Mad Dog intervista gli Hate After Rage

Ecco la terza tappa del blogtour degli Hate After Rage, con la loro intervista fatta dal demone Mad Dog.

hateafterrage

L’Inferno è proprio come lo descrivono. Fiumi di lava, fiamme eterne, dannati urlanti nel magma incandescente, sangue che sgorga a litri dalle pareti, musica infernale. Per la precisione le canzoni di un noto giovane cantante canadese che è diventato famoso in tutto il mondo grazie a Youtube. Su un trono fatto di ossa umane si trova assiso un demone cornuto, la cui pelle è formata da piccole scaglie d’osso rosse come il sangue che abbonda in questo luogo. Questo diavolo, il cui nome è Mad Dog, ed è il vostro intervistatore sta tenendo le sue grandi mani strette sulle orecchie e urla:
“Mi sta uscendo il cervello dalle orecchie! Quando avevo detto di mettere della musica infernale intendevo gli ACDC non questa schifezza! Qualcuno metta Highway to the hell!”
La voce gutturale e profonda di questo signore degli inferi è perentoria e presto si cambia registro e iniziano le note della famosa canzone del gruppo che piace tanto a Tony Stark.
“Ora si che va meglio.” Dice Mad Dog togliendosi le mani imbrattate di cervello dalle orecchie. “Io sono Mad Dog, il demone ribelle… (Ricordo ai gentili perversi lettori e alle gentili ninfomani lettrici che il mio Antro delle Feste e Baccanali™ è aperto venticinque ore su ventiquattro, tutti i giorni, nei 366 giorni di ogni anno, prezzi modici, anime ed hentai in vendita nel reparto shopping). Chi siete voi? Non siete il mio pranzo vero? No, mi sembrate un gruppo metal, non siete gli Una Direzione. MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH.”

Siamo gli Hate After Rage, un gruppo metal pontino fondato nel 2011 e per il pranzo caschi male perché ti rimarremmo sullo stomaco!

“Quindi metal. Mi piace. Qui all’Ade, per quanto io non ci venga così spesso come si potrebbe pensare, apprezziamo la buona musica ma siamo soliti mettere, per castigare i dannati, le canzoni di quello che avete sentito prima o di quel cantante secondo cui è una meraviglia quando i bambini fanno strani ululati… Dicevamo il metal… sfatiamo questo mito che il metal vada a braccetto con il satanismo! Non è vero. Ripudiamo questo accostamento cattolico! Si, ok, a noi demoni piace il metal, ma ci piace anche il rock… e i Muse, qui adoriamo i Muse! Però quando dobbiamo fare i sacrifici umani usiamo la musica classica, ci sta meglio con l’atmosfera… e voi cosa ne pensate di questo accostamento? Come mai avete scelto proprio il metal? Cosa vi ha influenzati per scegliere questo genere musicale, quali artisti? Non potevate, non so, scegliere di fare tipo quello che facevano i mitici Aqua? Io ho visto cose che voi poveri mortali non potete nemmeno immaginare! Conosco così tante cose che non potrebbero entrare in tutti i vostri cervelli messi insieme! Quindi ditemi, dato che non conosco molto la musica di voi umani, quali sono i gruppi metal che hanno fatto la storia del genere, per voi? Poi se volete possiamo parlare della musica di noi demoni, il genere che preferisco è quello chiamato umano nel senso che usiamo i vostri corpi come strumenti… che ancora si contorcono! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH”

Il metal sta al satanismo come Gigi D’Alessio sta alla camorra. In effetti hai ragione, originariamente volevamo metter su una cover band degli Aqua, ma analizzandoli bene li abbiamo reputati un po’ troppo estremi. Sicuramente tra i grandi fondatori del metal non possiamo non citare Martufello e la mitica Cristina D’Avena, poi ci sono stati gruppetti di minore importanza quali i Black Sabbath, i Metallica e gli Iron Maiden.

“Ma parliamo un po’ di voi fragili mortali. Come e quando avete creato questo vostro gruppo? Perché? E quale oscuro significato si cela dietro il vostro nome Hate after Rage? Forse è un modo per protestare contro la mercificazione dell’arte nell’impero capitalista degli USA in occidente? No, probabilmente no. Scusate è che ho mangiato un comunista a colazione e qualche volta ritorna su!”

Il gruppo è stato fondato nel 2011; in origine eravamo 4 grezzoni (il bassista, il batterista ed i due chitarristi, dei quali uno era anche l’unico cantante e che oggi si occupa degli scream) e così abbiamo pensato di prendere una cantante donna, per dare quel tocco di presentabilità in più specialmente nei live (ed anche per eccesso di testosterone). Sfortunatamente la nostra immagine da questo punto di vista non ne ha guadagnato granché. Il perché del nostro nome? Bè rappresenta l’odio, la rabbia, la repressione giovanile, l’impossibilità di fare qualcosa sono riassumibili in uno sfogo… vabbè insomma, la verità è che tutti gli altri nomi erano già stati presi.

“Ma parliamo del vostro ultimo cd… di cui non mi ricordo il titolo era uccidere qualcosa… mi piace comunque l’idea! Sapete a me piace squartare, sbudellare, insomma quelle genere di cose. Dicevamo di questo vostro album… qual è stata la sua genesi? E perché qualcuno dovrebbe comprarlo? E dove lo posso comprare? E mi passate quello stinco di vincitore degli anni ’90 di un noto festival della canzone italiana dimenticato da eoni? Sapete parlare mi mette fame! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH”

Il CD è la raccolta di tutti i brani scritti in questi anni e rappresenta anche l’evoluzione stilistica del gruppo. Il disco si può comprare o ascoltare su tutti i principali store online (iTunes, Play Store, Spotify, Soundcloud, Amazon…) o potete richiedere direttamente a noi una copia fisica semplicemente contattandoci sulla nostra pagina Facebook; una terza alternativa per averlo è provare a rubarlo durante un nostro live, ma questo richiede una buona agilità e dovreste fare in modo che noi non ce ne accorgiamo, altrimenti vi scaglieremmo contro Andrea nudo!

“Ancora rimanendo sull’album… soprattutto su una sua canzone, quella dal titolo Black Friars… mi chiedevo ma forse è un omaggio ad una serie di libri gothic fantasy che apprezzo pure io? Forse c’è troppa storia d’amore e, cazzo, ormai pure io che mi scordo pure come mi chiamo so quanto siano belli i capelli biondi di Axel, però sono proprio libri che mi piacciono. Sapete sono stato in vacanza qualche volta nella Vecchia Capitale… si mangia e si fotte divinamente specie in quel posto… il Presidio!”

Colpito e affondato! La canzone prende ispirazione dalle atmosfere gotiche e romantiche della stupenda saga di Virginia De Winter, che abbiamo avuto il piacere di conoscere e che salutiamo.

 

“Toglietemi una curiosità… ma com’è essere una band metal nel vostro paese diversamente democratico e troppamente bigotto? Poi se vi capitasse la possibilità di andare a Sanremo ci andreste?”

Fare metal in questo paese di merda è difficile, ma fare qualsiasi cosa in questo paese di merda è difficile! Piuttosto che a San Remo preferiremmo essere ospiti alla prova del cuoco.

“Siete morti. No, non qui ora. Sarebbe proprio malvagio. Cioè ho ascoltato il vostro album ora mentre mi annoiavo a farvi queste domande. Siete bravi, avete decisamente talento. Mi piacciono le vostre canzoni! E non vi preoccupate il compenso rimane lo stesso. Lo so che i complimenti che faccio io sono valutabili a peso d’oro ma per questa volta sono gratis, per voi. Poi spero che le dieci modelle gnocche vergini siano pronte come avevamo pattuito… ci tengo al fatto che i pagamenti siano precisi! Dicevamo, purtroppo siete morti. La classica morte dei musicisti, un pianoforte, in questo caso cinque, in testa, contemporaneamente. Una morte usuale nel vostro ambiente da quel che mi dicono dalla regia nel mio augusto cervello. Chissà chi avrebbe mai potuto escogitare un piano del genere per farvi fuori per vendicarsi di un pagamento mai avvenuto, chissà quale demone! Ma dicevamo, ormai siete spiaccicati. Come sarà il vostro funerale? Non so perché ma vedendovi direi qualcosa nello stile vichingo?”

Funerale? Ma quale funerale, noi abbiamo fatto un patto con Satana per l’immortalità!!! Dovendo proprio scegliere, un funerale vichingo farebbe proprio al caso nostro.

Pensavo che il patto standard per voi musicisti fosse quello “Gloria, Sesso, Rock & Roll e morte a 27 anni…” ma forse voi avete fatto il patto detto “Mick Jagger”.

“Cosa ne pensate di me, il superbo Mad Dog? Il demone più sexy, lussurioso e famelico del web? Attenti che potrei anche evitare che vi cadano dei pianoforti in testa nel futuro… i complimenti mi fanno sempre piacere! MUAHAHAHAHAHAHAHAH”

Diciamo che con i demoni ci sentiamo sempre a nostro agio, d’altronde suoniamo metal, no? Se dovessimo individuare un tuo pregio che salta all’occhio facilmente diremmo sicuramente la modestia.

“L’intervista purtroppo finisce qui, so che vorreste continuare perché io sono così figo che non si può non continuare, però mi attendono al Baccanale, sapete, sono l’ospite d’onore, devo presenziare a certi… riti dionisiaci… ecco, ora vi rispedisco a casa così fate un altro album basandovi sulla mia possente figura e sui miei molti attributi maschili! Ah se passando attraverso il portale trovate qualche divinità abissale che vuole venire a cena con voi… rifiutate, non pagano mai, sono certi tirchi! Cthulhu poi non vi dico! Quindi ci sentiamo presto mortali… spero che l’intervista sia stata di vostro gradimento… MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH!”

Grazie per averci ospitato, ci mettiamo subito al lavoro per un nuovo album ispirato ai tuoi numerosi attributi maschili.

De Complottis

Oggi vi voglio parlare di una striscia a fumetti online chiamata “De Complottis” che è stata creata dal mio amico Vincenzo Salvo aka Zerov. In questi divertenti fumetti viene narrata la vita di Edmondo De Complottis, un grande boccalone che crede in tutte le tesi del complotto possibili ed immaginabili. Con lui vivono, e subiscono le stramberie di questo capo famiglia, la moglie Tesla (mai nome fu più appropriato!), il figlio Alfredino e il gatto Tigro. Mi sbellico sempre dalle risate leggendo questo web comic, anche perché ormai tramite internet ho visto come sono i complottisti e leggerne una satira così accurata è davvero divertente. Questo fumetto è geniale e spero che abbia molto successo. E il successo lo sta avendo dato che Zerov è già stato inscritto nelle blacklist dei complottisti… forse ora dovrebbe stare attento a Raymond “Red” Reddington. (Ok questa battuta la capiranno solo quelli che seguono il telefilm “The Blacklist” XD). Concludo questo post lasciandovi una striscia dei “De Complottis” tratta dal sito.

Come potete ben vedere in questo episodio compare anche Mad Dog. Ringrazio Zerov per avercelo messo… ma mi chiedo cosa succederebbe se il nostro caro demone cornuto preferito incontrasse Edmondo? Quali bellissimi discorsi farebbero? Ai posteri l’ardua sentenza! Infine vi invito a mettere mi piace alla pagina Facebook dei “De Complottis“, altrimenti Mad Dog vi porta un branco di complottisti in casa!

