Ieri ho finito il secondo volume, appena uscito, della versione Absolute di Authority edito da Magic Press il fumetto creato da Warren Ellis e disegnato da Bryan Hitch (le cui storie sono raccolte nel primo volume della edizione Absolute), che in questo secondo volume porta la firma di Mark Millar e i disegni di Frank Quitely e di altri talentuosi artisti tra cui Arthur Adams. Già il primo volume, comprato scontatissimo all’ultima Lucca Comics & Games, mi aveva impressionato favorevolmente e l’avevo trovato davvero un bel fumetto, particolare, accattivante. Insomma uno dei migliori fumetti che avessi mai letto sia per storia e personaggi sia per i disegni, davvero fantastici, di Hitch ed anche il secondo volume conferma le aspettative anche se è completamente il team di scrittore e disegnatori. Anche il secondo volume a livello di storie è bello ed interessante, all’altezza del primo, e anche il comparto grafico è eccellente (anche se, per quanto Quitely e Adams siano dei geni della matita non raggiungono le vette di Hitch). Ora vi parlerò più diffusamente di cosa mi è piaciuto di questi due volumi. Quello che mi è piaciuto di più a livello di trame e di personaggi è l’irriverenza, la trasgressione, la violenza, l’originalità che si trovano in tutti e due i cicli di storie, sia quelle firmate da Ellis sia quelle firmate di Millar. I personaggi poi sono più che i soliti stereotipi dei supereroi dei fumetti e anche i villian sono molto interessanti come il Doctor “Rinnegato”. Non è il solito supergruppo è qualcosa di più, insomma il fatto che si credano (e lo sono) superiori ai governi terrestri e agiscano come gli pare e piace è qualcosa che mi ha fatto veramente divertire molto. E’ difficile scegliere il mio personaggio preferito perché tra Jenny Sparks, Jack Hawksmoor e The Doctor, sono tutti tre personaggi stupendi, che letteralmente ho adorato sia per la loro personalità che per i loro poteri. (Comunque bisogna dire che nelle storie scritte da Millar, Authority si scontra con quelli che stanno davvero dietro al G8 che in pratica li sostituiscono con altri tizi che più o meno gli assomigliano per poteri ecc… e sono tutti rappresentanti di una nazione del G8 cosa che mi ha ricordato i Liberators dell’Universo Ultimate anch’essi creati da Millar). Poi… poi nelle storie ci sono trovate che ho trovato davvero simpatiche, forse alcune non sono propriamente originali però sono tutte storie assai divertenti che io ho letto in pochissimo tempo, che ho letteralmente divorato. Passando ai disegni, Hitch è straordinario ai livelli degli Ultimates, davvero una gioia per gli occhi, anche Quitely è bravo, come Adams e gli altri disegnatori, ma non raggiungono le vette di Hitch. Quindi che rimane a dire? Che questi due volumoni me lo sono finiti in duetre giorni tutti insieme e che mi mancherà Authority infatti credo che le prossime storie, che da quel che leggo su Wikipedia non sono all’altezza di quelle contenute nei due Absolute e non sono scritte né da Ellis né da Millar, non credo che verranno messe in un volume Absolute. Quindi si mi mancherà il Carrier e tutti i tipacci che trasporta… spero di rifarmi con il secondo volume Absolute di Planetary, serie scritta sempre da Warren Ellis e disegnata dall’immenso John Cassaday, che dovrebbe uscire presto nelle fumetterie, se non proprio la settimana prossima! Serie che, insieme a The Authority, vi consiglio caldamente di leggere!
The Boys
Come vi avevo promesso in questo post parlerò di The Boys il fumetto creato da Garth Ennis e da Darick Robertson. Di cosa parla The Boys? Allora, prendete il nostro mondo, metteteci i supereroi che non saranno senza macchia e senza paura ma, dato che è il mondo reale, saranno degli stronzi megalomani se non completamente folli, metteteci che, come insegna Watchmen (e Giovenale prima di Alan Moore), bisogna rispondere alla domanda “Chi controlla i controllori?”. La risposta a suddetta domanda sarà i The Boys. I The Boys sono un gruppo di persone, alcune con poteri altri no, che controllano che i supereroi non facciano troppe “cazzate” e che vengano rimessi in riga. E’ una serie estremamente violenta, piena di sesso, irriverente ed ironica con la tipica impronta di Garth Ennis. Impreziosita poi da disegni di Darick Robertson che è davvero bravissimo quando bisogna disegnare questi fumetti estremamente ancorati alla realtà, oserei dire brutali. E’ davvero un bel fumetto, ben scritto e ben disegnato che vi consiglio, soprattutto se vi piace questo genere di intrattenimento. Per ora io ho letto solo il primo numero, con grandissimo ritardo, quindi sto aspettando che in fumetteria tornino gli altri numeri, per ora, infatti, se non sbaglio in Italia sono stati pubblicati, dalla Panini Comics circa dodici numeri di The Boys nel formato 100%.
Spartaco, le notti nei drive-in e i cuori di ferro…
Ok lo so, non mi faccio sentire molto in questo periodo sul blog, mi spiace ma… è uno di quei periodi in cui non mi va di scrivere molto nel blog, non che non abbia tempo, anzi, solo che a volte la voglia di scrivere non è molta. Forse questo periodo di latitanza è finito, chissà! Di cosa voglio parlarvi in questo post? Ovviamente delle mie ultime letture, per iniziare proprio dall’ultimo libro “La Guerra di Spartaco” di Barry Strauss, un libro assai interessante che, unendo le poche fonti a nostra disposizione e le “indagini” e scoperte storiche ricostruisce la vicenda del famoso Spartaco il più fedelmente possibile. L’ho trovato davvero esauriente e completo, per chi, soprattutto come me, è un appassionato di Storia e gli piace leggere anche libro un po’ più “specialistici” della media. Spartaco è davvero una figura storica molto interessante, quel che è riuscito a fare e la minaccia che è diventato per Roma e l’umiliazione che le ha inflitto fa riflettere molto, come anche il suo errore. Cioè quello di non capire quando mollare perché la macchina di Roma prima o poi l’avrebbe distrutto, era lenta ma avrebbe risposto in maniera spietata, cosa che poi ha fatto. Anche se probabilmente Spartaco non poteva mollare, non poteva lasciare l’Italia quando avrebbe potuto perché ormai non controllava più la ribellione che aveva creato… perché aveva accesso un fiammifero che aveva prodotto un incendio troppo grande perché riuscisse a domarlo… Poi di che parliamo? Vi vorrei parlare di “The Boys” il fumetto di Garth Ennis e di Darick Robertson ma merita uno spazio a parte. Allora parlo di “La notte del drive-in” di Joe R. Lansdale che ho ricevuto per Natale. Beh, che dire, sono due romanzi l’uno di seguito dell’altro, e sono folli come poche cose al mondo. E’ un vero e proprio delirio di sangue, carne e morte. Un delirio assai ironico e grottesco tra King e Lovecraft… Un delirio che vi consiglio caldamente di leggere. Per finire parliamo di videogame, ultimamente mi sono innamorato nuovamente di Hearts of Iron 2 Doomsday della Paradox, un videogioco strategico in tempo reale in cui possiamo controllare una nazione di nostra scelta prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, possiamo scegliere, per esempio dagli USA alla Germania, dall’Italia alla Francia fino a finire con nazioni “poco usate” come l’Ungheria o il Siam. Insomma possiamo usare quasi tutte le nazioni che c’erano allora sullo scacchiere mondiale. Possiamo allearci con chi vogliamo (o almeno con chi ha la nostra linea diplomatica…), possiamo seguire la storia e cercare di mandarla avanti così come è andata o possiamo invertirla, cambiarla. Poi dopo aver conquistato una nazione puoi liberarla come tuo “stato pupazzo” o se possibile liberare altre nazioni nella nazione che c’era prima per esempio l’URSS ha tante nazioni separate che puoi “liberare”. Uno spasso insomma! Ora ho finito la mia ultima giocata con gli USA, ho sconfitto il Giappone e poi la Germania e ho sottomesso l’URSS. Penso che prenderò nuovamente l’Italia e… vedrò di fare qualcosa di nuovo… altrimenti stavo pensando di prendere la Cina Nazionalista… una bella avventura dato che appena la prendi sta in guerra con il Giappone e dopo non sta messa affatto meglio… Devo dire che mi tenta l’idea di giocare ad Hearts of Iron 3, il problema è che mi spaventa la troppa vastità del nuovo gioco, già questo è “vasto” con tutte le sezioni che si possono controllare… il nuovo ha più di 15000 regioni! Diventa un po’ troppo complicato mesa… XD
Detto questo vi saluto, forse mi faccio una giocata a Risiko per pc, quello per MS DOS per intenderci!
Mad Dog intervista Adriano Barone
Apri gli occhi. E’ buio pesto. Nell’aria c’è una puzza di zolfo e di putredine. Una luce rossastra si accende all’improvviso facendoti socchiudere le palpebre. Ora hai intuito, a grandi linee, dove ti trovi. Sei in una stanza ricolma di ossa, interiora, sangue, pezzi di corpi. Assiso sopra un trono di corpi umani si trova un diavolo cornuto la cui pelle è formata da scaglie d’osso scarlatte. Le sue corna ricurve, nere e dure come l’ebano, puntano verso di te. Il suo sorriso è beffardo, sornione e i suoi occhi, come quelli dei gatti, sembrano deriderti. Infine vedi il suo membro, che a riposo è grande dieci tanto il membro di un essere umano medio. Dopo averti scrutato ancora un po’ ti parla, la sua voce sembra una eruzione di lava dell’Etna.
“Adriano, amico mio! Ti do il benvenuto nel mio antro! So che ti stavi concedendo una sigaretta prima di finire il primo capitolo del tuo nuovo libro. Si intitola “Cento modi per pagare il mutuo quando si è scrittori in Italia” giusto? Bel titolo. Andrà a ruba! Sono sicuro. Anche perché nel tuo paese che va rotoli, sicuramente un libro del genere lo compreranno tanti scrittori. Ma basta parlare di te e parliamo di me. Non vedo perché dobbiamo parlare di te, mica questa è la tua intervista! … Uhm – Mad Dog si infila un dito nel naso, toglie quello che ha trovato poi si succhia il dito pensieroso – dalla regia mi dicono invece che si questa è la tua intervista! Ah sono tanto contento di intervistare un nerd amante della gnocca come sei tu! Io e te ci intendiamo benissimo! Dai presentati agli sventurati lettori ma soprattutto alle lettrici vogliose di sesso anale di questo blog. Di a tutti chi è Adriano Barone!”
Un sex addicted, uno sfaticato, uno che si annoia facilmente, un ciclotimico, un bugiardo compulsivo. Mi piace raccontare storie e giocare con le parole. La conclusione naturale era mettermi a scrivere storie.
“Tu sei anche un autore di fumetti oltreché di libri assai perversi. Parliamo della tua storia di Erotico Nero. Sappi che mi sono eccitato come un cane idrofobo per l’ultima scena. Davvero originale come storia e il suo sviluppo poi… ecco è sicuramente la storia meno scontata tra le tre proposte nell’albo. Forse io già so la risposta, ma la gente che ci segue da casa, e ricordo di comprare l’aspirapolvere di ultima generazione della Mad Dog Co. che non solo toglie la polvere ma vi elimina pure la suocera e anche, all’occorrenza, la moglie! Dicevo, la risposta io la so. Tu non ancora. E la gente che ci legge ancora di meno. Quindi ti faccio questa domanda. Come mai hai scritto, hai ideato una storia del genere? Quale erano i tuoi intenti? Oltre che far toccare i genitali a tutti i tuoi lettori? E non è come intendete voi sporcaccioni!”
