Muses – Booktrailer contest

Ho recentemente partecipato al contest del booktrailer di Muses il nuovo libro del Falco, non vincerò sicuramente ma l’importante è partecipare. Quindi ecco qui il video, spero vi piaccia.

http://www.facebook.com/v/3907292001671

La voce che sentite nel video è, ovviamente, quella di Mad Dog. Purtroppo la scarsezza del mio microfono ha reso il suono della voce poco pulito. Si sentono degli scatti che non ci dovrebbero essere. Poi a causa della soundtrack si sente poco l’effetto eco e riverbero della voce di Mad. La soundtrack è la sigla di Hercules The Legendary Journey, il famoso telefilm con Kevin Sorbo. I film da cui ho tratto le scene “mitiche” sono Troy, Scontro tra Titani e Immortals. Invece le scene nel mondo moderno sono state prese, per Roma, da Angeli e Demoni e per Londra da V per Vendetta e da un episodio del telefilm Luther. Per quanto riguarda la protagonista, Alice, si vede è Io che in Scontro tra Titani è interpretate dall’attrice Gemma Arterton. Si intuisce poco del suo vestito e quel poco che si vede potrebbe anche essere un vestito “moderno” quindi ho pensato che potevo utilizzarla. Zeus invece è proprio Zeus interpretato da Liam Neeson in Scontro tra Titani. Per quanto riguarda, invece, i poteri di Alice dato che non, sinceramente, non so che razza di poteri potrebbe avere ho utilizzato una scena di Angeli e Demoni che, ho pensato, poteva andare bene. Le palle di luce vanno sempre bene quando non sai che razza di poteri hanno le protagoniste dei libri! Avrei voluto usare più scene da Immortals… ma non so, alla fine, non mi sono sembrate fatte al caso nostro. Tranne la scena del monumento, che c’è nel video, che avevo immaginato subito di mettere appena avevo immaginato il video da fare.

Lost in the Muses

Ci hanno abbandonati. Non so di preciso quando sia successo, ormai contare il tempo è diventato molto difficile, ma è successo. Loro ci hanno lasciati soli al buio delle nostre misere esistenze mortali. Loro le Muse. Schifate da cosa eravamo diventati, da come distruggevamo il pianeta, da quanto male potevamo fare al prossimo. Sono andate via. L’hanno annunciato in mondo visione. Tutti l’hanno saputo. Non ci perdonavano soprattutto di averle dimenticate. E ci hanno maledetti. All’inizio non abbiamo fatto caso alla loro maledizione. Ce ne siamo fregati. Poi fu il caos. La fine di ogni civiltà. La loro maledizione sembrava poca cosa. “Finché esisterà la razza umana nessuno di voi potrà più apprezzare l’Arte, qualunque forma di Arte esista, qualunque divertimento possa rallegrare la vostra patetica vita mortale.” E così fu. I cinema erano vuoti, così come gli stadi di calcio o i teatri. I libri e i fumetti giacevano invenduti nelle edicole e nelle librerie. Non si produceva più intrattenimento. Si innescò una gigantesca crisi mondiale e i governi risposero inasprendo il rigore. Inoltre, dato che il tempo libero ormai era inutile, si iniziò a lavorare anche quando di solito ci si riposava. Ormai nulla poteva rallegrare e dare giovamento all’umanità. Poi venne il caos. La gente stufa di lavorare di continuo e di non poter svagarsi iniziò ad ammazzarsi, a lottare per il territorio. Prima caddero gli stati più poveri, poi tutti gli altri. La furia e la pazzia dilagarono per il pianeta….

Ho perso tutto a causa delle Muse. E per questo ho deciso che mi vendicherò di loro quando potrò…

Non è difficile trovare certe cose… anche in questo mondo qualcosa è rimasto. Si rimasto. Di cattivo. E di letale. Nuova. Si. Sono pronto.

Ahahahahahahahah sono tornate. E proprio qui. Si qui. Da me. Che fortuna. Si che fortuna. Ed ho con me l’arma. Oh si è pronta. E’ tanto bella lei.