Il racconto di Natale di Mad Dog: Peter Pan

Come ogni racconto che si rispetti questo nostro racconto di Natale inizia a Londra, l’allora capitale dell’Impero Britannico, nota in tutto il mondo per il Big Ben, il Tower Bridge e l’Empire State Buil… ah no quello non si trova a Londra. Però nella capitale dell’Inghilterra di questo nostro racconto ci sono gli slums, gli snarl e i knark…. No, mi sbaglio ancora. Dovete scusarmi, sono Mad Dog il demone cornuto, non ricordo proprio tutto con precisione. Però ecco quel che so per certo è che all’epoca, anche se voi non lo sapete, chi governava tutto il grande Impero degli inglesi era la Regina Thirrin o meglio il suo fantasma dalla Torre di Londra. Questa mitica Regina stava aspettando, ormai da anni, che l’ambasciatore di Dakar, Valberici, le portasse un artefatto di grande valore durante il ricevimento, che ormai andava avanti stancamente da decenni, in onore dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana, Viola Vitalis (si, come i cereali. Secondo voi perché hanno scelto quel nome?). Ed ora caliamo per le strade che dato i natali a Jack lo Squartatore, a Mister Hyde e a Dorian Grey e che hanno, anche, accolto il Conte Dracula. Addentriamoci nei vicoli puzzolenti e nelle stamberghe affumicate dal carbone, quindi ci troveremo in una piccola piazza su cui si affaccia un tetro edificio a due piani con un cortile pieno di erbacce grigie e secche. L’insegna di questo mesto palazzo reca la seguente scritta “Manicomio Arlecchino” anzi recava dato che le intemperie e il tempo hanno reso sbiadita la pittura rosso carminio. Le tre sanissime ragazze che erano appena entrate in quel luogo di perdizione così perduto da poter rivaleggiare con il bagno del mio antro, stavano fronteggiando il pantagruelico Direttore Generale di questa casa per le menti più disagiate il famoso Dottor Baron Adrian Von Rottermayer. Famoso per la sua pratica di sdentare i suoi pazienti perché pensava che nel cavare i denti si nascondesse la chiave per far fermare il marciume del cervello. Ovviamente si sbagliava. Dall’alto della proficua barba nera e dei suoi occhiali di tartaruga, l’uomo le squadrò per bene:
“Benvenute alla nostra casa di correzione mentale, odio il termine manicomio. Nessuna di voi è pazza… solo un po’ deviata…” – l’uomo prima di proseguire si mise a leggere qualcosa che aveva attirato la sua attenzione nella cartella clinica di queste sue nuove pazienti e poi continuò – “Ah no, siete proprio pazze. Siete le ragazze Darling quelle che vogliono diventare scrittrici di urban fantasy. Ah! Folli! Tutti sanno che è una professione che non parta ad altro che ai debiti e alla pazzia! Poi l’urban fantasy è stato proibito dal nostro nobile governo. Porterebbe turbe mentali nei giovanissimi, come vedo purtroppo! Ora è tempo che voi andiate nell’Acheronte. La stanza dove troverete la nostra capo infermiera Nana. Lei vi porterà alla vostra stanza e domani inizieremo i trattamenti. Mi occuperò personalmente di voi e vi toglierò tutti quegli insani denti che avete!” così dicendo, con uno svolazzo di carte svolazzanti, l’esimio dottore uscì fuori dalla casa di cura mettendosi la sua signorile tuba mentre tre nerboruti inservienti si occuparono delle ragazze portandole nella stanza nota come Acheronte.
La stanza era brutta… anzi mi correggo. Una vera e propria schifezza. Sulle parete c’erano teche una parte della vasta collezione di insetti del Dottor Baron Adrian Von Rottermayer. Questa sala ospitava le locuste, i bacherozzi e quegli insetti puzzoni verdi. Avete presente? I puzzolenti. Oltre a questo c’erano lettini e altra attrezzatura da ospedale, tutta abbastanza arrugginita. In mezzo alla stanza si trovava una figura ciclopica, imponente era la capo-infermiera Nana. I muscoli dei suoi avambracci rivaleggiavano con quelli degli inservienti. La sua pelle era scura ma lo era per lo sporco, il sudicio, di cui non si pulisce mai. Frotte di moscerini gli svolazzavano intorno e l’afrore del suo corpo era nauseabondo. Sembrava quello di carne marcia da giorni. Le sue labbra, grandi e gonfie, potevano essere scambiate per due lombrichi che si accoppiano o accoppano fate voi in maniera selvaggia. La cuffietta che portava in testa, era così stretta, così piccola per quel testone che aveva due protuberanze ai lati. Al buio qualcuno avrebbe potuto scambiarle per corna.
“MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH ragazze Darling. Aislinn, Feleset e Camilla. Che nomi idioti! Venite qui. Spogliatevi e indossate queste camice di forza, i miei fidi inservienti vi aiuteranno a metterle per bene. Se non ubbidite assaggerete fin da subito il mio gatto a nove code!” disse il donnone che sembrava tanto un bellissimo demone cornuto di vostra conoscenza. Per inciso mentre diceva questa frase Nana leccava la sua frusta tutta libidinosa. Una delle punte di ferro, assai acuminate e assai rugginose, produsse un taglietto su quella linguona grossa. La capo-infermiera nemmeno se ne accorse e assaggio golosamente e sensualmente il suo stesso sangue. Le ragazze erano rabbrividite e cercarono, anche imbarazzate e impaurite com’erano, di fare come gli veniva detto. Ormai si erano arrese, erano state catturate ma questo non voleva dire che avevano perduto il loro orgoglio. Non avrebbero ceduto la dignità. Beh era quello che pensavano fermamente in quel momento. Il giorno dopo sarebbe stato molto diverso. Ve lo assicuro! Ma il giorno dopo si sarebbero trovate da un’altra parte…
La notte arrivò presto in questo stabile così brutto fuori e altrettanto brutto dentro. Non era facile dormire con le urla degli altri pazienti. C’era chi veniva lobotomizzato, chi assaggiava la morsa dell’elettricità e chi veniva sdentato. Tutto senza anestesia ovviamente! Comunque torniamo alle nostre tre eroine. Forse è il tempo di descriverle, per cominciare avevano tutte e tre i capelli lunghi. Aislinn, la castana, era la più grande, non solo per anzian… ehm età, ma anche perché era la più alta delle tre. Tipo che era sui due metri buoni. Indossa un vestito nero che sarebbe stato definito dark ma all’epoca non avevano ancora inventato le darkettone, le gothic lolita, ‘ste cose qui di cui non ci capisco una mazza. L’unica cosa veramente dark del periodo vittoriano era il carbone che copriva tutto con la sua patina nerastra. Poi c’era Felist… Felest… Feleset, la rossa ricca (per semplificare rossa, i suoi capelli in realtà cambiavano colore con la luce del sole, certe volte apparivano anche blu elettrico e rosa shocking!), era magra, aveva una faccia simpatica e si vestiva in maniera normale. Poi c’era Camilla (finalmente un nome semplice!), lei era la rossa liscia e quella che aveva i capelli più lunghi. Il suo portamento era regale, aveva un che di nobile nel sangue più delle altre due sicuramente ed indossa un vestito chiaramente steampunk. O quello o si era buttata in una tinozza con la vinavil e pezzi di locomotiva. Tutte e tre le ragazze erano molto belle, parlavano con un accento del nord… scozzese ovviamente ed erano state rinchiuse, per loro fortuna, nella stessa stanza. Questo piccolo loculo conteneva soltanto tre letti, a cui erano saldamente legate le prigioniere, e un armadietto, chiuso, dei medicinali. Una finestra piccola dava sull’oscuro cortile interno dello stabile. Ormai era notte fonda ma nessuno ancora dormiva. Vorrei vedere voi ad essere “ospiti” di un luogo del genere sapendo che il giorno dopo avreste dovuto usare una cannuccia per mangiare per il resto della vostra vita! All’improvviso, quando ormai il Big Ben aveva suonato le due di notte, la finestra venne sfondata dall’esterno. Qualcosa, della grandezza di un uomo, era entrato volando dalla finestra e si stava dibattendo a mezz’aria. Questo lo sappiamo noi ma non le tre sorelle Darling, infatti, erano state legate così strettamente che non potevano nemmeno alzare la testa.
“Ecco, finalmente ti ho preso, dannata ombra!” disse una voce che era chiaramente quella di un uomo adulto. La persona in questione aveva i capelli cortissimi e un bel paio di occhiali e indossava un completo fatto di foglie, rametti, e cose del genere. Ed infine era riuscito a legarsi nuovamente la sua ombra ai piedi dopo che gli era sfuggita. Ora si librava trionfante nell’aria quando la porta della stanza di spalancò con un tonfo. Era arrivata Nana, l’infermiera sadica.
“Oh… carne fresca!” esclamò. E fu l’ultima cosa che disse, infatti, subito dopo si ritrovò con una lama che le trapassava il cuore da parte a parte. Che fine triste per una così leggia… ehm… simpat… gent… si per una pers… per una tizia, ecco. Nana stramazzò al suolo, senza vita. L’uomo estrasse facilmente la spada dal corpo dell’infermiera e pulì la lama sui vestiti della morta, poi, con calma liberò le tre ragazze. Le sorelle Darling erano un po’ preoccupate da quest’individuo ma erano grate per essere state salvate dalla malvagia capo reparto.
“Mi chiamo Dimitri Pan e mi hanno mandato per aiutarvi… anche se non ho capito chi mi ha mandato a liberarvi… comunque… dov’è finita Tinker Bell?”
Le facce meravigliate delle razze… ehm ragazze diventarono, se possibile, ancora più stupite quando videro entrare dalla finestra una fatina un po’ cicciona, che aveva delle piccole corna nera, una carnagione rossiccia e una coda decisamente demoniaca.
“No, non va bene. Io accetto tutto anche di fare la parte dell’infermiera sadica ma la fatina del cazzo senza cazzo no! E che cazzo! Io quitto! Addio! Tanto le fatine non esistono!” e la fatina mezzo demone crollò al suolo morta stecchita. Dimitri Pan si buttò sul corpo esanime di Tinker Mad Bell urlando un “No, Tinker Bell!” che avrebbe fatto bella scena anche in un film di Bollywood.
“Io sono qui, Pan!” disse una voce leggiadra e divertente con un accento tipicamente del nord… quale nord non è dato saperlo.
Gli occhi di Dimitri si illuminarono quando vide la nuova arrivata, eccola in tutta la sua nobiltà di fata, Tinker Bell anche nota come Lillian. Era una figurina piccola ma tenace, ed indossava il tipico vestito da fatina… che sinceramente non voglio descrivere, oh cavolo pure voi un po’ l’immaginazione dovrete esercitarla no? Vi dico solo che sulla testa portava un bellissimo basco blu. Adoro i baschi. Fatti allo spiedo col rosmarino sono la fine del mondo! Comunque torniamo alla nostra storia…
“Vi porteremo a Neverland, volerete grazie alla povere magica di Lillian. La Regina Thirrin non vi potrà mai raggiungere!” esclamò Dimitri Pan mentre la sua aiutante spargeva di polvere magica le tre sorelle Darling che ormai avevano accettato la situazione. Meglio questo che essere lobotomizzate, sicuro! Soprassediamo su cosa e da dove provenga la polvere magica che fa volare. Evitiamo… Comunque il nostro quintetto si trovò presto a volare come razzi tra le strade di Londra, passarono vicino al Big Beng, accanto alla famigerata Torre di Londra da dove la Regina Thirrin poté ben vederli e poi andarono spediti su nel cielo notturno. Seconda stella a destra e dritti poi fino al mattino. E verso Neverland. Si ricorda ai gentili viaggiatori di allacciare le cinture e tenere il… ah no, scusate, sto sbagliando. Comunque i nostri eroi si sbagliarono e invece di andare a destra, presero la seconda stella a sinistra… cosa che capitano con tutte ‘ste stelle che ci sono in giro. Questa allegra combriccola di malati di mente più fatina nordica arrivarono in un negozio particolare. L’insegna recitava, in caratteri gotici di un bel rosso scarlatto (si è il colore che devono sempre usare i posti sinistri e lugubri, “Da Saw, l’Enigmista: Puzzle umani, trappole mortali, compilazione dichiarazione dei redditi”. Per fortuna il negozio era chiuso ma dalla foschia che ammantava ogni dove in questo luogo perduto nella Via Lattea sbucò un triciclo gigante. Alla sua guida c’erano due losche figure. Un uomo, con uno smoking nero ed un papillon rosso e una grottesca maschera di porcella bianca e una parrucca, lunga e nera ed una donna vestita in maniera uguale, anche lei indossava una maschera del genere.
“Sono Saw, l’Enigmista ma non il nemico di Batman, io sono quell’altro…” disse lo strano individuo.
“Quello buono?” chiese speranzosa Aislinn.
“No, quello sadico e sociopatico. Questa invece è la mia assistente Lil. Ora vi apro il negozio cosa desiderate per caso una trappola per evirare i vostri nemici?”
Quando l’enigmatica figura aveva finito di pronunciare la sua corta frase, non aveva, già, più nessuno a cui rivolgersi. Erano già scappati a gambe levate o volate, fate voi. Comunque mi chiedo perché mai il Movimento 5 Stelle abbia voluto prendere la maschera di questo tipo come simbolo. Dovrebbe essere un po’ inquietante per voi normali mortali che qualcuno scelga la maschera di un serial killer, e non quella diciamo di un eroe anarchico nato dai fumetti, come simbolo! Comunque torniamo ai nostri cari amici che si stanno avventurando verso l’infinito ed oltre. No in realtà stanno andando abbastanza vicino, come ho scritto prima, terza stella a sinistra e poi un giro a destra, fermarsi prima della nana rossa e poi andare avanti fino a… no… aspetta questa è la strada per il bordello migliore della galassia… Loro si devono recare a Neverland, l’isola che non c’è… e non parlo della magione di Michael Jackson ma della vera isola che non c’è. Un posto dove il tempo sembra essersi fermato, dove ci sono i pirati, le sirene, gli indiani e dove non c’è stato nessun reboot di Spider-Man. Ed ora è tempo di fare la conoscenza con i veri cattivi di questo racconto di Natale, mentre Dimitri Pan e le sue amiche sorvolavano la magnifica isola che non c’è, volando tra la giungla intricata e le spiagge dal mare cristallino, c’era qualcuno che li osservava. Il suo nome era Valberici ma tutti lo chiamavano Spugna da quanto beveva. Rum ovviamente. Era un pirata e faceva parte della ciurma del malvagio Capitan Francesco Uncino. Non ci sarebbe bisogno di descrivervi questo sudicio corsaro che si teneva attaccato alle sartie della nave con una mano mentre con l’altra scrutava, con il suo unico occhio buono e con un potente cannocchiale, gli svolazzi di Pan e del suo gruppo. Non ci sarebbe bisogno ma lo faccio lo stesso. Spugna era il tipico pirata ubriacone, in carne, peloso come un’orsa, sempre sudato e con i vestiti perennemente viscidi e luridi di olio e alcol. Il suo capitano gli aveva vietato, severamente, di fumare per paura che, con tutto quell’alcol che aveva in corpo, esplodesse portandosi dietro tutto il vascello. Era già successo ad un suo parente scienziato anni prima, meglio evitare. Capitan Uncino era un individuo molto coscienzioso quando si parlava della sua cara nave.
“Capitan Uncino ho avvistato hic Pan!” urlò Spugna balzando in maniera assai aggraziata sul ponte. Tanto agile che schianto un paio di barili vuoti ma si rialzò come niente. Giusto un po’ traballante. Dalla sua cabina, che dava direttamente sul ponte, arrivò il malvagio, viscido e assai in carne, Capitan Francesco Uncino. Il suo costume da pirata, per quanto fosse possibile, era lindo e pulito, ogni piega era nel posto giusto, vabbè tranne sulla panza, per quello non c’è niente da fare! Il capitano di questo veliero il cui nome era “Oricalco” aveva un vestito rosso scarlatto (si lo so, sono monotono, ma sono dei cliché intramontabili questi!). L’abito di seta e di organza,
Nessuna marcia nuziale,
Soltanto il mio tacito requiem
E immenso cordoglio.
Oh scusate, è che mi piace molto Carmen Consoli. Torniamo al racconto. No, il Capitan Uncino non aspettava nessuna sposa, per fortuna! Chi avrebbe voluto prendere in matrimonio un cesso del genere? Sicuramente non io! Stavo descrivendo il vestito dell’antagonista principale di questo nostro racconto… allora oltre alla seta e all’organza c’era anche quel tessuto a sbuffo sulle maniche e sul resto… oh penso si chiami passamaneria. Ma dovete chiedere alle mie schiave cosplayers per avere la conferma. Oltre a questo abito il pirata indossava un capello a tricorno, sempre di quel rosso sangue. Poi forse ve lo dovrei descrivere un po’… beh oltre alla sua pancia prominente i tratti distintivi erano la fronte spaziosa, il naso da strega (ci mancavano solo il bozzo sulla punta), un mento pronunciato e dei baffi spelacchiati e brutti. Il tutto completato da degli occhiali che avevano decisamente visto un tempo migliore qualche secolo prima.
“Bene, è ora di fare un po’ di tiro al bersaglio. Spugna raduna la truppa!” disse il malvagissimo pirata sghignazzando come un maialino.
“Io non rido come un maiale dannata voce narrante! Dopo che mi sarò occupato di Pan penserò anche a te!” urlò ancora Capitan Porco. Che se non si sta zitto finisce che lo ammazzo io e non il coccodrillo! Che poi sarei sempre io… ma questa è un’altra storia! Ora è tempo di passare in rassegna l’infida truppa di questo vascello pirata, ho almeno quelli importanti per la nostra storia, iniziamo da Gentleman Tanabrus, il primo ufficiale un po’ dandy della nave. Lo si riconosceva dal fatto che il suo vestito era un gessato blu, logicamente in versione corsaro, Armani. La sua faccia era orribile, occhi da pazzo che sembravano uscire fuori dalle orbite, crapa pelata e… beh basta… Poi c’era Cecco Furchì, un aspirante disegnatore che si era dato alla vita da pirata dopo che aveva rapito un certo Jim Lee. Si diceva che era il più bello della ciurma… beh ma visto che tutti gli altri erano cessi a pedali non era difficile immaginarlo. La sua faccia era lunga, portava una barba incolta ed improduttiva, capelli scarmigliati e indossava sempre lo stesso vestito malconcio. Si diceva che aveva impresso il suo nome in lettere di sangue sulla schiena di molti cosplayers di Sasuke a Lucca prima che della fuga a Neverland. Un altro strambo appartenente di questi pirati era Noodler Varuzza noto per avere le mani all’incontrario. Cioè che schifo. Per capirci bene, signori lettori, le mani di costui erano girate all’indietro. Orribile! Inoltre la sua barba era lercia e lunga, il naso rotto in più punti a causa di risse continue (che perdeva sempre a causa del suo problema alle mani). Era il più superstizioso della truppa e si diceva che temeva, in particolare, una persona. Un cosplayer di Sailor Moon. Quando vedeva la luna piena scappava a gambe levate. Foggerty Di Tizio, una disegnatrice di una regione sperduta dell’Italia che fuggiva dalle legge per aver ucciso una persona che aveva osato dire che Dune di Frank Herbert era un libro palloso. Una recente aggiunta alla truppa era il Borgo-Mastro, ma nessuno sapeva da dove venisse di preciso. Qualche volta nel sonno gli scappava qualche parola come “Oz” o “Gulliver”. Era arrivato all’improvviso ed era desideroso di menar le mani. Il suo aspetto era ancora abbastanza civilizzato, ma dando tempo al tempo sarebbe diventato un ottimo pirata. Arrrhhh! Poi per ultimo c’era Skylights Eleas, bravissimo con il tiro con l’arco e amante delle mele. Era inoltre famoso per la sua grande barba incolta. Ora immaginatevi tutta questa accozzaglia di pirati da strapazzo allinearsi in una riga non molto rigosa. Chi si spintonava, chi si puliva le unghie con la spada, chi mangiava mele a più non posso. Il malvagio capitano passò in rassegna rassegnato rassegnamente i suoi uomini. Non erano il meglio ma non era nemmeno il peggio… no erano definitivamente qualcosa di peggio del peggio che qualcuno potrebbero trovare. Il traboccante comandante della nave si fermò davanti ad Eleas e gli disse:
“Perché mangi le mele?”
“Per togliere il medico di torno, signore!” urlò l’uomo che per tutta risposta si beccò un proiettile in faccia direttamente dalla pistola di Capitan Uncino.
“Ma la morte no… poi io preferisco le arance. Soprattutto se spremute. Spugna!” esclamò questo sadico personaggio che aveva appena fatto fuori a sangue freddo uno delle sua ciurma. Per fortuna dico io, troppi personaggi devono essere eliminati subito e velocemente così possiamo introdurne di nuovi. Qualcuno chiami la 20th Century Fox che ho delle belle idee per i loro film sugli X-Men! E la Sony mi dovrebbe prendere per fare Spider-Man! Sarebbe uno spasso! Ma torniamo a noi il capitonzolo qui stava dicendo qualcosa relativo al fatto che: 1) voleva una spremuta di arance questo psicopatico e 2) bisognava usare i cannoni della nave per sparare a Dimitri Pan e ai suoi amici che volteggiavano nell’aria. Ed è quello che successe, tra “oh issa”, parolacce e bestemmie, i cannoni vennero allineati e iniziarono a sparare. Il più delle volte, anzi la maggior parte delle volte, anzi sempre sbagliando il bersaglio. E qui su questa nave non c’erano mica stronzi, no, è che erano solamente una manica di incompetenti! Però qualche risultato riuscirono ad ottenerlo infatti Feleset e Camilla si separarono dagli altri e finirono in mezzo alla giungla. Aislinn per raggiungere le sue sorelle venne quasi colpita da una palla di cannone e stava precipitando quando venne salvata da Dimitri Pan che la porta nella sua casa la Dimora degli Scrittori Perduti. I Lost Writers infatti erano scrittori di libri fantasy che erano scappati fuggendo dal malvagio regime della Regina Thirrin ed erano approdati a Neverland. Erano sei in tutto, ma tutti molto diversi gli uni dagli altri. Dimitri Pan era stato il primo a fuggire anni prima ed era diventato, poi, il capo di questa combriccola e il temibile avversario di Capitan Uncino. Infatti il malvagio Capitano era ossessionato da Dimitri Pan e dai suoi Lost Writers avrebbe voluto controllarli… assoggettarli al suo dominio e diventare il padrone indiscusso di Neverland. Inoltre voleva controllare i libri che scrivevano per dettarne i finali che più gli piacevano. Una volta molto tempo prima il feroce capitano non era un pirata ma anche lui un abitante della terraferma, anzi era il capo dei Lost Readers, il gruppo che esisteva prima di questi Lost Writers. Non scrittore perché non lo era mai stato. Non era abbastanza bravo per fare quel mestiere. Lui poteva essere solo un lettore e uno scrittore fallito. Pian piano il suo potere nel gruppo dei Lost Readers era calato fino a che non era stato scacciato da Dimitri Pan ed era entrato a far parte dei pirati che prima erano i suoi acerrimi nemici. In seguito il coccodrillo gli aveva mangiato una mano che reggeva il suo smartphone. Non era riuscito a contattare l’operatore telefonico e quando gli arrivava una notifica su Facebook o su Twitter il telefono suonava. In questo modo sapeva se il famelico coccodrillo fosse vicino. Da allora aveva giurato di vendicarsi su Dimitri Pan e sui Lost Writers. Gli scrittori perduti che incontreremo in questo racconto sono sette in totale ma ce ne erano molti altri in quel periodo che formavano questa banda di eroici fuorilegge. Solo che non era interessanti e quindi non ne parliamo! Luke Tarenzi detto Tootles era il secondo in comando, aveva i capelli e la barba lunga di un misto tra il grigio e il nero. Di faccia sembrava quindi come il tizio di Cast Away ma per il resto no. Era diversamente alto, aveva il corpo pieno di tatuaggi ma non si potevano vedere perché portava dei vestiti che gli coprivano ogni centimetro della sua pelle. Oddio vestiti… erano degli stracci macchiati anche di cacca di uccelli. E’ che a lui piaceva la natura e sapeva parlare con gli animali. (Ecco non ci sapeva parlare veramente, era così folle che pensava di poterci parlare!). Poi c’era Nibs anche se il suo vero nome era Luke Azzolin, era il più magro del gruppo e qualcuno diceva il più coraggioso. Cioè era solo lui che lo diceva ma soprassediamo. Anche i suoi vestiti erano ridotti ormai a stracci per essere stato per anni nella giungla ma aveva un certo portamento nobile. Anche lui aveva la barba ma rada e curata. (Tutti barboni ‘sti tipi, beh vorrei vedere voi a Neverland mica li vendono i rasoi della Gillette e la schiuma da barba!). Leonard Patrignani era il più alto di tutti, ma così tanto che ti metteva soggezione quando ti guardava dall’alto della sua altezza alta. Gli piacevano i sottaceti o almeno è quello che riesco a capire dalla pagina inglese di Wikipedia di Peter Pan usando Google Traduttore. Non c’è bisogno che vi descriva il resto tanto avete capito già che aveva i vestiti rovinati e la barba lunga. Frank Barbi noto come Rufio era l’acquisizione più recente dei Lost Writers e dato che era arrivato da poco la sua barba e i suoi capelli non erano ancora tanto lunghi e i suoi vestiti erano ancora quasi intatti. Poi c’era Frank Falcone detto Slighty. Idem con patate come gli altri, era noto per essere il più gioviale del gruppo, aveva persino un fan club tra gli indiani della tribù locale. Infine c’erano le gemelle, Licia e Rossella anche loro aveva i capelli e la barba lun… ehm no, loro la barba no. Solo i capelli. Erano molto inquietanti insieme perché l’una finiva le frasi dell’altra. I loro vestiti erano stati procurati dagli indiani quindi erano decisamente più belli e tenuti bene rispetto a quelli dei loro colleghi maschi. Tutti portavano una spada come quella di Pan legata alla cintura. Appena Dimitri atterrò con la nuova venuta, i Lost Writers accerchiarono Aislinn chiedendo, a gran voce, chi fosse.
“Lei” disse il loro capo “è la vostra nuova mamma, così come io sono il vostro papà. Se non ci sono io dovrete ubbidire a lei! Si chiama Aislinn e viene da Londra.”
“Pan ma dove sono le mie sorelle?” chiese la ragazza che si era, ora, ricordata di averle perse. Tutta l’eccitazione del volo, dell’attacco dei pirati, le aveva fatto dimenticare delle altre Darling.
“Quali sorelle?” rispose Dimitri che aveva un serio problema con il deficit di attenzione.
Vi dirò io che sono il narratore onnisciente cosa stavano facendo le due sorelle di Aislinn. Beh erano intrappolate tra i rami degli alberi della giungla che li avevano salvati da morte certa a causa della loro caduta. Feleset e Camilla ora stavano osservando un’indiana. Una pellerossa. Avete presente quelli tutti pittati strani, con le piume degli uccelli tra i capelli e che dicono “Augh viso pallido”? Beh diciamo che la tribù di questa giovane indiana era molto particolare. Questa ragazza si chiamava Cat Lilly che nella lingua indiana voleva dire Valentina la Gattara ed era la figlia del Grande GL, il capo tribù degli indiana altoatesini. Si altoatesini. Infatti provenivano dalla zona di Bolzano ed erano indiani. Come questo sia possibile non ci è dato saperlo. Comunque i loro costumi tipici erano un misto delle due loro “etnie”. Tra i capelli la ragazza aveva delle penne di vari volatili dai colori variopinti, poi aveva un corpetto di pelle rigido rosso e una sorta di gonna blu che le fasciava le gambe. Tutti i suoi vestiti erano ovviamente cruelty free e tutti fatti con materiali di provenienza non animale. Cat Lilly stava guardando, ridendo, le due pollastre che erano saldamente legate in alto.
“Visi rosati sempre divertenti!” disse la ragazza, che essendo di origini altoatesine era bianca come un cadavere.
Il suo divertimento però durò poco perché piombarono da tutte le parti i pirati di Capitan Uncino. C’era pure il malvagio corsaro in persona che catturò di persona l’indiana altoatesina, stordendola con un colpo ben assestato del suo uncino. La voce si sparse presto in tutta Neverland, le condizioni del pirata erano chiare, Pan si sarebbe dovuto consegnare, entro la mezzanotte di quel giorno, sul ponte della “Oricalco” per salvare la vita delle sue tre prigioniere. L’Isola che non c’era era in fermento e fu indetto un concilio tra la tribù di indiani, le fate e i Lost Writers per decidere cosa fare. Erano tutti riuniti nel campo degli indiani, attorno ad un falò dove dominava la figura, in verità mingherlina, del Gran Capo, il Grande GL. Sotto le coltri di pelliccia sintetica, sotto il tipico colbacco altoatesino, sotto tipiche brache della Val Qualcosia, il Capo indiano rifletteva. In realtà dormiva alla grossa, con il gigantesco calumet in bocca che ancora fumava, e nessuno se ne era veramente accorto. Le fate erano rappresentate dalla loro Regina, Liz Nemesi, da Tinker Bell, dalla Sarta reale Pam e dalle sue modelle Odry e Dalila. Non c’è bisogno che vi descriva come fossero queste fate no? Erano bellissime, ali candide e membranose come i più bei bacarozzi, corpi minuscoli ma ben tonici e bellissimi, carnagioni lucenti anche alla luce della luna, occhi… beh occhi da fata! La loro Regina era, ovviamente, la più bella tra tutte. Liz aveva i capelli blu come l’oceano in tempesta, Pam aveva i capelli neri come la notte, Odry aveva i capelli rossi come il sangue arterioso e, infine, Dalila aveva i capelli biondi come il grano. L’unico problema era la loro vocina stridula che sinceramente mi da suoi nervi. Odio le fate, manco esistono veramente! Uhm… la fata bionda è crollata al suolo stecchita… chissà come mai! Comunque torniamo alla nostra riunione di condominio. Si decise di attaccare in massa, così perché fa figo e perché se Peter Jackson decidesse mai di fare una trilogia su questo racconto, l’ultimo potrebbe essere basato tutto sulla carneficina finale. Il piano era semplice, Dimitri Pan si sarebbe consegnato per finta a Capitan Uncino e poi i pirati, distratti dallo scontro, sarebbero diventati facile preda dei Lost Writers, degli indiani altoatesini e delle fate.
“Io confezionerò per tutti dei vestiti adatti alla battaglia!” disse la fata sarta… sapete però una cosa tra le scie chimiche e la fate… beh io credo nelle scie chimiche! Le fate non esistono! Toh è morta pure la fata che cuciva!
“No! La mia migliore amica come farò a vivere senza di lei adesso!” urlò la fata di nome Odry. Coff fate coff non esistono coff. E fuori un’altra… mi chiedo come mai Tinker Bell sia andata via così velocemente che il basco è cascato per terra!
“Questa è una congiura contro di noi fate! Qualcuno qui è davvero pessimo!” esclamò risentita la bellissima Regina delle fate Liz. Ma sapete com’è io non credo nelle fate e penso che qualcuno si dovrà cercare una nuova regina! MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Ormai si era giunti alla fine dell’incontro quando Rufio si alzò in piedi e disse rivolto a Dimitri Pan.
“Ti sfido perché voglio diventare io il capo dei Lost Writers! Voglio anticipare il sequel!” e lo scrittore pisano partì con la spada sguainata. Dimitri Pan fu più veloce e lo trafisse con un perfetto colpo al cuore e mentre estraeva l’arma dal corpo del suo avversario esclamò compiaciuto:
“Il film di Spielberg non è canon!”
Arrivò l’ora fatale, la mezzanotte. Una luna piena illuminava la grande nave da guerra dei pirati. Le tre prigioniere erano state legate come salami, la passerella era stata allungata, le sirene erano famelica. Si perché a Neverland non c’erano gli squali ma le belle sirene di cui preoccuparsi. Dalla vita in su erano bellissime donne, in giù erano pesci… e la loro bocca era irta di denti come quella degli insidiosi piranha! Le quattro più belle sirene erano Giulia Astaroth dai lunghi capelli d’ebano che si dicevano fossero vivi, Sbabby le cui labbra piene erano così belle da rivaleggiare con quelle della mitica dea della bellezza… Megan Fox, poi c’era Noy famosa per i suoi bellissimi occhi azzurro ghiaccio capaci di fargli sciogliere anche l’iceberg più grande ed infine c’era Marychan, lei era nota per essere la più bella sirena nerd di tutta Neverland. Ovviamente erano tutte delle gnocche stra-fighe, con della carrozzeria che faceva provincia in Wonderland. Il malvagio Capitan Uncino stava spingendo, personalmente, Cat Lily sulla passerella per buttarla in mare verso morte certa.
“Mia cara è tempo di morire dato che nessuno è venuto a salvarvi!” disse il pirata più malvagio della storia della letteratura. Altroché Barbossa! Ma proprio quando stava per spingere l’indiana altoatesina giù verso le onde del mare che è sempre più blu quello del tuo vicino ecco arrivare il famigerato “tic, toc”. O in questo caso un rumore strano e un “vrrrr”. Era arrivato il coccodrillo! Il nostro grasso antagonista indietreggiò impaurito e poi vide calare dall’alto Dimitri Pan mentre Cat Lily veniva salvata da Luk Tarenzi. Nello stesso momento Aislinn aveva già liberato le sorelle dalle corde che le imprigionavano e tutti i Lost Writers erano giunti armati fino ai denti sulla nave. Insieme a loro c’era l’Ultima Fata, Tinker Bell, infatti tutte le altre appartenenti alla sua specie erano misteriosamente perite in pochissimo tempo.
“Alla fine è arrivato il momento del nostro ultimo duello. Preparati a morire Dimitri Pan!” disse Capitan Uncino facendo un affondo con la sua spada che venne facilmente deviato da Pan. Nel resto della nave infuriava lo scontro, erano accorsi anche gli indiani che stavano assaltando il vascello dalle loro canoe. La povera Foggerty Di Tizio che si era buttata nella mischia al grido di “Per Dune!”, scoprì che avere le mani inverse non era molto d’aiuto nella lotta e fece la fine del puntaspilli trafitta dalla lance acuminate degli indiani altoatesini. Non fu l’unica dei pirati a morire subito poi toccò al primo ufficiale della nave, Gentleman Tanabrus che prima venne accecato da Tinker Bell poi, con il sangue che gli colava copioso dagli occhi, venne finito da Tootles che gli spiccò la testa con un colpo preciso. Mentre questo scontro all’ultimo sangue andava avanti, lo scontro personale tra Dimitri Pan e il malvaggissimo Capitan Ciccio Uncino continuava senza esclusioni di colpi, tra finte, contro finte, affondi, schivate, pernacchie. Si sentì un urlo agghiacciante, era il povero Borgo-Mastro che cadeva in acqua. Non aveva mai imparato veramente ad usare la spada e messo con le spalle alle muro, era caduto in mare. Presto le sirene lo attorniarono, prima che lo portassero in fondo alle acque scure dell’oceano, riuscì almeno a toccare la tetta di una sirena. Se ne andò con il sorriso sulle lebbra… beh più o meno! Era una vera e propria carneficina. Le Gemelle usando un antico amuleto degli indiani spedirono Cecco Furchì in un portale verso un’altra realtà. Il pirata si ritrovò in una radura boscosa che riconobbe come la luna boscosa di Endor. Era galvanizzato si era salvato! Proprio quando si stava alzando venne attorniano a degli strani esseri pelosi che riconobbe come Ewoks. Questi esserini nati dalla mente malata di Lucas parlavano nella loro strana lingua di cui il nostro corsaro disegnatore non capiva nulla ma decise di fare come il droide dorato nei famosi film di Star Wars che conosceva a menadito. Inizio a parlare a caso, imitando il linguaggio di questo esserini. Uno di questi, che aveva un pelo di colore più nero rispetto agli altri, disse al suo vicino che aveva, invece, un manto più marroncino:
“Ehi Joe questo tipo ha detto che è andato a letto con tua moglie!”
“Ma che stronzo! Mangiamolo!” rispose quell’altro. E l’allegra combriccola di Ewoks partì fischiettando, con un pirata che pensava di essersi salvato ma che invece sarebbe diventato la portata principale per cena.
Intanto sul veliero la battaglia infuriava ancora. Ormai dei pirati ne erano rimasti ben pochi. Anzi solo due Valberici e Capitan Uncino. Spugna si era abilmente salvato perché…. Beh si era nascosto in un barile vuoto. Il nostro caro sadico antagonista stava, invece, ancora lottando contro Dimitri Pan. L’ultimo pirata a morire era stato Mark Varuzz detto Noobler. Questi si era lanciato al grido di “Batman 62 trionferà!” contro tutti i Lost Writers. Era finito infilzato da una decina di spade ed il suo corpo ancora caldo era caduto nel mare attirando le fameliche sirene.
“Che ciurma di merda che mi ritrovo!” esclamò Francesco Uncino che intanto era riuscito a volare dopo aver spremuto per bene Tinker Bell sopra la sua testa. La battaglia si era quindi spostata per aria e i due contendenti erano, ancora, alla pari anche se la furia di Pan era senza limiti dopo la morte della fata sua amica. Dimitri Pan e il Capitano si affrontavano tra i pennoni e le vele della nave quando il famigerato e sovrappeso pirata esclamò:
“Ma perché combattiamo? Vedo tutti i miei corsari morti e capisco che questo nostro scontro è futile. Dovremmo collaborare per governare Neverland, senza differenze, tutti uguali. Che ne dici amico mio?” Il pirata sembrava veramente sincero, aveva addirittura rinfoderato la spada e aveva allungato una mano al suo avversario ma, dico io, mai fidarsi di un bucaniere!
“Hai ragione mai fidarsi di un pirata!” mi rispose Dimitri Pan infilzando il malvagio filibustiere direttamente nello stomaco. Capitan Uncino, ancora vivo, reggendosi la pancia cadde in mare e venne ingoiato intero dal gigantesco e maestoso coccodrillo che sbucò dalle acque proprio sotto di lui. Dimitri Pan festeggiò come non mai, ma stranamente gli altri suoi compagni e gli indiani altoatesini non erano dello stesso avviso. La nave venne fatta sgomberare e nessuno si accorse che Spugna era sopravvissuto e si nascondeva ancora nel barile vuoto. Pan calò su una delle canoe degli indiani dove si trovava anche Aislinn e le sue sorelle e intorno, in altre barche, c’erano gli altri Lost Writers.
“Siete proprio fuori di testa qui a Neverland. Noi torniamo a Londra. Forse riusciremo ad evitare di farci lobotomizzare. Addio!” disse la sorella maggiore volando via insieme a Feleset e Camilla.
“Anche noi andiamo via Pan… meglio tornare a Londra!” esclamò Luk Tarenzi per tutti i Lost Writers che volarono via tutti insieme.
“Andate pure via, rimarrò io l’unico e vero padrone di quest’isola! AHAHAHAHAHAHAHAH” esclamò quindi il nostro caro protagonista che ormai era completamente fuori di testa. Come se un qualche demone cornuto l’avesse fatto impazzire… MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Comunque il grande capo degli indiani altoatesini non era molto d’accordo con Dimitri Pan e, quindi, infuriò presto una nuova battaglia. La velocità era dalla sua e Pan riuscì ad evitare quasi tutte le frecce incendiare che gli stavano arrivando contro. Nello stesso momento nel veliero ormai deserto Spugna, nel suo bel barile vuoto, pensava ormai di essersi salvato. La sua speranza durò ben poco infatti una delle frecce infuocate penetrò nel sottile legno che lo divideva dalla nuova battaglia e lo colpì in pancia. Passarono i secondi ma per ora il caro Valberici era soltanto un po’ bruciacchiato.
“Beh almeno non sono esploso come quel mio parente che viveva ad Oz…”
Queste furono le sue ultime parole. Poi si sentì solo un “KABOOOMBUTUTUTUKENZOKEPUO’”. La gloriosa “Oricalco” esplose in una vampata di fuoco e fumo che formò una colonna in stile fungo atomico. Tipo quando i robot cattivi negli anime giapponesi esplodono.
E così ci allontaniamo da una Neverland ancora in subbuglio per tornare nelle strade fumose della capitale dell’Impero Britannico. Aislinn, Feleset, Camilla e i Lost Writers erano appena tornati, in piena notte, sulle strade di Londra. Erano tutti molto felici di essere tornati a casa, anche se forse li aspettava la lobotomia, ma almeno si erano allontanati da quel manicomio che era Neverland. La nebbia vorticando agli irti colli piovigginando sale. O qualcosa del genere. Insomma non si vedeva un cazzo. E dal banco nebbioso che era tutto intorno a loro sbucò una carrozza fantasma con quattro giganteschi frisoni neri i cui occhi erano rossi scarlatti. Nel mezzo c’era Valberici l’ambasciatore di Dakar che si doveva recare alla Torre di Londra per il ricevimento in onore dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis. Portava un dono molto atteso, un frammento di una spada potentissima dai misteriosi poteri. Ed era ancora in ritardo. Purtroppo Aislinn non si spostò abbastanza in fretta e venne travolta. Vi vorrei dire che la sua fine fu indolore… beh ma non è stato così. Di lei non rimase poi molto per lo sconcerto delle sorelle e dei Lost Writers. E così finisce il racconto di Natale di quest’anno… beh vi auguro Buon quel che vi pare. MUAHAHAHAHAHAHAHAH

