Apri gli occhi. E’ buio pesto. Nell’aria c’è una puzza di zolfo e di putredine. Una luce rossastra si accende all’improvviso facendoti socchiudere le palpebre. Ora hai intuito, a grandi linee, dove ti trovi. Sei in una stanza ricolma di ossa, interiora, sangue, pezzi di corpi. Assiso sopra un trono di corpi umani si trova un diavolo cornuto la cui pelle è formata da scaglie d’osso scarlatte. Le sue corna ricurve, nere e dure come l’ebano, puntano verso di te. Il suo sorriso è beffardo, sornione e i suoi occhi, come quelli dei gatti, sembrano deriderti. Infine vedi il suo membro, che a riposo è grande dieci tanto il membro di un essere umano medio. Dopo averti scrutato ancora un po’ ti parla, la sua voce sembra una eruzione di lava dell’Etna.
“Adriano, amico mio! Ti do il benvenuto nel mio antro! So che ti stavi concedendo una sigaretta prima di finire il primo capitolo del tuo nuovo libro. Si intitola “Cento modi per pagare il mutuo quando si è scrittori in Italia” giusto? Bel titolo. Andrà a ruba! Sono sicuro. Anche perché nel tuo paese che va rotoli, sicuramente un libro del genere lo compreranno tanti scrittori. Ma basta parlare di te e parliamo di me. Non vedo perché dobbiamo parlare di te, mica questa è la tua intervista! … Uhm – Mad Dog si infila un dito nel naso, toglie quello che ha trovato poi si succhia il dito pensieroso – dalla regia mi dicono invece che si questa è la tua intervista! Ah sono tanto contento di intervistare un nerd amante della gnocca come sei tu! Io e te ci intendiamo benissimo! Dai presentati agli sventurati lettori ma soprattutto alle lettrici vogliose di sesso anale di questo blog. Di a tutti chi è Adriano Barone!”
Un sex addicted, uno sfaticato, uno che si annoia facilmente, un ciclotimico, un bugiardo compulsivo. Mi piace raccontare storie e giocare con le parole. La conclusione naturale era mettermi a scrivere storie.
“Tu sei anche un autore di fumetti oltreché di libri assai perversi. Parliamo della tua storia di Erotico Nero. Sappi che mi sono eccitato come un cane idrofobo per l’ultima scena. Davvero originale come storia e il suo sviluppo poi… ecco è sicuramente la storia meno scontata tra le tre proposte nell’albo. Forse io già so la risposta, ma la gente che ci segue da casa, e ricordo di comprare l’aspirapolvere di ultima generazione della Mad Dog Co. che non solo toglie la polvere ma vi elimina pure la suocera e anche, all’occorrenza, la moglie! Dicevo, la risposta io la so. Tu non ancora. E la gente che ci legge ancora di meno. Quindi ti faccio questa domanda. Come mai hai scritto, hai ideato una storia del genere? Quale erano i tuoi intenti? Oltre che far toccare i genitali a tutti i tuoi lettori? E non è come intendete voi sporcaccioni!”
Lo sporcaccione sarei io, a dire il vero… u.u
Comunque: il porno mainstream. CHE PALLE. I picchi di innovazione del porno mainstream sono cose tipo il Double Anal. Capirai… Molte artiste (femministe serie, mica come me) si sono poste il problema dei sottotesti politici del porno. Fu Annie Sprinkle a ipotizzare il concetto di post-porno, un porno che non fosse eteronormativo e fallocentrico. Le mie riflessioni sull’argomento mi hanno fatto scrivere una storia in cui alcuni sottogeneri del porno (rape, torture) fossero applicati da una donna a un uomo, rendendoli totalmente non-erotici, anzi, privando l’atto erotico di ogni connotato di “eccitazione”. Insomma, l’ennesimo capitolo della mia riflessione sul corpo come identità e sulla sessualità come forma più diretta e sincera di comunicazione, partita con “Carni (e)strane(e)” e “Tipologie di un amore fantasma” e che ancora non si è conclusa.
