Vampiri Masquerade – Cronaca n°1

Voglio iniziare a fare un esperimento strano, ho deciso che posterò via via, la base scritta che uso per le cronache di Vampiri a cui sto giocando da qualche mese con i miei amici, io sono il Narratore e quelli che scrivo sono gli eventi che potrebbero accadere, le cose principali. Iniziamo in Medias Res, perché non trovo l’inizio. Comunque c’è poco da dire il Principe di New York, Ludovico Nubi, ha affidato una missione ad un gruppo eterogeneo di cainiti (i pg dei miei amici). La missione comunque è cercare un Brujah scomparso, tale Thomas Marvel. Buona lettura. Probabilmente non capirete molto, perché alla fine sono appunti che prendo per stendere la trama e non ci sono trascritti tutto quello che è veramente successo durante la cronaca. Comunque buona lettura!

L’ultimo indirizzo a cui è stato visto Thomas Marvel è l’irish pub noto come “Stack’s Tavern ” situato a 5723 Broadway. Quando entrano trovano gente tipica di questi locali, irlandesi, soprattutto operai e ragazzi (alcuni di questi potrebbero far parte dell’IRA e avere un’arma con loro, se aizzati, potrebbero rispondere violentemente). Se non si sono cambiati, se indossano ancora il loro completo, alcune persone faranno delle osservazioni sul Tremere e sul Ventrue, indicandoli come i colletti bianchi che hanno affondato l’economia irlandese. Se riescono a superare la situazione e a superare una prova di Percezione + Investigare (6) o Persuasione + Empatia/Intimidire (6). Se riescono notano che c’è una sorta di saletta privata, con davanti un buttafuori che li farà passare nella parte del locale per vampiri. Ci saranno vari vampiri, tutti anarchici, soprattutto brujah e gangrel. Sempre gli stessi tiri per scoprire di Thomas Marvel. Questi vampiri saranno più riluttanti degli umani a parlare perché sanno che i pg sono della Camarilla e vogliono sapere perché stanno chiedendo queste cose. Chi parlerà dirà che l’ultima volta è stato visto una settimana prima quando era andato via con una vena. Poco prima c’era stato un violento battibecco con alcuni rappresentanti di Gaetano Giovanni infastiditi dal fatto che Marvel avesse iniziato a spacciare la droga per sostentare le sue entrate. I Giovanni erano andati via gridando vendetta, poiché Marvel nella colluttazione aveva ucciso un membro mortale della famiglia, il giovane testacalda Tiziano Giovanni. (Chi lo dirà indicherà il ventrue e dirà che era vestito proprio come il neonato sangue blu). Se i pg si sono scordati di presentarsi al Duca del Bronx verranno avvertiti di farlo se vogliono continuare a bazzicare nella zona. (Preparare schede per combattimento umani e vampiri)

Se vanno dal Duca, lo troveranno una vampiro molto alla mano, che fraternizzerà con i Brujah e i Malkavian del gruppo per snobbare il ventrue e il tremere. Dirà che sa perché stanno facendo queste domande, che è grato dell’interessamento di Nubi, ma che qualunque cosa sia successa, la deve risolvere lui e li pregherà quindi di smettere la loro investigazione. Il suo studio si trova al 2000 White Plains con la copertura di uno studio di avvocati Evan & Kohn Law Offices.

Se non ci vanno, riceveranno un altro avviso meno amichevole e se continuano a bazzicare per il Bronx, la notte dopo.

Se andranno al rifugio di Marvel, poco lontano dal pub, su Corlear Ave n° 3400, una tipica casa americana, anonima, senza nulla di particolare. In legno a due piani, la copertura dell’abitazione era una famiglia di umani asserviti a Marvel. Appena arrivati, appena parcheggiano, vedranno dei tizi, vestiti molto bene, uscire dalla casa e dirigersi ad un SUV parcheggiato e partire sgommando. Qualche secondo dopo la casa esplode. I pg dovranno sbrigarsi ad andare via perché la polizia e i pompieri arriveranno poco dopo. Se vogliono inseguire i tizi sul SUV dovranno fare un tiro di Destrezza/Prontezza + Guidare a difficoltà 8 (o superiore), prolungato e contrastato con il guidatore avversario. (Preparare schede per combattimento).

Comunque sia poco dopo, riceveranno una visita poco amichevole dai Setiti che stanno cercando anche loro Marvel, per un non meglio specificato motivo. I Setiti credono che loro abbiano scoperto dove sia Marvel e cercheranno di catturarli per poi portarli al loro tempio sotterraneo. Gli basta rapire solo uno dei pg e andare via, o ammazzare gli altri e andare via. (Preparare schede per combattimento).

Se vanno nell’appartamento della vena da cui si era rifornito Marvel avranno una brutta sorpresa. L’appartamento si trova a Bogart Avenue 1802. Davanti al dipartimento di polizia del Bronx. Se entreranno nell’appartamento non troveranno nessuno, ma lo troveranno distrutto. Nessun segno apparente della ragazza o di Marvel. Se riescono a superare un tiro di Percezione + Investigare (8), noteranno delle minuscole gocce di sangue, secche, che partono dalla stanza da letto e portano all’uscita dell’abitazione.

Uno dei pg riceverà un criptico messaggio sul cellulare.

“Ho della informazioni per la vostra coterie, incontriamoci domani a 12.00 al ristorante Abboccato al 136 West 55th Street, un amico.”

Se ci vanno troveranno il locale vuoto, con solo un uomo ad aspettarli davanti al bancone del bar, sorseggiando una coppa di sangue, ne offre altro anche ai pg. E si presenta dando una pacca sulla spalla o una stretta di mano a tutti, dicendo di chiamarsi Matt Stakes e di essere un cainata anche lui che vuole aiutare dei neonati come loro nella difficile non-vita. Sarà molto interessato ai Malkavian e li tratterà molto bene, invece darà fastidio al ventrue. E’ vestito con sobrio e semplice completo italiano, di colore rosso carminio. Ha una barba molto curata, capelli corti impomatati, marroni così come gli occhi. E’ molto gentile e amichevole con i pg. Farà mostra della sua disciplina di ottenebramento, schiccando le dita farà comparire alcuni tentacoli d’ombra che porteranno i calici pieni di sangue ai pg. (Un punto sangue per calice). Stakes è molto affabile ma se i pg chiedono del suo passato sarà un po’ elusivo, dicendo che aveva un’azienda d’armi ma che ormai si è ritirato a vita privata e che faceva i suoi affari anche con l’attuale principe. (Se i pg fanno un tiro dif 7 su intelligenza, sapranno, a seconda dei successi, che Matt Stakes è un Las Ombra molto potente, che aveva effettivamente un’azienda di armamenti la Matt Stakes Army Industry, che nutre un odio terribile per Nubi e che i due hanno lottato in passato. Nubi era stato rovinato da Stakes e poco dopo il ventrue si vendicò uccidendo, apparentemente Stakes e prendendo la sua azienda ed il suo grattacielo dove ora c’è la sede della Camarilla. Stakes era un alleato esterno del Sabbat e sembrava che un gangrel di nome Oberon l’avesse ucciso su ordine di Nubi ben quindici anni fa. Stakes da allora era scomparso. E’ la nemesi di Nubi. Se i pg vogliono attaccarlo, Stakes li avverte che contro di lui non possono fare nulla e che non vuole ucciderli. Vuole collaborare con loro e non vuole nulla in cambio (per ora). Se i pg lo attaccano userà l’ultimo livello di ottenebramento per diventare di tenebra e poi scomparire tra le fessure del pavimento. Dirà anche che si rivedranno.) A parte questo il vampiro dirà che non sa realmente nulla di utile su Marvel a parte che sa che i Giovanni non si muoverebbero per così poco, non solo per la droga, c’è altro sotto, ma non sa cosa.

La Camarilla si trova al 23 B sulla quinta strada.

Da qui al Bronx sono circa 40 minuti in caso di traffico e 18 minuti in caso di non traffico.