Lo sporcaccione sarei io, a dire il vero… u.u
Comunque: il porno mainstream. CHE PALLE. I picchi di innovazione del porno mainstream sono cose tipo il Double Anal. Capirai… Molte artiste (femministe serie, mica come me) si sono poste il problema dei sottotesti politici del porno. Fu Annie Sprinkle a ipotizzare il concetto di post-porno, un porno che non fosse eteronormativo e fallocentrico. Le mie riflessioni sull’argomento mi hanno fatto scrivere una storia in cui alcuni sottogeneri del porno (rape, torture) fossero applicati da una donna a un uomo, rendendoli totalmente non-erotici, anzi, privando l’atto erotico di ogni connotato di “eccitazione”. Insomma, l’ennesimo capitolo della mia riflessione sul corpo come identità e sulla sessualità come forma più diretta e sincera di comunicazione, partita con “Carni (e)strane(e)” e “Tipologie di un amore fantasma” e che ancora non si è conclusa.
“Passiamo a Bugs – Gli insetti dentro di me. Prima di tutto devo far un grande complimento al disegnatore Babich, perché è davvero bravo e disegna gli insetti come Dio comanda. Pure la gnocca, eh. Ma gli insetti sono superbi! Bugs è una storia particolare ed originale, sia per la trama che per il protagonista… la prima domanda che ti voglio fare è… come mai gli insetti? Perché non hai scelto, chessò, le sanguisughe o i gamberi? Ti facevano schifo? A me no. Me li mangio anche a colazione i gamberi. Soprattutto quelli giganti che si credono di essere ‘sto cazzo e poi mi perdono a poker come degli idioti. Ci tengo a precisare che io baravo…”
In realtà i gamberi sono il perfetto esempio di come i condizionamenti culturali ci influenzino profondamente. L’aspetto di un gambero non è meno disgustoso di quello di un insetto, eppure ci è stato “insegnato” che i gamberi non fanno schifo: perciò li mangiamo allegramente. Ma, davvero, guardali bene: dovrebbero farci schifo.
Per quanto riguarda gli insetti: ci hanno insegnato che fanno schifo. Ergo, li troviamo disgustosi… nonostante siano la fonte di proteine di circa il 70% (dato non so quanto aggiornato) della popolazione planetaria.
Quindi: perché gli insetti? Per rendere protagonista ciò che è generalmente rimosso, per metterti davanti agli occhi qualcosa che di solito cerchi di non fissare troppo a lungo con lo sguardo. E ribaltare tutti i preconcetti sull’argomento.
Ovviamente non ha funzionato: io speravo che dopo “Bugs” sarei guarito dalla mia fobia.
Invece adesso gli insetti mi fanno più schifo e molta più paura di prima.
😦
p. s. Hai una domanda per Fabio? Chiedi pure a lui. Ah, no, non può parlare, l’ho imbavagliato e incatenato al tavolo da disegno… no, tranquillo, non sono lacrime di disperazione, è felice…
“Com’è nata l’idea di questa storia e del suo protagonista Ulisse? E perché chiamarlo Ulisse? Non potevi chiamarlo Ugo? Era più figo per me. E lasciamo perdere Impo, il mio nerdissimo padrone, che dice che il protagonista si chiama in quel modo perché è una cosa legata ad un poeta greco cieco. Son cose pizzose che nessuno vuol sentire. Sono sicuro che non c’entra ‘sto tizio orbo che scriveva cose antiche! Vero?”
Ugo sarebbe andato bene, in fondo il protagonista secondo me è un perdente (anche se a differenza di Fantozzi, una rivalsa ce l’ha) che passa gran parte della sua vita a negare sé stesso. Lo fa un sacco di gente, del resto.
Il punto è che “Bugs” nasce dalla lettura dal racconto “Circe” di Julio Cortàzar, la cui protagonista serviva dolci farciti di insetti ai suoi spasimanti. Secondo il narratore, era pazza. Secondo me, aveva un piano. “Bugs” è la mia spiegazione di quel piano. Quindi, se la protagonista l’ho chiamata Circe, dal racconto, con MOLTA fantasia ho deciso di chiamare il protagonista maschile Ulisse. Del resto a me piace scrivere cose pop con tanti riferimenti fighetti (che altri chiamano “citazioni colte”).
Sai che più ci penso, più Ugo non mi sembra affatto male…?
“Parliamo del personaggio migliore del volume e cioè il Grillo Parlante. O quel che era non ricordo sinceramente, in questo momento nella mia mente ci sono le tette di una cosplayer americana assai gnocca. Di che parlavamo? Ah si… il Grillo Parlante… parlaci un po’ di lui… com’è stato creato… queste cose qui… che ci interessa… moltissimo… tette…” (Mad Dog sbava copiosamente sussurrando continuamente la parola “tette”).
Eh? Scusa, stavo sbavando anch’io…(succhia rumorosamente il filino di bava). Come dice il mio amico Guido Catalano: “le tette in assoluto è la mia parte preferita sessuale/
gli occhi quella che cambia le carte in tavola.” Comunque io sarei molto interessato alla cosplayer, anzi, se tra le mie lettrici ce n’è qualcuna particolarmente feticista per il cosplay sex, può contattarmi tramite Mad Dog.
Ah, il grillo parlante, dicevamo. Semplicemente è l’insetto mediaticamente più famoso al mondo. E dato che trovo insopportabile la versione disneyana, l’ho riportato alle radici.
“Ci sarà un sequel di questo interessante fumetto? Hai già qualche idea? Ho già il titolo del sequel Mad Dog – Il Cadavere Dentro di Me – Andrà a ruba, sono sicuro!”
Bellissimo! Una storia porno-horror! Trovo che il porno-horror sia difficilissimo da fare, ci ho provato in Carni (e)strane(e), non so con quali esiti. Ma pornografia e horror sono senz’altro due generi (oddio, l’horror è una modalità narrativa, più che un genere…posto che i generi esistano. Lungo discorso, facciamo finta di niente) molto affini: è affascinante pensare che siano i generi che provocano una reazione fisica molto concreta nel corpo del lettore/spettatore. Brividi o grida nel primo caso, eccitazione nel secondo (magari anche le grida, al culmine della masturbazione).
Comunque no, sono altri gli autori che vi fregano coi sequel, facendovi la faccetta gnè gnè “Ma-non-hai-visto-che-c’era-questa-sottotramina-irrisolta?”. No, “Bugs” inizia e finisce con quel volume lì. Un motivo in più per acquistarlo, gentili lettori.
“E’ uscito in questi giorni il tuo nuovo libro intitolato Zentropia e l’ha pubblicato l’Agenzia X. Che da quel che capisco è una sorta di casa editrice di spie internazionali. Allora di cosa parla questo nuovo libro? E come mai si intitola Zentropia?”
SSSH! Non posso dirti DAVVERO chi si nasconde dietro Agenzia X…l’intervista potrebbe autodistruggersi durante la lettura!
Il romanzo lo definisco “una distopia zen”. Parla dell’Italia dopo la guerra civile, immaginando che la suddetta si sia conclusa pochi minuti fa. E quello che immagino è un paese ben oltre il default, fuori dall’Unione Europea, dove la catastrofe è già avvenuta, e si procede lenti verso il nulla, ma in maniera rassegnata, quasi serena. Una discesa zen verso l’entropia. Zentropia, appunto. Il romanzo parla di…uhm, buddismo, della lettera Z, dell’Italia di oggi, di pratiche di “resistenza” che si rifanno a modelli anni ’70 e che oggi non hanno più efficacia, di pratiche contrasessuali. Soprattutto Zentropia parla del nulla. Argomento sul quale posso vantare conoscenze IMMENSE.
“Parliamo ora di quel tuo bel libro pubblicato con la Asengard e cioè Il Ghigno di Arlecchino. Uno dei libro assolutamente più fuori di testa, grotteschi e pazzi che esistano. Mi ricorda qualche puntate dei programmi della De Filippi, prendine uno a caso, più o meno ci siamo… Allora, spiegaci, quanto eri fumatostrafattomalato quando hai scritto quel libro? Ora a me certe cose non fanno impressione, ma c’è gente che è impazzita dopo averlo letto! (Ok forse ho pure contribuito io…)…”
Tzè, ero lucidissimo quando ho scritto l’Arlecchino, pensa un po’…hai un filtro?
Per rispondere alla domanda: quel libro rappresenta la mia visione dell’universo, della vita e dell’amore. Se non scrivessi più libri (e a chi ci spera dico: SUCATE! Ne scriverò altri, invece!), quello che avevo da dire su questi argomenti lo si può leggere lì. È la cosa più viscerale che potessi scrivere, la più sincera, e la più violenta. E anche la più ottimista.
Molti sono rimasti offesi/incazzati da Arlecchino. Per molti era “troppo” (violento, complesso, ecc.). Bene. Sono fiero di ogni lettore che ha avuto una reazione “estrema”, da chi ha fatto il cosplay del protagonista alle lettrici che hanno trovato il romanzo altamente erotico e con cui sono finito a letto a chi ha detto che è una puttanata immonda. Senz’altro non è un libriccino da leggere distrattamente in tram o mentre fai la cacca. Se si cercano libri tranquilli e innocui, la scelta è ampia. Se si legge un mio libro o un mio fumetto, tendenzialmente sono pizze in faccia. E risate, certo.
“Vedremo un sequel dell’Arlecchino? Lo vedremo ancora in giro? Avrò modo di papparmelo? Rispondi a questa ardua sentenza!”
Seguiti no. Assolutamente. Anche Arlecchino è stato scritto per essere autoconclusivo (non faccio spoiler, ma il finale spero non lasci dubbi…).
Tuttavia (hai visto che son colto? Ho detto “tuttavia”) ho in mente uno spin off su Ah Puch, anche se potrebbe venire fuori solo un racconto, e sinceramente la struttura dell’universo di Arlecchino, composto di infiniti Tracciati, tornerà, anche solo con qualche allusione, in parecchi (se non tutti) i romanzi e i fumetti che scriverò in futuro. Già “Tipologie di un amore fantasma” era un “gioco” sui Tracciati simili, ma non identici. E in “Zentropia” Arlecchino fa una comparsata. Forse. O forse è l’allucinazione di uno dei protagonisti. Diciamo che se avete letto Arlecchino, potete pensare che sia vera la prima ipotesi.
Se Arlecchino te lo pappi, però sono stracazzacci tuoi…hai visto che il bimbo è coriaceo… 😀
“Al recente Lucca Comics & Games 2011 hai visto con i tuoi occhietti da nerd il cosplay dell’Arlecchino. Cosa hai provato quando l’hai visto?”
Prima non mi rendevo conto di cosa stessi vedendo davvero. Mi sono commosso. Ho provato a dire qualcosa, ma mi sono messo a balbettare. Luca Tarenzi, che mi ha “portato” Samuel, il mio lettore che ha deciso di fare il cosplay di Arlecchino, si gustava la scena ridacchiando.
Dato che non riuscivo a parlare, ho abbracciato Samuel e l’ho ringraziato, non mi è venuto in mente nient’altro da fare. E poi ci siamo messi a chiacchierare per un bel po’.
Sai il romanzo parla di un “Barone” che “crea” Arlecchino. Col suo romanzo, Barone ha “creato” Arlecchino nel mondo reale. Un divertente cortocircuito.
“Purtroppo sei morto. Vieni ucciso da una folla di ragazzine impazzite che hanno visto il protagonista di Twilight. Tu stai in mezzo. Vieni calpestato fino alla morte. Come sarà il tuo funerale?”
PURTROPPO sono morto? MENO MALE che son morto, che son nato stanco…
Cosa potrebbe succedere?