“Passiamo a Bugs – Gli insetti dentro di me. Prima di tutto devo far un grande complimento al disegnatore Babich, perché è davvero bravo e disegna gli insetti come Dio comanda. Pure la gnocca, eh. Ma gli insetti sono superbi! Bugs è una storia particolare ed originale, sia per la trama che per il protagonista… la prima domanda che ti voglio fare è… come mai gli insetti? Perché non hai scelto, chessò, le sanguisughe o i gamberi? Ti facevano schifo? A me no. Me li mangio anche a colazione i gamberi. Soprattutto quelli giganti che si credono di essere ‘sto cazzo e poi mi perdono a poker come degli idioti. Ci tengo a precisare che io baravo…”
In realtà i gamberi sono il perfetto esempio di come i condizionamenti culturali ci influenzino profondamente. L’aspetto di un gambero non è meno disgustoso di quello di un insetto, eppure ci è stato “insegnato” che i gamberi non fanno schifo: perciò li mangiamo allegramente. Ma, davvero, guardali bene: dovrebbero farci schifo.
Per quanto riguarda gli insetti: ci hanno insegnato che fanno schifo. Ergo, li troviamo disgustosi… nonostante siano la fonte di proteine di circa il 70% (dato non so quanto aggiornato) della popolazione planetaria.
Quindi: perché gli insetti? Per rendere protagonista ciò che è generalmente rimosso, per metterti davanti agli occhi qualcosa che di solito cerchi di non fissare troppo a lungo con lo sguardo. E ribaltare tutti i preconcetti sull’argomento.
Ovviamente non ha funzionato: io speravo che dopo “Bugs” sarei guarito dalla mia fobia.
Invece adesso gli insetti mi fanno più schifo e molta più paura di prima.
😦
p. s. Hai una domanda per Fabio? Chiedi pure a lui. Ah, no, non può parlare, l’ho imbavagliato e incatenato al tavolo da disegno… no, tranquillo, non sono lacrime di disperazione, è felice…
“Com’è nata l’idea di questa storia e del suo protagonista Ulisse? E perché chiamarlo Ulisse? Non potevi chiamarlo Ugo? Era più figo per me. E lasciamo perdere Impo, il mio nerdissimo padrone, che dice che il protagonista si chiama in quel modo perché è una cosa legata ad un poeta greco cieco. Son cose pizzose che nessuno vuol sentire. Sono sicuro che non c’entra ‘sto tizio orbo che scriveva cose antiche! Vero?”
Ugo sarebbe andato bene, in fondo il protagonista secondo me è un perdente (anche se a differenza di Fantozzi, una rivalsa ce l’ha) che passa gran parte della sua vita a negare sé stesso. Lo fa un sacco di gente, del resto.
Il punto è che “Bugs” nasce dalla lettura dal racconto “Circe” di Julio Cortàzar, la cui protagonista serviva dolci farciti di insetti ai suoi spasimanti. Secondo il narratore, era pazza. Secondo me, aveva un piano. “Bugs” è la mia spiegazione di quel piano. Quindi, se la protagonista l’ho chiamata Circe, dal racconto, con MOLTA fantasia ho deciso di chiamare il protagonista maschile Ulisse. Del resto a me piace scrivere cose pop con tanti riferimenti fighetti (che altri chiamano “citazioni colte”).
Sai che più ci penso, più Ugo non mi sembra affatto male…?
“Parliamo del personaggio migliore del volume e cioè il Grillo Parlante. O quel che era non ricordo sinceramente, in questo momento nella mia mente ci sono le tette di una cosplayer americana assai gnocca. Di che parlavamo? Ah si… il Grillo Parlante… parlaci un po’ di lui… com’è stato creato… queste cose qui… che ci interessa… moltissimo… tette…” (Mad Dog sbava copiosamente sussurrando continuamente la parola “tette”).
Eh? Scusa, stavo sbavando anch’io…(succhia rumorosamente il filino di bava). Come dice il mio amico Guido Catalano: “le tette in assoluto è la mia parte preferita sessuale/
gli occhi quella che cambia le carte in tavola.” Comunque io sarei molto interessato alla cosplayer, anzi, se tra le mie lettrici ce n’è qualcuna particolarmente feticista per il cosplay sex, può contattarmi tramite Mad Dog.
Ah, il grillo parlante, dicevamo. Semplicemente è l’insetto mediaticamente più famoso al mondo. E dato che trovo insopportabile la versione disneyana, l’ho riportato alle radici.
