Mad Dog intervista Francesco Falconi e Luca Azzolini

Aprite gli occhi. Vi trovate, entrambi, in un antro roccioso la cui tenebra è rischiarata solo da alcuni bracieri che producono un fumo puzzolente e asfissiante. Dal poco che potete vedere siete circondati da mucchi di ossa di varia fattura e di cadaveri orribilmente sfigurati. Stravaccato sopra un trono di ossa e organi interni si trova Mad Dog in tutta la sua possanza e fierezza da demone cornuto maschio. Il demoniaco essere vi guarda sornione per poi finire in un sol boccone il cosciotto che stava mangiando.

Luca: “Ehi, non spingere!”

Fra: “Vai avanti tu…”

Luca: “Ma perchè proprio io?”

Fra: “Perché sì, perché tocca a te, perché rispondi tu, perchè non ho tempo, ho un meeting, una conference call, un incontro, e non rompe no…”

Luca: “Uffff… inutile! Ehm ehm, salve maestà… cioè, volevo dire Mad Dog!”

“Ah, eccoli qui i Gianni e Pinotto del fantasy italiano – dice Mad Dog con la sua voce gutturale e profonda – cosa ve ne pare della mia umile dimora? Spero sia di vostro gradimento perché forse sarà l’ultimo posto che vedrete da vivi! MUAHAHAHAHAHAHAH Scherzo miseri e patetici scrittori umani non vi farò del male perchè siete divertenti voi due. Davvero dovreste andare a Zelig o al TG1… si insomma in qualcuno dei programmi comici che fanno nella vostra televisione. Sono sicuro che avreste più successo che come scrittori. Sicuro al 100%. Passiamo alla vostra intervista, ho deciso che non vi dovete presentare tanto ormai siete famosi, quindi tutti sapranno chi siete. Addirittura uno di voi è passato alla Seria A dell’editoria italiana. Davvero notevole! Ma non siamo qui per parlare di questo bensì di Evelina Stella e del suo Diario delle Dune. O era Due Lune? Bah, non ricordo, fa lo stesso. Devo dirvi che in realtà pensavo fosse un libro diverso… si, beh, pensavo fosse un hentai. E se non sapete cosa sia un hentai, beh cercate su Google, mica sono Wikipedia io! Passiamo alla prima domanda, che questa intervista sembra sempre di più un mio fantastico monologo, purtroppo bisogna ascoltare a voi adesso! Allora Evelyn Starr – Il Diario delle Due Lune, un libro per ragazzi edito dalla Piemme, perché scrivere per ragazzi? Forse perché Luca si sente ancora ragazzo dentro? (Non dico del Falco che penso sia stato giovane ai tempi di Garibaldi) Forse perchè i vostri cervelli sono rimasti all’epoca dell’infanzia? Allora perché?”

Luca: Tutto giusto, oh tremendo demone! Ehm, ehm… In parte è così, la parte di me che più apprezzo è quella che mi permette di “staccare la spina” dalla realtà di tutti i giorni, permettendomi di vivere le storie che scrivo. Con Evelyn Starr – Il Diario delle Due Lune è stato un po’ come riscoprire la spensieratezza di quegli anni con un personaggio come Evelyn, piena di spirito di iniziativa, forte e coraggiosa. Il complimento più bello che possono fare al romanzo è proprio questo, capire che è dedicato ai più giovani in modo onesto e sincero. È tutto per loro! E per i demoni che abitano negli antri rocciosi, ovvio.

Francesco: zzz… zzz… zzz… Ho sentito parlare di Garibaldi? Scusa, ma sei davvero confuso.

“Una domanda che sicuramente si sono posti in molti… perché voi due insieme? Perché questa alleanza mortale? Cosa abbiamo fatto di male per vedervi insieme? Ci saranno altri libri scritti in coppia?”

Luca: Caro Mad Dog, chiediti perchè no?!?! 🙂 Sì, ci saranno altri libri, ma è presto per parlarne. La fortuna di scrivere assieme è quella di riuscire a dimezzare non solo i tempi di stesura, di raddoppiare la promozione e di velocizzare molti aspetti legati alla scrittura ma, più importante ancora, di lavorare con maggiore spinta al testo. Si ha fortuna di avere già un lettore tra i più esigenti, perchè un coautore vorrà sempre fare bella figura, e proprio per questo vengono meno inutili ipocrisie: quando un capitolo funziona, funziona davvero; quando, al contrario, qualcosa non va, ci sarà sempre un confronto onesto e sincero.

Francesco: Perché, in fondo (ma proprio in fondo) sono generoso e altruista. Adoro le cause perse.

“Passiamo a parlare del libro che ha la scritta sbrillucicosa come la mia palla da discoteca (che ho ricavato scuoiando Edward) ditemi, allora, come avete avuto idea per la storia? Come è nato il libro? E non vi faccio la domanda di come vi siete organizzati per scrivere il libro che già ve l’hanno fatta tutti! Uff…”

Luca: Hai colto il lato Dance del romanzo, c’è poco da fare. Madonna e Lady Gaga, che so essere tue due buone amiche, sono molto amate anche da Evelyn e dalle sue compagne di scuola, come l’amica del cuore Arrywin. Da qui la scritta sbrilluccicosa. Il libro invece è nato una sera, dopo che abbiamo deciso di dare libero sfogo alla fantasia, creando un mondo che non fosse per nulla banale e ovvio, ma che contenesse richiami a ciò che più abbiamo amato nei romanzi per ragazzi che abbiamo letto, con una buona dose di originalità. La prima cosa ad aver preso forma è stata proprio Evelyn, la Evelyn del Mullagh Maat, con i suoi lunghi capelli neri e gli enigmatici occhi blu cobalto pieni di segreti… ecco, Eve ci aveva già stregato!

Francesco: Luca era ovviamente ubriaco. Mi pare che l’abbia dimostrato ampiamente nella risposta precedente.

“In quale dei personaggi vi rivedete di più? Io, e Impo concorda, noto una certa somiglianza tra il furetto Stillygan e il Falco! Per un sacco di motivi ahò. Si davvero un sacchissimo. E no non vi sto prendendo in giro perché avete usato la parola <sacco> che è dialetto romano nella parlata di una tizia irlandese. No no. Invece per Luca non so quale personaggio mi ricorda… mi spiace non saprei proprio… forse il goblin a pensarci bene…”

Luca: Diabolic essere che tutto prevedi! Stilly ha sicuramente un lato comico marcato, che richiama un’ironia esasperata, un po’ acida e stizzita, ma tutti i personaggi hanno più di una chiave di lettura e nel secondo volume, si scopriranno un sacco di verità nascoste, di segreti mai rivelati, e di verità che ribalteranno molte delle cose che avete creduto fino a questo momento… riusciremo a stupirti, caro Mad Dog!

Francesco: Mi sono divertito con i remix e mash-up, aggiungendo qualche contaminazione new age. Insomma, Bolak, Sarnesh. Ci siamo capiti.

“Avete scelto come luogo in cui far svolgere la vicenda l’Irlanda, il Falco non è la prima volta che usa questa parte del mondo per ambientare i suoi libri… anche se per Nemesis era la Scozia… E vi devo far i complimenti per come avete descritto gli ambienti sia di Ithil Runa che del Mullah Omar… o di come si chiama il posto dove vanno varcato quel ponte pericolante… Comunque come mai questa scelta? Siete dei fans delle Isole Britanniche? Vi pagano per ambientare i libri in queste regioni?”

Luca: Non c’era posto migliore in cui ambientare la storia di Evelyn, si adattava alla perfezione col suo personaggio, col suo carattere, con l’avventura che avevamo in mente. Era un’ambientazione troppo magnifica per non sfruttarla al massimo, e questo ha permesso di “immaginare” e quindi scrivere di luoghi dal fascino senza tempo, e così misteriosi da stupire anche noi mentre li scoprivamo passo dopo passo, tra le nebbie…

Francesco: perché l’Irlanda è estremamente fashion. No, dai, prendi per buona la risposta di Luca che ci ha messo una settimana per scriverla.

“Anche se Evelyn Starr – Il Diario delle Due Lune è un libro per poppanti a me è piaciuto, non è il solito libro di questo genere, anche un demone come me può apprezzare questo genere di libri anche perché i protagonisti sono simpatici e non ho l’impulso di aiutare i cattivi ad ammazzarli come è accaduto con un’altra saga fantasy di cui non faremo il nome. Che poi Sofia era pure indigesta. Una cosa che mi è piaciuta è stata la scelta dei nomi dei personaggi e dei luoghi, davvero azzeccati al libro e molto… particolari, ecco insomma ti rimangono in mente. Chi li ha scelti questi nomi e come li avete scelti? Avete fatto qualche studio particolare su antichi tomi di storia irlandese per scegliere i nomi più azzeccati alla vicenda? E che razza di nome è Arrywin?”

Luca: I nomi sono un aspetto importante del romanzo, dovevano non solo coincidere con l’ambiente in cui si sarebbe svolta la storia, ma anche col carattere dei personaggi, il loro passato, il loro vissuto. Ed è stata una scelta ardua, ma piacevole, e alla fine, dopo qualche cambio in corso d’opera, abbiamo optato per un insieme di nomi che non fosse ovvio o banale! Ehi, Dogghi, Win ha un nome… vincente! 🙂

Francesco: Quando un nome funziona, ti ci affezioni subito. Come quando ho scelto Virgola per il mio cane, stesso processo di imprinting.

“Forse sono uno dei pochi che ha colto il vero significato di questo libro, il significato intrinseco che forse voi scrittori nemmeno sapete aver messo nel tomo. E cioè se vedi una nebbia stramba per strada e vedi che non c’è nessuno e incontri il tuo professor simpatico quanto un incudine sullo stinco… beh, scappa! A parte scherzi c’è un significato particolare che avete voluto trasmettere con questo libro? A parte evitare di attraversare i ponti pericolanti?”

Luca: Volevamo raccontare una bella storia, che si lasciasse leggere senza bisogno di farsi mille giri mentali. Volevamo divertirci e divertire, non c’era bisogno di inserire messaggi. Evelyn con la sua verità è portatrice di messaggi importanti, senza per questo doverli introdurre forzando la lettura.

Francesco: Credo di essermi scrollato di dosso quella venatura didascalica che c’è in Estasia. Un messaggio, quando c’è non deve essere così palese. Ancor meglio se un libro è strutturato a multilivello. E non è per niente facile, Demone, mi creda.

“Come avete collaborato con la bravissima disegnatrice Silvia Bigolin? Come avete scelto cosa rappresentare nei vari disegni che si trovano dentro il libro?”

Luca: Una volta finito di scrivere tutto il testo, e dopo una prima approvazione del manoscritto in bozza, mentre si lavorava alacremente alla pulitura del testo per la versione di stampa, la bravissima Silvia si cimentava alle scene più emblematiche del libro, dando un volto ai personaggi che fino a quel momento avevamo solo immaginato. Ed è stata super!

Francesco: Silvia davvero ha colto gli aspetti salienti del libro. Non siamo stati noi a decidere le scene da illustrare, e proprio per questo siamo rimasti ancor più soddisfatti del risultato perché ha colto momenti davvero particolari. Ancor più strana, come sensazione, vedere le idee trasformarsi in immagine.

“Questo libro è autoconclusivo ma ci sarà un seguito… di cosa parlerà? Qual è il suo titolo? Vi scoccia se mi mangio il goblin?”

Luca: No, Mad Dog, non mi scoccia se ti mangi Huri. Ma prima dovrai trovarlo e acciuffarlo, e ti assicuro che non è così facile… ha un nuovo amico, e stanno tramando nell’ombra perchè antiche magie oscure tornino a galla. 🙂

Francesco: Ma piantala. Il titolo del sequel sta ovunque in rete. La Regina dei Senzastelle, tiè. (Cioè, questo è il sottotitolo, senza il tiè).

“Cosa ne pensate di me il demone cornuto più sexy e aitante di tutto il web mondiale? Dalla risposta a questa domanda si deciderà il vostro destino… MUAHAHAHAHAHAH”

Luca: Ehm… dunque… sì, vediamo… ecco… uhm. Meriteresti un posto d’onore nel Mullagh Maat, eh sì. Uhm. Me la sono cavata?

