Sta per iniziare l’estate, quest’anno come l’anno scorso, non andrò in vacanza ma mi terrò da parte i soldi per andare a Lucca a novembre e forse fuori verso Capodanno. La mia vita, oltre il lavoro, è riempita dalla fumetteria, anzi dalle, dalle presentazioni, dagli eventi di cosplay. Ci sono tante cose in ballo, dopo il fallimento del Monterotondo Fantasy, di cui però ora è assolutamente prematuro parlare. Inoltre ho appena fatto il famoso megaordine di libri su IBS che arriveranno fra un mese, vista la difficile reperibilità di alcuni tomi. Ed ancora devo finire Estasia 3. Non ho avuto tempo. Non ho la forza di prendere in mano nemmeno i fumetti in questo periodo. Comunque ho deciso di postare un racconto non finito, doveva essere per il contest della Ragazza Drago. Era una fanfiction su Atil Dolkin, poi ho ripiegato, come sapete, su Mad Dog. Se qualcuno di voi vuole continuarlo è libero di farlo…
Il mio nome è Atil Dolkin. O almeno lo era. Non so più nemmeno quale sia. Molto tempo fa ero venerato come un eroe dal mio popolo, ero un modello da seguire per i più giovani, ero il salvatore della patria. Ma non mi bastò. Volevo avere più potere, la bramosia e l’avidità invasero il mio animo, corrompendolo. Sulle mie mani scorre il sangue di milioni, se non miliardi, di persone innocenti. Ho ucciso chi amavo nella convinzione, errata, che fossi nel giusto. Ho compiuto atti così spietati che ancora oggi, dopo tutti questi anni, la notte è funestata da incubi. I morti mi vengono a trovare per ricordarmi tutti i miei errori. Il potere corrompe l’anima ad un livello così profondo che vi potrebbe sconvolgere. Sono stato esiliato per ciò che ho fatto, maledetto dalla stessa mia gente che un tempo mi adorava. Costretto ad errare di dimensione in dimensione dell’Omniverso cercando di redimermi. Non ho un più una patria, una casa, qualcuno da cui tornare. Ho errato così tanto che ormai ogni diversità non è più una novità ma nulla mi aveva preparato all’incontro con una ragazzina insicura di nome Sofia. La incontrai per caso nelle vicinanze della città dei Cesari, in un’antica dimora sulle rive di lago di cui avevo dimenticato il nome. La villa era circondata da un bosco fittissimo ed inquietante, come quelle cupe foreste che si trovano nel tempi passati nel Nord dell’Europa. Mi ricordava i boschi dell’Austria dove avevo affrontato orde di zombie, di orchi e di altri mostri partoriti dalla malsana mente di Lot Destr, il mio più antico nemico. C’era qualcosa di strano nell’aria, una sorta di energia di cui non riuscivo a percepire esattamente l’origine. La ragazzina mi guardò stupita come se avesse visto un fantasma. Le lessi nella mente senza volerlo. Aveva paura, non pensava che uno come me potesse penetrare la barriera. Compresi che mi aveva scambiato per qualcun altro, qualcuno sicuramente non buono. Non posso darle torto. Non facevo più caso al look e al mio aspetto. Sembravo uno straccione puzzolente. La barba lunga e incolta, i vestiti laceri e lerci. Non ero certamente un bel vedere, soprattutto per una ragazzina timida e paurosa. Si accorse della mia intrusione. O per meglio dire, qualcos’altro dentro di lei si accorse dell’intrusione. E rispose. Un intrico di liane e rami mi avvolsero in un stretta mortale. Erano partiti da quella ragazzina macilenta. Dalle sue mani. Non volevo combatterla. Ero capitato lì per caso, non avevo alcun interesse a continuare nella lotta. Le sue difese psichiche erano pressoché inesistenti, riuscì nuovamente ad intrufolarmi nella sua mente. Potei sentire tutta la possanza dello spirito che aveva dentro. Si faceva chiamare Thuban ed era una sorta di drago. Se ci sono degli esseri viventi che più di ogni altri odio sono proprio i draghi. Ho i miei buoni motivi per odiarli, ma cercai di metterli da parte, almeno per quell’occasione….
