Incompiuto

L’avevo scritto subito dopo l’ultima crisi di Gaza, poi non ho avuto tempo di finirlo e non credo lo farò più… però volevo metterlo nel blog…

“Hanno superato ogni limite!”

Le tende vennero scosse da un alito di vento inesistente. Il silenzio fu di nuovo padrone della sala del trono. Dalle alte e ampie finestre proveniva una luce limpida che inondava il luogo senza che le tende riuscissero a smorzarla.

“Me ne rendo conto mylord ma noi non dobbiamo fare nulla. Non è nostro compito.”

La voce del Dio della Morte era calma e fredda, come sempre, impersonale. Si trovava davanti ad Impero che sedeva sul trono della Fenice. Sentiva distintamente la rabbia del suo protetto ma sapeva, altrettanto bene che loro non potevano intervenire in questa faccenda.

“E allora a cosa serviremmo? La nostra forza militare potrebbe risolvere la situazione in qualche giorno, portare la pace e ristabilire i correnti confini.” esclamò ancora più accalorato il ragazzo.

“Sono affari degli umani, devo forse rammentare a vostra signoria che noi ci occupiamo solo di questioni prettamente sovrannaturali? Le questioni degli stati umani non sono di nostro interesse. Abbiamo l’obbligo e il dovere di rispettare la legge che…” ma il Dio egizio non riuscì a finire la frase venne interrotto dall’erede dell’Imperatore Bianco.

“Sono stufo di rispettare i cazzo di doveri e di obblighi! C’è gente innocente che sta morendo e per quanto mi riguarda questo è abbastanza sovrannaturale da intervenire!”

“Le devo ricordare di moderare il suo linguaggio non siamo in una bettola che frequenta Mad Dog, ma a Castel Oricalco. Abbiamo un compito di primaria importanza difendere le Realtà, tutte, dal Male. L’ha combattuto. Lo conosce. E’ molto più importante combattere il vero Male che qualche scaramuccia tra gli umani. Inoltre ci è vietato interferire con gli avvenimenti in corso in qualunque Dimensione anche nella sua, per quanto spiacevoli possano essere.” replicò Anubis esibendosi in una disquisizione degna del più erudito accademico dell’Università Imperiale.

“Non è giusto…” ormai Impero non sapeva a cosa appigliarsi, sapeva bene che il suo braccio destro aveva ragione ma una parte di lui voleva intervenire lo stesso. Sentì puzza di zolfo e capì che stava per arrivare il demone ribelle. Mad Dog infatti entrò direttamente da una delle finestre per atterrare proprio accanto ad Anubis. I pregiati tappeti persiani vennero graffiati dalle unghie acuminate delle zampe del demone.

“Ho sentito che bastone in culo mi ha nominato! Per inciso nelle bettola che frequento io sono molto più scurrili caro il mio lupacchiotto.” disse Mad Dog cercando di accarezzare la testa di sciacallo del Dio che scomparve prontamente trasformandosi in sabbia per poi materializzarsi accanto ad Impero.

“Per me ha ragione il ragazzo.” – continuò il demone imperterrito. “Gli Imperiali hanno bisogno di moto, è da tanto che non affrontiamo qualche cattivo da fumetto, ci vorranno solo pochi giorni per la campagna militare, inoltre servirà da esercitazione… una nutriente esercitazione…” concluse passandosi la lingua tra i denti affilati.

“Fos-Elion e gli altri Concilieri non approveranno mai una…” anche questa volta Anubis non riuscì a finire la proprio frase, come suo solito, dal nulla era comparso Fos-Elion. La lunga tunica marrone lo copriva quasi completamente lasciando intravedere soltanto il viso verde glabro.

