La porta dell’ascensore si aprì silenziosamente. Un uomo entrò, con passi felpati, nell’attico di un maestoso grattacielo della Grande Mela. Ammirò con disgusto tutta l’opulenta ricchezza che quel luogo emanava, dall’immensa libreria traboccante tomi antichi e pregiati, ricoperti di polvere alla pendola interamente rivestita di oro luccicante. Dovunque posasse lo sguardo vedeva solo oggetti pacchiani e di pessimo gusto. Lo vide, era dietro la robusta scrivania di legno nero, di spalle, stava guardando, attraverso le vetrate che circondavano interamente l’attico, la città notturna brulicante di vita. Nella mano destra teneva una coppa di cristallo, probabilmente boemo o veneziano, ricolma di un liquido rosso, assai scuro.
“Passa il tempo, amico mio, ma tu sei sempre dall’altra parte della scrivania, mentre io sto sempre da questa parte.” disse l’uomo girandosi verso la persona che era appena entrata nel suo attico.
Non era cambiato molto, era solamente più pallido di dieci anni prima. I lunghi capelli corvini erano legati in una coda. La faccia era lunga e stretta con degli occhi piccoli e vivaci, di un nero tenebroso, il naso era anch’esso stretto e lungo. I canini erano bianchi, lucidi e sporgevano dalla piccola e sottile bocca del vampiro. Indossava un completo gessato bianco, di qualche stilista italiano, non indossava una camicia, ma bensì una maglia nera. Da quando l’aveva conosciuto, quasi quindici anni prima, Ludovico Nubi aveva sempre indossato quegli orribili completi.
“Qualcosa però è cambiato, Lu, quando entrai qui per la prima volta, dieci anni fa, c’era un altro dietro quella scrivania.”
“Caro Norman, sono cambiate molte cose dalla tua sparizione dopo i fattacci di Dublino…” disse Nubi scrutando scrupolosamente quel suo vecchio amico. Era basso come se lo ricordava, molto più basso di lui, ma assai più muscoloso. Un nanetto ostico. Portava ancora una barba incolta accompagnata da dei capelli altrettanto incolti. Sembrava più un ghiottone che un vampiro anche perché i suoi vestiti erano più stracci che vestiti veri e propri. Anzi, pensò Nubi, sembrava un barbone. Come sempre era sembrato. E oltretutto puzzava di fogna come sempre era puzzato.
“Hai avuto più notizie di Connor?” chiese a bruciapelo Norman cogliendo alla sprovvista l’altro vampiro.
“Lo sento a volte, è stato in Cina, in Africa a cercare chi sai tu, in Romania… in molti posti… ci siamo anche rivisti qualche volta. Tu dove sei stato Norman? Se così ti fai chiamare ora…”
“Dovunque e da nessuna parte.” chiosò alzando le spalle il non morto.
“Sempre elusivo. Non cambi mai. Io invece sono cambiato, credo che lo saprai, ora sono il nuovo basileus di questa città!” disse Nubi invitando l’ospite a sedersi su una delle belle e comode poltrone in pelle nera che si trovavano davanti alla sua scrivania.
“Basile che?” chiese Norman sedendosi davanti a Nubi.
“E’ greco, razza di idiota, vuol dire “re”. Lo preferisco a “principe”. E’ più cool.”
“Io non ho studiato il greco… ma so che tu non avevi questa posizione l’ultima volta che ci siamo visti. Anzi non eri nulla, eri una nullità, senza carattere, eri un vile, manovrato da tutti a loro piacimento. Eri un piagnucolone. Ti devo rivelare che sono rimasto sorpreso quando sono tornato in città e ho scoperto che tu eri il nuovo capo di questo buco di fogna!” disse ridendo il vampiro.
“Ti capisco, nemmeno io avrei puntato un dollaro su di me dieci anni fa, ma le cose cambiano. La morte della mia amata Adriana mi ha profondamente cambiato. Il fatto che mi abbiano tolto per mero capriccio, il mio unico amore terreno e che abbiano distrutto la mia industria di armi, mi ha fatto crescere un grande rancore dentro il mio cuore non morto. Mi hanno manovrato come un burattino nei loro sporchi giochi – disse il vampiro con voce irata e continuò – Mi sono vendicato di tutti. Finché non sono diventato così potente da essere il nuovo capo di questo buco di fogna…” concluse Nubi indicando la città fuori dalle vetrate.
“E l’organizzazione di vampiri di cui fai parte, non ha fatto nulla per fermarti?” chiese perplesso Norman grattandosi la lunga barba.
“Quale organizzazione? Non esiste più, l’ho decapitata in un sol colpo e per mia fortuna non era come un’idra!” gli rispose il vampiro facendo l’occhiolino al suo vecchio e defunto amico.
“Idra? Cosa c’entra?” disse ancora più perplesso Norman.
“Sei proprio un bastardo ignorante. L’idra è un mostro mitologico dell’antica Grecia, aveva molte teste, chi dice nove, chi tredici e aveva una proprietà particolare cioè quella di rigenerare ogni testa che le veniva tagliata. Anzi ne crescevano altre due al posto di quella morta. Dovresti leggere qualche libro, Norman, sai sono molto più utili di quei tuoi artigli di cui vai tanto fiero.” disse Nubi indicando le mani dell’altro vampiro.