La gallina canta. Oh si se canterà. Si. Carta la gallina. Si la carta della gallina. Oh si. Con la carta la gallina viene meglio. Sopra. Oh si.

Oh si.

Sono pronto. Oh si. Si. So dove lo fanno il ritrovo delle Muse. Maledette. O benedette? No, no. Male. Oh si, oh si.

Presentano loro. Oh si. Sono tornate. Hanno un falco con loro. Ma la gallina è di carta. Oh si. E la gallina uccide il falco con la carta. Oh si.

Ho tutto con me. Vendicherò tutto quello che perso. La gallina di carta del lesso aperto del camino del vicino di re di gesso che porta il ratto della luce ai lupi dell’aurora del gioco del coniglio. Oh si. Si. Vado.

Le vedo. Eccole davanti a me. Insieme a quello scrittore falco. Oh si. Oh si. Con le patate di sabbia lui lo faccio. Oh si. Oh si. E gli lanciano le pietre.  A chi se non Ermete? Oh si. Oh si.

 

Mad Dog era in ritardo. Dannatamente in ritardo. Si era intrattenuto troppo al suo pranzo di lavoro. Alla fine i suoi ospiti avevano parlato poco. Li aveva subito uccisi per poterli mangiare per bene. Tanto erano criminali. Robin Hood sarebbe stato fiero di lui, anche se pensava forse lui non aveva mangiato lo Sceriffo di Nottingham. Comunque ormai mancava poco era quasi giunto al luogo dove ci sarebbe stata la presentazione di Muses il nuovo libro del Falco. Il suo scrittore preferito. I suoi personaggi erano i più saporiti che avesse mai mangiato, altro che quelli di Licia Troisi! Voleva andare a questa presentazione perché voleva vedere se c’erano veramente le Muse. Non aveva mai provato una Musa… sia come amante che come cibo. E a lui piacevano le novità di tutti i tipi! Era quasi giunto quando il suo senso di ragno  di demone cornuto gli fece capire che c’era un qualche pericolo intorno a lui. Mad Dog era camuffato come suo solito in modo da non farsi riconoscere. Era alto più di due metri, aveva i muscoli di un wrestler dopato, la sua struttura ossea era quella di un afro-americano ma aveva la pelle da albino, completamente bianca. Inoltre indossava quello che pensava essere una bellissima giacca leopardata bianca e nera (anche il leopardo era albino probabilmente). I suoi capelli da rasta mal nascondevano degli occhiali da sole così brutti che nemmeno il più truzzo di Roma avrebbe osato indossarli. Completavano il suo abbigliamento qualche chilo di catene d’oro al collo, dei pantaloni mimetici e delle infradito. Il demone si guardò intorno. A parte un prete che stava scappando a gambe levate dopo averlo visto (non era l’unico ad aver avuto quella reazione quando l’avevano visto per strada quel giorno) c’era solo un’altra persona vicino a lui. Un uomo che puzzava come mille pantegane del Tevere. Il suo vestito, per quanto sporco e lacero, un tempo doveva essere di un certo pregio. Ora cadeva a pezzi e il demone poteva vedere i tarli che lo infestavano. Anche il corpo dell’uomo non era meglio. Sembrava in putrefazione. L’essere lo guardò con due occhi come braci. Qualunque cosa fosse non era più umano ed emanava pazzia ad ondate. Mad Dog capì era un lich. Un lich strano però infatti, aveva una vecchia rivoltella in mano. Arrugginita e inutilizzabile. L’essere si trascinava a stento e salmodiava alcune parole di continuo “Ohhh sciii… ohhh sciiii… Musssceeee… Falcoooooo”. Il demone cornuto era contento anche un altro essere soprannaturale voleva andare alla presentazione del Falco. Ehi non l’era l’unico! Almeno non si sarebbe annoiato a morte come succedeva di solito a questi eventi. Poteva parlare con qualcuno che poteva capire la sua grandezza. Si avvicinò al non morto che nemmeno lo guardò e sembrava non percepire la sua presenza. Il demone allora diede una sonora pacca sulla schiena all’essere chiamandolo:”Compagno mio!” La schiena gli rimase appiccicata in mano. Il resto si infranse nel terreno. Mad Dog proferì qualche genere di parolacce che nessun mortale dovrebbe sentire nella sua vita poi raccolse i pezzi del suo nuovo amico, che ancora ciarlava, e li buttò nel più vicino cassonetto. Subito dopo passo il camion dei rifiuti. Delle ossa si stritolarono.

