Questo è un racconto che ho iniziato a scrivere subito dopo il terremoto che ormai due mesi fa ha colpito L’Aquila… non l’ho finito… non credo che lo farò a breve, quindi eccolo così…
Respirava a fatica, gli lacrimavano copiosamente gli occhi, nelle orecchie aveva ancora il rombo della terra che tremava, in bocca il sapore della bile misto al sangue. Si era svegliato immediatamente, aveva capito, cosa stava accadendo. Per tutti i mesi precedenti quelle dannate scosse non si erano fermate, il suo timore era diventato una dura realtà. Aveva cercato di raggiungere i genitori e la sorella, per scappare, prima che tutto gli crollasse sulla testa. Non aveva fatto in tempo. Non ricordava cosa fosse accaduto, sembrava che qualcuno avesse premuto il tasto rewind del videoregistratore, un secondo prima stava correndo verso la camera della sorella, un secondo dopo era incastrato sotto cumuli di vita famigliare. Sentiva il sangue scorrergli sulla guancia, sentiva il suo sapore metallico in bocca. Pensò che sarebbe morto lì sotto le mura della sua stessa casa. Gli arrivavano dei suoni confusi e dopo quello che gli sembrarono essere solo pochi secondi dal crollo, si sentì sollevare, estrarre, delicatamente ma allo stesso tempo violentemente dalle macerie. Si ritrovò in un parco, insieme a tutta la sua famiglia, mentre intorno cascavano le costruzioni. Poté intravedere per pochi attimi una figura bianca sfrecciargli davanti, così veloce che originò una folata di vento. Passarono solo pochi secondi e davanti ai suoi occhi c’era un’altra famiglia, smarrita, confusa, proprio come loro. La figura si fermò per un momento.
“Qualcuno verrà ad aiutarvi presto.” disse il ragazzo, poteva avere la sua età o poco più. Indossava un completo militare bianco con un basco viola. Scomparve subito dopo averli rassicurati così come era arrivato.
E qualcuno arrivò. Alzò la testa verso il cielo oscuro della notte mortifera e scorse una moltitudine di elicotteri, alcuni enormi con due pale, altri strani, degli ibridi tra un elicottero ed un aereo. Non riusciva a contarli per quanti erano, occupavano tutto il cielo sopra L’Aquila. Nello stesso momento sentì un penetrante odore di zolfo che imputò al terremoto appena avvenuto. I mezzi interamente bianchi, risaltavano sulla notte color pece, un unico simbolo viola, una specie di triangolo, si poteva intravedere sulle loro fiancate.
“Qualcuno direbbe che La Cavalcata delle Valkyrie sarebbe la musica più adatta a questa scena… ma io dico che anche la soundtrack di Transformers ci andrebbe bene, vero?”
Una voce come mai aveva udito, gutturale, che gli ricordava il rombo assordante del terremoto che aveva appena sconvolto la sua vita. La sua mente non riusciva ad elaborare tutti questi avvenimenti, il sisma, il salvataggio inaspettato, gli elicotteri. Ebbe un mancamento. Si sentì sorreggere da forti braccia, muscolose, irte di scaglie acuminate che gli graffiarono la pelle. Una folata di sabbia gli arrivò direttamente in faccia facendolo rinvenire. Per poco non svenne di nuovo. Aveva davanti un essere con la faccia di sciacallo, era il dio della Morte degli Egizi, Anubis.
“Non siamo qui per giocare Mad Dog, devi recarti subito ad Onna, dalle rilevazioni del satellite, è completamente distrutta, Tom Goron si sta già recando sul posto insieme ad una squadra di Imperiali, io andrò verso l’ospedale. Impero è andato alla Casa dello Studente.” disse il Dio senza alcuna traccia di emozioni nella voce. Guardò freddamente il ragazzo, con occhio clinico, poi si mise ad esaminare velocemente le poche persone presenti, constatando che, a parte qualche sbucciatura e contusione, stavano tutti bene. Uno dei grandi Chinnok atterrò vicino a loro, vomitando all’esterno, un’ambulanza e un centinaio di soldati.
“Portate coperte e thè caldo. Vedete chi ha bisogno di cure mediche. Il resto di voi vada ad ispezionare quelle case che sono crollate. Dobbiamo salvare il maggior numero di persone prima che arrivi la Protezione Civile!” disse Anubis prima di trasformarsi in sabbia.
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