Riflessioni di un vampiro…

Credete veramente, voi umani, che essere vampiri sia bello? Credete veramente che non poter più vedere il tramonto o l’alba, non poter più assaporare nessun cibo o bevanda, essere costantemente soggiogati dalla paura di perdere il controllo, di far uscire dalla nostra mente la bestia che sta lì acquattata pronta a scattare quando sente l’odore del sangue, credete veramente quindi che la nostra “vita” da vampiri sia bella? Certo non nego che l’adrenalina, la paura, il potere che ti fa sentire essere vampiro sicuramente voi umani non li proverete mai, ma il prezzo per queste passioni vampiresche è troppo alto. Non ho mai potuto veder crescere mio figlio, non ho potuto riabbracciare i miei cari, non ho salutato per l’ultima volta mia moglie quando è morta. Sono sicuro che chiunque ci abbia creato, intendo il primo creatore sia esso Dio, Satana o Dracula, si è voluto divertire, voleva vedere come noi poveri non-morti ci saremmo comportati durante la nostra non-vita, come ci saremmo letteralmente dannati nella nostra esistenza. Credo ancora più fermamente che chi ci ha creati ci odiasse profondamente condannandoci a questa vita vampirica che molti dei miei simili chiamano giustamente maledizione. Noi vampiri siamo succubi dell’animale primordiale che è in noi, quando ci prende questa furia sia perché siamo in pericolo di vita sia perché abbiamo bisogno di sangue, impazziamo, diventiamo delle belve senza ragione e potremo anche uccidere chi ci è caro…. Si, essere vampiri è una maledizione, ne sono convinto, maledico il giorno in cui, colei che mi ha creato, mi ha trasformato in un vampiro, sarebbe stato meglio morire subito da mortale che continuare a vivere da vampiro… Per questo, per questa maledizione chi ci portiamo dietro, non ho mai creato progenie, perché nessuno deve soffrire ciò sto passando io. Alcune persone che ho conosciuto lungo la mia non-vita, mi hanno implorato morenti di trasformarle in vampiri, sono morte maledicendomi ma vorrei essere io al loro posto, vorrei essere morto, ormai loro non devono più soffrire… La mia coscienza è tormentata per la loro morte, ma almeno so che non mi devo tormentare ancor di più per averli trasformati in un mio simile… Per noi vampiri è facile far del male, commettere reati, siamo facilitati a causa della nostra costante sete di sangue, quando abbiamo fame, la bestia, l’animale primordiale, si risveglia in noi e non possiamo fare quasi nulla per contrastarlo. Forse non lo sapete ma molti dei vampiri appena creati non superano i primi giorni, lo shock è troppo forte, il dover abbandonare la loro vita da mortali, le loro abitudini, le loro convinzioni siano esse religiose o morali è così forte che resistono alla fame o si suicidano restando volutamente alla luce del sole. Per noi vampiri è facile far del male ma è anche facile far del bene, aiutare il prossimo, quelli in difficoltà, ed è la mia ragione di vita. Ho deciso che era troppo facile e semplice agire come la maggior parte dei vampiri e che invece cercare di aiutare, per quanto mi era possibile, il prossimo doveva essere la mia ragione di vita, anche perché se agissi come tutti gli altri vampiri… che gusto ci sarebbe?

Blood on the sky

La città brulicante di insignificante vita si estendeva a perdita d’occhio davanti a lui, frenetica, luminosa, noiosa. Gli umani erano come le formiche, li vedeva correre senza alcun senso da una parte all’altra della metropoli, interessati soltanto ai guai della loro misera vita mortale. Lui era diverso. Profondamente. Era importante. Una sua decisione poteva porre fine, in maniera assai cruenta, alla vita di decine di quegli insetti che pensavano di aver conquistato il mondo. Folli. I veri dominatori si celavano nell’ombra manovrando l’umanità come un burattino dalla notte dei tempi. Osservò il suo bicchiere di cristallo boemo ricolmo di quel liquido vermiglio che permetteva a quelli della sua razza di vivere per sempre. Ecco qual’era l’unica qualità degli umani, il loro sangue, senza di esso infatti, anche lui, Matt Stakes, così come tutti gli altri vampiri, non sarebbe stato nient’altro che polvere. Invece i loro difetti erano troppi, pensò il non morto sorseggiando cautamente il sangue. Uno di questi difetti era che gli umani, alle volte, si facevano coraggio e cacciavano gli stessi vampiri. Non sempre con scarsi risultati. Ed ora qualcuno stava venendo per lui. Li aveva avvertiti distintamente, un gruppo di cinque persone, altamente addestrati. Erano riusciti a disattivare il suo sistema d’allarme ed ora stavano salendo con l’ascensore direttamente al piano in cui si trovava. Se, dopo averli affrontati, qualcuno fosse sopravvissuto forse l’avrebbe trasformato. Gli servivano collaboratori di questo genere se voleva vendicarsi del torto che aveva subito anni prima. L’unica arma che gli serviva era la sua fida katana che aveva lasciato sulla scrivania di plexiglas. Era incazzato, infatti, probabilmente il suo bell’ufficio minimalista sarebbe andato distrutto nello scontro. Aveva speso tempo e denaro per trovare i mobili adatti al suo status e tutto andava perduto per degli idioti che credevano che dovessero servire un uomo morto su di una croce millenni prima. Dalla vetrata vide che la porta dell’ascensore si era aperta. All’interno dello studio rotolò una strana granata che esplodendo sparse tutto intorno del liquido che colpì il collo e la nuca del vampiro. Era acqua benedetta, capì il non morto. La sua pelle sfrigolava e si scioglieva dolorosamente. Si girò di scatto e si trovò davanti dei veri e propri soldati, armati fino ai denti. Soldati della fede, pensò vedendo tutte le croci ed altri simboli religiosi che ricoprivano il loro corpo. Gli faceva ribrezzo come ad ogni buon dannato. Dovette combattere con tutte le sue forze per non indietreggiare spaventato come un bambino. I loro maledetti fucili Steyr Aug spararono all’unisono. Venne crivellato di colpi e la sua bella scrivania andò in pezzi. Quegli stronzi si erano armati di proiettili benedetti che bruciavano la sua carne non morta ogni volta che scavavano buchi nel suo corpo. Se fosse stato un vampiro più giovane, se non fosse diventato così potente in questi ultimi anni, studiando arcane arti orientali ormai dimenticate, sarebbe sicuramente morto. Ridotto in polvere. Era ora di contrattaccare. Usando la telecinesi fece partire la katana così velocemente che nessun occhio umano avrebbe potuto vederla. In pochi secondi aveva trafitto pance, tagliato arti, mozzato teste. Ora c’era un lago di sangue e membra umane nel suo studio. Pensò che forse l’avrebbe lasciato così, dava un tocco vissuto al suo locale. Aveva lasciato illesa l’unica ragazza del team d’assalto. Voleva godersela. Le fu addosso in un attimo e distrusse in due pezzi quell’odioso fucile che imbracciava. Le strappò di dosso i vestiti mentre urlava a squarciagola. Era pure carina, pensò il non morto. Brunetta, alta, con le forme al posto giusto. La violentò tra i corpi maciullati dei suoi amici, imbrattandola del sangue che sgorgava ancora dai corpi devastati, la penetrò più volte finché raggiungendo il climax del piacere sessuale non le affondo i canini direttamente su di un seno. Bevve e bevve finché non fu sazio, finché non sentì la vita della ragazza andarsene via. Poi si alzò soddisfatto. Il suo vestito costoso ridotto a brandelli, il suo studio distrutto ma nulla importava, si era divertito e per qualche tempo la noia della non vita era scomparsa. Un piacevole diversivo. Ora doveva capire chi aveva osato attaccarlo. La vendetta doveva essere spietata. Si accorse che purtroppo nella concitazione del combattimento non aveva lasciato in vita nessuno. Poco male. Conosceva un rituale appreso dai negromanti che rendeva possibile parlare con chi era appena morto. Pensò però che difficilmente avrebbe avuto le risposte da chi aveva appena ucciso. Lui non l’avrebbe mai fatto. E quindi non l’avrebbero fatto nemmeno questi idioti di umani che aveva massacrato tanto facilmente. Gli venne anche in mente che esisteva un altro modo per sapere quello che voleva, una maniera fin troppo umana forse, ma non aveva scelta. Doveva perquisire i cadaveri, sperando che questi umani fossero così stupidi come pensava. Forse avevano qualche indizio che l’avrebbe aiutato nella sua ricerca. Non gli ci volle molto tempo. Questi mortali erano intelligenti forse, ma non così intelligenti da gabbare uno come lui. C’era una cosa che accomunava i morti nel suo studio, oltre al fatto di essere morti, era un piccolo tatuaggio sul lato nascosto del lobo dell’orecchio destro. La forma del tatuaggio era quella di una croce di Lorena, una croce con due bracci molto vicini tra loro invece che uno. Una croce che veniva definita a doppia traversa. C’era solo una setta di umani che usava questo tipo di croce come simbolo, qualche vecchio ordine di cavalieri di cui non si ricordava bene il nome. L’avrebbe scoperto. Sapeva da chi andare, non era certo un’informazione che si poteva trovare su Google. Doveva incontrare Louis anche se non gli sarebbe piaciuto affatto. Non sopportava quel vecchio vampiro pazzo che si credeva Louis XVI di Francia…

