Spesso si chiedeva perché l’avessero dimenticato, perché ormai era rilegato soltanto ai fumetti o a dei film idioti. Lui era un fottuto dio. Una divinità nordica. Doveva scegliere un bersaglio, qualcuno a cui tirare un tiro mancino così da poter essere di nuovo temuto come era stato un tempo, anzi ben di più grazie ai prodigi di quel nuovo tempo.
La prima cosa che gli venne in mente dopo aver superato i cancelli ed essere entrato dentro il palazzo dello sport, fu che c’era davvero una moltitudine di gente quella domenica al Roma Comics. Gli anelli del Palalottomica era ricchi di stand e di moltissime persone che si incuneavano in ogni spazio per poter vedere quale merce fosse esposta. Era un profluvio di fumetti, dvd e gadgets vari dai portachiavi alle action figures. Per pura fortuna riuscì ad individuare chi stava cercando, per quanto non fosse facile tra la marea di cosplayers che lo circondavano. L’aveva certamente aiutato il fatto che la sua amica, Liz, indossasse una parrucca bionda con i boccoli e che fosse accompagnata da un ragazzo, suo fratello, che portava il cosplay di Ergo Proxy dall’anime omonimo. Oltre al cappotto rosso indossava la maschera bianca con degli strani prolungamenti simili a lunghe ciocche di capelli. Calca permettendo riuscì ad avvicinarsi ai suoi amici e vide che insieme a loro c’era pure il suo amico lucchese Lord Ashram che come suo solito era vestito da impeccabile vampiro vittoriano, sembrava uscito direttamente dal famoso romanzo dello scrittore irlandese. Si era sempre chiesto come facesse Lord Ashram a sopportare i capelli così lunghi e fluenti, gli arrivano ben oltre alle spalle, neri e lucenti. Lui adorava avere i capelli corti, anzi cortissimi. Salutò tutti e rimase colpito, come capitava sempre, dalla bellezza della sua amica, era alta e snella. Ciò che piaceva soprattutto a Francesco era il viso della ragazza. La conformazione delle labbra, il taglio degli occhi, le sue guance. Liz era una ragazza che non lasciava indifferenti, non solo perché era bellissima ma anche e soprattutto per il suo carattere, per come era. Era travolgente, come l’onda di uno tsunami, ti sconvolgeva la vita e ti faceva girare la testa, ma era uno sconvolgimento buono. Benefico. Era una carissima amica. Era una delle amiche alle quali era più legato. Si stavano incamminando verso alcuni stand, in particolare, Francesco voleva andare a trovare i suoi amici di Gente di Cartoonia, quando sentì che qualcosa stava per accadere qualcosa. C’era un qualcosa di sbagliato nell’aria, lo percepiva. Era un’acuta sensazione nella propria mente quasi una sorta di deja vù. Sentì un dolore lancinante alle tempie, come se qualcosa venisse squarciato. L’amica lo guardò preoccupata.
“Tutto bene?” chiese con quella sua voce che aveva quell’accento che a Francesco piaceva tanto e di cui si scordava sempre la provenienza.
“Si, ho solo avuto una fitta alla testa. Niente di che.” rispose il ragazzo che aveva ancora quella strana sensazione. Qualcuno lo stava chiamando. Si girò. Quando vide chi era la persona, capì che la situazione doveva essere davvero molto brutta.
“Mio signore!” urlò ancora l’uomo. L’aveva riconosciuto immediatamente. Era Tom Goron, il capo degli Imperiali, la guardia scelta di Impero, che era il suo alter-ego nei suoi racconti. O in quelli che credeva essere tali. O che gli altri pensavano fossero tali. Era una questione ancora molto complicata che lui stesso non comprendeva chiaramente. L’uomo era assai muscoloso, pelato e la pelle della sua testa era perfettamente lucida. Indossava una divisa militare nera, molto semplice e sobria. Poteva vedere che l’uomo aveva un fucile mitragliatore a tracolla e una corta daga attaccata alla cintura infilata in un fodero di cuoio. L’uomo si fermò a pochi passi da Francesco e si batté il pugno destro chiuso sul petto per poi alzarlo in aria.
“Mio signore, abbiamo un problema, un’anomalia che abbiamo riscontrato nel continuum spazio-tempo. Qualcosa è emerso da un’altra realtà, non abbiamo il tempo per evacuarla in un altro luogo. Abbiamo avvertito Anubis, verrà ad aiutarci per fronteggiare la minaccia. Intanto lei ed i suoi amici sarete sotto la mia protezione e degli Imperiali.” disse Goron la cui voce era decisa e forte come ci si aspetterebbe da un soldato come il capo degli Imperiali.
