Ancient Dangers

“Oggi ho incontrato l’uomo della mia vita! Si chiama Alan fa l’avvocato in uno degli studi più importanti! E’ bello, divertente ma soprattutto è pieno di soldi! Rhona, ti richiamo più tardi quando sarò tornata a casa, non voglio parlare al cellulare mentre guido.”
Spense il cellulare, un Nokia di ultima generazione e lo mise dentro la borsetta nera. Prese le chiavi della macchina, una Ford Mustang S-197 argentata, e disinserì l’allarme. Sentì un rumore di passi strisciati dietro di lei. Si girò di colpo, impaurita. La luce dei lampioni era fioca e irregolare e non consentiva una perfetta visuale della strada deserta. Vide qualcosa che stava avanzando, arrancando, verso di lei. Chi le stava davanti emetteva un sordo sibilo, come un respiro rauco e convulso. Colta dal timore di un possibile pericolo, prese lo spray all’aglio che teneva sempre dentro la sua borsa di Armani. Non riuscì a distinguere con precisione le fattezze dell’uomo che aveva davanti fino a che muovendosi a scatti, l’uomo non arrivò precisamente sotto la luce di una lampione. Per quanto l’illuminazione fosse fioca poté vedere che la pelle della creatura era completamente nera, arrostita, bruciata come la carne lasciata troppo tempo sul fuoco. Vide anche i denti perfettamente bianchi e i canini orribilmente sporgenti dalle labbra screpolate e secche. Il cuore iniziò a martellarle il petto. Gli occhi rossi, assetati di vita, del mostro che aveva davanti incontrarono i suoi, celesti, ottenebrati da una paura atavica che non le faceva muovere un sol muscolo. Con un balzo sorprendente la creatura le fu addosso in un attimo, sorprendendola con la sua agilità. Cercò invano di spruzzargli l’aglio sugli occhi ma il mostro era stato più veloce e affondò i canini, aguzzi, nella sua giugulare quasi staccandole di netto la testa con la forza del morso. Il mostro le succhiò con grande voracità quasi tutto il sangue in pochi secondi per poi lasciarla agonizzare. Scappò via nelle tenebre da cui era venuto come risucchiato da un gorgo oscuro. I suoi fini capelli biondi erano imbrattati del suo sangue. Alcune lacrime bagnarono le guance perfette della ragazza mentre appoggiata alla sua auto nuova esalava il suo ultimo respiro da viva.

