Autori per il Giappone

Vi volevo segnalare quest’importante iniziativa partita da un’idea di Lara Manni. In che cosa consiste? Vi copio quello c’è scritto nell’home del blog Autori per il Giappone e facciamo prima.

In questo sito troverete le parole, in forma di racconto, di poesia, o di anticipazione da romanzi inediti, di autori fra loro diversissimi. Scrittori che hanno già alle spalle molti libri e fan writers, grandi firme e persone che scrivono per puro divertimento. Siamo tutti insieme, in ordine alfabetico. Si uniranno a noi in tempi brevissimi anche illustratori: Paolo Barbieri ha già contribuito, intanto, disegnando il logo di questo sito e inviando una sua opera. Siamo diversi – così come sono diverse le storie, non tutte legate a quanto è avvenuto l’11 marzo – ma abbiamo qualcosa in comune: il desiderio di usare le parole per dare un aiuto al Giappone. Altri lo hanno fatto, in altri paesi. Vogliamo farlo anche noi. Per questo, ci serve la vostra collaborazione. Leggete le storie che troverete qui a fianco. E in cambio inviate quel che potete a Save the Children, associazione da me scelta liberamente, cliccando sul banner in alto. Un euro, dieci, mille. Quello che volete e potete. Una storia in cambio di un dono: anche un centesimo può fare la differenza. Sempre.

Potete contribuire sia con la donazione sia inviando un testo, un disegno secondo le modalità elencate nel sito. E’ un’iniziativa importante, che va supportata!

Dust, blood and death

Puzza di carne morta. Grumi di polvere nell’aria. Odori mefitici. L’inferno sceso in terra. Muri sbriciolati. Cemento disgregato. Esplosione atomica si direbbe, ma non c’è alcun fungo nel cielo. Macerie, umane e edili. Dove c’era un paese ora c’è solo un’immensa e orrida rovina fumante. Scenario da guerra. Da mattatoio. Lui è ben abituato al macello della morte guerresca. Ha sempre vissuto di sudore e sangue, in qualche modo ne vive ancora. Nessuno potrà mai comprenderlo. Nessun mortale potrà mai farlo. Gli tornarono alla mente avvenimenti accaduti in un altro luogo, in un altro tempo. Un’altra era. Guerra dei Trent’anni. Germania. Sacco di Magdeburg. Le truppe cattoliche, devotissime al Dio della Chiesa di Roma, invadono la città della Vergine, che sembrava imprendibile. Inespugnabile. Inviolata. Così non sarà. La Vergine verrà stuprata, malmenata, quasi uccisa. I mercenari al soldo del sovrano di Svezia dissero che tra le file, maledettissime, cattoliche ci fosse un demonio. Un vero e proprio diavolo cornuto. Incurante dei colpi di cannoni, delle salve degli archibugi, dei colpi di Pappenheimer. Tutto inutile. E’ quell’essere il vero inviolato. Una furia rosso scarlatto. Si diverte a sbranare a mani nude la gente, si dice, si dice che si sollazzi, dopo la sicura vittoria, a violentare qualsiasi cosa respiri. Non fa differenza di sesso o di genere. O anche di appartenenza monacale. Dicono abbia addirittura sfondato a sangue un arcivescovo cattolico che lo aveva insultato. Sono solo sussurri nella notte. Niente di certo, niente di sicuro. Dicerie. Di un tempo lontano. Tanto sangue è stato versato da allora. E’ cambiato. Dopo secoli di battaglie anche lui è nauseato dalla guerra. Affonda gli artigli nelle macerie. C’è qualcuno di vivo sotto i cumuli di vita quotidiana che sono crollati addosso ai dormienti. Vede una mano. La stringe. Toglie altri mucchi di calcinacci, di macerie. Estrae un uomo. Ride alla luna bianca come le ossa che affiorano dai resti della città. Un prete. Un dannato, fottuto, cattolico emissario del Dio di Roma. La sua risata è come un eruzione vulcanica. L’uomo cerca di farsi un segno della croce.

“E’ arrivata l’Apocalisse!” biascica afferrando convulsamente il semplice crocifisso di legno che porta al petto.

“E’ già arrivata da qualche minuto. Ma, purtroppo, non è quella che intendete voi monsignore del mio eretto cazzo!” disse il demonio, sorridendo in maniera oscena. In effetti il membro del dimonio era eretto. Come sempre era stato e sempre sarà.

