Ancient Dangers

“Oggi ho incontrato l’uomo della mia vita! Si chiama Alan fa l’avvocato in uno degli studi più importanti! E’ bello, divertente ma soprattutto è pieno di soldi! Rhona, ti richiamo più tardi quando sarò tornata a casa, non voglio parlare al cellulare mentre guido.”
Spense il cellulare, un Nokia di ultima generazione e lo mise dentro la borsetta nera. Prese le chiavi della macchina, una Ford Mustang S-197 argentata, e disinserì l’allarme. Sentì un rumore di passi strisciati dietro di lei. Si girò di colpo, impaurita. La luce dei lampioni era fioca e irregolare e non consentiva una perfetta visuale della strada deserta. Vide qualcosa che stava avanzando, arrancando, verso di lei. Chi le stava davanti emetteva un sordo sibilo, come un respiro rauco e convulso. Colta dal timore di un possibile pericolo, prese lo spray all’aglio che teneva sempre dentro la sua borsa di Armani. Non riuscì a distinguere con precisione le fattezze dell’uomo che aveva davanti fino a che muovendosi a scatti, l’uomo non arrivò precisamente sotto la luce di una lampione. Per quanto l’illuminazione fosse fioca poté vedere che la pelle della creatura era completamente nera, arrostita, bruciata come la carne lasciata troppo tempo sul fuoco. Vide anche i denti perfettamente bianchi e i canini orribilmente sporgenti dalle labbra screpolate e secche. Il cuore iniziò a martellarle il petto. Gli occhi rossi, assetati di vita, del mostro che aveva davanti incontrarono i suoi, celesti, ottenebrati da una paura atavica che non le faceva muovere un sol muscolo. Con un balzo sorprendente la creatura le fu addosso in un attimo, sorprendendola con la sua agilità. Cercò invano di spruzzargli l’aglio sugli occhi ma il mostro era stato più veloce e affondò i canini, aguzzi, nella sua giugulare quasi staccandole di netto la testa con la forza del morso. Il mostro le succhiò con grande voracità quasi tutto il sangue in pochi secondi per poi lasciarla agonizzare. Scappò via nelle tenebre da cui era venuto come risucchiato da un gorgo oscuro. I suoi fini capelli biondi erano imbrattati del suo sangue. Alcune lacrime bagnarono le guance perfette della ragazza mentre appoggiata alla sua auto nuova esalava il suo ultimo respiro da viva.