Collapses and Falls

Non gli piaceva molto andare in moto, lo considerava un mezzo per i plebei, ma date le circostanze, gli serviva qualcosa di veloce in grado di attraversare facilmente e velocemente le fogne della città verso il regno dei disgustosi ghouls. Il suo casco era un prodigio della tecnica, collegato direttamente ai satelliti della sua compagnia e al computer centrale dell’Oberon Building, che aveva fatto riattivare poco prima uscire per andare a salvare la cacciatrice. Ora poteva, quindi, ricevere ogni genere di informazione dell’ambiente circostante. Fu solo grazie a quell’apparecchio e ai suoi sensi ipersviluppati di vampiro che sentì arrivare l’onda d’urto dell’esplosione. Il pavimento delle fogne si sgretolò per poi crollare in una gigantesca voragine senza fine. Stakes era stato velocissimo e appena il suolo si era disintegrato, aveva abbandonato la motocicletta e aveva usato la sua telecinesi per planare nel mezzo della voragine. Anche senza le informazioni che vedeva davanti ai suoi occhi, aveva capito che in quel punto c’era stata un’esplosione di una potenza inaudita. Doveva essere stata quella Sarah, per cercare di uccidere il Golem. Eppure aveva spiegato a Pickett che bastava cambiare le lettere del nome del mostro per farlo tornare ad essere un ammasso di argilla informe. Perché quell’idiota di ghoul non l’aveva fatto? Perché cazzo aveva complicato tutto? Sentiva che il golem non era morto, sentiva che quel dannato essere elementare che aveva evocato era ancora vivo. Si doveva ricomporre e dopo quell’esplosione, ci avrebbe messo molto tempo. Doveva trovare quella cacciatrice prima che lo facesse il gholem e prima che quell’idiota di dampyr nuclearizzasse il resto della città per eliminare il suo mortale nemico.

Gli era crollato tutto addosso. Letteralmente. Il soffitto era crollato e lo avevo travolto. Era riuscito a rifugiarsi in una nicchia del muro delle fogne e miracolosamente era sopravvissuto. Infatti, anche un vampiro come lui, poteva morire se rimaneva intrappolato sotto quei pesanti macigni. Quel che rimaneva della volta del cunicolo che stava percorrendo poco prima ora lo intrappolava dentro quella rientranza del muro che l’aveva salvato dal crollo. Provò a spostare uno dei macigni ma era tutto inutile. Il masso non si mosse di un millimetro e rimase nella sua posizione. Doveva escogitare un piano prima che il suo corpo finisse le scorte di sangue. Si ricordò di una delle tecniche imparate dal suo amico Dracula, in Romania. Espandere la mente, era la prima cosa da fare. Poi pensare al proprio corpo come qualcosa di volatile, come ad un gas che potesse passare tra le minuscole fessure della roccia. Doveva pensare di essere in superficie, sotto i raggi argentei della luna. Aprì gli occhi. Era fuori. Il vento gli accarezzava la pelle fredda e gli scompigliava i capelli rossi. Sentì una voce nella sua testa. Morrigan. La sua amata Morrigan. La donna, umana, che aveva stregato il suo cuore non morto.
“Qualcosa di antico si è ridestato. Lo sento. Deve essere fermato. Il nostro ordine ti darà tutto l’aiuto possibile. Le mie consorelle di New York ti aspettano. Sai dove trovarle. Che la Madrea Oscura, la divina Hekate Aidonaia, vegli su di te e su tutte noi.”

Era riuscito a salvarsi, miracolosamente. Per fortuna aveva progettato il suo studio in maniera perfetta. Una scappatoia di emergenza proprio accanto alla scrivania. E si era ritrovato nella merda, sia metaforicamente che letteralmente. Era atterrato sugli escrementi di un cane ma soprattutto aveva perso il controllo della sua città. Il suo attico era andato distrutto. L’unica cosa buona era che lo credevano morto. Tutti. Era un bene. Aveva bisogno di sangue, urgentemente. Per quanto si fosse salvato, l’esplosione aveva lambito la sua pelle e bruciato parte dei suoi vestiti. Aveva consumato molto sangue per guarire dalle ustioni. Non doveva farsi vedere, non doveva far supporre a nessuno che era ancora vivo. La fortuna era dalla sua parte, un barbone dormiva nel vicolo. L’uomo si era svegliato quando lo aveva sentito atterrare qualche secondo prima. Lo guardava in maniera strana. Non era così usuale vedere qualcuno, vestito in giacca e cravatta, con gli abiti consumati dal fuoco, atterrare in un vicolo, illeso. Nubi si avventò sull’uomo con una velocità fulminea. Il barbone non ebbe nemmeno il tempo di gridare che il vampiro gli ruppe il collo. Gli rubò i vestiti e buttò, con riluttanza, i suoi costosissimi abiti dentro un cassonetto. Lasciò il cadavere dell’uomo lì per la strada, senza succhiargli il sangue. Lui era Ludovico Nubi, non poteva bere il sangue di un pezzente. Ora doveva andare dove sapeva lui. In un posto dove avrebbe trovato un buon computer e scorte di sangue illimitate. Doveva andare dalla sua creatura. Dal miglior sistema informatico che avesse mai creato. E se qualcuno avesse fatto storie, c’era sempre la sua Beretta laccata in oro che avrebbe risolto la situazione.

ludoviconubiLudovico Nubi disegnato da Zerov.

Ancient Dangers

“Oggi ho incontrato l’uomo della mia vita! Si chiama Alan fa l’avvocato in uno degli studi più importanti! E’ bello, divertente ma soprattutto è pieno di soldi! Rhona, ti richiamo più tardi quando sarò tornata a casa, non voglio parlare al cellulare mentre guido.”
Spense il cellulare, un Nokia di ultima generazione e lo mise dentro la borsetta nera. Prese le chiavi della macchina, una Ford Mustang S-197 argentata, e disinserì l’allarme. Sentì un rumore di passi strisciati dietro di lei. Si girò di colpo, impaurita. La luce dei lampioni era fioca e irregolare e non consentiva una perfetta visuale della strada deserta. Vide qualcosa che stava avanzando, arrancando, verso di lei. Chi le stava davanti emetteva un sordo sibilo, come un respiro rauco e convulso. Colta dal timore di un possibile pericolo, prese lo spray all’aglio che teneva sempre dentro la sua borsa di Armani. Non riuscì a distinguere con precisione le fattezze dell’uomo che aveva davanti fino a che muovendosi a scatti, l’uomo non arrivò precisamente sotto la luce di una lampione. Per quanto l’illuminazione fosse fioca poté vedere che la pelle della creatura era completamente nera, arrostita, bruciata come la carne lasciata troppo tempo sul fuoco. Vide anche i denti perfettamente bianchi e i canini orribilmente sporgenti dalle labbra screpolate e secche. Il cuore iniziò a martellarle il petto. Gli occhi rossi, assetati di vita, del mostro che aveva davanti incontrarono i suoi, celesti, ottenebrati da una paura atavica che non le faceva muovere un sol muscolo. Con un balzo sorprendente la creatura le fu addosso in un attimo, sorprendendola con la sua agilità. Cercò invano di spruzzargli l’aglio sugli occhi ma il mostro era stato più veloce e affondò i canini, aguzzi, nella sua giugulare quasi staccandole di netto la testa con la forza del morso. Il mostro le succhiò con grande voracità quasi tutto il sangue in pochi secondi per poi lasciarla agonizzare. Scappò via nelle tenebre da cui era venuto come risucchiato da un gorgo oscuro. I suoi fini capelli biondi erano imbrattati del suo sangue. Alcune lacrime bagnarono le guance perfette della ragazza mentre appoggiata alla sua auto nuova esalava il suo ultimo respiro da viva.

