Ricordo bene che ero confuso, stordito, appena svegliato nel cuore della notte (in realtà saranno state le cinque o sei del mattino) da delle voci e dalle bussate frenetiche di mia sorella. All’epoca la mia camera era ancora il bugigattolo che, quando era stata costruita la nostra casa, era stato riservato alla cameriera, un buco di camera con vicino un buco di bagno. Qui la memoria si fa nebulosa, probabilmente scendendo dal letto a castello avrò quasi inciampato sulla scala metallica, che sarà stata fredda come il ghiaccio. Era dicembre. Era passata solo qualche ora dalla mezzanotte del giorno di Natale. Ho sempre associato questo ricordo ad un altro, ad un’altra notte in cui mi svegliò uno dei terremoti, credo il primo, che colpì anni fa le Marche e l’Umbria. Anche quella volta, ma posso sbagliarmi ed aver fuso i ricordi di queste due notti orrende, c’era mia sorella che bussava alla porta della mia camera. Appena mia sorella mi disse “E’ morto Stefano!”, sinceramente la prima cosa che ho pensato è stata “Chi cazzo è Stefano?” non ho pensato subito ad uno dei miei cugini, ma ad un mio compagno di classe. Appena svegliato, in malo modo, il mio cervello non poteva funzionare a pieno regime. Il fatto che mia sorella fosse in lacrime, forse avrebbe dovuto farmi intuire al primo colpo che non si trattava di Ciccowater (come lo chiamavano scherzosamente). Dopo che i processi chimici del mio cervello si misero in moto, tutta la grandezza di quanto era successo mi colpì in maniera come un piccone in testa. Resta il fatto che mi devo ancora vendicare di mia sorella… capisco tutto, ma non è la prima volta che mi da notizia di un decesso in così malo modo. Non si fa. Non si può essere così indelicati in queste situazioni. Ricordo che ormai, dopo essermi messo la vestaglia, mi sono messo a parlare con mia madre per sapere come e quando era successo. Non ho molte altre memorie di quei giorni, oltre al giorno del funerale. Per la prima volta vedevo un obitorio, mi ricordo che ho voluto vedere solo da lontano il corpo di mio cugino. Non ho mai accettato la morte di mio cugino, posso accettare una morte per vecchiaia, per malattia, per un incidente stradale invece è difficile da comprendere… Ricordo una folla al funerale come mai né ho viste in vita mai a simili funzioni, c’era così tanta gente che a momenti nemmeno riuscivamo ad entrare in chiesa, ho dovuto fare quasi a gomitate. Dio quanto ho pianto quella volta, io cerco di non piangere ai funerali, non serve a niente, è qualcosa di inutile, la persona è morta a che cacchio serve piangere? Fare le tragedie greche? A nulla se non a rendersi ridicoli. Però quando il suo amico ha parlato dal pulpito, non c’è l’ho fatta, è stato più forte di me. Oltre all’istinto di ammazzare il prete, non ricordo bene cosa stesse dicendo, le solite stronzate sulla morte tipiche del cattolicesimo, così vuote e blasfeme. Si blasfeme, perché se dici che Dio l’ha voluto accogliere a sé prima del tempo, cazzo ora io ti strozzo, così anche te verrai accolto prima del tempo da Dio. Anche se non ricordo se il prete abbia detto esattamente quella famosa frase del cavolo. Qualcosa del genere sicuramente, dato che ero incazzato come una iena all’uscita della chiesa. Ricordo poco altro di quei giorni, oltre alla marcia funebre di Undertaker, mi ero fissato come non mai, e la sentivo in continuazione. Adesso invece mi porta ai quei giorni sentire Whisper degli Evanescence. Non so nemmeno bene cosa voglia dire veramente la canzone. Non ho mai indagato. Per me è la canzone dei funerali. E mi piace tantissimo. Si sta avvinando il 25 dicembre e per quanto sia una data legata alla nascita di qualcuno (almeno secondo i cristiani) per me quella è da quattro anni a questa parte e sarà per sempre una data di morte.