Aveva quasi ripulito tutti i piani del palazzo, era da tanto, troppo tempo che non si prendeva uno sfizio come questo. Ammazzare delle nullità come erano quei vampiri che lavoravano per Nubi, era veramente una bella soddisfazione. Ammazzare poi il vampiro che aveva tradito il basileus, come diceva quella pubblicità, non aveva prezzo. Era arrivato a due piani sotto l’attico e qui si poteva vedere quale sfacelo avesse provocato l’esplosione. Il pavimento del piano era invaso da pezzi di calcinacci e di intonaco, i fili elettrici pendevano dal soffitto mentre ogni corridoio era invaso dall’acqua alta un centimetro circa. Aveva studiato attentamente la pianta di ogni piano del palazzo, ma ora probabilmente si era perso, cosa impossibile, pensò. Lui era Matt Stakes non poteva fare un errore così banale. Si trovava alla fine di un corridoio davanti ad una porta blindata, che era stata divelta dall’interno. Questa parte nella cartina non era segnata, non c’era alcuna porta. Notò che questo portone blindato, se fosse stata chiuso, si sarebbe mimetizzato perfettamente con il muro del corridoio. Quindi non si era sbagliato, semplicemente questa era una zona del palazzo che Nubi non voleva si sapesse l’esistenza. Sentì un gemito quindi entrò dentro una stanza piccola e quadrata che poi immetteva in un’altra stanza, completamente al buio. Un uomo giaceva, con un orrendo squarcio sul collo, riverso sul pavimento. Stava morendo, lo poteva vedere bene. L’uomo lo guardò dapprima sorpreso poi nei suoi occhi trasparirono terrore e paura. D’altronde pensò il vampiro, aveva davanti Matt Stakes.
“E’ scappato…” disse l’uomo sputando sangue dalla bocca.
“Chi Nubi?” gli rispose il vampiro preoccupato.
“No, l’essere innominabile. Colui che è antico. Colui che avevamo rinchiuso dentro l’altra stanza… Dorm…” disse l’uomo prima di spirare.
Il vampiro era incuriosito dalle parole dell’uomo appena morto e, anche se non l’avrebbe mai ammesso, nel profondo della sua anima dannata, era impaurito. Decise che per fugare ogni dubbio avrebbe dovuto saperne di più. Quindi mise una mano sulla tempia sinistra del cadavere e così facendo, attraverso un mistico rituale appreso in Cina, seppe tutto quello che sapeva il morto. Il sangue nelle vene di Stakes si gelò, se questo era possibile, un violento tremito percorse tutto il suo corpo. Ci volle tutta la sua concentrazione e tutto il suo autocontrollo per non impazzire. Per la prima volta da tanto tempo aveva paura, anzi terrore per quello che era successo, per quello che aveva fatto. Aveva liberato qualcosa di terribile, qualcosa di inarrestabile. Aveva fatto veramente una grande cazzata. Avrebbe dovuto informarsi meglio sull’edificio, avrebbe dovuto pianificare tutto meglio, invece la brama di potere e la vendetta avevano preso il sopravvento sul suo essere razionale. Ed ora era nella merda, non solo lui ma tutti vampiri. Ciò che aveva contribuito a liberare era di una spaventevole potenza, che solo pensarlo, lo fece vacillare. Doveva fare qualcosa, tenere allenata la mente, così non sarebbe impazzito. La situazione era drammaticamente cambiata. Doveva riferire ai propri uomini di avvertire ogni vampiro in città, ora non era importante chi avrebbe sostituito Nubi ma l’importante era che i vampiri stessero tutti insieme, infatti il mostro era ancora debole, probabilmente, non era ancora in grado di affrontare molti vampiri. Se solo avesse trovato un vampiro da solo, sarebbe stata la fine. Avrebbe acquisito nuovamente i suoi antichi poteri, anche con la metà dei suoi poteri sarebbe stato quasi inarrestabile. Un altro vampiro se ne sarebbe fregato, avrebbe mandato questo essere antico come il diluvio contro la cacciatrice ma Stakes capì, con orrore, che l’unica possibilità per sconfiggerlo era quello di allearsi con Sarah. Almeno per il momento avrebbero dovuto appianare i proprio contrasti. Doveva mettersi in contatto con i ghouls, sapeva infatti che la ragazza si trovava preso quelle abbiette creature. Sapeva anche come mettersi in contatto con loro, avrebbe usato quella poca telepatia che possedeva per entrare nella mente di Pickett, il sovrano di quegli esseri vili e spregevoli. Prima però doveva svolgere un compito gradevole, sentì infatti che l’uomo defunto qualche minuto prima si era rialzato in piedi. Voleva il suo sangue e la sua carne, infatti la progenie dell’antico essere, per cibarsi, doveva mangiare anche il corpo delle sue vittime. Nemmeno si voltò, il suo spadone a due mani volteggiò in aria con una grazia sovraumana. Il corpo del cadavere rianimato venne diviso in quadrati perfetti, come fosse una scacchiera. I pezzi di carne sanguinolenti caddero sul pavimento invaso dall’acqua. Non era stato molto divertente come invece aveva ipotizzato, pensò Stakes. Il vampiro quindi prese il suo cellulare Motorola, completamente nero, e digito velocemente un numero.
“Abbiamo un problema. Non farti domande, esegui, ti detterò, ora, un editto per tutti i vampiri della città. L’isola di Manhattan è in quarantena, nessun vampiro deve uscire o entrare, tutte le vie devono essere chiuse. Devi avvertire Monok, il leader dei licantropi, digli di controllare ogni via d’accesso e di uscita all’isola. Se un vampiro prova a entrare o a uscire, lo devono uccidere. Hanno la mia autorizzazione. Nessun vampiro deve uscire a caccia da solo, bisogna stare tutti insieme. Fallo immediatamente, non discutere. L’antico si è svegliato, dobbiamo prevenire la sua completa rinascita.” Aveva parlato così rapidamente che il suo sottoposto non era riuscito a parlare, anche perché sapeva che interrompere un discorso di Matt Stakes, poteva portare alla morte. Ora doveva fare qualcosa che veramente aborriva, congiungere la sua mente con un essere inferiore come un ghoul, ma spesso, come si dice, a mali estremi ci vogliono estremi rimedi.