Aveva quasi ripulito tutti i piani del palazzo, era da tanto, troppo tempo che non si prendeva uno sfizio come questo. Ammazzare delle nullità come erano quei vampiri che lavoravano per Nubi, era veramente una bella soddisfazione. Ammazzare poi il vampiro che aveva tradito il basileus, come diceva quella pubblicità, non aveva prezzo. Era arrivato a due piani sotto l’attico e qui si poteva vedere quale sfacelo avesse provocato l’esplosione. Il pavimento del piano era invaso da pezzi di calcinacci e di intonaco, i fili elettrici pendevano dal soffitto mentre ogni corridoio era invaso dall’acqua alta un centimetro circa. Aveva studiato attentamente la pianta di ogni piano del palazzo, ma ora probabilmente si era perso, cosa impossibile, pensò. Lui era Matt Stakes non poteva fare un errore così banale. Si trovava alla fine di un corridoio davanti ad una porta blindata, che era stata divelta dall’interno. Questa parte nella cartina non era segnata, non c’era alcuna porta. Notò che questo portone blindato, se fosse stata chiuso, si sarebbe mimetizzato perfettamente con il muro del corridoio. Quindi non si era sbagliato, semplicemente questa era una zona del palazzo che Nubi non voleva si sapesse l’esistenza. Sentì un gemito quindi entrò dentro una stanza piccola e quadrata che poi immetteva in un’altra stanza, completamente al buio. Un uomo giaceva, con un orrendo squarcio sul collo, riverso sul pavimento. Stava morendo, lo poteva vedere bene. L’uomo lo guardò dapprima sorpreso poi nei suoi occhi trasparirono terrore e paura. D’altronde pensò il vampiro, aveva davanti Matt Stakes.
“E’ scappato…” disse l’uomo sputando sangue dalla bocca.
“Chi Nubi?” gli rispose il vampiro preoccupato.
“No, l’essere innominabile. Colui che è antico. Colui che avevamo rinchiuso dentro l’altra stanza… Dorm…” disse l’uomo prima di spirare.
Il vampiro era incuriosito dalle parole dell’uomo appena morto e, anche se non l’avrebbe mai ammesso, nel profondo della sua anima dannata, era impaurito. Decise che per fugare ogni dubbio avrebbe dovuto saperne di più. Quindi mise una mano sulla tempia sinistra del cadavere e così facendo, attraverso un mistico rituale appreso in Cina, seppe tutto quello che sapeva il morto. Il sangue nelle vene di Stakes si gelò, se questo era possibile, un violento tremito percorse tutto il suo corpo. Ci volle tutta la sua concentrazione e tutto il suo autocontrollo per non impazzire. Per la prima volta da tanto tempo aveva paura, anzi terrore per quello che era successo, per quello che aveva fatto. Aveva liberato qualcosa di terribile, qualcosa di inarrestabile. Aveva fatto veramente una grande cazzata. Avrebbe dovuto informarsi meglio sull’edificio, avrebbe dovuto pianificare tutto meglio, invece la brama di potere e la vendetta avevano preso il sopravvento sul suo essere razionale. Ed ora era nella merda, non solo lui ma tutti vampiri. Ciò che aveva contribuito a liberare era di una spaventevole potenza, che solo pensarlo, lo fece vacillare. Doveva fare qualcosa, tenere allenata la mente, così non sarebbe impazzito. La situazione era drammaticamente cambiata. Doveva riferire ai propri uomini di avvertire ogni vampiro in città, ora non era importante chi avrebbe sostituito Nubi ma l’importante era che i vampiri stessero tutti insieme, infatti il mostro era ancora debole, probabilmente, non era ancora in grado di affrontare molti vampiri. Se solo avesse trovato un vampiro da solo, sarebbe stata la fine. Avrebbe acquisito nuovamente i suoi antichi poteri, anche con la metà dei suoi poteri sarebbe stato quasi inarrestabile. Un altro vampiro se ne sarebbe fregato, avrebbe mandato questo essere antico come il diluvio contro la cacciatrice ma Stakes capì, con orrore, che l’unica possibilità per sconfiggerlo era quello di allearsi con Sarah. Almeno per il momento avrebbero dovuto appianare i proprio contrasti. Doveva mettersi in contatto con i ghouls, sapeva infatti che la ragazza si trovava preso quelle abbiette creature. Sapeva anche come mettersi in contatto con loro, avrebbe usato quella poca telepatia che possedeva per entrare nella mente di Pickett, il sovrano di quegli esseri vili e spregevoli. Prima però doveva svolgere un compito gradevole, sentì infatti che l’uomo defunto qualche minuto prima si era rialzato in piedi. Voleva il suo sangue e la sua carne, infatti la progenie dell’antico essere, per cibarsi, doveva mangiare anche il corpo delle sue vittime. Nemmeno si voltò, il suo spadone a due mani volteggiò in aria con una grazia sovraumana. Il corpo del cadavere rianimato venne diviso in quadrati perfetti, come fosse una scacchiera. I pezzi di carne sanguinolenti caddero sul pavimento invaso dall’acqua. Non era stato molto divertente come invece aveva ipotizzato, pensò Stakes. Il vampiro quindi prese il suo cellulare Motorola, completamente nero, e digito velocemente un numero.
“Abbiamo un problema. Non farti domande, esegui, ti detterò, ora, un editto per tutti i vampiri della città. L’isola di Manhattan è in quarantena, nessun vampiro deve uscire o entrare, tutte le vie devono essere chiuse. Devi avvertire Monok, il leader dei licantropi, digli di controllare ogni via d’accesso e di uscita all’isola. Se un vampiro prova a entrare o a uscire, lo devono uccidere. Hanno la mia autorizzazione. Nessun vampiro deve uscire a caccia da solo, bisogna stare tutti insieme. Fallo immediatamente, non discutere. L’antico si è svegliato, dobbiamo prevenire la sua completa rinascita.” Aveva parlato così rapidamente che il suo sottoposto non era riuscito a parlare, anche perché sapeva che interrompere un discorso di Matt Stakes, poteva portare alla morte. Ora doveva fare qualcosa che veramente aborriva, congiungere la sua mente con un essere inferiore come un ghoul, ma spesso, come si dice, a mali estremi ci vogliono estremi rimedi.

Era il terzo lacchè di una nobile stirpe vampirica che pestava a sangue e ancora non aveva sentito quel che voleva sapere. Chi aveva tradito Nubi? Perché per compiere un attacco del genere, Stakes aveva avuto sicuramente bisogno di una talpa nell’organizzazione del basileus. Aveva scoperto molto poco solo che le grandi famiglie erano all’oscuro dei piani del vampiro inglese. Non era vero, non ci voleva un genio per capirlo, il nuovo signore della città aveva probabilmente corrotto molti vampiri potenti per lasciare isolato Nubi. I non morti come lui si vendevano per molto poco. Qualche privilegio in più ed era fatta. Doveva cercare alleati, qualcuno che l’aiutasse nella sua battaglia contro chi aveva, probabilmente, ucciso il suo amico. Finora aveva tenuto un basso profilo, evitando di incrociare altri vampiri, non voleva dare nell’occhio. Non voleva che si sapesse della sua venuta. Lui e Stakes non erano mai andati molto d’accordo, anzi, non erano mai andati d’accordo. La sua mente andò a molti anni prima, quasi un decennio, quando lui e Norman erano la coppia di mercenari più cercati di tutta New York. La katana e gli artigli, era questo il loro soprannome. Così avevano conosciuto il vampiro inglese patito per le armi bianche. All’inizio erano stati solo piccoli incarichi, poi incarichi sempre più importanti. Stakes disprezzava Connor e non lo nascondeva affatto, mentre invece aveva un feeling molto forte con Norman. Lo adorava, letteralmente. Connor non aveva mai capito come un vampiro così potente potesse essere interessato, ammaliato, in qualche modo, da un vampiro rozzo come era il suo amico. Stakes aveva sempre tentato invano di dividerli, di separarli, di metterli l’un l’altro. Connor, irritato da questo comportamento, aveva osato colpire con un pugno il suo datore di lavoro. Da quel momento la situazione era degenerata, fino al confronto finale nell’attico. Ripensò ancora che sarebbero morti se Lu non fosse intervenuto in loro soccorso. Stakes aveva continuato a tormentarli, anche quando si erano trasferiti a Dublino. Aveva ucciso Adriana, la compagna umana di Nubi. L’aveva vampirizzata e poi l’aveva uccisa davanti agli occhi del suo amico. Quella volta non aveva potuto fare nulla, ma ora, aveva la possibilità di vendicarsi di tutto quello che aveva fatto il vampiro inglese. Scoprì quasi per caso che Stakes aveva inviato una squadra di vampiri e un essere elementare contro una ragazza, una dampyr cacciatrice di vampiri. Dalle voci che circolavano in città, questa Sarah si trovava, in quel momento, presso Pickett, il sovrano dei ghouls. Connor O’Donnel decise quindi di fare una visita al suo vecchio amico Pickett. Si chiese se le guardie l’avrebbero riconosciuto dopo tutti questi anni. Si disse che sicuramente avrebbero riconosciuto Connor O’Donnel, l’unico vampiro amico dei ghouls.