“Beh… non era poi così simpatico come amico…” disse il demone affrettandosi verso la presentazione.

Crossover

Ecco la terza parte del vecchio blogracconto a puntate scritto da me, ValbericiMechanikwing, questa è proprio la parte scritta da Mecha che sono riuscito a rintracciare dopo che ci eravamo persi di vista da un paio d’anni. La prima e la seconda parte potete trovarle qui.

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Ancora mappe. Che strazio.

Il giovane Steppembaum stava seduto in una piccola tenda di colore chiaro: attorno a lui, ogni superficie orizzontale e verticale era ricoperta da carte, per lo più planimetrie e rapporti dai gruppi di ricerca. Dall’entrata, una lama di luce del sole di Turchia gli colpiva un ginocchio da due ore; il calore, simile a quello dell’acciaio bollente, appena mitigato dal costante alito di vento salmastro che proveniva da oltre il promontorio. Stava finendo di leggere gli aggiornamenti, e ancora non riusciva a credere quanto “quel vandalo di Schliemann”, guidato solo dal suo primordiale e scriteriato istinto romantico, fosse andato vicino alla verità: i nuovi rapporti confermavano la notizia bomba lanciata nel 1999, che Ilio c’era davvero; e non era quel piccolo insediamento che si credeva all’inizio, ma una città enorme. Le ultime stime dei gruppi di ricerca indicavano un’area di rovine di decine di ettari, cioè una vera mostruosità anche per la concezione antica di “megalopoli”, e paradossalmente improbabili assedi decennali venivano ormai trattati quasi come un affare di ordinaria amministrazione per un centro abitato con quei numeri; questo e altri progressi rendevano il lavoro degli appassionati pieno di entusiasmo, anche se lui, una copia dell’Iliade del Monti sempre in tasca, purtroppo non si trovava lì per assecondare un suo sogno che pure aveva fin da bambino.

Sedeva immobile e rigido, tormentando il foglio che aveva sotto gli occhi stanchi, ignorando qualsiasi impulso che non fosse finalizzato a portare a termine la sua missione; e la sua missione era quella di riuscire a guardarsi allo specchio. Non nel senso metaforico del termine: non era mai stato un gran che come cattivo, e lo specchio avrebbe comunque avuto dei seri problemi a trovare qualche nefandezza da mettergli davanti per conto della sua coscienza; il problema era molto, molto più preoccupante, e lo perseguitava dall’inizio del mese, quando si trovava a Torino.

L’ennesima giornata afosissima in una deprimente biblioteca, in compagnia di un suo illustre congiunto/defunto dalla biografia tutt’altro che allegra, gli aveva presentato un conto salato: crollo da stress, e due giorni fermo in camera sua dopo una veloce visita al pronto soccorso, dove un laconico infermiere lo aveva congedato dicendogli “letto e camomilla e starà benissimo”. E uno Steppembaum segue sempre le intuizioni della Scienza, anche quando vengono da un pragmatico e annoiatissimo infermiere torinese con l’aria di chi si sveglia solo in presenza di ferite da arma da fuoco o crisi cardiache.

Il primo giorno a letto era stata una soddisfazione assoluta: 18 ore di sonno sparse casualmente durante tutto il corso della giornata, genitori rassicurati via telefono, neanche l’ombra di un libro in tutta la camera d’albergo; il secondo giorno da dietro la tenda della doccia aveva azzardato un’occhiata alla sua faccia, guardandosi nello specchio sopra il lavandino per vedere se sembrava ancora un fantasma e se fosse il caso di farsi la barba. Pessimo errore.