FINE

Personaggi ed interpreti

Manicomio “Arlecchino”

Aislinn Darling= Aislinn
Feleset Darling= Feleset
Camilla Darling= Camilla
Doctor Baron Adrian Von Rottermayer= Adriano Barone
Nana l’infermiera sadica= Mad Dog

Lost Writers

Dimitri Pan= Francesco Dimitri
Tootles= Luca Tarenzi
Nibs= Luca Azzolini
Slighty= Francesco Falconi
Curly= Leonardo Patrignani
Le Gemelle= Licia Troisi & Rossella Rasulo
Rufio= Francesco Barbi

Abitanti di Neverland e dintorni

Cat Lily= Valentina Graziani
Capo Indiano= GL D’Andrea
Tinker Bell= Mad Dog
Tinker Bell 2= Lillian
Le Fate= Pam, Odry, Dalila
La Regina della Fate= Liz Nemesi
Le Sirene= Giulia Astaroth, Marychan, Sbabby, Noy
Saw l’Enigmista e la sua aiutante= Kanon & Lilletta

Pirati

Capitan Uncino= Francesco Roghi aka me
Spugna= Valberici
Gentleman Starkey= Tanabrus
Cecco= Fabrizio Furchì
Il Borgo-Mastro= Borgo
Foggerty= Federica di Tizio
Noodler= Marco Varuzza
Skylights= Eleas

Special Guests Stars

Thirrin nella parte della Regina Thirrin

Viola Vitali nella parte dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis

Epilogo 1

Pensavate che fosse finito? Eh no, qui è come nei film della Marvel ci sono le scene dopo i titoli di coda! Ci troviamo in una stanza dimenticata in alto nella Torre di Londra. Da un trono istoriato d’oro e diamanti regna la benevolmente dittatoriale Regina Thirrin. In questo momento la bella regnante sta parlando ad un specchio. No, non è fuori di zucca… beh si in realtà è fuori di testa ma non perché sta parlando allo specchio. Ecco vedete il problema è che lo specchio le sta rispondendo e non è quello di Biancaneve…
“Grazie al nostro agitatore Neverland è nel caos, proprio come avevi pronosticato!” disse l’austericamente nobile donna.
“Ormai dovresti sapere, Regina Thirrin, che io Agatos di Atlantide non mento mai. Sei senza oppositori nel tuo paese senza più quello Scrooge di mezzo. Oz, Wonderland, Laputa, Lilluput ed ora anche Neverland sono pronte per essere conquistate. Porteremo in quelle realtà l’ordine e la normalità come è giusto. E anche se sono ancora rinchiuso nel Tartaro sto già portando il nostro verbo in altre realtà. Chi non l’accetta viene distrutto, come è giusto che sia!” disse il saggio e anziano atlantideo.
“Presto sarai libero… appena arriva quell’idiota dell’Ambasciatore di Dakar! Ha un frammento della Spada di Ade! AHAHAHAHAHAHAHAH!” rise la regina. Agatos non rideva. La sua bocca mostrava soltanto un timido sorriso. Non si poteva pretendere di più da uno che aveva un bastone piantato su per il fondo schiena no?
“E quando sarò libero mi vendicherò finalmente dei miei figli, l’Imperatore Bianco e l’Imperatore Nero…” ecco, ora, la faccia di Agatos stava mostrando il massimo dell’espressione possibile. Un sorriso maligno che avrebbe fatto appassire anche la pianta più caparbia del mondo.
“Ma ecco il fido aiutante, il nostro agitatore!” Esclamò contenta la Regina Thirrin. E nella stanza entrò, ovviamente, il più bello e sexy demone cornuto che possa esistere. Io. Mad Dog il demone ribelle! Dai questa non ve l’aspettavate! Eheh! Si sto tramando da anni alle vostre spalle per conquistare il mondo insieme ai miei degni compari.
“MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH non vedo l’ora che conquistiamo tutte le realtà dell’Omniverso così, finalmente, il caos regnerà, come è giusto, in ogni dove!” dissidisse il demone cornuto più gnocco di tutta la realtà. Anche la Regina Thirrin si mise a ridere e Agatos abbozzò un altro sorriso. Un giorno da ricordare per l’atlantideo! Presto però i due tornarono subito seri.
“Caos? Ma noi siamo per l’ordine estremo… tutto un’altra cosa!” disse contrariata la sovrana inglese. Ecco non era bella farla contrariare. Ve l’assicuro.
“Ah… devo far letto male la vostra brochure allora quando mi avete assunto… oh, beh, buone cose eh… e se vi blocco su Facebook non ve la prendete!” disse il demone ribella che intanto stava indietreggiando piano piano verso l’uscita.
“Caro Mad Dog, io ti conosco, sapevo che ci avresti tradito…” disse sibillinamente il sibillino Agatos. E così il demone cornuto si trovò intrappolato in un incantesimo contenitivo così potente che non poté far altro che guaire e infine dire:
“Che cazzo ho fatto?”

Epilogo 2

Aislinn si risvegliò in una stanza bellissima, ricca di broccati, mobili stupendi e antichi, con un soffitto a cassettoni decorato con l’oro e l’avorio. Sembrava di stare in un castello. Si rialzò dal letto dove era distesa e si ritrovò davanti un uomo che indossava solo un gonnellino azzurro ed aveva la testa di uno sciacallo. Beh a Neverland aveva già visto cose strane, ormai si era abituata.
“Mi chiamo Anubis. Mi dispiace per come ti abbiamo prelevato ma dovevamo evitare che i nostri nemici potessero individuarci. Seguimi.” disse la divinità dell’antico Egitto con la sua voce fredda.
“Dove siamo?” chiese la ragazza mentre veniva portata tra corridoi interminabili, a stanze immense, ricche di vetrate gigantesche su una città che sicuramente non era la sua Londra.
“Questo è Castel Oricalco e ci troviamo, attualmente, a Lucca. Per il quando siamo alla fine dell’ottobre 2015. Domani mattina inizia il Lucca Comics & Games 2015.” le disse l’algido dio che poi la condusse in una stanza in cui si trovavano altre strane persone, come lei disorientate. Aislinn a questo punto non ci capiva proprio niente.
“Ti presento i tuoi compagni d’avventura: Luca Tarenzi detto Gulliver, Laura che è stata la nostra Dorothy, Alice Elizabeth Nemesi e per finire Frankezer Scrooge. Abbiamo pensato di riunirvi per lottare contro il misterioso nemico che minaccia l’Omniverso e che siamo sicuri colpirà a Lucca nei prossimi giorni. Noi non possiamo ancora intervenire ma vi aiuteremo quando la minaccia sarà chiaramente identificata. Siete la nostra sola speranza per combattere il nemico che nessuno di voi da solo è riuscito sconfiggere.”
A questo punto Aislinn e tutti gli altri erano svenuti nuovamente… ma questa, come si dice, è un’altra storia… MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

Mad Dog Cosplay, Movie, Urban Fantasy, Japan, Music & Game Mega-Awardese 2014

MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH miei carissimi lettori schiacciati dalla folla lucchese e mie carissime lettrici sempre più ignude nei cosplay di anime giapponesi che non conosco ma apprezzo assai, benvenuti ai miei nuovi premi di quest’anno. Si lo so, sono scomparso per un po’ di tempo e per chi non mi conosce io sono Mad Dog, il demone cornuto, sono noto per la mia lussuria lussureggiante e per la mia famelica fame di carne umana. Forse avete sentito parlare di me per quella volta che ho mangiato tutti i cosplay di Naruto del mondo… ed infatti… fateci caso non ce ne sono così tanti in giro adesso! Sono stato via a causa di un gruppo di vili cainiti succhiasangue, mi hanno rinchiuso in una realtà parallela governata da certo cantante neo-melodico del vostro sud. Ogni giorno ero costretto a sentire le sue canzoni. Come potete immaginare ho zombizzato tutti prima di scappare. Insomma pensate a quel telefilm che avete qui da voi… quel Boring Dead ma con la musica neo-melodica. Che bella visione! Ma torniamo a noi, è arrivato il momento aspettato da molti, da tanti, i miei premi. Il momento più atteso del post-Lucca e ogni anno, come la fiera, questi premi diventano più grandi e grossi. Beh almeno il titolo… ma iniziamo con il premio più ambito che va…

Premio Ammazzachebonazza

Giulia G. Astatoth… Astalavistababy… Astaratto… insomma quella. Tanto la conoscete.

Premio Assassino più Assassinante

Andre il ragazzo della Giulia qui sopra

Premio non ti abbiamo visto quest’anno e speriamo manco il prossimo

La pioggia

Premio ma che bel triciclo!

Lilletta & Kanon

Premio è sempre stretto

Japan Town

Premio Arruffamento Peloso Fuffoso

Luca Tarenzi

Premio Biscotti ma basta con quelli alati che odio i pennuti

Aislinn

Premio ma non ti preoccupare non eri la più strana a quel tavolo!