Vediamo… molta gente tirerà sospiri di sollievo, altri grideranno “Finalmente!”, ci saranno roghi dei miei libri e dei miei fumetti e il fumo si alzerà tanto da oscurare il cielo… i miei amici non metteranno su musi lunghi e lacrime, ma si faranno di ogni sostanza allucinogena immaginabile, faranno festa e si racconteranno cazzate e ricorderanno gli imbarazzantissimi aneddoti di cui è costellata la mia vita privata (talmente assurdi che Luca Tarenzi dice che quando scriverò la mia autobiografia non ci crederà nessuno, perché sembrerà inventata). E soprattutto invece del corteo funebre ci sarà un corteo danzante tutto paillettato che manco il gay pride.
“Cosa ne pensi di me Mad Dog il demone cornuto più simpatico, sexy e gagliardo che esista?”
Penso che per avere il coraggio di esserti fatto fare una foto col pisello di fuori in compagnia mia e di Francesco Roghi, oltre ad avere il membro infuocato, devi avere anche le palle d’acciaio.
Ora toglimi tu una curiosità: ma sei tu il padre di Beel, il mio moccioso a fumetti preferito? (per chi non avesse capito di chi parlo: http://youtu.be/RG7f7t0Se_Q)
“L’intervista è finita. Ora devi tornartene a casa. Hai due modi o ti ci porto io e staremo tanto vicini… o ci vai a piedi, seconda porta a destra poi dritto, quando vedi la carcassa del mammut svolta a sinistra, la terza porta che sulla destra, quella con il teschio di orco infisso sopra e sei a casa tua… sempre che le altre presenze del mio antro ti facciano tornare tutto intero! MUAHAHAHAHAHAHAH”
Ma come, neanche un’orgetta con demoni e demonesse arrapati/e e gnocchi/e? Che palleee…
Ah, essendo un bugiardo compulsivo, chiaramente la maggior parte delle risposte sono assolutamente inventate e prive del benché minimo riscontro con la realtà.
La bambola dagli occhi di cristallo di Barbara Baraldi
Oggi ho finito di leggere un libro scritto da Barbara Baraldi, autrice italiana che apprezzo molto, il libro in questione, edito da Castelvecchi, è “La bambola dagli occhi di cristallo“, che mi è piaciuto davvero molto. Il libro è ambientato a Bologna ed è un thriller molto ben riuscito che mi ha preso moltissimo dalla prima pagina fino all’ultima. I tre protagonisti principali della storia sono l’Ispettore Marconi che deve vedersela con una misteriosa killer che uccide soltanto uomini, l’insicura Viola che nei sogni vede delle immagini degli omicidi e Eva che cerca di farsi valere nel mondo in cui vive e che cerca di uscire dalla depressione in seguito ad un evento violento. In qualche modo sono tutti e tre legati durante lo svolgimento della vicenda… ma non vi dico come. Vi dico invece che questo è un libro davvero scritto bene, con uno stile di scrittura asciutto che riesce a ricreare alla perfezione la città di Bologna in un’atmosfera gotica ricca di suspense, con personaggi reali e ben caratterizzati. Un libro giallo particolare che mi ha lasciato molto soddisfatto e con la voglia di leggere altri libri di questo genere scritti da Barbara Baraldi ambientati sempre a Bologna e con gli stessi personaggi. Perché un po’ mi sono affezionato, ma non vi rivelo di chi! E anche perché la scrittrice è davvero brava e mi fa venir voglia di leggere anche come scrive la lista della spesa. (Ed è un invito, nemmeno tanto velato, a pubblicare presto nuovi libri di questo genere thrillergiallo con un po’ di atmosfere gotiche XD). Quindi un buon libro, che vi consiglio caldamente!
Mad Dog presenta Alice in Wonderland
“Salve cari amici e care amiche che ci leggete da vicino e da lontano, da sopra la tazza del cesso e da dentro la scatola di sardine che chiamate metro, io sono Mad Dog il demone cornuto e come ogni Natale è giunta l’ora di raccontarvi una storia che vi faccia venir voglia nuovamente di fare tanti regali che l’economia fa schifo e se non fate qualcosa andrete tutti zampe all’aria! E ricordatevi comprate italiano! Iniziamo questa bella storia, io sono accanto un bel focolare, sono in una vera casa vittoriana. E’ una casupola, piccola, a Londra. Si chiama Buckingham Palace o qualcosa del genere. Quindi ora apro questo gigantesco tomo… che ha davvero un titolo gagliardo!”
Mad Dog presenta Alice a Wonderland
C’era una volta tanto tempo fa in una galassia lontana lontana… ah no scusate, ho sbagliato introduzione. Ecco ricominciamo. C’era una volta nell’Inghilterra vittoriana, terra di Dracula, Sherlock Holmes, Dorian Gray, Jack lo Squartatore, Peter Pan, Scrooge, il Dottor Jekyll e Mister Hyde, una ragazza di nome Alice Elizabeth Nemesi che doveva essere data in moglie al vecchio Ambasciatore di Dakar, il noto consumatore di grappa Valberyx Relais-Ganze. La giovane donna non amava affatto l’attempato signorotto che gli volevano far maritare quindi tentò di scappare dalla casa paterna in cui l’avevano rinchiusa. E la nostra storia inizia da qui.
Alice correva a perdifiato. Aveva saltato con un sol balzo le scale della sua abitazione e si stava dirigendo più lontano possibile da quel vecchio inquietante che straparlava di demoni, alcol e diritti civili. Era quasi notte, le strade erano illuminate fievolmente da numerosi lampioni ad olio che lasciavano molte ombre ad incombere per la città di Londra. La ragazza urtò molte persone nella sua fuga prendendo sia gli insulti di qualche passante che i fischi acuti dei poliziotti che pattugliavano le strade. L’Ambasciatore di Dakar le andava dietro come poteva, infatti le sue vecchie gambe afflitte dalla gotta non l’aiutavano. Vide che la ragazza si stava dirigendo verso uno dei tanti parchi che adornavano la città. Stava per raggiungere la sua promessa sposa quando una delle gambe cedette lasciandolo da solo in mezza alla strada male illuminata. Il dolore era lancinante, acutissimo. E lo fu ancora di più, ma durò molto poco, quando la carrozza dell’Ambasciatrice del Gran Ducato di Toscana, Viola Vitalis, lo investì uccidendolo sul colpo. L’Ambasciatrice non si accorse di nulla così come il suo vetturino che continuò imperterrito a puntare verso il Palazzo Reale dove la Regina Thirrin attendeva la sua cara amica proprio per una cena di gala per il matrimonio dell’Ambasciatore del Dakar. Dovete anche sapere che Viola Vitalis, nota per la produzione del suo famoso yogurt per la digestione, era stata l’Ambasciatrice di Dakar fino all’anno prima quando era tornata in Toscana ed era stata eletta Ambasciatrice a Londra del Gran Ducata di Toscana. Torniamo ad Alice anche lei, inoltratasi nel parco, non si era accorta della prematura fine del suo, già defunto, marito. Troppo occupata a scappare non aveva fatto caso allo “splat” che aveva sentito dietro di lei. Ora cercava un buon posto dove nascondersi dagli occhi, seppur afflitti dalla vecchiaia, del suo inseguitore. Proprio mentre stava cercando qualcosa nel parco vide un essere bianco sfrecciare davanti a lei. Sembrava un coniglio bianco ma era più grande di un normale coniglio ed indossava un completo con tanto di panciotto, occhiali firmati da Armani ed un orologio con la catenella.
“Son in ritardo! Son in ritardo la Regina mi taglierà la testa! Non mi dovevo fermare a guardare quelle conigliette di Playboy che si spogliavano! Stupido Borgo! Stupido!”
L’essere non si era minimamente accorto della presenza di Alice e si buttò a capofitto in un buco nel terreno, abbastanza grande, pensò la ragazza, da far passare anche lei. Alice, quindi, decise di seguire quel coniglio bianco nella sua tana per salvarsi dal suo inseguitore. Appena si infilò nell’anfratto la nostra protagonista venne risucchiata in un tunnel oscuro di cui non vedeva la fine dato che l’oscurità obnubilava la sua vista. Capiva di stare cadendo e pensò che si sarebbe fatta molto male una volta che la sua caduta si fosse fermata, invece, toccò magicamente terra poco dopo senza alcun danno. Dal fondo dell’antro non riusciva a vedere il buco da cui era precipitata e non sapeva nemmeno per quanto tempo fosse precipitata, poteva essere un minuto come un’ora. Aveva perso la cognizione del tempo. Alice si rialzò e si spolverò il grazioso vestito azzurro che ora era pieno di terriccio e fanghiglia. Si guardò attorno e si accorse che l’unica via era perfettamente davanti a lei, un piccolo corridoio illuminato da una lampada ad olio. Dopo averlo percorso si ritrovò in una stanza più grande, una vero e proprio salotto arredato con fine gusto. C’era un caminetto in cui scoppiettava allegro un fuocherello, c’erano alcune poltrone, un divano, una libreria ricolma di strani libri dal poco spessore e dalla bassa altezza. Ne prese qualcuno, c’erano dei disegni sopra, strani disegni. Nella copertina di questo strambo libro c’era una ragazza dai capelli azzurri ed il titolo del tomo che aveva preso era “Evangelion”. Rimise subito a posto quel volume, infatti la sua razionale mente da educata ragazza vittoriana aveva subito pensato che quell’opera letteraria non era fatta assolutamente per lei ma sicuramente per qualche persona assai disturbata nella mente. Decise che era arrivato il momento di uscire da quella stanza (si, lo so cosa pensate, ma il suo cervellino in questo momento era troppo impegnato nel razionalizzare quello che aveva visto e non si poneva la questione del perché qualcuno avrebbe dovuto costruire un salotto così in profondità e con un’entrata così strana. C’è anche da dire che forse il suo cervellino non avrebbe potuto porsi tale questione…). Alice vide che c’erano due porte nella stanza, una piccolina che non avrebbe mai potuto attraversare ed una più grande, a sua misura. Aprì quest’ultima e si ritrovò in una stanza completamente spoglia, grande quanto il salotto. In fondo c’era un’altra porta. Si stava avviando con passo deciso verso il fondo della stanza curiosa di sapere dove portasse la nuova porta quando vide che davanti a lei c’era un topolino di campagna assai strano che la guardava preoccupato. Il roditore aveva in testa un basco nero, un semplice gilet marroncino e stava dipingendo su un minuscola tela. L’oggetto del suo dipinto era un tocco di formaggio con i buchi così tanto succulento che lo stesso topo aveva la bava alla bocca. Purtroppo la nostra Alice aveva paura dei topi quindi non ci pensò due volte e spiaccicò il topolino con la sua scarpa. Quello, impietrito dalla paura, nemmeno si mosse e prima di morire riuscì soltanto a fare un mesto squittio. (Che nella lingua dei topi significava più o meno “Da morto le mie opere varranno di più!). La ragazza, comunque incuriosita dal dipinto, lo avvicinò agli occhi per vederlo meglio e si accorse che in basso al lato della tela c’era una scritta “Zerov”. Forse quello, si disse, era il nome del topolino che aveva appena ammazzato e si prese il quadro nella speranza che, ora che il pittore era morto, anche se un ratto, potesse valere molto. Alice quindi cercò di avvicinarsi alla porta a cui stava andando prima di essersi fermata per schiacciare l’infido topastro ma più si avvicinava e più il suo obiettivo si allontanava e si rimpiccioliva fino a ridursi ad una porticina di minuscole dimensioni. “Solo un topolino potrebbe passare per questa minuscola apertura” pensò mestamente Alice a cui venne un’idea. Frugò nel gilet dell’animale che gli era rimasto appiccicato alla suola della scarpa. La sorpresa fu grande quando trovò una piccola chiave e un pezzo di formaggio mezzo ammuffito. Dato che la nostra ragazza aveva fame e non mangiava nulla dal pranzo, decise di mangiare quel poco formaggio, giusto per mettere qualcosa sotto i denti. Il formaggio faceva schifo e per poco la nostra eroina non vomitò tutto quel poco che aveva nella stomaco. Dovete infatti sapere che la nostra Alice era fissata con le diete e quindi ci teneva ad essere snella e mangiava poco per tenersi in forma, anche, all’epoca, non avevano inventato Pesoforma! Alice non sapeva cosa fare ora, decise che almeno avrebbe provato a mettere la minuscola chiave nella serratura della porticina. Ci riuscì, dopo molti sforzi, quasi contorcendosi e riuscì ad aprire la porta la quale, appena apertasi, si ingrandì fino a diventare della sua grandezza. Nella stanza successiva trovò una sorta di grande labirinto formato da dei banconi disposti in modo assai strano, sembrava un mercato ma così grande e così complicato quale non aveva mai visto nella Londra di sopra. Notò che molte specie di animali, tassi, faine, talpe, daini, e chi più ne a più ne metta affollavano questo spazio che le sembrava infinito. All’improvviso però sentì un terribile crampo allo stomaco e si accorse, mentre il dolore aumentava, che vedeva gli oggetti rimpicciolirsi sempre di più. Dopo qualche secondo sentì una botta alla testa e capì che, non era il mondo che era diventato più piccolo ma lei che era diventata un gigante e aveva sbattuto il capo sul soffitto di quella grande sala che ora sembrava invece assai piccola. Alice, disperata per la sua situazione, si mise a piangere, pensando a tutto quello che era successo, alla sua famiglia, al fatto che volessero maritarla con un vecchio orbo. Poteva avvertire fievolmente quelli che le sembravano urli, ma in quel momento non se ne curò molto ancora ingarbugliata nei suoi pensieri. Si accorse, comunque, che sparito il lancinante dolore, stava, pian piano tornando ad una statura normale. Grande fu la sorpresa quando vide che le sue lacrime avevano originato un grande mare in quei pochi minuti in cui aveva pianto. Molti animali erano periti per annegamento e i loro cadaveri galleggiavano sul pelo dell’acqua. “Per fortuna io so nuotare!” pensò Alice notando che alcuni animali e cioè un Dodo, un Aquilotto e un Pappagallo stavano precariamente a galla sopra un tavolo. Il Dodo, evidentemente più anziano di loro, che portava un paio di occhiali a lorghette e un bel bastone intarsiato, stava rimproverando i due altri uccelletti più giovani. Il primo, aveva il piumaggio ancora nero mentre l’altro, con un piumaggio multicolore come si confà alla sua specie, aveva anch’esso gli occhiali.