Ora si trovava in una stanza blindata degli ultimi piani del palazzo. Immerso nell’oscurità, si era messo al centro di un pentacolo di sangue, suo. Questo per accrescere la portata della sua telepatia. Fuori, nel corridoio, c’erano venti vampiri armati assai pesantemente, per evitare che qualcuno o qualcosa, potesse disturbare il loro padrone. Prima si era concesso un attimo di sollievo, Monok aveva accettato di sorvegliare i confini dell’isola. Questo aveva reso, in qualche modo, più dolce il sangue del giovane che aveva dissanguato. Doveva iniziare in fretta il rito, prima che l’essere elementare arrivasse a Sarah. Era tragicomico che dovesse salvare la sua nemica dallo stesso mostro che le aveva mandato contro. I fumi degli incensi fecero aumentare la sua percezione del mondo circostante, espanse la sua mente fino a arrivare ai cunicoli dei ghouls. Seguì il labirinto sotterraneo, costellato dalle case costruite da un defunto clan di vampiri, fino ad arrivare in una piccola piazza. Assiso su un malmesso trono di pietra si trovava un ghouls assai grande. Quello doveva essere Pickett. Vide anche Sarah, la sterminatrice di vampiri, quella che doveva uccidere lui, Matt Stakes. Come sembrava piccola e indifesa, avrebbe potuto entrare nella sua mente e ucciderla. Sarebbe sembrato naturale. La tentazione era forte, ma grazie al suo autocontrollo riuscì ad allontanarsi dalla ragazza e a entrare, con violenza, nella mente del ghoul. I convenevoli non erano adatti alla situazione. Stakes iniziò a parlare.
“Sono Matt Stakes, saprai sicuramente, sovrano dei ghouls, chi sono. Sono entrato in contatto telepatico con te per un motivo preciso e sappi che unire le nostre menti mi disgusta in una maniera indicibile. E non provare a cercare di rispondermi, la tua mente non è così evoluta per farlo, quindi ascolta attentamente. Abbiamo un problema, serio. L’esplosione dell’attico del basileus ha liberato un essere abominevole, più di voi ghouls. Un essere che doveva rimanere rinchiuso per l’eternità. E’ colpa mia, mi assumo le mie responsabilità. Ora però dobbiamo collaborare per sconfiggere questo essere. Tutti insieme. Anche la cacciatrice, anzi quell’orrore di ragazza è assolutamente necessaria per fermare l’antico. Ti darò tutte le informazioni che ho. Eccole. Potresti non reggere una tale mole di notizie ma è l’unico modo. Capisci ora la situazione? Abbiamo anche un altro problema, ho evocato un essere elementare per uccidere Sarah. Ora, quell’essere sta venendo da voi. Io sono l’unico che può fermarlo. Quindi devo venire lì sotto, per salvarvi. Devi dire alle tue guardie di farmi passare. Altrimenti le ucciderò io stesso, non che mi importa molto di spargere del sangue di ghouls. E’ una gentilezza che ti faccio. Riferisci alla cacciatrice quello che ti ho fatto sapere. Sarò presto da voi. Stavo dimenticando, c’è anche un altro modo per sconfiggere quell’essere, è difficile, ma potreste provare comunque…”
Era molto stanco e spossato, non aveva mai usato la telepatia per così tanto tempo. Aveva bisogno di altro sangue prima di andare a salvare la cacciatrice e i ghouls dal mostro che aveva evocato.

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Vampiro Antico disegnato da Zerov

Like Red Pink

Le parti precedenti le potete trovare cliccando su “Blogracconto” qui sopra.

“Per il diluvio universale, cosa cazzo è successo?” gridò Victor quando sentì il palazzo tremare violentemente a causa di un’esplosione di cui aveva sentito solo l’agghiacciante boato. Subito dopo si mise in funzione, assordante, il sistema di allarme. Si accesero le luci di emergenza che indicarono ai numerosi dipendenti le vie di uscita più veloci. Una tempesta di gocce d’acqua iniziò ad inzuppare i folti e lunghi capelli biondo cenere del vampiro.
“Dannazione, anche questa!” grugnì esasperato il non morto alzando lo sguardo verso i bocchettoni del sistema antincendio. Probabilmente l’esplosione aveva mandato in tilt ogni apparecchiatura del palazzo e, quindi, anche il sistema antincendio, pensò Victor. Non si capacitava di aver potuto permettere che succedesse un tale disastro. Lui avrebbe dovuto evitarlo. Era l’addetto alla sicurezza del basileus Nubi, doveva pensare all’incolumità del suo padrone, che probabilmente, era morto. Aveva infatti intuito che l’esplosione era avvenuta all’ultimo piano o comunque negli ultimi piani del palazzo. Se la deflagrazione era avvenuta qualche piano sotto all’attico c’era ancora qualche possibilità che il basileus fosse vivo, forse intrappolato dall’incendio che sicuramente si era sviluppato dopo l’esplosione. Prima però di fare congetture, doveva andare a vedere con i propri occhi qual era la situazione e cercare di scoprire l’origine del disastro. La speranza che Lu, come lo chiamava confidenzialmente lui, fosse vivo, era minuscola, ma come diceva un proverbio degli umani, la speranza era anche l’ultima a morire. Raggruppò una decina di vampiri che stavano evacuando verso il piano terra dell’Oberon Building e li divise in quattro gruppi. Il primo gruppo sarebbe sceso fino al pieno terra per controllare la situazione con la polizia e i pompieri e far salire solo le “loro” squadre di vigili del fuoco, cioè dei pompieri legati alla loro organizzazione da vincoli di sangue e che quindi dovevano obbedire ciecamente ai loro ordini. Se qualche umano non indottrinato avesse scoperto, accidentalmente, la loro vera natura, sarebbe stato un affare veramente molto brutto. Il secondo gruppo si sarebbe occupato di controllare i server e il computer centrale, di mettere al sicuro tutti i dati e di evitare intrusioni di estranei. Il terzo gruppo si sarebbe appostato al quindicesimo piano e non avrebbe fatto salire nessuno che non fosse dell’organizzazione. Infine il quarto gruppo guidato dallo stesso Victor sarebbe andato verso i piani più alti. C’era voluto quasi un quarto d’ora per coordinare tutti i gruppi, si trovavano ora su un corridoio del sesto piano che era stato evacuato da pochi secondi. Stavano per separarsi quando, all’improvviso, tutte le luci si spensero. Per fortuna, pensò Victor, grazie alle loro abilità vampiriche innate, potevano vedere al buio come alla luce. Operare nell’oscurità non era un problema per loro. Quindi riuscì a vedere benissimo chi si trovava ora davanti ai suoi occhi neri come la pece. Un vampiro era come comparso dal nulla, vestito con un completo rosso carminio. Impugnava saldamente alla mano destra, uno spadone a due mani, di foggia assai antica, che teneva rivolto con la lama verso il pavimento, quasi come fosse un vecchio con il suo bastone.
“Stakes” sibilò Victor quasi sputando le parole.
“Ti ricordi di me. Sono lusingato. La vostra fine sarà breve e indolore.” disse il vampiro guardando il fisico possente, da orso, e la folta ma curata barba di Victor. Gli altri vampiri risposero a Stakes sfoderando le loro pistole mentre l’addetto alla sicurezza del basileus fece crescere i suoi lunghi e affilati artigli. Tutto ciò che successe dopo accadde in pochi secondi. Lo spadone si mosse come se avesse avuto vita propria saettando nel corridoio e decapitando con estrema facilità ogni vampiro, tranne Victor. La carne di quei non morti, che era nota per la sua robustezza in confronto alla flaccida carne degli umani, era diventata come burro fuso al contatto con l’arma di Stakes.
“Dalla tua faccia sbigottita ti starai chiedendo – come ha fatto? – Devi sapere che in questi miei anni di forzato esilio ho notevolmente migliorato le mie capacità telecinetiche. Inoltre ho appreso qualche trucchetto magico, in previsione di incontri come questo.” disse quasi ridendo il non morto che continuò dicendo:”Cosa aspetti? Un invito forse? Non userò la spada se è questo che ti preoccupa.”
Lo spadone a due mani cadde pesantemente sulla moquette ormai fradicia e imbrattata dalla polvere che rimaneva dei corpi di vampiri che erano stati appena decapitati. Con un urlo gutturale da far tremare le pareti, Victor si lanciò all’attacco contro il suo temibile avversario. Stakes chiuse gli occhi e quando sentì la presenza degli artigli dell’altro vampiro a qualche millimetro dal suo corpo, riaprì di botto le palpebre. Una forza invisibile lanciò Victor dall’altra parte del corridoio facendo andare a sbattere contro la porta di un ascensore che si deformò all’impatto. Il vampiro cercò di rialzarsi, ma la stessa forza misteriosa lo sospinse in alto bloccandolo sul soffitto. Stakes si avvicinò con passi lenti e studiati, impartendo il maggior dolore possibile alla nullità che stava combattendo. Attraverso la sua telecinesi stava facendo stritolare il corpo di Victor sapendo che questa pratica non l’avrebbe comunque ucciso ma lo avrebbe ferito gravemente. Arrivò quasi sotto al vampiro proprio quando si sentì lo scrocchio di un osso della gambe sinistra che si frantumava. Stakes lasciò andare la presa della telecinesi e il vampiro cadde sonoramente sul pavimento.
“Sono stanco di giocare con te. Lo dico a malincuore, non mi hai fatto divertire più di tanto. Sparisci, non ti voglio più rivedere, nel nuovo ordine di cose che imporrò in questa città, per quelli come te, non c’è alcun posto!” disse Stakes voltando le spalle al suo avversario. Victor cercò di alzarsi, ma cadde pesantemente in ginocchio, a causa del gamba fratturata che stava, seppur lentamente, guarendo.
“Ah, quando dicevo che non avrei usato la spada, beh mentivo!” urlò Stakes senza voltarsi, ridendo sguaiatamente.
Victor poté solo sgranare gli occhi prima che la spada a due mani gli trapassasse il collo, mettendo fine alla sua esistenza di non morto.
“Ed ora manderò qualcuno ad occuparsi di quella Sarah… quell’abominio deve essere distrutto… potrebbe minare la mia salita al potere, vero Victor?” disse Stakes girandosi verso quello che rimaneva dell’addetto alla sicurezza di Nubi. “Ah, è vero, ti ho ucciso.” disse contrariato il vampiro che raccolse la sua arma sussurrando:”Potrebbe essere molto piacevole scontrarsi con quella cacciatrice, se solo ne avessi il tempo…”. Stakes scosse il capo dolente e si avviò verso i piani superiori per ripulirli dagli altri vampiri che erano al servizio del defunto basileus. Aveva voluto sbrigare personalmente questa faccenda, così da consolidare il suo prestigio e la sua potenza in città, ma anche per un suo gusto sadico di porre fine a non-vite così inutili.