Lilllian… Lilian… Lillian… oh quella ragazza di quello stand che non si trovava che aveva sempre un cappello in testa e una voce con un accento nordico!

Premio Bei Capelli

Felset… Felleset… Fetteset… insomma quella con i capelli lunghi… quella che ha l’altra parte del nickname simile al libro di King, il Miglio Verde.

Premio Miglior Cosplay Steampunkoso

Camilla. Finalmente un nome semplice!

Premio Imbranato dell’anno

Francesco “Imp.bianco”

Premio vi stacco le braccine e ve le metto al posto delle gambine l’anno prossimo a tutti voi

I Fappografi

Premio proliferazione narutesca

I cosplay di Frozen, Maleficent e di Hunger Games

Premio spero che non ti mangi un leone perché povero leone saresti un pasto poco buono!

Fab Furchì

Premio che begli.. ehm occhi…. e per una volta intendo veramente gli occhi!

Gloria aka Red Sonja

Premio Miglior Pizzetto della Fiera

Paolo Barbieri

Premio Dobbiamo capire come fa Luca Tarenzi ad avere fans così gnocche

Adriano Barone

Premio ci si rivede davvero fra altri sei anni!

Quelli di L33T

Premio ma la torta di carne umana quando?

Tanabrus

Premio Miglior Clone Femminile del nano canadese con gli artigli

Alice ZZ Cosplay

Premio Miglior Colore di capelli

Licia Troisi

Premio autore toscanaccio della fiera

Francesco Falconi

Premio mi fai sentire basso pure a me

Leonardo Patrignani

Premio non ci vediamo mai!

Valberici

Premio ma come hai fatto a rendere quel cosplay così sconcio? pensavo fosse impossibile!

Varie ed eventuali cosplay in giro per la fiera

Premio non basta una reflex e photoshop per fare di voi dei fotografi

Vari ed eventuali fotografi presenti in fiera

Premio finalmente due entrate!

Il Games

Premio bel mezzo

L’esercito italiano

Premio coppia dell’anno

Giulia e Andre
Premio Mad Dog è un figo
Mad Dog
Premio Photobomber
I cassonetti di Lucca

Premio ma allora sei viva!

Alle varie Nihal presenti in fiera

Premio Miglior Borgo dell’anno

Borgo

Premio è sabato ma tento di andare controcorrente

ARHRHGHGHGHGHG

Premio anche quest’anno il tuo era il miglior cosplay del TARDIS

Kiara Valentine

Premio escursione termica peggiore

Lucca

Premio Miglior Disegnatrice di Meduse di Lucca

Laura Braga

Premio Miglior Armatura

SweetieLiz

Premio questi premi sono infiniti!

Mad Dog

Lucca Comics & Games 2014 – Il Resoconto

Non è mai semplice fare un resoconto del Lucca Comics & Games. Ci sono così tante cose che sono state fatte, dette, viste. Così tanti incontri, cene, chiacchierate. Prima di tutto potete trovare le miei foto di questa Lucca qui. E si parte con i ringraziamenti parto da Gabriele “Tanabrus” e Carlotta (ti dobbiamo trovare un nickname tipo Lady Tanabrus o qualcosa di questo genere!) grazie per la cena e per i fumetti! Poi è il turno di Alessandro e Monica con cui ho passato delle belle ore a Japan Town e in giro per il resto di Lucca il giovedì. Tra i vari acquisti fatti in fiera, uno molto importante è stato il secondo volume della saga di Argetlam scritto da Alessia Mainardi, che ho avuto il piacere di rivedere al loro stand insieme a Nonna Betty e a tutti gli altri. Poi per parlare di standisti ho avuto il piacere di rivedere come ogni anno i ragazzi che lavorano allo stand della Gems menzione speciale per il dinamico Luca, Arianna, Marco (spero andassero bene le caramelle!) e Daniele. Da loro ho preso il nuovo libro di Stroud e quello di “Lookwood & co. La scala urlante”  ed il libro da cui è stato tratto il film della DisneyPomi d’ottone e manici di scopa“. Poi come non ringraziare Paolo Barbieri per la firma nel suo nuovo libro illustrato che mi appresto a leggere dal titolo “Fiabe Immortali” anche se “Fiabe Immorali” sarebbe stato un titolo più interessante! Menzione super-mega-speciale per Lilletta e Kanon con cui passo sempre bei momenti lucchesi (ed è sempre bello rivedere a cena Asuka Soryu e tutti gli altri alla cena di giovedì’!). Siamo arrivati al venerdì e quindi non posso non citare i mitici Luca Tarenzi e Aislinn (di cui ho preso il secondo Angelize) con cui ho passato ore molto liete il venerdì, tra pranzo, cena, workshop. Ho incontrato e conosciuto molte belle persone come Camilla, Feleset, Lilian e gli amici di Tanabrus Sergio e Simona. Poi è stato bello incontrare inaspettatamente, dopo tanto tempo, Alice Chimera. La prossima volta ci dobbiamo organizzare e passare più tempo insieme anche con Andrea! Ho avuto anche il piacere di conoscere un’amica di Alice, Diletta. Ed ho rivisto anche Adriano Barone, Mario Pasqualotto, Leonardo Patrignani e Francesco Falconi anche se avrei voluto passare più tempo con loro. Invece Licia Troisi proprio non sono riuscito a vederla, manco da lontano, ma in compenso ho visto tanti bei cosplay delle Cronache! (Ed ho preso anche il libro del decennale). Sabato poi è stata una giornata frenetica, piena di gente in giro ma sono riuscito a fare un saluto a Fabio D’Auria (che però poi non ho rivisto domenica, peccato!) e finalmente ho conosciuto Laura Braga che poi mi ha anche fatto un bellissimo disegno di Medusa, regina degli Inumani!

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl giorno dopo ho fatto una foto con Fabrizio Mazzotta, da tempo volevo farmi una foto con lui ma non ho mai avuto l’occasione per chiederla per bene. Poi tempo di saluti in giro allo stand di Alessia e a quello della Gems, dagli amici di Gente di Cartoonia (che avrei voluto salutare meglio ma il tempo era tiranno), allo stand dove lavorava il mio amico Alessio Abruzzese da cui ho preso due fumetti di Gaiman che mi mancavano. L’incontro più bello di domenica è stato quello con la mia cara amica Giulia che aveva il cosplay di Psylocke il personaggio che preferisco degli X-Men. E lo era da prima che iniziassi a leggere i fumetti degli X-Men. E’ stato davvero bello passare un po’ di tempo con lei in giro per Lucca e poi con Andre che era davvero un assassino stupendo! Tanto da sembrare uscito direttamente dal gioco. La domenica si stava concludendo ed ho conosciuto Gloria, con un bellissimo cosplay di Red Sonja. Dopo una veloce chiacchierata l’ho accompagnata un po’ in giro ed ho immortalato l’epico momento per i posteri in cui la creatrice di SacroProfano autografava Gloria.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAInfine la domenica si è conclusa con la solita cena con Lilletta, Kanon, Giorgia & co. Ho dato provo di quanto sia maldestro a questa cena. Ormai ero proprio fuso. Però sono stato contento perché abbiamo parlato di gatti, e tra gattari ci si capisce subito! Ho avuto l’opportunità di scambiare qualche parola con Arianna e Massimo di cui avevo visto i bellissimi cosplay sempre in foto o da lontano. Ora il resoconto è finito. E’ stato lungo ma è stata una lunga Lucca. Per ultimo vorrei ringraziare lo staff dell’Hotel Universo sempre gentilissimi e pronti ad aiutarti, soprattutto la cameriera che mi ha riparato il buco nello zaino, e lo staff del Ristorante del Teatro per avermi trovato un posticino a cena nella frenetica giornata di sabato dopo che la cena a cui dovevo andare era stata annullata. Finisco dicendovi che per domani di aspettarvi il ritorno di un certo demone cornuto e del suo resoconto da Lucca!

Il racconto di Natale di Mad Dog: I Viaggi di Gulliver

Come ogni anno ecco qui il racconto di Natale made in Mad Dog (che brutta immagine sinceramente!). Questa volta il libro parodiato è “I Viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift. Passo la parola, se così si può dire, al demone cornuto. Buona lettura!

MUAHAHAHAHAHAHAHAH Sono Mad Dog il demone ribelle, così ribelle che mi mangio il kebab con il cioccolato… bianco! Si quello più industriale e zozzo che c’è! Quest’anno vi voglio racconto una storia, la vera storia dei viaggi di Gulliver non quella scritta da Swift. Che, tra parentesi, non è che era molto sano di mente. Dovevate conoscerlo, era davvero un bel tipino eh… un vero rompicoglioni! Però non è mica colpa mia se poi è tipo impazzito, no, io non c’entro nulla mica gli ho fatto vedere in anteprima di qualche secolo una puntata del Grande Fratello, no, no, fossi matto! Comunque dicevo, ecco il racconto di quest’anno… dovete sapere che nella città toscana nota per un certo evento legato ai fumetti e a tutte le cose da nerd c’era un certo scrittore conosciuto come Luca Tarenzi…

Mad Dog presenta:

I Viaggi di Gulliver

 

Non ricordava cosa fosse successo, a momenti non ricordava nemmeno chi fosse, sapeva solo che dopo una lunga, o almeno gli sembrava così, dormita, ora non riusciva più ad alzarsi. C’erano come dei legacci, sottili e forti, che lo tenevano ancorato sulla spiaggia su cui era coricato. Sentiva le onde del mare che si frangevano sulla costa poco lontano e sentiva, distintamente, delle vocine che parlottavano. Non capiva nulla, era una lingua a lui sconosciuta. Man mano che si svegliava completamente iniziava a ricordarsi il suo nome. Si chiamava Luca Tarenzi ed era uno scrittore. Si trovava a Lucca ma non ricordava bene per quale motivo e non capiva assolutamente come era possibile che si trovasse, immobilizzato, su di una spiaggia. Le ultime ore della sua vita era confuse e nebulose. Cercò di parlare ma anche le sue labbra erano cucite. Rabbia, dolore e panico crescevano nel suo animo. Poi c’era anche il fatto che doveva andare urgentemente al bagno. Aveva deciso di provare a liberarsi quando sentì qualcosa camminargli sul corpo ed arrestarsi sul suo petto. Con tutte le forze che aveva riuscì a sollevare quel tanto che bastava la testa per vedere cosa c’era. Si aspettava qualche insetto ma invece quel che vide lo lasciò attonito. Erano delle persone, piccole, minuscole. C’era una donna, vestita alla moda, con un completo che avrebbe fatto invidia a molte ministre europee, dei soldati scortavano questa figura ed avevano le loro pistole spianate contro di lui. Capì di trovarsi nella mitica Lilliput. La sua mente vacillò ma riuscì comunque ad ascoltare quello che diceva la donna che guidava quella sorta di delegazione. All’inizio non capì nulla, poi dopo qualche secondo comprese le parole di questa persona evidentemente invitata da chi governava Lilliput.

“Ormai il traduttore universale che abbiamo iniettato un’ora fa dovrebbe aver fatto effetto. Chiuda una volta gli occhi se mi capisce” – disse la donna e Luca obbedì immediatamente – “Bene, vedo che ha un barlume di intelligenza e riesce a comprendere quello che dico. Le ripeto quello che avevo detto prima mi chiamo Fedred Des Tizios sono la Segretaria degli Affari Privati del Sommo Valberici, Imperatore di Lilliput. Sono qui a parlare con lei per ordine di Sua Maestà Imperiale. Come vede ho anche indossato questo bellissimo vestito creato partendo da un mio disegno. La prego anche di volersi appuntare mentalmente l’indirizzo del mio blog se avrà tempo e modo di seguirlo durante la sua breve permanenza da noi…. – e la donna diede l’indirizzo del suo spazio blog – Ora mi duole informarla che, e capirà perfettamente, la nostra economia è in recessione. Quei dannati social network hanno ucciso i blog. Il nostro paese vive di blog. Ormai molti nostri cittadini sono andati ad abitare a Blefuscu, il regno dei social network e il nostro paese, la povera Lilliput, ormai è declino. Ma tutti quei traditori moriranno presto, il nostro esimio sovrano ha escogitato un piano per sconfiggerli per sempre. Purtroppo questo piano, per riuscire a pieno, e sono sicura che capirà la nostra situazione e ci aiuterà nella nostra impresa, beh prevede la sua morte…”

Lo stress fu troppo. Luca con uno strattone si liberò di alcuni dei legacci che lo tenevano fermo riuscendo a liberare la mano destra e con molto dolore riuscì anche a liberare le labbra che erano state attaccate tra loro in maniera sommaria. Urlò con tutte le sue forze cercando nello stesso tempo di alzarsi. Non aveva considerato la natura assai particolare dei lillipuziani. Il suo urlo arrivando a coprire bande super-soniche causò un effetto indesiderato nella delegazione dell’Imperatore Valberici. Fece esplodere la testa a tutti anche alla Segretaria degli Affari Privati. Luca, schifato, con una mano cercò di togliersi i resti dei lillipuziani rimasti sul suo petto ma prima di riuscire a farlo cadde addormentato. L’esercito di Lilliput schierato poco lontano, vedendo la situazione, aveva sparato delle raffiche di missili con dentro così tanto sonnifero da stendere anche un gigante come quello che si erano ritrovati sulle loro coste.

Dopo un periodo di tempo che gli sembrava abbastanza lungo, si riprese dall’incoscienza. Ora si trovava al chiuso in quello che gli sembrava un grande hangar. Grande per gli standard di Lilliput, poteva a mala pena stare seduto senza toccare il soffitto. Aveva fame e trovò del cibo già pronto e bevande a volontà. Il sapore era abbastanza schifoso, ma almeno aveva lo stomaco pieno. I lillipuziani avevano pensato proprio a tutto e su di un lato dell’hangar c’era una latrina. Ora che ci pensava bene la sua situazione era molto strana e si sentiva un po’ in colpa per i piccoli abitanti di Lilliput che aveva, involontariamente, ucciso. Passò qualche ora, poi la porta dell’hangar venne aperta ed una immensa delegazione entrò. Erano tutti nobili, era evidente dai loro vestiti strambi e costosi. In testa al gruppo si trovava un individuo che, per quanto poteva vedere, aveva una folta barba grigia, portava un vestito riccamente decorato ed aveva uno scettro in mano. Dietro di lui c’erano altre due figure, uno che per stazza eguagliava quella del primo venuto, e l’altro che anche lui aveva un’aria un po’ pienotta ma non come gli altri due. Si mangiava bene a Lilliput. O almeno lo facevano i nobili.

“Io sono il Sommo Valberici, Imperatore di Lilliput!” esclamò il primo venuto e la sua voce Luca la poté sentire direttamente nella sua testa. “Per evitare incresciosi incidenti, ti è proibito parlare, comunicheremo telepaticamente. La nostra società o Gulliver”  – e a Luca questo termine veniva tradotto in italiano come “O tu che hai la barba lunga e la porti male” – “E’ molto avanzata, sicuramente più della tua rozza creatura. Devi sapere che abbiamo messo un dispositivo alla tua caviglia sinistra, se proverai a scappare o a fare del male a me o a qualunque abitante della mia terra, morirai in maniera atroce. Ti verrà iniettato un potente veleno. Ora che ho la tua attenzione ti vorrei parlare del mio paese Lilliput” – e questa parola lo scrittore la sentiva tradotta come “Bloglandia” – “Abbiamo alcuni problemi da un po’ di anni. Un tempo eravamo la nazione più forte del mondo. Un tempo grazie ai nostri blog controllavamo anche la ribelle Blefuscu. Poi quei dannati inventarono i social network ed iniziò il nostro rapido declino. Tutti i nostri più grandi ingegneri, scienziati, architetti, idraulici sono andati nell’isola di Blefuscu. Ormai qui rimaniamo solo noi, i nobili e i poveracci che non possono affrontare l’impresa di traversare il mare. Quindi ci serve il tuo aiuto. Pensavamo di ucciderti e utilizzare il tuo scheletro per farne un robot ma… dopo la tua dimostrazione di forza abbiamo pensato bene di costringerti ad esaudire i nostri desideri. Ho bevuto molta grappa stanotte prima di giungere a questa sacra decisione. Ora lascio la parola al Grande Tesoriere del regno Eleas Applenap e al Supremo Ammiraglio della Flotta Skyrim Tanabrus.”

I pensieri di Luca erano i più disparati, non sapeva cosa fare, se ridere o piangere. Questi omini erano fuori di melone come pochi.

“Purtroppo” iniziò il corpulento Eleas “le nostre finanze peggiorano sempre di più. Rimangano pochi blog attivi che possiamo tassare e pochi producono della vera ricchezza. Anzi molti di questi stanno pensando di passare al nemico! Tradimento!”  – ed indicò un altro dei nobili che venne prontamente preso dai soldati e giustiziato sul posto senza tanti complimenti – “Quell’uomo, era evidente un traditore, aveva un completo di Versacce che non si poteva permettere. Sicuro aveva imbrogliato sulle tasse. Nessuno può imbrogliare me! Comunque se non troviamo dei soldi al più presto non si potrà tenere la settimanale caccia alla cortigiana di corte che piace tanto al nostro Imperatore… – e la faccia del Sommo Imperatore si riempì di lacrime appena ebbe udito queste parole – e non si potrà più fare la leggiadra festa in maschera da maiali che teniamo mensilmente. Per non parlare del problema delle mutande d’oro. Se continua così il Sommo Imperatore ne dovrà comprare solo una nuova al giorno!” ed il povero Tesoriere si mise a piangere su un fazzoletto tempestato di diamanti.

“La nostra flotta purtroppo” – cominciò il Supremo Ammiraglio che indossava un impeccabile completo da ammiraglio con tanto di cappello strambo… si avete presente quelli da… ammiraglio ecco – “è in declino. Le spese militari sono state le ultime che il nostro Sommo Sovrano ha dovuto limitare. Prima abbiamo dovuto togliere tutti i servizi non essenziali a noi nobili come la Salute Pubblica, l’Istruzione, le Opere di Carità… ma ora anche noi militari soffriamo questa crisi. Quindi il mio consiglio è quello di distruggere Blefuscu e sottomettere i suoi abitanti al nostro volere. Distruggeremo la rete dei social network ed imporremo a tutto il mondo la nostra piattaforma di blog. Il Rimedio Universale sarà l’unica via di comunicazione mondiale! Tu Gulliver ti occuperai di attaccare il porto principale… noi staremo a distanza aspettando la tua vittoria!”

L’Imperatore, Eleas e Tanabrus si misero a ridere in una maniera che oserei definire… da scienziati pazzi dei film horror o per farvi capire meglio, stupidi umani, direi che risero come fa un certo demone cornuto molto sexy e lussurioso. MUAHAHAHAHAHAHAHAH. Alla risata dei tre si unirono anche tutti i nobili ed i soldati presenti nell’hangar.

“Gulliver – disse ora il Tesoriere – quelli che vedi qui sono tutti i veri nobili rimasti sull’isola, siamo noi che governiamo con il nostro pugno di ferro Lilliput. Tutti gli altri sono andati a Befuscu. Siamo rimasti solo noi qui. Siamo tutti delle Blogstar molto famose e ricche. E saremo noi a dominare il mondo… abbiamo anche progetti per il tuo di mondo. Secoli fa un altro della tua schietta arrivò sulla nostra terra e portò distruzione e morte. Questa volta useremo le tue doti per…”

Eleas non riuscì a finire il suo discorso che tutti i presenti sentirono nella loro mente la voce di Luca dire solamente un potente e deciso “No!”.

“Giammai vi aiuterò!” continuò lo scrittore di Godbreaker.

“Come osi ribellarti a me il Sommo Grappettomane di Lilliput! A morte, ritorneremo al piano del robot ci serve solo il suo scheletro, uccidetelo Supremo Ammiraglio!” esclamò Valberici arrabbiato come non mai da questa dimostrazione di libero arbitrio. Non era abituato al fatto che qualcuno disubbidisse ai suoi ordini diretti… beh tranne i traditori. Con quelli sapeva come trattare li costringeva a leggere tutti i suoi post filosofici (che tutti a Lilliput pretendevano di leggere ma nessuno lo faceva realmente) per ventiquattro ore di fila. Alla fine si uccidevano tutti! Però non aveva capito ancora perché.