“Chi è il tuo amico?” chiese Liz. Lei e gli altri non avevano sentito lo scambio di battute tra il ragazzo ed il soldato poiché erano impegnati a vedere uno stand di vestiti vittoriani.
“Mi chiamo Tom Goron, signorina Lisa Biella. Sono il capo degli Imperiali, la guardia scelta di Impero, il mio comandante nonché metà dello spirito di Francesco. Sono qui per portarvi al sicuro. Il continuum spazio-tempo è stato squarciato e qualcosa di assai pericoloso sta venendo qui. Non possiamo farvi evacuare, non abbiamo tempo, vi proteggeremo finché non arriveranno i rinforzi. Seguitemi se volete vivere.”
“Non avrei potuto dire di meglio. Direi di seguirlo. Anche se come imitazione di Terminator, lascia un po’ a desiderare…” chiosò Francesco stupendo i suoi amici che si aspettavano tutto fuorché quello che avevano appena sentito. Probabilmente fu la voce calma e decisa di Goron o le strane cosa che aveva detto, comunque tutti lo seguirono ed arrivarono ad uno stand vuoto in cui trovarono alcuni soldati che stavano caricando delle strane armi, dei mitragliatori, che sembravano fatti di plastica o di altri materiali simili. Intorno a loro altri soldati stavano ammonticchiando dei sacchi di sabbia e costruendo velocemente delle trincee e delle zone riparate. Goron il guidò ad un tavolo su cui erano sistemati due notebook in cui si poteva vedere l’esterno da delle telecamere di sicurezza come spiegò il capo degli Imperiali. Quello che videro li lasciò a bocca a aperta.
“Quello è il Golden Gate Bridge!” esclamò Francesco. Il ponte rosso di San Francisco, fluettante nell’aria, tranciato dai suoi sostegni, stava venendo a spron battuto contro il Palallottomatica. L’imponente ponte, trasportato da una forza invisibile, era uno spettacolo epico e pauroso al tempo stesso. La paura che suscitava era atavica, così impressa nell’animo umano da sconvolgere anche l’uomo più forte e tenace. La paura dell’ignoto. La paura dell’incubo che si realizza davanti ai nostri occhi. La paura dell’impossibile che prende vita.
“E’ impossibile, sarà lo scherzo di qualcuno, una manipolazione del video.”
“Vorrei che lo fosse, signor Betti, nemmeno noi siamo così bravi a creare effetti così verosimili. E’ reale. Lo dovete sentire. C’è qualcosa di terribilmente sbagliato nell’aria, è quello squarcio che vedete dietro il ponte, dove si intravede la baia di San Francisco. Qualcosa ha interferito con il normale corso degli eventi…”
“Ed ora Tom siamo noi che dobbiamo affrontare Magneto e la sua Confraternita dei Mutanti. Sono un esercito e hanno anche la Fenice Nera. Non c’è la farete da soli. Vi serve anche il mio aiuto.” disse risoluto lo scrittore dei racconti raccogliendo il poco coraggio che aveva in corpo.
“Non può. Lei non ha i poteri di Impero!”
“Ma ho questa con me.” esclamò Francesco brandendo dal nulla la mitica Spada dei Sette Sigilli Ancestrali. Non sapeva da dove fosse comparsa, non sapeva come avesse fatto, ma ora c’è l’aveva in pugno e attraverso di essa sentiva confluirgli in corpo gli immensi poteri di Impero. L’unica domanda che si poneva era se il suo corpo mortale potesse contenere tutto quel potere. C’era poco tempo per riflettere.
“Mio signore, come lei comanda. Non abbiamo molto tempo. I suoi amici resteranno qui. Abbiamo ordinato l’evacuazione ma ci sarà una ressa incredibile ai cancelli. Tutti gli uomini della sicurezza stanno accorrendo alle uscite. Abbiamo ordinato alle forze armate italiane di non fare nulla, sarebbero d’intralcio, intanto abbiamo anche ordinato l’evacuazione dell’intera provincia di Roma. Noi qui siamo cinquanta e abbiamo armi fatte di materiali non metallici, che Magneto non può usare quini contro i noi. Ne daremo anche a voi” – il capo degli Imperiali ora si stava rivolgendo agli amici di Francesco – “non si sa mai. Sono fucili laser all’oricalco, settati per tramortire, non vogliamo uccidere nessuno, non è la nostra politica, ma se le cose dovessero mettersi male… potremmo anche usare la forza letale. Vi daremo anche delle spade laser. Spero che comunque non le dobbiamo usare.”