“Daniele e Marco per colpa vostra è morta la povera Greta! La dovevate proprio legare come un salame?” disse il Dodo indicando con un’ala una Papera tutta avvolta in una corda che galleggiava morta lì vicino.
“Non è colpa nostra, nostra, è colpa colpa dell’umana umana!” disse il pappagallo guardando storto Alice. La ragazza, sentitasi presa in causa, volle replicare e quindi si avvicinò alla zattera improvvisata del trio, scansando con disgusto la Papera morta.
“Mi spiace per la vostra amica e per il trambusto che ho fatto…” disse la ragazza veramente dispiaciuta per aver ucciso tanti poveri piccoli animaletti.
“E siamo anche tutti bagnati!” disse l’Aquilotto che non provava affatto rimorso per quel che aveva fatto alla povera Greta e per la sua precaria fine.
“Per fortuna l’acqua ormai è completamente defluita ed io so un modo per asciugarci presto, dobbiamo fare una Corsa Sfiancante di Wonderland™ così saremmo subito asciutti. Poi ragazzina ci darai quello che hai per compensare la perdita della nostra preziosa merce!” disse il Dodo tutto serio.
“Cosa sarebbe questa corsa e cos’è Wonderland?” chiese Alice che non aveva mai sentito questo particolare sport e di questo luogo di cui parlava il Dodo.
“Wonderland è dove ci troviamo dove regna la Regina di Cuori e il suo consorte. Invece la Corsa Sfiancante di Wonderland™ consiste nel correre tutti in cerchio, si inizia quando si vuole e si finisce quando si è asciutti, si fa il giro che si vuole ma bisogna sempre seguire quello che ti sta dietro. Semplice no?” esclamò l’uccello estinto nel mondo di superficie partendo a razzo seguito dagli altri due uccelli. La corsa non fu affatto facile infatti Alice non aveva ben capito come si svolgesse per bene e, inoltre, evitare i cadaveri degli animali morti non era molto semplice ma alla fine tutti e quattro erano di nuovo belli asciutti anche se molto stanchi. Il Dodo si avvicinò alla ragazza, volendo evidentemente qualcosa in cambio per la perdita della sua preziosa merce ed Alice non trovò nulla di meglio da dargli che il cadavere del topo insieme al suo quadro, che aveva riposto con cura in una della sua tasche dopo aver trovare la chiave della porta minuscola. “Almeno ho la cena pronta!” esclamò il Dodo tutto contento, sbarazzandosi del dipinto, tornando dai suoi compari. Alice si stava avvicinando verso una grande porta da cui poteva vedere un scenario campestre, colline, boschetti di conifere tagliati da sentieri serpeggianti, quando venne fermata da due strane persone. Erano due donne, molte magre e abbastanza basse, senza collo, l’unica differenza era il colore dei capelli, una c’è li aveva rossi e l’altra invece neri. Erano anche vestite uguali, avevano una sorta di pigiama a righe bianche e nere, mentre in testa avevano un colbacco nero.
“Per colpa tua abbiamo perso…” iniziò quella con i capelli rossi.
“…tutta la nostra mercanzia!” concluse la donna con i capelli neri.
“Mi spiace molto di avervi recato danno…” disse Alice, che sinceramente si stava stufando di essere sempre rimproverata dagli abitanti di Wonderland.
“Io sono Tuidelpatti…” disse la rossa.
“…ed io sono Tuidelale.” finì l’altra sorella.
“Io mi chiamo Alice, piacere.” disse la ragazza che non sapeva bene come comportarsi con queste due strane persone.
“Per ricompensarci del maltolto…” disse per prima questa volta Tuidelale.
“… dovrai ascoltare la nostra più lunga ed apprezzata poesia!” finì Tuidelpatti.
“Sono sicura che è una bellissima poesia, ma ora io dovrei andare…” Alice non riuscì a finire la sua frase che le due donne intonarono insieme una strana cantilena che la costrinse ad ascoltare la poesia che ora, per il vostro gaudio, leggerete anche voi. Le due sorelle parlavano insieme contemporaneamente come fossero un coro di una chiesa.
“10 righe dai libri sulla rete,
abbiamo creato follemente,
e abbiam raggiunto tante mete,
per aver visite immensamente,
e tante persone liete,
son venute immediatamente.
Tanti ci copiano la pensata,
ma anche se son scorretti,
nessuno è come la nostra genialata,
dai fans siam sorretti,
perché la nostra idea era la più sensata.
Accoglierem presto sottobraccio,
Un Tricheco e un Carpentiere,
il fantasy per loro è canovaccio,
angeli e arlecchini fan ben volere,
“Adriano tu sei un ragazzaccio,
non la devi far gemere!”
“Lo devo fare perché la ragazza”,
Il Tricheco disse forte,
“mezzo lupo e mezza ramazza,
con la sua vita data a sorte,
dovrà far la pazza,
per evitare la morte!”
“No davvero”, il Carpentiere
disse assai ridendo
e il Tricheco con grande mestiere
aggiunse “Il libro attingendo
alla moda del quartiere
venderò ungendo!”
“Una bella vendita,
devo far fare,
e la mia borsa arricchita,
così tanto da guadagnare,
da campare di rendita,
che il mutuo devo pagare!”
“Io invece…” disse il Carpentiere,
“di angeli e demoni vado scrivendo,
tante cose forestiere,
che così la gente faccio impazzendo,
e lo strambo faccio prevalere,
a Milano, stupendo!”
“Luca insieme dobbiam fare,
qualcosa da cui vivere,
che non faccia cagare,
che soldi faccia piovere
e poi tanto brindare,
fino a farci commuovere!”
“Adriano sei nel giusto”
disse il Carpentiere
“un progetto robusto
dobbiam far compiere
di urban fantasy venusto
e con il demone cornuto come alfiere!”
Alice stava seriamente pensando ad un modo onorevole per togliersi di mezzo perché quella poesia, di cui non aveva ben capito il senso, era orribile e, aveva notato, aveva fatto scappare tutti gli altri animali che affollavano la sala. Le due sorelle, senza dire altre parole, presero a correre di gran carriera verso il fondo del salone, spingendosi a vicenda senza un motivo apparente che lasciò ancora più basita la ragazza. Alice decise quindi di avventurarsi verso il bosco che aveva visto precedentemente, si inoltrò nel primo sentiero che trovò e ben presto la natura attorno a sé inizio ad essere veramente molto strana. Gli alberi, infatti, aveva lasciato il posto a funghi giganti, dai molteplici colori che incutevano un quieto timore nella ragazza. Si fermò indispettita allorché si accorse che un fungo, ben più grande degli altri, bloccava il sentiero e che uno strano essere si trovava sopra questo fungo. Questo essere era un misto tra un bruco e un essere umano, orribile a vedersi ed emanava un odore nauseabondo. Aveva le testa e il busto di essere umano, poi il resto del corpo era quello di un viscido bruco dalle numerose zampe e con una corta peluria bianchiccia che gli cingeva tutto il corpo da insetto. In testa portava solamente una strana tuba con degli enormi occhiali sopra. Stava fumando da un narghilè e nemmeno si era accorto della presenza di Alice, quindi la ragazza si arrischiò a parlare.
“Chi sei?” chiese la nostra protagonista assai curiosa.
“Io sono il Brucaliffo Dimitri e tu signorina chi saresti che stai disturbando le mie ore di meditazione?” rispose l’essere i cui occhi continuarono ad essere vacui per l’effetto e la potenza della droga che stava respirando.
“Sono Alice e mi sono perduta inseguendo il Bian Coniglio… poi sono cresciuta a dismisura ed ora… non so più dove andare!” la voce di Alice era triste, si era infatti stancata di tutte queste sue avventure e voleva tornare a casa, per ora il pensiero di doversi sposare con il vecchio e orbo ambasciatore di Dakar era scomparso. La ragazza stava attendendo una risposta dal Brucaliffo ma si accorse che l’essere si era addormentato beatamente, allora, dato che gli faceva schifo toccarlo con le sue manine curate, prese un legnetto e colpì delicatamente l’essere sulla testa. Il brucuomo si svegliò e sembrò vederla per la prima volta, i suoi occhi infatti non sembravano adesso essere più schiavi della droga.
“Per sapere dove andare prima devi capire chi sei, quindi chi sei Alice?” chiese lo strano personaggio mentre aspirava copiosamente il fumo dal narghilè.
“Io sono Alice… sono una ragazza inglese…” rispose la protagonista del nostro racconto assai disorientata dalla domanda del Brucaliffo.
“Non intendo quello. Qual è il tuo ruolo in questa storia? In Wonderland? Ognuno qui ha un ruolo, io sono il saggio Dimitri che ti consiglierà su cosa fare, ma il tuo ruolo qual è?” chiese ancora sibillino il Brucaliffo.
“Non lo so…” disse la ragazza che si stava per mettere a piangere infatti in qualche modo le domande di quello strano essere la toccavano nel profondo, infatti non sapeva nemmeno lei bene chi fosse.
