Questo post è dedicato a Thirrin, per farmi perdonare, ieri sono stato un pò cattivello con lei. Spero ti piaccia questo racconto 😛

Era arrivato da poco in questa città portuale, ma già l’odiava profondamente. Era rimasto imbottigliato nel traffico, per ore, nella sua soffocante bara di arrivare alla casa che aveva affittato. Essere un vampiro millenario non l’aiutava per nulla, infatti, dopo tutti questi secoli di non vita, non aveva pazienza. Fu estremamente lieto quando gli addetti al trasloco presero la bara e la riposero, con malagrazia, nell’atrio della casa. Avrebbe potuto uccidere facilmente quegli uomini, torcergli il collo come si faceva con i polli o farli diventare dei puntaspilli. Non aveva fatto nulla, non voleva troppo attenzione su di sé. Non ancora almeno. Si voleva godere questa città, succhiare il sangue a tante belle ragazze, creare qualche tipo di progenie, fare il comodo suo per un bel po’ di tempo. Aspetto ad uscire fino a quando l’unico rumore della casa non fosse quello prodotto dalle camminate dei ratti. Il coperchio cadde sul pavimento con un tonfo sordo. Splat. Fu precisamente questo il rumore che sentì quando la sua eccessivamente costosa scarpa di coccodrillo toccò il suolo. Aveva pestato gli escrementi di uno di quei ratti che aveva sentito prima. Grazie alla sua vista vampirica riuscì a vedere anche chi, probabilmente, era stato l’animale che aveva osato lasciare le sue deiezioni accanto alla sua bara in mogano. Se quello era un ratto, pensò, in questa città dovevano nutrirli con la carne di cavallo. Era grande quanto un gatto. Gli fece schifo. Anche a un vampiro come lui, anzi soprattutto a un vampiro aristocratico come lui, queste cose facevano schifo. Si guardò intorno. L’avevano gabbato. Altro che palazzo settecentesco ristrutturato. Quel posto sembrava la capanna dello zio Tom, dopo che ci erano passati gli unni e i mongoli insieme! Sconsolato, decise di fare un giro in città, aveva bisogno di sangue, sangue di ragazza. Si avventurò fuori dalla porta malmessa che cigolò in maniera paurosa quando appena l’aveva toccata. Uscì nel cortile. Respirò a pieni polmoni l’aria della notte. L’aria che portava questo odore, così atipico, così di fogna.
“Cazzo ma proprio oggi che vengo io si doveva rompere la fogna qui davanti?” Pensò il vampiro guardando il furgone della ditta delle fogne. Si incamminò verso nord, non seguiva esattamente un percorso preciso. A momenti non guardava nemmeno davanti a sé. Stava pensando:”Ma perché ho deciso di venire a Palermo? Non potevo andare a Ginevra? O a Avignone?” Si accorse dell’esile ragazza davanti a sé solo all’ultimo momento. Ci intruppò contro. Non l’aveva fatto apposta, era sovrappensiero, anche se altre volte aveva usato questa stessa tecnica per abbordare della giovani donzelle. La ragazza lo squadrò, non doveva avere un bell’aspetto dopo tutti quei giorni di viaggio. Faccia stretta e lunga, capelli castani e occhi tendenti al verde. E fin qui andava bene. Poi però c’era la pelle più tendente al bianco che al rosa, le labbra sottili e rosse, vogliose di sangue, ma soprattutto i suoi vestiti, stropicciati, sporchi di polvere. Le sue scarpe ricoperte di ragnatele e escrementi di topo. La ragazza che aveva davanti era esile, graziosa, con delle belle labbra piene, una carnagione candida e solare, dei lunghi capelli castani così come gli occhi grandi e gentili. Si chiamava Virginia, così lesse nella sua mente. Quello che invece fece la ragazza fu imprevedibile. Prese qualcosa dalla borsetta e con estrema velocità e facilità spruzzò dell’estratto di aglio sugli occhi del vampiro. Che urlo dal dolore, bestemmiando in mille lingue diverse. Ma non era finita qui. La ragazza assestò una poderosa ginocchiata nell’inguine del non morto, che per quanto vuoi essere un vampiro, essere colpiti lì fa sempre male. Tanto male. Il vampiro cadde a terra boccheggiando e ricevette alcuni sonori calci sul costato dalla ragazza che poi si avviò a passo svelto verso casa.

“Ora ti faccio vedere io! Ti faccio vedere come succede ad importunarmi!” urlò Virginia fuori di sé dalla rabbia.

Jasper, così si chiamava il vampiro, si alzò dolorante dopo qualche minuto. Credeva che fosse finita. Ahimè, per lui, non era così. La ragazza uscì fuori di casa brandendo un canne mozze. Non era possibile, pensò il non morto, questo è solo un brutto sogno. Quando la prima scarica lo sfiorò vicino alla testa, capì che era la realtà. Corse come un forsennato, inseguito da Virginia che voleva ancora fargli del male, molto male. Riuscì a trasformarsi in nebbia e a scappare da quella assurda città salendo su una nave cargo. Aveva deciso che non avrebbe mai più rimesso piede a Palermo, ma soprattutto avrebbe dovuto vendicarsi del suo amico Nubi e della sua bella proposta di passare qualche tempo in quella ridente città sicula.

8 pensieri su “

  1. Buahahahahahah!!! Urge un fazzolettooo!! ahahahah!! Fortissimo, Fra! Fortissimo, fortissimo! Eheheh!! Quasi quasi ti perdono… ma sì, ti perdono ^^
    Grazie mille 😉

    p.s. uhm… qualcosa mi dice che mi vedi cpme una tipetta violenta… io? ma se sono un angioletto!ahahah il canne mozze… ahahahah!!

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  2. e bravo l’imperatore 🙂

    io inizio ad avere paura! per diversi motivi, per thirrin, perchè siete tutto dei bravi scrittori, perchè io non ho coraggio… ok stop
    buonanotte imp e ancora bravo bravo 🙂

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