Skyrim Tanabrus spinse il bottone che avrebbe attivato la loro arma e il veleno, veloce e silenzioso, entrò in circolo nel corpo di Luca che sentì solo una leggera puntura sulla caviglia. Lo scrittore si preparò ad una morte lenta e dolorosa… ma nulla accadde. Si sentiva bene. Anzi meglio di prima. Probabilmente, si disse, tutte le bevute con Adriano Barone l’avevano reso immune ai veleni. Resosi conto della situazione decise di passare all’azione. Si alzò in piedi e senza molto sforzo distrusse il tetto dell’hangar. Emettendo versi degni di Godzilla (almeno pensava che questo fosse l’atteggiamento migliore da utilizzare) si mise  a distruggere tutto quello che trovava. Il Supremo Ammiraglio non trovò scampo e venne schiacciato da una sua scarpa mentre l’opulento Eleas cercò di salvarsi usando il suo ultimo IMegaPod della Appule (che conteneva anche una macchina per fare il caffè e una spada laser), purtroppo il raggio laser era ben misera cosa per Luca che prese il Tesoriere e lo lanciò a chilometri di distanza. La mira di Luca (o la sfortuna di Eleas vedete voi) fu perfetta. Il nobile di Lilliput finì infilzato sulla guglia più alta della Basilica della Sacra Grappa. L’Imperatore ormai rimasto solo venne prontamente preso dallo scrittore che lo mangiò con un sol boccone. Il Sommo Valberici se ne andò postando grazie al suo smartphone un ultimo suo post filosofico che ovviamente non lesse nessuno. Il titolo era “Il Comunismo dell’Imperatore Valberici nell’era del declino post-social network a Lilliput. Considerazione sparse”. Dopo aver finito il suo sterminio di Lillipuziani, Luca si trovò in una situazione alquanto pericolosa. Cosa fare? Gli venne in mente sola una soluzione ai suoi problemi. Andare a Blefuscu e vedere se il sovrano di quel regno, visto il favore che gli aveva fatto sterminando la nobiltà di Lilliput, poteva aiutarlo a tornare a casa. Quindi si recò a Blefuscu, non gli servì nuotare, il fondale era così basso che riuscì a camminare e ad arrivare presto sull’isola vicina a Lilliput. Appena arrivato nel paese dei blefusciani di trovò circondato da gente festante, infatti tramite il web si era sparsa la voce della morte del governo di Lilliput e del malvagio dittatore Valberici. Tutta la gente che vide aveva almeno uno smartphone in mano, c’era chi lo filmava, chi faceva foto, chi postava qualcosa sui social network. Venne ricevuto dal sovrano di queste terra direttamente nel prato della Reggia di Faccia Libro. Il sovrano era un uomo magro, con una corta barbetta e gli occhiali. Indossava un abito nero elegante, giacca, cravatta e pantaloni con una camicia bianca. L’uomo prima di parlare usò uno dei suoi numerosi smartphone poi si rivolse verso Gulliver.

“Il sono il Grande Furchì, sovrano di Blefuscu e ti do il benvenuto a… scusa hanno commentato un mio status su Faccia Libro devo rispondere – e il sovrano si mise di nuovo ad usare uno degli smartphone poi continuò – ti do il benvenuto a Blefuscu e ti ringrazio per aver liberato Lilliput dal crudele governo di… ah, scusa devo fare almeno una foto all’ora per postarla su Istogramma fai cheese! – e il piccolo uomo scattò una foto al faccione di Luca – ci mettiamo l’effetto seppia che ci sta sempre bene e vai! Fatto. Dicevo. Bravo che hai sistemato Valberici e tutti i suoi nobili. Siamo fieri di te. Stiamo mandando aiuti ai nostri cugini lillipuziani e li aiuteremo nella transizione… devo assolutamente abbandonare i blog. Sono morti! Ma dimmi… cosa… oh scusa, ho avuto un cinguettio di rimando su Cinguettare, devo rispondere assolutamente! – dopo che il sovrano ebbe di nuovo usato uno dei suoi smartphone riprese a parlare – dicevo cosa ti serve? Ti possiamo aiutare in qualche modo? Per tornare a casa per esempio?”

“Si, avete un modo per farmi tornare a casa?” chiese, anzi pensò, speranzoso Luca che sinceramente trovava sia la società di Lilliput che quella di Blefuscu molto inquietanti.

“Forse i miei scienziati hanno qualcosa che ti può aiutare, tu aspetta qui io torno nella mia reggia…” – prima di rientrare il Grande Furchì aggiunse, rivolto a se stesso – “Mi stavo dimenticando di fare check-in sul parco della Reggia su Quattropiazze! Lo faccio subito!”

Il gigante che ormai era noto a tutti come Gulliver dovette aspettare qualche ora poi il sovrano tornò e gli disse che il giorno dopo sarebbe tornato a casa. Forse. I suoi scienziati avevano progettato un sistema per viaggiare tra mondi differenti. Pensavano infatti che Luca provenisse da un altro mondo, parallelo al loro e che con la loro macchina potevano farlo tornare a casa. Il giorno dopo di primo mattino tutto era pronto, in un grande campo fuori dalla capitale di Blefuscu era stato allestito quello che somigliava ad un gigantesco Stargate. Luca, che dopo aver passato ormai alcuni giorni in queste piccole isole e che le trovava davvero brutti posti dove vivere, senza pensarci troppo, si buttò nel portale. Non capì quanto durò il viaggio. Se furono pochi secondi o una lenta eternità. Sapeva solo che ora si trovava in un campo di grano. Il problema era che gli steli di grano erano alti come sequoie. Luca stava maledicendo la sfiga, era cascato dalla proverbiale padella alla brace. Non poteva andare peggio di così… la legge di Murphy però è chiara. Se qualcosa può andare peggio, andrà peggio. Ed infatti dal campo di grano sbucò una bambina occhialuta. La bambina, che era alta per Luca una ventina di metri, incuriosita da quello strano insetto lo prese delicatamente con una mano e lo portò vicino ai suoi occhi.

“Che carino!” esclamò la ragazzina assordando il povero scrittore italiano.

“Mettimi giù… ragazzina!” urlò Luca esasperato da tutti questi avvenimenti.

“Sai parlare! Che bello! Che strano animale che sei… io mi chiamo Glumdalclicia ma tutti mi chiamo Licia. Il signore dell’anagrafe era ubriaco quando scrisse il mio nome… tu come ti chiamo scricciolo d’uomo?”

“Lu… ehm volevo dire Gulliver” urlò il povero scrittore per farsi sentire da quella grande piccola bambina gigante.

“Ti porto subito a casa mia Gulliver!” esclamò contenta la ragazzina portandosi dietro quello strano essere che infilò prontamente nella tasca della sua blusa blu.

Il viaggio, assai breve, per Luca non fu molto traumatico e presto si trovò nuovamente alla luce del sole dentro una casa delle bambole. Il viso gioviale di Licia lo sovrastava, la ragazzina aveva preso una piccola spazzola da bambola ed iniziò a spazzolargli i capelli e la barba. Quando questa operazione fu finita, senza pensarci due volte, la carceriera di Luca lo denudò lasciandolo in mutande per poi mettergli dargli un vestito da nobile. Preso ovviamente da una bambola. Lo scrittore si guardò allo specchio e per poco non si riconobbe! Era davvero cambiato. Sembrava quasi un’altra persona. Tipo uno di quelli che poteva entrare senza problemi in un locale di Briatore. Preferiva di gran lunga il suo di look, ma pensava che fosse meglio assecondare la sua padrona. I giorni passarono e il nostro protagonista si adattò a vivere nella casa delle bambole. I suoi pasti gli venivano preparati dalla sua buona carceriera e la maggior parte del tempo lo passava con lei, di solito giocando a prendere il thè con i pupazzi della ragazzina. (Bisogna anche dire che una volta la bambina cercò, senza successo, di farlo accoppiare con una sua bambola. Non fu una bella esperienza, per nessuno.). Licia amava, soprattutto, creare storie usando il povero Luca come protagonista. In tutta la sua numerosa famiglia erano famosi gli spettacoli che metteva in scena la bambina usando i burattini e il suo nuovo e vivo giocattolo. Una delle storie più famose era “Nihal nella Terra di Mezzo”, “Dubhe contro Nyarlathotep” e soprattutto “Il Drago ragazza”. Tutte le protagoniste erano interpretate da Gulliver che indossava dei bellissimi completi creati dalle piccole mani di Licia. Lo scrittore dell’Età Sottile… ah no, quello è quell’altro. Che altro ha scritto Luca oltre a Godbreaker? Ah si, ecco, ora ricordo. Nessuno può dire che Mad Dog si scordi qualcosa! Allora dicevo, si, lo scrittore di Shining, il nostro caro Luca, non amava molto questi spettacoli. Soprattutto la scena dell’accoppiamento tra Nihal e Sennar. Quella se la sognava pure di notte… con orrore! La notizia di questo bizzarro e minuscolo essere umano arrivò fino alla corte del Re e della Regina di Brobdingnag che chiamarono a palazzo la bambina e il suo nuovo giocattolo. Bisogna dire che la bambina adorava Luca, lo abbigliava sempre con vestiti differenti, lo pettinava, lo lavava, lo nutriva. Sapeva come comportarsi con lui, evitava di urlare perché sapeva che poteva far scoppiare la testa al povero Gulliver-Luca. Il giorno solenne in cui il nostro scrittore (che aveva inculcato il pallino della scrittura anche alla sua padroncina) arrivò a corte, fu il giorno in cui la sua vita a Brobdingnag cambiò per sempre. Infatti conobbe il Re Falco e la sua regale sorella la Regina Ninna. Tutti e due i sovrano furono subito interessati a quel minuscolo esserino ma mentre il Re era più propenso a voler vedere come era fatto l’interno di questo Gulliver, la Regina invece voleva sapere se era un essere intelligente in grado di parlare e di comprendere la loro lingua. Per fortuna per Luca, riusciva a capire tutto benissimo grazie all’impianto che gli avevano messo a Lilliput. Il nostro protagonista riuscì a rispondere a tutte le annose domande che gli vennero fatte come “Quanto fa due per due?”, “E’ nato prima l’uovo o la gallina?”, “Se la risposta è 42 qual è la domanda?”. Il Re presto si dimenticò di questo esserino e del suo volerlo vivisezionare, almeno per il momento, e presto la sua massima attenzione al suo più annoso problema… restare giovane in eterno. Aveva provato varie soluzioni diverse, che si erano rivelate tutte fallimentari come bere sangue umano, farsi il bagno nel latte di capra, respirare con una sola narice. La Regina Ninna, invece dal canto suo, fu subito affascinato da Gulliver e lo fece sistemare, insieme alla ragazzina, in una stanza nello stesso piano del suo regale appartamento. Questa Regina era nota in tutta Brobdingnag per essere una delle cantanti migliori del regno. I suoi dischi andavano letteralmente a ruba… nel senso che erano gli oggetti più in voga da depredare per i ladri. Erano le merci più lautamente pagate e rare. Il giorno dopo della sua venuta a corte, Gulliver venne visitato dai tre Dotti della Corte, i dottori Patrignani, Pasqualotto e Azzolini. Dopo averlo lasciato in mutande, i tre anziani uomini dalla lunga barba, iniziano a visitarlo. Lo toccarono con stecchini di legno, palparono le sue membra, lo osservavano con lenti di ingrandimento. Questa visita durò varie ore, poi davanti alla stessa Regina e ad un Re particolarmente annoiato che voleva tornare alla stesura del suo ultimo capolavoro dal titolo “L’Aurora delle Muse dell’Estasia Prodigiosa”, vennero presentati i risultati. I tre saggi, come al solito, non concordavano affatto.

“Per me questo essere proviene da una realtà diversa dalla nostra! Un’altra dimensione del multiverso. Come ho già illustrato nel mio libro Omniverso che spero le nostre maestà abbiano letto. Per mia ferma convinzione ci sono infinite realtà e questo Gulliver ne è la prova. Vorrei squartarlo per scoprire di più da lui!” disse il sommo Dottor Patrignani.

“Il mio esimio collega si sbaglia di grosso!” – esclamò l’egregio Dottor Pasqualotto – “E’ evidente che questa persona è vittima di un restringimento alcolico. Si vede dalla lunga barba e dai lunghi capelli, nonché dalla pelle del viso assai brutta che è un grande bevitore. Evidentemente ha bevuto troppo e si è ristretto di dimensioni. Anche se non concordo con il mio collega, appoggio la sua mozione di squartamento. Sicuramente così sapremo chi ha ragione!”

“Vi sbagliate entrambi carissimi colleghi. La verità è sotto i vostri occhi anche se non la vedete. Questo Gulliver è una pixie. E’ da anni che vado dicendo dell’esistenza di un Minuscolo Popolo che abita la nostra terra ma che è solo relegato alle leggende. Come vedete invece, e come ho scritto nella mia più famosa opera La Stella Evelina, questo esserino fa parte del mondo fatato. Comunque anche se non concordo con loro appoggio la loro mozione per saperne di più da lui dobbiamo squartarlo!” disse, enfaticamente, il dottissimo Dottor Azzolini.

Il Re Falco era molto propenso all’ipotesi dello squartamento, anzi avrebbe voluto curare lui stesso l’operazione anche perché era molto attirato dall’ultima delle ipotesi quella del Dottor Azzolini. Infatti il Re aveva aiutato il sommo Dottor nella stesura del suo libro essendo lui stesso un appassionato di mitologia e creature fantastiche. Per fortuna Gulliver venne salvato dall’intervento della Regina Ninna che voleva conservare e scoprire qualcosa di più di questo strano essere. Furono giorni lieti a corte… non per Gulliver ovviamente. Per tutti gli altri che si crogiolavano di vedere gli spettacoli messi insieme da Licia, il cui futuro come scrittrice sembrava ormai assicurato. La Regina era compiaciuta del suo nuovo acquisto nella corte ed aveva già dimenticato il suo nano e giullare di corte. L’aspetto di questo personaggio è quanto di più regale Luca poté mai vedere in vita sua. Le corna nere e ricurve, i muscolo scattanti, le ali tozze ma nobili, gli artigli affilati. Mad Dog era proprio gnocco, stupendo. E prima dell’arrivo di questo Gulliver era la miglior attrazione che la corte poteva offrire. Negli ambienti intorno alla Regina e al Re si sussurrava che il nano di corte, che era arrivato misteriosamente come Luca nella loro terra mesi prima, odiava il nuovo arrivato. Erano passate due settimane e ancora il nostro protagonista non aveva mai visto questo giullare ma ne aveva solo sentito parlare e aveva molto paura di lui. Poi un giorno mentre stava riposando nella sua casa delle bambole, un puzzo di zolfo raggiunse improvvisamente il suo naso. Aprì la porta della casettina e si trovò davanti il supremo Mad Dog. Il demone ribelle era decisamente più alto di lui ma in confronto ai giganti che abitavano questi paesi era davvero un nano.

“Mad Dog sei tu! Che bello! Sei venuto a salvarmi?” esclamò Luca al colmo della gioia.

“Si… certo!” disse il bellissimo e sexy demone cornuto che poi continuò “Anch’io sono intrappolato in questa topaia. Ormai è questione di tempo prima che ci facciano fuori entrambi. La Regina Ninna si stufa facilmente, ormai ti sta ricevendo meno spesso del solito… presto perderà interesse verso di te e ti darà al Re Falco. E sai cosa ti farà lui!” e Mad Dog mimò un gesto molto eloquente che indicava un dolore lancinante in una certa parte del corpo. Ed in effetti Luca si rendeva conto che le ultime volte che era stato davanti al cospetto della bellissima Regina di questo paese aveva notato la sua noia. Ormai non sapeva cosa inventarsi per farla divertire e aveva ascoltato, anche lui, delle voci preoccupanti per quanto riguardava gli interessi del Re Falco.

“Gnomico uomo non ti preoccupare. Nel periodo in cui nessuno mi osservava, grazie al tuo arrivo, ho creato questo dispositivo” – E il demone ribelle tirò fuori una sorta di piccolo telecomando – “Ancora non l’ho settato per bene però quando l’avrò fatto potremo tornare da dove proveniamo… Un minuto e ho fatto!”

“Dammi il tempo di cambiarmi, ho ancora questo vestito da ragazza…” esclamò sconsolato il povero Luca.

“Non c’è bisogno che ti cambi. Non ti porto con me per farti una favore ma sai… non so quanto durerà il viaggio dovrò pur mangiare qualcosa!” disse Mad Dog tronfio come un tronista di Uomini e Donne.

“Guarda Mad Dog un passerotto, prendilo!” urlò Luca indicando la finestra.

Il demone cornuto scattante quanto un acquirente della Playstation 4 nel primo giorno di vendite, lanciò il piccolo telecomando nella mani del nostro Gulliver, per saltare poi verso la finestra aperta al grido “Vieni da paparino!”.

“Come rubare un lecca-lecca ad un bambino!” disse soddisfatto Luca spingendo l’unico grande bottone rosso del telecomando. Dimenticandosi ovviamente di regolare l’altra manopola. Anche perché non sapeva come farlo. Il nostro eroe scomparve in un lampo di luce lasciando il povero Mad Dog interdetto e urlante di furia. Purtroppo non posso riportare qui quelle parole. Poi vi dovrei venire a cercarvi e dovrei uccidervi tutti. Non sarebbe un bel modo, per voi, di passare il Natale vero? MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH

Luca si trovava adesso, vestito da ragazzina con annesse treccine, in un vicolo oscuro abbastanza puzzolente. Dall’odore capì di essere a Londra, c’era la puzza giusta un misto di fiume, pesce e patatine. Aveva davanti ai propri occhi uno strano manifesto c’era scritto, ovviamente in inglese, “Strength Through Unity, Unity Through Faith”. Non ricordava questi strani slogan l’ultima volta che era stato nella capitale britannica. All’improvviso, da uno dei vicini edifici, dal tetto, balzò un uomo interamente vestito di nero, con uno strano cappello e una maschera di Guy Fawkes.

“E’ pericoloso andare in giro dopo il coprifuoco ragazza…” disse l’uomo misterioso che non riuscì a finire la sua frase. Si sentì quel tipico rumore di… beh qualcuno che vomita, infatti l’uomo aveva visto per bene Luca. Il nostro eroe non era proprio il più bello spettacolo da vedere in un vicolo buio di notte, ecco. Il vestito rosa confetto, le treccine, la barba lunga, le gambe villose come le zampe di un ghiottone. Luca comunque aveva capito che questa non era la sua realtà, quindi spinse di nuovo il bottone rosso e scomparve. Prima però riuscì a dire sorpreso:

“Ma tu guarda… il Movimento Cinque Stelle è arrivato pure qui!”

Gulliver-Luca a questo punto si trovò in una landa desertica, butterata da qualche cespuglio rachidico e da un vento sprezzante. Stava quasi per spingere nuovamente il bottone per andare via quando un’ombra gigantesca oscurò il paesaggio. Dalla paura lo scrittore di Godbreaker e di quell’altra cosa su Pinocchio fece cadere il prezioso telecomando che andò in mille pazzi. Si girò e vide un gigantesca isola volante simile a quella del film Laputa dello Studio Ghibli. Presto sentì che un raggio traente lo prendeva e lo portava su su, fino alla guglia di questa gigantesca isola volante. Venne trasportato in un bellissimo giardino, ricco di piante aromatiche e di fiori. Un uomo, insieme ad un esercito di servi e guardie, lo stava attendendo. Era vestito all’orientale, con un grande turbante arancione e viola. Soprattutto la cosa più bella per Luca era che le persone in questo mondo avevano una dimensione normale.

“Il mio nome è Lord Barbidi, straniero. Abbiamo visto che eri perduto nel Grande Deserto Orientale e il nostro sovrano, il magnanimo e sapiente Adriano Magno. Ti trovi nell’isola volante di Laputa da dove sua maestà amministra il suo immenso regno. Qui troverai studiosi e letterati tra i più dotti al mondo. Purtroppo non posso annoverarmi tra loro, io amministro solo i beni materiali del nostro stupendo monarca. Ora seguimi, ti accompagno da Sua eccellenza, che sarà sicuramente curioso di vedere… ehm, una persona particolare come te!”

Attraversarono immensi corridoi, archi, affreschi, mosaici tutto in stile orientaleggiante. Venne finalmente condotto nella grandissima sala del trono di Adriano Magno. L’Imperatore-Padishà (questo era il suo titolo onorifico esatto) era circondato dalle sei delle sue cento concubine e riposava su alcuni cuscini assiso sul suo trono. Come tutti gli studiosi dell’isola il monarca stava pensando ad un argomento di vitale importanza. Questa volta era l’incidenza della scomparsa dei blog (era giunta notizia a Laputa della tragica morte dell’Imperatore Valberici e di tutti i suoi nobili) sull’editoria del sua paese. Sarebbe cambiato qualcosa? I blog influenzavano le vendite dei libri e il loro successo? Dopo ben tre ore di elucubrazioni, il sovrano giunse ad una risposta e disse:

“Nahhhhhhh!”

