Le parti precedenti le potete trovare cliccando su “Blogracconto” qui sopra.
“Per il diluvio universale, cosa cazzo è successo?” gridò Victor quando sentì il palazzo tremare violentemente a causa di un’esplosione di cui aveva sentito solo l’agghiacciante boato. Subito dopo si mise in funzione, assordante, il sistema di allarme. Si accesero le luci di emergenza che indicarono ai numerosi dipendenti le vie di uscita più veloci. Una tempesta di gocce d’acqua iniziò ad inzuppare i folti e lunghi capelli biondo cenere del vampiro.
“Dannazione, anche questa!” grugnì esasperato il non morto alzando lo sguardo verso i bocchettoni del sistema antincendio. Probabilmente l’esplosione aveva mandato in tilt ogni apparecchiatura del palazzo e, quindi, anche il sistema antincendio, pensò Victor. Non si capacitava di aver potuto permettere che succedesse un tale disastro. Lui avrebbe dovuto evitarlo. Era l’addetto alla sicurezza del basileus Nubi, doveva pensare all’incolumità del suo padrone, che probabilmente, era morto. Aveva infatti intuito che l’esplosione era avvenuta all’ultimo piano o comunque negli ultimi piani del palazzo. Se la deflagrazione era avvenuta qualche piano sotto all’attico c’era ancora qualche possibilità che il basileus fosse vivo, forse intrappolato dall’incendio che sicuramente si era sviluppato dopo l’esplosione. Prima però di fare congetture, doveva andare a vedere con i propri occhi qual era la situazione e cercare di scoprire l’origine del disastro. La speranza che Lu, come lo chiamava confidenzialmente lui, fosse vivo, era minuscola, ma come diceva un proverbio degli umani, la speranza era anche l’ultima a morire. Raggruppò una decina di vampiri che stavano evacuando verso il piano terra dell’Oberon Building e li divise in quattro gruppi. Il primo gruppo sarebbe sceso fino al pieno terra per controllare la situazione con la polizia e i pompieri e far salire solo le “loro” squadre di vigili del fuoco, cioè dei pompieri legati alla loro organizzazione da vincoli di sangue e che quindi dovevano obbedire ciecamente ai loro ordini. Se qualche umano non indottrinato avesse scoperto, accidentalmente, la loro vera natura, sarebbe stato un affare veramente molto brutto. Il secondo gruppo si sarebbe occupato di controllare i server e il computer centrale, di mettere al sicuro tutti i dati e di evitare intrusioni di estranei. Il terzo gruppo si sarebbe appostato al quindicesimo piano e non avrebbe fatto salire nessuno che non fosse dell’organizzazione. Infine il quarto gruppo guidato dallo stesso Victor sarebbe andato verso i piani più alti. C’era voluto quasi un quarto d’ora per coordinare tutti i gruppi, si trovavano ora su un corridoio del sesto piano che era stato evacuato da pochi secondi. Stavano per separarsi quando, all’improvviso, tutte le luci si spensero. Per fortuna, pensò Victor, grazie alle loro abilità vampiriche innate, potevano vedere al buio come alla luce. Operare nell’oscurità non era un problema per loro. Quindi riuscì a vedere benissimo chi si trovava ora davanti ai suoi occhi neri come la pece. Un vampiro era come comparso dal nulla, vestito con un completo rosso carminio. Impugnava saldamente alla mano destra, uno spadone a due mani, di foggia assai antica, che teneva rivolto con la lama verso il pavimento, quasi come fosse un vecchio con il suo bastone.
“Stakes” sibilò Victor quasi sputando le parole.
“Ti ricordi di me. Sono lusingato. La vostra fine sarà breve e indolore.” disse il vampiro guardando il fisico possente, da orso, e la folta ma curata barba di Victor. Gli altri vampiri risposero a Stakes sfoderando le loro pistole mentre l’addetto alla sicurezza del basileus fece crescere i suoi lunghi e affilati artigli. Tutto ciò che successe dopo accadde in pochi secondi. Lo spadone si mosse come se avesse avuto vita propria saettando nel corridoio e decapitando con estrema facilità ogni vampiro, tranne Victor. La carne di quei non morti, che era nota per la sua robustezza in confronto alla flaccida carne degli umani, era diventata come burro fuso al contatto con l’arma di Stakes.
“Dalla tua faccia sbigottita ti starai chiedendo – come ha fatto? – Devi sapere che in questi miei anni di forzato esilio ho notevolmente migliorato le mie capacità telecinetiche. Inoltre ho appreso qualche trucchetto magico, in previsione di incontri come questo.” disse quasi ridendo il non morto che continuò dicendo:”Cosa aspetti? Un invito forse? Non userò la spada se è questo che ti preoccupa.”