“Ci sarà un sequel di questo interessante fumetto? Hai già qualche idea? Ho già il titolo del sequel Mad Dog – Il Cadavere Dentro di Me – Andrà a ruba, sono sicuro!”
Bellissimo! Una storia porno-horror! Trovo che il porno-horror sia difficilissimo da fare, ci ho provato in Carni (e)strane(e), non so con quali esiti. Ma pornografia e horror sono senz’altro due generi (oddio, l’horror è una modalità narrativa, più che un genere…posto che i generi esistano. Lungo discorso, facciamo finta di niente) molto affini: è affascinante pensare che siano i generi che provocano una reazione fisica molto concreta nel corpo del lettore/spettatore. Brividi o grida nel primo caso, eccitazione nel secondo (magari anche le grida, al culmine della masturbazione).
Comunque no, sono altri gli autori che vi fregano coi sequel, facendovi la faccetta gnè gnè “Ma-non-hai-visto-che-c’era-questa-sottotramina-irrisolta?”. No, “Bugs” inizia e finisce con quel volume lì. Un motivo in più per acquistarlo, gentili lettori.
“E’ uscito in questi giorni il tuo nuovo libro intitolato Zentropia e l’ha pubblicato l’Agenzia X. Che da quel che capisco è una sorta di casa editrice di spie internazionali. Allora di cosa parla questo nuovo libro? E come mai si intitola Zentropia?”
SSSH! Non posso dirti DAVVERO chi si nasconde dietro Agenzia X…l’intervista potrebbe autodistruggersi durante la lettura!
Il romanzo lo definisco “una distopia zen”. Parla dell’Italia dopo la guerra civile, immaginando che la suddetta si sia conclusa pochi minuti fa. E quello che immagino è un paese ben oltre il default, fuori dall’Unione Europea, dove la catastrofe è già avvenuta, e si procede lenti verso il nulla, ma in maniera rassegnata, quasi serena. Una discesa zen verso l’entropia. Zentropia, appunto. Il romanzo parla di…uhm, buddismo, della lettera Z, dell’Italia di oggi, di pratiche di “resistenza” che si rifanno a modelli anni ’70 e che oggi non hanno più efficacia, di pratiche contrasessuali. Soprattutto Zentropia parla del nulla. Argomento sul quale posso vantare conoscenze IMMENSE.
“Parliamo ora di quel tuo bel libro pubblicato con la Asengard e cioè Il Ghigno di Arlecchino. Uno dei libro assolutamente più fuori di testa, grotteschi e pazzi che esistano. Mi ricorda qualche puntate dei programmi della De Filippi, prendine uno a caso, più o meno ci siamo… Allora, spiegaci, quanto eri fumatostrafattomalato quando hai scritto quel libro? Ora a me certe cose non fanno impressione, ma c’è gente che è impazzita dopo averlo letto! (Ok forse ho pure contribuito io…)…”
Tzè, ero lucidissimo quando ho scritto l’Arlecchino, pensa un po’…hai un filtro?
Per rispondere alla domanda: quel libro rappresenta la mia visione dell’universo, della vita e dell’amore. Se non scrivessi più libri (e a chi ci spera dico: SUCATE! Ne scriverò altri, invece!), quello che avevo da dire su questi argomenti lo si può leggere lì. È la cosa più viscerale che potessi scrivere, la più sincera, e la più violenta. E anche la più ottimista.
Molti sono rimasti offesi/incazzati da Arlecchino. Per molti era “troppo” (violento, complesso, ecc.). Bene. Sono fiero di ogni lettore che ha avuto una reazione “estrema”, da chi ha fatto il cosplay del protagonista alle lettrici che hanno trovato il romanzo altamente erotico e con cui sono finito a letto a chi ha detto che è una puttanata immonda. Senz’altro non è un libriccino da leggere distrattamente in tram o mentre fai la cacca. Se si cercano libri tranquilli e innocui, la scelta è ampia. Se si legge un mio libro o un mio fumetto, tendenzialmente sono pizze in faccia. E risate, certo.
“Vedremo un sequel dell’Arlecchino? Lo vedremo ancora in giro? Avrò modo di papparmelo? Rispondi a questa ardua sentenza!”
