiondante che ci sia? E, come ho fatto a suo tempo al tuo amichetto Dimitri, dimmi cosa sono io? Si sono un demone/diavolo ma è una definizione riduttiva per uno come me! Ti faccio la domanda perché mi pare dalla tua membra mortali che tu sia uno che sa molto di occulto e cose del genere…”

Uè, il mago è Dimitri, se vuoi saperne di demoni e diavoli devi domandare a lui; io bazzico l’ambiente degli sciamani dove ci si occupa solo di Spiriti. Quindi per me tu sei uno Spirito. Ok, uno bello grosso, con corna molto graziose, la faccia incazzosa, un adorabile senso dell’umorismo… ma Spirito resti. E, come diceva Bobby Singer (Supernatural, episodio 6×04), “Voi demoni credete di essere speciali, ma siete solo spiriti. Spiriti malvagi, perversi e deviati, ma alla fine dei conti… non siete altro che fantasmi con un ego.”
Ok, ok, stavo solo scherzando… Facevo un po’ lo sborone…
Eddai, non farne una tragedia…
No dai sta’ buono, tieni lontana quella mazza!!…

Tsè Supernatural… tsè quei due bambocci io me li friggo a colazione come pancetta!

“Un’orda di gatti assatanati ti assale e ti mangia. Come sarà il tuo funerale? Tengo a precisare che non è colpa mia se la mia progenie felina è così vorace…”

Zoroastriano. Voglio che il mio corpo venga consumato dagli avvoltoi sacri su una Torre del Silenzio, mentre i convenuti cantano inni in avestico. Figata.

Mi piace. Poi io ti mangio. Altro che avvoltoi!

“L’intervista è finita. Ora smamma che devo venirmi a trovare una diavolessa dei Pozzi Oscuri di una realtà che ha un nome così complesso che riesco a pronunciarlo solo ruttando! Se vuoi puoi fare qualche considerazione finale. Finale anche perché ho un certo appetito… MUAHAHAHHAHAHAHHAHA”

Ehm… posso venire anch’io dalla diavolessa? Ha amiche? Una sorella? Una compagna di Pozzo Oscuro??

No, ti faccio conoscere suo fratello, è un… ah… che bello è un Incubo! MUAHAHAHAHHAHAHAHH