Poi si accorse dell’orrore che aveva davanti e per poco non morì di infarto. Infatti bisogna ricordare al caro lettore che Luca non si era ancora cambiato dalla sua fuga dai giganti ed era ancora vestito con l’abito rosa pastello.

“Sei la donna più brutta che abbia mai visto… o l’uomo più brutto. Comunque sei un orrore. Cosa vuoi?” esclamò il magnanimo Re che stava pensando di buttare fuori quel coso dalla sua bella isola.

“Mi chiamo Gulliver e vengo da un posto lontano. Sono scappato dai miei carcerieri, che mi hanno abbigliato in questo modo e… mi chiedevo se sua maestà potesse prestarmi un vestito e potesse indicarmi un modo per tornare da dove vengo…”

“Lord Barbidi dia tutto l’occorrente a questo nostro ospite, poi lo faccia portare alla nostra Accademia sicuramente qualcuno dei nostri studiosi potrà aiutarlo. Ora toglietelo dalla mia vista che ho perso tutta la mia libido almeno per una settimana! E fammi portare un po’ di polvere di corno dell’Unicorno così che possa farmi tornare la voglia…” disse il Re che non era proprio molto contento di questo nuovo e brutto venuto.

Appena si fu cambiato d’abito, ora indossava anche lui una tunica ed un turbante ma di colore blu elettrico, Gulliver si mise a girare per questa misteriosa isola volante. Scoprì che i suoi motori non erano tanto diversi da quelli di un aereo di linea del suo mondo ma che erano atomici.  Incontrò molti studiosi ma nessuno gli fu d’aiuto erano tutti impegnati in pensieri importanti e non potevano essere disturbati. Anzi proprio non lo ascoltavano. Accanto a loro c’era sempre uno o più servi con una bastone nodoso nelle mani quando gli eruditi, sovrappensiero, stavano in pericolo, come scendere le scale o stare troppo tempo sulla tazza del cesso, venivano percossi con questi bastoni. E date che questi filosofi erano anche i nobili, la gente più ricca del regno, non bisogna stupirsi se la carina di scuotitore di menti era la più ambita del regno. Cioè ti pagano per menare uno ricco sfondato, meglio di così si muore! Durante questo suo giro di esplorazione, prima di essere scaricato all’Accademia di Laputa, Gulliver incontrò una persona normale… o quasi. Quest’uomo si faceva chiamare il Borgo-Mastro e diceva di provenire dal mitico Mondo di Oz. Un anno prima lui era colui che gestiva la ridente comunità dei cosplayers di quel lontano paese… purtroppo dopo la sconfitta del malvagio Stregone dell’Ovest, una razza di cosplayers immortali, dei vips in pratica, avevano preso il potere e l’avevano scacciato. Il Borgo-mastro si era vendicato e prima di andare via, oltre a strappare un bacio a tradimento alla Strega del Nord, aveva rubato centinaia di lingotti che formavano la strada d’oro che portava alla Città di Smeraldo. Ormai da qualche mese abitava a Laputa ed era stato accettato da Adriano Magno perché era diventato, in pratica, il più ricco che ci fosse nell’isola. Le finanze di Laputa, all’epoca, dopo una cruenta guerra civile non erano molto buone e il Borgo-Mastro si era accordato per vere sei concubine del sommo Re e la possibilità di vivere per sempre nello sfarzo e nell’ozio.

“Il migliore affare della mia vita!” – gli disse l’uomo dagli occhiali assai trendy a Luca mentre veniva circondato dalle sue concubine assai procaci. Poi il Borgo-Mastro continuò – “Ho capito da dove vieni… è una realtà parallela alla nostra, qualcuno del tuo mondo negli anni è venuto pure ad Oz. La Strega del Nord forse ti potrebbe aiutare ma qui… beh questi che si dicono studiosi sono solo una manica di deficienti!”

Per quanto le parole del Borgo-Mastro avessero un po’ abbattuto le speranze di Luca, andò, accompagnato da Lord Barbidi all’Accademia di Laputa. Vennero trasportati davanti al maestoso edificio dal raggio traente e Gulliver poté vedere lo stato di abbandono in cui versava la terra di Laputa. La sua guida gli spiegò che Adriano Magno regnava solo sull’isola, nominalmente era il re di tutto il paese ma in realtà il regno “terrestre” era amministrato da dei ministri scelti dal popolo. Purtroppo le ultime scelte avevano lasciato molto a desiderare, per vent’anni aveva regnato uno strano nano che era scomparso qualche mese prima adesso regnava il giullare di corte. Lord Barbidi aveva cercato più volte di essere eletto, ma lui era una persona onesta e non voleva illudere i suoi concittadini che quindi votavano sempre per quello che gli proponeva la panzana migliore. I due vennero accolti all’Accademia dal Grande Maestro Markus Varuzza che li accolse con questo grido sconsolato:

“Che amarezza!”

Dopo aver spiegato al dottissimo Dottore in Letteratura da Spazzatura e in Amarezza Conclamata la sua situazione, Gulliver venne condotto nello studio di questo luminare. Questa grande stanza era tappezzata da poster di ragazze in bikini, calendari di ragazze poco vestite, libri della peggiore risma come “Fulmine vampirico” o “Amarezza – Secondo Capitolo” scritto dallo stesso Varuzza.

“Il suo problema è noto come Amarezza da trapasso compulsivo-leninista. Purtroppo non posso aiutarla più di tanto ma lei si deve aiutare da solo. Non è questione dell’io ma del SO che adopera. Dovrà usare Linux perché il Viagra non funziona. Mi spiace ma se il cane non va tanto al lardo se non ci metti i croccantini! La prego di leggere questo mio scritto dal titolo Team Sportivo, l’unica possibilità per l’umanità. Sarà di conforto quando morirà investito da un carro. Ma la prego di pensare che forse l’unico rimedio per la sua soluzione sia un problema di carattere empirico-gallico-nebbioso se pensa che…”

Lo studioso stava ancora parlando quando i due erano già andati via da un bel pezzo. Avevano capito quasi subito che questo Gran Maestro parlava a vanvera. Quindi si inoltrarono per l’Accademia alla ricerca di qualcuno che potesse aiutare Gulliver.

In una stanza assai puzzolente incontrarono una donna alta, giunonica, vestita di una tunica nera che mischiava in un pentolino della terra, delle radici, dei vermi e della corteccia d’albero, per poi scaldare il tutto sopra un fuocherello di un fornello elettrico.

“Spero di riuscire ad arrivare in contatto con la mitica Ecate, la divinità triplice perché voglio chiederle qualcosa di molto importante!” esclamò la studiosa che disse di chiamarsi Aislinn che significava semplicemente Aislinn. Era una parola a caso che si era inventata una mattina dopo una sbornia colossale. Gulliver e il Lord lasciarono parlare questa erudita ma non perché fossero davvero interessati alle sue farneticazioni ma perché questa donna aveva in mano una mannaia. E sembrava avere tutta l’intenzione e la pazzia di usarla.

“Quello che voglio chiedere alla divina Ecate è un quesito che si pone l’umanità dalla notte dei tempi. Non parlo di cosa c’è dopo la morte o del significato della vita e nemmeno di cosa significa avere come risposta quarantadue. No. La domanda che voglio porre io è di chi sesso sono gli angeli? Sono sicura che anche voi vi siete posti questa mia identica domanda, lo vedo dalle vostre facce stupite!” disse la studiosa tagliandosi il palmo della mano e facendo gocciolare alcune stille di sangue nell’intruglio per poi berlo tutto in un sorso. Il nostro dinamico duo (ma de che!) era intanto andato via quatto quatto da questa stanza per capitare in un’altra in cui si trovavano due ragazze. Una era alta e l’altra era bassa, una aveva una carnagione più scura e l’altra una carnagione più, una era vestita tutta di nero… e l’altra pure. I loro vestiti,ricordarono a Luca quelli delle classiche streghe dell’iconografia medievale. Avevano persino il porro sul naso adunco e il capello strambo. Quella alta, che scoprirono chiamarsi Odry da una targhetta che aveva sul collo, stava buttando vari ingredienti in un calderone. L’altra invece stava creando una bambola vudù. Si, lo so, il vudù e le streghe europee sono un po’ come la maionese sul cioccolato, ma queste due studiose, come tutti in quest’Accademia, per quanto si professassero eruditi erano più ignoranti persino di certi parlamentari leghisti! Lord Barbidi interpellò le due studiose chiedendo cosa stessero studiando.

“Io sto creando una bambola vudù, è il mio ennesimo tentativo ma sono sicura che questa volta ci riuscirò! Grazie a questa bambola riuscirò a controllare le persone, perché la mia teoria, e ricordatevi il mio nome Princess Pamela, perché questo nome risuonerà in tutto l’universo! AHAHAHAHAHAH Si, la mia teoria è che tutti noi siamo in realtà bambole… dei giocattoli di un bambino e tutto il nostro mondo è il suo parco giochi. Così creando e facendo funzionare una di queste bambole avrò la conferma di quanto affermo. La mia compagna ha fatto voto di silenzio… cioè gli altri accademici gli hanno cucito la bocca perché parlava troppo. Sta facendo un minestrone da mangiare partendo da ingredienti quali scaglie di drago, naso di talpa, dito indice di nerd, alluce di Martin e cose del genere. Pensa che anche questi ingredienti tutti mischiati insieme facciano un minestrone nutriente e sano. Volete provarlo?” disse tutto d’un fiato la strega che era intenta nella creazione delle bamboline. A quel punto Gulliver era già scappato via, rincorso da Lord Barbidi che gli doveva ancora consegnare una copia del suo ultimo libro dal titolo “L’Acciuffaragni di Talos”. Era la biografia del Lord, la sua infanzia passata nella città ricca di studiosi eccentrici e disattenti. Uno dei best seller di questo particolare paese. Luca stava correndo con tutte le sue forze, iniziava seriamente ad odiare tutti questi strani posti dove capitava, stava iniziando anche ad odiare il fantasy e se fosse riuscito a tornare a casa aveva deciso di diventare uno scrittore di Harmony. Stava scappando come un forsennato quando non si accorse che era entrato in una stanza che aveva un pentacolo sul pavimento. Fu un momento. Entro nel simbolo esoterico tracciato con il gesso per un attimo proprio quando uno studioso stava leggendo delle parole da un libro molto antico, che pensava essere un trattato di cucina, il libro si intitolava “Necronomicon”. Luca sparì in un lampo di luce rossastra e una puzza di zolfo aleggiò tutto intorno. Lo studioso impazzì del tutto dopo aver letto quel famoso ed antico tomo e venne eletto quindi Grande Maestro dell’Accademica di Laputa. Ormai il nostro eroe non ci faceva più caso, portali, teletrasporto, magia. Era abituato. Niente poteva più sconvolgerlo. O almeno era questo che pensava. Ora si trovava in un grande palazzo silenzioso, pieno di servi muti, incappucciati che gli indicavano solo una porta lontana. Questo edificio, dove ora si trovava, sembrava un grande palazzo della Chiesa di Roma, dove avrebbe potuto alloggiare un Papa o un importante Cardinale. C’erano grandi vetrate istoriate, statue, arazzi, affreschi. E poi c’era quella porta lignea che rappresentava il giudizio universale così come l’aveva ricreato Michelangelo nella Cappella Sistina. L’immenso portone si aprì da solo per rivelare una grande stanza in penombra con un unico punto interamente illuminato, un trono che sembrava fatto di agata verde e di alabastro. Sopra questo bellissimo trono si librava, di qualche centimetro in aria, un uomo che vestiva con un completo nero e con un mantello rosso svolazzante. Nella sua mente Luca sentì la voce di quest’uomo che lo invitava ad avanzare.

“Luca Tarenzi noto come Gulliver io sono il Dimitri Supremo di questa realtà. Sono il più grande stregone che esista e sei stato mandato qui per un motivo preciso. Vieni avanti, grazie alle mie abilità negromantiche chiameremo gli spiriti dei defunti così che tu possa capire cosa ti sta succedendo.” esclamò questo sapiente mago con dei baffetti davvero ridicoli.

Gulliver si avvicinò titubante a questo strano uomo e gli chiese di conoscere e far venire tutte figure molto importanti nella storia dell’umanità. Rimase per giorni e giorni a discutere con Walt Disney, Frank Herbert, Edgar Allan Poe, William Hartnell e Bram Stoker, tra i tanti. Poi un giorno, l’ultimo giorno in cui Luca sapeva di poter restare in questo mitico regno dei Glubbdubrid (cioè degli Stregoni. Era una sorta di parolaccia che la gente normale usava per indicare gli stregoni. Perché per quanto potenti e saggi se c’era qualcosa che non andava con il tempo atmosferico o con il tempo temporale… sapevi che era colpa di quei coglioni di stregoni. Ecco cosa significava esattamente Glubbdubrid proprio coglioni di stregoni!), il Dimitri Supremo convocò… la Morte stessa! L’Eterna Falce aveva l’aspetto di una bellissima ed algida ragazza, con la pelle bianca come l’avorio e i capelli lunghi e neri come l’ebano. Aveva delle stupende ali nere come un angelo ed indossava un completo anch’esso nero. La luce rifuggiva questa creatura mitica che era accolta  nel buio ma che ugualmente rifulgeva di una sinistra luminosità oscurità. Questa creatura mitologica era la gnoc… ehm, era la nemesi della vita, l’annullamento dell’esistenza, la Playstation 4 nuova che ti si rompe al primo utilizzo. Era tutte queste cose messe insieme e anche di più. La sua presenza era spettrale e stupenda allo stesso tempo.

“Luca Tarenzi detto Gulliver tu… mi rivedrai!” fu l’unica cosa che disse prima di sparire in una nuvola di fumo nerastro.

“E per dirmi questo dovevo sopportare tutto quello che mi è successo?” disse arrabbiato il nostro eroe. In effetti non aveva tutti i torti eh. Comunque il Dimitri Supremo si accorse che ormai la moglie era quasi tornato a casa, aveva giocato abbastanza con questo nuovo animaletto ed era ora di riportarlo a casa sua. Infatti la sua compagna non amava questi ospiti particolari e il marito poteva invitarli nella loro dimora sono quando lei non era presente. Tutto di fretta pronunciò un incantesimo di teletrasporto ma si sbaglio e mandò il povero scrittore di Godbreaker in un altro posto da favola. Dove il livello di gnoccanza era assai alto. Sto parlando del mitico Cosplayland del Mondo di Oz. Ora Luca poteva vedere vicino a lui solo figoni e figone vestiti con i cosplay più belli e particolari del mondo. C’era ragazze vestite da Lamù altre da Lara Croft, ragazzi che avevano il cosplay degli spartani di 300 e altri che erano tratti da Ken il Guerriro. Insomma c’era per tutti i gusti. Ora Gulliver si ricordò che il Borgo-Mastro gli aveva parlato di questa mitica terra dove tutti si vestivano in questo modo strambo e che ora era governata dai Cosplayers Immortali una sorta di vips del cosplay. Presiedevano alla giurie del cosplay, vincevano le gare, avevano coppe e coppette che facevano invidia agli attori di Hollywood, avevano stuoli adoranti di fans e… beh erano immortali. Luca venne prontamente vestito da Radagast dai film dello Hobbit di Peter Jackson e venne presentato alle sovrano di questa mitica terra. Davanti ad un triplice trono che si trovava davanti ad un albero immenso che sembrava arrivare fino alle stelle si trovavano le Madri di Tutto. A sinistra c’era Sbabby, una ragazza bellissima che aveva… occhi… si, occhi, molto belli e che indossava un costume di Ms Marvel l’eroina della Casa delle Idee. Ai suoi piedi c’era un gatto gigante con il cosplay di Chewbecca da Star Wars. In mezzo invece si trovava una formosa ragazza che si chiamava Mary ed indossava un costume di Harley Quinn, la compagna del Joker. Il suo sorriso sogghignante avrebbe fatto sciogliere pure il più algido degli uomini (dalla paura, dalla lussuria, dalla pazzia, fate voi!). A destra invece si trovava la leggiadra e avvenente Noy che invece portava una parrucca verde e un cosplay tutto nero, sembrava un abito da balla di quelli che si usavano un tempo nella nobile Europa. Ed in effetti questa ragazza, forse più delle altre due, aveva un portamento nobiliare, da aristocratica. Comunque questo costume era del personaggio noto come C.C. da Code Geass. Ai piedi di questa ragazza c’era un gatto gigante con il cosplay della pantera viola di Skeletor. Le Madri di Tutto parlavano l’una dopo l’altra concludendosi le frasi a vicenda, in maniera sinceramente un po’ paurosa, pensavano anche tutte e tre insieme, era no quasi un’unica mente. Ed erano bellissime oltre ogni dire.

“Non sei il primo straniero che giunge nella nostra terra. Purtroppo l’Imperatore di Oz è scomparso un anno fa e l’unica che forse ti può aiutare è la Strega del Nord, che abbiamo appena chiamato. Ci scuserai Gulliver della Terra ma abbiamo molte questioni da affrontare.” e con questo le Madri di Tutto lo congedarono. Il nostro Luca non disse nulla perché era abbagliato dalla bellezza di questa cosplayers e ancora di più lo fu quando arrivò la Strega del Nord che aveva cambiato cosplay. Quest’anno indossava un completo nero e gotico, in cui risaltava il corsetto, gli stivaloni e il mantello con annesso cappuccio. Senza contare il fisico, oh, si quello si che risaltava. Uno stuolo di gatti randagi circondava questa figura che emanava una grande gnoccanza. L’unica cosa che sussurrò la Strega del Nord fu:

“Avvicinati!” una sorta di comando morale-imperiale-sacro-profano. Ecco pure Mad Dog avrebbe ubbidito. Forse. Non lo so. Penso di si. Vedremo! Però il nostro Luca si avvicinò subito, subito, obbediente, come un cagnolino. Appena fu vicino a questa bellissima figura, Gulliver venne baciato in fronte e partì per un reame fatato. Nel senso che ci rimase quasi secco. Perse i sensi di colpa e si risvegliò in un luogo molto strano. Almeno per i suoi attuali standard. In questa regione, come ebbe modo di scoprire nel corso dei giorni in cui ci abitò, ci vivevano principalmente due razze di esseri. I Centauri, saggi, eloquenti, compassionevoli che governavano questo regno chiamato Fantasy Kingdom e un’altra razza, assai abbietta, che assomigliava incredibilmente agli esseri umani ma che non poteva parlare ed era usata solo per i lavoro di fatica perché non era per niente intelligente. Questi esseri chiamati Nerd erano solo in grado di parlare una propria lingua orrenda e gutturale, erano avidi di ninnoli senza senso, litigavano di continuo con i propri simili per delle stupidaggini e potevano essere facilmente beffati dai centauri se questi usavano alcuni accorgimenti psicologici molto semplici. In questa landa da favole, in cui tutto era perfetto, pulito, in ordine, quasi militaresco (tranne ovviamente le tane dei Nerd), il nostro Gulliver venne accolto da un centauro famoso per la sua eloquenza, che veniva chiamato lo Zarbo. Lo scrittore dei libri che ormai conoscete solo di titolo restò molto impressionato dall’intelligenza dei centauri e anzi si sentì svilito perché erano molto più dotti e saggi degli esseri umani suoi simili e degli abietti Nerd che erano, probabilmente, una versione degradata degli homo sapiens. (Sta a voi decidere quanto degradata). Comunque Luca passò molto tempo a parlare della vasta letteratura orale, della società e dei costumi dei Centauri con il suo Giusto Padrone, come chiamava lo Zarbo. Scoprì che il suo padrone di casa era un grandissimo erudito in discipline e aveva composto, ovviamente oralmente,  molti trattati quali “Sopravvivenza alle fiere dei fumetti”, “Essere centauri nell’era di internet”, “Evitare di morire schiacciato da una folla di Nerd assatanati” e soprattutto “Gestire una conferenza di Nerd che non ti aspettavi di gestire”. Anche lo Zarbo e gli altri della razza dei Centauri furono contenti di conoscere Luca e sorpresi perché vedevano che era molto simile alla razza dei Nerd. Anche perché Luca era riuscito a recuperare a Cosplayland una maglietta di Avril Lavigne e la portava tutto fiero senza sapere che proprio la nota cantante era una degli idoli dei Nerd. Però i Centauri videro che questo Gulliver era un po’ più intelligente della razza che loro dominavano, anche se aveva qualche pelo in più. Comunque la notizia dell’arrivo di questo inatteso ospite arrivò fino alle fine orecchie equine del Padrone Supremo anche chiamato Potente Padrone, un Centauro che era al di sopra degli altri per la potenza del suo sangue metallaro, questo Centauro era nome con il nome di il D’Andrea. Appena questo superbo esemplare della razza dei centauri ebbe saputo della esistenza di Luca, lo mandò a chiamare. Si incontrarono in una brulla pianura in cui erano stati convocati anche molti altri centauri e Nerd per assistere… alla morte di Gulliver. Infatti il Padrone Supremo temeva che questo inaspettato arrivo avrebbe potuto risvegliare lo spirito di libertà dei Nerd portandoli alla rivolta. Questo non doveva capitare infatti i Centauri erano molti meno della razza abbietta e li controllavano con il pugno di ferro che conveniva ad una razza più forte come la loro. Luca stava iniziando a sospettare qualcosa quando vide che alcuni centauri giovani gli facevano segno di volergli fare un sorriso sulla gola. Il Padrone Supremo, fumando una sigaretta e guardandolo attraverso i suoi occhiali alla moda, gli disse:

“Sei decisamente un esemplare interessante ma ora muori. Ciao.”