Francesco: zzz zzz… zzz…

“Bene, l’intervista è finita, è ora che andiate in pace ma non fate quella faccia preoccupata, non vi ammazzo. L’ho già detto mi state simpatici voi. Ora tornerete nelle vostre dimore sani e salvi e ci rivediamo alla prossima Lucca… ah, si, lo so, è imbarazzante che Impo vada in giro con la mia riproduzione in versione pupazzo. Lo so, però che ci volete fare il ragazzo ha qualche rotella fuori posto. Io ci sarò ma devo rimanere invisibile sennò la gente impazzirebbe vedendo la mia bellezza e possanza! MUAHAHAHAHAHHAHAH!”

Grazie, Mad Dog! Alla prossima! 🙂

Evelyn Starr – Il Diario delle Due Lune di Luca Azzolini e Francesco Falconi

Ieri ho finito di leggere il libro che Francesco e Luca hanno scritto insieme cioè “Evelyn Starr – Il Diario delle Due Lune“, premettendo che è un libro per ragazzi dai dieci anni in su, quindi non rientro assolutamente nel target, premettendo questo devo dire che è un bel libro e che mi è piaciuto. E’ un libro fantasy per giovani adolescenti, quindi ha tutti gli i tratti di questo genere, l’eroina che affronta un viaggio pericoloso alla scoperta di un mondo strano e dimenticato ma è un viaggio anche di trasformazione e di evoluzione, con lei ci sono il misterioso ragazzo di cui è segretamente attratta e un personaggio divertente ed ironico. Poi c’è la divisione manichea tra bene e male, in questo caso i Senzastelle e il Signore delle Nebbie e i Guardiani delle Nebbie di cui fa parte la protagonista Evelyn Starr. Cosa mi è piaciuto di questo libro? Prima di tutto alcuni personaggi e su tutti Stillygan, il furetto ironico e con una parlantina svelta che accompagna Evelyn nel suo viaggio. Anche Evelyn non è male, al confronto con altre giovani eroine di altre saghe fantasy… beh, mi sta decisamente più simpatica! (Ogni riferimento a Sofia della Ragazza Drago non è puramente casuale!). Comunque sia ogni personaggio è strutturato bene soprattutto visto il target a cui il libro si riferisce. Un altro punto a favore degli autori, oltre alla scrittura molto scorrevole e interessante, ci sono le ambientazioni molto suggestive e appassionanti, ricche di magia, e mi riferisco sia a quelle di Ithil Rune sia quelle del Mullagh Maat. Un altro aspetto positivo è la trasformazione che subisco i personaggi quando attraversano il portale che il porta nel Mullagh Maat, è un “trovata” molto carina e divertente. Ormai sono un lettore smaliziato quindi alcuni cattivi, come il goblin Huri, li ho trovati fin troppo “macchiette” e stereotipati e alcuni colpi di scena li avevo già intuiti all’inizio del libro, invece un lettore più piccolo sicuramente non troverebbe questi problemi. Per finire i disegni della disegnatrice Silvia Bigolin sono davvero molto belli, l’unica cosa che manca… e che avrei voluto nel libro sarebbe una bella cartina del Mullagh Maat per orientarsi un po’ durante lo svolgimento della storia. Questo è tutto, sicuramente è un libro adatto ai più piccoli e quindi lo consiglio a chi è in target per la colonna del Battello a Vapore della Piemme.

Mad Dog intervista Adriano Barone

Apri gli occhi. E’ buio pesto. Nell’aria c’è una puzza di zolfo e di putredine. Una luce rossastra si accende all’improvviso facendoti socchiudere le palpebre. Ora hai intuito, a grandi linee, dove ti trovi. Sei in una stanza ricolma di ossa, interiora, sangue, pezzi di corpi. Assiso sopra un trono di corpi umani si trova un diavolo cornuto la cui pelle è formata da scaglie d’osso scarlatte. Le sue corna ricurve, nere e dure come l’ebano, puntano verso di te. Il suo sorriso è beffardo, sornione e i suoi occhi, come quelli dei gatti, sembrano deriderti. Infine vedi il suo membro, che a riposo è grande dieci tanto il membro di un essere umano medio. Dopo averti scrutato ancora un po’ ti parla, la sua voce sembra una eruzione di lava dell’Etna.

Adriano, amico mio! Ti do il benvenuto nel mio antro! So che ti stavi concedendo una sigaretta prima di finire il primo capitolo del tuo nuovo libro. Si intitola “Cento modi per pagare il mutuo quando si è scrittori in Italia” giusto? Bel titolo. Andrà a ruba! Sono sicuro. Anche perché nel tuo paese che va rotoli, sicuramente un libro del genere lo compreranno tanti scrittori. Ma basta parlare di te e parliamo di me. Non vedo perché dobbiamo parlare di te, mica questa è la tua intervista! … Uhm – Mad Dog si infila un dito nel naso, toglie quello che ha trovato poi si succhia il dito pensieroso – dalla regia mi dicono invece che si questa è la tua intervista! Ah sono tanto contento di intervistare un nerd amante della gnocca come sei tu! Io e te ci intendiamo benissimo! Dai presentati agli sventurati lettori ma soprattutto alle lettrici vogliose di sesso anale di questo blog. Di a tutti chi è Adriano Barone!”

Un sex addicted, uno sfaticato, uno che si annoia facilmente, un ciclotimico, un bugiardo compulsivo. Mi piace raccontare storie e giocare con le parole. La conclusione naturale era mettermi a scrivere storie.

Tu sei anche un autore di fumetti oltreché di libri assai perversi. Parliamo della tua storia di Erotico Nero. Sappi che mi sono eccitato come un cane idrofobo per l’ultima scena. Davvero originale come storia e il suo sviluppo poi… ecco è sicuramente la storia meno scontata tra le tre proposte nell’albo. Forse io già so la risposta, ma la gente che ci segue da casa, e ricordo di comprare l’aspirapolvere di ultima generazione della Mad Dog Co. che non solo toglie la polvere ma vi elimina pure la suocera e anche, all’occorrenza, la moglie! Dicevo, la risposta io la so. Tu non ancora. E la gente che ci legge ancora di meno. Quindi ti faccio questa domanda. Come mai hai scritto, hai ideato una storia del genere? Quale erano i tuoi intenti? Oltre che far toccare i genitali a tutti i tuoi lettori? E non è come intendete voi sporcaccioni!”

Lo sporcaccione sarei io, a dire il vero… u.u

Comunque: il porno mainstream. CHE PALLE. I picchi di innovazione del porno mainstream sono cose tipo il Double Anal. Capirai… Molte artiste (femministe serie, mica come me) si sono poste il problema dei sottotesti politici del porno. Fu Annie Sprinkle a ipotizzare il concetto di post-porno, un porno che non fosse eteronormativo e fallocentrico. Le mie riflessioni sull’argomento mi hanno fatto scrivere una storia in cui alcuni sottogeneri del porno (rape, torture) fossero applicati da una donna a un uomo, rendendoli totalmente non-erotici, anzi, privando l’atto erotico di ogni connotato di “eccitazione”. Insomma, l’ennesimo capitolo della mia riflessione sul corpo come identità e sulla sessualità come forma più diretta e sincera di comunicazione, partita con “Carni (e)strane(e)” e “Tipologie di un amore fantasma” e che ancora non si è conclusa.

Passiamo a Bugs – Gli insetti dentro di me. Prima di tutto devo far un grande complimento al disegnatore Babich, perché è davvero bravo e disegna gli insetti come Dio comanda. Pure la gnocca, eh. Ma gli insetti sono superbi! Bugs è una storia particolare ed originale, sia per la trama che per il protagonista… la prima domanda che ti voglio fare è… come mai gli insetti? Perché non hai scelto, chessò, le sanguisughe o i gamberi? Ti facevano schifo? A me no. Me li mangio anche a colazione i gamberi. Soprattutto quelli giganti che si credono di essere ‘sto cazzo e poi mi perdono a poker come degli idioti. Ci tengo a precisare che io baravo…”

In realtà i gamberi sono il perfetto esempio di come i condizionamenti culturali ci influenzino profondamente. L’aspetto di un gambero non è meno disgustoso di quello di un insetto, eppure ci è stato “insegnato” che i gamberi non fanno schifo: perciò li mangiamo allegramente. Ma, davvero, guardali bene: dovrebbero farci schifo.

Per quanto riguarda gli insetti: ci hanno insegnato che fanno schifo. Ergo, li troviamo disgustosi… nonostante siano la fonte di proteine di circa il 70% (dato non so quanto aggiornato) della popolazione planetaria.

Quindi: perché gli insetti? Per rendere protagonista ciò che è generalmente rimosso, per metterti davanti agli occhi qualcosa che di solito cerchi di non fissare troppo a lungo con lo sguardo. E ribaltare tutti i preconcetti sull’argomento.

Ovviamente non ha funzionato: io speravo che dopo “Bugs” sarei guarito dalla mia fobia.

Invece adesso gli insetti mi fanno più schifo e molta più paura di prima.

😦

p. s. Hai una domanda per Fabio? Chiedi pure a lui. Ah, no, non può parlare, l’ho imbavagliato e incatenato al tavolo da disegno… no, tranquillo, non sono lacrime di disperazione, è felice…

Com’è nata l’idea di questa storia e del suo protagonista Ulisse? E perché chiamarlo Ulisse? Non potevi chiamarlo Ugo? Era più figo per me. E lasciamo perdere Impo, il mio nerdissimo padrone, che dice che il protagonista si chiama in quel modo perché è una cosa legata ad un poeta greco cieco. Son cose pizzose che nessuno vuol sentire. Sono sicuro che non c’entra ‘sto tizio orbo che scriveva cose antiche! Vero?”

Ugo sarebbe andato bene, in fondo il protagonista secondo me è un perdente (anche se a differenza di Fantozzi, una rivalsa ce l’ha) che passa gran parte della sua vita a negare sé stesso. Lo fa un sacco di gente, del resto.

Il punto è che “Bugs” nasce dalla lettura dal racconto “Circe” di Julio Cortàzar, la cui protagonista serviva dolci farciti di insetti ai suoi spasimanti. Secondo il narratore, era pazza. Secondo me, aveva un piano. “Bugs” è la mia spiegazione di quel piano. Quindi, se la protagonista l’ho chiamata Circe, dal racconto, con MOLTA fantasia ho deciso di chiamare il protagonista maschile Ulisse. Del resto a me piace scrivere cose pop con tanti riferimenti fighetti (che altri chiamano “citazioni colte”).

Sai che più ci penso, più Ugo non mi sembra affatto male…?

Parliamo del personaggio migliore del volume e cioè il Grillo Parlante. O quel che era non ricordo sinceramente, in questo momento nella mia mente ci sono le tette di una cosplayer americana assai gnocca. Di che parlavamo? Ah si… il Grillo Parlante… parlaci un po’ di lui… com’è stato creato… queste cose qui… che ci interessa… moltissimo… tette…” (Mad Dog sbava copiosamente sussurrando continuamente la parola “tette”).

Eh? Scusa, stavo sbavando anch’io…(succhia rumorosamente il filino di bava). Come dice il mio amico Guido Catalano: “le tette in assoluto è la mia parte preferita sessuale/
gli occhi quella che cambia le carte in tavola
.” Comunque io sarei molto interessato alla cosplayer, anzi, se tra le mie lettrici ce n’è qualcuna particolarmente feticista per il cosplay sex, può contattarmi tramite Mad Dog.

Ah, il grillo parlante, dicevamo. Semplicemente è l’insetto mediaticamente più famoso al mondo. E dato che trovo insopportabile la versione disneyana, l’ho riportato alle radici.

Ci sarà un sequel di questo interessante fumetto? Hai già qualche idea? Ho già il titolo del sequel Mad Dog – Il Cadavere Dentro di Me – Andrà a ruba, sono sicuro!”