Si era ritrovato mezz’ora dopo, accovacciato sotto l’acqua corrente con la testa tra le mani, mentre rombi di tuono, visioni di paesaggi e di persone che non aveva mai visto, e un paio di splendenti figure che sembravano uscite direttamente dall’Iliade in fiamme e gloria gli incidevano in testa le loro parole. Quando l’acqua gelida divenne una frusta insopportabile uscì cautamente dalla doccia e cercò di riprendersi, mentre le visioni di volti sconosciuti ma familiari continuavano imperterrite il loro messaggio su Atlantide, e sulla loro ultima speranza di sopravvivere alla guerra cosmica che minacciava di estinguere per sempre una civiltà dalle radici così antiche e potenti da essere entrata nella leggenda. E, ovviamente, tutto il resto… ma lui era un fissato, e quando si parlava di storia antica qualsiasi altra cosa passava in secondo piano.

Lo specchio gli aveva regalato altri momenti terribili da quel giorno, così era diventato imperativo riprendere le ricerche da dove le aveva lasciate il suo antenato, per scoprire se le sue erano allucinazioni di un pazzo, oppure una verità troppo grande che la sua mente non poteva ancora accettare. Insomma, per riprendere la sua vita aveva bisogno di una prova di una delle due alternative; lui era sinceramente convinto della prima, ma visto che entrambe lo portavano agli scavi di Ilio si era ritrovato, senza pensarci più di tanto, a prosciugare il suo fondo personale, partire su due piedi e farsi assumere con altrettanta rapidità come volontario degli scavi, per soli “tenda e snack”, ovvero la versione di “vitto e alloggio” per archeologi dilettanti e disperati. Una buona parte dei fondi prosciugati era evaporata nel finanziamento di certe lettere di presentazione, ma perché divagare…

Era lì da due settimane, e il suo lavoro era quello di studiare testi antichi per capire dove iniziare i prossimi scavi, sperando di trovare un’area abbastanza importante da consentire scoperte rilevanti: poteva spaziare in tutta l’area senza restrizioni, esaminare reperti… Aveva potuto cercare la sua prova; e, visto che non aveva ancora scoperto niente su Atlantide o su delle guerre cosmiche, era felicissimo di poter iniziare a credere di essere impazzito per un breve periodo come può capitare a chiunque ogni tanto, e che sotto non c’era nient’altro di preoccupante. I soldi erano finiti; il turno come volontario finiva la settimana prossima; stava per tornare a casa, dove avrebbe potuto cercare lo psicologo più vicino e farla finita. Le uniche cose che lo trattenevano dall’abbandonare la sua ricerca all’istante erano la sua accademica testardaggine nel voler essere sicuro di ciò che voleva dimostrare a se stesso, e due splendidi occhi che aveva visto tra gli scaffali di alluminio del deposito dei reperti. Conosceva poco quella ragazza, ma si erano aiutati parecchio a vicenda nei rispettivi lavori e ricerche fidandosi l’uno dell’altra: era abbastanza introversa, e spesso aveva un’aria malinconica quasi stesse scavando sulle rovine di un posto che aveva abitato e amato; ma ogni tanto sapeva sorprenderlo con sprazzi di gioia che avevano su di lui lo stesso effetto dell’aver assistito a una resurrezione. Quando si cercavano qualche posto isolato per stare da soli ognuno con i propri pensieri, spesso finivano per incontrarsi: presto era diventato un gioco, una cosa particolare e mai successagli prima; in poco tempo non riuscivano più a evitarsi; e nel giro di una settimana, non riuscivano più a smettere di cercarsi. Non se ne sarebbe andato da lì senza sapere se il destino avesse in mente qualcosa per loro due; forse, anche questa era accademica testardaggine.

Intanto evitava accuratamente gli specchi, ma continuava a pensarci, e un giorno si ricordò di un oscuro appunto che il suo antenato aveva affidato al suo diario, qualcosa riguardo alla sede dell’anima. Lo cercò nel suo portatile, e quello che trovò lo lasciò con lo stomaco sigillato.

“Secondo parte delle civiltà del mediterraneo un punto privilegiato per individuare la presenza della vita è nelle ginocchia, mentre quella dell’anima è nella bocca… come già Monti, nei suoi endecasillabi:

Già l’alma errava sulle labbra, e certo

di veder mi credetti in questo giorno

l’ombre dei morti e la magion di Pluto

…dice Ettore quasi morto in battaglia. Schliemann mi parlò della Bocca di Apollo, il luogo in cui le anime dei troiani dimorano per sempre insieme alla loro conoscenza e il futuro destino…”.