Era stato di poche parole perché… beh, uno come lui aveva molte centauree a cui… badare, e c’era poco tempo per altre cose. Ecco. Poi oh l’avevo pagato per ammazzare Luca. E che cavolo mi ha fatto restare per altri due mesi in quel posto con i giganti, certe cose non si perdonano! Purtroppo appena il D’Andrea ebbe pronunciato la sua sentenza, tutti i Nerd insorsero. Infatti questa schietta abbietta aveva visto come veniva trattato bene Gulliver, l’aveva eletto a suo modello, eroe, ed ora che sentivano che veniva messo a morte si ribellavano contro i proprio padroni. I Centauri non ebbero scampo contro il numero sovrastante e schiacciante di questi esseri assatanati che in poco tempo li trucidarono tutti. La cosa più inquietante, per Luca, oltre a vedere la testa del suo Giusto Padrone, lo Zarbo su una picca, fu di notare che tutti i Nerd ora avevano il suo aspetto. Infatti questi esseri, ma nessuno l’aveva mai saputo prima, avevano proprietà camaleontiche e riuscivano anche ad imitare, un minimo, il linguaggio di un essere simile a loro. I Centauri erano troppo diversi per essere imitati ma l’home sapiens e l’home nerdarensis sono assai simili avendo un progenitore comune l’home idiotus. Nel mentre il Padrone Supremo girava allegramente, ma non per lui, su un immenso spiedo. Gulliver decise di fuggire da quello che era ora diventato un lungo infernale dal paradiso quale era, purtroppo non vedeva molte alternative. Sapeva bene che questi esseri, questi Nerd, presto si sarebbero rivoltati contro di lui. E l’avrebbero ucciso in maniera… molto cruenta. (Anche perché un certo demone cornuto li avrebbe incitati a farlo, sappiatelo). La salvezza, diciamo un deux ex machina, arrivò dall’Imperatore di Oz. Questo essere che viaggiava per le diverse dimensioni con un completo bianco ancora intonso anche se era passato già per la pantagruelica cena della Vigilia di Natale, apparve dal nulla per salvare Luca.

“Vieni qui Luca, ti ho creato un portale che ti porterà a Lucca, dove tutto è iniziato!” esclamò l’enigmatica figura che indossava anche una maschera d’avorio bianco. Bastardo! Poveri Elefanti!!111 Uccidiamolo! Viva il Movimento del Pentacolo! Dicevo, ecco, che il nostro eroe riuscì ad attraversare il portale ma subito dopo lui, prima che si chiudesse, passò anche uno dei Nerd che aveva il suo aspetto. Luca pensava di essere salvo, ah che bello assaporare di nuovo l’aria di Lucca, che bello vedere le pantegane che nuotavano felici nei canali della cinta muraria, che bello vedere le stelle che si conoscono. Era arrivato alla piazza del Duomo e vedeva i suoi amici, li salutò calorosamente dicendo:

“Non potete immaginare cosa mi è successo!”

Poi venne falciato da una carrozza fantasma, la sua vita si spense sotto gli zoccoli di ronzini dagli occhi di fuoco e il corpo maciullato venne lasciato a quelle stesse stelle che stava osservando con amore e delizia. I suoi amici erano sconvolti ma vennero rallegrati quando videro un altro Luca emergere dalle nebbie del tempo. Era il Nerd che l’aveva seguito e che da allora ha preso il posto del vero Luca Tarenzi. Anche se parla in maniera un po’ meno… sapiente e non usa molti verbi. Poi è pure meno villoso! Insomma tutti ci hanno guadagnato. Bisogna anche aggiungere per essere pignoli che la carrozza che trasportava l’Ambasciatore di Dakar alla reggia londinese della Regina Thirrin per il ricevimento dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis era in ritardo e per questo correva. Era solo in ritardo di qualche secolo. La sovrana illuminata (nel senso che aveva sopra un lampadario) quando seppe che l’Ambasciatore di Dakar avrebbe ritardato per qualche altro anno disse soltanto:

“Tagliategli la testa!”

E con questa bella frase, degna dello spirito natalizio finisce il racconto di Natale di quest’anno. Cosa vi ha insegnato? Mah sinceramente non so voi a me Mad Dog il demone cornuto ha insegnato a non fidarmi mai degli scrittori fantasy. Cattivi! E’ giusta l’ora di salutarvi con queste canzone che vi esorto a comprare. Buon Sol Invictus a Tutti!

Personaggi

Luca Tarenzi-Gulliver: Luca Tarenzi

L’Imperatore di Lilluput: Valberici

Il Grande Tesoriere del regno Eleas Applenap: Gianrico Gambino

Il Supremo Ammiraglio della Flotta Skyrim Tanabrus: Gianluca Ninci

La Segretaria degli Affari Privati Fedred Des Tizios: Federica Di Tizio

L’Imperatore di Blefuscu il Furchì Supremo: Fabrizio Furchì

Glumdalclicia: Licia Troisi

La Regina di Brobdingnag, Ninna: Rossella Rasulo

Il Re di Brobdingnag, il Falco : Francesco Falconi

I Tre Dotti di Corte: Leonardo Patrignani, Mario Pasqualotto, Luca Azzolini

Il Nano di Corte: Mad Dog

Il Re di Laputa Adriano Magno: Adriano Barone

Il Borgo-Mastro: Borgo

Lord Barbidi: Francesco Barbi

Gli Accademici di Laputa: Marco Varuzza, Aislinn, Pam, Odry.

Il Re dei Glubbdubrid aka Stregoni: Francesco Dimitri

Morte: Liz Nemesi Biella

Le Madri di Tutto: Sbabby, Noy e Marychan.

La Strega del Nord: Giulia G. Astaroth

Lo Zarbo: Alfonso Zarbo

Il Potente Padrone, Signore dei Centauri: Gl D’Andrea

L’Imperatore di Oz: Francesco Roghi

Thirrin nella parte della Regina Thirrin

Viola Vitali nella parte dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana Viola Vitalis

Lucca Comics & Games 2013 – Il racconto – The End

(Lo so, è passato tanto tempo, però ecco qui il finale del racconto di Lucca di quest’anno!)

“Affascinante…”

Il Dottore era davvero interessato a questa galleria di personaggi che erano appena apparsi. Li conosceva alcuni, aveva letto i loro fumetti. Certo era tutta un’altra cosa poter vedere e analizzare con il cacciavite sonico un essere che pensava o si proclamava un Dio come Thor, esseri mutati come la Cosa o gli Hulk o mutanti come… quel tappetto peloso.

“Cocco, toglimi di dosso quell’affare!” aveva ringhiato questo mutante con un costume giallo e blu che il Dottore ricordava chiamarsi Wolverine.

Gli scrittori ormai erano veramente fuori di testa, le loro più folli fantasie si erano finalmente avverate. Soprattutto Adriano Barone stava letteralmente piangendo dalla gioia perché vedeva tutti gli eroi della sua infanzia davanti ai suoi occhi. Anche se aveva occhi soprattutto per le eroine. Chi non era rimasto con le mani in mano era Anubis, appena erano comparsi gli eroi, aveva iniziato subito a dare ordini o come li aveva chiamati lui “consigli”. Infatti l’antico Dio egiziano sapeva bene che aveva davanti tante teste calde… e poi c’era pure Destino.

“Hank Pym, Reed, Iron Man, Pantera Nera, Bestia, Dottor Nemesis, Dottor Strange, Maximus, Loki voi siete gli scienziati e i mistici che ci servono per risolvere la situazione. Voi – e il Dio della mummificazione indicò tutti gli altri – sarete la forza di contenimento chi di voi sa volare cercherà di contenere l’attacco nell’aria, chi è di forza omega come gli Hulk e la Cosa ingaggerà il nemico quando starà a terra, chi invece ha poteri minori o nessun potere aiuterà i civili nell’evacuazione. Emma Frost e la Naiadi ci coordineranno da qui. Il nostro comandante sul campo è Capitan America. Tutte le forse del Senato Unito delle Dimensioni, della Nato, e dell’Italia sono al suo servizio, Steve Rogers.”

Anubis sapeva riconoscere qualcuno che poteva anche essere più capace di lui nel coordinare la battaglia. Forse uno dei pochi poteva essere solo l’uomo che aveva contribuito alla sconfitta dell’Asse nell’Universo della Marvel. Tutti gli eroi accettarono di buon grado il discorso tranne… due soggetti a cui il Dio rimediò subito.

“Ah, tu, Otto Octavius che stai nel corpo di Spider-Man, tu rimarrai qui, la tua esperienza di scienziato serve qui. Mentre il Dottor Destino, per quanto tu sia il più geniale tra tutti loro ci servi fuori, sei il più potente e forse l’unico che può contrastare Thanos.”

“Lo sapevo che c’era qualcosa di strano in te… ne riparliamo dopo…” disse laconico il tappo canadese ad un attonito Superior Spider-Man. Era bastata una frase per smontare tutta la sua arroganza e la sua copertura. Ora vedeva negli occhi di tutti i suoi “amici” Vendicatori la consapevolezza di chi era realmente.

“Destino è lusingato delle tue parole testa di sciacallo ma Destino rimarrà qui dove può essere più… prezioso.”

La voce fredda del signore della Latveria era autoritaria e chiara. Non ammetteva concessioni.

“Ehi, borioso testa di latta se ti hanno detto di andare fuori, vai fuori!” disse Adriano Barone che voleva veramente affrontare Victor Von Doom. Probabilmente il thé con l’Oki l’aveva fatto andare fuori di testa.

“Destino non accetta che gli si parli così. Inginocchiati e chiedi scusa umano se non vuoi morire! Destino lo ordina!” esclamò Von Doom con voce squillante.

“Qui nessuno uccide nessuno, nemmeno se sei dentro un’armatura tutta luccicante Destino. Posso disattivare tutti i tuoi gadget con il mio cacciavite sonico… ma penso che tu sia più propenso a volere vedere se veramente riesci a sconfiggere da solo Thanos… secondo me non ci riesci…”

Il Dottore era intervenuto appena in tempo, non si scherza con Von Doom. Almeno era quello che dicevano i fumetti!

“Destino sconfiggerà Thanos! Vi inchinerete tutti a Destino!” disse il tiranno di Latveria andando via boriosamente.

“Destino parla in terza persona come un idiota!” esclamò di rimando Adriano che forse voleva far colpo sulla Spider-Woman o su Blackwidow ma riuscì solo ad attirare l’attenzione di Deadpool.

“Coso, io ci vengo al tuo funerale, contaci!” disse il mercenario chiacchierone uscendo dal TARDIS con le sue affilate katane.

Il Dottore si mise al lavoro con gli scienziati e mistici dell’Universo Marvel lasciando per un attimo da parte le persone normali.

Luca, che si era assentato da un po’ di tempo, tornò con secchi pieni di pop corn e li distribuì ai suoi amici.

“Tanto ormai siamo personaggi secondari di questo racconto!” disse.

Nello stesso momento Francesco Dimitri era assorto nella contemplazione del Dottor Strange ma soprattutto del mitico Occhio di Agamotto. Mentre Aislinn era entrata nel TARDIS per vederlo per bene, per capire per bene il trucco del “E’ più grande all’interno che all’esterno”. Invece Francesco stava ascoltando i discorsi del Dottore e dei suoi nuovi “compagni”.

“Il Cubo cosmico per ora ha esaurito il suo potere quando mi ha portato qui…” disse Loki sconsolato.

“Dobbiamo trovare un modo per ricaricarlo…” espresse Reed Richards per tutti.

“Se tornassimo indietro nel tempo? Hai detto che il TARDIS è una macchina del tempo, giusto Dottore?”

“Anthony Stark purtroppo ci ho provato, il TARDIS non riesce a muoversi da questo lungo, almeno temporalmente. Siamo bloccati.”

“Anche noi non riusciamo ad usare i nostri dispositivi crono-spaziali. Deve essere tutto causato dal Cubo Cosmico…” esclamò il Dio dell’Antico Egitto.

“E come ha fatto allora quel demone ad arrivare da noi e a portarci qui?”

“Magia Pym, ha usato la magia, una magia che non conosco, demoniaca, forse possiamo usarla…”

“Non potete usare la magia di Mad Dog, Dottor Strange… quanto fa fico parlare con voi! Comunque non potete usare la magia di Mad Dog, ci vorrà qualche ora prima che possa fare un altro viaggio come ha fatto con voi…” disse Francesco abbastanza imbarazzato di parlare con gente che aveva un Q.I. probabilmente il doppio o il triplo del suo.

“E tu caro ragazzo come sapresti queste cose?”

“Mr Bestia… o dovrei chiamarla Dottor McCoy? Io sono… lo scrittore. E’ complicato. Lasciate perdere.”

“Straordinario!” esclamò il Dottore facendo girare tutti verso di lui. Il Signore del Tempo continuò dicendo “L’energia che da potenza al TARDIS è la stessa del Cubo Cosmico ma non riusciremo mai a ricaricare il Tesseract in poco tempo… come va la battaglia Miss Emma Frost?”

“Non bene Dottore. Le forze di Thanos sono soverchianti e Destino, gli Hulk e Drax le stanno prendendo di santa ragione da questa versione del Titano. E’ molto più forte di quello che conosciamo noi. Ha anche una Gemma dell’Infinito dalla sua parte…. comunque non riesco a leggere, nella sua mente, la risposta questa domanda… Doctor chi?”

“Ed è meglio così, mi creda bella gnocca!” disse Adriano che subito dopo ebbe una strana urgenza di farsi fare le treccine da Aislinn.

“Ci serve un conduttore di energia che colleghi il TARDIS al Cubo Cosmico… se avessi accesso al mio laboratorio in Wakanda!”

“Ma non possiamo siamo bloccati in questa topaia senza superumani!” concluse Maximus, che non era proprio avvezzo alle buone maniere.

Intanto Francesco Dimitri, Imp e Luca si erano messi a parlare per conto loro mentre Adriano cercava in tutti i modi di convincere Aislinn a fargli delle belle treccine ai capelli.

All’esterno la situazione era caotica, squadre di soccorso, le forze armate italiane e gli eserciti della NATO accorsi tramite dei mini portali messi a disposizione da Anubis stavano evacuando la città mentre i Vendicatori e tutti gli altri eroi cercavano di contenere l’avanzata di Thanos e dei Chitauri. Il Duomo della città venne sbriciolato quando una balena Acanti ci piombò sopra dopo che Rulk l’ebbe distrutta. Carri armati volano nel cielo, elicotteri venivamo abbattuti. Sembrava la fine del mondo e forse lo era. Il Dio dell’Antico Egitto era riuscito a convincere il presidente Obama e gli altri leader mondiale a non utilizzare le armi atomiche, sarebbe servito solo a uccidere degli innocenti non certo a fermare uno come Thanos.

Mentre gli scienziati e i mistici stavano ancora discutendo come fare per risolvere la situazione, nella Sala della Guerra piombò, spargendo sabbia rossiccia dappertutto, lo stesso Anubis.

“Stiamo perdendo… avete una soluzione?”

Ma intorno aveva solo sguardi sconsolati.

“Una soluzione c’è sempre, non abbiamo pensato abbastanza!” esclamò il Dottore che riusciva a non far vedere quanto era preoccupato.

“Una soluzione c’è… noi ci abbiamo pensato – disse Imp indicando i suoi amici scrittori che erano anche dei nerd incalliti – potremmo usare la Sfera Genkidama da Dragonball… connessa alla…”

“Genkidama? Cosa sarebbe scimmia?” disse il Dottor Nemesis. Anche lui come Maximus aveva bisogno di un corso d’urgenza di buone maniere.

“E’ la sfera che usa Goku per sconfiggere…” cercò di dire Francesco poi sentì una sorta di altra mente nella sua mente. Era Emma Frost che estrapolò quello che Imp sapeva su questa tecnica per trasmetterla a tutti gli altri.

“Quindi magia. Odio la magia. Con tutto il rispetto che ho per te Stephen…”

“Io non capisco nulla della tua tecnologia, quindi siamo pari Tony. E’ una strana magia, come non ne ho mai vista… ma potrebbe funzionare. Abbiamo ancora bisogno però di un catalizzatore…”

“Lou useremo la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali, scommetto che usa la stessa energia del TARDIS e del Cubo Cosmico!” disse l’Imperatore Bianco che poi fece comparire dal nulla uno spadone a due mani, risplendente, con sette gemme infisse nella lama. Ognuna di un colore diverso.

“L’ho inventato prima di sapere cosa fossero le Gemme dell’Infinito, sia chiaro eh! Comunque Lou faremo come a Colonia contro Dark King…”

“Potrebbe realmente funzionare…” disse freddamente Anubis. Era il massimo che poteva permettersi di dire. Avevano forse una minima speranza di farcela. Intanto Francesco aveva fatto cascare la Spada. Si la poteva anche evocare ma rimaneva un pezzo di metallo pesantissimo per lui.

“Interessante! Avevi ragione Francesco in effetti questo manufatto la stessa energia del TARDIS e del Cubo Cosmico. Anzi… se il cacciavite sonico ha ragione sta comunicando con la mia cabina blu e con il Tesseract!” esclamò il Dottore sorpreso. Questa era la giornata delle sorprese per tutti.

“Se i nostri calcoli sono esatti dobbiamo collegare questa Spada al suo TARDIS e il TARDIS al Cubo. Poi dovremmo collegare il TARDIS al castello…” disse Reed Richards e T’Challa finì per lui.

“L’energia che useremo con il procedimento della Genkidama arriverà alla Spada, da quel che abbiamo potuto analizzare anche la Spada ha… dell’energia…. sembrerebbe simile a quella dei Celestiali, per quanto poco noi la conosciamo.” Poi continuò Tony Stark.

“Poi l’energia verrà trasferita al TARDIS, la potenzierà con la sua e caricherà il Cubo Cosmico quindi il Cubo Cosmico la butterà fuori tramite il TARDIS verso il Castello…” Infine concluse Otto Octavius.

“Quindi questa energia verrà sparata tramite uno dei cannoni che hanno qui verso il portale e verso le forze di Thanos. Certo se avessi potuto lavorarci io sarebbe stato meglio… ma non abbiamo tempo.”

“Dobbiamo contenere le forze dei Chitauri in una zona precisa vicino al portale… se ne dovrà occupare il Dottor Strange, Susan Storm e chiunque altro possa avere abilità di questo tipo”. disse la Bestia.

“Li aiuterò io, venga con me Signore delle Arti Mistiche.” e Anubis scomparve insieme a Strange in una nuvola di sabbia.

“Qualcuno deve parlare alla Terra e ai suoi abitanti per convincerli a donarci parte della loro energia…”

“Ho informato io Madre Terra. Vi aiuterà come può. Ho avvertito anche gli spiriti guida degli animali, anche loro sono dalla nostra parte. – disse una nuova figura, incappucciata, che era comparsa dal nulla. Sul suo braccio sinistro giaceva un serpente sibilante, ai suoi piedi invece si trovava un cane dagli occhi fiammeggianti. La sua voce era triplice. – Io invece vi metterò in contatto con gli esseri umani. Spero che questo possa rispondere al tuo pensiero, Pantera Nera del Wakanda.” concluse la figura togliendosi il cappuccio e mostrando il suo triplice volto. Un volto era di vecchia, uno di giovane ed uno di donna adulta. Era la Divina Ecate che era stata chiamata da Anubis, suo compagno di secoli prima.