Bellissimo! Una storia porno-horror! Trovo che il porno-horror sia difficilissimo da fare, ci ho provato in Carni (e)strane(e), non so con quali esiti. Ma pornografia e horror sono senz’altro due generi (oddio, l’horror è una modalità narrativa, più che un genere…posto che i generi esistano. Lungo discorso, facciamo finta di niente) molto affini: è affascinante pensare che siano i generi che provocano una reazione fisica molto concreta nel corpo del lettore/spettatore. Brividi o grida nel primo caso, eccitazione nel secondo (magari anche le grida, al culmine della masturbazione).

Comunque no, sono altri gli autori che vi fregano coi sequel, facendovi la faccetta gnè gnè “Ma-non-hai-visto-che-c’era-questa-sottotramina-irrisolta?”. No, “Bugs” inizia e finisce con quel volume lì. Un motivo in più per acquistarlo, gentili lettori.

E’ uscito in questi giorni il tuo nuovo libro intitolato Zentropia e l’ha pubblicato l’Agenzia X. Che da quel che capisco è una sorta di casa editrice di spie internazionali. Allora di cosa parla questo nuovo libro? E come mai si intitola Zentropia?”

SSSH! Non posso dirti DAVVERO chi si nasconde dietro Agenzia X…l’intervista potrebbe autodistruggersi durante la lettura!

Il romanzo lo definisco “una distopia zen”. Parla dell’Italia dopo la guerra civile, immaginando che la suddetta si sia conclusa pochi minuti fa. E quello che immagino è un paese ben oltre il default, fuori dall’Unione Europea, dove la catastrofe è già avvenuta, e si procede lenti verso il nulla, ma in maniera rassegnata, quasi serena. Una discesa zen verso l’entropia. Zentropia, appunto. Il romanzo parla di…uhm, buddismo, della lettera Z, dell’Italia di oggi, di pratiche di “resistenza” che si rifanno a modelli anni ’70 e che oggi non hanno più efficacia, di pratiche contrasessuali. Soprattutto Zentropia parla del nulla. Argomento sul quale posso vantare conoscenze IMMENSE.

Parliamo ora di quel tuo bel libro pubblicato con la Asengard e cioè Il Ghigno di Arlecchino. Uno dei libro assolutamente più fuori di testa, grotteschi e pazzi che esistano. Mi ricorda qualche puntate dei programmi della De Filippi, prendine uno a caso, più o meno ci siamo… Allora, spiegaci, quanto eri fumatostrafattomalato quando hai scritto quel libro? Ora a me certe cose non fanno impressione, ma c’è gente che è impazzita dopo averlo letto! (Ok forse ho pure contribuito io…)…”

Tzè, ero lucidissimo quando ho scritto l’Arlecchino, pensa un po’…hai un filtro?

Per rispondere alla domanda: quel libro rappresenta la mia visione dell’universo, della vita e dell’amore. Se non scrivessi più libri (e a chi ci spera dico: SUCATE! Ne scriverò altri, invece!), quello che avevo da dire su questi argomenti lo si può leggere lì. È la cosa più viscerale che potessi scrivere, la più sincera, e la più violenta. E anche la più ottimista.

Molti sono rimasti offesi/incazzati da Arlecchino. Per molti era “troppo” (violento, complesso, ecc.). Bene. Sono fiero di ogni lettore che ha avuto una reazione “estrema”, da chi ha fatto il cosplay del protagonista alle lettrici che hanno trovato il romanzo altamente erotico e con cui sono finito a letto a chi ha detto che è una puttanata immonda. Senz’altro non è un libriccino da leggere distrattamente in tram o mentre fai la cacca. Se si cercano libri tranquilli e innocui, la scelta è ampia. Se si legge un mio libro o un mio fumetto, tendenzialmente sono pizze in faccia. E risate, certo.

Vedremo un sequel dell’Arlecchino? Lo vedremo ancora in giro? Avrò modo di papparmelo? Rispondi a questa ardua sentenza!”

Seguiti no. Assolutamente. Anche Arlecchino è stato scritto per essere autoconclusivo (non faccio spoiler, ma il finale spero non lasci dubbi…).

Tuttavia (hai visto che son colto? Ho detto “tuttavia”) ho in mente uno spin off su Ah Puch, anche se potrebbe venire fuori solo un racconto, e sinceramente la struttura dell’universo di Arlecchino, composto di infiniti Tracciati, tornerà, anche solo con qualche allusione, in parecchi (se non tutti) i romanzi e i fumetti che scriverò in futuro. Già “Tipologie di un amore fantasma” era un “gioco” sui Tracciati simili, ma non identici. E in “Zentropia” Arlecchino fa una comparsata. Forse. O forse è l’allucinazione di uno dei protagonisti. Diciamo che se avete letto Arlecchino, potete pensare che sia vera la prima ipotesi.

Se Arlecchino te lo pappi, però sono stracazzacci tuoi…hai visto che il bimbo è coriaceo… 😀

Al recente Lucca Comics & Games 2011 hai visto con i tuoi occhietti da nerd il cosplay dell’Arlecchino. Cosa hai provato quando l’hai visto?”

Prima non mi rendevo conto di cosa stessi vedendo davvero. Mi sono commosso. Ho provato a dire qualcosa, ma mi sono messo a balbettare. Luca Tarenzi, che mi ha “portato” Samuel, il mio lettore che ha deciso di fare il cosplay di Arlecchino, si gustava la scena ridacchiando.

Dato che non riuscivo a parlare, ho abbracciato Samuel e l’ho ringraziato, non mi è venuto in mente nient’altro da fare. E poi ci siamo messi a chiacchierare per un bel po’.

Sai il romanzo parla di un “Barone” che “crea” Arlecchino. Col suo romanzo, Barone ha “creato” Arlecchino nel mondo reale. Un divertente cortocircuito.

Purtroppo sei morto. Vieni ucciso da una folla di ragazzine impazzite che hanno visto il protagonista di Twilight. Tu stai in mezzo. Vieni calpestato fino alla morte. Come sarà il tuo funerale?”

PURTROPPO sono morto? MENO MALE che son morto, che son nato stanco…

Cosa potrebbe succedere?

Vediamo… molta gente tirerà sospiri di sollievo, altri grideranno “Finalmente!”, ci saranno roghi dei miei libri e dei miei fumetti e il fumo si alzerà tanto da oscurare il cielo… i miei amici non metteranno su musi lunghi e lacrime, ma si faranno di ogni sostanza allucinogena immaginabile, faranno festa e si racconteranno cazzate e ricorderanno gli imbarazzantissimi aneddoti di cui è costellata la mia vita privata (talmente assurdi che Luca Tarenzi dice che quando scriverò la mia autobiografia non ci crederà nessuno, perché sembrerà inventata). E soprattutto invece del corteo funebre ci sarà un corteo danzante tutto paillettato che manco il gay pride.

Cosa ne pensi di me Mad Dog il demone cornuto più simpatico, sexy e gagliardo che esista?”

Penso che per avere il coraggio di esserti fatto fare una foto col pisello di fuori in compagnia mia e di Francesco Roghi, oltre ad avere il membro infuocato, devi avere anche le palle d’acciaio.

Ora toglimi tu una curiosità: ma sei tu il padre di Beel, il mio moccioso a fumetti preferito? (per chi non avesse capito di chi parlo: http://youtu.be/RG7f7t0Se_Q)

L’intervista è finita. Ora devi tornartene a casa. Hai due modi o ti ci porto io e staremo tanto vicini… o ci vai a piedi, seconda porta a destra poi dritto, quando vedi la carcassa del mammut svolta a sinistra, la terza porta che sulla destra, quella con il teschio di orco infisso sopra e sei a casa tua… sempre che le altre presenze del mio antro ti facciano tornare tutto intero! MUAHAHAHAHAHAHAH”

Ma come, neanche un’orgetta con demoni e demonesse arrapati/e e gnocchi/e? Che palleee…

Ah, essendo un bugiardo compulsivo, chiaramente la maggior parte delle risposte sono assolutamente inventate e prive del benché minimo riscontro con la realtà.

Mad Dog presenta Alice in Wonderland

“Salve cari amici e care amiche che ci leggete da vicino e da lontano, da sopra la tazza del cesso e da dentro la scatola di sardine che chiamate metro, io sono Mad Dog il demone cornuto e come ogni Natale è giunta l’ora di raccontarvi una storia che vi faccia venir voglia nuovamente di fare tanti regali che l’economia fa schifo e se non fate qualcosa andrete tutti zampe all’aria! E ricordatevi comprate italiano! Iniziamo questa bella storia, io sono accanto un bel focolare, sono in una vera casa vittoriana. E’ una casupola, piccola, a Londra. Si chiama Buckingham Palace o qualcosa del genere. Quindi ora apro questo gigantesco tomo… che ha davvero un titolo gagliardo!”

Mad Dog presenta Alice a Wonderland

C’era una volta tanto tempo fa in una galassia lontana lontana… ah no scusate, ho sbagliato introduzione. Ecco ricominciamo. C’era una volta nell’Inghilterra vittoriana, terra di Dracula, Sherlock Holmes, Dorian Gray, Jack lo Squartatore, Peter Pan, Scrooge, il Dottor Jekyll e Mister Hyde, una ragazza di nome Alice Elizabeth Nemesi che doveva essere data in moglie al vecchio Ambasciatore di Dakar, il noto consumatore di grappa Valberyx Relais-Ganze. La giovane donna non amava affatto l’attempato signorotto che gli volevano far maritare quindi tentò di scappare dalla casa paterna in cui l’avevano rinchiusa. E la nostra storia inizia da qui.

Alice correva a perdifiato. Aveva saltato con un sol balzo le scale della sua abitazione e si stava dirigendo più lontano possibile da quel vecchio inquietante che straparlava di demoni, alcol e diritti civili. Era quasi notte, le strade erano illuminate fievolmente da numerosi lampioni ad olio che lasciavano molte ombre ad incombere per la città di Londra. La ragazza urtò molte persone nella sua fuga prendendo sia gli insulti di qualche passante che i fischi acuti dei poliziotti che pattugliavano le strade. L’Ambasciatore di Dakar le andava dietro come poteva, infatti le sue vecchie gambe afflitte dalla gotta non l’aiutavano. Vide che la ragazza si stava dirigendo verso uno dei tanti parchi che adornavano la città. Stava per raggiungere la sua promessa sposa quando una delle gambe cedette lasciandolo da solo in mezza alla strada male illuminata. Il dolore era lancinante, acutissimo. E lo fu ancora di più, ma durò molto poco, quando la carrozza dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana, Viola Vitalis, lo investì uccidendolo sul colpo. L’Ambasciatrice non si accorse di nulla così come il suo vetturino che continuò imperterrito a puntare verso il Palazzo Reale dove la Regina Thirrin attendeva la sua cara amica proprio per una cena di gala per il matrimonio dell’Ambasciatore del Dakar. Dovete anche sapere che Viola Vitalis, nota per la produzione del suo famoso yogurt per la digestione, era stata l’Ambasciatrice di Dakar fino all’anno prima quando era tornata in Toscana ed era stata eletta Ambasciatrice a Londra del Gran Ducata di Toscana. Torniamo ad Alice anche lei, inoltratasi nel parco, non si era accorta della prematura fine del suo, già defunto, marito. Troppo occupata a scappare non aveva fatto caso allo “splat” che aveva sentito dietro di lei. Ora cercava un buon posto dove nascondersi dagli occhi, seppur afflitti dalla vecchiaia, del suo inseguitore. Proprio mentre stava cercando qualcosa nel parco vide un essere bianco sfrecciare davanti a lei. Sembrava un coniglio bianco ma era più grande di un normale coniglio ed indossava un completo con tanto di panciotto, occhiali firmati da Armani ed un orologio con la catenella.

“Son in ritardo! Son in ritardo la Regina mi taglierà la testa! Non mi dovevo fermare a guardare quelle conigliette di Playboy che si spogliavano! Stupido Borgo! Stupido!”