“Due minuti all’arrivo di Magneto.” urlò uno degli Imperiali.
Il panico si era diffuso tra la gente, la paura serpeggiava diffondendosi in ogni dove, persino nell’animo di chi vi scrive. Come poteva essere diversamente? La folla rumoreggiando stava fuggendo verso le uscite di sicurezza che erano direttamente all’opposto della zona in cui sarebbe arrivato il ponte.
Francesco tirò un attimo in un luogo appartato il capo degli Imperiali.
“Affido a te i miei amici, se gli succede qualcosa, la tua anima sarà mia.” disse gravemente il ragazzo, con una luce oscura negli occhi castani.
“La mia anima è già sua. E’ la paura che la fa parlare, mio signore. La paura fa bene. Rende vivi. Più vivi di chi troppo coraggiosamente si butta a morte certa. Ma ora affrettiamoci, fra qualche secondo saranno qui!”
Prima di prendere posizione con gli Imperiali, il ragazzo si fermò dai suoi amici per dargli qualche parola di conforto nel caos che stavano vivendo.
“Andrà tutto bene, ve lo prometto.”
“Charles ha voluto sempre costruire ponti!”
Le parole del signore del magnetismo si persero tra il fragore del metallo che veniva divelto dai suoi poteri e dalle macerie prodotte dallo scontro tra il ponte e l’edificio. Una nube densa di polvere si alzò oscurando la vista. La scena era terrificante ed era stata ripresa dalle televisioni italiane per poi essere ritrasmessa in tutto il mondo. Francesco e una parte degli Imperiali si erano disposti a qualche metro dallo stand che fungeva da postazione di comando. Nel posto si erano rifugiati i suoi amici insieme agli Imperiali guidati da Tom Goron che aveva fatto portare anche dei cannoni all’oricalco puro. Le nuove armi all’oricalco erano le più efficaci che si potessero avere. Il loro raggio poteva essere modulato per colpire solo determinati gruppi di persone, in questo caso si era scelto di inibire il gene mutante.
“Il ragazzo è nell’ala sud est dell’edificio.”disse Callisto la mutante che poteva percepire i poteri degli altri della sua specie.
“Bene allora.”
Magneto fece un rapido cenno con la testa al suo braccio destro, Pyro, che esclamò soltanto “Buttiamolo giù!” e l’orda di mutanti inferociti calò contro il Roma Comics. C’erano di tutti i tipi, teleporta, telecineti, superveloci, superforti, c’era persino uno con i poteri di attaccarsi ad ogni superficie come un ragno. Anche il Fenomeno stava per avanzare per unirsi allo scontro imminente ma venne fermato da Magneto.
“Negli scacchi i pedoni vanno avanti.”disse il Signore del Magnetismo fermando l’altro mutante.
L’impatto iniziale fu devastante, i mutanti erano in soprannumero ma combattevano con rabbia, arroganza di chi pensa di essere superiore all’avversario mentre gli Imperiali erano un esercito altamente addestrato, in grado di rispondere prontamente ad ogni minaccia. Non si facevano intimorire da questi mutanti. Mentre i normali visitatori scappavano terrorizzati accalcandosi verso le uscite ancora agibili, i soldati di Impero rimasero nelle loro posizione aspettando finché l’orda di mutanti non fosse arrivata alla distanza ottimale di tiro. Ad un segnale di Tom Goron fecero fuoco simultaneamente. L’aria si saturò di raggi verdi. La precisione degli Imperiali era chirurgica, non sbagliavano nemmeno un colpo, questo sia grazie al loro addestramento militare sia al fatto che il loro DNA era stato migliorato tramite l’ingegneria genetica e la magia. I mutanti cadevano come mosche, privati dei loro poteri e storditi dal raggio all’oricalco puro. Il Signore del Magnetismo decise di intervenire, allungo la sua mano verso le armi dei soldati che gli si paravano davanti.
“Gli umani e le loro armi” esclamò… ma non successe nulla.
“Plastica, hanno imparato”.