“Ho appena interpellato gli altri Concilieri sono d’accordo nell’intraprendere l’azione militare. L’unico obbligo è di non usare magia ma solo di usare le armi a normalmente a disposizione.” Se possibile la sua voce era più fredda perfino di quella del Dio della Morte, il quale se fosse stato un umano avrebbe protestato per questa ingerenza nei suoi confronti. Infatti era Anubis che doveva interpellare gli altri Concilieri, ma prese atto del fatto che ormai Fos-Elion aveva agito al suo posto. Ora l’unica cosa veramente importante era organizzare la campagna militare ma era sicuro che il suo pupillo avesse già in mente cosa fare.

“Ho appena ordinato telepaticamente a Tom Goron di preparare l’esercito, ho intenzione di schierare almeno cinque corpi d’armata da ottantamila uomini ciascuno, inoltre dispiegherò tutta la nostra potenza della Marina Imperiale e della Flotta Spaziale Imperiale. ‘Lu avverti i governi di Turchia, Siria, Egitto, Iran, Libano e Giordania, mi aspetto piena collaborazione, io ora parlerò con i vertici della Nato e con Barack. Dovranno accettare le nostre posizioni. Non hanno altra scelta…” concluse

Impero con un sorrisetto sornione sulle labbra.

L’ammiraglia della flotta, una superportaaerei, la Flawess Victory, solcava rapidamente il mare, scortata dalle altre unità, cacciatorpediniere, fregate, corvette e sottomarini, della sua squadra. Vedere tutte quelle navi, con le loro paratie brunite in acciaio, navigare all’alba di una mattina senza nuvole, era uno spettacolo senza eguali. Erano cinque le squadre navali che si stavano avvicinando a tutta velocità verso la Striscia di Gaza per forzare il blocco israeliano. Altri contingenti terrestri, guidati da Tom Goron, il comandante in capo degli Imperiali, avrebbero attaccato il paese dagli stati confinanti. Corallin l’ammiraglio a capo della Flotta Spaziale Imperale coordinava gli attacchi aerei da una base sul confine tra Turchia e Siria. Gli appelli di Impero al governo di Tel Aviv di lasciare la Striscia di Gaza in pace, erano ovviamente caduti a vuoto, come ovviamente i tutti i governi degli stati medio-orientali avevano accettato o di fornire supporto all’azione militare o di restare neutrali. Persino gli Stati Uniti avevano dovuto arrendersi all’impossibilità di intervenire, non avendo né le forze né la volontà di contrastare il dispiegamento messo in piedi da Impero. Così era stato lo stesso per la Nato e per l’ONU, l’unica cosa che il Segretario Ban Ki Moon aveva potuto auspicare era che non venisse sparso sangue o almeno non troppo. Al resto del mondo non apparve proprio così, gli Stati Uniti e alcuni altri paesi protestarono veementemente, all’Assemblea Generale indetta in maniera straordinaria, contro ogni possibile attacca alla sicurezza di Israele. Erano solo patetici tentativi di non far capire all’opinione pubblica che non avevano il minimo potere per fermare quanto stava succedendo. Il che mando in paranoia il governo israeliano. Si sentivano accerchiati. Tutte le loro paure erano sembravano avessero preso forma, consistenza. Non sapevo nulla di quello che avrebbero dovuto fronteggiare, ma bastava il fatto che la più grande potenza mondiale, gli USA, storici alleati del loro paese, avessero deciso di non interferire, bastava questo fatto per farli impazzire. La morsa su Israele si stava chiudendo. Impero aveva saputo da un tenente della Marina che qualche minuto prima alcune squadriglie di aviogetti della Flotta Spaziale Imperiale avevano annichilito quasi ogni possibilità che Israele potesse usare le armi nucleari. Infatti l’Intelligence Imperiale aveva individuato i siti in cui erano stoccate la quasi totalità degli ordigni atomici in possesso allo stato ebraico. Gli aerei, una versione assai più migliorata dei B2 Spirit americani, avevano sganciato sugli obbiettivi delle speciali bombe ad impulso elettronico che avevano fritto letteralmente ogni componente delle bombe rendendole inutilizzabili.

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