L’essere non si era minimamente accorto della presenza di Alice e si buttò a capofitto in un buco nel terreno, abbastanza grande, pensò la ragazza, da far passare anche lei. Alice, quindi, decise di seguire quel coniglio bianco nella sua tana per salvarsi dal suo inseguitore. Appena si infilò nell’anfratto la nostra protagonista venne risucchiata in un tunnel oscuro di cui non vedeva la fine dato che l’oscurità obnubilava la sua vista. Capiva di stare cadendo e pensò che si sarebbe fatta molto male una volta che la sua caduta si fosse fermata, invece, toccò magicamente terra poco dopo senza alcun danno. Dal fondo dell’antro non riusciva a vedere il buco da cui era precipitata e non sapeva nemmeno per quanto tempo fosse precipitata, poteva essere un minuto come un’ora. Aveva perso la cognizione del tempo. Alice si rialzò e si spolverò il grazioso vestito azzurro che ora era pieno di terriccio e fanghiglia. Si guardò attorno e si accorse che l’unica via era perfettamente davanti a lei, un piccolo corridoio illuminato da una lampada ad olio. Dopo averlo percorso si ritrovò in una stanza più grande, una vero e proprio salotto arredato con fine gusto. C’era un caminetto in cui scoppiettava allegro un fuocherello, c’erano alcune poltrone, un divano, una libreria ricolma di strani libri dal poco spessore e dalla bassa altezza. Ne prese qualcuno, c’erano dei disegni sopra, strani disegni. Nella copertina di questo strambo libro c’era una ragazza dai capelli azzurri ed il titolo del tomo che aveva preso era “Evangelion”. Rimise subito a posto quel volume, infatti la sua razionale mente da educata ragazza vittoriana aveva subito pensato che quell’opera letteraria non era fatta assolutamente per lei ma sicuramente per qualche persona assai disturbata nella mente. Decise che era arrivato il momento di uscire da quella stanza (si, lo so cosa pensate, ma il suo cervellino in questo momento era troppo impegnato nel razionalizzare quello che aveva visto e non si poneva la questione del perché qualcuno avrebbe dovuto costruire un salotto così in profondità e con un’entrata così strana. C’è anche da dire che forse il suo cervellino non avrebbe potuto porsi tale questione…). Alice vide che c’erano due porte nella stanza, una piccolina che non avrebbe mai potuto attraversare ed una più grande, a sua misura. Aprì quest’ultima e si ritrovò in una stanza completamente spoglia, grande quanto il salotto. In fondo c’era un’altra porta. Si stava avviando con passo deciso verso il fondo della stanza curiosa di sapere dove portasse la nuova porta quando vide che davanti a lei c’era un topolino di campagna assai strano che la guardava preoccupato. Il roditore aveva in testa un basco nero, un semplice gilet marroncino e stava dipingendo su un minuscola tela. L’oggetto del suo dipinto era un tocco di formaggio con i buchi così tanto succulento che lo stesso topo aveva la bava alla bocca. Purtroppo la nostra Alice aveva paura dei topi quindi non ci pensò due volte e spiaccicò il topolino con la sua scarpa. Quello, impietrito dalla paura, nemmeno si mosse e prima di morire riuscì soltanto a fare un mesto squittio. (Che nella lingua dei topi significava più o meno “Da morto le mie opere varranno di più!). La ragazza, comunque incuriosita dal dipinto, lo avvicinò agli occhi per vederlo meglio e si accorse che in basso al lato della tela c’era una scritta “Zerov”. Forse quello, si disse, era il nome del topolino che aveva appena ammazzato e si prese il quadro nella speranza che, ora che il pittore era morto, anche se un ratto, potesse valere molto. Alice quindi cercò di avvicinarsi alla porta a cui stava andando prima di essersi fermata per schiacciare l’infido topastro ma più si avvicinava e più il suo obiettivo si allontanava e si rimpiccioliva fino a ridursi ad una porticina di minuscole dimensioni. “Solo un topolino potrebbe passare per questa minuscola apertura” pensò mestamente Alice a cui venne un’idea. Frugò nel gilet dell’animale che gli era rimasto appiccicato alla suola della scarpa. La sorpresa fu grande quando trovò una piccola chiave e un pezzo di formaggio mezzo ammuffito. Dato che la nostra ragazza aveva fame e non mangiava nulla dal pranzo, decise di mangiare quel poco formaggio, giusto per mettere qualcosa sotto i denti. Il formaggio faceva schifo e per poco la nostra eroina non vomitò tutto quel poco che aveva nella stomaco. Dovete infatti sapere che la nostra Alice era fissata con le diete e quindi ci teneva ad essere snella e mangiava poco per tenersi in forma, anche, all’epoca, non avevano inventato Pesoforma! Alice non sapeva cosa fare ora, decise che almeno avrebbe provato a mettere la minuscola chiave nella serratura della porticina. Ci riuscì, dopo molti sforzi, quasi contorcendosi e riuscì ad aprire la porta la quale, appena apertasi, si ingrandì fino a diventare della sua grandezza. Nella stanza successiva trovò una sorta di grande labirinto formato da dei banconi disposti in modo assai strano, sembrava un mercato ma così grande e così complicato quale non aveva mai visto nella Londra di sopra. Notò che molte specie di animali, tassi, faine, talpe, daini, e chi più ne a più ne metta affollavano questo spazio che le sembrava infinito. All’improvviso però sentì un terribile crampo allo stomaco e si accorse, mentre il dolore aumentava, che vedeva gli oggetti rimpicciolirsi sempre di più. Dopo qualche secondo sentì una botta alla testa e capì che, non era il mondo che era diventato più piccolo ma lei che era diventata un gigante e aveva sbattuto il capo sul soffitto di quella grande sala che ora sembrava invece assai piccola. Alice, disperata per la sua situazione, si mise a piangere, pensando a tutto quello che era successo, alla sua famiglia, al fatto che volessero maritarla con un vecchio orbo. Poteva avvertire fievolmente quelli che le sembravano urli, ma in quel momento non se ne curò molto ancora ingarbugliata nei suoi pensieri. Si accorse, comunque, che sparito il lancinante dolore, stava, pian piano tornando ad una statura normale. Grande fu la sorpresa quando vide che le sue lacrime avevano originato un grande mare in quei pochi minuti in cui aveva pianto. Molti animali erano periti per annegamento e i loro cadaveri galleggiavano sul pelo dell’acqua. “Per fortuna io so nuotare!” pensò Alice notando che alcuni animali e cioè un Dodo, un Aquilotto e un Pappagallo stavano precariamente a galla sopra un tavolo. Il Dodo, evidentemente più anziano di loro, che portava un paio di occhiali a lorghette e un bel bastone intarsiato, stava rimproverando i due altri uccelletti più giovani. Il primo, aveva il piumaggio ancora nero mentre l’altro, con un piumaggio multicolore come si confà alla sua specie, aveva anch’esso gli occhiali.

“Daniele e Marco per colpa vostra è morta la povera Greta! La dovevate proprio legare come un salame?” disse il Dodo indicando con un’ala una Papera tutta avvolta in una corda che galleggiava morta lì vicino.

“Non è colpa nostra, nostra, è colpa colpa dell’umana umana!” disse il pappagallo guardando storto Alice. La ragazza, sentitasi presa in causa, volle replicare e quindi si avvicinò alla zattera improvvisata del trio, scansando con disgusto la Papera morta.

“Mi spiace per la vostra amica e per il trambusto che ho fatto…” disse la ragazza veramente dispiaciuta per aver ucciso tanti poveri piccoli animaletti.

“E siamo anche tutti bagnati!” disse l’Aquilotto che non provava affatto rimorso per quel che aveva fatto alla povera Greta e per la sua precaria fine.

“Per fortuna l’acqua ormai è completamente defluita ed io so un modo per asciugarci presto, dobbiamo fare una Corsa Sfiancante di Wonderland™ così saremmo subito asciutti. Poi ragazzina ci darai quello che hai per compensare la perdita della nostra preziosa merce!” disse il Dodo tutto serio.

“Cosa sarebbe questa corsa e cos’è Wonderland?” chiese Alice che non aveva mai sentito questo particolare sport e di questo luogo di cui parlava il Dodo.

“Wonderland è dove ci troviamo dove regna la Regina di Cuori e il suo consorte. Invece la Corsa Sfiancante di Wonderland™ consiste nel correre tutti in cerchio, si inizia quando si vuole e si finisce quando si è asciutti, si fa il giro che si vuole ma bisogna sempre seguire quello che ti sta dietro. Semplice no?” esclamò l’uccello estinto nel mondo di superficie partendo a razzo seguito dagli altri due uccelli. La corsa non fu affatto facile infatti Alice non aveva ben capito come si svolgesse per bene e, inoltre, evitare i cadaveri degli animali morti non era molto semplice ma alla fine tutti e quattro erano di nuovo belli asciutti anche se molto stanchi. Il Dodo si avvicinò alla ragazza, volendo evidentemente qualcosa in cambio per la perdita della sua preziosa merce ed Alice non trovò nulla di meglio da dargli che il cadavere del topo insieme al suo quadro, che aveva riposto con cura in una della sua tasche dopo aver trovare la chiave della porta minuscola. “Almeno ho la cena pronta!” esclamò il Dodo tutto contento, sbarazzandosi del dipinto, tornando dai suoi compari. Alice si stava avvicinando verso una grande porta da cui poteva vedere un scenario campestre, colline, boschetti di conifere tagliati da sentieri serpeggianti, quando venne fermata da due strane persone. Erano due donne, molte magre e abbastanza basse, senza collo, l’unica differenza era il colore dei capelli, una c’è li aveva rossi e l’altra invece neri. Erano anche vestite uguali, avevano una sorta di pigiama a righe bianche e nere, mentre in testa avevano un colbacco nero.

“Per colpa tua abbiamo perso…” iniziò quella con i capelli rossi.

“…tutta la nostra mercanzia!” concluse la donna con i capelli neri.

“Mi spiace molto di avervi recato danno…” disse Alice, che sinceramente si stava stufando di essere sempre rimproverata dagli abitanti di Wonderland.

“Io sono Tuidelpatti…” disse la rossa.

“…ed io sono Tuidelale.” finì l’altra sorella.

“Io mi chiamo Alice, piacere.” disse la ragazza che non sapeva bene come comportarsi con queste due strane persone.

“Per ricompensarci del maltolto…” disse per prima questa volta Tuidelale.

“… dovrai ascoltare la nostra più lunga ed apprezzata poesia!” finì Tuidelpatti.

“Sono sicura che è una bellissima poesia, ma ora io dovrei andare…” Alice non riuscì a finire la sua frase che le due donne intonarono insieme una strana cantilena che la costrinse ad ascoltare la poesia che ora, per il vostro gaudio, leggerete anche voi. Le due sorelle parlavano insieme contemporaneamente come fossero un coro di una chiesa.

“10 righe dai libri sulla rete,

abbiamo creato follemente,

e abbiam raggiunto tante mete,

per aver visite immensamente,

e tante persone liete,

son venute immediatamente.

Tanti ci copiano la pensata,

ma anche se son scorretti,

nessuno è come la nostra genialata,

dai fans siam sorretti,

perché la nostra idea era la più sensata.

Accoglierem presto sottobraccio,

Un Tricheco e un Carpentiere,

il fantasy per loro è canovaccio,

angeli e arlecchini fan ben volere,

“Adriano tu sei un ragazzaccio,

non la devi far gemere!”

“Lo devo fare perché la ragazza”,

Il Tricheco disse forte,

“mezzo lupo e mezza ramazza,

con la sua vita data a sorte,

dovrà far la pazza,

per evitare la morte!”

“No davvero”, il Carpentiere

disse assai ridendo

e il Tricheco con grande mestiere

aggiunse “Il libro attingendo

alla moda del quartiere

venderò ungendo!”

“Una bella vendita,

devo far fare,

e la mia borsa arricchita,

così tanto da guadagnare,

da campare di rendita,

che il mutuo devo pagare!”

“Io invece…” disse il Carpentiere,

“di angeli e demoni vado scrivendo,

tante cose forestiere,

che così la gente faccio impazzendo,

e lo strambo faccio prevalere,

a Milano, stupendo!”