I mutanti continuavano a cadere, le loro file decimate. Francesco non sapeva cosa fare, si era proposto di combattere, ma gli Imperiali stavano facendo tutto loro il lavoro. Nessun mutante riusciva ad arrivare nella zona in cui si era posizionato. Il ragazzo, però, sapeva bene che presto la situazione sarebbe peggiorata.
“Per questo motivo vanno avanti i pedoni”disse Magneto, vedendo qual era l’andamento dello scontro.
“Mirate al ponte!” urlò Tom Goron, facendo avanzare le mitragliatrici pesanti. I raggi partirono diretti verso i rappresentanti di spicco della Confraternita dei Mutanti e contro il loro leader, proprio quando sembrava che l’attacco era andato a segno, alcune lamiere contorte del ponte si alzarono in aria e deviarono i colpi.
“Archlight usa le tue onde d’urto, mira a quelle armi!” disse a questo punto il Signore del Magnetismo, sperando con questa mossa di ribaltare l’esito della battaglia. Francesco si ricordò immediatamente cosa sarebbe successo fra qualche secondo, lo sapeva perfettamente, aveva visto moltissime volte X-Men: Conflitto Finale. Quindi si precipitò davanti allo stand in cui si erano rifugiati i suoi amici, piantò la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali a terra e creò un barriera di energia per difenderli da quello che sarebbe avvenuto a breve. La ragazza che rispondeva al nome di Archlight si fece avanti, si tolse i guanti e li buttò a terra, poi appena le lamiere del ponte caddero sul terreno, sbatté le mani due volte creando delle onde d’urto che distrussero le armi degli Imperiali e qualunque altra cosa fosse abbastanza fragile. Del sangue sprizzò dalla bocca di Francesco nel tentativo di tenere attiva la barriera per difendere i suoi amici dalle onde d’urto.
Intanto all’esterno comparve un’astronave di notevoli dimensioni, di forma ovale, perfetta e liscia nelle forme, che oscurava con la sua ombra l’intera città. Nella plancia dell’astronave, l’Ammiraglio della Flotta Spaziale Imperiale, Corallin, l’essere fatto di corallo, contemplò stupito lo spettacolo del Golden Gate Bridge che giaceva attaccato al Palalottomatica. Insieme a lui, oltre ai suoi ufficiali e guardiamarina, c’erano anche Anubis, il dio della Morte e braccio destro di Impero, Mad Dog, il demone ribelle e Ruber, l’atlantideo chiamato anche “Il Rosso”, per il colore dei suoi capelli e della barba.
“Per tutte le puttane dell’Inferno!” esclamò il demone cornuto, stupito anch’egli da questo scenario apocalittico.
“Ci sono altre forze in gioco oltre a Magneto, avverto un influsso magico… magia divina. Qualcuno sta giocando con noi. Magneto e i suoi non si sono nemmeno accorti di trovarsi in un mondo diverso…” disse il Dio con la sua voce sempre fredda e glaciale, distante nonostante quello che stava avvenendo.
“Non possiamo usare i jet o carri armati, Magneto li ridurrebbe in briciole. Attacchiamo con tutti gli Imperiali disponibili, evacuiamo più gente possibile… e che Dio ci assista… abbiamo anche la Fenica Nera da affrontare…”
“Hai perfettamente ragione Ruber. Non c’è tempo da perdere, ci teletrasporteremo direttamente nella zona dello scontro.” disse il Dio dalla testa di sciacallo prima di scomparire in un nugolo di sabbia rossiccia.
All’interno lo scontro continuava, gli Imperiali avevano abbandonato le loro armi ormai inutilizzabili e avevano preso in mano le loro spade laser. Intanto i mutanti si stavano apprestando ad attaccare nuovamente, fiduciosi del fatto che senza le loro armi gli umani sarebbe stati facilmente sconfitti. Magneto, ora, guardava compiaciuto il campo di battaglia, aspirando alla vittoria tanto agognata sui sapiens che tanto odiava. I mutanti si lanciarono all’attacco gridando “Uccidiamo gli umani!”, “Morte ai genezero!”. Uno di loro, lanciò un fiotto di lava dalla bocca che carbonizzò all’istante due soldati di Impero. Quando stava per avvenire lo scontro tra le due opposte fazioni, un muro di sabbia le divise momentaneamente, per poi trasformarsi in un turbine che si condensò davanti a Francesco, solidificandosi in Anubis. Accanto a lui, sul pavimento si formarono dei simboli cabalistici infuocati ed emerse Mad Dog in tutta la sua possanza. Da altri miniportali emersero altri Imperiali comandati da Ruber. I numeri in campo si equivalevano. Anubis fece disporre tutti su di una linea di difesa per scongiurare l’avanzamento dei mutanti, mentre le operazioni di evacuazioni stavano continuando.