Quando l’aveva trascritto sul suo portatile un mese prima, aveva pensato solo al fastidio che provava pensando che neanche la sua passione per l’Iliade era una cosa personale ma ereditata; ma ora le domande erano altre. Ritirò improvvisamente il ginocchio dall’assalto del sole, si chiuse nella tenda, cercò di contenere il tremito simile a quello della febbre che lo stava assalendo. Quali anime stanno ferme in un posto per sempre? Quelle senza pace. Quali morti hanno un destino futuro? Quelli che in realtà non sono morti. Gli scomparsi, coloro che non hanno ancora combattuto l’ultima battaglia. Gli eredi di Atlantide.

Cercò nelle mappe, ma ricordava che il tempio di Apollo era già stato esplorato. Raccolse le sue cose e si avviò verso gli scavi, ma non trovò nulla; allora andò nell’unico posto in cui poteva ancora avere delle risposte, il magazzino dei reperti. Era l’ora di pranzo e non c’era nessuno dentro; cercò nel catalogo fino a trovare i pezzi ritrovati nel tempio di Apollo, e ne trovò uno, che da solo valeva tutti i soldi spesi negli scavi: una maschera votiva, in oro, dedicata al Dio delle arti e della poesia, il portatore della spada d’oro che sfoderava solo per ordine di Giove, del quale aveva portato spesso la terribile Egida in battaglia. Un volto privo di occhi, incredibilmente liscio dopo millenni; una singola lamina di metallo era stata usata per creare quelle fattezze forti e sensuali, ed era stata sapientemente e delicatamente ripiegata verso l’esterno per poter ottenere le labbra. Stando bene attento che non arrivasse nessuno, la osservò da tutte le angolazioni, provò a infilarla, ne rilevò tutti i particolari. Niente, a parte forse… Lamina ripiegata.

Non credeva a ciò che stava per fare. Estrasse il coltello, lo insinuò sotto il bordo della lamina del labbro inferiore: mentre il cuore gli martellava nel petto al pensiero degli anni di galera che si sarebbe fatto, e per la paura di trovare qualcosa, iniziò ad allargare la lamina, finché non sentì qualcosa spostarsi al suo interno e alla fine cadere a terra. Con urgenza ma con la massima attenzione richiuse la lamina cercando di farla combaciare col mento come prima, e dopo aver rimesso a posto il preziosissimo reperto prese da terra l’oggetto della sua vera missione: due pietre perfette, due piccole sfere che sembravano perle, di cui una era candida come un sole in miniatura, mentre l’altra era un frammento di tenebra. Ormai respirava a tratti, la gola sembrava chiusa e aveva i crampi allo stomaco dalla tensione; ancora inginocchiato le avvicinò agli occhi, e si ricordò delle parole sussurrate da un uomo dal volto così simile al suo:

“Cerca il luogo dove gli opposti sono nati, e saprai come fermare questa guerra…”

«Allora c’è qualcuno che sa, dopo tutto». Una voce calma e sottile, dura come una staffilata, lo sorprese facendolo saltare in piedi.

Lei.

Typhoeus

Diario del Professor Hans Von Steppembaum

Napoli, 26 dicembre 1890

Il mio caro amico Heinrich Schliemann è morto davanti ai miei occhi, nella sua camera di albergo, si era sentito male il giorno prima nella Piazza della Santa Carità. La sua morte mi ha sconvolto, non credevo che potesse succedere così presto e così velocemente, nessuno è preparato alla morte di una persona amica. Nemmeno Heinrich era preparato, nessuno o quasi lo è davanti alla grande livella. Gli sono stato accanto sempre da quando è collassato, gli ho stretto la mano quando ho sentito che il soffio della sua vita stava andando via, ma prima di morire, in un momento di lucidità mi ha rivelato qualcosa che non aveva voluto mai dire a nessuno prima d’ora. Una tavoletta trovata a Micene, anni fa, durante i suoi scavi alla ricerca della tomba del re Agamennone. Mi disse dove trovarla, di non dire a nessuno dove si trovasse e che come suo ultimo desiderio, voleva che io, il suo migliore amico, interpretassi la strana scrittura della tavoletta. Heinrich era convito che questo oggetto potesse condurre a tesori immensi ed inimmaginabili. Non ho potuto resistere a quegli occhi supplichevoli ed ho accettato l’ultima volontà del mio amico, in sua memoria ho preso come me questa tavoletta che era conservata in un baule di piombo che Heinrich teneva sempre e gelosamente vicino al sé. Domani aprirò questo baule e vedrò per bene questo manufatto, ora sono troppo stanco e triste per fare qualunque altra cosa.