“Ci sono tanti ruoli che potresti ricoprire, la sciocca ragazza che si innamora dello pseudo-vampiro o la giovane dal tormentato passato che è destinata a sconfiggere il male o ancora potresti essere destinata a perdere la testa. La Regina Licia cerca sempre nuove pretendenti… ma… ora devo andare, il fumo è finito… a presto Alice!” disse il Brucaliffo per poi scomparire in una nuvola di fumo azzurrino. Alice non sapeva che fare ma si accorse, cosa che la fece stupire ancora di più, che anche il fungo era scomparso ed ora il viottolo continuava portando ad un giardino ed una casa che assomigliava alle normali case di campagna dell’Inghilterra. Appena Alice riuscì a vedere per bene la casa si accorse che aveva le porte spalancate e una marea di utensili da cucina giaceva sul giardino. Molti strani nani da giardino, che raffiguravano creature d’incubo con tentacoli, zoccoli e corna, erano stati danneggiati e distrutti dal lancio degli attrezzi per cucinare. In casa, come appurò ben presto, non c’era anima viva. Da quel che poteva vedere chiunque fossero gli abitanti di quella abitazione erano andati via di gran furia. La ragazza decise di continuare a seguire il sentiero che l’aveva condotta fino a lì e che vedeva in lontananza si divideva in due tronconi differenti. Stava per arrivare all’incrocio quando si accorse che su un ramo di un albero che si trovava accanto a lei si stava materializzando qualcosa di assai strano. L’essere era una sorta di gatto, ma grande come mai ne aveva visti, con il pelo rossastro con alcune righe nere, aveva un sorriso sornione, una bocca troppo larga quasi quanto tutta la faccia. I suoi molti denti erano aguzzi e sporchi di sangue, così come gli artigli. Per completare il tutto questo gatto aveva le corna ricurve da caprone. Alice era sinceramente impaurita da questa apparizione, era l’essere più pericoloso che avesse mai incontrato a Wonderland, questo poteva ben capirlo. La sua risata era gutturale e vulcanica, la osservava di sottocchio divertito.
“M-mi diresti” – iniziò a dire la ragazza che tremava dal terrore ma voleva comunque sapere come tornare a casa – “quale strada devo prendere per andare via di qui?”
“Tutto dipende da dove vuoi andare, piccola umana.” rispose il gatto demoniaco sogghignando ancora di più e mostrando per bene tutti i suoi denti affilati.
“Il dove non ha importanza…” disse Alice che era ancora più confusa e impaurita data la risposta dell’animale.
“E allora non ha importanza nemmeno dove vai piccola umana.” disse il gatto ora ridendo di gusto, aprendo la sua bocca in cui la ragazza poteva finire in un sol boccone.
“Voglio tornare a casa!” esclamò Alice al colmo della paura.
“Non te la fare sotto, piccola umana. Beh, se prendi la strada a destra vai dal Cappellaio, lui è matto. E se vai a sinistra vai dalla Lepre Marzolina. Anche lei è matta. Qui siamo tutti i matti! Ed è bello così cara la mia piccola umana. Non mi sono presentato, che cattivo gatto che sono, mi chiama Mad Dog e sono un gatto del Cheshire. Non so cosa cazzo vuol dire, ma è così che mi dipingono!” le parole del gatto erano veloci e la sua voce sembrava avere il rumore della lava che viene eruttata da un vulcano. Alice comunque si era calmata perché vedeva che il gatto non aveva intenzioni malvagie.
“Ma se sei un gatto come mai ti chiami Cane Pazzo?” chiese Alice sempre perspicace quando c’era da insultare le persone che aveva appena incontrato.
“Non sarebbero fatti tuoi… – disse il gatto sbuffando infastidito – ma io non sono proprio un gatto sono più un demone. Anzi di solito non ho questa forma particolare, anche se qui io sono un gatto in effetti. E’ complicato e la tua povera testolina da umana certe cose non le può comprendere. Ora se non ti dispiace, mi piacerebbe rimanere con te a parlare di Wonderland e della Regina Licia e delle teste mozzate ma inizio ad avere fame e sento che c’è un maialino-bambino qui intorno di cui vorrei cibarmi! A presto piccola umana!” disse il demone gatto sparendo poco a poco.
Alice non sapeva proprio cosa fare, questo paese Wonderland era così strano, così diverso dalla sua semplice e quotidiana Londra. Quasi si pentiva di essere scappata da suo futuro marito. Decise comunque di andare avanti e pensò di andare a trovare il Cappellaio, senza un vero e proprio motivo. Dopo qualche minuto di cammino arrivò alla casa del Cappellaio che trovò fatiscente e a pezzi, un vero e proprio rudere, però davanti alla casa c’era un lungo tavolo apparecchiato alla perfezione per il thè. Notò che a tavola c’era tre strambi individui. Il primo era un uomo normale, con un vestito ricco di pizzi, dai colori sgargianti, con i capelli lunghi castani ed un cappello a tuba più grande della sua testa, il secondo era una lepre grande il doppio dell’uomo, indossava un vestito simile al Cappellaio, il terzo individuo era un Ghiro che dormiva alla grossa facendo da cuscino agli altri due che stavano consumando un thè. La Lepre Marzolina guardò la ragazza appena arrivata e finendo il suo thè disse: “Qui non c’è posto per te, è tutto occupato!” Comunque Alice, vedendo che c’erano molti posti liberi si mise seduta, perché aveva sete e voleva bere anche lei un po’ della bevanda inglese per eccellenza. “Siamo bloccati in un loop temporale che fa si che sia sempre l’ora del thè, per questo ragazza non c’è posto per te, i posti sono sempre per noi, ci muoviamo per prendere quelli nuovi!” disse la Lepre Marzolina non disse che era colpa sua se il tempo si fermato, infatti aveva importunato una persona sbagliata per farla aderire al progetto suo e del Cappellaio Matto, cioè 10 Tazze di Thé, e quella persona era Signor Tempo che se l’ha prese molto per il tempo perso per essere stato importunato. La Lepre guardò malamente Alice che stava per assaggiare il suo thè, infatti ormai la ragazza aveva proprio abbandonato le buone maniere vittoriane di casa sua, se tutti qui si comportavano da pazzi, perché non poteva farlo anche lei si diceva? Alice notò che davanti a lei c’era un bel cannolo con la crema pasticcera, un cannolo molto appetitoso, quindi stava per prenderlo in mano quando sentì un grido acutissimo. Era il Cappellaio che aveva una voce strana, del nord, scozzese forse si disse la ragazza, ma aveva anche qualcos’altro di strano che non sapeva identificare.
“Il cannolo è mio!” urlò il Cappellaio “Non lo devi mangiare te! E’ mio!” – e agguantò il dolce mettendoselo tutto in bocca e mangiandolo in sol boccone – “Io comunque sono Fabio noto come il Cappellaio Matto, lui è Ata ma lo chiamiamo tutti la Lepre Marzolina, non ricordo perché… e poi lei è Flavia. Dorme sempre. Ed ora levati dai piedi ragazzina che dobbiamo bere il thè è quasi ora!” quindi il Cappellaio che cambiò posto e così anche la Lepre che si portò appresso il Ghiro usandolo ancora come cuscino. Alice decise di andare via da quel branco di pazzi dato che non era la benvenuta, poi il loro thè era davvero strano, ora le apparivano i colori tutti sballati, tutti più vividi, si chiese che strano thè fosse mai quello che aveva bevuto per farle quest’effetto. Si inoltrò di nuovo per il sentiero che aveva seguito prima e si trovò un tipico giardino all’inglese, pieno di rose rosse e di alberi dalle chiome anch’esse rosse. Sentiva che c’era un strano odore metallico nell’aria, un odore che capiva e non capiva cos’era allo stesso tempo. Notò che delle carte da gioco dalla forma umana stavano portando via dei corpi di uomini-carte senza testa e che lì vicino a loro c’era un gruppetto di persone di cui conosceva solo il Bian Coniglio. La ragazza gli andò incontro e capì che aveva davanti la Regina di Cuori di Wonderland e quindi si inchinò con rispetto. La Regina di Cuori era una donna bassa, con dei cappelli rossi cortissimi, un vestito assai elaborato, di stile vittoriano, in cui campeggiava in bella evidenza in molteplici forme il simbolo dei cuori. La corona della Regina Licia era formata da cuori umani cuciti insieme e infusi nell’oro. Accanto a lei c’era il Re di Cuori, vestito in maniera consona ad un regnante come lui, con molti gradi militari e con una corona simile a quella della sua Regina, era di poco più alto della Regina. Inoltre c’era pure il Fante di Cuori, che portava un elmo pieno di arabeschi che rappresentavano lo stemma della casa reale ed aveva un’armatura brillante e assai pensante almeno così sembrava dal modo in cui si incurvava la schiena dell’uomo. La Regina, che aveva le pupille a forma di cuore stilizzato, guardò stranamente la nuova venuta.
“Chi sei tu ragazzina?” disse la sovrana con la sua voce chiara e squillante squadrando dall’alto in basso, per quanto poteva fare con la sua modesta altezza, la giovane che aveva davanti con quel ridicolo completino bianco e azzurro.
“Mi chiamo Alice, sua altezza reale, e vengo dalla Londra che sta di sopra.” disse la ragazza ancora inchinata.
“Ci manca un giocatore per giocare al Croquet di Wonderland™, uno dei giocatori aveva fatto un punto contro di me e quindi ho dovuto tagliargli la testa, così come all’arbitro e ad un tizio che passava, sai, non aveva letto i miei libri. Tu li ha letti vero? Le Fantastiche Cronache di Wonderland™…” chiese la Regina Licia sibillina.
“No io…” ma Alice non riuscì a finire la frase che la Regina urlando la interruppe.
“Cosa? Tagliatele la testa!!!!” la faccia della Regina era diventata paonazza dal furore ma venne presto calmata dal Re di Cuori che le poggiò una mano sulla spalla.
“Cara, lei non abita qui è normale che non sappia dei tuoi libri, falla portare dal Grifone alla libreria della Falsa Tartaruga… così potrà anche leggere i miei di libri, Estasiato di Wonderland™ e tutti gli altri come il libro che ho scritto con il Fante di Cuori, Licia la Star di Wonderland™. Tutti libri bellissimi, che vendo ad un prezzo modico, addirittura se li prendi tutti ne hai uno in regalo!” disse il Re di Cuori che era un grande venditore e sapeva destreggiarsi molto bene nel marketing. Presto Alice, senza che potesse obiettare qualcosa, venne presa malamente da un Grifone che era sbucato dal nulla e portata in volo verso un Castello tenebroso che rappresenta, anch’esso, nelle forme il raccapricciante simbolo della casa regnante.
“Quello è Castel Mondador, il Castello della Regina e del Re di Cuori. Io comunque sono Odry, piacere di conoscerti.” disse l’animale che la stava trasportando con la sua voce graffiante ed inumana.
“Il piacere è tutto mio, mi chiamo Alice.” disse la ragazza mentre veniva sballonzolata nelle zampe del Grifone.
Il volo non durò molto e presto atterrarono sul tetto di un torrione sinistro e pauroso, con i merli a forma di cuore. Il Grifone indicò con una zampa la porta che portava al pieno di sotto della torre.
“Dobbiamo passare dalle prigioni prima, è lo standard per chi come te si perde qui a Wonderland. Così puoi vedere come non devi sbagliare…” disse l’animale in maniera misteriosa. La ragazza si chiese che genere di detenuti ci potessero essere nella prigione e tremò di paura pensando ai personaggi che aveva incontrato a Wonderland e che erano perfettamente in libertà. “Chissà come saranno pessimi questi detenuti…” pensò.