“Luca insieme dobbiam fare,

qualcosa da cui vivere,

che non faccia cagare,

che soldi faccia piovere

e poi tanto brindare,

fino a farci commuovere!”

“Adriano sei nel giusto”

disse il Carpentiere

“un progetto robusto

dobbiam far compiere

di urban fantasy venusto

e con il demone cornuto come alfiere!”

Alice stava seriamente pensando ad un modo onorevole per togliersi di mezzo perché quella poesia, di cui non aveva ben capito il senso, era orribile e, aveva notato, aveva fatto scappare tutti gli altri animali che affollavano la sala. Le due sorelle, senza dire altre parole, presero a correre di gran carriera verso il fondo del salone, spingendosi a vicenda senza un motivo apparente che lasciò ancora più basita la ragazza. Alice decise quindi di avventurarsi verso il bosco che aveva visto precedentemente, si inoltrò nel primo sentiero che trovò e ben presto la natura attorno a sé inizio ad essere veramente molto strana. Gli alberi, infatti, aveva lasciato il posto a funghi giganti, dai molteplici colori che incutevano un quieto timore nella ragazza. Si fermò indispettita allorché si accorse che un fungo, ben più grande degli altri, bloccava il sentiero e che uno strano essere si trovava sopra questo fungo. Questo essere era un misto tra un bruco e un essere umano, orribile a vedersi ed emanava un odore nauseabondo. Aveva le testa e il busto di essere umano, poi il resto del corpo era quello di un viscido bruco dalle numerose zampe e con una corta peluria bianchiccia che gli cingeva tutto il corpo da insetto. In testa portava solamente una strana tuba con degli enormi occhiali sopra. Stava fumando da un narghilè e nemmeno si era accorto della presenza di Alice, quindi la ragazza si arrischiò a parlare.

“Chi sei?” chiese la nostra protagonista assai curiosa.

“Io sono il Brucaliffo Dimitri e tu signorina chi saresti che stai disturbando le mie ore di meditazione?” rispose l’essere i cui occhi continuarono ad essere vacui per l’effetto e la potenza della droga che stava respirando.

“Sono Alice e mi sono perduta inseguendo il Bian Coniglio… poi sono cresciuta a dismisura ed ora… non so più dove andare!” la voce di Alice era triste, si era infatti stancata di tutte queste sue avventure e voleva tornare a casa, per ora il pensiero di doversi sposare con il vecchio e orbo ambasciatore di Dakar era scomparso. La ragazza stava attendendo una risposta dal Brucaliffo ma si accorse che l’essere si era addormentato beatamente, allora, dato che gli faceva schifo toccarlo con le sue manine curate, prese un legnetto e colpì delicatamente l’essere sulla testa. Il brucuomo si svegliò e sembrò vederla per la prima volta, i suoi occhi infatti non sembravano adesso essere più schiavi della droga.

“Per sapere dove andare prima devi capire chi sei, quindi chi sei Alice?” chiese lo strano personaggio mentre aspirava copiosamente il fumo dal narghilè.

“Io sono Alice… sono una ragazza inglese…” rispose la protagonista del nostro racconto assai disorientata dalla domanda del Brucaliffo.

“Non intendo quello. Qual è il tuo ruolo in questa storia? In Wonderland? Ognuno qui ha un ruolo, io sono il saggio Dimitri che ti consiglierà su cosa fare, ma il tuo ruolo qual è?” chiese ancora sibillino il Brucaliffo.

“Non lo so…” disse la ragazza che si stava per mettere a piangere infatti in qualche modo le domande di quello strano essere la toccavano nel profondo, infatti non sapeva nemmeno lei bene chi fosse.

“Ci sono tanti ruoli che potresti ricoprire, la sciocca ragazza che si innamora dello pseudo-vampiro o la giovane dal tormentato passato che è destinata a sconfiggere il male o ancora potresti essere destinata a perdere la testa. La Regina Licia cerca sempre nuove pretendenti… ma… ora devo andare, il fumo è finito… a presto Alice!” disse il Brucaliffo per poi scomparire in una nuvola di fumo azzurrino. Alice non sapeva che fare ma si accorse, cosa che la fece stupire ancora di più, che anche il fungo era scomparso ed ora il viottolo continuava portando ad un giardino ed una casa che assomigliava alle normali case di campagna dell’Inghilterra. Appena Alice riuscì a vedere per bene la casa si accorse che aveva le porte spalancate e una marea di utensili da cucina giaceva sul giardino. Molti strani nani da giardino, che raffiguravano creature d’incubo con tentacoli, zoccoli e corna, erano stati danneggiati e distrutti dal lancio degli attrezzi per cucinare. In casa, come appurò ben presto, non c’era anima viva. Da quel che poteva vedere chiunque fossero gli abitanti di quella abitazione erano andati via di gran furia. La ragazza decise di continuare a seguire il sentiero che l’aveva condotta fino a lì e che vedeva in lontananza si divideva in due tronconi differenti. Stava per arrivare all’incrocio quando si accorse che su un ramo di un albero che si trovava accanto a lei si stava materializzando qualcosa di assai strano. L’essere era una sorta di gatto, ma grande come mai ne aveva visti, con il pelo rossastro con alcune righe nere, aveva un sorriso sornione, una bocca troppo larga quasi quanto tutta la faccia. I suoi molti denti erano aguzzi e sporchi di sangue, così come gli artigli. Per completare il tutto questo gatto aveva le corna ricurve da caprone. Alice era sinceramente impaurita da questa apparizione, era l’essere più pericoloso che avesse mai incontrato a Wonderland, questo poteva ben capirlo. La sua risata era gutturale e vulcanica, la osservava di sottocchio divertito.

“M-mi diresti” – iniziò a dire la ragazza che tremava dal terrore ma voleva comunque sapere come tornare a casa – “quale strada devo prendere per andare via di qui?”

“Tutto dipende da dove vuoi andare, piccola umana.” rispose il gatto demoniaco sogghignando ancora di più e mostrando per bene tutti i suoi denti affilati.

“Il dove non ha importanza…” disse Alice che era ancora più confusa e impaurita data la risposta dell’animale.

“E allora non ha importanza nemmeno dove vai piccola umana.” disse il gatto ora ridendo di gusto, aprendo la sua bocca in cui la ragazza poteva finire in un sol boccone.

“Voglio tornare a casa!” esclamò Alice al colmo della paura.

“Non te la fare sotto, piccola umana. Beh, se prendi la strada a destra vai dal Cappellaio, lui è matto. E se vai a sinistra vai dalla Lepre Marzolina. Anche lei è matta. Qui siamo tutti i matti! Ed è bello così cara la mia piccola umana. Non mi sono presentato, che cattivo gatto che sono, mi chiama Mad Dog e sono un gatto del Cheshire. Non so cosa cazzo vuol dire, ma è così che mi dipingono!” le parole del gatto erano veloci e la sua voce sembrava avere il rumore della lava che viene eruttata da un vulcano. Alice comunque si era calmata perché vedeva che il gatto non aveva intenzioni malvagie.

“Ma se sei un gatto come mai ti chiami Cane Pazzo?” chiese Alice sempre perspicace quando c’era da insultare le persone che aveva appena incontrato.

“Non sarebbero fatti tuoi… – disse il gatto sbuffando infastidito – ma io non sono proprio un gatto sono più un demone. Anzi di solito non ho questa forma particolare, anche se qui io sono un gatto in effetti. E’ complicato e la tua povera testolina da umana certe cose non le può comprendere. Ora se non ti dispiace, mi piacerebbe rimanere con te a parlare di Wonderland e della Regina Licia e delle teste mozzate ma inizio ad avere fame e sento che c’è un maialino-bambino qui intorno di cui vorrei cibarmi! A presto piccola umana!” disse il demone gatto sparendo poco a poco.

Alice non sapeva proprio cosa fare, questo paese Wonderland era così strano, così diverso dalla sua semplice e quotidiana Londra. Quasi si pentiva di essere scappata da suo futuro marito. Decise comunque di andare avanti e pensò di andare a trovare il Cappellaio, senza un vero e proprio motivo. Dopo qualche minuto di cammino arrivò alla casa del Cappellaio che trovò fatiscente e a pezzi, un vero e proprio rudere, però davanti alla casa c’era un lungo tavolo apparecchiato alla perfezione per il thè. Notò che a tavola c’era tre strambi individui. Il primo era un uomo normale, con un vestito ricco di pizzi, dai colori sgargianti, con i capelli lunghi castani ed un cappello a tuba più grande della sua testa, il secondo era una lepre grande il doppio dell’uomo, indossava un vestito simile al Cappellaio, il terzo individuo era un Ghiro che dormiva alla grossa facendo da cuscino agli altri due che stavano consumando un thè. La Lepre Marzolina guardò la ragazza appena arrivata e finendo il suo thè disse: “Qui non c’è posto per te, è tutto occupato!” Comunque Alice, vedendo che c’erano molti posti liberi si mise seduta, perché aveva sete e voleva bere anche lei un po’ della bevanda inglese per eccellenza. “Siamo bloccati in un loop temporale che fa si che sia sempre l’ora del thè, per questo ragazza non c’è posto per te, i posti sono sempre per noi, ci muoviamo per prendere quelli nuovi!” disse la Lepre Marzolina non disse che era colpa sua se il tempo si fermato, infatti aveva importunato una persona sbagliata per farla aderire al progetto suo e del Cappellaio Matto, cioè 10 Tazze di Thé, e quella persona era Signor Tempo che se l’ha prese molto per il tempo perso per essere stato importunato. La Lepre guardò malamente Alice che stava per assaggiare il suo thè, infatti ormai la ragazza aveva proprio abbandonato le buone maniere vittoriane di casa sua, se tutti qui si comportavano da pazzi, perché non poteva farlo anche lei si diceva? Alice notò che davanti a lei c’era un bel cannolo con la crema pasticcera, un cannolo molto appetitoso, quindi stava per prenderlo in mano quando sentì un grido acutissimo. Era il Cappellaio che aveva una voce strana, del nord, scozzese forse si disse la ragazza, ma aveva anche qualcos’altro di strano che non sapeva identificare.

“Il cannolo è mio!” urlò il Cappellaio “Non lo devi mangiare te! E’ mio!” – e agguantò il dolce mettendoselo tutto in bocca e mangiandolo in sol boccone – “Io comunque sono Fabio noto come il Cappellaio Matto, lui è Ata ma lo chiamiamo tutti la Lepre Marzolina, non ricordo perché… e poi lei è Flavia. Dorme sempre. Ed ora levati dai piedi ragazzina che dobbiamo bere il thè è quasi ora!” quindi il Cappellaio che cambiò posto e così anche la Lepre che si portò appresso il Ghiro usandolo ancora come cuscino. Alice decise di andare via da quel branco di pazzi dato che non era la benvenuta, poi il loro thè era davvero strano, ora le apparivano i colori tutti sballati, tutti più vividi, si chiese che strano thè fosse mai quello che aveva bevuto per farle quest’effetto. Si inoltrò di nuovo per il sentiero che aveva seguito prima e si trovò un tipico giardino all’inglese, pieno di rose rosse e di alberi dalle chiome anch’esse rosse. Sentiva che c’era un strano odore metallico nell’aria, un odore che capiva e non capiva cos’era allo stesso tempo. Notò che delle carte da gioco dalla forma umana stavano portando via dei corpi di uomini-carte senza testa e che lì vicino a loro c’era un gruppetto di persone di cui conosceva solo il Bian Coniglio. La ragazza gli andò incontro e capì che aveva davanti la Regina di Cuori di Wonderland e quindi si inchinò con rispetto. La Regina di Cuori era una donna bassa, con dei cappelli rossi cortissimi, un vestito assai elaborato, di stile vittoriano, in cui campeggiava in bella evidenza in molteplici forme il simbolo dei cuori. La corona della Regina Licia era formata da cuori umani cuciti insieme e infusi nell’oro. Accanto a lei c’era il Re di Cuori, vestito in maniera consona ad un regnante come lui, con molti gradi militari e con una corona simile a quella della sua Regina, era di poco più alto della Regina. Inoltre c’era pure il Fante di Cuori, che portava un elmo pieno di arabeschi che rappresentavano lo stemma della casa reale ed aveva un’armatura brillante e assai pensante almeno così sembrava dal modo in cui si incurvava la schiena dell’uomo. La Regina, che aveva le pupille a forma di cuore stilizzato, guardò stranamente la nuova venuta.