Napoli, 27 dicembre 1890

Sto aiutando Sophia nell’organizzare il trasporto della salma di Heinrich ad Atene, dove in un cimitero della città è stato costruito un enorme mausoleo per accogliere il corpo del mio amico. Non ho ancora avuto il tempo di vedere la tavoletta, ma lo farò al più presto.

Berlino, 8 gennaio 1891

Non ho avuto il tempo per scrivere, ho dovuto aiutare Sophia con tutte le faccende conseguenti alla morte di Heinrich. Il suo funerale è stato grandioso, degno degli eroi dell’antica Grecia, che lui tanto amava. Oggi ho finalmente avuto il tempo per aprire il baule del mio amico. Ho dato una prima occhiata alla tavoletta, che credevo essere di terracotta, invece è fatta di un materiale strano, non saprei come definirlo, è leggero come il vetro, liscio e senza alcuna imperfezione, inoltre ha uno strano colore bianco latte. Le scritte invece sono di colore nero scuro, sembra un qualche genere di inchiostro. Infine la scrittura per quel che posso vedere è perfetta, lineare, senza sbavature. La lingua usata è assai strana e a me sconosciuta, anche se c’è qualche rassomiglianza con le lingue indo-europee. Dovrà far ricorso a tutti i miei studi di linguistica per decifrare questo documento, non so quanto tempo ci vorrà, ma lo faccio in memoria del mio grande amico Heinrich.

Berlino, 19 febbraio 1892

E’ passato più di un anno da quando ho iniziato a decifrare la tavoletta lasciatami dal mio amico Heinrich. Ormai ne sono certo, aveva ragione, c’è qualcosa di assai importante sotto, qualcosa di estremamente importante. Prima di tutto credo che la lingua usata sia l’indo-europeo originale quello che ha dato vita a quasi tutte le lingue di oggi. Non mi spiego ancora cosa potesse farci a Micene e come si possa essere conservata un tesoro del genere. Inoltre è assai più antico delle rovine di Micene e delle scoperte che ha fatto Heinrich. Ora riporterò parte del testo che sono riuscito a decodificare, purtroppo alcune parti non sono riuscito a capirle, ma ciò che ho scoperto finora è assai interessante.

“Il mio nome non ha importanza, a chi leggerà [….] scrivendo non importerà […..] solo sapere che io sono un atlantideo, uno degli ultimi rimasti in questo mondo. Il mio [….] profondo, non potete nemmeno [….] quanto sia lontano [….] origine. Sappiate questo, eravamo una grande civiltà, la più grande che [….] Avevamo iniziato un’età che nei vostri miti verrà definita dell’oro, un’era che non si ripeterà [….] nel vostro […..] A causa di un traditore, il nostro continente è affondato sotto i flutti dell’oceano. Il Signore Oscuro ha compiuto ciò per cui era stato destinato ed ora combatte il fratello gemello, l’Imperatore Bianco per la [….] Noi pochi sopravvissuti ci nascondiamo, cerchiamo di vivere [….] in pace [….] La nostra [….] superiore alla [….] di qualunque era [….] Purtroppo l’affondamento della nostra isola ha creato un gigantesco maremoto in tutto il [….] un diluvio immenso. Abbiamo deciso di stabilirci alle pendici di un vulcano di una piccola isola che può alimentare con [….] lava [….] apparecchiature.