Scesero delle scale scure e malandate, per poco Alice non si fece tutti gli scalini in discesa libera, ma alla fine arrivò ad un corridoio molto lungo, stranamente più lungo di quanto potesse far pensare la torre da fuori, attorniato da celle in cui si potevano vedere i vari detenuti. Nella prima cella che incontrarono c’era una ragazza, che avrebbe potuto avere l’età di Alice, completamente vestita di bianco, anche la sua pelle era assai cerea, sembrava che si fosse immersa nella farina. Si muoveva piano, guardandosi con curiosità morbosa le dita delle mani e facendo esclamazioni felici a tutti i piccoli granelli di polvere che vedeva danzare nell’aria.
“Quella è la Anita Book, la Regina Bianca, una volta era un’appassionata di libri ma poi ha bevuto troppo thé del Cappellaio… e beh, da allora è sempre fatta come una scimmia. La Regina Licia non può tagliarle la testa, il thè l’ha resa immune alla morte. Però l’ha fatta completamente impazzire!” disse il Grifone, anche abbastanza divertito da quella visione.
Nella cella esattamente davanti a quella della Regina Bianca c’era invece una donna interamente vestita di nero, con un vestito vittoriano molto dark, noi diremmo che fosse gothic ma Alice non sapeva cosa volesse dire quel termine, quindi le sembrava solo molto dark. Anche la pelle della donna, e i capelli, erano scuri, ma era un nero diverso da quello dei neri dell’Africa che Alice aveva visto alle volte per le vie di Londra, no quello era il nero del buio, dell’oscurità senza luce. Un nero che inghiottiva gli altri colori e la luce stessa, infatti riusciva difficilmente a scorgere questa figura che la osservava malamente da dietro le sbarre della sua cella.
“Quella invece è Lara, la Regina Nera, il suo regno è stato inglobato dalla Regina Licia tempo fa, nel suo caso è ancora viva perché si teme che se l’ammazziamo una tremenda maledizione cadrà su di noi. Una maledizione “metal”, che nessuno sa bene cosa voglia dire. La Regina Nera per sconfiggere la nostra di Regina aveva evocato il GLabberwocky ma questi, non si sa ancora perché, si è rivoltato contro di lei e le ha mangiato il marito il Re Nero e tutto l’esercito. Qualcuno dice che abbia sbagliato l’evocazione e che il GLabberwocky le si sia rivoltato contro. Lei da la colpa a Mad Dog… dice che… sia stato lui ad arrivare e non quel gigantesco drago di metallo. Ah si, tu non sai nemmeno cosa sia il GLabberwocky… dicono che sia un Principe tra i suoi simili, è un drago immenso, tutto di metallo brunito. Per fortuna io non l’ho mai visto! Continuiamo però!” disse il Grifone.
Alice non sapeva cosa pensare di tutta questa gente che vedeva nelle celle, era gente veramente strana e pessima per il suo modo di vedere. Continuarono comunque ad andare avanti, finché non trovarono una cella piena di sangue, ossa mangiucchiate e con pelo di pecora tutto sparso ovunque. Appena si avvicinarono Alice sentì un miagolio fievole fievole e capì che da lì era passato qualcuno che aveva già incontrato.
“Oibò!” – disse il Grifone effettivamente sorpreso – “Cosa è successo qui? Qui c’era la Federica, la Pecora Vip, pensava di essere più bella della stessa Regina e per questo l’avevamo messa via per la Pasqua di Ido… sai quando il nano andò in fondo al mare… ah, si tu non hai letto i libri… ora però lo saprai! Andiamo avanti…”
Stavano per superare un’altra cella quando l’uomo che era dentro venne avanti e attirò l’attenzione di Alice.
“Tu sembri una normale!” disse l’uomo assai sollevato di incontrare un essere umano come lui “mi chiamo Mario Pasqualotto, sono uno scrittore. Ieri sera, ero a Lucca, per concludere degnamente la serata, ho bevuto la grappa di uno strano tipo… un certo Valberici… ed ora sono qui! Non capisco se sono completamente ubriaco o se sono veramente finito nel Paese delle Meraviglie… anche se è diverso da quel che ricordo… mi puoi aiutare ad uscire di qui?” chiese l’uomo, che Alice notò aveva i capelli e la barba lunghi ed un vestito che poteva essere anche bello se non fosse stato tutto stropicciato dalla permanenza nella cella. La ragazza, comunque, al sentire il nome “Valberici” che ricordava molto il nome del suo futuro marito, decise di non dare confidenza a quel tipo e, anche se continuava a chiamarla, con quel suo strano accento, che noi sappiamo essere emiliano, lei lo ignorò ed andò via. Dopo altre celle, il Grifone la fece fermare davanti ad un’altra gabbia, in cui c’era un cavaliere vestito di tutto punto, con tutta l’armatura, completamente bianca che ormai si era arrugginita. Il simbolo che campeggiava nell’armatura e veniva ripetuto anche nel lacero mantello era un mela morsicata. Non poteva vedere la faccia dell’uomo perché aveva la celata calata e vedeva che era stata saldata per non poter essere più alzata.
“Quello è il Eleas, il Cavaliere Bianco, Cavaliere del Sacro Apple. Tentò di liberare la Regina Bianca e disse che avrebbe precipitato la Regina Licia nelle segrete per aver usato una volta i servigi dell’ex Cavaliere Nero, Window$, per questo la nostra Regina ha deciso che lui non avrebbe più visto la luce del sole e ha fatto saldare la celata del suo elmo per sempre!” il Grifone, notò la ragazza, era comunque spaventato da questo tipo, che per quanto fosse dietro la cella, in catene, aveva ancora un qualcosa di regale in sé. Arrivarono alla fine all’ultima cella abitata da un prigioniero davvero strano, questi era un uovo gigante, ed era imbavagliato.
“Lui invece è Humpty Dumpty anche noto con il suo nome da criminale Tanabrus. E’ un sobillatore, voleva sollevare il popolo contro la Regina, dicendo che i suoi libri non sono belli! La Regina Licia non ha ancora trovato una giusta punizione per la sua sfacciataggine!” disse il Grifone compiaciuto adesso di essere arrivato alla fine di quell’interminabile corridoio di celle. L’animale aprì l’immenso portone e si ritrovarono in una libreria piana di tomi, traboccante di libri. Venne incontro a loro una Tartaruga, che salutò calorosamente il Grifone per poi porgere la zampa ad Alice, che la strinse prontamente.
“Io sono Pam la Finta Tartaruga, anche se sono una vera Tartaruga ma una volta, molto tempo fa, ero la sarta di corte della Regina Licia, ma lei un giorno non apprezzò più i miei vestiti e decise di tagliarmi la testa. Quando lo fece, ritrassi la testa e mi finsi morta, da allora faccio finta di essere una Falsa Tartaruga e lavoro in questa libreria. Immagino che tu sia qui per leggere i libri della Regina ed ora lo farai, ma prima devi assolutamente sentire la mia ultima poesia… eccola qui!
Oh che bel vestito, ricco e traboccante
che ho cucito per la Regina svolazzante
Chi a questo vestito mai resister potrebbe?
Vestito vittoriano, oh che bel vestito!
Vestito vittoriano, oh che bel vestito!
B-e-e-e-l v-e-e-s-t-i-i-t-o-o
B-e-e-e-l v-e-e-s-t-i-i-t-o-o…” la Finta Tartaruga non riuscì a finire la sua orrida poesia perché venne interrotta dal Grifone.
“Dobbiamo andare, incomincia il processo, ho sentito la campana suonare…” disse il Grifone che in realtà non aveva sentito nessuna campana ma voleva andare via al più presto da quello strazio infinito. Il Grifone agguantò Alice e la portò in alto, in alto, fino a sbucare, grazie ad un buco nel soffitto nel cielo, per poi ributtarsi in picchiata in basso, fino ad arrivare ad un’aula di tribunale che non aveva tetto e che “cresceva” nel mezzo del giardino inglese. La sala era affollata di carte umane e animali. I banchi della giuria erano affollati da animali con delle ridicole parrucche bianche. Al banco degli imputati c’era il Fante di Cuori, mentre come giudice c’era il Re di Cuori e la Regina fungeva da boia avendo preso in mano la lunga spada a due mani, con la lama color ebano, che usava per tagliare la testa a chiunque non le stesse a genio. Sul banco dei testimoni si era appena seduto il Cappellaio, che non era molto tranquillo di stare vicino alla Regina di Cuori, perché tempo fa gli aveva venduto una partita di thé difettoso e aveva paura che se ne ricordasse. Infatti appena la Regina lo vide, strinse gli occhi che diventarono solo due fessure fiammeggianti, e alzando la spada, con un colpo secco decapitò il Cappellaio senza lasciargli scampo. Nessuno sembrava particolarmente sorpreso o scandalizzato da quello che era successo e presto portarono via il corpo del Cappellaio. Alice e il Grifone si sedettero in prima fila per assistere al processo, infatti la ragazza era molto interessata a quanto stava avvenendo. Dopo che le guardie ebbero portato via il cadavere del Cappellaio, la cui testa continuava imperterrita a cercare di bere il thé che era caduto dalla tazza durante la sua decapitazione, arrivò il nuovo testimone. Questi era un uomo alto e magro, vestito come un nobile, aveva grandi baffi neri e una parrucca nera con molti boccoli.
“Sono il Duca Barbi, suddito della Regina di Cuori ed Esimio Scrittore…” disse l’uomo appena si sedette. La Regina lo osservò pulendo diligentemente con un panno la lama sporca della sua spada poi gli disse: “Pensi che i tuoi libri siano migliori dei miei?” e lo disse in una maniera che non concedeva eccezioni, purtroppo il Duca era un tipo molto particolare come tutti gli abitanti di Wonderland. Il Duca Barbi infatti era un grande sofista e bastian-contrario e doveva, per forza, ribatte in qualche modo alla Regina.
“Vede Regina Licia, in realtà visti da un punto di vista socio-economico-cultura-metafisico-quantico quello che scrivo io nei miei libri rappresenta un’evoluzione stilistica e contenutistica-filosico-material-lucciosa rispetto ai suoi primi libr…” il nobile non riuscì a finire la frase che già la sua testa stava rotolando sul terreno, in maniera assai allegra almeno giudicando dalla risata del Fante di Cuori. La testa finì vicino al piede di il Barbieri, il Pittore di Corte che aveva dipinto, con il suo stile ultra-realistico e perfetto, la morte del Duca Barbi. Il Pittore di Corte era molto famoso in Wonderland, orde di ragazzine lo attorniavano dovunque andasse, sia perché era un gran figo sia perché dipingeva le copertine dei libri della Regina Licia. Venne poi chiamato al banco dei testimoni un ragazzo con un completo impeccabile completamente bianco, militare, con le spalline con i gradi d’oro e viola.
“Sono l’Imperatore di Oz e sono qui in vacanza a Wonderland… ho letto i libri della Regina e li trovo carini…” disse il ragazzo ma il commento non piacque alla Regina che era arrabbiata perché non aveva avuto il tempo di pulire la lama della sua spada. La Regina, quindi, tentò di tagliare la testa all’Imperatore di Oz ma prima che potesse farlo il ragazzo era scomparso in una giostra di luci colorate. Il Bian Coniglio guardò Alice e poi disse a gran voce: “Si chiama al banco dei testimoni Alice dalla Londra che sta di sopra!”