“Sai bene bene quanto me cosa dovrò fare per fermare la Fenice Nera…” disse Francesco al Dio della Morte.
“Troveremo un modo per sconfiggerla senza sacrifici, mio signore, ora disponiamoci sulla prima linea.”
Gli Imperiali, grazie ai nuovi arrivati, avevano formato due linee compatte, l’una di fronte all’altra, una tipica linea “spartana”, tutti i soldati erano armati di spade e scudi laser, pronti allo scontro corpo a corpo.
“Tradiscono la loro stessa causa… Uccideteli!”esclamò Magneto facendo scatenare così la sua orda di mutanti che fu accolta dall’urlo demoniaco di Mad Dog. L’impatto fu devastante, i mutanti non erano disciplinati come gli Imperiali, ma avevano dalla loro parte, la forza bruta ed i loro poteri. La linea di difesa arretrò ed incassò il colpo, per poi, dopo qualche minuto di lotta, iniziarono ad avanzare. Il primo mutante che Francesco riuscì ad atterrare, fu un mutante che aveva le pupille completamente bianche. Il ragazzo gli sbatté la lama della spada, di piatto, in faccia mentre questo gli stava correndo contro. Nello stesso momento Mad Dog aveva trapassato con la sua arma da parte a parte un mutante che assomigliava a Blob per stazza mentre il Dio della Morte era riuscito a tramortire Arclight che aveva battuta facendole perdere l’equilibrio grazie alla sabbia che aveva insinuato nelle orecchie della mutante. Anche Callisto si buttò nella mischia e prese proprio di mira l’alter-ego di Impero.
“Non ancora” esclamò Magneto fermando Pyro che si voleva buttare anche lui nello scontro.
Callisto usando la sua supervelocità e la possibilità di prevedere le mosse degli avversari, riempi di calci e pugni Francesco, lo sgambettò e poi si apprestò a finirlo cercando di rompergli il collo. Il ragazzo era così tramortito che non aveva nemmeno capito cosa era successo. In pochi secondi aveva sentito un dolore lancinante da più parti del corpo e poi si era ritrovato a terra, sovrastato dal giunonica mutante. Prima che Callisto potesse fare quello che si era prefissa, Ruber si lanciò su di lei, atterrandola. I due combatterono per un po’, ma la superiore coordinazione motoria dell’atlantideo portò alla sconfitta della mutante, che si ritrovò, lei, con il collo spezzato.
“Va a prendere il ragazzo e uccidilo” disse il Signore del Magnetismo al Fenonemo
“Con piacere!” rispose Cain Marko, per poi lanciarsi verso gli Imperiali che aveva di fronte e atterrandone una decina grazie al suo potere di essere inarrestabile.
“Lo fermo io!” esclamò Mad Dog contento che poter affrontare qualcuno che aveva quasi la sua stessa stazza ma gli si parò davanti un uomo, pelato, che lo invitò a combatterlo. Tediato da questo contrattempo il demone mozzò entrambi gli arti superiori del mutante, che prontamente ricrebbero. Mad Dog stupito venne colpito al naso da due cazzotti del mutante che, ora compiaciuto di se stesso, invitava il demone a combattere. Per tutta risposta Mad Dog gli mozzò la testa.
“Prova a farti ricrescere quella, coglione!”
Il demone quindi andò a cercare il Fenomeno e lo trovò poco più in là, accerchiato da alcuni Imperiali che stavano tentando di fermarlo, invano. Mad Dog quindi, fece allontanare i soldati, e invitò il mutante a colpirlo. Quindi il Fenomeno prese una rincorsa e si lanciò contro il demone, ma venne rimandato indietro e cadde, privo di sensi per la botta, sul terreno. Negli stessi attimi Francesco si era ripreso dallo scontro con Callisto grazie ad un medico e si stava chiedendo se fosse stata una buona idea scendere in campo anche lui. Non sentiva i poteri di Impero dentro di sé come prima, era solo d’impiccio. Mentre il dottore lo medicava aveva visto Anubis occuparsi sia di Quill che di Psylocke con poche mosse del suo bastone istoriato. Gli Imperiali stavano vincendo ed i mutanti ancora in piedi erano ben pochi. Avevano vinto… per ora almeno.