Aveva quasi ripulito tutti i piani del palazzo, era da tanto, troppo tempo che non si prendeva uno sfizio come questo. Ammazzare delle nullità come erano quei vampiri che lavoravano per Nubi, era veramente una bella soddisfazione. Ammazzare poi il vampiro che aveva tradito il basileus, come diceva quella pubblicità, non aveva prezzo. Era arrivato a due piani sotto l’attico e qui si poteva vedere quale sfacelo avesse provocato l’esplosione. Il pavimento del piano era invaso da pezzi di calcinacci e di intonaco, i fili elettrici pendevano dal soffitto mentre ogni corridoio era invaso dall’acqua alta un centimetro circa. Aveva studiato attentamente la pianta di ogni piano del palazzo, ma ora probabilmente si era perso, cosa impossibile, pensò. Lui era Matt Stakes non poteva fare un errore così banale. Si trovava alla fine di un corridoio davanti ad una porta blindata, che era stata divelta dall’interno. Questa parte nella cartina non era segnata, non c’era alcuna porta. Notò che questo portone blindato, se fosse stata chiuso, si sarebbe mimetizzato perfettamente con il muro del corridoio. Quindi non si era sbagliato, semplicemente questa era una zona del palazzo che Nubi non voleva si sapesse l’esistenza. Sentì un gemito quindi entrò dentro una stanza piccola e quadrata che poi immetteva in un’altra stanza, completamente al buio. Un uomo giaceva, con un orrendo squarcio sul collo, riverso sul pavimento. Stava morendo, lo poteva vedere bene. L’uomo lo guardò dapprima sorpreso poi nei suoi occhi trasparirono terrore e paura. D’altronde pensò il vampiro, aveva davanti Matt Stakes.
“E’ scappato…” disse l’uomo sputando sangue dalla bocca.
“Chi Nubi?” gli rispose il vampiro preoccupato.
“No, l’essere innominabile. Colui che è antico. Colui che avevamo rinchiuso dentro l’altra stanza… Dorm…” disse l’uomo prima di spirare.
Il vampiro era incuriosito dalle parole dell’uomo appena morto e, anche se non l’avrebbe mai ammesso, nel profondo della sua anima dannata, era impaurito. Decise che per fugare ogni dubbio avrebbe dovuto saperne di più. Quindi mise una mano sulla tempia sinistra del cadavere e così facendo, attraverso un mistico rituale appreso in Cina, seppe tutto quello che sapeva il morto. Il sangue nelle vene di Stakes si gelò, se questo era possibile, un violento tremito percorse tutto il suo corpo. Ci volle tutta la sua concentrazione e tutto il suo autocontrollo per non impazzire. Per la prima volta da tanto tempo aveva paura, anzi terrore per quello che era successo, per quello che aveva fatto. Aveva liberato qualcosa di terribile, qualcosa di inarrestabile. Aveva fatto veramente una grande cazzata. Avrebbe dovuto informarsi meglio sull’edificio, avrebbe dovuto pianificare tutto meglio, invece la brama di potere e la vendetta avevano preso il sopravvento sul suo essere razionale. Ed ora era nella merda, non solo lui ma tutti vampiri. Ciò che aveva contribuito a liberare era di una spaventevole potenza, che solo pensarlo, lo fece vacillare. Doveva fare qualcosa, tenere allenata la mente, così non sarebbe impazzito. La situazione era drammaticamente cambiata. Doveva riferire ai propri uomini di avvertire ogni vampiro in città, ora non era importante chi avrebbe sostituito Nubi ma l’importante era che i vampiri stessero tutti insieme, infatti il mostro era ancora debole, probabilmente, non era ancora in grado di affrontare molti vampiri. Se solo avesse trovato un vampiro da solo, sarebbe stata la fine. Avrebbe acquisito nuovamente i suoi antichi poteri, anche con la metà dei suoi poteri sarebbe stato quasi inarrestabile. Un altro vampiro se ne sarebbe fregato, avrebbe mandato questo essere antico come il diluvio contro la cacciatrice ma Stakes capì, con orrore, che l’unica possibilità per sconfiggerlo era quello di allearsi con Sarah. Almeno per il momento avrebbero dovuto appianare i proprio contrasti. Doveva mettersi in contatto con i ghouls, sapeva infatti che la ragazza si trovava preso quelle abbiette creature. Sapeva anche come mettersi in contatto con loro, avrebbe usato quella poca telepatia che possedeva per entrare nella mente di Pickett, il sovrano di quegli esseri vili e spregevoli. Prima però doveva svolgere un compito gradevole, sentì infatti che l’uomo defunto qualche minuto prima si era rialzato in piedi. Voleva il suo sangue e la sua carne, infatti la progenie dell’antico essere, per cibarsi, doveva mangiare anche il corpo delle sue vittime. Nemmeno si voltò, il suo spadone a due mani volteggiò in aria con una grazia sovraumana. Il corpo del cadavere rianimato venne diviso in quadrati perfetti, come fosse una scacchiera. I pezzi di carne sanguinolenti caddero sul pavimento invaso dall’acqua. Non era stato molto divertente come invece aveva ipotizzato, pensò Stakes. Il vampiro quindi prese il suo cellulare Motorola, completamente nero, e digito velocemente un numero.
“Abbiamo un problema. Non farti domande, esegui, ti detterò, ora, un editto per tutti i vampiri della città. L’isola di Manhattan è in quarantena, nessun vampiro deve uscire o entrare, tutte le vie devono essere chiuse. Devi avvertire Monok, il leader dei licantropi, digli di controllare ogni via d’accesso e di uscita all’isola. Se un vampiro prova a entrare o a uscire, lo devono uccidere. Hanno la mia autorizzazione. Nessun vampiro deve uscire a caccia da solo, bisogna stare tutti insieme. Fallo immediatamente, non discutere. L’antico si è svegliato, dobbiamo prevenire la sua completa rinascita.” Aveva parlato così rapidamente che il suo sottoposto non era riuscito a parlare, anche perché sapeva che interrompere un discorso di Matt Stakes, poteva portare alla morte. Ora doveva fare qualcosa che veramente aborriva, congiungere la sua mente con un essere inferiore come un ghoul, ma spesso, come si dice, a mali estremi ci vogliono estremi rimedi.

Era il terzo lacchè di una nobile stirpe vampirica che pestava a sangue e ancora non aveva sentito quel che voleva sapere. Chi aveva tradito Nubi? Perché per compiere un attacco del genere, Stakes aveva avuto sicuramente bisogno di una talpa nell’organizzazione del basileus. Aveva scoperto molto poco solo che le grandi famiglie erano all’oscuro dei piani del vampiro inglese. Non era vero, non ci voleva un genio per capirlo, il nuovo signore della città aveva probabilmente corrotto molti vampiri potenti per lasciare isolato Nubi. I non morti come lui si vendevano per molto poco. Qualche privilegio in più ed era fatta. Doveva cercare alleati, qualcuno che l’aiutasse nella sua battaglia contro chi aveva, probabilmente, ucciso il suo amico. Finora aveva tenuto un basso profilo, evitando di incrociare altri vampiri, non voleva dare nell’occhio. Non voleva che si sapesse della sua venuta. Lui e Stakes non erano mai andati molto d’accordo, anzi, non erano mai andati d’accordo. La sua mente andò a molti anni prima, quasi un decennio, quando lui e Norman erano la coppia di mercenari più cercati di tutta New York. La katana e gli artigli, era questo il loro soprannome. Così avevano conosciuto il vampiro inglese patito per le armi bianche. All’inizio erano stati solo piccoli incarichi, poi incarichi sempre più importanti. Stakes disprezzava Connor e non lo nascondeva affatto, mentre invece aveva un feeling molto forte con Norman. Lo adorava, letteralmente. Connor non aveva mai capito come un vampiro così potente potesse essere interessato, ammaliato, in qualche modo, da un vampiro rozzo come era il suo amico. Stakes aveva sempre tentato invano di dividerli, di separarli, di metterli l’un l’altro. Connor, irritato da questo comportamento, aveva osato colpire con un pugno il suo datore di lavoro. Da quel momento la situazione era degenerata, fino al confronto finale nell’attico. Ripensò ancora che sarebbero morti se Lu non fosse intervenuto in loro soccorso. Stakes aveva continuato a tormentarli, anche quando si erano trasferiti a Dublino. Aveva ucciso Adriana, la compagna umana di Nubi. L’aveva vampirizzata e poi l’aveva uccisa davanti agli occhi del suo amico. Quella volta non aveva potuto fare nulla, ma ora, aveva la possibilità di vendicarsi di tutto quello che aveva fatto il vampiro inglese. Scoprì quasi per caso che Stakes aveva inviato una squadra di vampiri e un essere elementare contro una ragazza, una dampyr cacciatrice di vampiri. Dalle voci che circolavano in città, questa Sarah si trovava, in quel momento, presso Pickett, il sovrano dei ghouls. Connor O’Donnel decise quindi di fare una visita al suo vecchio amico Pickett. Si chiese se le guardie l’avrebbero riconosciuto dopo tutti questi anni. Si disse che sicuramente avrebbero riconosciuto Connor O’Donnel, l’unico vampiro amico dei ghouls.