“E come hai fatto ad eliminare tutti quei vampiri così potenti?” gli chiese Norman con una punta di agitazione nella voce.
“Purtroppo Norman ora non ti posso rivelare questo mio piccolo segreto, sono il signore di questa città e di molto altro, come ben potrai capire ho dei compiti da assolvere. Se passerai domani ti racconterò tutto quello che vuoi.” disse Nubi che poi si alzò dalla sedia e si avvicinò alla scrivania. Il vampiro continuò a parlare guardando negli occhi Norman. “Ma ho una cosa da restituirti, me la lasciasti dopo quello che avevi combinato a Dublino, la tua pistola preferita, la Beretta laccata in oro.”
Il vampiro aprì un cassetto della sua scrivania e prese una Beretta, interamente ricoperta d’oro e si diresse quindi verso l’amico ancora seduto sulla comoda poltrona.
“Ti ringrazio di avermi custodito questa splendida pistola, era da tempo che la volevo rivedere.” disse Norman la cui voce era sempre più nervosa e agitata.
“Era ciò che volevo sentire.” urlò Nubi con un sorriso diabolico puntando la pistola verso l’antico amico. Partì un colpo e la gamba destra di Norman si staccò di netto dal resto del corpo all’altezza del ginocchio. Un urlo che si sarebbe detto disumano riecheggiò nella stanza. Il vampiro era a terra senza più una gamba, il volto contratto dal dolore e dalla rabbia. Non era più Norman, anche se il fisico era simile ma il volto era assai diverso. Corti capelli neri e dei baffetti sormontati da un naso grande e grasso e da delle folte sopracciglia.
“Ti stai chiedendo come ti ho scoperto? Sono tanti i motivi primo fra tutti Norman non usava pistole, non mi considerava un amico e soprattutto l’ho ammazzato con le mie mani anni fa per tutto quello che mi aveva fatto, per tutte le volte che mi aveva sfruttato, umiliato… ma ora dimmi, chi ti manda? Chi vorrebbe la mia fine? Qual è la tua missione?” chiese Nubi puntando la pistola alla testa dell’altro non morto.
“Molti… ma non ti dirò chi mi ha mandato… quello che ti posso dire è che con le tue chiacchiere hai decretato la tua morte, se mi avessi ucciso subito, sapendo che non potevo essere il tuo vecchio compagno di sventure, forse saresti sopravvissuto! Per quanto riguarda la mia missione la potrai intuire anche da solo!” disse ridendo come un pazzo il vampiro che aveva impersonato Norman che si strappò la maglia che aveva addosso. Legata al torace aveva una sofisticata bomba con due cilindri pieni di due strani liquidi diversi che si stavano miscelando.
“Merda! Un fottuto kamikaze!” urlò Nubi lanciandosi verso la sua scrivania.
“Come in Die Hard!” riuscì a dire il vampiro prima che la bomba deflagrasse distruggendo completamente tutto quel piano del grattacielo. Un altro vampiro, da un altro grattacielo poco lontano, ammirò quella gigantesca esplosione che fece tremare la Grande Mela fin alle sue fondamenta. Il vampiro guardò il calice di cristallo pieno di sangue che si rispecchiava nella vetrata, lo osservò intensamente e poi lo bevve tutto di un sorso. Era tempo di festeggiare, con la caduta di Nubi le cose sarebbero cambiate in città. Tutti dovevano sapere che Matt Stakes era tornato e che era lui il nuovo basileus della città. Penso al primo ordine che avrebbe dato: sarebbe stato sicuramente quello di rimettere a nuovo il suo grattacielo che quel pezzente di Ludovico aveva usurpato. Anzi, probabilmente prima era meglio trovare un nuovo nome, basileus faceva schifo, se ne rendeva conto anche lui. Doveva pensare ad un nuovo nome per rappresentare la sua potenza in città. Decise quindi di adottare la carica di Zar ma non perché gli piacesse quella terra ricca di petrolio e di freddo ma perché gli ricordava un personaggio dei fumetti che adorava leggere. Quel personaggio era un criminale, lo Zar del crimine di New York. Così lui sarebbe stato lo Zar dei vampiri e degli umani di New York. Guardò il suo viso riflesso dalla vetrata del grattacielo e pensò a tutti quegli stupidi cliché sui vampiri, tutta roba per film o per giochi di ruolo da nerd. Guardava ancora il suo viso mentre sentiva le sirene dei mezzi di soccorso che accorrevano verso l’Oberon Building. Guardava ancora il suo viso, sbarbato e curato, mentre vedeva quella che ora era la sua città, notturna, essere sconvolta da una distruzione che portava ventate di cambiamento.
Matt Stakes creato da Zerov


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Imp.bianco:belloooooooooooooooooooooooooooooooooooo
ora devo andare avanti con la storia sono troppo curiosa!!!!
SALUTI
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