Abbiamo scoperto qualcosa di eccezionale, le leggende degli abitanti del luogo […..] Tifeo o Tifone, rinchiuso al centro del vulcano, sconfitto da Zeus eoni […] non crediamo a queste [….] le divinità non esistono […..] solo stati creati per […..] i fenomeni naturali che […..]

La grotta che gli indigeni […..] indicato sembra emanare […] energia sconosciuta anche a [….] abbiamo deciso [….] esplorare la caverna il [….]

C’è qualcosa di vivo là sotto, qualcosa di potente ed antico, qualcosa che abbiamo risvegliato, dannato sia […..] già due di noi sono stati divorati dalla creatura […..] più potente la sentiamo […..] notte […] respiro attraverso il vulcano. Non [….] tutta è […..] raccontano le leggende [….] dobbiamo sigillare la [….] per impedirle di scappare [….] dobbiamo avvertire l’Imperatore Bianco.

Sono riuscito [….] contatto […..] che [….] detto dove si […..] l’ [….] dovrebbe trovare […..] nel [….] ad est di Atlantide […..] combattendo contro [……] Nero. Purtroppo non […..] a [….] nelle onde […] le energie che […..] devono interferire con […..] strumenti.

Non avrei mai creduto di vedere ciò che ho visto ieri, la creatura era sempre [….] ad attirare [….] scomparsi altri […..] Quando credevamo di aver perso […..] è arrivato dal cielo un uomo, un Dio, si fa chiamare Ares è il dio [……] viene dall’Olimpo. Ci ha detto che [….] stolti per aver risvegliato il […..] ha detto che siamo […..] pensando di essere gli unici ad aver la sapienza e la […..] Ha detto che abbiamo devastato […..] Ci ha intimato di andare via mentre lui chiudeva […..] inoltre ha voluto sapere se […..] è stato toccato dalla creatura. Solo Cratis ha avuto il coraggio di [….] l’ha ucciso all’istante colpendolo con un raggio dei suoi occhi dicendo che […] ormai era [….] legato alla […..] Ares ha detto di andare [….] che lui chiama Ellade. Non ho avuto il coraggio di [….] anche mio figlio è stato […..] Ares ha detto che avrebbe informato […..] Bianco che sembra l’unico ad aver […..] nella nostra [….] Per chiunque legga questo […..] evitate [….] il monte Aetna [….] caverna […] nord del vulcano […..] Tifone.”

Quanto è scritto in questa tavoletta è di straordinaria importanza, lo capirete anche voi, narra della mitica isola di Atlantide ben prima di chiunque altro, narra dei suoi sopravvissuti e si intreccia con la leggenda di Tifeo. Sono troppo eccitato ora per descrivere appieno la portata di questa mia scoperta e tutte le sue conseguenze. Lo farò quando starò in viaggio, forse avrò la mente più lucida, parto domani per la Sicilia, già mi sono accordato con il re d’Italia Umberto I per fare degli scavi intorno al vulcano. In onore del mio amico Heinrich Schliemann compio quest’impresa, che Dio vegli sulla mia testa e mi faccia compiere la più grande scoperta dell’umanità!

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Questa è la prima parte di un racconto ancora da finire, che spero di continuare. La seconda parte la scrisse Valberici e la potete trovare qui. La terza parte l’aveva scritta Mechanikwing ma la devo recuperare perché Splinder ha fatto la fine che fatto. Infine la quarta parte che avevo scritto io la voglio rivedere per bene. Dopo che l’avrò rivista potrei passare la palla di questo blogracconto a qualcun’altro come avevamo fatto per le prime parti ormai scritte molti anni fa.

