Via il dente, via il dolore…

Almeno così dice il detto. E spero sia veritiero. Oggi sono andato dal dentista per togliere un dente del giudizio cariato. Era la prima volta che mi toglievo un dente ed è stato il mio primo intervento. E anche la prima volta che sono stato anestetizzato. Quindi avevo una paura fottuta, come potete ben immaginare. Per fortuna tra accarezzare il gatto, ripetere la litania della paura di Dune, e tra un po’ di valium mi sono tranquillizzato. Alla fine, grazie al fatto che ho un dentista bravissimo, non ho sentito dolore ed ora sto a casa riguardato. Ho già preso tutte le cose che dovevo prendere e l’unica mia preoccupazione è il sangue che un po’ esce dal buco, però non dovrebbe essere un problema eccessivo. Spero…

Comunque ecco qui l’accusato, il malvagio dente del giudizio cariato!

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Le parole sono potenti…

Il mio nome è Frederick Archibald Detizis sono, o meglio dovrei usare il passato, ero un musicista, nella mia terra natia, gli Abruzzi. Mi sono sempre considerato uno dei migliori suonatori di violino dell’Italia. La mia fama era così grande che venivo chiamato anche all’estero per tenere i miei concerti. Entrai presto in collegio per apprendere l’arte della musica, dato che fin da piccino era evidente qual era il mio dono. Mia madre, che povera anima, morì qualche anno dopo la mia nascita, aveva sempre cercato di non farmi risiedere per troppo tempo nella casa di suo padre. Il mio, di padre, era morto subito dopo la mia nascita. Era un marinaio e un giorno, semplicemente, non tornò più a casa, nessuno seppe che fine aveva fatto la nave su cui era imbarcato. Era scomparsa senza lasciare tracce. Comunque gli strani umori e atteggiamenti della mia famiglia, che una volta da bambino consideravo solamente particolari ma che una volta cresciuto e avendo visto il mondo esterno, adesso considero aberranti  mi hanno spinto ad andare il più lontano possibile dal luogo che ha visto la mia nascita. Il patriarca della mia famiglia, il mio bisnonno, Aldobrando, che ancora riusciva ad essere forte e vigoroso nonostante l’età di ben cento anni, mi ha maledetto l’ultima volta, ormai anni fa, in cui sono andato a casa. Per quanto non abbia mai creduto a questo genere di superstizioni, alle streghe, alla magia, un brivido gelato mi corse lungo la schiena quando l’anziano mi inveii contro. Disse che sarei morto come mio padre, preso dal mare e che la maledizione che grave su chi tradisce la famiglia avrebbe colpito anche me. In tutti questi anni non ho mai ripensato a quelle aspre parole, a quel dito rinsecchito che mi indicava, almeno fino a qualche giorno fa. Il brigantino su cui viaggiavo per andare a Montevideo è naufragato in seguito ad una misteriosa burrasca. Fino ad allora, durante il viaggio, non avevamo incontrato problemi di sorta, anzi il tempo era stato clemente e il “Dunwich” solcava i mari con foga e vigore. La nave su chi viaggiavo era molto solida, di perfetta fattura e appena uscita dai cantieri navali della Miskatonic Ass. nella città di Salem. Era guidata dall’intrepido capitano D’Andrea, anch’egli di origine italiana, ma che proveniva dal freddo nord della penisola. Il capitano, come lo sono io, era un culture delle leggende antiche, delle varie mitologie e spesso, nelle notti in cui la nave rollava placida sulle acque del mare, mentre lui narrava gli antichissimi racconti, io lo accompagnavo con il mio violino. Era un uomo eccezionale la cui perdita è sicuramente una grande afflizione per me. Eravamo arrivati nella zona del Mar dei Sargassi, vicino a quello che qualcuno chiama Triangolo delle Bermuda e… ma forse dovrei dire che a Salem ebbi, prima di partire, una notizia sconvolgente. Mi arrivò un telegramma dell’unico domestico della mia dimora natia. Mi informava che ero l’unico rimasto della famiglia, dopo che un improvviso incendio, scatenato da un fulmine solitario. Tutti erano periti nell’incendio, riuscì solo a salvarsi, buttandosi da una finestra, proprio il domestico. Nel telegramma mi disse che quando le fiamme, diventate stranamente di un blu quasi tendente al viola, avvamparono al massimo della loro potenza, si poté nettamente sentire la voce del patriarca della