La ragazza era assai stupita di essere stata chiamata a testimoniare non sapeva sinceramente cosa dire e soprattutto non aveva capito cosa avesse fatto il Fante di Cuori per essere un imputato quindi chiese lumi al Re di Cuori che la guardò come si guarda una macchia di fango sulla scarpa e disse: “E’ ovvio! Non lo sai cretinetta? Il Fante di Cuori ha osato dire che, il fantastico libro che abbiamo scritto a due mani, è più bello dei libri scritti dalla mia consorte… ora dobbiamo appurare se abbia veramente detto questa cosa o no….” disse il Re di Cuori che si guardò bene dal dire cosa veramente pensasse e sapesse della situazione non volendo, anche lui, rimetterci la testa.
“Allora cosa sai di quanto è successo ragazzina?” disse la Regina di Cuori scrutando Alice e pulendo di nuovo la lama della sua spada che si era nuovamente sporcata di sangue.
“Non so nulla, lo giuro! Non ero presente quando è successo!” disse Alice, che aveva paura anche lei di rimetterci la testa.
“Quindi dici che è successo! Abbiamo le prove! Tagliamo la testa al Fante!” urlò la Regina di Cuori balzando addosso al Fante e tagliandogli di netto la testa ed un braccio, che il povero cavaliere aveva alzato per proteggersi. A questo punto successe qualcosa di strano, ancora di più strano di quanto fosse già accaduto, Alice notò che si stava ingrandendo, che stava crescendo… forse era colpa del thé che aveva bevuto prima, pensava. Comunque era diventata un gigante.
“Non è giusto che lei diventi così grande, non può crescere così qui! Anch’io voglio essere gigante come lei che pizza!” disse un componente della giuria, una lucertola di nome Giulia Astaroth, così come c’era scritta nella targhetta che aveva attaccata sulla pelle squamosa. Alice odiava le lucertole, erano brutte e squamose, per questo la schiacciò senza problemi, uccidendo la povera bestiolina all’istante. Subito dopo apparve il gatto demoniaco, ma solo la sua testa che si trovava esattamente davanti alla faccia di Alice. Mentre la Regina sbraitava di tagliare la testa alla ragazza e il Bian Coniglio cercava una lama abbastanza grande per farlo, il gatto demoniaco le parlò con la sua voce grottesca.
“E’ ora di tornare a casa ragazzina. Dovevi salvare questo mondo dalla pazzia pazza e malvagia della Regina di Cuori ma non ci sei… – A quel punto si udì uno “splat” per errore Alice aveva calpestato la Regina Licia uccidendola sul colpo e staccandole la testa, Mad Dog quindi, sorpreso continuò – Uhm penso che anche così vada bene… è ora di tornare alla tua Londra! Dormi ragazzina, dormi!” Tutto intorno a lei si fece oscuro e confuso e ben presto cascò di nuovo nell’oscurità oleosa per poi svegliarsi, senza poter capire quanto tempo fosse passato, nel parco in cui si era rifugiata per sfuggire al suo futuro marito. Era cascata in una buca, ecco cos’era successo, inoltre con il suo peso aveva ucciso anche quel coniglio bianco che aveva visto prima di svenire. Mezza intontita decise di tornare a casa e pensò che alla fine forse non era così male sposare l’Ambasciatore di Dakar. La ragazza anzi era pure contenta, aveva voglia di sposarsi e vivere una vita felice e normale. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo, come sarebbe andata avanti la sua vita perché una carrozza la prese in pieno uccidendola sul colpo. L’occupante della carrozza, l’Ambasciatrice di Firenze dal ritorno dal party a corte della Regina Thirrin, non si accorse di nulla come al solito anche perché era ancora sconvolta dalla notizia della morte dell’Ambasciatore di Dakar, da chi adesso avrebbe preso la buonissima e introvabile grappa dakartiana di cui andava ghiotta?
“Così cari miei finisce questo racconto di Natale! Chissà se indovinate quale sarà il libro che verrà parodiato l’anno prossimo! Comunque spero che anche voi abbiate gustato una cena succulenta per la Vigilia come ho fatto io e vi stiate apprestando ad alloggiare il cibo del Pranzo di Natale. Con tutto il quore vi auguro Buon Feste, spero che abbiate ricevuto quello che volevate, nel caso lamentatevi con chi vi ha fatto i regali scrausi… Ora mi aspetta il mio di regalo di Natale personale, sto giocando a nascondino con una certa Kate… eh, ma ora la trovo, se la trovo! MUAHAHAHAHAHAHAHHH”
Personaggi e interpreti
Alice: Liz Nemesi Biella
Il Bian Coniglio: Borgo
Il Brucaliffo: Francesco Dimitri
Lo Stregatto: Mad Dog
La Regina di Cuori: Licia Troisi
Il Re di Cuori: Francesco Falconi
Il Fante di Cuori: Luca Azzolini
Il Duca: Francesco Barbi
Il Topo: Zerov
Il Dodo: Luca Fagiani
Il Pappagallo: Marco Varuzza
L’Aquilotto: Daniele Gemma
La Papera: Greta
Il Cappellaio Matto: Fabio Montagnani
La Lepre Marzolina: Ata Kan
Il Ghiro: Flavia de Lioncourt
Le Gemelle Tuidelale e Tuidelpatti: Patti e Alessandra Puggioni
Humpty Dumpty:Tanabrus
Il Pittore di Corte: Paolo Barbieri
La Finta Tartaruga: Principessa Pamela
Il Grifone: Odry
La Lucertola: Giulia Frontalini
Il Cavaliere Bianco: Eleas
La Pecora: Federica di Nardo
La Regina Nera: Lara Manni
La Regina Bianca: Anita Book
Special Guest Starring
Il Jabberwocky:GL D’Andrea
Il Tricheco:Adriano Barone
Il Carpentiere:Luca Tarenzi
Valberyx Relais-Ganze:Valberici
La Regina Thirrin d’Inghilterra: Thirrin
Viola Vitalis: Viola Vitali
L’Imperatore di Oz: ?
Mario Pasqualotto: Se stesso
Hell on Wheels
Hell on Wheels è uno dei nuovi telefilm di questa stagione televisiva, un telefilm del canale AMC ambientato nel West dopo la Guerra di Secessione Americana e durante la costruzione della ferrovia della Union Pacific. Le storie sono incentrate, quindi, su alcuni personaggi che si ritrovano a lavorare per Thomas Durant, interpretato dal bravissimo Colm Meany, persona veramente esistita, imprenditore, speculatore ed investitore che ripone tutta la sua fortuna nella corsa al ruoto ferrata. Il protagonista della vicenda, comunque, è Cullen Bohannon, a cui da il volto Anson Mount, ex soldato della Confederazione in cerca di vendetta sui nordisti che gli hanno ucciso la moglie, oltre a lui troviamo Elam Ferguson, interpretato da Common, un ex schiavo di colore che cerca di trovare il suo posto nel mondo e presto capirà che, anche se la schiavitù è stata abolita formalmente, non lo è affatto realmente. Poi ci sono molti altri personaggi interessanti Lily Bell, che vuole continuare il lavoro di suo marito nella progettazione della ferrovia, il Reverendo Cole dall’oscuro passato, Joseph Black Moon, un nativo americano convertito al cristianesimo e combattuto tra la sua tribù, in cui la ferrovia dovrà passare, e la sua nuova fede. Insomma tanti elementi molto promettenti, vicende interessanti ed una certa spregiudicatezza nel raccontare la vicenda senza fronzoli e senza risparmiarci la parte più dura e vera di quel periodo. Sia va, infatti, dal fumo sempre presente come per l’alcol, alle prostitute che accompagnano la città itinerante di Hell on Wheels, agli indiani che non risparmiamo i bianchi per essere penetrati nel loro territorio, alla speculazione e alla corruzione per costruire la famosa ferrovia che avrebbe collegato la costa dell’Atlantico a quella del Pacifico. Un quadro molto “realistico” di come possono essere andate le cose dopo la Guerra di Secessione, l’apparente fine della schiavitù (che però non porto molto privilegi alle persone di colore ancora considerate alla stregua di animali), ai conflitti con gli indiani dipinti come feroci guerrieri che difendono il diritto di vivere nella loro terra in tutti i modi possibili. Concludendo una bella serie che vi consiglio caldamente di vedere!
Risultato del giveaway di "Il Burattinaio" di Francesco Barbi
Ed eccoci arrivati, in questa mattinata uggiosa, all’estrazione del vincitore o della vincitrice del giveaway di una copia autografata di “Il Burattinaio” il secondo libro dello scrittore Francesco Barbi. Prima di passare a vedere chi ha vinto il tomo, devo ringraziare Francesco per la gentilezza e per la disponibilità! E vi ricordo che nel blog Le Mele del Silenzio già è stato annunciato il vincitore della copia messa in palio da Voce del Silenzio. Quindi bando alle ciance, ecco, grazie al sito Random.org, il vincitorevincitrice:
Complimenti alla vincitrice, Caterina Mariposina, che riceverà a breve una mail per la spedizione del libro. Un ringraziamento speciale va a Voce del Silenzio per aver fatto il giveaway gemello a questo e a voi che avete partecipato. Alla prossima!
I Dieci Comandamenti del Perfect Cosplayer™- Versione Reloaded
Salve miei cari porcelli lettori e mie care gnocche lettrici, sono qui con voi oggi per parlare di qualcosa che, da alcuni giorni ormai, fomenta i flame e le discussioni su Facebook, no non mi riferisco a quanto sia gnocca Mogu e nemmeno alla lunghezza del mio membro, ma a tutto questo discutere sui diritti, sulle federazioni, sulla via che deve prendere il cosplay in Italia e soprattutto su come andare al cesso se sei chiuso in un’armatura di metallo e non sei il vero Tony Stark! Quindi ho ben pensato che sarebbe stato saggio e giusto riproporre, in una versione riveduta e corretta, i famosi “Dieci Comandamenti del Perfect Cosplayer™!
I DIECI COMANDAMENTI DEL PERFECT COSPLAYER™ – VERSIONE RELOADED
- Il Cosplay sarà il tuo unico Signore e Dio, non ci sarà altra passione all’infuori di lui. Dovrai considerare il Cosplay come una forma d’arte e uno stile di vita e non come un mero hobby. 1.1 Ed essendo una così importante passione deve essere considerato e tutelato alla stregua di un vero e proprio lavoro, con i sindacati divisi per tipi diversi di cosplay, con un Segretario Generale del Cosplay Italico per rappresentare i cosplayers d’Italia ovunque sia alla Sagra della Porchetta che in Parlamento e con soprattutto una Polizia del Cosplay che aiuti i cosplayers aderenti al Sindacato Generale del Cosplay Italico durante le fiere contro i nemici del Cosplay Italico siano essi altri cosplayers, visitatori, fotografi, organizzatori degli eventi o soprattutto bambini.
- Farai Cosplay in ogni occasione anche per andare al Cosplay Contest della Sagra della Salsiccia con i Fagioli di Pizzo Calabro e farai Cosplay in qualunque occasione anche per andare a fare la spesa o a cena al ristorante cinese perché dovrai inculcare alle altre persone cosa sia il Cosplay. 2.1 Il Cosplay si fa unicamente per la Fama, per diventare famosi, la passione o l’attaccamento al personaggio non significano nulla nel Cosplay. 2.2 Se vedi dei bambini durante una fiera fregatene di loro. Non sono loro che ti faranno diventare famoso. Non li devi soddisfare. Fumagli in faccia se vuoi almeno così diventerai sicuramente famoso!
- Non esiste l’amicizia nel Cosplay. Esiste solo la possibilità di sfruttare le persone e poi quando non ti servono più buttarle nel cesso. Gli odi e le faide servono per farsi conoscere. Sfruttale al meglio. 3.1 Fai continuamente flame su Facebook e negli altri social network contro chiunque ti capiti a tiro, fallo il più pubblicamente possibile, più persone ti leggono meglio è, in questo modo ti farai un nome e diventerai presto famoso. 3.2. Dai addosso ai Cosplayers Vips di Italia così da attirare l’attenzione di tutti quelli che come te che si sentono “non Vips” e diventare famoso e quindi Vips. 3.3. Dopo che sei diventato un Cosplayer Vip logicamente dai addosso ai Cosplayers “Non Vips”.