“E’ tempo di porre fine a questa guerra!” esclamò Magneto che fece alzare in aria due delle macchine che si trovavano sul ponte per poi lanciarle in aria, a quel punto Pyro la incendiò e l’auto, trasformatosi in una bomba fiammeggiante caddero su due stand. Una pioggia di macchine infuocate si riversò contro quello che rimaneva dell’interno del Palalottomatica. Urla di dolore e grida di paura divennero gli unici suoni udibili oltre ai tonfi e agli scoppi delle macchine date alle fiamme.
“Tutti al riparo, attivate gli scudi di energia!” urlò Anubis.
Francesco si era rifugiato insieme insieme a Mad Dog e al Dio della Morte nello stand in cui si trovavano anche i suoi amici insieme ad alcuni Imperiali.
“Dobbiamo agire come nel film. Qualcuno deve bloccare Pyro così potremmo riuscire a neutralizzare Magneto e ricordiamoci l’unione fa la forza e la miglior difesa è l’attacco!” disse il ragazzo che ben sapeva di cosa parlava conoscendo a menadito il film in questione.
“Che frasi idiote! Comunque Impo io attirerò Pyro poi voi dovete pensare al magnete ambulante…”
“Lo farò io, Francesco non sa usare ancora bene i poteri di Impero. Dobbiamo fare in modo che la Fenice Nera non si scateni, abbiamo ancora la possibilità di evitare un confronto con lei. Dobbiamo evitare di ammazzarli, capito Mad Dog?” disse il dio egizio.
“Oh, si, si, come se io ammassi sempre la gente! Per esempio non ho ancora mangiato il midollo spinale di Liz… per quanto lo vada dicendo da tempo… deve avere un sapore assai gustoso…” disse il demone leccandosi le labbra con la lingua lunga.
“Non ti preoccupare Liz, Mad Dog è tutto fumo e niente arrosto.” disse il ragazzo cercando di tranquillizzare l’amica che era abbastanza spaventata dalla minaccia del demone.
Un secondo dopo Mad Dog uscì dal nascondiglio e quando una delle automobili in fiamme gli stava per venire addosso la tagliò a meta con la spada fiammeggiante. Quindi senza dare modo ai due mutanti di portare un altro attacco si teletrasportò accanto a loro e prima che potessero reagire diede una capocciata sia all’uno che l’altro, facendoli svenire. Accanto a se si materializzò Anubis che venne raggiunto presto da Francesco con i suoi amici e con Tom Goron e Ruber insieme ad alcuni Imperiali.
“Non hai rispettato il piano.” disse il Dio della Morte rivolto al demone con la sua voce perennemente glaciale.
“Era un piano stupido!” rispose Mad Dog ruttando per confermare la sua posizione sulla questione.
“E’ finita Jean, è finita…” disse il ragazzo cercando di calmare la Fenice Nera e di evitare che iniziasse a distruggere e ammazzare tutti così come faceva nel film. Purtroppo in quel momento una squadra d’assalto della Polizia comparve dietro Jean Grey e sparò contro di lei. Prima che i proiettili potessero arrivare a segno vennero distrutti e ridotti ad atomi dalla Fenice i cui occhi avevano era diventati completamente neri come la pece. Anche il colorito della sua pelle si era fatto più scuro, quasi grigiastro. La mutante iniziò a levitare per aria e con le lei anche pezzi di metallo e di macerie. Si girò verso i suoi assalitori e li distrusse solo con un sguardo scindendoli in molecole elementari. I poliziotti non riuscirono nemmeno a gridare tanto tutto avvenne rapidamente.
“Andiamo tutti via da qui!”esclamò il demone ribelle incitando gli Imperiali, i mutanti e i visitatori rimasti a scappare il più lontano possibile da quel vera e propria Forza dell’universo.
“Io sono l’unico che può fermarla, porta tutti in salvo, vai!”
“Mio signore lei non può…” cercò di argomentare Anubis che, una delle poche volte nella sua vita, esprimeva preoccupazione nella sua voce.
“Vai… ci penso io, questo forse è un buon giorno per morire. Porta i miei amici in salvo, Lu, vai!” lo esortò nuovamente Francesco che intanto aveva cercato di creare una sorta di barriera d’energia intorno alla Fenica Nera. Aveva, infatti, piantato la Spada dei Sette Sigilli Ancestrali nel terreno e poi ancorandosi ad essa aveva pensato ad un bozzolo d’energia che contenesse la terribile Jean Grey. Non sapeva se sarebbe riuscito a mantenere la barriera attiva, sapeva che doveva farlo per abbastanza tempo per far mettere in salvo i suoi amici.