Ora si trovava in una stanza blindata degli ultimi piani del palazzo. Immerso nell’oscurità, si era messo al centro di un pentacolo di sangue, suo. Questo per accrescere la portata della sua telepatia. Fuori, nel corridoio, c’erano venti vampiri armati assai pesantemente, per evitare che qualcuno o qualcosa, potesse disturbare il loro padrone. Prima si era concesso un attimo di sollievo, Monok aveva accettato di sorvegliare i confini dell’isola. Questo aveva reso, in qualche modo, più dolce il sangue del giovane che aveva dissanguato. Doveva iniziare in fretta il rito, prima che l’essere elementare arrivasse a Sarah. Era tragicomico che dovesse salvare la sua nemica dallo stesso mostro che le aveva mandato contro. I fumi degli incensi fecero aumentare la sua percezione del mondo circostante, espanse la sua mente fino a arrivare ai cunicoli dei ghouls. Seguì il labirinto sotterraneo, costellato dalle case costruite da un defunto clan di vampiri, fino ad arrivare in una piccola piazza. Assiso su un malmesso trono di pietra si trovava un ghouls assai grande. Quello doveva essere Pickett. Vide anche Sarah, la sterminatrice di vampiri, quella che doveva uccidere lui, Matt Stakes. Come sembrava piccola e indifesa, avrebbe potuto entrare nella sua mente e ucciderla. Sarebbe sembrato naturale. La tentazione era forte, ma grazie al suo autocontrollo riuscì ad allontanarsi dalla ragazza e a entrare, con violenza, nella mente del ghoul. I convenevoli non erano adatti alla situazione. Stakes iniziò a parlare.
“Sono Matt Stakes, saprai sicuramente, sovrano dei ghouls, chi sono. Sono entrato in contatto telepatico con te per un motivo preciso e sappi che unire le nostre menti mi disgusta in una maniera indicibile. E non provare a cercare di rispondermi, la tua mente non è così evoluta per farlo, quindi ascolta attentamente. Abbiamo un problema, serio. L’esplosione dell’attico del basileus ha liberato un essere abominevole, più di voi ghouls. Un essere che doveva rimanere rinchiuso per l’eternità. E’ colpa mia, mi assumo le mie responsabilità. Ora però dobbiamo collaborare per sconfiggere questo essere. Tutti insieme. Anche la cacciatrice, anzi quell’orrore di ragazza è assolutamente necessaria per fermare l’antico. Ti darò tutte le informazioni che ho. Eccole. Potresti non reggere una tale mole di notizie ma è l’unico modo. Capisci ora la situazione? Abbiamo anche un altro problema, ho evocato un essere elementare per uccidere Sarah. Ora, quell’essere sta venendo da voi. Io sono l’unico che può fermarlo. Quindi devo venire lì sotto, per salvarvi. Devi dire alle tue guardie di farmi passare. Altrimenti le ucciderò io stesso, non che mi importa molto di spargere del sangue di ghouls. E’ una gentilezza che ti faccio. Riferisci alla cacciatrice quello che ti ho fatto sapere. Sarò presto da voi. Stavo dimenticando, c’è anche un altro modo per sconfiggere quell’essere, è difficile, ma potreste provare comunque…”
Era molto stanco e spossato, non aveva mai usato la telepatia per così tanto tempo. Aveva bisogno di altro sangue prima di andare a salvare la cacciatrice e i ghouls dal mostro che aveva evocato.

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Vampiro Antico disegnato da Zerov