- Parteciperai ai contest online ed invaderai le bacheche degli amici e conoscenti su Facebook, oltre ad inondarli di messaggi privati, sms, contattando le persone via chat o con il piccione viaggiatore. Potrai usare anche altri metodi qui non elencati.
- Se qualcuno oserà criticare i tuoi Cosplay dovrai reagire come un cane idrofobo e rabbioso (ricordati dei punti 3, 3.1, 3.2 e 3.3 in questi casi), non esistono critiche costruttive per i tuoi Cosplay. Accetterai solo chi ti osanna senza se e senza ma creando una vera e propria setta intorno a te.
- Non avrai alcun senso dell’umorismo quando leggerai la satira sul Cosplay. Non si può scherzare su questa nobile arte. Insultali anche nei peggiori modi, se lo meritano. Ricorri anche al rapimento, amputazione e assassinio se necessario.
- Se qualcun altro fa il tuo stesso Cosplay, alla tua stessa fiera, dovrai far notare quanto il tuo sia venuto meglio ed il suo peggio. E se scopri che qualcuno ha comprato un Cosplay da un sarto o da un’altra parte, lo insulterai fino alla morte, anche se hai l’armadio pieno di Cosplay comprati su ebay. 7.1. Tu sei il più bravo nel fare i tuoi Cosplay quindi chiunque altro li faccia e metta le foto su Facebook o da altre parti merita di essere insultato perché non saranno mai bravi quanto te a fare il tuo personaggio. 7.2. Usa qualunque trucco fotografico possibile per migliore i tuoi Cosplay in questo modo supererai in bellezza tutti gli altri. 7.3 Criticherai ogni altra persona faccia Cosplay per far vedere che sei il migliore del campo, partendo dalla parrucca fino ad arrivare al colore delle scarpe, dovrai anche inventarti le critiche per far vedere che te sei il migliore in assoluto.
- Dovrai essere sempre al centro dell’attenzione, in qualunque modo possibile. Se possibile sfruttando il tuo corpo. Mezzi nudi ci si fa notare sempre di più che vestiti. 8.1 Se sei una ragazza fai vedere le tette, sono quelle che interessano principalmente ai maschi, se sei un maschio non far vedere niente, tanto si sa che internet è pieno di maschi nerdoni che si esaltano per un po’ di pelle femminile. Per i maschi non c’è trippa per fatti in questo caso.
- Quando parteciperai alla gare di Cosplay dovrai far tutto per vincere, anche barare. Anche il furto, l’assassinio e altre forme di crimine sono contemplate. L’importante è vincere non partecipare. 9.1 La scelta migliore in questi casi è evocare un demone cornuto.
- Se perderai una gara di Cosplay o non passi le selezioni dovrai sempre dire che la giuria è venduta e corrotta. Solo te meriti di vincere. Non è colpa tua se hai perso. E’ sempre colpa degli altri. Di chiunque altro. 10.1 Se non potrai partecipare al contest dovrai sempre dire di essere superiore a queste gare e che i contest di Cosplay sono una perdita di tempo, che tanto non si vince nulla di importante, che sono una truffa in cui vincono sempre solo i Cosplayers Vips.
Intervista alla cosplayer Yuri Ookino
Ciao, è un piacere farti quest’intervista , per prima cosa, presentati ai lettori del mio sito sul cosplay!
Grazie per l’opportunità! Mi chiamo Cecilia, ma su internet e per il cosplay uso il nome d’arte di Yuri Ookino, ho 23 anni, sono di Verona e attendo di laurearmi in restauro. Piacere!
Com’è nata la tua passione per il cosplay?
Sin da quando ne ho sentito parlare per caso, circa sei o sette anni fa (forse attraverso dei manga, o delle voci…) questo mondo mi ha sempre attirato, ma credevo che fosse un fenomeno limitato al Giappone e a qualche persona stravagante. Poi una mia amica mi ha fatto sapere di una fiera del fumetto a Milano (la Cartoomics), abbiamo letto il programma e ci siamo andate. E poi… una volta che entri nel giro ti rendi conto che le fiere sono ovunque e popolate all’inverosimile.
C’è stato qualcuno che ti ha fatto da “mentore” nel mondo dei cosplay? O che comunque è stato il tuo punto di riferimento?
Dei ragazzi che io e il mio usuale gruppo di cosplay abbiamo conosciuto su internet. Gareggiavano già da alcuni anni, ci hanno aiutato specialmente nel farci capire l’organizzazione delle fiere e ci hanno coinvolto in qualche gruppo. Sono stati molto d’aiuto, ma sono felice di annunciare di essere totalmente indipendente da almeno un paio d’anni!
Qual è stato il primo cosplay che hai fatto?
Il vero primo cosplay non sarebbe da contare: alla prima Cartoomics a cui sono andata ho arrangiato un cosplay di Karin di Naruto, dato che all’epoca mi ero tinta i capelli del suo stesso colore, ma era qualcosa di veramente triste. Il primo cosplay serio è stato in un gruppo di Tsubasa Reservoir Chronicles: io interpretavo Fay, nella versione di Tokyo Revelation.
Invece qual è stato il cosplay che ti è piaciuto di più fare?
Aaaargh…. Ci sono molti aspetti da considerare: la bellezza, il carattere del personaggio, il divertimento, la comodità del vestito… I cosplay di Axis Powers Hetalia hanno giocato un ruolo importantissimo sia nella mia progressione come cosplayer sia nella mia vita sociale, dato che la maggior parte delle mie attuali amicizie sono nate proprio da lì, perciò, in generale, i miei cosplayer di APH, anche se non erano sempre comodi o particolarmente belli! Una parentesi a parte ha il cosplay di Yuri Ishtar di Anatolia Story: non era elaborato, non avevo nemmeno una parrucca (perché quella giusta non esiste), ma desideravo farlo da moltissimo tempo, sono molto soddisfatta del risultato, era incredibilmente comodo e grazie ad esso ho imparato a usale la pasta sintetica praticamente per tutto: avrà sempre un posto speciale nella mia esperienza di cosplayer.
L’ultimo cosplay che hai fatto qual è stato?
Meyrin di Kuroshitsuji, anche se lo avevo già portato l’anno precedente, ma a causa delle famose piogge torrenziali di Lucca non me lo sono goduto per niente!
C’è un personaggio di cui vorresti fare il cosplay ma che ancora non hai fatto?
Troppi, direi… citerò un cosplay che vorrei tanto fare ma a causa della sua complessità non sono sicura di riuscire a realizzare: Eleanor Lamb in versione Big Sister dal videogioco Bioshock 2. Anche quelli di Assassin’s Creed Brotherhood che dovrei portare a marzo, però, saranno un bella sfida…
Di solito come avviene la scelta di un cosplay da realizzare?
La prima idea nasce dall’affinità col personaggio, per me è molto importante, e per affinità mi riferisco anche alla somiglianza fisica. Poi valuto la complessità del costume da realizzare. Non mi pongo mai obiettivi fuori dalla mia portata…… quasi mai.
Quando tempo ci vuole per creare un costume?
Il tempo di realizzazione è molto variabile: per la creazione del solo abito impego relativamente poco, solitamente qualche giorno, ma poi le modifiche, i dettagli, le acconciature e gli accessori richiedono un’accuratezza maggiore. Diciamo che, se riesco a lavorare molte ore al giorno, tutti i giorni, impiego dalle 2 alle 4 settimane, ma può essere anche meno, alcuni li ho realizzati in 5 giorni. Faccio un po’ fatica a stimare una tempistica visto che sono la sarta del mio gruppo cosplay e ogni volta ho da realizzare come minimo 3 abiti.
C’è qualcuno che ti aiuta nella preparazione dei costumi? Gli accessori te li crei da sola o li compri da qualche parte?
Per quanto riguarda la sartoria, faccio da sola. Se si tratta di un vestito che realizzo per qualcun altro (cosa che mi capita di fare molto spesso) alle volte chiedo l’aiuto della persona interessata, più che altro per il cartamodello e l’imbastitura, ma essendo completamente autodidatta non mi sento nemmeno in grado di dare istruzioni precise agli assistenti. In sostanza, alla fine faccio tutto io! Per gli accessori, ovviamente, non esiste sempre lo stesso fornitore: i gioielli li creo da me, anche le calzature, ma se si tratta di accessori di uso comune (occhiali, pistole, cappelli, guanti, ecc.) li acquisto preferibilmente nel mio negozio di giocattoli di fiducia (si trova di tutto, basta cercare!). Per le armi più complicate chiedo aiuto alla mia compagna di cosplay o a un mio amico esperto che realizza armi bellissime a pagamento, ma a lui mi sono affidata solo una volta.
Hai partecipato a dei contest durante le fiere, ecc… , hai mai vinto qualche premio?
Sì, ho partecipato a molti contest. Ne ho vinti solo due, ma per me è comunque un grande obiettivo! A Lucca ho vinto una menzione speciale in un mega gruppo di D.Gray Man, mentre al Rimini Comics ho vinto come miglior gruppo assieme ad altri cosplayer di Axis Powers Hetalia. La mia opinione personale riguardo ai contest però è che non siano sempre gestiti in maniera corretta e leale, e non lo dico solo perché ho vinto poco. La vittoria ai contest è la parte meno divertente di quest’attività ne sono pienamente convinta e chi non la pensa così credo che non abbia compreso a fondo lo spirito del cosplay. In ogni caso continuerò a gareggiare per il divertimento di stare sul palco e intrattenere le persone!
Che vuol dire per te essere cosplayer?
Mettere alla prova le proprie capacità. Ho imparato moltissimo in questi anni e quasi tutto da sola. Quando ti rendi conto di essere riuscita a realizzare un bellissimo abito tutto da sola ti senti al settimo cielo, soddisfatta di te e ottimista (anche se prima di ogni fiera passo come minimo un paio di sere a piangere su un vestito incompleto). Grazie al cosplay ho imparato a progettare un modello, a cucire, ad acconciare parrucche, a costruire oggetti, a recitare (più o meno), a fare fotografie (ci provo) e a modificarle per una resa migliore. Ovviamente non trascuro le amicizie che nascono durante le fiere e le gare, il divertimento di poter essere qualcun altro, la felicità di poter indossare un bellissimo vestito (sono pur sempre una ragazza).
Hai un sito web?
Ho un account su DeviantArt che condivido con la ragazza che mi scatta le foto e che mi accompagna in quasi tutti i cosplay, anche se lo utilizzo soprattutto per la pubblicazione dei miei disegni. In ogni caso, siete i benvenuti! www.Yuri-to-Momoka.deviantart.com
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Campare. E’ troppo difficile fare progetti al momento, ma spero che il cosplay rimanga sempre una parte importante della mia vita, sia che riesca a proseguirlo in prima persona, sia limitato a un mestiere. E poi, magari, laurearmi! E trovare lavoro!
I sogni nel cassetto?
Poter continuare a realizzare abiti e migliorare sempre di più! Venderli, possibilmente, ma non a prezzi esagerati, solo per il piacere di farli! E poi poter finalmente riuscire a stampare una doujinshi! Ho sogni molto modesti…
Spero che quest’intervista ti sia piaciuta, grazie di tutto, sei stata veramente gentile!
Grazie a voooooi! Spero davvero di ispirare qualcuno a cimentarsi in questa entusiasmante avventura!!
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