mia famiglia. Riuscì a capire ben poco, solamente che mi malediceva ancora una volta e che invocava qualcosa chiamato Cthulhu. Poi le urla si tramutarono in grida di agonia. Non rimase nulla in piedi della casa, quando l’incendio finì la sua fase più intensa, il terreno sotto la casa cedette e venne tutto inghiottito nel vicino lago che adorna, da sempre, il parco della tenuta di famiglia. Non vi nascondo che rimasi assai sconvolto da quanto avevo ricevuto. Finalmente, nel mio cuore, sentii togliersi un peso enorme. Pensavo che le parole del mio bisnonno fossero solo parole, ma a volte anche le parole sono potenti, soprattutto certe parole dette con rabbia mentre si sta bruciando vivi. In una notte di luna piena, mentre stavo per andare a dormire nella mia cuccetta, la nave subì un colpo immane. Ero sul ponte e per poco non finii direttamente nel mare che si era fatto, all’improvviso, turbolento. C’era come un gorgo gigantesco sotto “Dunwich”. Il coraggioso capitano cercò di salvare il brigantino ma fu tutto inutile, qualcosa ci sospingeva verso il gorgo. Avevo capito che cos’era, era la mia maledizione, me lo sentivo nelle ossa. Insieme agli altri passeggeri mi ero recato nella zona delle scialuppe e insieme a qualche membro dell’equipaggio. Il capitano D’Andrea era come impazzito, volendo salvare a tutti i costi la sua nave. Anche se in realtà non penso che fosse per questo che stava lottando con una vera e propria forza della natura, non penso gli importasse molto del carino, seppur prezioso, che il suo brigantino portava. No, il capitano era un uomo cocciuto, che ora si era imposto di vincere, o perire, questa battaglia contro il mare. Cercai di dissuaderlo, ma, purtroppo, fallii miseramente quanto mi ero prefisso. Il temerario capitano non capiva che non stava lottando contro la natura ma contro qualcosa di totalmente innaturale. Fui l’ultimo ad abbandonare la nave, insieme al secondo ufficiale, di cui non ricordo il nome. L’ultima volta che vidi il capitano D’Andrea, stava ancora al timone ma qualcosa, sbucato dal gorgo, lo prese e lo portò dentro le acque del mare. Non so dire di preciso cosa fosse ma il secondo ufficiale impazzì totalmente vedendo questa mostruosità e cadde in mare per “seguire il suo capitano nella morte” reggendo ancora la bottiglia di grappa che si stava scolando prima che succedesse tutta questa tragedia. Così almeno disse quell’orbo prima di buttarsi nelle onde. Alcune notti sento ancora il suo riso isterico. La scialuppa vagò il giorno seguente, in balia delle onde e del mare ormai calmo dopo questa immensa sciagura. Avevo perso il remo durante il naufragio e potevo solo aspettare, la morte o qualcuno che mi salvasse. Avevo con me una bottiglia di rum, vuota, un otre d’acqua e carte e matita. Il sole cocente mi fece svenire e, quando ormai era quasi tramontato, mi ritrovai in questa strana grotta. Sembra immensa e difficilmente posso vederne la volta. L’entrata è frastagliata, le stalagmiti e le stallatiti si dispongono in maniera assai strana e sembrano quasi i denti di una bocca umana. Per fortuna c’è del terreno asciutto e ho intenzione di avventurarmi fuori per vedere….

Non ho potuto continuare a scrivere prima, un grande terremoto ha colpito la grotta la volta è crollata, lasciandolo pochissimo spazio tra i vari “denti”. Ho cercato di dormire ma mi sembra che ci siano strane cose nell’oscurità, strani tentacoli viscidi.

L’ora della mia morte è vicina, lo sento. Ho appena trovato il cadavere del secondo ufficiale, è risalito gorgogliando dal fondo allagato della grotta. E’ orribilmente menomato, gli manca interamente la faccia e ha delle lesioni circolari su tutto il corpo. Come se qualcosa avesse… strappato la sua carne. Inoltre le sue ossa sono completamente frantumate. Qualunque cosa abbia fatto questo a lui, presto, penso sarà qui. Sento la volta della grotta che si smuove. Non so di cosa aver più paura di morire schiacciato dalle pietre della volta o dalla mostruosità che ha affondato il “Dunwich”. Sento una risata isterica, sento una voce che mi chiama… affiderò questa mia storia alla bottiglia di rum vuota e al mare, spero che qualcuno la legga… e che capisca che… le parole sono potenti e che… ma non c’è più tempo.