Like Red Pink

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“Per il diluvio universale, cosa cazzo è successo?” gridò Victor quando sentì il palazzo tremare violentemente a causa di un’esplosione di cui aveva sentito solo l’agghiacciante boato. Subito dopo si mise in funzione, assordante, il sistema di allarme. Si accesero le luci di emergenza che indicarono ai numerosi dipendenti le vie di uscita più veloci. Una tempesta di gocce d’acqua iniziò ad inzuppare i folti e lunghi capelli biondo cenere del vampiro.
“Dannazione, anche questa!” grugnì esasperato il non morto alzando lo sguardo verso i bocchettoni del sistema antincendio. Probabilmente l’esplosione aveva mandato in tilt ogni apparecchiatura del palazzo e, quindi, anche il sistema antincendio, pensò Victor. Non si capacitava di aver potuto permettere che succedesse un tale disastro. Lui avrebbe dovuto evitarlo. Era l’addetto alla sicurezza del basileus Nubi, doveva pensare all’incolumità del suo padrone, che probabilmente, era morto. Aveva infatti intuito che l’esplosione era avvenuta all’ultimo piano o comunque negli ultimi piani del palazzo. Se la deflagrazione era avvenuta qualche piano sotto all’attico c’era ancora qualche possibilità che il basileus fosse vivo, forse intrappolato dall’incendio che sicuramente si era sviluppato dopo l’esplosione. Prima però di fare congetture, doveva andare a vedere con i propri occhi qual era la situazione e cercare di scoprire l’origine del disastro. La speranza che Lu, come lo chiamava confidenzialmente lui, fosse vivo, era minuscola, ma come diceva un proverbio degli umani, la speranza era anche l’ultima a morire. Raggruppò una decina di vampiri che stavano evacuando verso il piano terra dell’Oberon Building e li divise in quattro gruppi. Il primo gruppo sarebbe sceso fino al pieno terra per controllare la situazione con la polizia e i pompieri e far salire solo le “loro” squadre di vigili del fuoco, cioè dei pompieri legati alla loro organizzazione da vincoli di sangue e che quindi dovevano obbedire ciecamente ai loro ordini. Se qualche umano non indottrinato avesse scoperto, accidentalmente, la loro vera natura, sarebbe stato un affare veramente molto brutto. Il secondo gruppo si sarebbe occupato di controllare i server e il computer centrale, di mettere al sicuro tutti i dati e di evitare intrusioni di estranei. Il terzo gruppo si sarebbe appostato al quindicesimo piano e non avrebbe fatto salire nessuno che non fosse dell’organizzazione. Infine il quarto gruppo guidato dallo stesso Victor sarebbe andato verso i piani più alti. C’era voluto quasi un quarto d’ora per coordinare tutti i gruppi, si trovavano ora su un corridoio del sesto piano che era stato evacuato da pochi secondi. Stavano per separarsi quando, all’improvviso, tutte le luci si spensero. Per fortuna, pensò Victor, grazie alle loro abilità vampiriche innate, potevano vedere al buio come alla luce. Operare nell’oscurità non era un problema per loro. Quindi riuscì a vedere benissimo chi si trovava ora davanti ai suoi occhi neri come la pece. Un vampiro era come comparso dal nulla, vestito con un completo rosso carminio. Impugnava saldamente alla mano destra, uno spadone a due mani, di foggia assai antica, che teneva rivolto con la lama verso il pavimento, quasi come fosse un vecchio con il suo bastone.
“Stakes” sibilò Victor quasi sputando le parole.
“Ti ricordi di me. Sono lusingato. La vostra fine sarà breve e indolore.” disse il vampiro guardando il fisico possente, da orso, e la folta ma curata barba di Victor. Gli altri vampiri risposero a Stakes sfoderando le loro pistole mentre l’addetto alla sicurezza del basileus fece crescere i suoi lunghi e affilati artigli. Tutto ciò che successe dopo accadde in pochi secondi. Lo spadone si mosse come se avesse avuto vita propria saettando nel corridoio e decapitando con estrema facilità ogni vampiro, tranne Victor. La carne di quei non morti, che era nota per la sua robustezza in confronto alla flaccida carne degli umani, era diventata come burro fuso al contatto con l’arma di Stakes.
“Dalla tua faccia sbigottita ti starai chiedendo – come ha fatto? – Devi sapere che in questi miei anni di forzato esilio ho notevolmente migliorato le mie capacità telecinetiche. Inoltre ho appreso qualche trucchetto magico, in previsione di incontri come questo.” disse quasi ridendo il non morto che continuò dicendo:”Cosa aspetti? Un invito forse? Non userò la spada se è questo che ti preoccupa.”
Lo spadone a due mani cadde pesantemente sulla moquette ormai fradicia e imbrattata dalla polvere che rimaneva dei corpi di vampiri che erano stati appena decapitati. Con un urlo gutturale da far tremare le pareti, Victor si lanciò all’attacco contro il suo temibile avversario. Stakes chiuse gli occhi e quando sentì la presenza degli artigli dell’altro vampiro a qualche millimetro dal suo corpo, riaprì di botto le palpebre. Una forza invisibile lanciò Victor dall’altra parte del corridoio facendo andare a sbattere contro la porta di un ascensore che si deformò all’impatto. Il vampiro cercò di rialzarsi, ma la stessa forza misteriosa lo sospinse in alto bloccandolo sul soffitto. Stakes si avvicinò con passi lenti e studiati, impartendo il maggior dolore possibile alla nullità che stava combattendo. Attraverso la sua telecinesi stava facendo stritolare il corpo di Victor sapendo che questa pratica non l’avrebbe comunque ucciso ma lo avrebbe ferito gravemente. Arrivò quasi sotto al vampiro proprio quando si sentì lo scrocchio di un osso della gambe sinistra che si frantumava. Stakes lasciò andare la presa della telecinesi e il vampiro cadde sonoramente sul pavimento.
“Sono stanco di giocare con te. Lo dico a malincuore, non mi hai fatto divertire più di tanto. Sparisci, non ti voglio più rivedere, nel nuovo ordine di cose che imporrò in questa città, per quelli come te, non c’è alcun posto!” disse Stakes voltando le spalle al suo avversario. Victor cercò di alzarsi, ma cadde pesantemente in ginocchio, a causa del gamba fratturata che stava, seppur lentamente, guarendo.
“Ah, quando dicevo che non avrei usato la spada, beh mentivo!” urlò Stakes senza voltarsi, ridendo sguaiatamente.
Victor poté solo sgranare gli occhi prima che la spada a due mani gli trapassasse il collo, mettendo fine alla sua esistenza di non morto.
“Ed ora manderò qualcuno ad occuparsi di quella Sarah… quell’abominio deve essere distrutto… potrebbe minare la mia salita al potere, vero Victor?” disse Stakes girandosi verso quello che rimaneva dell’addetto alla sicurezza di Nubi. “Ah, è vero, ti ho ucciso.” disse contrariato il vampiro che raccolse la sua arma sussurrando:”Potrebbe essere molto piacevole scontrarsi con quella cacciatrice, se solo ne avessi il tempo…”. Stakes scosse il capo dolente e si avviò verso i piani superiori per ripulirli dagli altri vampiri che erano al servizio del defunto basileus. Aveva voluto sbrigare personalmente questa faccenda, così da consolidare il suo prestigio e la sua potenza in città, ma anche per un suo gusto sadico di porre fine a non-vite così inutili.