Lo spadone a due mani cadde pesantemente sulla moquette ormai fradicia e imbrattata dalla polvere che rimaneva dei corpi di vampiri che erano stati appena decapitati. Con un urlo gutturale da far tremare le pareti, Victor si lanciò all’attacco contro il suo temibile avversario. Stakes chiuse gli occhi e quando sentì la presenza degli artigli dell’altro vampiro a qualche millimetro dal suo corpo, riaprì di botto le palpebre. Una forza invisibile lanciò Victor dall’altra parte del corridoio facendo andare a sbattere contro la porta di un ascensore che si deformò all’impatto. Il vampiro cercò di rialzarsi, ma la stessa forza misteriosa lo sospinse in alto bloccandolo sul soffitto. Stakes si avvicinò con passi lenti e studiati, impartendo il maggior dolore possibile alla nullità che stava combattendo. Attraverso la sua telecinesi stava facendo stritolare il corpo di Victor sapendo che questa pratica non l’avrebbe comunque ucciso ma lo avrebbe ferito gravemente. Arrivò quasi sotto al vampiro proprio quando si sentì lo scrocchio di un osso della gambe sinistra che si frantumava. Stakes lasciò andare la presa della telecinesi e il vampiro cadde sonoramente sul pavimento.
“Sono stanco di giocare con te. Lo dico a malincuore, non mi hai fatto divertire più di tanto. Sparisci, non ti voglio più rivedere, nel nuovo ordine di cose che imporrò in questa città, per quelli come te, non c’è alcun posto!” disse Stakes voltando le spalle al suo avversario. Victor cercò di alzarsi, ma cadde pesantemente in ginocchio, a causa del gamba fratturata che stava, seppur lentamente, guarendo.
“Ah, quando dicevo che non avrei usato la spada, beh mentivo!” urlò Stakes senza voltarsi, ridendo sguaiatamente.
Victor poté solo sgranare gli occhi prima che la spada a due mani gli trapassasse il collo, mettendo fine alla sua esistenza di non morto.
“Ed ora manderò qualcuno ad occuparsi di quella Sarah… quell’abominio deve essere distrutto… potrebbe minare la mia salita al potere, vero Victor?” disse Stakes girandosi verso quello che rimaneva dell’addetto alla sicurezza di Nubi. “Ah, è vero, ti ho ucciso.” disse contrariato il vampiro che raccolse la sua arma sussurrando:”Potrebbe essere molto piacevole scontrarsi con quella cacciatrice, se solo ne avessi il tempo…”. Stakes scosse il capo dolente e si avviò verso i piani superiori per ripulirli dagli altri vampiri che erano al servizio del defunto basileus. Aveva voluto sbrigare personalmente questa faccenda, così da consolidare il suo prestigio e la sua potenza in città, ma anche per un suo gusto sadico di porre fine a non-vite così inutili.
La lunga coda dei suoi capelli di un rosso quasi carminio veniva smossa dal forte vento che spirava quella notte. Sentiva le sirene accorrere sul luogo del disastro. Poteva vedere dalla sua postazione, un edificio poco lontano dall’Oberon Building, lo sfacelo che aveva causato l’esplosione, le fiamme che avevano invaso l’attico. Erano passati alcuni minuti dalla deflagrazione e dei ricordi di un passato lontano tornarono ad affollare la sua memoria, facendolo andare indietro nel tempo di più di una decade. Si ricordò di quando lui e Norman avevano affrontato Matt Stakes. Proprio in quell’attico. Quella volta il facoltoso vampiro inglese aveva fatto esplodere il suo prezioso studio all’ultimo piano pur di vincere. Quella volta se non fosse stato per il provvidenziale arrivo di Nubi, sarebbero morti. Il basileus era riuscito a contattarlo, in Canada, alcuni giorni prima, lo aveva pregato di raggiungerlo, non sapeva per cosa, non aveva voluto rivelarlo. Anche se non poteva sopportare quel vampiro così vanaglorioso e spocchioso, aveva constato che era uno dei pochi amici, forse l’ultimo, che ancora aveva. Ed ora Nubi era probabilmente morto, ucciso da un suo vecchio nemico. Aveva visto passare qualche secondo prima un elicottero, sulla cui fiancata, c’era scritto a caratteri cubitali e militareschi “M.S.A.I.”, acronimo di “Matt Stakes Army Industries”. Aveva subito capito cosa era successo e si sarebbe vendicato. Lui era Connor O’Donnel, il più famoso vampiro dell’Irlanda ma soprattutto il non morto che in tutto il Nord America, era il più abile nel maneggiare una katana. Il vento era aumentato di intensità e muoveva convulsamente il suo cappotto di pelle nera. Saltò giù dal tetto dell’edifico con un balzo felino e atterrò perfettamente in strada senza fare il minimo rumore. Era tempo di vendicarsi, la lama della sua katana si sarebbe bagnata del sangue di Stakes, se non quella notte, nella prossima. Non si uccidevano gli amici di Connor O’Donnel senza pagare il fio della vita, ma soprattutto non perdonava a Stakes di avergli impedito di sfottere personalmente Nubi per lo stupido appellativo, basileus, che si era dato.
Connor O’Donnel disegnato da Zerov


Pingback: Sproloqui e Deliri» Archivi Blog » Breve post di “servizio”