Aislinn era rimasta ancora più di prima a bocca aperta infatti ora aveva addirittura di fronte una divinità che aveva inserito nel suo ultimo libro.

“Bambina, ho apprezzato il modo in cui ci hai rappresentato.” disse la Dea che superava in altezza la stessa Aislinn accarezzando con una mano mortalmente gelida una guancia della scrittrice.

“Loki sarai tu a farci da portavoce!” esclamò Imp che si stava scervellando per  capire chi poteva fare al loro caso. Aveva già scartato Spider-Man… dentro c’era la mente del Dottor Octopus, non sarebbe andato bene. Nemmeno gli altri scienziati andavano bene… forse solo Tony Stark. Poi gli si era come accesa una lampadina in testa. Il ragazzo continuò dicendo “Assumerai la voce e l’aspetto, nella mente delle persone, del Loki dei film. Di Tom Hiddleston. Sarà sicuramente un successo!”

“Ok, allora ora mi servirà aiuto per pilotare il TARDIS. Servono sei persone, compreso me, per far funzionare tutto per bene. Voi persone normali e te tizio che ti allunghi verrete voi. Correte!”

“Emma Frost si terrà in contatto con voi per coordinarci… io e Danger collegheremo il TARDIS al computer del castello.” disse Tony Stark che era molto curioso di poter collaborare con un essere come la Stanza del Pericolo degli X-Men che aveva preso vita.

“Mi sto connettendo al mainframe – disse il robot che in una realtà alternativa sarebbe diventata la sposa di Ultron – interessante… sembra vivo e cosciente e mi ha spiegato come dobbiamo collegarlo al TARDIS…”

Dentro alla ormai famosa cabina blu il Dottore, forse per la prima volta, vide una persona che non era molto sorpresa dal fatto che il TARDIS fosse più grande all’interno che all’esterno. Quella persona era Reed Richards, infatti il famoso scienziato dei Fantastici Quattro era decisamente avvezzo a vedere spettacoli del genere.

“Bene, mettiamoci a lavoro. Quando sarà il momento dovrete compiere continuamente queste azioni.”

Il Dottore spiegò rapidamente a tutti qual’era il loro compito, chi doveva tirare su e giù una leva, chi doveva spingere un bottone, chi doveva controllare degli indicatori, chi doveva girare una manovella.

Fuori dal TARDIS Loki aveva stretto nelle sue mani quelle della Divina Ecate e si preparò a trasmettere il messaggio al mondo.

“Popoli della Terra sono Loki il dio delle leggende norrene, sto comunicando con voi perché ci serve il vostro aiuto. Mi serve una parte della vostra energia, uscite all’aperto e alzato le mani al cielo e desiderate di donare una parte della energia vitale. Non ce ne serve molta. Dobbiamo usarla per salvare la Terra e tutto l’Universo da una grandissima minaccia che…”

Il Dio della menzogna non sapeva sinceramente come continuare, sentiva che ben poche persone si stavano fidando di lui ed avevano iniziato a donare la loro energia. E queste erano soprattutto fans di Loki… anzi di Tom Hiddleston. Non erano abbastanza. Per fortuna si intromise, con tutto il suo ego-centrismo da miliardario, supereroe e filantropo il Vendicatore noto come Iron Man che cinse le mani del piccolo dio e disse solamente: “Sono Tony Stark, io sono Iron Man.”

In quel momento tutte le fangirl dei film della Marvel vedevano i loro sogni esaudirsi. Grazie alle parole e alle voci di Loki e di Stark, ma anche probabilmente alla magia della Divina Ecate, l’energia vitale dei terrestri iniziò a fluire massicciamente.

“Thanos e le sue forze sono contenute nella zona del portale, questo è il momento di agire Dottore!” urlò nella mente del Signore del Tempo, la bella Emma Frost.

“Geronimo!” esclamò quindi di rimando Eleven. Il Dottore, Francesco e i suoi amici e Mr Fantastic iniziarono a manovrare il TARDIS come ben poche volte avveniva. Non c’erano scossoni, la cabina blu si muoveva in maniera armonica, girava su se stessa pur rimanendo ferma. Per Imp e i suoi compagni di viaggio manovrare il TARDIS era il sogno di una vita da nerd.

“Sta funzionando!” esclamò Kid Loki.

In tutto il mondo, in tutti gli altoparlanti, nell’aria, nell’acqua una canzone si sentiva a tutto volume. Una canzone che ispirava felicità e libertà.

Su tutti gli schermi della Sala della Guerra si poteva vedere la stessa immagine. Da ogni parte del globo stava giungendo la forza vitale che avrebbe innescato la reazione a catena che avrebbe sconfitto, si sperava, Thanos. Dalle metropoli del Nord America ai villaggi sperduti in Africa, dal Rio delle Amazzoni al Nilo, dalla Fossa delle Marianne fino alle Montagne Rocciose, dai fiordi norvegesi al Deserto del Gobi l’energia affluiva verso Lucca e verso il TARDIS. Milioni di persone si erano riunite spontaneamente nelle più grandi piazze della Terra. Times Square, Piazza San Pietro, la Piazza Rossa, Tien’anmen, Piazza Tahrir, Plaza de Mayo, erano tutte piene di gente così come tutti i luoghi di culto e di ritrovo del mondo. L’energia vitale della Terra e dei suoi abitanti arrivava direttamente alla Spada dei Sette Sigilli Ancestrali che aveva trovato una posizione, si sarebbe potuto dire naturale, infissa nella console del TARDIS. L’energia così accumulata si riversò nel cuore della cabina blu per poi essere trasportata al Cubo Cosmico che si trovava alloggiato vicino all’arma mistica che rappresentava la forza vitale dell’Universo. Dal Tesseract, ormai ricaricato, questa immane energia venne sparata verso Thanos e le sue forze. Il risultato fu spettacolare, il Titano Pazzo non aveva mai, nella sua lunga e perversa esistenza, sperimentato una forza così potente. Abbagliato da questa energia venne ricacciato indietro con tutto il suo esercito di Chitauri. La folla nel continuum spazio-tempo venne sigillata e il cielo stellato tornò così come era prima. In pochi minuti grazie alla forza di volontà degli umani e a quello della Natura, un nemico che sembrava imbattile e che aveva provocato un’immane distruzione era stato sconfitto. Gli eroi erano ormai pronti a tornare a casa, così come il Dottore. Non potevano rimanere molto, ormai i varchi tra i mondi si stavano chiudendo. Il Tesseract era andato distrutto, troppo energia era transitata e poi andata subito via dal Cubo Cosmico. Era semplicemente svanito, così come la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali. L’arma aveva fatto compiuto la sua missione ed era tornata al suo posto per sorvegliare l’equilibrio universale. Francesco e i suoi amici salutarono il Dottore e gli eroi della Marvel che tornavano nelle loro rispettive dimensioni. Quando tutti furono andati via e Anubis ebbe riaccompagnato i normali esseri umani davanti all’Hotel Universo, il Dio dell’Antico Egitto lì salutò freddamente come suo solito. Aveva già predisposto l’eliminazione della loro memoria a breve termine, come per tutta l’umanità. Gli esseri umani non erano ancora pronti ad affrontare questo genere di… avvenimenti. Appena svegli la mattina dopo non avrebbero ricordato nulla e Thanos sarebbe stato solo un incubo notturno. Quando la divinità egiziana scomparve, Imp si accorse che non c’era Luca.

“Dov’è finito Luca?” chiese il ragazzo perplesso.

“Luca chi?” rispose di rimando Adriano che stava armeggiando con il suo nuovo telefonino dopo del Dottor Destino. Con questo super-smartphone avrebbe potuto chiamare il suo nuovo amiconemico anche ad un universo di distanza. Ed insultarlo all’evenienza.

“Luca Tarenzi, era con noi!” esclamò preoccupato l’Imperatore Bianco.

“Non conosco nessun Luca Tarenzi.” disse Francesco Dimitri, che era assai più interessato ad un libro di arti mistiche che gli aveva lasciato il Dottor Strage.

“Non so proprio chi sia. Comunque mi vado a vedere cosa può fare questo Tom Hiddleston!” disse Aislinn che si portò via il suo premio. Si, era Kid Loki con l’apparenza del Loki dei film, e con la museruola. Infatti la punizione per il Dio della Menzogna era quella di essere il servo personale di Aislinn per una settimana.

Francesco si stava davvero preoccupando, sembrava che Luca fosse scomparso dallo stesso continuun spazio-tempo e che lui fosse l’unico a ricordarsi chi fosse. Poi qualche secondo dopo, da una via laterale, apparve, trafelato proprio lo scrittore di Godbreaker.

“Non sapete cosa mi è successo!” urlò Tarenzi con il suo tipico accento del nord. Non poté finire la frase che venne falciato e tagliato in due da una carrozza fantasma che portava il gottoso ambasciatore di Dakar, Valberici, al ricevimento in onore della Regina Thirrin. A Londra. In ritardo di giusto qualche secolo.

Francesco e gli altri furono scioccati dal vedere la morte prematura del loro caro amico ma poi dallo stesso vicolo sbucò un altro Luca Tarenzi. Uguale, identico, sempre trafelato, sempre con quell’accento un po’ del nord. Imp pensò che il continuum spazio-tempo impazzito da quanto era successo avesse creato due copie di Luca e per ristabilire l’equilibro una delle due fosse stata terminata. Era sicuramente questa la spiegazione. Poi, ora, dopo averlo rivisto, tutti si ricordavano di Luca.

“Allora Luca cosa hai visto di così emozionante che ce ne volevi parlare? …O meglio il tuo doppio che è morto, ma fa lo stesso. Allora?” chiese Adriano curioso.

“Dopo. Fame. Carne. Mangiare. Andare!” disse questo Luca Tarenzi, che era anche meno peloso del vero Luca Tarenzi. Imp constatò che la parlantina di Luca era rimasta sempre la stessa e non aveva nemmeno perso l’appetito, anche dopo aver visto la morte di un suo doppio.

“Carne cruda yummmm!” urlò lo scrittore dai capelli folti correndo come un esagitato per la piazza.

“Ah, ora riconosco il mio Luca!” continuò Dimitri, che in realtà ormai era completamente concentrato nella lettura del grimorio donatogli dal Signore delle Arti Mistiche.

“C’è qualcosa di strano in Luca però…” disse Imp ma ormai l’avventura era finita, era stanco e non ci pensò molto su questa questione. Halloween era quasi passato, doveva andare a dormire, il giorno dopo ci sarebbe stato un altro giorno di Lucca. E bisogna essere preparati bene per il Lucca Comics & Games. Sempre.

THE END

p.s.: nel racconto di Natale si scoprirà la verità sul Luca Tarenzi e sul suo doppio… quindi stay tuned!

Angelize di Aislinn

Qualche giorno fa ho finito di leggere uno dei libri che ho preso all’ultima Lucca e cioè “Angelize” di Aislinn. Avevo già letto qualcosa di questa scrittrice che potrebbe fare benissimo il cosplay di Xena ma niente di così… corposo, lungo, articolato. Il genere del tomo è urban fantasy, ci sono di mezzo gli angeli e… altre entità, diciamo. Nella storia c’è pure una delle divinità che preferisco, Ecate. E’ una storia in cui troverete sangue, morte, carne, spiriti e Milano che è una città adatta a questo genere di cose dato che è una città brutta come poche al mondo. Brutta, grigia, crepuscolare. Ecco se volete avere un’idea di come potrebbe essere una città in un futuro distopicopost-apocalittico andate a Milano. Tornando agli angeli non sono i classici angioletti che si vedono in alcuni libri, film o telefilm come “Il tocco di un angelo“. Per fortuna, proprio no. Questi angeli e questi… ibridi diciamo che fanno parte delle stesso filone di opere come “Dogma” e “The Prophecy“. Passiamo agli aspetti che ho apprezzato particolarmente di questo libro. Prima di tutto la caratterizzazione di Ecate e della sua “corte”, la descrizione del luogo e del modo in cui avvengono gli incontri con questa dea. E’ tutto molto suggestivo e interessante. Così come ho apprezzato il comportamento e la caratterizzazione degli angeli “puri”, la loro inflessibilità, la loro assenza di emozioni, in Mikael in primis. Poi sempre nel tema della caratterizzazione dei personaggi ho apprezzato la confusione, lo straniamento di Rafael e degli altri ibridi. Un’altra cosa che mi è piaciuta molto è che non c’è il classico eroe, non c’è l’eletto, ci sono solo tre personaggi principali, Rafael, Haniel e Hesediel su cui si concentra la narrazione. Anche le loro storie, quando erano umani e quando sono diventati ibridi, la loro morte, sono molto interessanti, coraggiose per certi aspetti. Il loro carattere, i loro atteggiamenti, questi loro retroscena li rendono dei veri personaggi, vivi, a tutto tondo. Mi è piaciuta poi molto la figura di Lucifero, davvero una bella scelta. Un’altra cosa che mi ha colpito è stata la storia generale, ben scritta e davvero interessante. Infine ho apprezzato molto il finale, certe scelte mi hanno proprio sorpreso. Poi ovviamente ho notato un miglioramento sostanziale rispetto a quello che avevo letto prima di questa scrittrice, un miglioramento netto ed evidente. Se c’è un problema con questo libro è che… è troppo corto. Volevo di più, volevo più storia, volevo che succedessero altre cose, volevo sapere di più. Insomma Aislinn sbrigati a finire il seguito che qui vogliamo sapere altre cose, vogliamo apprendere altro sulla tua Ecate e sul tuo personale pantheon di divinità e creature mitologiche. Concludendo un buon urban fantasy che va ad inserirsi nel filone dell’urban fantasymagico italiano di gente come Francesco Dimitri e Luca Tarenzi. Vi lascio con una canzone dei Within Temptation cioè “Angel” tratta dalla soundtrack ufficiale del libro (che potete trovare qui).

Ed io aspetto ancora, fiducioso, la ricetta dei biscotti di Aislinn. Se non mi sarà consegnata a breve nel prossimo libro ci saranno solo pennuti arrosto. A cosa serve avere un demone cornuto al proprio servizio se non per minacciare queste azioni? XD

p.s.: il finale ricorda anche la cronaca di Vampiri Masquerade del mio gruppo ma in quel caso c’erano Metatron e l’Arcangelo Raffaele di mezzo!

Mad Dog Cosplay, Movie, Book, Music & Game Mega-Awardese 2013

Prima di far parlare Mad Dog un piccolo appunto dall’Imperatore Bianco (sembra che il mio nickname sia tornato in auge, per un breve momento, LOL). In questi giorni volevo scrivere un resoconto su Lucca ma ho pensato quale modo migliore, mi sono detto, per ricordare questa Lucca Comics & Games 2013 se non con i famosi e temuti premi di Mad Dog? Allora iniziamo questa tornata a circa una settimana di distanza dal Lucca Comics & Games. (Per chi se lo sta chiedendo, il racconto di Lucca lo finirò di scrivere quando starò meglio). Passo la parola all’esimio e lussurioso Mad Dog:

Miei cari discepoli a cui piace LOL solo perché le cosplayers fanno cosplay ancora più sconci del solito e mie care discepole che speravate di incontrare il Dottore ma alla fine di Lucca, tutte influenzate, al massimo incontrate il medico di famiglia ottantenne e con la dentiera… ecco miei fans, sono tornato! Udite, udite! Pure voi che state ancora facendo la fila a Lucca per Ortolani! Udite, udite, voi che avete attraversato il mare di fango pur di guardare il tizio che ha scritto il manga degli zombie. Udite, udite e se non ci riuscite vuol dire che siete ancora assordati dalle ambulanze che sferragliavano per Lucca. Ecco i nuovi premi di quest’anno. Come vedete ho aggiunto più nomi, cose, città e animali. Mi piacciono gli animali. Abbasso la vivisezione! Viva la zoofilia! Ehm… dicevo, si, il nome del premio. Ho sentito dire che il Lucca Comics & Games è diventato cross… cross… trans… media… ecco si, trans-cross-sexy-mediale. Non so cosa significhi ma fa figo dire che anch’io, Mad Dog sono quella cosa. Quella parola. Oltre ad essere un eggregore. Come disse Francesco Dimitri (che mi stava invocando al suo workshop a Lucca, eh ma io avevo altro da fare. Sapete… il fascino del demone colpisce soprattutto le fanciulle leggiadre. Che si aspettano i tizi di Supernatural e poi si beccano me. Tiè!).

Premio Ammazzachebonazza

Giulia G. Astaroth

Premio Paura è!

Lilletta & Kanon

Premio fate ancora più paura di quelli qui sopra

I lama dallo sguardo assassino del Japan Palace

Premio Mad Dog è un figone

Mad Dog

Premio che begli… ehm… occhi

Le varie Lara Croft

Premio fai schifo in foto e non sai manco farle

Francesco “Imperatore Bianco”

Premio coppia dell’anno

Il cosplayer di Walt dal telefilm sui tizi che fanno la droga e la cosplayer della principessa dal videogioco con protagonisti gli idraulici

Premio bella armatura

Licia Troisi

Premio proliferazione narutesca

I cosplay del Doctor Who

Premio Miglior Cuoca della Letteratura Italiana Fantasy

Aislinn

Premio Miglior gnokko fantasy & miglior crossmedial-cosplay di Wolverine e Totoro

Luca Tarenzi

Premio Miglior Bellezza Emergente del Fantasy Italiano

Gisella Laterza

Premio Autore più Figo

Adriano Barone

Premio Sarete l’unica radio durante l’Apocalisse Zombie

Fab, Daze e gli altri della radio quella di Lucca Comics.

Premio Infangati

Chiunque tentasse di andare al Lucca Educational il sabato

Premio Miglior Pizzetto della fiera

Marco Varuzza nel cosplay di Tony Stark

Premio Hell no!

Francesco Dimitri

Premio sei diventato invisibile?

Valberici

Premio Ninja

Tanabrus

Premio Ci si rivede fra altri sei anni

Quelli di L33T

Premio ora hai la bronco-polmonite?

Al vampiro che andava in giro a petto nudo la domenica sera

Premio hai fatto il patto con il Diavolo visto che non invecchi da anni?

Francesco Falconi

Premio “Granata!”

Leonardo Patrignani

Premio questi premi non finiscono mai

Mad Dog

Premio Troll dell’Anno

Il meteo per domenica

Premio dolorosa assenza 

Luca Azzolini

Premio dolorosa assenza in ambito cosplay

Batmary (o come cavolo si chiama, cambia nick su Twitter quanto io mangio carne e la mangio in media venti volte al giorno!)

Premio Miglior Cosplay

I militari dell’Esercito Italiano, uguali, ma proprio veri!

Premio Miglior Cosplay del TARDIS

Kiara Valentine

Premio in culo al demone cornuto per il WCS (ahia!)

Nadiask & Mogu

Premio non ti ho visto ma ammazza che gnoccaggine nella foto di Londra!

Liz Nemesi

Il Nemico Dimenticato

Da qualche tempo mi è ripresa la voglia di scrivere, ho avuto di nuovo l’urgenza di prendere di nuovo, metaforicamente parlando, la penna in mano. Così ho ricominciato, dove l’avevo finita, la revisione del primo dei miei racconti che fa parte di un ciclo diciamo della “maturità”, rispetto a tutte le altre storie che sono nei quaderni di quando ero bambino. Si intitola “Il Nemico Dimenticato“. L’ho praticamente tutto riscritto, togliendo la parte iniziale, sfoltendo i personaggi, rendendo più chiara e lineare la storia. E’ quasi come la storia si svolgesse in un universo alternativo rispetto a quello del racconto vecchio. Negli anni, per fortuna, la mia scrittura è migliorata un po’ ed è cambiata quindi spero che questa storia sia migliorata veramente così tanto come sembra a me. Ho cercato di rendere più profonde, vere, le motivazioni e i caratteri dei personaggi, così come tutto il resto. Diciamo che qualche cosa è venuta da sola nella foga dello scrivere, come mi capita a volte. Nel “Il Nemico Dimenticato” (fa tanto strano chiamarlo con il suo titolo xD) ci sono i personaggi tipici dei miei racconti ma penso che quello più famoso penso sia Mad Dog. E’ stato bello scrivere di nuovo del demone cornuto dentro una storia, davvero appagante come tutto quanto il processo di scrittura. Il racconto si trova nella sezione dedicata ai racconti ma ve lo metto pure qui. Buona lettura! (Vi conviene scaricare direttamente il file, che la visualizzazione fa un po’ pena!)

Il Nemico Dimenticato

p.s.: vi consiglio di sentire la soundtrack di “Iron Man 3” mentre leggete il racconto, infatti ascoltavo la musica di Brian Tyler mentre scrivevo il racconto!