La lunga coda dei suoi capelli di un rosso quasi carminio veniva smossa dal forte vento che spirava quella notte. Sentiva le sirene accorrere sul luogo del disastro. Poteva vedere dalla sua postazione, un edificio poco lontano dall’Oberon Building, lo sfacelo che aveva causato l’esplosione, le fiamme che avevano invaso l’attico. Erano passati alcuni minuti dalla deflagrazione e dei ricordi di un passato lontano tornarono ad affollare la sua memoria, facendolo andare indietro nel tempo di più di una decade. Si ricordò di quando lui e Norman avevano affrontato Matt Stakes. Proprio in quell’attico. Quella volta il facoltoso vampiro inglese aveva fatto esplodere il suo prezioso studio all’ultimo piano pur di vincere. Quella volta se non fosse stato per il provvidenziale arrivo di Nubi, sarebbero morti. Il basileus era riuscito a contattarlo, in Canada, alcuni giorni prima, lo aveva pregato di raggiungerlo, non sapeva per cosa, non aveva voluto rivelarlo. Anche se non poteva sopportare quel vampiro così vanaglorioso e spocchioso, aveva constato che era uno dei pochi amici, forse l’ultimo, che ancora aveva. Ed ora Nubi era probabilmente morto, ucciso da un suo vecchio nemico. Aveva visto passare qualche secondo prima un elicottero, sulla cui fiancata, c’era scritto a caratteri cubitali e militareschi “M.S.A.I.”, acronimo di “Matt Stakes Army Industries”. Aveva subito capito cosa era successo e si sarebbe vendicato. Lui era Connor O’Donnel, il più famoso vampiro dell’Irlanda ma soprattutto il non morto che in tutto il Nord America, era il più abile nel maneggiare una katana. Il vento era aumentato di intensità e muoveva convulsamente il suo cappotto di pelle nera. Saltò giù dal tetto dell’edifico con un balzo felino e atterrò perfettamente in strada senza fare il minimo rumore. Era tempo di vendicarsi, la lama della sua katana si sarebbe bagnata del sangue di Stakes, se non quella notte, nella prossima. Non si uccidevano gli amici di Connor O’Donnel senza pagare il fio della vita, ma soprattutto non perdonava a Stakes di avergli impedito di sfottere personalmente Nubi per lo stupido appellativo, basileus, che si era dato.

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Connor O’Donnel disegnato da Zerov

Vincessi mai qualcosa alle pesche!

Mi chiedo come mai alle pesche di paese non si vince mai niente di bello… capisco che le probabilità sono assai poche, ma cacchio… sette biglietti e nell’ordine ho trovato:

  1. 3 biglietti della Lotteria di paese
  2. Un volume speciale su Paperon De Paperoni
  3. Una vaschetta umidificatore per il termosifone
  4. 2 tazzine da caffè
  5. Un pacco di stuzzicadenti

Almeno il mega salame… uff… domani farò un’ultima pesca, sperando che Mad Dog me la mandi buona. Però una cosa buona di questa fiera di paese, fatta perché domani si festeggiano i Santi Patroni, Filippo e Giacomo, è che l’odore dello zucchero filato, delle ciambelle a zampa e della pizza farcita con il prosciutto cotto, le giostre e i tiri a segno e tutto quello che c’è intorno, mi rendono felice. Sono belle cose, anche se vengono rovinate dai tizi che invitano a cantare. Ah, ricordatevi che io odio queste cose, almeno ufficialmente, quindi, acqua in bocca…

Sperando di portare a casa domani un bel salame o anche un prosciutto….