Il prete svenne per il troppo shock. Il terremoto. Il salvataggio da parte di un demone cornuto. Troppo per una povera anima pia. Con quanta delicatezza potesse avere, Mad Dog si mise l’uomo in spalla e lo portò verso un accampamento improvvisato che era stato montato dagli Imperiali. Molti, troppi i sacchi neri già riempititi. Molti, troppi, i lettini stracolmi di gente ferita. Posò il prete su di un lettino e si avviò senza dire nulla verso quel che rimaneva di una città morta. Inghiottita dalle macerie. Onna.

Earthquake's nation

Questo è un racconto che ho iniziato a scrivere subito dopo il terremoto che ormai due mesi fa ha colpito L’Aquila… non l’ho finito… non credo che lo farò a breve, quindi eccolo così…

Respirava a fatica, gli lacrimavano copiosamente gli occhi, nelle orecchie aveva ancora il rombo della terra che tremava, in bocca il sapore della bile misto al sangue. Si era svegliato immediatamente, aveva capito, cosa stava accadendo. Per tutti i mesi precedenti quelle dannate scosse non si erano fermate, il suo timore era diventato una dura realtà. Aveva cercato di raggiungere i genitori e la sorella, per scappare, prima che tutto gli crollasse sulla testa. Non aveva fatto in tempo. Non ricordava cosa fosse accaduto, sembrava che qualcuno avesse premuto il tasto rewind del videoregistratore, un secondo prima stava correndo verso la camera della sorella, un secondo dopo era incastrato sotto cumuli di vita famigliare. Sentiva il sangue scorrergli sulla guancia, sentiva il suo sapore metallico in bocca. Pensò che sarebbe morto lì sotto le mura della sua stessa casa. Gli arrivavano dei suoni confusi e dopo quello che gli sembrarono essere solo pochi secondi dal crollo, si sentì sollevare, estrarre, delicatamente ma allo stesso tempo violentemente dalle macerie. Si ritrovò in un parco, insieme a tutta la sua famiglia, mentre intorno cascavano le costruzioni. Poté intravedere per pochi attimi una figura bianca sfrecciargli davanti, così veloce che originò una folata di vento. Passarono solo pochi secondi e davanti ai suoi occhi c’era un’altra famiglia, smarrita, confusa, proprio come loro. La figura si fermò per un momento.

“Qualcuno verrà ad aiutarvi presto.” disse il ragazzo, poteva avere la sua età o poco più. Indossava un completo militare bianco con un basco viola. Scomparve subito dopo averli rassicurati così come era arrivato.

E qualcuno arrivò. Alzò la testa verso il cielo oscuro della notte  mortifera e scorse una moltitudine di elicotteri, alcuni enormi con due pale, altri strani, degli ibridi tra un elicottero ed un aereo. Non riusciva a contarli per quanti erano, occupavano tutto il cielo sopra L’Aquila. Nello stesso momento sentì un penetrante odore di zolfo che imputò al terremoto appena avvenuto. I mezzi interamente bianchi, risaltavano sulla notte color pece, un unico simbolo viola, una specie di triangolo, si poteva intravedere sulle loro fiancate.

“Qualcuno direbbe che La Cavalcata delle Valkyrie sarebbe la musica più adatta a questa scena… ma io dico che anche la soundtrack di Transformers ci andrebbe bene, vero?”

Una voce come mai aveva udito, gutturale, che gli ricordava il rombo assordante del terremoto che aveva appena sconvolto la sua vita. La sua mente non riusciva ad elaborare tutti questi avvenimenti, il sisma, il salvataggio inaspettato, gli elicotteri. Ebbe un mancamento. Si sentì sorreggere da forti braccia, muscolose, irte di scaglie acuminate che gli graffiarono la pelle. Una folata di sabbia gli arrivò direttamente in faccia facendolo rinvenire. Per poco non svenne di nuovo. Aveva davanti un essere con la faccia di sciacallo, era il dio della Morte degli Egizi, Anubis.

“Non siamo qui per giocare Mad Dog, devi recarti subito ad Onna, dalle rilevazioni del satellite, è completamente distrutta, Tom Goron si sta già recando sul posto insieme ad una squadra di Imperiali, io andrò verso l’ospedale. Impero è andato alla Casa dello Studente.” disse il Dio senza alcuna traccia di emozioni nella voce. Guardò freddamente il ragazzo, con occhio clinico, poi si mise ad esaminare velocemente le poche persone presenti, constatando che, a parte qualche sbucciatura e contusione, stavano tutti bene. Uno dei grandi Chinnok atterrò vicino a loro, vomitando all’esterno, un’ambulanza e un centinaio di soldati.

“Portate coperte e thè caldo. Vedete chi ha bisogno di cure mediche. Il resto di voi vada ad ispezionare quelle case che sono crollate. Dobbiamo salvare il maggior numero di persone prima che arrivi la Protezione Civile!” disse Anubis prima di trasformarsi in sabbia.

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