“Dobbiamo andare via di qui. Ora!” esclamò il Dio della Morte rivolto a Liz e agli altri amici di Francesco. La sua voce era stranamente preoccupata.
“Non possiamo lasciare Francesco da solo!” gli rispose la ragazza.
“Non capisci? Si sta sacrificando per voi!”La voce di Anubis era sempre più ansiosa, vedendo che la ragazza non desisteva dal suo proposito fece solamente un gesto della testa a Mad Dog che prese la cosplayer recalcitrante come un sacco di farina e se la mise in spalla. Il gruppo si apprestò a scappare insieme a tutte le persone che erano rimaste ancora nel palazzetto dello sport, tra loro c’era anche Magneto, che scappava anch’egli dalla furia della Fenice Nera
“Che cosa ho fatto!” disse il mutante impaurito da ciò che aveva scatenato.
Francesco non riusciva più a contenere la furia distruttiva di Jean Grey, la barriera cominciò a cedere, a creparsi. Infine esplose in mille pezzi sbalzando di alcuni metri il ragazzo. La Fenice Nera ora era libera di rilasciare tutta la sua furia distruttrice. Tutto quello che si trovava intorno a lei iniziò a disgregarsi, a ridursi in atomi. Macchine in fiamme, cadaveri, pezzi di metallo, armi, fumetti, muri, stand, persone, tutto veniva distrutto. La struttura cominciò a cedere, interi blocchi del soffitto caddero al suolo. Anubis capì che non sarebbero mai riusciti ad uscire di lì prima che tutto non fosse crollato quindi, con uno sforzo immane riuscì a teletrasportare fuori tutte le persone che erano ancora presenti nel Palalottomatica. Pochi secondi dopo la coperta del palazzetto dello sport venne disgregata, l’intera struttura non esisteva più. Le uniche persone rimaste erano la Fenica Nera e Francesco, che si era rialzato in piedi, pieno di contusioni e ferite. Il ragazzo si appoggiava alla Spada per restare in equilibrio. Gli immensi poteri della Fenice Nera ormai stavano attaccando anche quello che si trovava all’esterno del palazzo appena distrutto. Francesco creò una nuova barriera, pensò a tutti quelli che amava, a tutti quelli a cui voleva bene, che sarebbe morti se non avesse fermato la Fenice. L’avrebbe fatto anche a costo della sua stessa vita e della sua anima. Risoluto come mai prima si preparò a fronteggiare l’ultimo assalto di quell’entità oscura. Solo i poteri di Impero l’avevano protetto dalla furia distruttrice della Fenice Nera, avrebbe dovuto usarli tutti per batterla. Puntò la Spada contro quella che una volta era Jean Grey e creò un’altra barriera per contenerla. Era stranamente calmo. Aveva accettato la situazione, era disposto all’estremo sacrificio pur di salvare coloro che amava. Proprio in quel momento il cielo sopra di lui si squarciò ed un luce dorata l’avvolse. Una forza, addirittura più grande di quella che gli davano i poteri di Impero, lo pervase. Il suo corpo divenne di pura luce e delle enormi ali di luce bianca, accecante si crebbero sulle spalle.
“Santo Dio!” esclamò Mattia, il fratello Liz davanti a questo spettacolo.
“Si, è proprio lui.” disse di rimando il demone ribelle che ben riconosceva quello che faceva sempre vincere nella partita di poker del mercoledì.
“Ti bandiesco dal mio Universo essere immondo!” esclamò con una voce assordante che sembrava provenire da tutti i luoghi e da tutti i tempi Dio che si era incarnato in Francesco. Il cielo divenne di fuoco, l’aria si fermò, sembrava che lo stesso Universo stesse trattenendo il respiro per quello che sarebbe successo dopo. Una scarica di luce partì dal corpo del ragazzo e dalla Spada ed andò a colpire la Fenice Nera che venne completamente disintegrata all’impatto poi il raggio di luce colpì la frattura nel continuum spazio-tempo e la chiuse. Subito dopo il cielo tornò normale così come Francesco che crollò a terra privo di sensi. Anubis scomparve in una nuvole di sabbia rossa per poi tornare trasportando il corpo inerte del ragazzo. Insieme a Tom Goron iniziarono febbrilmente a fargli il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Dopo qualche secondo Francesco riprese i sensi, tossì e si rialzò in piedi. Venne abbracciato subito dal Dio della Morte, che per una volta mostrava qualche emozione di affetto per il ragazzo.
