“Cazzo ma proprio oggi che vengo io si doveva rompere la fogna qui davanti?” Pensò il vampiro guardando il furgone della ditta delle fogne. Si incamminò verso nord, non seguiva esattamente un percorso preciso. A momenti non guardava nemmeno davanti a sé. Stava pensando:”Ma perché ho deciso di venire a Palermo? Non potevo andare a Ginevra? O a Avignone?” Si accorse dell’esile ragazza davanti a sé solo all’ultimo momento. Ci intruppò contro. Non l’aveva fatto apposta, era sovrappensiero, anche se altre volte aveva usato questa stessa tecnica per abbordare della giovani donzelle. La ragazza lo squadrò, non doveva avere un bell’aspetto dopo tutti quei giorni di viaggio. Faccia stretta e lunga, capelli castani e occhi tendenti al verde. E fin qui andava bene. Poi però c’era la pelle più tendente al bianco che al rosa, le labbra sottili e rosse, vogliose di sangue, ma soprattutto i suoi vestiti, stropicciati, sporchi di polvere. Le sue scarpe ricoperte di ragnatele e escrementi di topo. La ragazza che aveva davanti era esile, graziosa, con delle belle labbra piene, una carnagione candida e solare, dei lunghi capelli castani così come gli occhi grandi e gentili. Si chiamava Virginia, così lesse nella sua mente. Quello che invece fece la ragazza fu imprevedibile. Prese qualcosa dalla borsetta e con estrema velocità e facilità spruzzò dell’estratto di aglio sugli occhi del vampiro. Che urlo dal dolore, bestemmiando in mille lingue diverse. Ma non era finita qui. La ragazza assestò una poderosa ginocchiata nell’inguine del non morto, che per quanto vuoi essere un vampiro, essere colpiti lì fa sempre male. Tanto male. Il vampiro cadde a terra boccheggiando e ricevette alcuni sonori calci sul costato dalla ragazza che poi si avviò a passo svelto verso casa.
“Ora ti faccio vedere io! Ti faccio vedere come succede ad importunarmi!” urlò Virginia fuori di sé dalla rabbia.
Jasper, così si chiamava il vampiro, si alzò dolorante dopo qualche minuto. Credeva che fosse finita. Ahimè, per lui, non era così. La ragazza uscì fuori di casa brandendo un canne mozze. Non era possibile, pensò il non morto, questo è solo un brutto sogno. Quando la prima scarica lo sfiorò vicino alla testa, capì che era la realtà. Corse come un forsennato, inseguito da Virginia che voleva ancora fargli del male, molto male. Riuscì a trasformarsi in nebbia e a scappare da quella assurda città salendo su una nave cargo. Aveva deciso che non avrebbe mai più rimesso piede a Palermo, ma soprattutto avrebbe dovuto vendicarsi del suo amico Nubi e della sua bella proposta di passare qualche tempo in quella ridente città sicula.