“Chi sei tu ragazzina?” disse la sovrana con la sua voce chiara e squillante squadrando dall’alto in basso, per quanto poteva fare con la sua modesta altezza, la giovane che aveva davanti con quel ridicolo completino bianco e azzurro.

“Mi chiamo Alice, sua altezza reale, e vengo dalla Londra che sta di sopra.” disse la ragazza ancora inchinata.

“Ci manca un giocatore per giocare al Croquet di Wonderland™, uno dei giocatori aveva fatto un punto contro di me e quindi ho dovuto tagliargli la testa, così come all’arbitro e ad un tizio che passava, sai, non aveva letto i miei libri. Tu li ha letti vero? Le Fantastiche Cronache di Wonderland™…” chiese la Regina Licia sibillina.

“No io…” ma Alice non riuscì a finire la frase che la Regina urlando la interruppe.

“Cosa? Tagliatele la testa!!!!” la faccia della Regina era diventata paonazza dal furore ma venne presto calmata dal Re di Cuori che le poggiò una mano sulla spalla.

“Cara, lei non abita qui è normale che non sappia dei tuoi libri, falla portare dal Grifone alla libreria della Falsa Tartaruga… così potrà anche leggere i miei di libri, Estasiato di Wonderland™ e tutti gli altri come il libro che ho scritto con il Fante di Cuori, Licia la Star di Wonderland™. Tutti libri bellissimi, che vendo ad un prezzo modico, addirittura se li prendi tutti ne hai uno in regalo!” disse il Re di Cuori che era un grande venditore e sapeva destreggiarsi molto bene nel marketing. Presto Alice, senza che potesse obiettare qualcosa, venne presa malamente da un Grifone che era sbucato dal nulla e portata in volo verso un Castello tenebroso che rappresenta, anch’esso, nelle forme il raccapricciante simbolo della casa regnante.

“Quello è Castel Mondador, il Castello della Regina e del Re di Cuori. Io comunque sono Odry, piacere di conoscerti.” disse l’animale che la stava trasportando con la sua voce graffiante ed inumana.

“Il piacere è tutto mio, mi chiamo Alice.” disse la ragazza mentre veniva sballonzolata nelle zampe del Grifone.

Il volo non durò molto e presto atterrarono sul tetto di un torrione sinistro e pauroso, con i merli a forma di cuore. Il Grifone indicò con una zampa la porta che portava al pieno di sotto della torre.

“Dobbiamo passare dalle prigioni prima, è lo standard per chi come te si perde qui a Wonderland. Così puoi vedere come non devi sbagliare…” disse l’animale in maniera misteriosa. La ragazza si chiese che genere di detenuti ci potessero essere nella prigione e tremò di paura pensando ai personaggi che aveva incontrato a Wonderland e che erano perfettamente in libertà. “Chissà come saranno pessimi questi detenuti…” pensò.

Scesero delle scale scure e malandate, per poco Alice non si fece tutti gli scalini in discesa libera, ma alla fine arrivò ad un corridoio molto lungo, stranamente più lungo di quanto potesse far pensare la torre da fuori, attorniato da celle in cui si potevano vedere i vari detenuti. Nella prima cella che incontrarono c’era una ragazza, che avrebbe potuto avere l’età di Alice, completamente vestita di bianco, anche la sua pelle era assai cerea, sembrava che si fosse immersa nella farina. Si muoveva piano, guardandosi con curiosità morbosa le dita delle mani e facendo esclamazioni felici a tutti i piccoli granelli di polvere che vedeva danzare nell’aria.

“Quella è la Anita Book, la Regina Bianca, una volta era un’appassionata di libri ma poi ha bevuto troppo thé del Cappellaio… e beh, da allora è sempre fatta come una scimmia. La Regina Licia non può tagliarle la testa, il thè l’ha resa immune alla morte. Però l’ha fatta completamente impazzire!” disse il Grifone, anche abbastanza divertito da quella visione.

Nella cella esattamente davanti a quella della Regina Bianca c’era invece una donna interamente vestita di nero, con un vestito vittoriano molto dark, noi diremmo che fosse gothic ma Alice non sapeva cosa volesse dire quel termine, quindi le sembrava solo molto dark. Anche la pelle della donna, e i capelli, erano scuri, ma era un nero diverso da quello dei neri dell’Africa che Alice aveva visto alle volte per le vie di Londra, no quello era il nero del buio, dell’oscurità senza luce. Un nero che inghiottiva gli altri colori e la luce stessa, infatti riusciva difficilmente a scorgere questa figura che la osservava malamente da dietro le sbarre della sua cella.

“Quella invece è Lara, la Regina Nera, il suo regno è stato inglobato dalla Regina Licia tempo fa, nel suo caso è ancora viva perché si teme che se l’ammazziamo una tremenda maledizione cadrà su di noi. Una maledizione “metal”, che nessuno sa bene cosa voglia dire. La Regina Nera per sconfiggere la nostra di Regina aveva evocato il GLabberwocky ma questi, non si sa ancora perché, si è rivoltato contro di lei e le ha mangiato il marito il Re Nero e tutto l’esercito. Qualcuno dice che abbia sbagliato l’evocazione e che il GLabberwocky le si sia rivoltato contro. Lei da la colpa a Mad Dog… dice che… sia stato lui ad arrivare e non quel gigantesco drago di metallo. Ah si, tu non sai nemmeno cosa sia il GLabberwocky… dicono che sia un Principe tra i suoi simili, è un drago immenso, tutto di metallo brunito. Per fortuna io non l’ho mai visto! Continuiamo però!” disse il Grifone.

Alice non sapeva cosa pensare di tutta questa gente che vedeva nelle celle, era gente veramente strana e pessima per il suo modo di vedere. Continuarono comunque ad andare avanti, finché non trovarono una cella piena di sangue, ossa mangiucchiate e con pelo di pecora tutto sparso ovunque. Appena si avvicinarono Alice sentì un miagolio fievole fievole e capì che da lì era passato qualcuno che aveva già incontrato.

“Oibò!” – disse il Grifone effettivamente sorpreso – “Cosa è successo qui? Qui c’era la Federica, la Pecora Vip, pensava di essere più bella della stessa Regina e per questo l’avevamo messa via per la Pasqua di Ido… sai quando il nano andò in fondo al mare… ah, si tu non hai letto i libri… ora però lo saprai! Andiamo avanti…”

Stavano per superare un’altra cella quando l’uomo che era dentro venne avanti e attirò l’attenzione di Alice.

“Tu sembri una normale!” disse l’uomo assai sollevato di incontrare un essere umano come lui “mi chiamo Mario Pasqualotto, sono uno scrittore. Ieri sera, ero a Lucca, per concludere degnamente la serata, ho bevuto la grappa di uno strano tipo… un certo Valberici… ed ora sono qui! Non capisco se sono completamente ubriaco o se sono veramente finito nel Paese delle Meraviglie… anche se è diverso da quel che ricordo… mi puoi aiutare ad uscire di qui?” chiese l’uomo, che Alice notò aveva i capelli e la barba lunghi ed un vestito che poteva essere anche bello se non fosse stato tutto stropicciato dalla permanenza nella cella. La ragazza, comunque, al sentire il nome “Valberici” che ricordava molto il nome del suo futuro marito, decise di non dare confidenza a quel tipo e, anche se continuava a chiamarla, con quel suo strano accento, che noi sappiamo essere emiliano, lei lo ignorò ed andò via. Dopo altre celle, il Grifone la fece fermare davanti ad un’altra gabbia, in cui c’era un cavaliere vestito di tutto punto, con tutta l’armatura, completamente bianca che ormai si era arrugginita. Il simbolo che campeggiava nell’armatura e veniva ripetuto anche nel lacero mantello era un mela morsicata. Non poteva vedere la faccia dell’uomo perché aveva la celata calata e vedeva che era stata saldata per non poter essere più alzata.

“Quello è il Eleas, il Cavaliere Bianco, Cavaliere del Sacro Apple. Tentò di liberare la Regina Bianca e disse che avrebbe precipitato la Regina Licia nelle segrete per aver usato una volta i servigi dell’ex Cavaliere Nero, Window$, per questo la nostra Regina ha deciso che lui non avrebbe più visto la luce del sole e ha fatto saldare la celata del suo elmo per sempre!” il Grifone, notò la ragazza, era comunque spaventato da questo tipo, che per quanto fosse dietro la cella, in catene, aveva ancora un qualcosa di regale in sé. Arrivarono alla fine all’ultima cella abitata da un prigioniero davvero strano, questi era un uovo gigante, ed era imbavagliato.

“Lui invece è Humpty Dumpty anche noto con il suo nome da criminale Tanabrus. E’ un sobillatore, voleva sollevare il popolo contro la Regina, dicendo che i suoi libri non sono belli! La Regina Licia non ha ancora trovato una giusta punizione per la sua sfacciataggine!” disse il Grifone compiaciuto adesso di essere arrivato alla fine di quell’interminabile corridoio di celle. L’animale aprì l’immenso portone e si ritrovarono in una libreria piana di tomi, traboccante di libri. Venne incontro a loro una Tartaruga, che salutò calorosamente il Grifone per poi porgere la zampa ad Alice, che la strinse prontamente.

“Io sono Pam la Finta Tartaruga, anche se sono una vera Tartaruga ma una volta, molto tempo fa, ero la sarta di corte della Regina Licia, ma lei un giorno non apprezzò più i miei vestiti e decise di tagliarmi la testa. Quando lo fece, ritrassi la testa e mi finsi morta, da allora faccio finta di essere una Falsa Tartaruga e lavoro in questa libreria. Immagino che tu sia qui per leggere i libri della Regina ed ora lo farai, ma prima devi assolutamente sentire la mia ultima poesia… eccola qui!

Oh che bel vestito, ricco e traboccante

che ho cucito per la Regina svolazzante

Chi a questo vestito mai resister potrebbe?

Vestito vittoriano, oh che bel vestito!

Vestito vittoriano, oh che bel vestito!

B-e-e-e-l v-e-e-s-t-i-i-t-o-o

B-e-e-e-l v-e-e-s-t-i-i-t-o-o…” la Finta Tartaruga non riuscì a finire la sua orrida poesia perché venne interrotta dal Grifone.

“Dobbiamo andare, incomincia il processo, ho sentito la campana suonare…” disse il Grifone che in realtà non aveva sentito nessuna campana ma voleva andare via al più presto da quello strazio infinito. Il Grifone agguantò Alice e la portò in alto, in alto, fino a sbucare, grazie ad un buco nel soffitto nel cielo, per poi ributtarsi in picchiata in basso, fino ad arrivare ad un’aula di tribunale che non aveva tetto e che “cresceva” nel mezzo del giardino inglese. La sala era affollata di carte umane e animali. I banchi della giuria erano affollati da animali con delle ridicole parrucche bianche. Al banco degli imputati c’era il Fante di Cuori, mentre come giudice c’era il Re di Cuori e la Regina fungeva da boia avendo preso in mano la lunga spada a due mani, con la lama color ebano, che usava per tagliare la testa a chiunque non le stesse a genio. Sul banco dei testimoni si era appena seduto il Cappellaio, che non era molto tranquillo di stare vicino alla Regina di Cuori, perché tempo fa gli aveva venduto una partita di thé difettoso e aveva paura che se ne ricordasse. Infatti appena la Regina lo vide, strinse gli occhi che diventarono solo due fessure fiammeggianti, e alzando la spada, con un colpo secco decapitò il Cappellaio senza lasciargli scampo. Nessuno sembrava particolarmente sorpreso o scandalizzato da quello che era successo e presto portarono via il corpo del Cappellaio. Alice e il Grifone si sedettero in prima fila per assistere al processo, infatti la ragazza era molto interessata a quanto stava avvenendo. Dopo che le guardie ebbero portato via il cadavere del Cappellaio, la cui testa continuava imperterrita a cercare di bere il thé che era caduto dalla tazza durante la sua decapitazione, arrivò il nuovo testimone. Questi era un uomo alto e magro, vestito come un nobile, aveva grandi baffi neri e una parrucca nera con molti boccoli.