Muses di Francesco Falconi

Il quindici maggio uscirà in libreria l’ultima fatica letteraria di Francesco Falconi, intitolata “Muses” edito dalla Mondadori nella collana Chrysalide. Sono proprio curioso di leggere questo nuovo libro di Francesco sia perché la trama sembra molto interessante sia perché voglio di vedere cosa si inventa questa volta questo toscanaccio di scrittore, come si è evoluto il suo stile, la sua scrittura. Bisogna dire che Francesco ha cambiato spesso stile e genere passando da “Estasia” fino a “Nemesis” è sempre stato una sorpresa vedere come cambiassero i suoi libri. La trama di “Muses” è davvero promettente si parla di una Londra goticheggiante, di una ragazza, Alice, con dei poteri che non conosce e che ha ereditato dalle sue antenate, le Muse, e di una società segreta che farà di tutto per eliminarla. Ma che cosa sono le Muse? Per chi non lo sapesse, prima di tutto un po’ di frustate, poi le Muse erano delle divinità della mitologia greca, tradizionalmente indicate come figlie di Zeus e di Mnemosýne (anche se è un mito più tardo rispetto alla loro “nascita), erano legate all’Arte ed ognuna presiedeva ad una particolare forma artistica. Venivano invocate dai poeti  e dagli scrittori all’inizio delle opere, come fa Omero all’inizio dell’Iliade che si rivolge alla Musa della poesia epica cioè Calliope:

« Cantami, o diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille. »

Quindi sono proprio curioso di vedere come ha reinterpretato Francesco queste figure classiche della mitologia greca, vi lascio qualche link a Wikipedia se volete saperne di più sulle Muse, al libro Muses con la sua pagina su Facebook e alla pagina del libro sul sito di Francesco per tenervi sempre aggiornati sugli sviluppi di Muses. Potrei anche scrivere qualche post, usando come riferimento “I Miti Greci” di Robert Graves, qualche post dedicato alle Muse. Intanto ecco la splendida copertina del libro!

Le favole degli dei

Oggi ho finito di leggere Favole degli Dei di Paolo Barbieri. E’ un libro stupendo, c’è poco da dire, tra i disegni di Paolo, che come sempre sono bellissimi e ogni volta sono ancora più straordinari, e i testi, sempre di Paolo, che sono scritti molto bene e sono anche molto appassionati. Leggere il libro di Paolo mi ha fatto rivenire in mente quando lessi, tempo fa, I Miti Greci di Robert Graves, di come scoprii le tante varianti dei miti, le varie versioni della creazione, di come, veramente scoprii i miti greci e di come mi appassionavano e di come mi piacessero anche e soprattutto le note di Graves che cercava di dare un senso, una spiegazione storica, sociale e culturale a queste favole. Mi ha anche ricordato un’altra cosa, ma è più semplice spiegarvela con un video.

Per quanto il telefilm di Hercules fosse poco… aderente (per usare un eufemismo) alla mitologia, devo dire che è anche grazie al telefilm di Sam Raimi se mi sono appassionato alla mitologia, poi ho approfondito grazie al libro del grandissimo di Graves, anche se bisogna dire che fin da piccolo avevo il mio bel Dizionario Illustrato dei Miti Greci. Mi ha fatto molto piacere rileggere i miti greci e vedere come Paolo, negli scritti, riesce a cogliere l’animo, la vera essenza, di tutti i personaggi. Dei suoi disegni che dire, sono fantastici. Sono una reinterpretazione dei personaggi della mitologia, ma sono loro, si vedono e sono veramente stupendi. Anche con i suoi dipinti Paolo è riuscito ad imprimere, in ogni personaggio, la loro natura. Basti pensare ad Era, regale, altezzosa, ed esprime proprio tutto quello che ho sempre pensato su di lei. Non saprei quale sia il mio personaggio preferito tra quelli disegnati da Paolo. Poseidone è stupendo, con tutti quelle specie di tatuaggi, come anche Ade, Zeus o Afrodite, ma anche i mostri soprattutto la Chimera sono stupendi. Non so proprio scegliere, anche perché il mio personaggio preferito dei miti greci, cioè Tifone, non c’è, anche se viene nominato spesso. Un’altra cosa che mi è piaciuta del libro è l’uso dei nomi greci, per i personaggi, al posto di quelli romani, li ho sempre preferiti, essendo i nomi originali. Concludendo, un libro bellissimo, sia per i testi che per i disegni, che vi consiglio caldamente. Speriamo che l’anno prossimo Paolo ci consegni un seguito di questo libro o anche un libro dedicato ad un’altra mitologia… non mi spiacerebbe un libro illustrato sulle divinità egizie o su quelle norrene!