Era il terzo lacchè di una nobile stirpe vampirica che pestava a sangue e ancora non aveva sentito quel che voleva sapere. Chi aveva tradito Nubi? Perché per compiere un attacco del genere, Stakes aveva avuto sicuramente bisogno di una talpa nell’organizzazione del basileus. Aveva scoperto molto poco solo che le grandi famiglie erano all’oscuro dei piani del vampiro inglese. Non era vero, non ci voleva un genio per capirlo, il nuovo signore della città aveva probabilmente corrotto molti vampiri potenti per lasciare isolato Nubi. I non morti come lui si vendevano per molto poco. Qualche privilegio in più ed era fatta. Doveva cercare alleati, qualcuno che l’aiutasse nella sua battaglia contro chi aveva, probabilmente, ucciso il suo amico. Finora aveva tenuto un basso profilo, evitando di incrociare altri vampiri, non voleva dare nell’occhio. Non voleva che si sapesse della sua venuta. Lui e Stakes non erano mai andati molto d’accordo, anzi, non erano mai andati d’accordo. La sua mente andò a molti anni prima, quasi un decennio, quando lui e Norman erano la coppia di mercenari più cercati di tutta New York. La katana e gli artigli, era questo il loro soprannome. Così avevano conosciuto il vampiro inglese patito per le armi bianche. All’inizio erano stati solo piccoli incarichi, poi incarichi sempre più importanti. Stakes disprezzava Connor e non lo nascondeva affatto, mentre invece aveva un feeling molto forte con Norman. Lo adorava, letteralmente. Connor non aveva mai capito come un vampiro così potente potesse essere interessato, ammaliato, in qualche modo, da un vampiro rozzo come era il suo amico. Stakes aveva sempre tentato invano di dividerli, di separarli, di metterli l’un l’altro. Connor, irritato da questo comportamento, aveva osato colpire con un pugno il suo datore di lavoro. Da quel momento la situazione era degenerata, fino al confronto finale nell’attico. Ripensò ancora che sarebbero morti se Lu non fosse intervenuto in loro soccorso. Stakes aveva continuato a tormentarli, anche quando si erano trasferiti a Dublino. Aveva ucciso Adriana, la compagna umana di Nubi. L’aveva vampirizzata e poi l’aveva uccisa davanti agli occhi del suo amico. Quella volta non aveva potuto fare nulla, ma ora, aveva la possibilità di vendicarsi di tutto quello che aveva fatto il vampiro inglese. Scoprì quasi per caso che Stakes aveva inviato una squadra di vampiri e un essere elementare contro una ragazza, una dampyr cacciatrice di vampiri. Dalle voci che circolavano in città, questa Sarah si trovava, in quel momento, presso Pickett, il sovrano dei ghouls. Connor O’Donnel decise quindi di fare una visita al suo vecchio amico Pickett. Si chiese se le guardie l’avrebbero riconosciuto dopo tutti questi anni. Si disse che sicuramente avrebbero riconosciuto Connor O’Donnel, l’unico vampiro amico dei ghouls.

Ora si trovava in una stanza blindata degli ultimi piani del palazzo. Immerso nell’oscurità, si era messo al centro di un pentacolo di sangue, suo. Questo per accrescere la portata della sua telepatia. Fuori, nel corridoio, c’erano venti vampiri armati assai pesantemente, per evitare che qualcuno o qualcosa, potesse disturbare il loro padrone. Prima si era concesso un attimo di sollievo, Monok aveva accettato di sorvegliare i confini dell’isola. Questo aveva reso, in qualche modo, più dolce il sangue del giovane che aveva dissanguato. Doveva iniziare in fretta il rito, prima che l’essere elementare arrivasse a Sarah. Era tragicomico che dovesse salvare la sua nemica dallo stesso mostro che le aveva mandato contro. I fumi degli incensi fecero aumentare la sua percezione del mondo circostante, espanse la sua mente fino a arrivare ai cunicoli dei ghouls. Seguì il labirinto sotterraneo, costellato dalle case costruite da un defunto clan di vampiri, fino ad arrivare in una piccola piazza. Assiso su un malmesso trono di pietra si trovava un ghouls assai grande. Quello doveva essere Pickett. Vide anche Sarah, la sterminatrice di vampiri, quella che doveva uccidere lui, Matt Stakes. Come sembrava piccola e indifesa, avrebbe potuto entrare nella sua mente e ucciderla. Sarebbe sembrato naturale. La tentazione era forte, ma grazie al suo autocontrollo riuscì ad allontanarsi dalla ragazza e a entrare, con violenza, nella mente del ghoul. I convenevoli non erano adatti alla situazione. Stakes iniziò a parlare.
“Sono Matt Stakes, saprai sicuramente, sovrano dei ghouls, chi sono. Sono entrato in contatto telepatico con te per un motivo preciso e sappi che unire le nostre menti mi disgusta in una maniera indicibile. E non provare a cercare di rispondermi, la tua mente non è così evoluta per farlo, quindi ascolta attentamente. Abbiamo un problema, serio. L’esplosione dell’attico del basileus ha liberato un essere abominevole, più di voi ghouls. Un essere che doveva rimanere rinchiuso per l’eternità. E’ colpa mia, mi assumo le mie responsabilità. Ora però dobbiamo collaborare per sconfiggere questo essere. Tutti insieme. Anche la cacciatrice, anzi quell’orrore di ragazza è assolutamente necessaria per fermare l’antico. Ti darò tutte le informazioni che ho. Eccole. Potresti non reggere una tale mole di notizie ma è l’unico modo. Capisci ora la situazione? Abbiamo anche un altro problema, ho evocato un essere elementare per uccidere Sarah. Ora, quell’essere sta venendo da voi. Io sono l’unico che può fermarlo. Quindi devo venire lì sotto, per salvarvi. Devi dire alle tue guardie di farmi passare. Altrimenti le ucciderò io stesso, non che mi importa molto di spargere del sangue di ghouls. E’ una gentilezza che ti faccio. Riferisci alla cacciatrice quello che ti ho fatto sapere. Sarò presto da voi. Stavo dimenticando, c’è anche un altro modo per sconfiggere quell’essere, è difficile, ma potreste provare comunque…”
Era molto stanco e spossato, non aveva mai usato la telepatia per così tanto tempo. Aveva bisogno di altro sangue prima di andare a salvare la cacciatrice e i ghouls dal mostro che aveva evocato.

vampiroabbruciatocopy

Vampiro Antico disegnato da Zerov

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