Reflected Blood

La porta dell’ascensore si aprì silenziosamente. Un uomo entrò, con passi felpati, nell’attico di un maestoso grattacielo della Grande Mela. Ammirò con disgusto tutta l’opulenta ricchezza che quel luogo emanava, dall’immensa libreria traboccante tomi antichi e pregiati, ricoperti di polvere alla pendola interamente rivestita di oro luccicante. Dovunque posasse lo sguardo vedeva solo oggetti pacchiani e di pessimo gusto. Lo vide, era dietro la robusta scrivania di legno nero, di spalle, stava guardando, attraverso le vetrate che circondavano interamente l’attico, la città notturna brulicante di vita. Nella mano destra teneva una coppa di cristallo, probabilmente boemo o veneziano, ricolma di un liquido rosso, assai scuro.
“Passa il tempo, amico mio, ma tu sei sempre dall’altra parte della scrivania, mentre io sto sempre da questa parte.” disse l’uomo girandosi verso la persona che era appena entrata nel suo attico.
Non era cambiato molto, era solamente più pallido di dieci anni prima. I lunghi capelli corvini erano legati in una coda. La faccia era lunga e stretta con degli occhi piccoli e vivaci, di un nero tenebroso, il naso era anch’esso stretto e lungo. I canini erano bianchi, lucidi e sporgevano dalla piccola e sottile bocca del vampiro. Indossava un completo gessato bianco, di qualche stilista italiano, non indossava una camicia, ma bensì una maglia nera. Da quando l’aveva conosciuto, quasi quindici anni prima, Ludovico Nubi aveva sempre indossato quegli orribili completi.
“Qualcosa però è cambiato, Lu, quando entrai qui per la prima volta, dieci anni fa, c’era un altro dietro quella scrivania.”
“Caro Norman, sono cambiate molte cose dalla tua sparizione dopo i fattacci di Dublino…” disse Nubi scrutando scrupolosamente quel suo vecchio amico. Era basso come se lo ricordava, molto più basso di lui, ma assai più muscoloso. Un nanetto ostico. Portava ancora una barba incolta accompagnata da dei capelli altrettanto incolti. Sembrava più un ghiottone che un vampiro anche perché i suoi vestiti erano più stracci che vestiti veri e propri. Anzi, pensò Nubi, sembrava un barbone. Come sempre era sembrato. E oltretutto puzzava di fogna come sempre era puzzato.
“Hai avuto più notizie di Connor?” chiese a bruciapelo Norman cogliendo alla sprovvista l’altro vampiro.
“Lo sento a volte, è stato in Cina, in Africa a cercare chi sai tu, in Romania… in molti posti… ci siamo anche rivisti qualche volta. Tu dove sei stato Norman? Se così ti fai chiamare ora…”
“Dovunque e da nessuna parte.” chiosò alzando le spalle il non morto.
“Sempre elusivo. Non cambi mai. Io invece sono cambiato, credo che lo saprai, ora sono il nuovo basileus di questa città!” disse Nubi invitando l’ospite a sedersi su una delle belle e comode poltrone in pelle nera che si trovavano davanti alla sua scrivania.
“Basile che?” chiese Norman sedendosi davanti a Nubi.
“E’ greco, razza di idiota, vuol dire “re”. Lo preferisco a “principe”. E’ più cool.”
“Io non ho studiato il greco… ma so che tu non avevi questa posizione l’ultima volta che ci siamo visti. Anzi non eri nulla, eri una nullità, senza carattere, eri un vile, manovrato da tutti a loro piacimento. Eri un piagnucolone. Ti devo rivelare che sono rimasto sorpreso quando sono tornato in città e ho scoperto che tu eri il nuovo capo di questo buco di fogna!” disse ridendo il vampiro.
“Ti capisco, nemmeno io avrei puntato un dollaro su di me dieci anni fa, ma le cose cambiano. La morte della mia amata Adriana mi ha profondamente cambiato. Il fatto che mi abbiano tolto per mero capriccio, il mio unico amore terreno e che abbiano distrutto la mia industria di armi, mi ha fatto crescere un grande rancore dentro il mio cuore non morto. Mi hanno manovrato come un burattino nei loro sporchi giochi – disse il vampiro con voce irata e continuò – Mi sono vendicato di tutti. Finché non sono diventato così potente da essere il nuovo capo di questo buco di fogna…” concluse Nubi indicando la città fuori dalle vetrate.
“E l’organizzazione di vampiri di cui fai parte, non ha fatto nulla per fermarti?” chiese perplesso Norman grattandosi la lunga barba.
“Quale organizzazione? Non esiste più, l’ho decapitata in un sol colpo e per mia fortuna non era come un’idra!” gli rispose il vampiro facendo l’occhiolino al suo vecchio e defunto amico.
“Idra? Cosa c’entra?” disse ancora più perplesso Norman.
“Sei proprio un bastardo ignorante. L’idra è un mostro mitologico dell’antica Grecia, aveva molte teste, chi dice nove, chi tredici e aveva una proprietà particolare cioè quella di rigenerare ogni testa che le veniva tagliata. Anzi ne crescevano altre due al posto di quella morta. Dovresti leggere qualche libro, Norman, sai sono molto più utili di quei tuoi artigli di cui vai tanto fiero.” disse Nubi indicando le mani dell’altro vampiro.
“E come hai fatto ad eliminare tutti quei vampiri così potenti?” gli chiese Norman con una punta di agitazione nella voce.
“Purtroppo Norman ora non ti posso rivelare questo mio piccolo segreto, sono il signore di questa città e di molto altro, come ben potrai capire ho dei compiti da assolvere. Se passerai domani ti racconterò tutto quello che vuoi.” disse Nubi che poi si alzò dalla sedia e si avvicinò alla scrivania. Il vampiro continuò a parlare guardando negli occhi Norman. “Ma ho una cosa da restituirti, me la lasciasti dopo quello che avevi combinato a Dublino, la tua pistola preferita, la Beretta laccata in oro.”
Il vampiro aprì un cassetto della sua scrivania e prese una Beretta, interamente ricoperta d’oro e si diresse quindi verso l’amico ancora seduto sulla comoda poltrona.
“Ti ringrazio di avermi custodito questa splendida pistola, era da tempo che la volevo rivedere.” disse Norman la cui voce era sempre più nervosa e agitata.
“Era ciò che volevo sentire.” urlò Nubi con un sorriso diabolico puntando la pistola verso l’antico amico. Partì un colpo e la gamba destra di Norman si staccò di netto dal resto del corpo all’altezza del ginocchio. Un urlo che si sarebbe detto disumano riecheggiò nella stanza. Il vampiro era a terra senza più una gamba, il volto contratto dal dolore e dalla rabbia. Non era più Norman, anche se il fisico era simile ma il volto era assai diverso. Corti capelli neri e dei baffetti sormontati da un naso grande e grasso e da delle folte sopracciglia.
“Ti stai chiedendo come ti ho scoperto? Sono tanti i motivi primo fra tutti Norman non usava pistole, non mi considerava un amico e soprattutto l’ho ammazzato con le mie mani anni fa per tutto quello che mi aveva fatto, per tutte le volte che mi aveva sfruttato, umiliato… ma ora dimmi, chi ti manda? Chi vorrebbe la mia fine? Qual è la tua missione?” chiese Nubi puntando la pistola alla testa dell’altro non morto.
“Molti… ma non ti dirò chi mi ha mandato… quello che ti posso dire è che con le tue chiacchiere hai decretato la tua morte, se mi avessi ucciso subito, sapendo che non potevo essere il tuo vecchio compagno di sventure, forse saresti sopravvissuto! Per quanto riguarda la mia missione la potrai intuire anche da solo!” disse ridendo come un pazzo il vampiro che aveva impersonato Norman che si strappò la maglia che aveva addosso. Legata al torace aveva una sofisticata bomba con due cilindri pieni di due strani liquidi diversi che si stavano miscelando.
“Merda! Un fottuto kamikaze!” urlò Nubi lanciandosi verso la sua scrivania.
“Come in Die Hard!” riuscì a dire il vampiro prima che la bomba deflagrasse distruggendo completamente tutto quel piano del grattacielo. Un altro vampiro, da un altro grattacielo poco lontano, ammirò quella gigantesca esplosione che fece tremare la Grande Mela fin alle sue fondamenta. Il vampiro guardò il calice di cristallo pieno di sangue che si rispecchiava nella vetrata, lo osservò intensamente e poi lo bevve tutto di un sorso. Era tempo di festeggiare, con la caduta di Nubi le cose sarebbero cambiate in città. Tutti dovevano sapere che Matt Stakes era tornato e che era lui il nuovo basileus della città. Penso al primo ordine che avrebbe dato: sarebbe stato sicuramente quello di rimettere a nuovo il suo grattacielo che quel pezzente di Ludovico aveva usurpato. Anzi, probabilmente prima era meglio trovare un nuovo nome, basileus faceva schifo, se ne rendeva conto anche lui. Doveva pensare ad un nuovo nome per rappresentare la sua potenza in città. Decise quindi di adottare la carica di Zar ma non perché gli piacesse quella terra ricca di petrolio e di freddo ma perché gli ricordava un personaggio dei fumetti che adorava leggere. Quel personaggio era un criminale, lo Zar del crimine di New York. Così lui sarebbe stato lo Zar dei vampiri e degli umani di New York. Guardò il suo viso riflesso dalla vetrata del grattacielo e pensò a tutti quegli stupidi cliché sui vampiri, tutta roba per film o per giochi di ruolo da nerd. Guardava ancora il suo viso mentre sentiva le sirene dei mezzi di soccorso che accorrevano verso l’Oberon Building. Guardava ancora il suo viso, sbarbato e curato, mentre vedeva quella che ora era la sua città, notturna, essere sconvolta da una distruzione che portava ventate di cambiamento.