La lunga coda dei suoi capelli di un rosso quasi carminio veniva smossa dal forte vento che spirava quella notte. Sentiva le sirene accorrere sul luogo del disastro. Poteva vedere dalla sua postazione, un edificio poco lontano dall’Oberon Building, lo sfacelo che aveva causato l’esplosione, le fiamme che avevano invaso l’attico. Erano passati alcuni minuti dalla deflagrazione e dei ricordi di un passato lontano tornarono ad affollare la sua memoria, facendolo andare indietro nel tempo di più di una decade. Si ricordò di quando lui e Norman avevano affrontato Matt Stakes. Proprio in quell’attico. Quella volta il facoltoso vampiro inglese aveva fatto esplodere il suo prezioso studio all’ultimo piano pur di vincere. Quella volta se non fosse stato per il provvidenziale arrivo di Nubi, sarebbero morti. Il basileus era riuscito a contattarlo, in Canada, alcuni giorni prima, lo aveva pregato di raggiungerlo, non sapeva per cosa, non aveva voluto rivelarlo. Anche se non poteva sopportare quel vampiro così vanaglorioso e spocchioso, aveva constato che era uno dei pochi amici, forse l’ultimo, che ancora aveva. Ed ora Nubi era probabilmente morto, ucciso da un suo vecchio nemico. Aveva visto passare qualche secondo prima un elicottero, sulla cui fiancata, c’era scritto a caratteri cubitali e militareschi “M.S.A.I.”, acronimo di “Matt Stakes Army Industries”. Aveva subito capito cosa era successo e si sarebbe vendicato. Lui era Connor O’Donnel, il più famoso vampiro dell’Irlanda ma soprattutto il non morto che in tutto il Nord America, era il più abile nel maneggiare una katana. Il vento era aumentato di intensità e muoveva convulsamente il suo cappotto di pelle nera. Saltò giù dal tetto dell’edifico con un balzo felino e atterrò perfettamente in strada senza fare il minimo rumore. Era tempo di vendicarsi, la lama della sua katana si sarebbe bagnata del sangue di Stakes, se non quella notte, nella prossima. Non si uccidevano gli amici di Connor O’Donnel senza pagare il fio della vita, ma soprattutto non perdonava a Stakes di avergli impedito di sfottere personalmente Nubi per lo stupido appellativo, basileus, che si era dato.

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Connor O’Donnel disegnato da Zerov