L’immagine che vedere qui sotto è una foto-manipolazione fatta da Fed, fatta partendo da una mia ortopanoramica, che mi ha ispirato questo racconto. D’ispirazione è stato anche giocare a Diablo ieri sera e leggere qualche racconto di Poe. Poi il solito Lovecraft! 

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Inside me…

E’ giunto il momento che mi conosciate meglio, dopo quasi sette anni passati su internet. Perché sento che non mi conoscete veramente, approfonditamente, diciamo anche internamente. Ecco non sapete quello che c’è dentro di me. E sento che è arrivato il momento di colmare questa vostra lacuna. Quindi ecco, vi do la possibilità di guardare dentro di me!

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Spero vi sia piaciuto lo spettacolo! Si, lo so, c’è un dente del giudizio orizzontale, ma per il momento, finché e se darà mai fastidio, non si tocca. E il dente direttamente sopra quello orizzontale è cariato e lo devo togliere. Già sono andato dal dentista, so tutto. Ed ho una paura fottuta, ma questo è un altro discorso… XD

Di Osmosis Jones, denti e incidenti…

Martedì dopo molti anni sono andato dal dentista per la pulizia dei denti, che sembra una cosa stupida ma poi durante la procedura ho detto qualche imprecazione, mentale ovviamente dato che non potevo parlare. Non vi preoccupate le mie imprecazioni erano rivolte verso Galactus, i Grandi Antichi e cose simili, quindi non ho insultato divinità di religioni ufficiali dell’umanità. Dopo la pulizia dei denti, devo dire, che sento la bocca più sana, più pulita. Certo lo strato di tartaro proteggeva i denti dal freddo e dal caldo e ci vorrà un po’ perché i denti smettano di essere così sensibili. Nella mia bocca c’era una vera e propria colonia di tartaro e quindi di batteri, penso ci fossero pure i resort, le piscine e le suite con vista “mondo”. Avrei dovuto fare questa pulizia dei denti da molti anni, anzi bisognerebbe farla ogni anno soprattutto per quelli come me a cui viene molto tartaro (è una cosa di famiglia). Purtroppo non sono andato molto dal dentista in questi ultimi, diciamo dieci/quindici anni, alla fine non avevo particolari problemi, però sarei dovuto andarci lo stesso. Il problema era che è avevo paura, non tanto del dentista eh, però di qualcosa che mi era successo e di cui voglio parlare. Non ho i soldi per andare dallo psicologo e fare psicanalisi e quindi vi tocca a voi leggere questi miei ricordi e questi miei pensieri. In fondo qualche volta si può usare anche il blog per sfogarsi e riflettere no? Comunque il mio rifiuto di andare dal dentista e persino di lavarmi di denti, per un certo periodo, è una vicenda molto vecchia. Facevo la seconda media, se non ricordo male… quindi doveva essere intorno al 1998 o il 1999, era uscito da scuola e mi stavo avviando verso casa. Come ogni giorno avrei dovuto incontrare mio padre e con lui tornare all’ovile. Non so perché ma ero dall’altra parte della strada rispetto al solito e vedo mio padre che arrivava dall’altra lato della strada. Lo chiamo ma non risponde. Non so perché non l’abbia fatto, ho sempre pensato che fosse uno dei suoi modi per scherzare che a me fanno arrabbiare però non ne sono sicuro e dopo quello che successe quel giorno non ho mai approfondito e mai lo farò, sarebbe… sbagliato. Comunque mio padre non mi rispondeva per raggiungerlo attraversai la strada senza vedere se venivano delle macchine. E un auto mi preso in pieno. Non ricordo molto di quel momento, i miei ricordi sono frammentati, se così vogliamo dire. La botta fu abbastanza forte, credo, tanto che volai in aria per un pezzo. Quel che so è che quando mi rialzai, o mi rialzarono, alla fine avevo un dente da latte, il canino della parte superiore sinistra della bocca, distrutto, un’escoriazione sulla guancia sinistra, un diffuso dolore all’addome (penso perché avevo un