Seguiti no. Assolutamente. Anche Arlecchino è stato scritto per essere autoconclusivo (non faccio spoiler, ma il finale spero non lasci dubbi…).
Tuttavia (hai visto che son colto? Ho detto “tuttavia”) ho in mente uno spin off su Ah Puch, anche se potrebbe venire fuori solo un racconto, e sinceramente la struttura dell’universo di Arlecchino, composto di infiniti Tracciati, tornerà, anche solo con qualche allusione, in parecchi (se non tutti) i romanzi e i fumetti che scriverò in futuro. Già “Tipologie di un amore fantasma” era un “gioco” sui Tracciati simili, ma non identici. E in “Zentropia” Arlecchino fa una comparsata. Forse. O forse è l’allucinazione di uno dei protagonisti. Diciamo che se avete letto Arlecchino, potete pensare che sia vera la prima ipotesi.
Se Arlecchino te lo pappi, però sono stracazzacci tuoi…hai visto che il bimbo è coriaceo… 😀
“Al recente Lucca Comics & Games 2011 hai visto con i tuoi occhietti da nerd il cosplay dell’Arlecchino. Cosa hai provato quando l’hai visto?”
Prima non mi rendevo conto di cosa stessi vedendo davvero. Mi sono commosso. Ho provato a dire qualcosa, ma mi sono messo a balbettare. Luca Tarenzi, che mi ha “portato” Samuel, il mio lettore che ha deciso di fare il cosplay di Arlecchino, si gustava la scena ridacchiando.
Dato che non riuscivo a parlare, ho abbracciato Samuel e l’ho ringraziato, non mi è venuto in mente nient’altro da fare. E poi ci siamo messi a chiacchierare per un bel po’.
Sai il romanzo parla di un “Barone” che “crea” Arlecchino. Col suo romanzo, Barone ha “creato” Arlecchino nel mondo reale. Un divertente cortocircuito.
“Purtroppo sei morto. Vieni ucciso da una folla di ragazzine impazzite che hanno visto il protagonista di Twilight. Tu stai in mezzo. Vieni calpestato fino alla morte. Come sarà il tuo funerale?”
PURTROPPO sono morto? MENO MALE che son morto, che son nato stanco…
Cosa potrebbe succedere?
Vediamo… molta gente tirerà sospiri di sollievo, altri grideranno “Finalmente!”, ci saranno roghi dei miei libri e dei miei fumetti e il fumo si alzerà tanto da oscurare il cielo… i miei amici non metteranno su musi lunghi e lacrime, ma si faranno di ogni sostanza allucinogena immaginabile, faranno festa e si racconteranno cazzate e ricorderanno gli imbarazzantissimi aneddoti di cui è costellata la mia vita privata (talmente assurdi che Luca Tarenzi dice che quando scriverò la mia autobiografia non ci crederà nessuno, perché sembrerà inventata). E soprattutto invece del corteo funebre ci sarà un corteo danzante tutto paillettato che manco il gay pride.
“Cosa ne pensi di me Mad Dog il demone cornuto più simpatico, sexy e gagliardo che esista?”
Penso che per avere il coraggio di esserti fatto fare una foto col pisello di fuori in compagnia mia e di Francesco Roghi, oltre ad avere il membro infuocato, devi avere anche le palle d’acciaio.
Ora toglimi tu una curiosità: ma sei tu il padre di Beel, il mio moccioso a fumetti preferito? (per chi non avesse capito di chi parlo: http://youtu.be/RG7f7t0Se_Q)
“L’intervista è finita. Ora devi tornartene a casa. Hai due modi o ti ci porto io e staremo tanto vicini… o ci vai a piedi, seconda porta a destra poi dritto, quando vedi la carcassa del mammut svolta a sinistra, la terza porta che sulla destra, quella con il teschio di orco infisso sopra e sei a casa tua… sempre che le altre presenze del mio antro ti facciano tornare tutto intero! MUAHAHAHAHAHAHAH”
Ma come, neanche un’orgetta con demoni e demonesse arrapati/e e gnocchi/e? Che palleee…
Ah, essendo un bugiardo compulsivo, chiaramente la maggior parte delle risposte sono assolutamente inventate e prive del benché minimo riscontro con la realtà.