Reflected Blood

La porta dell’ascensore si aprì silenziosamente. Un uomo entrò, con passi felpati, nell’attico di un maestoso grattacielo della Grande Mela. Ammirò con disgusto tutta l’opulenta ricchezza che quel luogo emanava, dall’immensa libreria traboccante tomi antichi e pregiati, ricoperti di polvere alla pendola interamente rivestita di oro luccicante. Dovunque posasse lo sguardo vedeva solo oggetti pacchiani e di pessimo gusto. Lo vide, era dietro la robusta scrivania di legno nero, di spalle, stava guardando, attraverso le vetrate che circondavano interamente l’attico, la città notturna brulicante di vita. Nella mano destra teneva una coppa di cristallo, probabilmente boemo o veneziano, ricolma di un liquido rosso, assai scuro.
“Passa il tempo, amico mio, ma tu sei sempre dall’altra parte della scrivania, mentre io sto sempre da questa parte.” disse l’uomo girandosi verso la persona che era appena entrata nel suo attico.
Non era cambiato molto, era solamente più pallido di dieci anni prima. I lunghi capelli corvini erano legati in una coda. La faccia era lunga e stretta con degli occhi piccoli e vivaci, di un nero tenebroso, il naso era anch’esso stretto e lungo. I canini erano bianchi, lucidi e sporgevano dalla piccola e sottile bocca del vampiro. Indossava un completo gessato bianco, di qualche stilista italiano, non indossava una camicia, ma bensì una maglia nera. Da quando l’aveva conosciuto, quasi quindici anni prima, Ludovico Nubi aveva sempre indossato quegli orribili completi.
“Qualcosa però è cambiato, Lu, quando entrai qui per la prima volta, dieci anni fa, c’era un altro dietro quella scrivania.”
“Caro Norman, sono cambiate molte cose dalla tua sparizione dopo i fattacci di Dublino…” disse Nubi scrutando scrupolosamente quel suo vecchio amico. Era basso come se lo ricordava, molto più basso di lui, ma assai più muscoloso. Un nanetto ostico. Portava ancora una barba incolta accompagnata da dei capelli altrettanto incolti. Sembrava più un ghiottone che un vampiro anche perché i suoi vestiti erano più stracci che vestiti veri e propri. Anzi, pensò Nubi, sembrava un barbone. Come sempre era sembrato. E oltretutto puzzava di fogna come sempre era puzzato.
“Hai avuto più notizie di Connor?” chiese a bruciapelo Norman cogliendo alla sprovvista l’altro vampiro.
“Lo sento a volte, è stato in Cina, in Africa a cercare chi sai tu, in Romania… in molti posti… ci siamo anche rivisti qualche volta. Tu dove sei stato Norman? Se così ti fai chiamare ora…”
“Dovunque e da nessuna parte.” chiosò alzando le spalle il non morto.
“Sempre elusivo. Non cambi mai. Io invece sono cambiato, credo che lo saprai, ora sono il nuovo basileus di questa città!” disse Nubi invitando l’ospite a sedersi su una delle belle e comode poltrone in pelle nera che si trovavano davanti alla sua scrivania.
“Basile che?” chiese Norman sedendosi davanti a Nubi.
“E’ greco, razza di idiota, vuol dire “re”. Lo preferisco a “principe”. E’ più cool.”
“Io non ho studiato il greco… ma so che tu non avevi questa posizione l’ultima volta che ci siamo visti. Anzi non eri nulla, eri una nullità, senza carattere, eri un vile, manovrato da tutti a loro piacimento. Eri un piagnucolone. Ti devo rivelare che sono rimasto sorpreso quando sono tornato in città e ho scoperto che tu eri il nuovo capo di questo buco di fogna!” disse ridendo il vampiro.
“Ti capisco, nemmeno io avrei puntato un dollaro su di me dieci anni fa, ma le cose cambiano. La morte della mia amata Adriana mi ha profondamente cambiato. Il fatto che mi abbiano tolto per mero capriccio, il mio unico amore terreno e che abbiano distrutto la mia industria di armi, mi ha fatto crescere un grande rancore dentro il mio cuore non morto. Mi hanno manovrato come un burattino nei loro sporchi giochi – disse il vampiro con voce irata e continuò – Mi sono vendicato di tutti. Finché non sono diventato così potente da essere il nuovo capo di questo buco di fogna…” concluse Nubi indicando la città fuori dalle vetrate.
“E l’organizzazione di vampiri di cui fai parte, non ha fatto nulla per fermarti?” chiese perplesso Norman grattandosi la lunga barba.
“Quale organizzazione? Non esiste più, l’ho decapitata in un sol colpo e per mia fortuna non era come un’idra!” gli rispose il vampiro facendo l’occhiolino al suo vecchio e defunto amico.
“Idra? Cosa c’entra?” disse ancora più perplesso Norman.
“Sei proprio un bastardo ignorante. L’idra è un mostro mitologico dell’antica Grecia, aveva molte teste, chi dice nove, chi tredici e aveva una proprietà particolare cioè quella di rigenerare ogni testa che le veniva tagliata. Anzi ne crescevano altre due al posto di quella morta. Dovresti leggere qualche libro, Norman, sai sono molto più utili di quei tuoi artigli di cui vai tanto fiero.” disse Nubi indicando le mani dell’altro vampiro.
“E come hai fatto ad eliminare tutti quei vampiri così potenti?” gli chiese Norman con una punta di agitazione nella voce.
“Purtroppo Norman ora non ti posso rivelare questo mio piccolo segreto, sono il signore di questa città e di molto altro, come ben potrai capire ho dei compiti da assolvere. Se passerai domani ti racconterò tutto quello che vuoi.” disse Nubi che poi si alzò dalla sedia e si avvicinò alla scrivania. Il vampiro continuò a parlare guardando negli occhi Norman. “Ma ho una cosa da restituirti, me la lasciasti dopo quello che avevi combinato a Dublino, la tua pistola preferita, la Beretta laccata in oro.”
Il vampiro aprì un cassetto della sua scrivania e prese una Beretta, interamente ricoperta d’oro e si diresse quindi verso l’amico ancora seduto sulla comoda poltrona.
“Ti ringrazio di avermi custodito questa splendida pistola, era da tempo che la volevo rivedere.” disse Norman la cui voce era sempre più nervosa e agitata.
“Era ciò che volevo sentire.” urlò Nubi con un sorriso diabolico puntando la pistola verso l’antico amico. Partì un colpo e la gamba destra di Norman si staccò di netto dal resto del corpo all’altezza del ginocchio. Un urlo che si sarebbe detto disumano riecheggiò nella stanza. Il vampiro era a terra senza più una gamba, il volto contratto dal dolore e dalla rabbia. Non era più Norman, anche se il fisico era simile ma il volto era assai diverso. Corti capelli neri e dei baffetti sormontati da un naso grande e grasso e da delle folte sopracciglia.
“Ti stai chiedendo come ti ho scoperto? Sono tanti i motivi primo fra tutti Norman non usava pistole, non mi considerava un amico e soprattutto l’ho ammazzato con le mie mani anni fa per tutto quello che mi aveva fatto, per tutte le volte che mi aveva sfruttato, umiliato… ma ora dimmi, chi ti manda? Chi vorrebbe la mia fine? Qual è la tua missione?” chiese Nubi puntando la pistola alla testa dell’altro non morto.
“Molti… ma non ti dirò chi mi ha mandato… quello che ti posso dire è che con le tue chiacchiere hai decretato la tua morte, se mi avessi ucciso subito, sapendo che non potevo essere il tuo vecchio compagno di sventure, forse saresti sopravvissuto! Per quanto riguarda la mia missione la potrai intuire anche da solo!” disse ridendo come un pazzo il vampiro che aveva impersonato Norman che si strappò la maglia che aveva addosso. Legata al torace aveva una sofisticata bomba con due cilindri pieni di due strani liquidi diversi che si stavano miscelando.
“Merda! Un fottuto kamikaze!” urlò Nubi lanciandosi verso la sua scrivania.
“Come in Die Hard!” riuscì a dire il vampiro prima che la bomba deflagrasse distruggendo completamente tutto quel piano del grattacielo. Un altro vampiro, da un altro grattacielo poco lontano, ammirò quella gigantesca esplosione che fece tremare la Grande Mela fin alle sue fondamenta. Il vampiro guardò il calice di cristallo pieno di sangue che si rispecchiava nella vetrata, lo osservò intensamente e poi lo bevve tutto di un sorso. Era tempo di festeggiare, con la caduta di Nubi le cose sarebbero cambiate in città. Tutti dovevano sapere che Matt Stakes era tornato e che era lui il nuovo basileus della città. Penso al primo ordine che avrebbe dato: sarebbe stato sicuramente quello di rimettere a nuovo il suo grattacielo che quel pezzente di Ludovico aveva usurpato. Anzi, probabilmente prima era meglio trovare un nuovo nome, basileus faceva schifo, se ne rendeva conto anche lui. Doveva pensare ad un nuovo nome per rappresentare la sua potenza in città. Decise quindi di adottare la carica di Zar ma non perché gli piacesse quella terra ricca di petrolio e di freddo ma perché gli ricordava un personaggio dei fumetti che adorava leggere. Quel personaggio era un criminale, lo Zar del crimine di New York. Così lui sarebbe stato lo Zar dei vampiri e degli umani di New York. Guardò il suo viso riflesso dalla vetrata del grattacielo e pensò a tutti quegli stupidi cliché sui vampiri, tutta roba per film o per giochi di ruolo da nerd. Guardava ancora il suo viso mentre sentiva le sirene dei mezzi di soccorso che accorrevano verso l’Oberon Building. Guardava ancora il suo viso, sbarbato e curato, mentre vedeva quella che ora era la sua città, notturna, essere sconvolta da una distruzione che portava ventate di cambiamento.

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Matt Stakes creato da Zerov

Vampiri rulez!

Sono tornato ieri… il resoconto della Cartoomics, lo troverete domani nell’altro blog. Intanto prima di un nuovo capitolo del blogracconto, ecco un nuovo disegno di Zerov, che rappresenta l’antico vampiro che si è risvegliato nello scorso racconto… rinominato da Zerov "vampiro abbruciato" ^^ A me piace molto… a voi?
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Comunque devo ammettere che oggi sto proprio giù di morale, non so bene perché… anzi lo so fin troppo bene, sono insoddisfatto della mia vita, di una parte della mia vita, per essere precisi, di qualcosa che manca. Pene d’amore… ecco tutto… passerà, spero presto… e poi anche la malinconia del dopo fiera, è stato tutto troppo veloce, è passato tutto troppo in fretta. Vorrei stare sempre con i miei amici cosplayers… e il fatto che per vederli di nuovo dovrò aspettare mesi, mi fa diventare molto triste… Spero passi presto, odio avere questo umore.

X-Bye

Crolli & Cadute

Ecco una nuova parte del blogracconto. Scusate per il ritardo. Comunque, quando la settimana scorsa sono andato a Milano per la Cartoomics (ammazza… già una settimana fa…), Lilletta mi ha fatto gentilmente usare il suo portatile e sono entrato un attimo in questo blog. Ho notato che la scritta del titolo dei racconti, che io metti in Victorian, veniva eseguita in normale Arial. E lì mi si è accesa la lampadina in testa, è logico, per vedere quel carattere… bisogna averlo nel pc e non tutti hanno il Victorian… quindi… cliccate qui per scaricare il Victorian, merita veramente, è un carattere adatto per i titoli… Ed ecco il blogracconto… come al solito, cliccando qui trovate le parti precedenti, scritte da me e qui e qui quelle scritte da Val.

Crolli & Cadute

Non gli piaceva molto andare in moto, lo considerava un mezzo per i plebei, ma date le circostanze, gli serviva qualcosa di veloce in grado di attraversare facilmente e velocemente le fogne della città verso il regno dei disgustosi ghouls. Il suo casco era un prodigio della tecnica, collegato direttamente ai satelliti della sua compagnia e al computer centrale dell’Oberon Building, che aveva fatto riattivare poco prima uscire per andare a salvare la cacciatrice. Ora poteva, quindi, ricevere ogni genere di informazione dell’ambiente circostante. Fu solo grazie a quell’apparecchio e ai suoi sensi ipersviluppati di vampiro che sentì arrivare l’onda d’urto dell’esplosione. Il pavimento delle fogne si sgretolò per poi crollare in una gigantesca voragine senza fine. Stakes era stato velocissimo e appena il suolo si era disintegrato, aveva abbandonato la motocicletta e aveva usato la sua telecinesi per planare nel mezzo della voragine. Anche senza le informazioni che vedeva davanti ai suoi occhi, aveva capito che in quel punto c’era stata un’esplosione di una potenza inaudita. Doveva essere stata quella Sarah, per cercare di uccidere il Golem. Eppure aveva spiegato a Pickett che bastava cambiare le lettere del nome del mostro per farlo tornare ad essere un ammasso di argilla informe. Perché quell’idiota di ghoul non l’aveva fatto? Perché cazzo aveva complicato tutto? Sentiva che il golem non era morto, sentiva che quel dannato essere elementare che aveva evocato era ancora vivo. Si doveva ricomporre e dopo quell’esplosione, ci avrebbe messo molto tempo. Doveva trovare quella cacciatrice prima che lo facesse il gholem e prima che quell’idiota di dampyr nuclearizzasse il resto della città per eliminare il suo mortale nemico.