mattstakes

Matt Stakes creato da Zerov

Partecipa al contest di Opassion e vinci un Ipod shuffle da 4giga!

Opassion, in vista dell’apertura del suo nuovo store di occhiali da sole Oakley per gli appassionati dello style e dello sport, promuove il seguente contest che mette in premio per i primi tre classificati, ben 3 Ipod sfuffle da 4Giga con messaggio serigrafato personalizzato.

Per partecipare al contest è sufficiente segnalare il presente articolo sul proprio blog o sito pubblicando dove possibile l’immagine qui sopra e segnalando obbligatoriamente il link al presente post. Segnalate poi nei commenti a questo post il link al vostro articolo o sito e attendete la scadenza del contest, prevista per il 15 maggio 2009. La mattina seguente saranno estratti i tre vincitori a seconda del numero di commento assegnato ed estraendolo randomicamente tramite il sito http://www.random.org.

I primi tre classificati vinceranno 3 fantastici Ipod del colore preferito e con la serigrafatura richiesta!

Partecipa anche tu e contribuisci a far conoscere O-Passion ai tuoi amici appassionati di sport e occhiali Oakley!

ps si può partecipare anche dal proprio account di Facebook purchè si aggiunga Cristian Silvaroli come amico per controllare l’effettiva pubblicazione del link.