“Sono il Duca Barbi, suddito della Regina di Cuori ed Esimio Scrittore…” disse l’uomo appena si sedette. La Regina lo osservò pulendo diligentemente con un panno la lama sporca della sua spada poi gli disse: “Pensi che i tuoi libri siano migliori dei miei?” e lo disse in una maniera che non concedeva eccezioni, purtroppo il Duca era un tipo molto particolare come tutti gli abitanti di Wonderland. Il Duca Barbi infatti era un grande sofista e bastian-contrario e doveva, per forza, ribatte in qualche modo alla Regina.

“Vede Regina Licia, in realtà visti da un punto di vista socio-economico-cultura-metafisico-quantico quello che scrivo io nei miei libri rappresenta un’evoluzione stilistica e contenutistica-filosico-material-lucciosa rispetto ai suoi primi libr…” il nobile non riuscì a finire la frase che già la sua testa stava rotolando sul terreno, in maniera assai allegra almeno giudicando dalla risata del Fante di Cuori. La testa finì vicino al piede di il Barbieri, il Pittore di Corte che aveva dipinto, con il suo stile ultra-realistico e perfetto, la morte del Duca Barbi. Il Pittore di Corte era molto famoso in Wonderland, orde di ragazzine lo attorniavano dovunque andasse, sia perché era un gran figo sia perché dipingeva le copertine dei libri della Regina Licia. Venne poi chiamato al banco dei testimoni un ragazzo con un completo impeccabile completamente bianco, militare, con le spalline con i gradi d’oro e viola.

“Sono l’Imperatore di Oz e sono qui in vacanza a Wonderland… ho letto i libri della Regina e li trovo carini…” disse il ragazzo ma il commento non piacque alla Regina che era arrabbiata perché non aveva avuto il tempo di pulire la lama della sua spada. La Regina, quindi, tentò di tagliare la testa all’Imperatore di Oz ma prima che potesse farlo il ragazzo era scomparso in una giostra di luci colorate. Il Bian Coniglio guardò Alice e poi disse a gran voce: “Si chiama al banco dei testimoni Alice dalla Londra che sta di sopra!”

La ragazza era assai stupita di essere stata chiamata a testimoniare non sapeva sinceramente cosa dire e soprattutto non aveva capito cosa avesse fatto il Fante di Cuori per essere un imputato quindi chiese lumi al Re di Cuori che la guardò come si guarda una macchia di fango sulla scarpa e disse: “E’ ovvio! Non lo sai cretinetta? Il Fante di Cuori ha osato dire che, il fantastico libro che abbiamo scritto a due mani, è più bello dei libri scritti dalla mia consorte… ora dobbiamo appurare se abbia veramente detto questa cosa o no….” disse il Re di Cuori che si guardò bene dal dire cosa veramente pensasse e sapesse della situazione non volendo, anche lui, rimetterci la testa.

“Allora cosa sai di quanto è successo ragazzina?” disse la Regina di Cuori scrutando Alice e pulendo di nuovo la lama della sua spada che si era nuovamente sporcata di sangue.

“Non so nulla, lo giuro! Non ero presente quando è successo!” disse Alice, che aveva paura anche lei di rimetterci la testa.

“Quindi dici che è successo! Abbiamo le prove! Tagliamo la testa al Fante!” urlò la Regina di Cuori balzando addosso al Fante e tagliandogli di netto la testa ed un braccio, che il povero cavaliere aveva alzato per proteggersi. A questo punto successe qualcosa di strano, ancora di più strano di quanto fosse già accaduto, Alice notò che si stava ingrandendo, che stava crescendo… forse era colpa del thé che aveva bevuto prima, pensava. Comunque era diventata un gigante.

“Non è giusto che lei diventi così grande, non può crescere così qui! Anch’io voglio essere gigante come lei che pizza!” disse un componente della giuria, una lucertola di nome Giulia Astaroth, così come c’era scritta nella targhetta che aveva attaccata sulla pelle squamosa. Alice odiava le lucertole, erano brutte e squamose, per questo la schiacciò senza problemi, uccidendo la povera bestiolina all’istante. Subito dopo apparve il gatto demoniaco, ma solo la sua testa che si trovava esattamente davanti alla faccia di Alice. Mentre la Regina sbraitava di tagliare la testa alla ragazza e il Bian Coniglio cercava una lama abbastanza grande per farlo, il gatto demoniaco le parlò con la sua voce grottesca.

“E’ ora di tornare a casa ragazzina. Dovevi salvare questo mondo dalla pazzia pazza e malvagia della Regina di Cuori ma non ci sei… – A quel punto si udì uno “splat” per errore Alice aveva calpestato la Regina Licia uccidendola sul colpo e staccandole la testa, Mad Dog quindi, sorpreso continuò – Uhm penso che anche così vada bene… è ora di tornare alla tua Londra! Dormi ragazzina, dormi!” Tutto intorno a lei si fece oscuro e confuso e ben presto cascò di nuovo nell’oscurità oleosa per poi svegliarsi, senza poter capire quanto tempo fosse passato, nel parco in cui si era rifugiata per sfuggire al suo futuro marito. Era cascata in una buca, ecco cos’era successo, inoltre con il suo peso aveva ucciso anche quel coniglio bianco che aveva visto prima di svenire. Mezza intontita decise di tornare a casa e pensò che alla fine forse non era così male sposare l’Ambasciatore di Dakar. La ragazza anzi era pure contenta, aveva voglia di sposarsi e vivere una vita felice e normale. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo, come sarebbe andata avanti la sua vita perché una carrozza la prese in pieno uccidendola sul colpo. L’occupante della carrozza, l’Ambasciatrice di Firenze dal ritorno dal party a corte della Regina Thirrin, non si accorse di nulla come al solito anche perché era ancora sconvolta dalla notizia della morte dell’Ambasciatore di Dakar, da chi adesso avrebbe preso la buonissima e introvabile grappa dakartiana di cui andava ghiotta?

“Così cari miei finisce questo racconto di Natale! Chissà se indovinate quale sarà il libro che verrà parodiato l’anno prossimo! Comunque spero che anche voi abbiate gustato una cena succulenta per la Vigilia come ho fatto io e vi stiate apprestando ad alloggiare il cibo del Pranzo di Natale. Con tutto il quore vi auguro Buon Feste, spero che abbiate ricevuto quello che volevate, nel caso lamentatevi con chi vi ha fatto i regali scrausi… Ora mi aspetta il mio di regalo di Natale personale, sto giocando a nascondino con una certa Kate… eh, ma ora la trovo, se la trovo! MUAHAHAHAHAHAHAHHH”

Personaggi e interpreti

Alice: Liz Nemesi Biella

Il Bian Coniglio: Borgo

Il Brucaliffo: Francesco Dimitri

Lo Stregatto: Mad Dog

La Regina di Cuori: Licia Troisi

Il Re di Cuori: Francesco Falconi

Il Fante di Cuori: Luca Azzolini

Il Duca: Francesco Barbi

Il Topo: Zerov

Il Dodo: Luca Fagiani

Il Pappagallo: Marco Varuzza

L’Aquilotto: Daniele Gemma

La Papera: Greta

Il Cappellaio Matto: Fabio Montagnani

La Lepre Marzolina: Ata Kan

Il Ghiro: Flavia de Lioncourt

Le Gemelle Tuidelale e Tuidelpatti: Patti e Alessandra Puggioni

Humpty Dumpty:Tanabrus

Il Pittore di Corte: Paolo Barbieri

La Finta Tartaruga: Principessa Pamela

Il Grifone: Odry

La Lucertola: Giulia Frontalini

Il Cavaliere Bianco: Eleas

La Pecora: Federica di Nardo

La Regina Nera: Lara Manni

La Regina Bianca: Anita Book

Special Guest Starring

Il Jabberwocky:GL D’Andrea

Il Tricheco:Adriano Barone

Il Carpentiere:Luca Tarenzi

Valberyx Relais-Ganze:Valberici

La Regina Thirrin d’Inghilterra: Thirrin

Viola Vitalis: Viola Vitali

L’Imperatore di Oz: ?

Mario Pasqualotto: Se stesso

Giveaway "Il Burattinaio" di Francesco Barbi

Giorni fa dopo aver scritto il post sulle mie impressioni di “Il Burattinaio” mi sono detto che sarebbe stato bello fare un giveaway del libro di Francesco Barbi… e quindi detto fatto! Grazie al disponibilissimo autore abbiamo in palio due copie autografate del libro una qui su Castel Oricalco e l’altra su Le mele del Silenzio il blog di Voce del Silenzio. Vi ricordo che “Il Burattinaio” è il sequel di “L’Acchiapparatti” il primo libro scritto da Barbi ma si può leggere benissimo senza aver letto il primo tomo. Prima delle regole di questo giveaway ecco la scheda del libro edito dalla Dalai Editore:

L’Oracolo, sopravvissuto sette volte al Tocco della Luce, ha predetto la caduta del Regno di Olm. L’Arconte Ossor, uno dei pochi che ancora credono nel potere del chiaroveggente, torna a consultarlo e si convince che l’imminente catastrofe sia in qualche modo legata alla scomparsa del mostro di Giloc, precipitato quattro anni prima, in circostanze alquanto misteriose, sul fondo di un crepaccio nelle lontane Terre di Confine.

Un manipolo di Guardiani dell’Equilibrio, inquisitori incaricati di reprimere ogni forma di eresia e stregoneria, parte da Olm per far luce sulla vicenda. È il loro capo, l’Indice, a sovrintendere alle operazioni per la riesumazione del mostro e a condurre le indagini circa la comparsa di un presunto stregone nel vicino paese di Tilos. Schiavo della spinavera e spietato, raccoglie voci e dicerie, interroga e tortura i paesani per scoprire l’identità e la dimora di colui che cerca. Fiuta e segue le tracce dell’acchiapparatti di nome Zaccaria fino a Ombroreggia, dove lo cattura e lo rinchiude in un gabbiotto di ferro per condurlo a Olm. Ma Zaccaria «ospita» in sé un terribile segreto. Ci sono giorni in cui il gobbo parla attraverso di lui. Ci sono giorni in cui è un terzo ad abitarlo…

Molti altri saranno trascinati nel viaggio attraverso e oltre le Terre di Confine, verso Olm: Gamara, il cacciatore di taglie accecato dalla sete di vendetta; i due bambini Steben e Nodo, incatenati sul carro del raccogli-orfani; Orgo il gigante, in cammino dietro di loro; la strega strabica con la procace figlia adottiva e l’amica ex prostituta, unite nel disperato tentativo di salvarsi e di salvare Zaccaria. Tutti protagonisti, tutti ignari di essere pedine nelle mani del burattinaio. Non è un caso che il mostro in decomposizione, nascosto su una chiatta, venga condotto via fiume nella stessa direzione.

Il burattinaio aspetta da lungo tempo. Ha concepito un piano diabolico.

Da L’acchiapparatti a Il burattinaio,
dagli emarginati ai folli.
Sinistri, enigmatici, squilibrati personaggi incrociano le loro strade per dar vita
a un intreccio mozzafiato che trascina
oltre i canoni del fantasy.
Tutti ignari di essere pedine nel piano
di vendetta del burattinaio.

Vi ricordo inoltre che nel sito 10 Righe dai Libri potete trovare le prime pagine del libro in anteprima per la lettura.

Le regole per partecipare a questo giveaway sono assai semplici. Dovete commentare, inserendo una mail valida nel form, questo post, preferibilmente scrivendo una motivazione sul perché vogliate vincere questo libro. Non saranno conteggiati commenti multipli, ma solo un commento per persona. La scadenza del giveaway è fissata per la mezzanotte del 14 dicembre dopo di che il nome del fortunato vincitore sarà estratto con Random.org. Quindi cosa state aspettando? Provate a vincere uno dei migliori libri “fantasy” pubblicati in Italia quest’anno!