“Non me lo fare ma più.” mormorò Anubis quasi commosso.
“Lo so ragazzo, avresti voluto che fosse Liz a farti la respirazione bocca a bocca ma sei dannatamente fortunato che non te l’abbia fatta io! MUAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAH!”
Come sempre Mad Dog riusciva a far imbarazzare, con le sue frasi, tutto e tutti.
In pochi minuti i mutanti rimasti vennero condotti sull’Imperialitica per poi essere portati nelle prigioni del pianeta Oricalco. Francesco era rimasto insieme a suoi amici a contemplare la distruzione completa del Palalottomatica. Non si ricordava nulla di quello che era successo quando aveva affrontato la Fenice Nera per l’ultima volta.
“Ed ora cosa succederà?” chiese Liz all’amico.
“Dimenticherete tutto. Fanno sempre così. Impianteranno nella vostra memoria un falso ricordo. Sarà tutto perfetto. Nessuno sospetta mai niente.” disse il ragazzo stancamente. Era spossato dopo quanto aveva vissuto.
“Allora se dovete davvero dimenticare tutto, io ti devo dire a tutti voi, e anche a Liz, è un pensiero molto importante che devo dire a Liz da molto tempo…” disse serio Mad Dog che era sopraggiunto, il demone continuò seriamente “Io c’è l’ho più lungo! MUAHAHAHHAHAHH” concluse infine Mad Dog ridendo come un’idiota del suo scherzo. Francesco, a cui erano rimasti ancora un po’ dei poteri di Impero, creò dal nulla un martello gigante, sullo stile che usava Kaori in City Hunter. Il ragazzo lo passò alla sua amica dicendole che non era affatto pesante e che poteva benissimo usarlo per colpire Mad Dog sui gioielli di famiglia. Il demone intanto era rimasto perfettamente immobile a causa dei poteri del ragazzo. Liz colpì il demone cornuto proprio nel punto in cui gli aveva detto di mirare Francesco. Mad Dog venne lanciato a razzo, ad una velocità pazzesca e scomparve all’orizzonte.
“Home Run!” esclamò il ragazzo.
“Ora è tempo che noi andiamo. Mio signore è stato un piacere. A presto signorina Lisa Biella, speriamo di incontrarci per un evento più piacevole.” disse il Dio della Morte per poi scomparire in una nuvole di sabbia rossastra. Pochi secondi dopo anche gli Imperiali insieme a Ruber e a Tom Goron sparirono senza lasciare traccia e dalla mente di tutti i presenti, tranne uno, scomparve il ricordo di quanto era successo. Un dubbio rimaneva comunque nella mente di Anubis chi aveva scatenato Magneto e la sua Confraternita? Per una risposta a questa domanda ci sarebbe dovuti trovare in un altro luogo, nel Sacro Palazzo del Paradiso. Qui nelle camere più interne, Dio, l’Universo stesso, aveva catturato chi aveva giocato questo brutto tiro. Era Loki, il dio della menzogna e delle bugie norreno che ora era incatenato da catene mistiche al suolo della sala dove si trovavano. Dal suo trono lucente, Dio, un essere fatto di pura luce così come era apparso sulla Terra poco prima, avanzò verso la divinità nordica. Si fermò poco lontano da lui. Prima di parlare contemplò le mura, completamente spoglie, di solida roccia. Poi disse solamente.
“Nessuno mette a repentaglio la mia incolumità e quelle delle persone a me care senza pagare un prezzo. Finché avrò vita nessuno farà gli stessi errori del precedente Universo. Per quello che hai fatto ti condanno all’oblio eterno. Farai compagnia alla Fenice Nera.”
Detto questo Dio, i cui occhi brillavano di una luce oscura simile a quella che aveva avuto Jean Grey, strinse le mani sul collo di Loki che si spezzò come un fuscello. Il corpo della divinità si dissolse in liquame purulento che scomparve presto. Dio quindi si sedette di nuovo sul suo trono per osservare se stesso, continuamente, e per evitare che il Caos e il Male potessero dilagare. Era stato lui il portatore della Fine del precedente Universo. Aveva giurato che avrebbe fatto qualunque cosa per evitare che anche questo Universo, questa nuova chance, andasse persa.