livido sul fianco, se ricordo bene) e gli occhiali deformati. Oltre alla maglietta bianca strappata sotto i vestiti. Penso inoltre che la cartella, piena di libri, abbia attutito il colpo o quantomeno mi abbia protetto dall’impatto, ma sono supposizioni che faccio io e non so se siano vere. Quel che ricordo di preciso è che avevano molta paura, che ero terrorizzato, confuso. La signora di guidava la macchina disse che ero sbucato all’improvviso (e questo è vero) e che non era colpa sua. Peccato che, in una zona in cui c’era una scuola avrebbe dovuto andare molto più lentamente di come andava. Comunque fatto sta che ora con il sennò di poi dico che saremmo dovuti subito andare al Pronto Soccorso ma io mi opposi fermamente. Tra l’altro ricordo, tra le poco cose, oltre alla signora che tentava di giustificarsi, una ragazzina che veniva nella mia stessa scuola che diceva qualcosa del tipo che stavo scappando da qualche bullo, non so chi sinceramente. Ecco in quel momento le avrei torto il collo, beh, lo avrei fatto un po’ con tutti quelli che mi stavano guardando in quel momento. Non mi è mai piaciuto stare al centro dell’attenzione e per di più per qualcosa di cui mi potevo vergognare (come pensavo all’epoca). Una cosa che mi ha dato enorme fastidio allora e me lo da ancora ripensando all’incidente sono le voci delle persone, la confusione che mettevano nella mia testa già sconvolta e confusa. Ero fuori di me e mio padre, alla fine, decise di portarmi a casa. Anche mia madre tentò, invano, di portarmi all’Ospedale. Ecco avrebbe dovuto darmi due schiaffi e portarmici di peso ma come mi ha detto poco tempo fa ero sconvolto, urlavo e non ero molto propenso a questa soluzione. Sarebbe stata la cosa migliore perché alla fine penso che all’assicurazione della signora ci avrebbe pagato i danni e i miei genitori avrebbero evitato di pagare loro le mie cure mediche e gli occhiali nuovi. Non fu affatto una bella esperienza e non ne parlo volentieri. Però questo è l’unico modo che posso usare per esorcizzarla un po’. Da allora attraverso sempre sulla strisce e sto molto attento alle macchine e questa, diciamo, è la conseguenza positiva. Poi c’è né sono altre e sono negative. Il canino nuovo crebbe leggermente storto ed è tuttora così ma è più piccola delle conseguenze negative. Per più di qualche anno non mangiai più nella parte sinistra della bocca e se non sbaglio, ma i ricordi possono essere fallaci, evitai anche di lavarla con lo spazzolino o non mi lavavo affatto i denti. Sinceramente non ricordo, ricordo che qualcosa del genere è successa per un po’ di tempo ma poi piano piano ho ripreso a far funzionare la parte sinistra della bocca e di conseguenza anche a lavarla. Comunque non mi sono stupito quando un mese fa andando dal dentista per la prima volta in tanti anni ho scoperto di avere una carie proprio nella parte sinistra della bocca. Penso che anche questo possa ascriversi alle conseguenze negative dell’incidente. Alla fine trascurai la mia igiene orale a causa dell’incidente e per fortuna non ci sono stati molti problemi oltre al tartaro e al dente cariato che ho scoperto da poco. Poteva andare decisamente peggio. Da qualche anno a questa parte, dopo aver visto in tv il film Osmosis Jones, curo meglio i miei denti e un po’ di tempo li tratto davvero molto bene. C’è voluto però troppo tempo per riprendermi da questo incidente, almeno mentalmente, sarebbe stato meglio se avessi corretto prima questi miei errori. Per tanto tempo mi sono vergognato e mi sentivo in colpa eccessivamente per quanto è successo e per questo ne parlavo poco. Ora, e sembra stupido che sia avvenuto per una cosa così ordinaria, grazie alla pulizia dei denti ho riflettuto su questi eventi e ho capito alcune cose che prima mi sfuggivano… e volevo condividerle con voi (cioè con me solo dato che nessuno legge più il mio blog! XD)