Gli era crollato tutto addosso. Letteralmente. Il soffitto era crollato e lo avevo travolto. Era riuscito a rifugiarsi in una nicchia del muro delle fogne e miracolosamente era sopravvissuto. Infatti, anche un vampiro come lui, poteva morire se rimaneva intrappolato sotto quei pesanti macigni. Quel che rimaneva della volta del cunicolo che stava percorrendo poco prima ora lo intrappolava dentro quella rientranza del muro che l’aveva salvato dal crollo. Provò a spostare uno dei macigni ma era tutto inutile. Il masso non si mosse di un millimetro e rimase nella sua posizione. Doveva escogitare un piano prima che il suo corpo finisse le scorte di sangue. Si ricordò di una delle tecniche imparate dal suo amico Dracula, in Romania. Espandere la mente, era la prima cosa da fare. Poi pensare al proprio corpo come qualcosa di volatile, come ad un gas che potesse passare tra le minuscole fessure della roccia. Doveva pensare di essere in superficie, sotto i raggi argentei della luna. Aprì gli occhi. Era fuori. Il vento gli accarezzava la pelle fredda e gli scompigliava i capelli rossi. Sentì una voce nella sua testa. Morrigan. La sua amata Morrigan. La donna, umana, che aveva stregato il suo cuore non morto.
Qualcosa di antico si è ridestato. Lo sento. Deve essere fermato. Il nostro ordine ti darà tutto l’aiuto possibile. Le mie consorelle di New York ti aspettano. Sai dove trovarle. Che la Madrea Oscura, la divina Hekate Aidonaia, vegli su di te e su tutte noi.”

Era riuscito a salvarsi, miracolosamente. Per fortuna aveva progettato il suo studio in maniera perfetta. Una scappatoia di emergenza proprio accanto alla scrivania. E si era ritrovato nella merda, sia metaforicamente che letteralmente. Era atterrato sugli escrementi di un cane ma soprattutto aveva perso il controllo della sua città. Il suo attico era andato distrutto. L’unica cosa buona era che lo credevano morto. Tutti. Era un bene. Aveva bisogno di sangue, urgentemente. Per quanto si fosse salvato, l’esplosione aveva lambito la sua pelle e bruciato parte dei suoi vestiti. Aveva consumato molto sangue per guarire dalle ustioni. Non doveva farsi vedere, non doveva far supporre a nessuno che era ancora vivo. La fortuna era dalla sua parte, un barbone dormiva nel vicolo. L’uomo si era svegliato quando lo aveva sentito atterrare qualche secondo prima. Lo guardava in maniera strana. Non era così usuale vedere qualcuno, vestito in giacca e cravatta, con gli abiti consumati dal fuoco, atterrare in un vicolo, illeso. Nubi si avventò sull’uomo con una velocità fulminea. Il barbone non ebbe nemmeno il tempo di gridare che il vampiro gli ruppe il collo. Gli rubò i vestiti e buttò, con riluttanza, i suoi costosissimi abiti dentro un cassonetto. Lasciò il cadavere dell’uomo lì per la strada, senza succhiargli il sangue. Lui era Ludovico Nubi, non poteva bere il sangue di un pezzente. Ora doveva andare dove sapeva lui. In un posto dove avrebbe trovato un buon computer e scorte di sangue illimitate. Doveva andare dalla sua creatura. Dal miglior sistema informatico che avesse mai creato. E se qualcuno avesse fatto storie, c’era sempre la sua Beretta laccata in oro che avrebbe risolto la situazione.

ludovico nubi

Ludovico Nubi disegnato da Zerov
Questo post è dedicato a Thirrin, per farmi perdonare, ieri sono stato un pò cattivello con lei. Spero ti piaccia questo racconto 😛

Era arrivato da poco in questa città portuale, ma già l’odiava profondamente. Era rimasto imbottigliato nel traffico, per ore, nella sua soffocante bara di arrivare alla casa che aveva affittato. Essere un vampiro millenario non l’aiutava per nulla, infatti, dopo tutti questi secoli di non vita, non aveva pazienza. Fu estremamente lieto quando gli addetti al trasloco presero la bara e la riposero, con malagrazia, nell’atrio della casa. Avrebbe potuto uccidere facilmente quegli uomini, torcergli il collo come si faceva con i polli o farli diventare dei puntaspilli. Non aveva fatto nulla, non voleva troppo attenzione su di sé. Non ancora almeno. Si voleva godere questa città, succhiare il sangue a tante belle ragazze, creare qualche tipo di progenie, fare il comodo suo per un bel po’ di tempo. Aspetto ad uscire fino a quando l’unico rumore della casa non fosse quello prodotto dalle camminate dei ratti. Il coperchio cadde sul pavimento con un tonfo sordo. Splat. Fu precisamente questo il rumore che sentì quando la sua eccessivamente costosa scarpa di coccodrillo toccò il suolo. Aveva pestato gli escrementi di uno di quei ratti che aveva sentito prima. Grazie alla sua vista vampirica riuscì a vedere anche chi, probabilmente, era stato l’animale che aveva osato lasciare le sue deiezioni accanto alla sua bara in mogano. Se quello era un ratto, pensò, in questa città dovevano nutrirli con la carne di cavallo. Era grande quanto un gatto. Gli fece schifo. Anche a un vampiro come lui, anzi soprattutto a un vampiro aristocratico come lui, queste cose facevano schifo. Si guardò intorno. L’avevano gabbato. Altro che palazzo settecentesco ristrutturato. Quel posto sembrava la capanna dello zio Tom, dopo che ci erano passati gli unni e i mongoli insieme! Sconsolato, decise di fare un giro in città, aveva bisogno di sangue, sangue di ragazza. Si avventurò fuori dalla porta malmessa che cigolò in maniera paurosa quando appena l’aveva toccata. Uscì nel cortile. Respirò a pieni polmoni l’aria della notte. L’aria che portava questo odore, così atipico, così di fogna.
“Cazzo ma proprio oggi che vengo io si doveva rompere la fogna qui davanti?” Pensò il vampiro guardando il furgone della ditta delle fogne. Si incamminò verso nord, non seguiva esattamente un percorso preciso. A momenti non guardava nemmeno davanti a sé. Stava pensando:”Ma perché ho deciso di venire a Palermo? Non potevo andare a Ginevra? O a Avignone?” Si accorse dell’esile ragazza davanti a sé solo all’ultimo momento. Ci intruppò contro. Non l’aveva fatto apposta, era sovrappensiero, anche se altre volte aveva usato questa stessa tecnica per abbordare della giovani donzelle. La ragazza lo squadrò, non doveva avere un bell’aspetto dopo tutti quei giorni di viaggio. Faccia stretta e lunga, capelli castani e occhi tendenti al verde. E fin qui andava bene. Poi però c’era la pelle più tendente al bianco che al rosa, le labbra sottili e rosse, vogliose di sangue, ma soprattutto i suoi vestiti, stropicciati, sporchi di polvere. Le sue scarpe ricoperte di ragnatele e escrementi di topo. La ragazza che aveva davanti era esile, graziosa, con delle belle labbra piene, una carnagione candida e solare, dei lunghi capelli castani così come gli occhi grandi e gentili. Si chiamava Virginia, così lesse nella sua mente. Quello che invece fece la ragazza fu imprevedibile. Prese qualcosa dalla borsetta e con estrema velocità e facilità spruzzò dell’estratto di aglio sugli occhi del vampiro. Che urlo dal dolore, bestemmiando in mille lingue diverse. Ma non era finita qui. La ragazza assestò una poderosa ginocchiata nell’inguine del non morto, che per quanto vuoi essere un vampiro, essere colpiti lì fa sempre male. Tanto male. Il vampiro cadde a terra boccheggiando e ricevette alcuni sonori calci sul costato dalla ragazza che poi si avviò a passo svelto verso casa.

“Ora ti faccio vedere io! Ti faccio vedere come succede ad importunarmi!” urlò Virginia fuori di sé dalla rabbia.

Jasper, così si chiamava il vampiro, si alzò dolorante dopo qualche minuto. Credeva che fosse finita. Ahimè, per lui, non era così. La ragazza uscì fuori di casa brandendo un canne mozze. Non era possibile, pensò il non morto, questo è solo un brutto sogno. Quando la prima scarica lo sfiorò vicino alla testa, capì che era la realtà. Corse come un forsennato, inseguito da Virginia che voleva ancora fargli del male, molto male. Riuscì a trasformarsi in nebbia e a scappare da quella assurda città salendo su una nave cargo. Aveva deciso che non avrebbe mai più rimesso piede a Palermo, ma soprattutto avrebbe dovuto vendicarsi del suo amico Nubi e della sua bella proposta di passare qualche tempo in quella ridente città sicula.