Dream mode on

Annunci, questo post è fatto di annunci, più o meno…

  1. Trovate una nuova sezione qui sopra, per accedere dovrete avere una password. E’ una sezione top secret. Se volete vedere cosa c’è dentro, dovete chiedere a me e vi farò avere, forse, la password.
  2. Il 22 maggio parto per il Cos-Party a Parma, organizzato da Ryuki e dalle altre folli cosplayers parmigiane.
  3. Un mio caro amico, il vampiroso Kanon ha aperto un sito di annunci gratuiti. MegaVoce.it, visitatelo.
  4. Il regalo più utile ricevuto per il compleanno è stata sicuramente la tovaglietta di plastica per la colazione, avendo io ormai l’abitudine di mangiare in camera davanti al pc. Così non insozzo la scrivania.
  5. Il regalo più gradito lo trovate sicuramente nella pagina segreta… XD
  6. E’ arrivato il buono sconto da Bol, finalmente, per il 15 maggio dovrei avere 6 nuovi libri…

Happy birthday to me…

E’ il mio compleanno. Appena fatto. 24 anni suonati. Tanti auguri a me. Vorrei ricevere questo regalo. Ma mesà che  rimarrà solo una mera speranza!

3234170_5a758137ea_mComunque ho già ricevuto il primo regalo, da parte di una delle mie sorelle e della sua famiglia. Una memory card da 4 giga per la macchina fotografica digitale e per il pc portatile. Che sarù utilissima quando andrò al Cos-Party a fine maggio a Parma… Concludo il post facendo gli auguri di buon compleanno anche a Virginia e a Marco!

Ochre's Eyes

L’unico rumore che sentiva, in quella notte gelida e solitaria, era quello del ticchettio, veloce e sicuro, delle sue dita sulla piccola tastiera del mini laptop che si era appena comprato. Stava scrivendo un nuovo post per il suo blog. Un racconto dell’orrore influenzato dal grande scrittore Edgar Allan Poe. Era arrivato al punto in cui l’ignaro e sprovveduto protagonista del racconto, uno scrittore anch’egli, apriva la cantina in cui si trovava l’orrore uscito dall’abisso che l’avrebbe ghermito e portato con se nell’oltretomba. Si fermò. Gli era parso di sentire un rumore sordo e lontano, come di qualcuno che bussasse al portone della sua abitazione. Lo imputò al sonno che stava sopraggiungendo. Lasciò perdere. Decise di continuare nella scrittura. Passò solo qualche secondo ed un rumore ancora più forte e deciso, lo fece distogliere dal suo lavoro. Questa volta era provenuto dalla porta della sua stanza, che se la stanchezza non l’aveva inganno, si era mossa impercettibilmente quando i colpi erano arrivati. Allora, si alzò e brandendo un cacciavite che aveva lasciato sul tavolo quando prima aveva smontato un computer, andò ad aprire la porta. Gli occhi gialli, felini, del suo gatto, lo squadrarono dall’alto in basso. L’animale mosse la testolina a destra e a sinistra, voglioso di coccole ed entrò nelle stanza ronfando contento. Il ragazzo si rilassò e decise che era ormai troppo stanco per continuare a scrivere. Voleva dormire. Il sonno di Morfeo era calato rapidamente su di lui. Si distese sul letto ancora vestito dopo aver spento la luce. Non sapeva quanto tempo fosse passato, potevano essere come due secondi, come due anni, quando sentì un opprimente peso sul petto. Non riusciva a respirare. Aveva le membra intorpidite. Aprì timoroso gli occhi. Vide due occhi gialli che lo scrutavano perdifi e vogliosi. Gli tornò alla mente la leggenda delle Succubi romane, che si posavano sui petti degli uomini, durante la notte e succhiavano tutta l’essenza vitale delle loro vittime. Aveva una paura fottuta. Riuscì a raccimolare tutte le sue energie residue e accese la luce. Sopra il petto, trovò il gatto che dormiva docile, raggomitolato in posizione fetale. Le sue paure erano infondate. Si diede dello stupido per aver solamente pensato alla Succube. Anche se si sentiva, stranamente, stanchissimo, cercò di rimettersi a dormire, ma degli orrendi incubi funestarono i suoi sogni. Qualcosa di spaventoso stava strisciando sul suo corpo, un essere polipesco fatto di gelatina che si insinuava in ogni suo orifizio, fino a soffocarlo. Questa volta non accese la luce, perché avrebbe dovuto farlo? Era solo la sua immaginazione. Nient’altro. Quando la mattina arrivò, annunciata dal cinguettio felice dei passerotti e dalla luce del sole che filtrava dalle persiane, cercò di alzarsi. Non ci riuscì. Non riusciva più a muoversi. Aprì gli occhi. Delle pupille feline ocra lo scrutavano divertite. La donna, interamente nuda, era straordinariamente sensuale. Sedeva direttamente sul suo petto e lo guardò con aria volitiva. Si passò la lingua sulle labbra e se le morsicò leggermente. Poi tutto fu luce e frastuono. Si svegliò di soprassalto, sudato fradicio, spossato come dopo una corsa chilometrica. Era ancora notte. Sentì una folata, gelida, di vento provenire dall’esterno. La finestra era spalancata, guardò fuori. Un gufo reale volteggiò sopra la sua testa, stagliandosi contro la luna quasi alla mezza. Un brivido gli corse su tutta la schiena. Quella notte non si addormentò più.

LamiaLamia by Herbert Draper (British, 1864-1920)