Il Burattinaio di Francesco Barbi

Era da un po’ di giorni che volevo scrivere questo post ma a causa di vari impegni lo faccio solo adesso. Ho finito di leggere “Il Burattinaio” di Francesco Barbi la settimana scorsa, è il sequel di “L’Acchiapparatti” ma può essere letto anche come da solo, senza aver letto il libro precedente. Ed ora vi dico le mie impressioni su questo libro. Come il primo libro di Francesco anche questo può entrare nel genere del “low fantasy” anche se, e chi legge il mio blog lo sa bene, a me non piacciono queste divisioni rigide dei generi. Diciamo che è un libro di genere fantastico e facciamo prima. “Il Burattinaio” è un libro particolare ed originale così come lo era “L’Acchiapparatti” sia per la storia, sia per la scrittura, sia per i personaggi. Come e di più del primo libro i protagonisti sono i folli e gli emarginati. Ritornano tante figure che abbiamo apprezzo nella precedente avventura, c’è Zaccaria, Orgo, Guia, Gamara, Steben, Frida e… un personaggio che credevamo defunto… che torna alla ribalta… Ci sono anche tanti personaggi nuovi come l’Indice di Olm, i due fratelli Nodo e Tino, Fulciero, Medoro e Gogloc. E poi c’è il protagonista di questo libro il misterioso Burattinaio che guida i fili di tutta la vicenda. Come nel libro precedente, Francesco riesce a creare (e a “riportare in vita” anche) dei personaggi “veri”, a tutto tondo, reali, tutti con una loro personalità e non mere macchiette. I due mattatori di questo libro sono sicuramente Zaccaria e il Burattinaio ma anche Gamara e l’Indice, con la sua particolare pronuncia di certe parole, ci regalano bei momenti. E proprio Gamara e l’Indice sono i miei personaggi preferiti di questo libro. La storia mi è piaciuta molto coinvolge nuovamente soprattutto i folli, siano essi matti come Zaccarai o esaltati religiosi come l’Indice di Olm, gli emarginati come le puttane,  gli orfani e i poveri. Ci sono molte sorprese e colpi di scena, di cui non vi parlerò, c’è una gestione assai saggia dei personaggi e c’è una porta aperta, una porticina, nel finale che mi è veramente piaciuta, come mi è piaciuto il finale in se stesso. Un punto di forza della scrittura di Francesco, che è migliorata notevolmente dal primo libro (ed era già bravo!), è la descrizione dei luoghi, delle Terre di Confine e del Regno di Olm, tutto estremamente reale e poco fantasy (una cosa che posso rivedere nei telefilm di cui parlato nei post precedenti come Homeland e Boss, questa ricerca del realismo… mi piace molto!). A questo si ricollega, almeno per come la vedo io, anche la scelta dei nomi dei luoghi e dei personaggi, che mi sembra molto legata alla toponomastica medievale della Toscana, ma potrei anche sbagliarmi, è giusto l’impressione che ho avuto leggendo il libro. Come ho già scritto c’è un netto miglioramento nella scrittura di Francesco, un evolversi in uno stile più adulto, più maturo. In conclusione un libro che mi è piaciuto davvero molto, che ti prende come pochi, da cui fa fatica a staccarti perché vuoi sapere come andrà a finire. Un libro che ovviamente vi consiglio di leggere, semmai prima leggetevi “L’Acchiapparatti” così avrete più soddisfazioni nel leggere “Il Burattinaio”.

Francesco Barbi (con il Burattinaio) alla Superfumettopoli

Ricevo questa comunicazione e ve la giro, per chi fosse di Milano una bella occasione per comprare i libri di Francesco Barbi e farvi fare un bel autografo (oltre che comprare una saga davvero molto bella!)

Francesco Barbi a Superfumettopoli 2011

Da L’acchiapparatti a Il burattinaio, dagli emarginati ai folli.
Sinistri, enigmatici, squilibrati personaggi incrociano le loro strade per dar vita
a un intreccio mozzafiato che trascina oltre i canoni del fantasy.
Tutti ignari di essere pedine nel piano di vendetta del burattinaio.

L’Oracolo, sopravvissuto sette volte al Tocco della Luce, ha predetto la caduta del Regno di Olm. L’Arconte Ossor, uno dei pochi che ancora credono nel potere del chiaroveggente, torna a consultarlo e si convince che l’imminente catastrofe sia in qualche modo legata alla scomparsa del mostro di Giloc, precipitato quattro anni prima, in circostanze alquanto misteriose, sul fondo di un crepaccio nelle lontane Terre di Confine.

Un manipolo di Guardiani dell’Equilibrio, inquisitori incaricati di reprimere ogni forma di eresia e stregoneria, parte da Olm per far luce sulla vicenda. È il loro capo, l’Indice, a sovrintendere alle operazioni per la riesumazione del mostro e a condurre le indagini circa la comparsa di un presunto stregone nel vicino paese di Tilos. Schiavo della spinavera e spietato, raccoglie voci e dicerie, interroga e tortura i paesani per scoprire l’identità e la dimora di colui che cerca. Fiuta e segue le tracce dell’acchiapparatti di nome Zaccaria fino a Ombroreggia, dove lo cattura e lo rinchiude in un gabbiotto di ferro per condurlo a Olm. Ma Zaccaria «ospita» in sé un terribile segreto. Ci sono giorni in cui il gobbo parla attraverso di lui. Ci sono giorni in cui è un terzo ad abitarlo…

Molti altri saranno trascinati nel viaggio attraverso e oltre le Terre di Confine, verso Olm: Gamara, il cacciatore di taglie accecato dalla sete di vendetta; i due bambini Steben e Nodo, incatenati sul carro del raccogli-orfani; Orgo il gigante, in cammino dietro di loro; la strega strabica con la procace figlia adottiva e l’amica ex prostituta, unite nel disperato tentativo di salvarsi e di salvare Zaccaria. Tutti protagonisti, tutti ignari di essere pedine nelle mani del burattinaio. Non è un caso che il mostro in decomposizione, nascosto su una chiatta, venga condotto via fiume nella stessa direzione.

Il burattinaio aspetta da lungo tempo. Ha concepito un piano diabolico.

Francesco Barbi sarà presente a Superfumettopoli con il suo nuovo romanzo Il burattinaio, sabato 26 e domenica 27 novembre. L’appuntamento è al Palaforum di Assago dove sarà possibile incontrare l’autore tra conversazioni informali, interviste e autografi allo stand di Fantasy Bookshop.

Vi ricordo, inoltre, che nel sito 10 Righe dai Libri potete trovare le prime trentasette pagine del libro!

Il tradimento della Mondadori aka Wunderkind 3 esce solamente in ebook

In questi giorni nella rete si è parlato molto, almeno nei blog che seguo io, della vicenda dell’uscita nel solo formato ebook di Wunderkind: Il regno che verrà di GL D’Andrea edito dalla Mondadori. Ne hanno parlato Valberici, Tanabrus, Valentina, la Lipperini e domani ci sarà un post sull’argomento nel blog di Lara Manni (e in cui qui potrete trovare un’indice dei blog che hanno parlato della vicenda). E’ arrivata anche una risposta ufficiale dalla Mondadori che in sostanza ci dice che dato che i due volumi di Wunderkind non hanno venduto molto e le copie sono ancora nei magazzini, questo terzo volume, se avesse avuto una distruzione cartacea sarebbe stata molto piccola sia in termine di copie che di distribuzione libraria, quindi si è deciso di optare per questa scelta per far almeno in modo che l’ultimo libro uscisse anche se in formato ebook. Dopo questa risposta continuo a sentirmi preso in giro dalla Mondadori, continuo a sentirmi un lettore di serie B, continuo a sentirmi considerato uno stupito dalla Mondadori. Perché? Perché, visto che la Mondadori ha, permettetemi il termine, “soldi a fottere” avrebbe anche potuto optare per una distribuzione limitata del W3 per fare “contenti” noi lettori che abbiamo speso circa 40 € per i primi due volumi, che abbiamo dato fiducia alla Mondadori. Questa fiducia è stata tradita. Mi sento tradito e offeso dall’atteggiamento della Mondadori. Sono anche abbastanza arrabbiato, ma lasciamo perdere questo aspetto. Come dice bene Chiara Palazzolo nei commenti del post della Lipperini c’è una sorta di patto non detto di onore e di fiducia tra me lettore e l’editore (e l’autore), in questo caso la Mondadori ha rotto quel patto. Cosa comporterà? Che se dovrò comprare nuove trilogie della Mondadori ci andrò con i piedi di piombo, che comprerò trilogie solo già concluse e che quindi non mi fiderò più di questo editore che già da tempo per certe scelte discutibili, una su tutte dividere i libri di Martin o di altri autori in più parti, mi stava deludendo. Poi, poi la Mondadori rimane una grande casa editrice che pubblica anche libri bellissimi e che apprezzo molto, ma questo non vuol dire che questa volta abbiano fatto una grandissima caduta di stile che mi ha scottato come lettore e come fan di una saga. Poi gli ebook saranno il futuro dell’editoria, forse, e nessuno di quelli che è scontento dalla scelta della Mondadori dice che gli ebook sia il male ma ora chi me lo ripaga quello spazio vuoto in libreria? Quella trilogia tronca?

Nemesis – La Chiave di Salomone

Ho finito da poco di leggere l’ultima fatica del Falco, cioè Nemesis – La Chiave di Salomone, l’ultimo libro del dittico di Nemesis iniziato l’anno scorso con Nemesis – L’Ordine dell’Apocalisse. Ho apprezzato molto questo libro, anche per una ragione personale, cioè aver scelto i cosplayers che l’anno scorso hanno interpretato i protagonisti del romanzo alla Lucca Comics & Games, infatti potrete notare, e ringrazio ancora Francesco per questo, che nei ringraziamenti alla fine del libro c’è anche il mio nome. E’ stato anche emozionante vedere che nella copertina del nuovo libro, sempre superbamente disegnata da Paolo Barbieri, le fattezze di Ellen Lynch ormai sono esattamente quelle di Liz Nemesi Biella, la cosplayer che avevo scelto per il ruolo della protagonista femminile l’anno scorso. Dopo questa premessa, doverosa, comincio a parlare del libro. Quindi, forse ci saranno piccoli spoiler, io vi avverto. La cosa che ho apprezzato di più è stato il crossover con un altro libro di Francesco, L’Aurora delle Streghe, infatti alcune tematiche e alcuni personaggi tornano in questo libro. Una scelta molto marvelliana se mi permettete il termine. La trama mi è piaciuta molto con tutte queste influenze cabalistiche, mistiche, su Salomone, le streghe e tutto il resto. Così come ho apprezzato il colpo di scena finale, anche se c’è da dire che avevo subodorato la cosa…, così come il “tradimento” di un certo personaggio. Parlando dei personaggi Ellen è quella che apprezzo di più, impulsiva, ribelle e vera, Kevin… Kevin mi sta un po’ più simpatico, è nettamente migliorato come personaggio e come persona. Il personaggio che ora non sopporto è, invece, Hugh, è odioso, non vi spiego perché ma l’avrei preso a schiaffi dall’inizio alla fine. Un’altro aspetto che ho apprezzato è stato che la storia è stata ambientata, in larga parte, a Roma e, inoltre, grazie a questo libro ho scoperto cose della Città Eterna che non conoscevo, come la città abbandonata di Galeria, che ha davvero una storia interessante e misteriosa dietro (e che prima o poi vorrò andare a visitare!). Per concludere con l’aspetto positivo ho apprezzato come anche in questo libro i protagonisti non sono i più forti del mondo che possono fermare il cattivo con il potere che hanno imparato ad usare durante il libro, ma sono dei “Demoni” ed “Angeli” normali, anzi nemmeno così forti, insomma non c’è la sindrome “Dragonball”. Invece forse l’unico difetto del libro, è che è molto incentrato su Ellen, Kevin e Hugh e lascia poco spazio ad altri personaggi anche se ci sono approfondimenti sugli altri personaggi come Angus e Nora. Concludendo, un libro che consiglio vivamente a tutti!